742 Patrizia Di Dio Articoli
7 ottobre, 2019

Come favorire il decoro, la riqualificazione e la valorizzazione delle bellezze italiane?

La città di Palermo, come purtroppo moltissime altre città italiane, passa da un’emergenza all’altra, peggiorando di anno in anno la gravità della situazione e lo standard qualitativo dei servizi. Quello che viene chiesto a gran voce dalla maggioranza dei cittadini è di avere città decorose, pulite, e accoglienti per gli abitanti e per turisti che visitano il nostro Paese.

Il grande danno d’immagine che viene arrecato alle città italiane è legato a molteplici problemi, la cui soluzione però dovrebbe risiede nella capacità delle amministrazioni di gestire il bene comune e nel senso civico dei cittadini.

Come accade ormai da più di vent’anni la prima emergenza dei grandi comuni è l’emergenza rifiuti, che non si riesce a risolvere né a livello di amministrazione locale né nel dialogo con le amministrazioni regionali. E la stagione estiva appena conclusa ci ha ricordato come il problema cronico si acutizzi ad un tale livello che per la mia Palermo, ho parlato di una città assediata. Da uno studio di Confcommercio nazionale sui costi della Tari per ogni singolo grande comune d’Italia e dello standard di servizio erogato per lo smaltimento rifiuti emerge ad esempio che rispetto alla media nazionale i palermitani, da un lato, pagano una delle tariffe più alte ma dall’altro lato non hanno garantito lo standard di servizio, in buona compagnia con altri comuni siciliani, ma anche del resto della Penisola.

Ma se parliamo in modo evocativo di assedio, non può non venire in mente un altro dei grandi problemi che affliggono le città italiane, quello del dilagare di bancarelle abusive lungo i nostri più bei siti monumentali, archeologici, paesaggistici. È un fenomeno che interessa ogni città d’arte per tutto l’anno per poi riversarsi in estate nei luoghi di villeggiatura sui chilometri di coste italiane da Nord a Sud. E Palermo è un osservatorio prezioso per osservare questo fenomeno in quanto da anni la situazione è fuori controllo e va sempre peggio. Il primo obiettivo è ripristinare il decoro urbano contrastando nelle aree pubbliche con valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico.

Il problema non è l’esercizio di attività commerciali e artigianali in forma ambulante, ma è ravvisabile nella mancanza di regole, nell’occupazione di luoghi assolutamente non idonei, nell’abusivismo e nell’aumento eccessivo di commercio ambulante in luoghi di bellezza. Inoltre il più grande sconcio è rappresentato dalle bancarelle, dove la merce esposta è per lo più paccottiglia di importazione quando non anche contraffatta e illegale rappresentando una concorrenza scorretta per l’artigianato locale.

Il problema non è neanche il fatto che, come è noto, si tratta prevalentemente di venditori extra comunitari. Molto probabilmente sono vittime a loro volta, sfruttati da organizzazioni responsabili del dilagare di un’attività vietata nei centri storici e per cui sono previste sanzioni. Anzi questo dovrebbe far riflettere sulla questione ben più importante, umanamente, dell’accoglienza: bisognerebbe dare agli uomini e alle donne che fuggono da miserie, guerre, tragedie nella nostra terra, vere opportunità di lavoro e di vita più serena. Altrimenti queste persone saranno manodopera a bassissimo prezzo per commerci abusivi o illeciti, o traffici ancora più criminali.

Nel caso di Palermo le ordinanze in essere non sembrano aver risolto nulla e spesso sono eluse o gli ambulanti sfuggono ai controlli. Forse chiedere l’emanazione di una nuova e specifica ordinanza, non è risolutivo se non vengono aumentati e resi più rigidi e efficaci i presidi, i controlli e le sanzioni.

La riqualificazione estetica e funzionale dell’habitat cittadino non solo è una questione di primaria importanza ma anche e soprattutto una questione culturale. Il patrimonio artistico, ambientale, monumentale rappresenta le radici etico-culturali delle nostre comunità. Non attuare politiche di preservazione di questo patrimonio significa perdere quella bellezza che viene riconosciuta all’Italia, un Paese ricco di mille sfumature e crocevia di culture.

In questo senso va letto l’interesse che la Confcommercio ha mostrato al recupero e alla valorizzazione di Monte Pellegrino e delle sue bellezze paesaggistiche, promuovendo quasi tre mesi fa l’“acchianata” al santuario. Il gesto non è stato soltanto di devozione verso la patrona di Palermo, Santa Rosalia, che ha sul monte il proprio santuario. È stato anche un importantissimo richiamo di attenzione per la promozione e la valorizzazione del territorio. Come si può abbandonare totalmente all’incuria un luogo, il nostro “monte sacro”, definito da Goethe “il promontorio più bello del mondo?

Anche in questo caso si tratta di combattere l’incuria, il degrado e l’inciviltà, per restituire il monte e le sue bellezze paesaggistiche alla collettività e favorire anche lo sviluppo di un turismo religioso-culturale legato a Santa Rosalia. In provincia di Palermo esiste già l’Itinerarium Rosaliae, un percorso che collega l’Eremo di Santo Stefano di Quisquina al Santuario di Monte Pellegrino, una “via sacra” di 180 km istituita tre anni fa. Sull’esempio di altri famosi luoghi o percorsi di pellegrinaggio si dovrebbe lavorare per rendere più attraente, confortevole e più popolare questo percorso religioso e naturalistico che rappresentano una risorsa importante per la città di Palermo.

La cultura è un importante motore di sviluppo che può trainare vari aspetti produttivi, e creare sinergie tra settore pubblico e privato. L’aumento del turismo porta con sé investimenti nelle infrastrutture e nell’implementazione di servizi all’avanguardia nell’accoglienza e nell’assistenza con enormi ricadute positive sullo sviluppo dell’economia locale.

Senza addentrarsi troppo in una questione molto delicata che ruota intorno alle molte riforme della scuola degli ultimi anni, non si può non chiudere con una riflessione semplice ma non scontata: si sa, e forse si usa spesso come propaganda, che l’investimento più importante è nella formazione dei giovani. E in una nazione come l’Italia educare alla storia delle arti e dei paesaggi[1], come il grande storico dell’arte Cesare de Seta ha spesso ricordato, non è anacronistico ma quanto di più moderno si possa fare. Perché tutte le arti sono parte della nostra esperienza, e i paesaggi, sia quello urbano che quello naturale, nella loro meravigliosa varietà sono espressione della nostra civiltà e identità nazionale. Anche per questo si è recentemente sentita la necessità di inserire nuovamente l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole, che dovrebbe avvenire il prossimo anno.

Questo connubio, conoscenza e rispetto per il patrimonio di tutti, sono pilastri fondamentali della formazione dei futuri cittadini, per proiettarsi nel futuro e investire in quello sviluppo di cui l’Italia ha bisogno.

Patrizia Di Dio


[1] Cesera de Seta, “Perché insegnare la storia dell’arte”, Donzelli editore srl, Roma 2008.