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La Sala delle Donne: quando la memoria diventa futuro

Ci sono progetti che nascono da un’intuizione, da una visione condivisa. Poi attraversano gli anni, incontrano nuove energie, nuovi luoghi. E non sono semplicemente gli stessi progetti di prima: sono diventati più maturi, più profondi, più necessari.

La Sala delle Donne è uno di questi progetti: ha radici lontane. Nasce da un percorso avviato quando ho avuto l’onore di essere presidente nazionale del Terziario Donna Confcommercio, per dare visibilità al valore femminile non come gesto simbolico, non come celebrazione episodica, ma come riconoscimento concreto di una presenza che ha costruito, innovato, educato, custodito, trasformato.

Perché le donne non sono state semplicemente “parte” della storia. Le donne hanno fatto la storia. Spesso senza che quella storia le ricordasse abbastanza. Hanno guidato imprese, famiglie, comunità. Hanno tenuto insieme economie fragili, relazioni complesse, territori difficili. Hanno attraversato crisi, guerre, povertà, cambiamenti sociali. Hanno generato lavoro, cultura, responsabilità, cura, lotta per i diritti, coesione sociale. Eppure, troppe volte, sono rimaste ai margini del racconto pubblico. Presenti nei fatti, assenti nelle narrazioni.
La Sala delle Donne nasceva proprio da questa esigenza: restituire nome, volto, memoria e dignità al contributo femminile, per troppo tempo reso quasi invisibile.
Oggi quel progetto ritrova nuova vitalità nella mia città, a Palermo, in un luogo che ha un valore profondamente simbolico: una sala all’interno del Museo del Presente dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

È un passaggio importante. Perché dedicare uno spazio alle donne in un luogo legato alla memoria di Falcone e Borsellino significa tenere insieme due parole fondamentali: legalità e futuro.

La legalità non è soltanto contrasto alla criminalità: è la possibilità per ciascuna e ciascuno di vivere, lavorare, esprimersi, costruire il proprio percorso senza subire discriminazioni, prepotenze, esclusioni.

E in questa idea di legalità, il valore delle donne è centrale. Una società che non riconosce pienamente il talento femminile è una società più povera, più ingiusta, meno libera, meno democratica. Un’economia che non valorizza le donne spreca energie decisive. Una comunità che non racconta le sue donne rinuncia a una parte essenziale della propria identità. Per questo la Sala delle Donne non è soltanto una sala, ma l’affermazione del protagonismo diffuso delle donne spesso non evidenziato
La memoria non  è un esercizio fermo, immobile, rivolto solo al passato. La memoria è responsabilità nel presente. Deve aiutarci a leggere meglio il nostro tempo, a riconoscere ciò che ancora manca, a costruire ciò che ancora non c’è. 
Dice che le donne non devono essere ricordate solo nelle giornate dedicate, nelle frasi solenni. Devono essere riconosciute ogni giorno: nei luoghi delle decisioni, nelle imprese, nelle istituzioni, nella cultura, nella scuola, nella città.
Per me, vedere oggi realizzarsi questo progetto ha un significato speciale: è come ritrovare un filo. Un filo nato anni fa dentro Terziario Donna Confcommercio e che oggi continua a tessere relazioni, consapevolezza, impegno civile.

Perché i progetti migliori sono quelli che non restano legati a chi li ha avviati. Sono quelli che camminano, crescono, si aprono, diventano patrimonio collettivo.
La Sala delle Donne è questo: un patrimonio condiviso. Un luogo in cui le storie femminili non vengono isolate, ma inserite dentro il racconto più ampio della comunità. Un luogo che può parlare alle nuove generazioni, alle ragazze che cercano modelli, ai ragazzi che devono imparare a riconoscere il valore della parità non come favore alle donne, ma come oggettivo riconoscimento e fondamento di una società più giusta.

Realizzare una Sala delle Donne significa anche dire grazie a tutte coloro che, spesso nel silenzio, hanno aperto strade prima di noi. A quelle che hanno costruito imprese quando era più difficile farlo. A quelle che hanno educato alla responsabilità. A quelle che hanno resistito alle ingiustizie. A quelle che hanno trasformato la cura in forza, la competenza in autorevolezza, la fragilità in possibilità.
E la Sala delle Donne è l’omaggio alle donne che non sono state comparse del nostro tempo: sono state, e continuano a essere, protagoniste del presente.

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