
Cara Santa Rosalia ti affidiamo Palermo
Se penso ad una preghiera da affidare a Santa Rosalia, il mio primo pensiero è questo: che tutta la straordinaria bellezza di Palermo, la sua cultura, la sua arte, il patrimonio di intelligenze, creatività e talenti del nostro popolo possano tradursi sempre più in sviluppo, opportunità, benessere e lavoro.
Palermo possiede tutto ciò che serve per essere una grande capitale del Mediterraneo. Dobbiamo riuscire a trasformare questo straordinario patrimonio in crescita concreta e in una migliore qualità della vita per tutti.
E poi più in generale: l’eredità più autentica che Santa Rosalia ci consegna è la capacità di rinascere. Oggi questa rinascita passa soprattutto da un cambiamento culturale: ritrovare il rispetto delle regole, del bene comune e del lavoro di chi ogni giorno crea valore onestamente.
Spero innanzitutto in una Palermo più ordinata, più decorosa e più giusta. Una città nella quale il rispetto delle regole torni a essere un valore condiviso. Spero nella lotta concreta contro l’abusivismo commerciale, che penalizza gli imprenditori onesti, altera la concorrenza e danneggia l’immagine stessa della città, soprattutto nei luoghi più frequentati da cittadini e turisti.
Vorrei una città più sicura, con una presenza costante delle istituzioni sul territorio, capace di prevenire quei fenomeni di criminalità e degrado che negli ultimi mesi hanno destato tanta preoccupazione.
Sicurezza e legalità non sono soltanto diritti dei cittadini: sono condizioni indispensabili per vivere, lavorare e investire.
Auspico anche un cambiamento culturale nei consumi. Vorrei che si riscoprisse il valore dell’acquisto consapevole, della qualità, della sostenibilità e del rapporto umano che il commercio di prossimità sa offrire. Se continuiamo a privilegiare acquisti impulsivi, con qualità discutibile e omologati, rischiamo di ritrovarci con città sempre più povere di negozi, di relazioni, di identità e, in definitiva, di vita.
Infine, il mio pensiero va ai giovani. Spero che sempre più ragazze e ragazzi scelgano di restare o di tornare a Palermo dopo gli studi, portando competenze, entusiasmo e innovazione nelle imprese di famiglia. Abbiamo un patrimonio straordinario di aziende costruite con sacrificio da generazioni di imprenditori: non dobbiamo disperderlo, ma accompagnarlo verso un commercio capace di evolversi, innovare e guardare al futuro senza perdere la propria anima.
Se il Festino è il simbolo della speranza, allora il mio auspicio è che Palermo, di fronte a un senso di imbarbarimento del vivere civile, sappia trasformare quella speranza in responsabilità collettiva.
Sarebbe il modo più bello per onorare il messaggio della nostra Santuzza. In fondo il Festino e le nostre preghiere sono anche questo: il momento in cui ci concediamo di guardare oltre le difficoltà quotidiane, di sognare in grande, di affidarci alla speranza e di immaginare una Palermo migliore per tutti.

