820 Patrizia Di Dio Articoli
21 ottobre, 2019

Family business, la spina dorsale dell’economia

Molti di noi ereditano dai genitori e dai nonni molto più che il patrimonio genetico, ereditiamo le abilità, le professioni o le attività che i nostri antenati si sono sforzati di sviluppare nel corso della loro vita.  Spesso questo retaggio lavorativo diventa parte di chi siamo noi. Forse, cosa ancora più importante, riceviamo in eredità un’ispirazione.

Quest'anno non solo ricorrono i primi 40 anni della nostra azienda, ma possiamo festeggiare i 100 anni di una lunga storia di famiglia. La storia parte fin dai primi anni '20, quando il nonno materno comincia a lavorare in una piccola bottega del paese dove si vendevano stoffe, prodotti di merceria con accanto la sartoria, dove apprende il mestiere di sarto. A causa della forte emigrazione verso i poli industriali del Nord, il lavoro artigianale in un paese rurale siciliano risente della mancanza di clienti.  Così, prima il trasferimento a Palermo e poi nel 1964 e poi a Modena, dove i nostri nonni realizzarono un laboratorio artigianale conto terzi, cosiddetti “facon”, fino a metà degli anni ‘70. La ditta artigianale di produzione di abbigliamento femminile a Modena si chiamava GEMAR – dal nome della nonna Gentile Maria a cui era intestata l’azienda.

Il nostro destino parte già da lì. Ma la storia continua in un altro luogo e con una nuova avventura imprenditoriale, quando nel 1979 Nicola Di Dio, mio padre, costituisce la società Cida, continuando un’attività iniziata nel 1965. Il fondatore Nicola porta avanti l’azienda con la moglie Franca, coinvolgendo i figli. E oggi io e mia sorella continuano sulla strada avviata dai nostri genitori.

La nostra è forse una storia di riscatto perché siamo una famiglia che è riuscita a mantenere l’azienda al Sud, la nostra terra, e non solo a rimanere, ma anche far lavorare conto terzi i laboratori artigianali del Nord. Un’inversione di tendenza ma anche un ritorno.

Ma è anche una storia tutta italiana, perché dopo il secondo dopoguerra il lavoro, il risparmio e le famiglie hanno reso grande il nostro Paese, facendolo diventare una delle potenze industriali del mondo. E sono molte le piccole e medie aziende familiari che con il proprio lavoro e investendo i risparmi hanno dato occupazione, ricchezza, benessere, pur con le contraddizioni geografiche che sono tipiche della nostra storia.

Ogni azienda e ogni famiglia ha una storia più o meno lunga, un proprio fondatore, che ha saputo interpretare il momento storico e superare anche i momenti di crisi, delle relazioni da cui dipende spesso il successo. Le relazioni riguardano il legame d’amore che unisce le generazioni infatti unisce anche le aziende con il proprio territorio.  Anche se ormai è necessario guardare a mercati più lontani e più vasti, come quelli europei o mondiali.

Le imprese familiari rappresentano spesso la spina dorsale dell’economia, e questo non solo nel sistema economico italiano, ma anche in molti altri Paesi, come per esempio la Germania. Va sicuramente ricordato però che una Family Business è un attore economico particolare, perché unisce alla componente del settore di appartenenza, del mercato, dell’organizzazione, della struttura, anche alcune parti «private» che hanno un impatto altrettanto importante.

Proprio per questo, l’edizione di quest’anno del Family Business Festival -Laboratorio delle imprese familiari- svolta a Brescia dal 4 al 6 aprile[1], ha avuto tra gli obiettivi quello di far conoscere meglio uno dei pilastri della nostra economia.  La manifestazione ha evidenziato l’importanza che oggi rivestono tre dimensioni essenziali per le imprese familiari e non solo. La prima è quella delle relazioni: all’interno delle famiglie e delle famiglie con le imprese, tra le stesse imprese, tra aziende e istituzioni, tra Stati. La seconda dimensione ha a che fare con il contesto internazionale nel quale sono inserite. La terza dimensione è quella dei giovani, il futuro: bisogna conoscere e rinnovare continuamente il rapporto con i giovani, siano essi consumatori, collaboratori o membri delle famiglie imprenditoriali.

Secondo Philipp Sieger, del Centro di gestione familiare presso l'Università di San Gallo, le imprese familiari rappresentano un modello aziendale molto sostenibile, perché spesso sono dotate di riserve di capitali che possono proteggere l’azienda durante i periodi di avversità. Questo ha un benefico effetto stabilizzante sull'intera economia.

Ciò nonostante, le successioni rimangono uno dei maggiori problemi: se la complessità delle relazioni all’interno di un’azienda non viene gestita bene, da elemento di forza, diventa un elemento di rischio. Ma proprio il fattore relazionale è molto spesso una chiave di successo del business. È quanto emerge dalla ricerca Credit Suisse Family 1000 in 2018 pubblicata dal Credit Suisse Research Institute (Csri), un’analisi condotta su mille aziende familiari quotate in borsa, di cui 226 europee, messe a confronto con le performance finanziaria e borsistica di altre settemila imprese[2].

La ricerca evidenzia come il rendimento migliore delle aziende familiare è riscontrabile in ogni settore e in tutte le aree geografiche, benché con sfumature differenti. In Europa, per esempio, i 226 family business analizzati sono stati in grado di guadagnare in media il 4,7% l’anno in più, negli ultimi 11, rispetto alle aziende non a controllo familiare.

Anche in Italia è stato riscontrato che, a differenza della perdita media del 5% subita dai non-family business tra il 2006 e il 2018, le 27 aziende familiari esaminate hanno ottenuto una performance positiva del 5% annuo, con un vantaggio di dieci punti percentuali.

In cosa risiede il successo del family business? Secondo Stefano Vecchi, responsabile private banking e ad di Credit Suisse Italy, “questa tipologia di aziende punta a una crescita conservativa e tende ad avere obiettivi d’investimento di lungo termine. Fa meno ricorso al finanziamento del debito – non a caso le aziende familiari vantano una minore leva finanziaria – e gode di una maggiore flessibilità operativa, in virtù di un obiettivo d’investimento a più lungo termine”. Rivela anche che a questi elementi si aggiunge il fatto che sono meno dipendenti da fonti di finanziamento esterno.  

Ovviamente tutto questo non significa che i family business siano in grado di avere la meglio in tutte le fasi di mercato o che tutti siano uguali. Però la predisposizione di molte aziende familiari a focalizzarsi in modo prioritario sulla crescita a lungo termine si può misurare nel peso delle spese in ricerca e sviluppo sui ricavi e la crescita degli investimenti lordi.

Patrizia Di Dio