
Palermo in Rosa: le imprese in campo per contribuire a costruire un mondo più giusto
Lo scorso anno sottolineavo come la manifestazione sportiva Palermo in Rosa che si compie proprio nel weekend che precede la giornata del 25 novembre, fosse un’assunzione di responsabilità collettiva, affinché si adottino misure concrete e si avvii un cambiamento culturale profondo.
Una responsabilità convintamente sostenuta da una rete di uomini e donne uniti da valori di solidarietà.
Perché occorre che siamo tutti a parlarne: in momenti pubblici come questo, ma anche nel privato, con le nostre figlie e i nostri figli, nipoti, studenti, amici.
L’obiettivo è la parità vera, non solo proclamata.
Oggi porto una riflessione più personale, più dolorosa, ma anche più urgente.
Una riflessione che rientra pienamente negli obiettivi di questa manifestazione e che interroga ciascuno di noi.
Da qualche giorno, da figlia di una mamma anziana e sofferente, ho vissuto in prima persona la fragilità del nostro sistema sanitario, accompagnandola al pronto soccorso in un momento di grande sofferenza e verosimile pericolo.
Mi sono trovata davanti a una realtà che non posso definire se non disarmante e disumana: caos, attese infinite, abbandono.
Un girone dell’inferno per un’anziana sofferente tenuta per ore seduta e alla fine siamo state costrette ad andar via senza che mia madre fosse nemmeno visitata.
E ciò che ferisce ancora di più è sapere che tutto questo non è un incidente.
Gli scandali sulla sanità e, più in generale, sul modus operandi di certa politica – come stanno rivelando le indagini in corso – stanno mostrando anni di mala gestione, sprechi e comportamenti che verosimilmente hanno sottratto risorse preziose alla sanità.
Risorse che, se fossero state utilizzate correttamente, avrebbero potuto fare la differenza per tante persone fragili.
Questa esperienza mi ha portato a riflettere su un punto che lega profondamente questa manifestazione alla mia testimonianza: una società che non rispetta e non protegge le donne nella fragilità della malattia e della vecchiaia è la stessa società che fatica a proteggerle dai femminicidi e da ogni forma di violenza.
Una società che non sa proteggere le persone, donne e uomini, nel momento più fragile – la vecchiaia, la malattia, il dolore – è una società feroce, una società che si sta progressivamente imbarbarendo.
E questo è ancora più grave se parte dell’inefficienza deriva da corruzione e giochi di potere squallidi e squalificanti.
In questo contesto, desidero riconoscere il lavoro di tanti medici e personale sanitario che, spesso in condizioni impossibili, cercano eroicamente di sopperire alle profonde lacune del sistema. A loro va un tributo di riconoscenza.
Tutto parte da un’unica radice: la cultura del rispetto dell’altro, del più debole, del fragile.
Concludo con una convinzione che voglio esprimere con forza: trovo particolarmente significativo che Palermo in Rosa nasca dal mondo delle imprese.
Aziende che dimostrano sensibilità verso temi che riguardano l’intera società; aziende che scelgono di impegnarsi per una comunità migliore, mettendo l’etica al centro, prima ancora del profitto.
È un segnale importante, perché ci ricorda che il cambiamento non arriva solo dalle istituzioni, ma anche da chi fa impresa con responsabilità e visione.
Palermo in Rosa significa sì stare al fianco delle donne, ma significa anche portare un messaggio di speranza e ottimismo verso una società più giusta.
Una società che non accetta il degrado, l’abbandono, la violenza, l’indifferenza.
Una società che sceglie il rispetto come fondamento e la cura come pratica quotidiana.
Ecco perché e’ importante che imprese, istituzioni, associazioni, cittadini contribuiscano a costruire una comunità che rispetti le donne e protegga le persone fragili. Perché una società che rispetta le donne è una società che rispetta tutti.

