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14 febbraio, 2020

Riflessione sull’importanza del commercio al dettaglio

I temi trattati a poche settimane dell’inizio dei saldi invernali dal Segretario Generale di Federazione Moda Italia - Confcommercio, Massimo Torti, intervenuto in diretta al Programma di Rai3 "Fuori TG", insieme ad un’altra ospite, Renza Barani, Vice Presidente di Federconsumatori nel programma, condotto da Maria Rosaria De Medici, andato in onda il 15 gennaio 2020 alle ore 12.25[1], sono stati temi di estrema attualità e di necessaria urgenza.

La crisi ormai quasi irreversibile che stringe come in una morsa i piccoli negozi al dettaglio ha bisogno di interventi sia sul piano legislativo che strutturale, oltre che di necessario cambio di passo degli stessi commercianti. Ma il problema non è, e non può ricadere solo sui commercianti.

Anche io ho più volte avuto modo di sottolineare l’importanza che il commercio al dettaglio riveste nelle nostre città, nei piccoli centri sicuramente ma anche nelle grandi aree metropolitane.

Le ripercussioni maggiori sono evidenti soprattutto nei centri storici dove la chiusura dei negozi ha spesso come conseguenza problemi di decoro urbano, pulizia e anche sicurezza. Lo spopolamento delle vie del commercio cittadino significa anche impoverimento per tutto il tessuto sociale. I piccoli e medi negozi di vicinato sono luoghi in cui si possono coltivare relazioni sociali e in cui l’acquisto si carica di esperienze nuove che coinvolgono l’acquirente a 360 gradi. La differenza in questo caso non la fanno le merci in vendita ma la professionalità del venditore, la sua capacità di offrire un servizio su misura e di instaurare un rapporto empatico con il cliente.

Se si vuole invece quantificare il problema da un punto di vista economico, bisogna riflettere su quanto costi in termini di introiti la contrazione del commercio al dettaglio per i Comuni e per le relative Amministrazioni. I mancati introiti si traducono ovviamente nell’assenza di adeguate risorse da investire in tutti quei servizi essenziali per la comunità e per il suo benessere.

Per capire quali siano i principali fattori della crisi dei negozi al dettaglio nel settore della moda, ma che riguardano anche altri settori, si possono osservare i dati espressi da Federazione Moda Italia.

La Federazione Moda Italia – Confcommercio ha promosso infatti un’indagine per il comparto moda, condotta da Format Research: nel 2019 due delle cause principali di crisi sono state la pressione fiscale (82%) e la burocrazia (67,1%). Ma fattori determinanti sono stati, e continueranno ad essere anche per il nuovo anno, la concorrenza sleale delle catene (57%) e dei colossi del web (51%).

Soprattutto quest’ultimo punto è molto controverso e richiede senz’altro interventi istituzionali perché l’e-commerce continua a viaggiare su un canale preferenziale dal punto di vista della tassazione. È urgente ormai una regolamentazione del web, meglio ancore se introdotte a livello globale, per far si che ogni operatore economico abbia le stesse regole.

In attesa di queste sospirate misure, non si può che applaudire all'introduzione dal 1° gennaio 2020 in Italia della Web Tax, la «tassa sui servizi digitali», fortemente sollecitata al Governo dalla Confcommercio. Questa tassa introduce un'aliquota del 3% sui ricavi dell'anno precedente dei colossi del web che hanno almeno 750 milioni di fatturato globale e 5,5 milioni di euro di incassi derivanti dall'online in Italia.

Il trend futuro sarà come è noto quello di un aumento degli acquisti online. Per affrontare il problema sarà necessario considerare due aspetti opposti e complementari.

La multicanalità potrebbe essere una delle soluzioni, dotandosi di un eventuale canale parallelo dell’e-commerce.

Ma principalmente i piccoli negozi fisici dovranno puntare sulla qualità, qualità del proprio servizio, delle scelte, della vendita assistita, della territorialità, della costruzione della vendita come una piacevole esperienza, cose che non si possono avere attraverso il canale online. È necessario puntare su percorsi di formazione su vendita assistita, marketing sensoriale e neurovendita. Senza dimenticare però di strizzare l’occhio alla comunicazione social che nell’era di internet è imprescindibile.

Il negozio di fiducia, quello sotto casa, quello tradizionali, è un luogo rassicurante per il cliente dove può controllare il prezzo e la qualità del prodotto. Inoltre, in periodo di saldi come questo, offre la garanzia di quale variazione effettiva ci sia stata sui prezzi.

Chi sta dietro un banco, e non distante e anonimo dietro un pc, c’è sempre! Non solo per accoglierti con un sorriso ma anche a garanzia dei tuoi acquisti.

Patrizia Di Dio