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28 giugno, 2019

Delegazione del Comitato Economico e Sociale Europeo a Palermo

Ambiente: delegazione del Comitato Economico e Sociale Europeo a Palermo per elaborare un parere sull’attuazione della normativa

Un esame effettuato nel 2017 ha evidenziato che in molti Stati membri l’attuazione della legislazione ambientale europea è lacunosa, frammentata e disomogenea e ciò costituisce un serio problema. La Commissione Europea ha chiesto di elaborare un parere esplorativo sul tema “Un ruolo più costruttivo per la società civile nell'attuazione della normativa ambientale”. Per raccogliere informazioni è stato deciso di condurre uno studio preliminare in loco in tre paesi diversi: Ungheria (Budapest), Francia (Strasburgo) e Italia (Palermo).

Lo studio è condotto dalla delegazione del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE): questa delegazione è formata dall’italiana Ester Vitale, presidente del gruppo di studio, dal francese Arnaud Scwartz, relatore, dall’ungherese Istvan Komoroski, correlatore, e dallo svedese Conrad Ganslandt, funzionario del Segretariato della Sezione Ambiente del CESE.

Il parere esplorativo si deve concentrare, tra l’altro, su argomenti di pertinenza generale, quali l’inquinamento atmosferico, i rifiuti e il ruolo delle PMI nell’applicazione della normativa ambientale, nonché sull'interazione tra le PMI e le autorità nazionali e locali.

Lo scopo è quello di avere il quadro più completo possibile delle attività delle imprese, associazioni, enti locali e dei comportamenti dei singoli cittadini e studiare il modo in cui potrebbero essere sostenuti meglio sia dalla legislazione europea sia dalla legislazione dei singoli Stati membri.

Infine il CESE si prefigge l’obiettivo di fornire idee e raccomandazioni concrete, e di suggerire modi per rafforzare il ruolo costruttivo della società civile nel quadro del processo di riesame dell'attuazione delle politiche e delle normative ambientali dell'UE.

La Confcommercio di Palermo il 29 e il 30 aprile ha avuto la prerogativa di accogliere la delegazione del CESE nell’unica tappa italiana. Durante i lavori, che ho avuto il privilegio di aprire, la delegazione ha incontrato sindaci, amministratori, imprese e associazioni, non soltanto siciliane: ha ascoltato le criticità che riscontrano nell'esercizio della loro attività e soprattutto i suggerimenti di soluzioni per facilitare una più ampia e più corretta applicazione di politiche che rispettano l'ambiente. Il mio intervento in qualità di presidente Confcommercio Palermo e di delegata nazionale per l’ambiente e la sostenibilità ha ribadito l’importanza della diffusione di una cultura di responsabilità promotrice di un’economia sostenibile e circolare.

Secondo le parole della presidente del gruppo di studio Ester Vitale, lo scambio di informazioni con gli interlocutori siciliani è stato molto utile e proficuo. Quello che è emerso soprattutto è la presenza di buone prassi in Italia e in particolar modo in Sicilia. È emersa una volontà condivisa di proseguire su un percorso virtuoso verso un’economia più rispettosa dell’ambiente.

Vale la pena riflettere su un dato: l’Italia anche per quest’anno mantiene il primato nell’ambito di quel modello economico circolare che negli ultimi anni sta progressivamente sostituendo il modello lineare “produzione-consumo-smaltimento”. L’economia lineare non è più una modello praticabile. La diffusione di un modello economico alternativo, l’economia circolare appunto, ha spostato l’attenzione sul riutilizzare, rinnovare e riciclare i materiali e i prodotti esistenti.

Secondo il rapporto 2019 sull’economia circolare il nostro Paese[1], con 103 punti, è sempre in prima posizione nelle classifiche europee dell’indice complessivo di circolarità, ovvero il valore attribuito secondo il grado di uso efficiente delle risorse, utilizzo di materie prime seconde e innovazione nelle categorie produzione, consumo, gestione rifiuti. Tuttavia l’Italia, in confronto alle valutazioni 2018, sembra aver perso il suo slancio. Al contrario altri Paesi europei hanno registrato risultati migliori, anche grazie al nuovo pacchetto di direttive approvato nel luglio scorso.

Questo ha dimostrazione che ancora c’è molto da fare. E in questo senso sicuramente sono interessanti i diversi suggerimenti su ciò che l’Europa potrebbe fare emersi durante gli incontri con la delegazione.

  • È stata posta l’attenzione sull’utilità e sulla convenienza che potrebbe rivestire una premialità verso i Comuni e le aziende virtuosi.
  • È stato auspicata la creazione di un rapporto più diretto fra la Commissione Europea e i soggetti che si dimostrano più sensibili verso i temi dell’ambiente, superando dove possibile livelli burocratici locali, regionali e nazionali.
  • È stata proposta la nascita di una maggiore sinergia fra aziende, associazioni ambientaliste ed enti locali: un dialogo più proficuo anche al fine di prevenire conflitti fra gli stessi.
  •  È considerato necessario creare figure professionali ad hoc, che siano specificamente preparate sulla salvaguardia dell’ambiente, sul risparmio energetico, sulla progettazione e sulla conversione, soprattutto con riguardo alle realtà più piccole.
  • È stata segnalata l’esigenza di una campagna di sensibilizzazione dei cittadini con la consapevolezza che senza un cambiamento culturale, qualsiasi intervento legislativo e/o amministrativo rischia di cadere nel vuoto.

 

I cittadini europei, sono convinti dell’esistenza di un solido collegamento positivo fra la crescita, l’occupazione e la sostenibilità. Questa maggioranza è matura e pronta a recepire i cambiamenti, ad assumersi la responsabilità della scelta.

È necessario che in Italia vengano recepite pienamente le politiche europee facendo partire i decreti per la riduzione dell’inquinamento atmosferico, per l’efficienza nell’impiego delle risorse e il trattamento dei rifiuti. Rimanere indietro rispetto all’Europa non significa solo perdere un primato, ma soprattutto un’occasione di rilancio economico fondamentale.

Patrizia Di Dio