
Cities e la sfida della rigenerazione urbana: il ruolo del commercio di prossimità a Palermo
Le città stanno cambiando rapidamente: cambiano i modelli di consumo, cambiano le forme del lavoro, cambiano le modalità con cui le persone vivono gli spazi urbani.
In questo scenario, con il progetto Cities lanciato nel 2023, Confcommercio persegue l’obiettivo di sostenere la rigenerazione urbana attraverso il rafforzamento delle economie di prossimità e il ruolo del terziario di mercato come infrastruttura sociale delle città.
Il commercio non è difatti soltanto un settore economico. È presidio di comunità, sicurezza urbana, qualità della vita. Ogni negozio aperto è una luce accesa su una strada, una relazione che si costruisce, un pezzo di città che resta vivo.
Con Cities vogliamo contribuire alla costruzione di città più vivibili, attrattive e sostenibili, capaci di rispondere alle sfide del presente e del futuro attraverso conoscenza, innovazione e collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità.
Il commercio al dettaglio rappresenta ancora oggi una componente fondamentale del sistema produttivo italiano. Nel 2022 si contano oltre 600.000 unità locali, pari al 12% del totale nazionale, e quasi due milioni di addetti, che rappresentano il 10,4% dell’occupazione complessiva.
Dietro questi numeri, però, si nasconde una trasformazione molto profonda. Negli ultimi anni l’e-commerce è cresciuto in modo significativo, con un aumento del 72,5% delle unità locali e del 56,4% degli addetti tra il 2014 e il 2022. Segnali positivi arrivano anche da alcuni comparti specializzati, come i negozi alimentari di qualità e quelli dedicati alle tecnologie informatiche, che registrano incrementi sia nei punti vendita sia nell’occupazione.
Il quadro cambia radicalmente se guardiamo ai settori più tradizionali.
I negozi di abbigliamento hanno perso il 13,4% delle unità locali, quelli dedicati ai prodotti per la casa il 16,5%, mentre i negozi di libri, articoli sportivi e prodotti culturali registrano una contrazione del 23,2%. Anche il commercio su aree pubbliche ha subito una flessione significativa, pari al 18,4%.
Non si tratta di fenomeni temporanei. È la manifestazione di una ristrutturazione strutturale del commercio, accelerata dalla pandemia, dall’aumento dei costi energetici e dalla crescita della grande distribuzione e delle vendite online.
Queste dinamiche nazionali si riflettono con particolare evidenza anche a Palermo. Nel capoluogo siciliano il commercio di prossimità ha storicamente rappresentato un elemento identitario della città. I mercati storici, le botteghe di quartiere, i piccoli negozi delle vie commerciali hanno costruito nel tempo un tessuto economico e sociale che è parte integrante dell’anima urbana.
Negli ultimi anni, tuttavia, anche Palermo ha conosciuto fenomeni di desertificazione commerciale in alcune aree della città. Le chiusure di negozi nei quartieri periferici e in alcune strade storicamente commerciali non sono soltanto un problema economico: sono un segnale di mancata o errata programmazione.
E quando un negozio chiude, non si perde solo un’attività economica. Si perde presenza sociale, presidio del territorio, relazione umana.
Allo stesso tempo Palermo sta mostrando anche nuove energie. Il turismo in crescita, la vitalità culturale della città, il ritorno di giovani imprenditori nel settore della ristorazione, dell’artigianato e del commercio di qualità indicano che esiste uno spazio concreto per una nuova stagione di sviluppo urbano basata sulle economie di prossimità.
Per questa ragione il commercio deve essere considerato una vera infrastruttura della città, al pari della mobilità o dei servizi pubblici. E come tale valorizzato e sostenuto dalle Istituzioni.
Rigenerare una città significa anche rigenerare le sue strade commerciali, sostenere le imprese locali, accompagnare la transizione digitale delle attività, promuovere modelli di sviluppo urbano che tengano insieme economia, qualità dello spazio pubblico e coesione sociale.
La sfida che abbiamo davanti non è difendere nostalgicamente il passato, ma accompagnare il cambiamento sostenendo la tenuta del commercio di prossimità, perché dove c’è commercio di prossimità c’è vita urbana e solo dove c’è vita urbana c’è futuro.

