
Non siamo i perdenti della globalizzazione: possiamo invece essere i vincenti nelle comunità
Essere stata riconfermata alla guida di Federmoda Palermo per il terzo mandato consecutivo è per me motivo di grande gratitudine, ma soprattutto di grande responsabilità. Perché il comparto che rappresento sta attraversando una delle trasformazioni più profonde della sua storia.
Negli ultimi anni abbiamo affrontato la pandemia, la crisi dei consumi, l’aumento dei costi, la crescita dell’e-commerce, l’abusivismo, la contraffazione e una crescente difficoltà nel mantenere vive le attività commerciali nei nostri centri urbani e nei quartieri.
Ma credo che il cambiamento più importante sia un altro: sono cambiati i consumatori. Sono cambiate le loro abitudini, il loro rapporto con il prezzo, il loro modo di scegliere, acquistare e confrontare prodotti e servizi.
Per questo penso che sarebbe un errore concentrarci soltanto su ciò che il mercato ci sta togliendo. Dobbiamo invece riscoprire ciò che nessuno potrà mai toglierci.
Spesso il dibattito del settore si concentra sui saldi, sulle promozioni, sulle piattaforme online, sulla concorrenza dei grandi operatori digitali. Sono temi reali. Ma non sono il cuore del problema. La vera sfida non è difendere modelli che appartengono a un’altra epoca.
La vera sfida è comprendere i nuovi comportamenti dei consumatori e costruire un’offerta capace di distinguersi per qualità, competenza, servizio, identità e relazione.
È lì che si giocherà il futuro del commercio di prossimità. Non nella capacità di rinviare il cambiamento, ma nella capacità di guidarlo.
Per troppo tempo abbiamo guardato alle grandi piattaforme digitali come a un modello da imitare. Io penso invece che il nostro valore sia un altro.
Non saremo mai i perdenti della globalizzazione: possiamo essere i vincenti nelle comunità. Perché i negozi hanno qualcosa che nessuna piattaforma digitale può offrire: una storia, una relazione, una comunità.
I negozi hanno un’anima. È per questo che credo profondamente che la tecnologia, la digitalizzazione e perfino l’intelligenza artificiale non debbano essere utilizzate per renderci più simili alle piattaforme globali. Devono aiutarci a fare meglio ciò che sappiamo fare da sempre: conoscere i nostri clienti, ascoltarli, consigliarli, costruire fiducia e creare relazioni durature.
La sfida non è portare sempre più persone sui nostri siti. La sfida è utilizzare tutti gli strumenti disponibili per portare sempre più persone dentro i nostri negozi. Perché il commercio di prossimità non è un residuo del passato, è una parte essenziale delle nostre città.
Dove c’è una vetrina accesa c’è sicurezza, c’è presidio urbano, c’è relazione sociale, c’è economia viva. Per questo continuerò a battermi affinché il settore ottenga il sostegno che merita dalle istituzioni. Ma continuerò anche a sostenere che nessuna misura economica, da sola, potrà sostituire la capacità degli imprenditori di evolvere, innovare e valorizzare ciò che li rende unici.
Il futuro del commercio non si difende guardando indietro: si costruisce guardando avanti.

