321 Patrizia Di Dio Rassegna Stampa
6 marzo, 2019

Studio di Confcommercio sulla demografia delle imprese nelle città. A Palermo diminuiscono i negozi, in aumento alberghi, bar e ristoranti

A Palermo nel 2008 in centro città c’erano 1.043 esercizi commerciali e 6.018 non in centro, nel 2018 sono scesi a 699 in centro e a 5.566 non in centro. Alberghi, bar e ristoranti nel 2008 erano 267 in centro e 1.635 non in centro, nel 2018 si è passati a 430 in centro e a 2.065 non in centro. Sono alcuni dei dati, relativi a Palermo, che emergono dallo studio su imprese e città realizzato da Confconfcommercio Imprese per l’Italia con l’Osservatorio sulla demografia delle imprese nelle città italiane che ha il compito di monitorare nel tempo l’andamento degli esercizi commerciali e di altre attività per cogliere i cambiamenti della rete comunale di servizi al consumatore e, conseguentemente, anche per neutralizzare eventuali patologie.

Con il contributo di Si.Camera (Agenzia delle Camere di commercio) è stata fatta un’analisi di 120 comuni, di cui 110 capoluoghi di provincia e 10 comuni non capoluoghi più popolosi (escluse le città di Milano, Napoli e Roma perché essendo multicentriche non è possibile la distinzione tra centro storico e non centro storico). In dettaglio, è stato analizzato l’andamento dello stock: degli esercizi al dettaglio di 13 categorie merceologiche, tra cui alimentari, rivendite tabacchi, farmacie, carburanti, computer, telefonia, libri, giocattoli, tessili, abbigliamento, ferramenta, mobili, commercio ambulante; degli alberghi e delle attività di ristorazione.  Sempre a Palermo, nello stesso periodo 2008-2018 i numeri più o meno sono immutati per i negozi di prodotti alimentari e bevande, tabacchi e apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni, mentre sul fronte degli articoli culturali e ricreativi in esercizi specializzati si passa dai 58 in centro e 426 non in centro del 2008 ai 38 in centro e 369 non in centro del 2018, dunque, una flessione.

“Nelle dinamiche della demografia d’impresa c’è chi avanza e chi recede, in una logica di sana competizione tra città e territori il cui successo si basa sulla capacità attrattiva determinata da due beni sempre più preziosi: lavoro e qualità della vita. Questo è un binomio che non deve venire a mancare – commenta la presidente di Confcommercio Patrizia Di Dio – per una città attrattiva ma adeguata opportunità di impresa e di lavoro devono camminare assieme alla qualità. Dai dati notiamo che in centro c’è una pressione impattante per la città di Palermo sul fronte delle attività legate al “food”.  Se da un lato si creano opportunità e posti di lavoro, dall’altro lato, dobbiamo dare un ordine a questo sviluppo.  Non possiamo pensare – aggiunge Patrizia Di Dio - che il centro diventi “food”, ristorazione e movida, ma dobbiamo creare quel mix armonico per garantire la qualità di vita. Pertanto, chiediamo all’amministrazione comunale e al consiglio comunale di creare le condizioni per arginare questo sviluppo incondizionato, prima che sia troppo tardi a scapito anche del patrimonio monumentale e identitario della nostra città”.

 

 

 

 

 

 

Città e commercio – Come cambiano i nostri centri storici

 

“La specificità del tessuto insediativo italiano, caratterizzato da poche grandi città e da una molteplicità di città medie e piccole, con centri storici dal patrimonio storico-artistico ineguagliabile, rappresenta un unicum da cui partire per disegnare un futuro di trasformazione per il nostro Paese, rafforzare le economie urbane e contrastare la desertificazione commerciale.

Gli effetti del rapido cambiamento impresso dalla digitalizzazione sui nostri modi di vivere, produrre, acquistare e comunicare, si manifestano con maggior evidenza nella complessità dello spazio urbano. Le piccole e grandi migrazioni, la crisi demografica e il dinamismo insediativo che caratterizzano quest’epoca, incidono sui livelli di urbanizzazione e insediativi e, più in generale, sull’economia e la vitalità delle città.

Governare la complessità urbana richiede uno sforzo collettivo e investimenti mirati a favore di nuove politiche e modelli di sviluppo che, proprio a partire dalle città, possono beneficiare di una fertile contaminazione tra scienza e tecnologia, cultura, innovazione e creatività per contrastare i problemi di congestione, degrado, disoccupazione, discriminazione, emarginazione, inquinamento, sino a mitigare con più efficacia i cambiamenti climatici.

Se la qualità dei contesti locali e degli agglomerati urbani è determinante nel generare o meno opportunità di lavoro, innovazione e sviluppo, altrettanto determinanti sono le attività economiche per la qualità del vivere urbano.

Negozi di vicinato, pubblici esercizi, attività turistiche e servizi svolgono, nelle aree urbane, un ruolo economico e soprattutto sociale, generando relazioni di prossimità tra persone, spazi fisici ed economie locali, tanto nei centri storici che nelle periferie dove rappresentano anche un presidio fondamentale per alleviare la tensione sociale e il diffuso senso di insicurezza e per ricucire il legame tra persone, luoghi e imprese favorendo percorsi di legalità.

Il crescente fenomeno dei negozi sfitti nelle città, ancor più evidente nei centri storici, è dovuto a cause diverse quali, ad esempio, la modifica del comportamento di acquisto, la mancata corrispondenza tra l’offerta commerciale e la mutata domanda del consumatore, problemi di vivibilità, accessibilità e declino urbano. Per contrastare tale tendenza, è necessario attuare politiche di rigenerazione urbana innovative in grado di promuovere valori comuni, in ambito sociale, culturale ed economico, e di favorire l’integrazione tra i vari livelli di governo e tra imprese, società, associazioni e anche singoli individui, creando una governance unitaria tra competenze diverse in un’ottica di multidisciplinarietà. Ne sono un esempio i Distretti urbani del commercio che si stanno dimostrando strumenti utili per la valorizzazione delle aree urbane e per gestire gli spazi commerciali vuoti, sulla base di analisi e visioni condivise per dare nuova identità e valorizzare l’attrattività della propria città, rafforzando il rapporto tra pubblico e privato, anche nella gestione comune di responsabilità e progetti.

Le città sono i luoghi del futuro e ciò rappresenta una sfida per tutti coloro che vi operano. Un terziario innovativo in grado di rafforzare i settori del commercio e del turismo in un contesto urbano sempre più caratterizzato dall’economia dei servizi, consente di trasformare le città in luoghi di ideazione di nuovi prodotti e servizi e non solo di consumo. Ad esempio, cultura e turismo, se sapientemente abbinati a creatività, design e innovazione, fattori di cui la città è ricca, possono generare nuove filiere produttive in grado di creare valori non solo economici ma anche occupazionali. Idee, cultura, arte e bellezza sono un grande volano per la rinascita di luoghi antichi e, a partire dalla “riscoperta della prossimità”, possono generarsi nuovi modelli di acquisto legati alla valorizzazione dei prodotti locali e all’attenzione alla storia dei luoghi e alle tradizioni.

E’ importante che le città continuino a svolgere un ruolo di integrazione economica al fine di raggiungere un complessivo innalzamento della qualità della vita e del lavoro, facendo leva su istruzione, occupazione, riduzione della povertà urbana, accrescimento del senso di sicurezza, miglioramento dell’accessibilità e della mobilità a basso impatto ambientale, incremento dell’efficienza energetica del patrimonio immobiliare, maggiore integrazione tra le funzioni urbane, sviluppo di un modello di economia circolare, aumento della resilienza, riduzione del consumo di suolo, recupero e riuso delle aree e degli immobili dismessi.

 

L’impegno di Confcommercio

Confcommercio da anni opera a favore della qualità di vita nei centri urbani nella consapevolezza che un’economia florida si sviluppa solo se il contesto è adeguato e accogliente. A seguito dell’intesa sottoscritta con Anci nell’aprile del 2015, ora in fase di aggiornamento, si sono susseguiti incontri del Laboratorio nazionale per la rigenerazione urbana, durante i quali le Associazioni territoriali e le rispettive amministrazioni comunali, coordinate dal settore Urbanistica di Confcommercio, si sono confrontate sulle progettualità in corso. Nel corso del 2018 sono stati approfonditi, con l’ausilio di esperti, i temi di innovazione, cultura, sport, turismo e riuso di spazi dismessi, quali leve di rigenerazione urbana e sono state raccolte 52 buone pratiche, 18 delle quali poi presentate a novembre alla Rassegna dell’Istituto Nazionale di Urbanistica. Tra le buone pratiche con cui si sono sperimentate possibili connessioni tra tradizione e innovazione, figurano le esperienze sviluppate dalle Confcommercio di Bologna, Palermo, Ragusa e Rovereto.

 

 

Demografia d'impresa nel centro storico del comune di PALERMO

           

 

2008

2016

2018

 

CS

NCS

CS

NCS

CS

NCS

 

n. esercizi

n. esercizi

n. esercizi

n. esercizi

n. esercizi

n. esercizi

Commercio al dettaglio

1043

6018

1024

5379

699

5566

- esercizi non specializzati

43

433

49

344

53

355

- prodotti alimentari, bevande

81

799

61

759

61

780

- tabacchi

35

237

30

257

31

260

- carburante per autotrazione

9

214

5

187

5

177

- app. informatiche e per le telecomunicazioni (ict) in esercizi specializzati

11

135

12

144

12

153

- altri prodotti per uso domestico in esercizi specializzati

107

718

79

557

77

546

- articoli culturali e ricreativi in esercizi specializzati

58

426

42

363

38

369

- altri prodotti in esercizi specializzati

462

2093

328

1740

314

1776

- farmacie

24

164

24

174

25

202

- commercio al dettaglio ambulante

212

693

386

677

74

751

- commercio al dettaglio al di fuori di negozi, banchi e mercati

1

106

7

178

7

198

Alberghi, bar, ristoranti

267

1635

368

1845

430

2065

- alberghi

35

138

61

197

86

271

- bar, ristoranti

232

1497

307

1648

344

1794

CS = Centro Storico; NCS = Non centro storico

           

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati SI.Camera