25 Novembre: Educhiamo all'Amore ed al Rispetto
Qualche tempo fa mi è stato chiesto di raccontare i miei pensieri in forma di favola, per un’iniziativa editoriale di Navarra Editore che punta ad educare attraverso il racconto di storie che possano essere un riferimento per le nuove generazioni. Un libro che uscirà tra poche settimane, che vede il racconto in forma di fiaba dei pensieri di chi, come me, ha ruoli anche di impegno sociale.
Essendo mamma, figlia, sorella, e da qualche anno anche nonna di due meravigliosi bambini (una bimba di 5 anni ed un bimbo nato in questa epoca di grandi cambiamenti che è l’era covid) non ho avuto dubbi su quale fosse l’argomento che più di tutti mi nasceva da dentro: l’educazione al rispetto e all’amore come base per un mondo migliore.
Un argomento su cui voglio soffermarmi proprio oggi, 25 novembre, nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Perché, e ne sono fermamente convinta, il contrasto alla violenza parte dall’educazione culturale alla cura, al valore della diversità , ma soprattutto dall’educazione al rispetto e all’amore.
Come tutte le fiabe anche la mia non poteva che iniziare con <C’era una volta>. E ad iniziare sono proprio una mamma e un papà alle prese con l’educazione dei propri figli che provano a costruire un modello che insegni loro a rispettare gli altri, a rispettare sé stessi, a crescere educandoli all’amore.
Il senso della famiglia, l’arte di educare ed accudire, la cura delle cose e delle persone. Ma anche il rispetto dei ruoli e l’interagire nella crescita comune.
Insegnare a occuparsi di tutto, a comprendere molte cose, per diventare adulti consapevoli e liberi. Liberi di manifestare amore e a prendersi cura degli altri anche con gesti semplici. Sostenendo gli altri con piccole azioni ogni giorno, partecipando nei fatti a ciò che agli altri serve.
Insegnare che volere bene significa innanzitutto rispetto di chi amiamo. Che non ci sono solo, con l’amore, gesti grandi ed eclatanti, ma anche vicinanza nelle piccole cose, piccoli aiuti e sostegno dentro e fuori casa. Che insieme al coraggio la vita deve essere fatta di generosità ed impegno, di empatia.
L’educazione di un piccolo uomo deve essere educazione al rispetto degli altri, al valore della diversità, ma anche alla libertà.
La favola racconta di una rivoluzione gentile, la scelta di una donna – e attraverso lei di una famiglia – di educare il figlio, sin dai suoi primi giochi, a realizzare la sua libertà, per vivere nella terra ma sapendo anche sognare le stelle.
Una rivoluzione gentile che lo ha fatto crescere uomo vero, padre e maestro di buoni padri. Per costruire un mondo migliore. A partire dagli uomini. È questa la prima vera sfida. Partire dall’educazione degli uomini. Dall’educazione nelle famiglie.
E allora parta qui, nella giornata del 25 novembre, in un anno in cui la pandemia ha solo reso ancora più grave la ferita della violenza di genere, l’invito a contribuire, anche noi donne, con piccoli ma significativi gesti, educando fin da piccoli gli uomini del futuro all’amore ed al rispetto.
Contribuire con piccoli gesti, come quelli di una mamma per trasmettere al figlio che amando non si provano solo grandi passioni, ma si sostengono gli altri con piccole azioni ogni giorno, si partecipa nei fatti a ciò che agli altri serve. Gesti attraverso cui il piccolo imparò, insieme ai suoi primi passi, che volere bene significa innanzitutto rispettare chi amiamo. Che non ci sono solo, con l’amore, gesti grandi ed eclatanti, ma anche vicinanza nelle piccole cose, piccoli aiuti e sostegno dentro e fuori casa.
Nella mia piccola favola racconto di un uomo che imparò dai giochi fatti nell’infanzia con ad essere un compagno di vita, un padre, un Uomo. Un Uomo libero da preconcetti sbagliati. Un Uomo che conosce bene il significato della parola Rispetto e Condivisione.
Insegniamo sempre ai nostri figli il valore dell’amore. Per onorare tutte le donne vittime di violenza.

