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16 marzo, 2020

PMI: non possiamo essere abbandonati

Noi siamo le micro, piccole e medie imprese che responsabilmente, senza isterie, compatte, unite, abbiamo fatto subito quello che ci è stato chiesto e che si doveva fare, ma la verità è che stiamo vivendo un incubo, un momento tanto drammatico quanto surreale, di cui ancora non possiamo vedere la fine. Nei decenni passati abbiamo affrontato e saputo superare tutte le crisi. Ce l’abbiamo fatta fin qui e abbiamo di fatto sostenuto il Paese, pur avendo perso migliaia di aziende. Eppure il sistema Paese ha retto grazie a noi, che siamo l’ossatura economica del Paese.

Stavolta, però, non è una crisi economica.  Stavolta si tratta di un’emergenza senza precedenti economica e sanitaria, un’emergenza paragonabile solo agli effetti di una guerra. Ma stavolta non possiamo farcela. Stavolta siamo azzerati. Da soli non ce la faremo. Abbiamo bisogno del Paese e occorre fare tutto quello che deve essere fatto perché se moriamo noi muore l’Italia.

Poche ore fa è stato varato il decreto “Cura-Italia” e il presidente Conte ha annunciato in una conferenza stampa, a seguito di un Consiglio dei Ministri fiume durato moltissime ore, che questa “è una manovra economica poderosa: non abbiamo pensato e non pensiamo di combattere un’alluvione con gli stracci. Stiamo cercando di costruire una diga per proteggere imprese famiglie lavoratori”. Ha poi proseguito dicendo che sono stati stanziati subito “10 miliardi a sostegno dell’occupazione e dei lavoratori per la difesa del lavoro e del reddito affinché nessuno perda il posto di lavoro a causa del Coronavirus. Questo è un primo intervento per marzo, poi torneremo per le scadenze di aprile attraverso la probabile estensione e modulazione del meccanismo dei ristori che stiamo definendo e sarà oggetto del decreto di aprile”. Non possiamo che salutare positivamente questi provvedimenti, essendo messo in conto nella manovra che i soldi stanziati nell’immediato (circa 25 miliardi) costituirebbero soltanto il volano per ben altra cifra, ossia 350 miliardi provenienti dall’Europa. L’Italia vuole essere di esempio e guida per gli altri Paesi nella gestione di quest’emergenza non solo dal punto di vista sanitario, ma anche e soprattutto economico.

Non posso che ricordare che per poter ripartire e continuare a essere quella parte fondamentale del PIL del nostro Paese, noi, le aziende diffuse, il mondo delle partite IVA, dobbiamo essere aiutate. Lo Stato ha il compito di metterci nelle condizioni di ripartire, a salvaguardia delle aziende e dei posti di lavoro che noi garantiamo. Quando finiranno gli ammortizzatori sociali per i lavoratori, dobbiamo adoperarci perché siano le aziende a continuare a dare i milioni di posti di lavoro che finora abbiamo garantito e che si rischia di non avere più. Garantire le aziende significa garantire anche i lavoratori.

Intanto con il decreto legge odierno il Governo ha individuato le prime emergenze cui dobbiamo fare fronte: garantire tutele ai lavoratori, con la cassa integrazione estesa a tutti i settori produttivi e a tutte le imprese e un sostegno per gli autonomi, i professionisti e le partite Iva, liquidità per 350 miliardi garantita alle imprese, interventi per sospendere versamenti di tasse e contributi. Lo accogliamo favorevolmente certi che si tratti di un primo, fondamentale, passo che servirà per affrontare questo primo periodo, ma vogliamo credere alle parole del presidente anche quando si dice consapevole del fatto che queste misure non sono ancora sufficienti e che il Governo “risponderà presente anche domani” predisponendo “misure per il tessuto economico e sociale fortemente intaccato” dall’emergenza “con un piano di ingenti investimenti”. Ci vogliamo credere perché occorreranno davvero nuove misure per aiutare le aziende e non potremmo farcela se venissimo abbandonati.

Non si tratta di lasciare indietro qualcuno, ma è in gioco il futuro dell’intero Paese. A maggior ragione per il Sud che già vive una situazione di arretratezza e di fragilità e di bassissima occupazione.

Mi auguro che presto potremo tirare un sospiro di sollievo innanzitutto per l’emergenza sanitaria e poi per quella economica. Sono fiduciosa che ne usciremo più forti e uniti di prima e voglio concludere con le parole del Presidente Nazionale di Confcommercio Carlo Sangalli che questa mattina in un’intervista rilasciata per La Verità ha detto che “oggi è tempo di presentarsi come un Paese unito […]. Oggi bisogna attutire l’impatto economico e sociale dell’emergenza: risarcire i danni e supportare la liquidità delle imprese e il reddito di chi lavora. Al contempo bisogna preparare le condizioni per ripartire con mirate operazioni di sostegno alla domanda e mettendo in moto buoni investimenti pubblici. Anche a livello europeo”.

Non possiamo fare previsioni, sicuramente servirà un anno e più per rimetterci in carreggiata, quindi adesso fiduciosi e compatti guardiamo all’attuazione di questo provvedimento e attenderemo quelli futuri, ribadendo a gran voce che non possiamo e non dobbiamo essere lasciati soli perché soltanto con l’aiuto dello Stato possiamo farcela non solo adesso, ma soprattutto dopo, a emergenza finita, quando davvero si faranno i conti di questa situazione senza precedenti.

Patrizia Di Dio