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2 aprile, 2019

Il Giro d’Italia della CSR 2019 -I territori della sostenibilità- come punto di partenza per il futuro

Automazione, IoT (Internet of Things), Diversity Management, CSR (Corporate Social Responsability), sono sicuramente i trend topics dell’anno appena iniziato. Le grandi aziende, le imprese commerciali e di servizi, ma anche le piccole realtà manifatturiere e artigianali, stanno vivendo un’accelerazione della trasformazione digitale e una forte evoluzione Non cambia rapidamente solo il modo di lavorare ma devono essere ridefiniti gli spazi e gli ambienti di lavoro secondo una nuova concezione. Nell’attuale contesto si aprono scenari importanti per tutte quelle realtà lavorative che investono nell’innovazione costante, nella valorizzazione della diversity e nel miglioramento dell’efficienza energetica e dell’impatto ambientale.

Per questo la CSR, o in italiano RSI Responsabilità Sociale d’Impresa, ha finalmente ottenuto l’attenzione che merita: a più livelli ormai è riconosciuta la correlazione tra impatto ambientale/sociale e performance finanziarie, correlazione che in passato non è stata colta appieno o molto sottovalutata.

A oltre tre anni dalla sottoscrizione dell’Agenda 2030 e dei 17 SDGs (Sustainable Development Goals[1]), molti paesi si sono dotati di strategie articolate e vincolanti per contribuire allo sforzo globale necessario per assicurare un futuro al nostro mondo.

E l’Italia? Guarda all’Agenda 2030 come quadro complessivo per disegnare il suo futuro, orientare gli investimenti, costruire nuove opportunità di collaborazione tra le diverse componenti della società?

Il tema è così sentito e attuale che il 30 gennaio da Torino è partito, con un incontro sul tema “I territori della sostenibilità”, il Giro d’Italia della CSR 2019. Il viaggio, tra i cui promotori c’è Unioncamere[2], attraverserà l’Italia in dodici tappe da nord a sud, alla scoperta di esperienze innovative sulla responsabilità sociale d'impresa. Concluse le tappe territoriali a Milano l’1 e 2 ottobre 2019 si terrà l’edizione nazionale del Salone della CSR e dell’innovazione sociale[3].

Il 21 marzo il Giro d’Italia della CSR 2019 è approdato anche a Catania, nella mia Sicilia. E' stata un’occasione per promuovere il confronto tra i protagonisti di quel territorio, raccogliere le testimonianze sulle iniziative attivate e proporne di nuove.

Importanti esperienze di sviluppo sostenibile sono state realizzate, ma sento più che mai attuale la necessità di continuare a interrogarci sulla dignità del proprio lavoro e delle proprie imprese, di ricercare nuovi paradigmi e tracciare nuovi percorsi.

 In particolare alcuni obiettivi di sviluppo sostenibile, o Sustainable Development Goals, richiedono una riflessione non astratta ma quanto più possibile attenta alle criticità e alle difficoltà che si possono incontrare nel fare impresa.

  • Promuovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, la piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutti.
  • Ridurre le diseguaglianze
  • Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

Le politiche sociali, volte all’incremento occupazionale e alla lotta alle disuguaglianze, possono trovare nelle imprese un alleato per valorizzare il capitale umano all’interno di modelli sostenibili di produzione e di consumo? L’impresa, nel promuovere questo modello inclusivo e sostenibile, può realmente ottenere una piena realizzazione economica, contemporaneamente al miglioramento sociale e ambientale del proprio territorio?

Queste sono gli interrogativi a cui bisogna rispondere, queste sono le sfide che bisogna affrontare. Testimonio da sempre, con il mio lavoro e con i miei incarichi all’interno di Confcommercio, che l’imprenditoria femminile può apportare a queste sfide un importante contributo.

Per noi donne, le imprese non sono solo un fatto economico, ma sono soprattutto un luogo dove praticare, trasmettere e dare senso al nostro sistema di valori. Etica e legalità, onestà e dignità, solidarietà e altruismo sono alcuni dei valori fondanti di un modello di sviluppo sostenibile che riporti il benessere delle persone e il rispetto dell’ambiente al centro delle nostre azioni.

Un’affermazione così carica di significato non è soltanto idealistica, deve essere considerata un’opportunità per creare una ben definita identità d’impresa. Le imprese virtuose devono essere "riconosciute" dai clienti e devono sviluppare le attività sul bisogno di relazionarsi proprio di ciascun individuo, e di costruire relazioni di qualità con gli altri. Negli ultimi anni anche per le multinazionali che puntano ad aumentare il profitto, la CSR ha assunto una grande valenza strategica proprio in termini di competitività. La Responsabilità sociale dell’impresa è divenuta tratto distintivo di un’economia più sana e caratterizzante le imprese di successo.

Non bisogna mai dimenticare che la CSR non è vincolata al rispetto delle prescrizioni di legge e individua pratiche e comportamenti che un’impresa adotta su base volontaria, nella convinzione di migliorare la performance e apportare benefici e vantaggi a se stessa e al contesto in cui opera.

Dobbiamo essere consapevoli quindi che la sostenibilità e la responsabilità sociale non sono solo pratiche etiche per esprimere un’economia virtuosa ma possono essere anche una leva strategica vincente per il business.

Il rischio tuttavia, se venisse a mancare uno sguardo più ampio e una progettazione economica di lungo respiro, è fermarsi all’interesse della singola impresa, perdere la possibilità di innescare un circolo virtuoso attraverso le ricadute sul territorio.

Dobbiamo provare ad andare oltre la CSR, bisogna recuperare il nostro essere comunità e iniziare a considerare le relazioni che legano le imprese ai loro territori e agli altri attori dell’economia locale, enti pubblici, mondo delle associazioni di categoria e di rappresentanza, soggetti finanziari come le banche e quelli di cultura e ricerca come le Università.

Io come donna e imprenditrice credo fortemente che coniugare la responsabilità sociale con l’innovazione sociale e la sostenibilità dello sviluppo possa creare un valore condiviso e auspico che la creazione di reti d’imprese, che condividano lo stesso patrimonio valoriale, spinga l’Italia verso il futuro.

Patrizia Di Dio