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11 febbraio, 2020

La cultura della legalità va oltre la lotta alla mafia

Quando si usa la locuzione “cultura della legalità”, subito sovviene alla mente la lotta alla mafia che lo Stato persegue senza sosta. Negli ultimi anni si è corso il rischio di utilizzare questa espressione come una strumentalizzazione del tema della lotta alla mafia, piuttosto che come una sempre attuale e incalzante necessità.

Non bisogna temere però di scadere nell’ovvio, perché è evidente che solo il promuovere e il diffondersi della cultura della legalità può rappresentare un’arma efficace per sconfiggere tutte le mafie. Ma bisogna anche ampliare lo sguardo perché la legalità non ha a che fare solo con la grande criminalità organizzata, ma anche con altri percorsi criminali che consideriamo probabilmente a torto meno pericolosi. In realtà nascondono ben altre insidie.

Sul territorio nazionale sono diffusi infatti diversi tipi di fenomeni di illegalità che vanno dalla piaga dell’usura e delle estorsioni, ai furti e alle rapine, dalla contraffazione alla pirateria, senza dimenticare abusivismo e corruzione. Tutti questi fenomeni hanno un grave impatto per l’economia e le imprese.

Più che in altre parti d’Italia, si riconosce che a Palermo il fenomeno dell’abusivismo e soprattutto della contraffazione produce concorrenza sleale e un sensibile danno tra le aziende. I dati contenuti nel rapporto di Confcommercio - Imprese per l’Italia, in collaborazione con l’istituto Format Research, fotografano bene il fenomeno.

Il report[1] sulla città metropolitana di Palermo ha messo a confronto i dati della città con quelli nazionali e quelli della macroarea del Sud. È emerso che la percentuale di consumatori che hanno effettuato acquisti di prodotti contraffatti, è pari al 30,8%, di poco inferiore al dato del Sud (32,9%) e in linea con l’Italia (30,5%). Il consumatore “illegale” è in prevalenza uomo (62%), dai 18 anni in su, ha un livello d’istruzione medio (per il 48%), è soprattutto operaio, impiegato e pensionato (per il 59,9%).

Ci sono due dati che colpiscono: il 74,9% dei consumatori palermitani è informato sul rischio di sanzioni amministrative, dato superiore sia rispetto alla media del Sud (66%) che all’Italia (66,8%).  E poi che a Palermo è sostanzialmente l’acquisto di prodotti contraffatti è legato alla difficoltà di non avere “denaro a disposizione” (69,4%, di poco inferiore al dato nazionale pari al 70%) e per la possibilità di fare un “buon affare” (59,3%, inferiore al dato nazionale).

Dalle interviste agli imprenditori palermitani del terziario emergono altro aspetto di sicuro interesse: benché sia in aumento la “percezione” del fenomeno della contraffazione, il 23,9%, è un dato comunque inferiore al dato nazionale pari al 34,8%). Al contrario la percezione del fenomeno della   corruzione è al 18,6%, di poco superiore al dato Italia. Preoccupante è la rilevazione che solo il 41,2% delle imprese di Palermo si ritiene danneggiato dall’azione dell’illegalità, percentuale nettamente inferiore sia al dato nazionale (66,7%) che al Sud (70%). Dall’indagine emerge infine come i danni maggiori alle imprese palermitane derivino dalla concorrenza sleale (69,6%, dato superiore rispetto all’Italia) e dalla riduzione del fatturato (20,9%, dato decisamente inferiore al dato nazionale).

Purtroppo le statistiche confermano che le ripercussioni economiche sul mercato sono in aumento. Ma non si devono sottovalutare altre ripercussioni come ad esempio i danni potenziali per i consumatori che comprano prodotti non a norma o i danni al mercato del lavoro visto che alcune pratiche illegali finiscono per favorire il lavoro nero, e infine i danni allo Stato causati dall’ evasione contributiva e fiscale.

Proprio per quanto detto, sembra più che mai necessaria la promozione della cultura della legalità.  Nella città di Palermo solo il 52% di consumatori ha visto campagne pubblicitarie contro la contraffazione, contro una media nazionale del 60,1%.

Bisogna ricordare come l’attività di Confcommercio si conferma da sempre orientata alla diffusione della cultura della legalità e dei valori del vivere civile.  In un paese come l’Italia, dove è stato stimato che ogni anno l’illegalità costa alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi, non si può abbassare la guardia.

Nella città di Palermo, nello specifico bisogna porre in atto tutte le azioni utili a stimolare acquisti legali, responsabili e “consapevoli”: l’illegalità altera il mercato, alimenta il “sommerso” e distrugge l’economia a discapito delle imprese sane.

In particolare bisognerebbe intervenire il prima possibile per sviluppare questa cultura partendo dall'attenzione verso i più giovani. Spesso la piccola criminalità, e i comportamenti illegali specie nei piccoli centri del sud Italia o nelle periferie delle grandi città, non nascono dal nulla e iniziano precocemente. Si annidano tra il disagio giovanile e la solitudine, la mancanza di prospettive e occasioni, la povertà e la depressione. Lo Stato, e quanti si riconoscono nella società civile, hanno il dovere di combattere questi fenomeni e parallelamente promuovere già nelle scuole campagne sulla cultura della legalità.

Patrizia Di Dio


[1] L’indagine è stata realizzata su un campione di circa 5.000 interviste (tra consumatori e aziende) effettuate tra l’8 e il 29 ottobre 2019.