826 Patrizia Di Dio Articoli
1 ottobre, 2019

Economia, management e sostenibilità

Negli ultimi anni si sono moltiplicati corsi di laurea e master per formare professionisti in grado di pensare e gestire programmi per promuovere la pace, combattere la povertà, tutelare ambiente e popoli: in una sola parola, preparare i futuri “manager della sostenibilità”. Si tratta di una professione ancora agli albori, ma in forte ascesa.

Ecologia, sostenibilità ambientale e sociale sono e saranno sempre più le parole chiave su cui imprese pubbliche e private dovranno concentrarsi e investire, e per cui si apriranno ottime prospettive occupazionali.  È un processo già in atto che vede nascere figure capaci di gestire le politiche sociali e ambientali delle organizzazioni per orientarle verso scelte etiche e consapevoli, che premino non solo in termini di profitto, ma anche di equità.

Il mondo del lavoro ha bisogno di questi nuovi professionisti dell’innovazione sociale, che devono saper ideare e sviluppare strategie per soddisfare bisogni sociali, intervenire su spreco di risorse e emergenze ambientali, offrire soluzioni su marginalità e aree di disagio.

Il manager dello sviluppo sostenibile deve avere una formazione poliedrica e interdisciplinare, dall’economia alla sociologia, dalla comunicazione al marketing. Questa figura professionale diventerà sempre più necessaria in quelle aziende private che investono nella responsabilità sociale di impresa e che valorizzano la propria immagine di sostenibilità.  Ma anche nel settore pubblico c’è bisogno di un forte cambiamento e dell’innesto di manager che possano portare innovazione sociale nell’accoglienza e nell’assistenza.

Il modo di gestire le imprese, ma anche le organizzazioni sia profit che non profit, ha sempre più spesso la necessità di essere “contaminato” da elementi che consentano alle persone che vi lavorano di poter creare le condizioni reali di sostenibilità.

In quest’ottica non sembra più impossibile, anzi è auspicabile, avvicinare due mondi, da un lato quello non profit e dell’altro quello profit, e fare in modo che attraverso un confronto ed uno scambio continuo, si generi un nuovo modo di interpretare l’economia.

In una realtà in cui le azioni di corporate social responsibility stanno assumendo un’importanza sempre più strategica nella gestione dei processi organizzativi, le imprese devono saper dialogare con un contesto sociale spesso distante dagli obiettivi di business. D’altra parte al mondo non profit, per lo meno in Italia, mancano le competenze per dialogare con il mondo economico, e per crescere e strutturarsi in modo da garantire una costante capacità di generare valore sociale.

Il mondo non profit dovrebbe acquisire le competenze manageriali apprendendole dal mondo aziendale, e allo stesso modo il mondo delle imprese, analizzando ciò che accade all’interno delle organizzazioni di volontariato potrebbe uscire dal proprio solco e sperimentare soluzioni efficaci ed alternative all’interno delle organizzazioni aziendali. 

Proprio dallo scambio tra questi due mondi, quello economico e quello sociale, si arricchisce la figura del Manager dello sviluppo sostenibile.  Per riuscire ad apportare un nuovo approccio manageriale deve poter disporre dei contributi e delle esperienze delle organizzazioni aziendali e non profit: solo la sperimentazione di approcci differenti a problemi simili e l’arricchimento dato del confronto può far nascere un vero e concreto management sostenibile.

L’esigenza di formare i giovani è così sentita e urgente che ad esempio la società Tecno, un gruppo specialistico nelle soluzioni di risparmio energetico per aziende fondato nel 1999, affiancherà l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli nella realizzazione del nuovo corso di laurea magistrale in “Economia management e sostenibilità”, che partirà ad ottobre di quest’anno. Questo tipo di approccio vincente ha già conseguito esiti positivi: la società Tecno è stata partner anche nel corso di laurea triennale di “Economia aziendale e green economy”[1].

Questo tipo di percorso didattico altamente specializzato viene solitamente progettato insieme alle aziende proprio per venire incontro in maniera più innovativa possibile alle esigenze di un mercato del lavoro in continua evoluzione.

Sebbene oggi potrebbe sembrare una normalità scontata, vale la pena richiamare queste buone prassi e portare all’attenzione questi esempi virtuosi. La sinergia tra mondo del lavoro e mondo dell’istruzione e della formazione è fondamentale per il futuro delle nuove generazioni e purtroppo nel nostro Paese non è a tutt’oggi una prassi consolidata.

Ci si sta muovendo sempre più in questa direzione ma è necessario incentivare il dialogo fra i vari attori sociali, istituzione, scuole, università, imprese, industrie e organizzazioni affinché siano previsti gli scenari futuri e possano essere messe in campo le risorse, le correzioni e gli incentivi giusti per individuare e sviluppare le professionalità necessarie a quella società equa e sostenibile di cui si sente la necessità e che si cerca di instaurare.