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5 agosto, 2019

L’Unione dell’energia: verso piani energetici e climatici nazionali

L’azione di Greta Thunberg, l’attivista ambientalista svedese, ha spinto il movimento studentesco italiano ad aderire fin da subito alla campagna mondiale contro il riscaldamento globale partecipando ai Fridays for the future.

C’è un aspetto che colpisce in senso assolutamente positivo in questa storia: riguarda il fatto che una giovane donna è riuscita in poco tempo a suscitare grande interesse e entusiasmo, a trascinare quel mondo giovanile di cui lei stessa fa parte. E su un tema, quello dell’emergenza climatica, che riguarda il presente di tutti noi ma soprattutto il loro futuro.

L’attivista, nella sua recente visita a Roma, ha tenuto un discorso davanti al Senato italiano e ha incontrato papa Francesco, e ha partecipato a una manifestazione contro il cambiamento climatico insieme ai bambini e ragazzi romani, a piazza del Popolo.

Il mondo degli “adulti”, quindi le istituzioni e il mondo del lavoro e delle imprese, come rispondono? Bisogna riconoscere che l’Italia è tra quelle nazioni che più sta dimostrando sensibilità ai temi della qualità e della sostenibilità. Il nostro sistema impresa sta diventando competitivo e innovativo, promotore di un’economia che ha messo di nuovo al centro l’uomo e che è in grado di affrontare le sfide del futuro.

Alcuni dati raccolti a fine 2018 sono incoraggianti[1]:

Sono 345.000 le imprese italiane (il 24,9%% dell'imprenditoria extra-agricola, nella manifattura addirittura il 30,7%) che negli ultimi 5 anni hanno scommesso sulla green economy. Solo quest'anno circa 207 mila aziende hanno investito sulla sostenibilità e l'efficienza. Con vantaggi competitivi in termini di export (il 34% delle imprese manifatturiere eco-investitrici esporta stabilmente, contro il 27% delle altre) e di innovazione (il 79% ha sviluppato attività di innovazione, contro il 43%). La green economy fa bene anche all'occupazione: si contano già 2 milioni 999 mila green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’, il 13% dell'occupazione complessiva nazionale.

Ma il cammino è ancora lungo. E senz’altro ha come nodo fondamentale la domanda energetica globale: se è vero che è in diminuzione rispetto al passato, è altrettanto vero che comunque sarà in aumento sul lungo periodo.

A trainare la domanda sono soprattutto i Paesi in via di sviluppo. Mentre l'Europa si conferma leader globale nella lotta al cambiamento climatico. Nel quinquennio che si sta per concludere le politiche europee attuate hanno messo l'UE sulla strada giusta per abbracciare pienamente la transizione verso l'energia pulita, cogliendone le opportunità economiche, creando crescita e posti di lavoro e un ambiente più sano per i consumatori. Sono stati compiuti notevoli progressi in direzione di un'economia a basse emissioni di carbonio, sicura e competitiva.

L'efficienza energetica deve essere garantita in tutte le fasi della catena energetica, dalla generazione al consumo finale. Utilizzando l'energia in modo più efficiente, si può ridurre la dipendenza da fornitori esterni di petrolio e gas e contribuire alla protezione dell'ambiente. Con un indubbio vantaggio anche per i consumatori europei, con una riduzione dei costi sulle bollette energetiche.

L'unione dell'energia che l'UE sta costruendo servirà a garantire che l'approvvigionamento energetico dell'Europa sia sicuro, praticabile e accessibile a tutti. Ci sono dei settori strategici in cui bisogna continuare a investire sia in senso normativo che finanziario con investimenti pubblici e privati per incentivare l’uso più saggio dell'energia e misure efficaci.

Secondo le nuove regole sulla governance dell'Unione dell'energia, ai paesi dell'UE è richiesto lo sviluppo di piani energetici e climatici nazionali integrati che coprano cinque dimensioni per il periodo dal 2021 al 2030. Queste cinque dimensioni sono assolutamente prioritarie, e sono così indicate e specificate[2]:

  • Sicurezza, solidarietà e fiducia: lavorare a stretto contatto con gli Stati membri per diversificare le fonti di energia europee e garantire la sicurezza energetica.
  • Un mercato interno dell'energia pienamente integrato: l'energia dovrebbe fluire liberamente in tutta l'UE, senza barriere tecniche o normative. Ciò consentirebbe ai fornitori di energia di competere liberamente e promuovere l'energia rinnovabile fornendo al tempo stesso i migliori prezzi dell'energia.
  • Efficienza energetica: Migliorare l'efficienza energetica per ridurre la dipendenza dell'UE dalle importazioni di energia, ridurre le emissioni e stimolare l'occupazione e la crescita.
  • Azione per il clima: decarbonizzazione dell'economia. Mettere in atto politiche e legislazione per ridurre le emissioni, spostarsi verso un'economia a basse emissioni di carbonio e rispettare gli impegni dell'UE nei confronti dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.
  • Ricerca, innovazione e competitività: sostenere la ricerca e l'innovazione nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio e di energia pulita che possono rafforzare la competitività dell'UE.

Le grandi questioni mondiali da affrontare, l’efficienza energetica e la lotta ai cambiamenti climatici in primis ma anche la lotta all’inquinamento delle acque, dei mari e dei suoli, vedono l’Unione Europea in prima linea.

Stiamo assistendo ad una rivoluzione verde che ha come obiettivo lo sviluppo di policy di sostenibilità e di modelli di economia circolare (produzione-consumo-riciclo), e la difesa della biodiversità. E l’Europa, non solo sta compiendo importanti passi avanti ma sta assumendo in modo saldo un ruolo di responsabilità e di guida aprendo la strada per gli altri paesi.

Questo ruolo di leader per lo sviluppo dell’ideologia della sostenibilità è la migliore risposta che si può dare ai milioni di ragazzi scesi in piazza per tutelare il pianeta dove devono vivere.

Patrizia Di Dio