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20 aprile, 2020

Slow: nuova mentalità per un’Italia nuova

Qualche giorno fa sono stati resi noti i dati di “Congiuntura Confcommercio” circa il primo trimestre in Italia, registrando una riduzione dei consumi del 10,4% rispetto allo stesso periodo del 2019, per effetto del disastroso mese di marzo (-31,7%). La stima dell’Ufficio Studi Confcommercio parla di “dinamiche inedite sotto il profilo statistico-contabile, che esibiscono tassi di variazione negativi in doppia cifra non presenti nella memoria storica di qualunque analista”. E scendendo nel dettaglio si può vedere che riguardo l’accoglienza turistica abbiamo un -95% degli stranieri a partire dall’ultima settimana di marzo; riguardo le vendite di abbigliamento e calzature, attualmente, un -100% per la maggior parte delle aziende, ossia quelle non dotate di un e-commerce; e riguardo a bar e ristorazione un -68%, solo grazie alle coraggiose attività di delivery portate avanti con sacrificio e difficoltà. “Di conseguenza, le stime dell’Ufficio Studi indicano una riduzione tendenziale del Pil del 3,5% nel primo quarto del 2020 e del 13% nel mese di aprile” [1].

A tal proposito il Presidente Carlo Sangalli ha così commentato: “I dati di marzo confermano il crollo dei consumi e del fatturato delle imprese. Serve liquidità immediata senza burocrazia integrando le garanzie dello Stato con indennizzi e contributi a fondo perduto. Va inoltre pianificata attentamente la riapertura delle attività preparando i livelli sanitari, tecnologici e organizzativi perché il Paese appena possibile deve riaccendere i motori e ripartire in assoluta sicurezza” [2].

Un incipit di questo genere, che riporta dati così spaventosi, non vuole essere fonte di abbattimento, bensì uno sprone per rimboccarsi le maniche e trovare insieme delle soluzioni concrete per il nostro Paese che tanto amiamo. Dinnanzi a noi si erge uno sforzo titanico: ossia quello che va fatto per fare rinascere le imprese che in questo momento sono sospese e senza alcuna certezza e che avranno bisogno di tutti i progetti possibili da mettere in campo. Si deve parlare di questo. È necessario aprire gli occhi e guardare a tutti quei settori che fanno grande la nostra Italia e che sono la trama della nostra economia, sia in casa che all’estero. Si parla del 4 maggio come della data in cui si ricomincerà a lavorare. E nel frattempo, in questi due mesi, i beni di molti settori si stanno deteriorando, i prodotti tenuti chiusi nei nostri magazzini non avranno lo stesso valore e avremo perso parte del capitale investito in merce da vendere.

Sicuramente, come si legge dalle analisi citate inizialmente, tra i settori più colpiti troviamo il turismo e la moda. Il primo è un settore su cui si reggono intere regioni della nostra penisola, generando a cascata altri consumi. Il turismo, infatti, crea indotto anche in molti altri settori falcidiati da questa emergenza come la ristorazione, gli esercizi pubblici, lo shopping, i trasporti, la cultura (dai musei, alle visite guidate, ai siti archeologici). Il sud, in particolare, è più colpito economicamente e socialmente da tutto questo perché non possiede gli “anticorpi” necessari per poter resistere a lungo.

Abbiamo il dovere di pensare a delle soluzioni. Per esempio, per una regione come la Sicilia, che è stata colpita meno duramente dal virus, ma sta rispondendo ugualmente delle conseguenze, si potrebbe promuovere, come strumento di ripresa, il turismo locale, essendo un territorio più sicuro per quanto riguarda il rischio di contagio.

Passando, poi, alla moda, che è il mio settore imprenditoriale, credo che sia necessario ripensare più che mai alle modalità di vendita. Dobbiamo uscire dal fast shopping, per entrare in un’ottica slow. Ciò che è andato in crisi deve insegnarci qualcosa e non possiamo permetterci di dare al macero miliardi di merce, in un frenetico accumulo e in una forsennata produzione che peraltro tanti danni procura all’ambiente. Come si legge sulle pagine di Vogue Italia [3]: “lo stato di emergenza, dovuto al Coronavirus, induce a riformulare i tempi del sistema moda, dilatando la proposta, nonché la richiesta e il consumo. Possiamo, quindi, ipotizzare una limitazione di continue” produzioni di nuovi articoli e collezioni nel mercato, valorizzando i prodotti per una moda slow e più sostenibile.

Il concetto di slow shopping comprende inoltre tutto quello che amo sostenere: l’acquisto di prodotti di qualità, di design e di contenuti moda, la vendita assistita e il rapporto interpersonale, quella che io chiamo l’economia del nuovo umanesimo. Cominciamo a promuovere sempre di più lo slow shopping, intendendo per slow ciò che riduce l’impatto sull’ambiente per ripensare la fretta rituale nel consumismo, per fare acquisti sì, ma meno frenetici. Proponiamo acquisti lenti che meritano di essere assaporati, che meritano un racconto, una descrizione, che offrono design, originalità, significati culturali, qualità, esperienze ed emozioni di piacere. Questa crisi senza precedenti ha messo totalmente in discussione il sistema economico. Il ripensamento dei consumi servirà anche per superare tutti insieme la catastrofica emergenza economica e sociale che sta determinando quella sanitaria.

Deve passare con forza, da parte del consumatore, la consapevolezza che #lEconomiaSeiTu.

Ogni nostro acquisto può ritornare come moltiplicatore economico al nostro Paese se lo indirizziamo responsabilmente alle aziende italiane, verso i negozi di vicinato, scegliendo prodotti di qualità e made in Italy. Tutto questo, e lo stesso concetto di slow shopping, fa riferimento anche a quella che è la vera essenza dell’Italia, il Bel Paese, fatto di know how, cultura, tradizione, cura artigianale nella produzione, buon gusto, design, creatività. Un oggetto, un luogo da visitare o un capo di moda italiana che possiedono queste caratteristiche non sono fatti per essere fagocitati, ma per essere assaporati. Dobbiamo puntare a dare valore ai contenuti e a creare qualcosa di duraturo e iconico. Dobbiamo far rinascere l’economia puntando su ciò che rende unica l’Italia, su un nuovo peculiare modello di sviluppo: fatto di bellezza e di sostenibilità, di coesione sociale, di innovazione e tecnologia, di un nuovo Umanesimo.

Avremo bisogno del contributo di tutti per ricostruire il Paese nutrendoci di tutto l’amore e la passione per quello che facciamo, consapevoli che siamo stati e dobbiamo continuare a essere la vera grande forza del Paese. È questo che mi dà speranza. È questo che mi dà fiducia nel futuro, nonostante tutto.

Patrizia Di Dio