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Economia circolare: dove virtù e profitto s’incontrano

Il sistema economico circolare venne concettualizzato negli anni Sessanta del secolo scorso, ma è tornato in auge recentemente grazie all’impegno di Ellen MacArthur, fondatrice dell’omonima fondazione che ha come obiettivo quello di favorire appunto il passaggio a questo tipo di modello economico tramite il rapporto diretto con governi, accademie e università, e tramite la formazione aziendale. La MacArthur Foundation descrive l’economia circolare come un metodo “pensato per potersi rigenerare da solo. […] I flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati a essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera. L’economia circolare è dunque un sistema in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun’altro. Nell’economia lineare, invece, terminato il consumo termina anche il ciclo del prodotto che diventa rifiuto, costringendo la catena economica a riprendere continuamente lo stesso schema: estrazione, produzione, consumo, smaltimento”. Nonostante sembri estremamente semplice come teorizzazione, riuscire a modificare l’economia lineare vigente, basata sul metodo “take, make, dispose” (prendere, produrre, buttare), giungendo a un’economia circolare, è qualcosa di estremamente complesso.

L’era dell’obsolescenza programmata, del consumo continuo, del ricambio frettoloso e maniacale di prodotti, fa sì che sia stato ormai interiorizzato dal consumatore questo sistema lineare che prevede una creazione di rifiuti veramente gigantesca e che il nostro pianeta non è più in grado di poter sostenere. Alla base della circolarità c’è invece un uso virtuoso delle materie prime, che scarseggiano e debbono essere usate con maggiore parsimonia; un uso virtuoso dello scarto, inteso non più come semplice rifiuto ma come risorsa per essere rigenerato e diventare a sua volta materia prima e infine una progettazione virtuosa dei prodotti, che sin dal principio vanno pensati in termini di sostenibilità.

Alla luce di tutto questo, sebbene non sia affatto semplice portare a una conversione del sistema economico globale, si può affermare che negli ultimi anni l’Europa abbia messo questo processo all’ordine del giorno della propria agenda e a partire dal 2016 in maniera costante sono stati presi diversi provvedimenti per il raggiungimento di risultati concreti per le economie nazionali prima e l’economia comunitaria poi [1]. Consiglio di consultare il sito del Parlamento Europeo per riuscire a farsi un’idea della portata di proposte e provvedimenti che vengono presi per incentivare politiche di circolarità [2].

A tal proposito è bene avere chiari i 5 fondamenti dell’economia circolare:

1. Eco-progettazione: fin dal principio pensare all’impiego del prodotto una volta che ha finito la

sua utilità, quindi che abbia caratteristiche che consentano lo smontaggio o la ristrutturazione;

2. Modularità e versatilità: creare un prodotto modulare, versatile e adattabile affinché si possa

rimodulare il suo uso una volta che le condizioni esterne sono mutate;

3. Energie rinnovabili: scegliere energie prodotte da fonti rinnovabili, abbandonando a mano a mano le fonti fossili;

4. Approccio ecosistemico: porre attenzione all’intero sistema, considerando le relazioni causa- effetto tra le diverse componenti;

5. Recupero dei materiali: promuovere le materie prime seconde provenienti da filiere di recupero che ne conservino le qualità, al posto delle materie prime vergini. [3]

Sin qui, però, si potrebbe dire di aver visto solo gli aspetti virtuosi di questo modello, non prendendo in considerazione l’aspetto del profitto. In verità, se si legge tra le righe, già nei punti sopra citati risiede il vantaggio di accostarsi alla circolarità. Laddove nel sistema lineare l’unica fonte di massimizzazione di guadagno è la riduzione dei costi di produzione e una produzione sempre più forsennata che produce scarti e rifiuti, in un modello circolare si attua una totale rivoluzione del pensiero, dove nulla è scarto e tutto può avere una seconda vita, incentivando non solo una maggiore longevità del prodotto, ma anche e soprattutto uno sviluppo occupazionale in termini di creatività, innovazione di prodotto e di processo favorendo la formazione di nuove competenze. Si stima che “grazie a misure come prevenzione dei rifiuti, ecodesign e riutilizzo dei materiali, le imprese europee otterrebbero un risparmio netto di 600 miliardi di euro, pari all’8% del fatturato annuo, e ridurrebbero nel contempo le emissioni totali annue di gas serra del 2-4%”. Senza contare la riduzione della pressione sull’ambiente, una maggiore attenzione alla disponibilità di materie prime, un aumento della competitività e l’impulso all’innovazione e alla crescita economica che porterebbe all’incremento dell’occupazione, con la creazione stimata di 580.000 nuovi posti di lavoro [4].

L’Italia, in questo processo di conversione, è uno dei paesi europei più virtuosi. Siamo in cima alla classifica per quanto riguarda l’indice complessivo di circolarità, ossia quel valore “attribuito secondo il grado di uso efficiente delle risorse, utilizzo di materie prime seconde e innovazione nelle categorie produzione, consumo e gestione dei rifiuti”. Ciò che però preoccupa è il rallentamento di questo processo nel nostro Paese, infatti mentre altrove in Europa si sta crescendo velocemente (anche grazie al nuovo pacchetto di direttive Ue), l’Italia nel 2018 ha conquistato un solo punto in più rispetto all’anno precedente; laddove – ad esempio – la Francia ne ha incrementati 7 e la Spagna 13 [5].

È bene, quindi, che l’Italia non si adagi sui risultati raggiunti attestandosi in una fase di pericoloso stallo, ma progredisca nella sempre migliore gestione delle risorse e nell’incremento di quei processi produttivi che hanno alla base meccanismi in linea con le logiche di circolarità, così da abbandonare a mano a mano un ormai obsoleto modello lineare che non è più in grado di stare al passo con quelle che sono a tutti gli effetti le questioni più urgenti della contemporaneità: il rispetto dell’ambiente e la sfida ecologica in primis, ma anche l’eticità produttiva e la gestione più responsabile delle risorse.

Patrizia Di Dio


[1] https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2016/573899/EPRS_BRI%282016%2957389 9_EN.pdf

[2] https://www.europarl.europa.eu/news/it/search?searchQuery=Circular+economy

[3] https://www.ellenmacarthurfoundation.org/

[4] https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/economy/20151201STO05603/economia- circolare-definizione-importanza-e-vantaggi

[5] https://circulareconomynetwork.it/wp-content/uploads/2019/02/Rapporto-sulleconomia-circolare- in-Italia-2019.pdf

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