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7 giugno, 2019

Edizione n.6 del Forum Donne motore della ripresa: Al centro dell’Europa di domani

L’8 maggio si è svolto a Roma il 6° Forum nazionale Donne motore della ripresa, evento organizzato da Terziario Donna Confcommercio, l’Organizzazione rappresentativa delle imprenditrici, lavoratrici autonome e professioniste del Commercio, dei Servizi, del Turismo, delle piccole e medie imprese associate a Confcommercio-Imprese per l’Italia.

Questo forum annuale si sta configurando sempre più come un appuntamento periodico e importante per riflettere insieme alle istituzioni e alla politica sull’economia del futuro, sui modelli di sviluppo sostenibili e sulle nuove prospettive imprenditoriali.

Il tema di quest’anno, riassunto nel titolo “Al centro dell’Europa di domani”, prende spunto dalla necessità di riflettere su un’Europa da difendere ma da cambiare. Ci ha garantito, e ci garantisce pace, democrazia, libertà, benessere, prosperità e cultura. Ma è ancora un’Europa a due, se non più, velocità: livelli di crescita diseguali, condizioni sociali troppo differenti, accesso ai diritti limitato.

Il Forum è però soprattutto l’occasione per parlare e riflettere sulle donne: il mercato in Europa è cambiato e le donne fanno sempre più la differenza nel mondo del lavoro. Le imprese femminili sono in aumento, come emerge dallo studio di Unioncamere ma la lotta per i diritti è ancora necessaria. Nella politica e nell’impresa le donne sono ancora sottorappresentate e guadagnano in media il 16% in meno degli uomini in Europa.   

Le donne sono un elemento essenziale della ripresa e allo stesso tempo elemento centrale della comunità europea.

Essenziale perché le donne possono essere il motore della ripresa. Hanno mostrato di riuscire a reggere meglio i contraccolpi della crisi: le imprenditrici sono infatti riuscite in molti casi a trasformare la crisi in una vera e propria opportunità, cogliendo gli spiragli di ripresa apertisi in nuovi settori, come il turismo, e in nuovi mercati, rivoluzionando o riorganizzando la propria azienda. Hanno anche tirato fuori una capacità di messa in discussione, di ripensamento del modo stesso di fare impresa, di innovarsi.

Centrale perché i diritti dovrebbero essere una questione prioritaria della politica: nella condizione femminile c’è il grado di civiltà di un Paese. Vale per ogni Paese Europeo, vale per l’Italia. Secondo il Word Economic Forum il nostro Paese è primo al mondo per iscrizioni femminili all’Università e rimane ultimo in occidente per partecipazione femminile al mercato del lavoro. Non si tratta di un tema di genere ma di un tema di giustizia sociale.

Secondo Eurofound il costo dell’Italia per questa sottoutilizzazione è pari a 88 miliardi di euro, il 5,7% del Pil, il 23% di tutta la ricchezza persa in Europa.

Eppure i numeri mostrano la potenzialità: oltre 3 milioni di addetti trovano lavoro all’interno delle 1,3 milioni di imprese femminili.

L’aspetto su cui bisogna concentrarsi è che in futuro più equità e pari opportunità potrebbero consentire di occupare più donne, e questo potrebbe garantire maggiore benessere per tutti. La UE stima che da qui al 2050 la maggior parità di genere potrebbe determinare dieci milioni e mezzo di posti di lavoro in più, con una crescita dell’economia tra 1.950 e 3.150 miliardi di euro.

L’EU persegue tra i suoi obiettivi la parità tra uomini e donne nelle posizioni decisionali, nelle opportunità e nell’accesso al mercato del lavoro. Promuove condizioni di lavoro equo, anche nell’obiettivo concreto di realizzare l’eguaglianza nelle retribuzioni. Punta infine a far raggiungere a uomini e donne l’equilibrio tra ufficio, lavoro e vita.

Proprio su questo equilibrio, e sui temi importanti della protezione sociale e dell’inclusione, tutta l’Europa si dice favorevole però le soluzioni sono insufficienti. Il lavoro di cura e di assistenza frena ancora la partecipazione femminile al mercato del lavoro: la limitatezza o mancanza di servizi ha conseguenze significative sull’occupabilità delle donne. Nonostante gli studi avanzati, le motivazioni e il desiderio di affermazione di sé, le donne sono relegate al ruolo di “percettore di reddito secondario” e a loro ancora tocca di occuparsi dei lavori di cura della famiglia che invece dovrebbero toccare sia a donne che a uomini in misura paritetica. Così le donne spesso rinunciano a lavorare fuori casa.

Il paradosso è che il lavoro femminile, non la sua assenza, può diventare un fattore di spinta delle nascite. La realtà, in Europa ma soprattutto in Italia, è che gli interventi verso la famiglia sono scarsi e insufficienti, complessivamente incoerenti, diseguali per categoria lavorativa e rapporto di lavoro, per area territoriale (nord-sud, città-provincia).

Occorrono misure concrete per migliorare le misure per la famiglia e la conciliazione fra vita e lavoro. Purtroppo le scelte politiche in Italia non vanno spesso in questa direzione: la legge di bilancio 2019 non ha per esempio prorogato il voucher per l’acquisto servizi di baby sitting ed i contributi per i servizi per l’infanzia che, con legge di bilancio 2016, era stato esteso anche alle lavoratrici autonome ed imprenditrici per il 2017 e il 2018.

Terziario Donna ha proposto lo sgravio fiscale delle spese sostenute dalle imprenditrici per l’aiuto domestico. Il nostro Paese non offre adeguate politiche familiari e di welfare. E questa proposta non è solo fiscale ma è una “azione positiva” per favorire quell’attuazione di principi di parità e pari opportunità tra uomini e donne auspicata dall’Europa.

Bisogna fare di tutto per favorire il lavoro femminile, e questo significa anche spingerlo verso l’imprenditoria. In Italia 7 donne su 10 scelgono il settore terziario per creare impresa: sostenere lo sviluppo dell’imprenditoria femminile dà libertà, emancipazione sociale, crescita economica. L’analisi delle circa 1.380.000 aziende al femminile ne mostra le potenzialità. Nel comparto dell’imprenditoria giovanile appare evidente che quelle femminili sono più incisive di quelle maschili.

La donna al centro della nuova Europa.

L’idea stessa di popolo e di nazione è cambiata: le donne hanno dato concretezza al senso di comunità e al concetto di cittadinanza, unitario e universale.

Coraggio, tenacia, pazienza. Sono qualità che le donne possiedono e sono caratteristiche per costruire la pace. Perché la pace è un processo, ma anche un’attitudine, e dove l’impegno e la presenza delle donne è forte, diviene più agevole raggiungere obiettivi di pace.

È necessario costruire un’Europa migliore, forte, solidale, sostenibile, più equa. Quella delle donne è una questione di equità, è una questione economica. È necessaria un’Europa con una economia nuova, sostenibile e prospera, con una democrazia solida, con una politica sociale che includa i deboli e quelli che restano fuori.  

Patrizia Di Dio