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Stesso mercato, stesse regole: questa è una delle garanzie che le imprese chiedono alla politica

E’ il sistema delle imprese – e soprattutto quelle del terziario di mercato – a muovere l’economia italiana, a creare occupazione e crescita diffusa.

Le migliaia di imprese del terziario di mercato, pur affrontando quotidianamente percorsi irti di incertezze e difficoltà, creano sviluppo, occupazione, nuova conoscenza ed occasioni di innovazione e crescita collettiva.

Il terziario di mercato è il ‘cuore pulsante’ del sistema economico europeo e nazionale.

Un dato su tutti: tra il 2012 ed il 2023, su circa 17 milioni di nuovi posti di lavoro creati in Europa, oltre l’80 per cento dipende da imprese dei settori rappresentati da Confcommercio. E guardando all’Italia, il solo terziario di mercato ha creato, tra il 1995 ed il 2023, circa tre milioni e mezzo di nuovi posti di lavoro.

Ma le imprese non possono essere lasciate sole.

Il loro incessante lavoro è condizionato da fattori di contesto a cui occorre dare una risposta soprattutto normativa e di governo: dalla tutela della legalità e dal contrasto della criminalità ad una pubblica amministrazione più efficiente ed innovativa, alla tutela della competitività.

C’è ad esempio bisogno di adeguati interventi che intervengano sul dumping contrattuale ed sui contratti pirata, per tutelare le aziende che applicano i contratti nazionali del lavoro. Occorrono poi strumenti normativi per ridurre il cuneo fiscale sul costo del lavoro.

Inoltre chiediamo con forza politiche che difendano i negozi di prossimità dall’avanzata di pratiche commerciali online spesso a danno di qualità e della tutela dei lavoratori.

Serve migliorare le opportunità per le imprese aumentandone la competitività e riducendone i costi perché anche e soprattutto così si creano nuovi posti di lavoro.

Bisogna favorire la partecipazione giovanile e femminile al mondo del lavoro, soprattutto al sud. Occorre aiutare le donne a realizzare il loro diritto all’autonomia finanziaria, aiutandole con strumenti efficaci anche a diventare imprenditrici.

La maggiore presenza sul territorio di attività di terziario oltretutto ha un ritorno in termini di sicurezza per le città e i centri abitati.

I negozi di prossimità, sono il primo presidio di comunità in ogni centro abitato.

Sappiamo bene il valore che hanno per le comunità tutte le attività di vicinato, elementi fondamentali per garantire la qualità della vita e la sicurezza urbana.

Ma va reso equo il campo di gioco: negozi di prossimità e piattaforme online devono avere le stesse regole e gli stessi oneri, amministrativi e fiscali.

Va data la giusta spinta all’’innovazione sartoriale’, quella fatta su misura dalle piccole imprese e che è il nodo del rapporto di fiducia con il cliente. Un rapporto fatto di scambi che non possono avvenire ‘in rete’ ma che nei negozi fisici alimentano il significato stesso del commercio nella sua accezione originale che è quella dello ‘scambio’. Scambio non solo merceologico, ma proprio umano, in un rapporto che cresce nel tempo e si alimenta nel quotidiano.

Per questo servono politiche pubbliche che riconoscano appieno la funzione economica, sociale e di innovazione dei servizi terziari di prossimità, nel contesto di un’agenda urbana italiana orientata allo sviluppo sostenibile e alla riqualificazione urbana, a tutela delle città dal degrado e dalla desertificazione.

Anche nell’era digitale i negozi di vicinato sono insostituibili perché rendono le città più vivibili, più attrattive e più sicure.

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