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28 maggio, 2019

Economia civile: una tradizione italiana

Si è tenuto il primo Festival Nazionale dell’Economia Civile, Ideato da Federcasse, progettato e organizzato con Next-Nuova Economia per Tutti e Sec-Scuola di Economia Civile a Firenze.[1]

I tre giorni, dal 29 al 31 marzo, sono stati un’occasione di incontro che hanno visto confrontarsi giovani, imprenditori, associazioni e comunità. La recente storia della sedicenne svedese Greta Thunberg, che ha ispirato il nuovo movimento degli studenti per chiedere ai governi politiche più serie contro il riscaldamento globale, dimostra che la società è in movimento.

E il Festival ha posto il focus su una mobilitazione che coltiva il sogno di un grande cambiamento per trasformare la realtà economica. E i temi trattati, lavoro giovanile, sviluppo sostenibile, buone pratiche di economia circolare, e molto altro, muovono riflessioni profonde.

La crisi che ancora permane ha messo da tempo in discussione l’efficacia del modello economico e organizzativo dominante. I suoi limiti ci hanno spinto a ricercare nella nostra tradizione modelli economici e storie imprenditoriali diverse. Le nostre radici affondano nella storia e nella cultura dei comuni italiani.

Quale miglior palcoscenico del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio di Firenze? Culla di quell’Umanesimo che confluì e inspirò il fecondo periodo storico del Rinascimento.

Come allora di nuovo l’uomo al centro: l’attenzione è alle nuove forme di benessere, basate sulla riscoperta della qualità della vita non necessariamente legata alla ricchezza.  Passare da una cultura del quanto costa a quella del quanto vale: i nuovi valori espressi, e da me più volte condivisi, ci spingono a guardare non solo al profitto ma anche all’impatto sociale delle proprie azioni. Il cammino intrapreso da chi crede in un’economia civile punta al bene comune, alla sostenibilità e all’inclusione sociale.

Nella mia visione del futuro c’è la valorizzazione di una nuova generazione di imprenditori, al cui interno le giovani donne sono importati protagoniste. Le donne rappresentano una risorsa fondamentale per la crescita e lo sviluppo economico: oggi in Italia crescono le imprenditrici e in 7 casi su 10 scelgono il mercato del Terziario. È necessaria una maggior consapevolezza della loro potenzialità nelle imprese etiche, solidali e socialmente responsabili che incarnano il loro sistema valoriale.

Queste nuove forme di economie considerano il profitto come mezzo e non come fine, puntano a ridurre le disuguaglianze e a salvaguardare il territorio italiano, ricco di cultura e paesaggi.

Per troppo tempo abbiamo pensato che la felicità dipendesse dal livello dei consumi, ma siamo tornati a cercare la felicità in ciò che non ha prezzo. Si può realizzare la ricchezza di soddisfazione e il senso della nostra vita può risiedere nelle relazioni fra le persone, e tra queste e l’ambiente.

È questa, in estrema sintesi, quella che io chiamo “economia del Bene Essere”, l'economia della felicità in cui il benessere individuale non dipende solo da quello economico.

In un mondo dominato dalla tecnologia la vera e profonda innovazione nel fare impresa diviene il fattore umano. La “persona” che ci spinge a guardare avanti, a orizzonti vasti, senza i quali si fa fatica a sopravvivere. Non potremo sfidare i mercati globali sulla competitività del prezzo e anche per questo per noi l’economia del futuro è “economia del Bene Essere”.

I temi pratici su cui si dovrebbe ragionare sempre più sono la rigenerazione urbana in senso green, la sostenibilità, l’eco-ristorazione e l’eco-alimentazione, la gestione dei rifiuti l’internazionalizzazione che punta ai mercati globali partendo dal locale, ovvero dalle eccellenze tipiche locali. C’è infine un tema fondamentale per la realtà italiana: l’attrattività turistica.

Il futuro della nostra economia e di particolari territori della nostra Italia dipenderà sempre più dal turismo. Molti imprenditori e imprenditrici, amanti della cultura e del bello hanno saputo fare della loro passione per le arti una leva strategica per arricchire il loro brand e i loro prodotti di valori, di significato e di senso. È fondamentale per il nostro Paese che imprenditorialità e cultura camminino insieme.

L’“economia del Bene Essere” è quindi “economia della Bellezza”: in questo senso si intende l’economia come valorizzazione del patrimonio culturale e della qualità della vita Made in Italy, nell’alimentazione, nel gusto e nella moda. La ripresa della nostra economia non può non partire da questo immenso patrimonio materiale di Bellezza unito al patrimonio immateriale di Ben-essere, per un nuovo modello economico.

È questa visceralità del legame tra oggetto e cultura la base e il senso del Made in Italy. Poi c’è la filiera, ci sono i distretti artigianali e industriali, c’è la ricerca e la capacità di innovazione, tutti elementi grazie ai quali il “fatto in Italia” assume valore e concretezza.

Per la nostra eccellenza del gusto, del design, della moda, dell’enogastronomia produciamo ed esportiamo cultura ed è questo che rende straordinari prodotti altrimenti ordinari.

Questi temi ed esperienze di imprese non sono specificatamente femminili, ma nell'imprenditoria femminile per attitudine e affinità, possono trovare un'ottima espressione, perché si nutrono di un complesso valoriale intrinseco. Per questo il Festival è stata un’ottima occasione per presentare il Manifesto del gruppo Terziario Donna di Confcommercio. Mentre la società cambia e l'economia si innova, noi ci sentiamo protagoniste di questo cambiamento. Quello in cui crediamo lo vogliamo condividere con tutti gli imprenditori, i professionisti, i clienti, sia uomini che donne. Vogliamo incitare e creare buoni esempi. Siamo tutti possibili protagonisti del cambiamento. Noi partiamo da 18 punti mettendo al centro benessere, umanesimo, bellezza cultura e arte, ma siamo aperti a suggerimenti e nuove suggestioni. Il nostro obiettivo? Un progresso che non lasci indietro nessuno.

La manifestazione ha permesso un proficuo scambio di esperienze di imprese, utile per dare nuove prospettive a chi crea nuova impresa ma anche per aiutare il mondo produttivo e commerciale tradizionale a esprimersi in maniera nuova e a rigenerarsi.

Patrizia Di Dio