Skip to main content

Il lavoro non è solo un mestiere: è il modo con cui lasciamo la nostra traccia nel mondo

Il lavoro è molto più di ciò che ci dà da vivere. È il modo in cui lasciamo un’impronta nel mondo. È un’estensione della nostra identità, del nostro senso di responsabilità, della nostra passione.

Realizzarsi nel lavoro non è gratuito. Richiede sacrificio, abnegazione, cura, amore. E soprattutto è rispetto: per l’impresa per cui si lavora, per i colleghi, per chi ci circonda.

Sia per gli imprenditori, che per i dipendenti, non si cresce senza un vero coinvolgimento.

Non ci si realizza se si resta meri spettatori. Bisogna sentirsi protagonisti e per farlo serve cercare un senso a ciò che si fa.

Sono stata educata a vivere il lavoro con amore, entusiasmo e senso del dovere. Per me il lavoro non è solo ‘tempo impiegato’, ma tempo donato a ciò che amo fare e a ciò che mi realizza.

Quando ami il lavoro che fai, infatti, anche la fatica acquista un senso.

Oggi si parla molto di equilibrio vita-lavoro, di work-life balance, cioè della necessità di trovare il giusto bilanciamento tra il tempo impiegato al lavoro ed il tempo che dedichiamo a noi. Ma separare rigidamente i due mondi, per chi ci riesce, tra tempo ‘on’ e tempo ‘off’, spesso svuota il lavoro del suo significato più profondo.

Penso sia frustrante e poco stimolante infatti ridurre il lavoro solo ad un tempo da ‘sopportare’, da trascorrere, da sperare che passi in fretta. Non possiamo temere il troppo coinvolgimento al lavoro, come se fosse un difetto. È, semmai, un segno di come viviamo il lavoro, ma in definitiva anche le cose importanti della nostra vita. Perché senza immersione, senza passione, senza un po’ di sano squilibrio, il lavoro resta sterile. Diventa un freddo scambio di ore per denaro, senza trasformare nulla in noi.

C’è chi lavora per lo stipendio. E chi lavora per lasciare un segno.

I primi timbrano il cartellino e si fermano lì. I secondi invece cercano un <senso> in ciò che fanno. E così mettono nel lavoro i propri valori, la propria dignità, la propria visione della vita. Chi non è concentrato in maniera arida e sterile solo su se stesso, non si accontenta di fare le ore di lavoro. Perché in quelle ore vogliono fare bene, sentirsi parte, dare significato a ciò che fanno per tante ore al giorno. In modo che il lavoro sia anche un investimento per la realizzazione di sé.

Il punto non è lavorare tanto, ma lavorare con tutto sé stesso.

Perché chi ha trovato qualcosa che vale a cui dedicarsi con dedizione, non teme lo squilibrio, non teme lo ‘sbilanciamento’. Anzi lo sceglie. E lo trasforma in passione, in visione, in identità.

Ecco perché oggi voglio dire grazie ad Anna, una mia storica collaboratrice, già da ben 33 anni, ed attraverso lei dirlo ai tanti collaboratori e collaboratrici che hanno dato senso e qualità al loro lavoro in azienda.

Anna non lavora per l’azienda, ma <con> l’azienda. E questo fa la differenza.

Ogni giorno da tantissimi anni, e sempre con passione, con cura, non limitandosi a ‘vendere’, perché Anna con generosità ha saputo accogliere, ascoltare, consigliare, guidare le clienti. Ma ha saputo anche cogliere tanti feedback e trasformarli in consigli aziendali per migliorare. E lo ha fatto sempre con una gentilezza mai ostentata, con una competenza autentica, con un sorriso che non si è mai risparmiato.

In questi giorni, per la chiusura del punto vendita diretto da Anna sono accorse clienti da ogni parte. Non solo perché affezionate a quel luogo fisico e per molte identitario della stessa città e delle loro esperienze di acquisto, ma anche per lei. Per tributarle affetto, per gratificarla, per ringraziarla di quei consigli, di quella voce amica e competente che negli anni ha saputo accompagnarle, per assicurarsi di vederla ancora negli altri nostri punti vendita.

E questo affetto è un ‘prodotto che non si compra’. Questo è il valore aggiunto che fa la differenza. Questo è il lavoro che lascia traccia.

E allora sì, grazie ad Anna, e a chi come lei, per aver scelto di non ‘impiegare al lavoro’  il proprio tempo, ma ‘investirlo’ con passione e senso.

La dimostrazione che il lavoro, quando è vissuto così, è molto più di un mestiere: è un modo di essere, un modo di dare senso alto a ciò che siamo e ciò che facciamo.

Come diceva Kant: ci sono cose che hanno un prezzo, altre che hanno una dignità e non hanno prezzo.

Compila il modulo sottostante. Risponderò nel più breve tempo possibile

CAPTCHA image

Questo ci aiuta a prevenire lo spam, grazie. Leggi la nostra privacy policy