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9 giugno, 2020

Meeting virtuale tutto al maschile: Provenzano dice no

Il ministro Giuseppe Provenzano, domenica 7 giugno, dai suoi canali social tuona: «Me ne accorgo solo ora, è l’immagine non di uno squilibrio, ma di una rimozione di genere. Mi scuso con organizzatori e partecipanti, ma la parità di genere va praticata anche così: chiedo di togliere il mio nome alla lunga lista. Spero in un prossimo confronto. Non dimezzato, però»[1]. Questo tweet si riferisce a un meeting organizzato da un’Associazione che avrebbe visto partecipe il ministro come ospite principale di un dialogo tra sindaci ed esperti sul delicato e spinoso tema del ruolo delle città intermedie nella ricostruzione dell’Italia dopo la pandemia. Ahimè, il consesso virtuale pianificato vedeva tra i suoi molteplici interlocutori soltanto figure maschili.

La cosa non è passata inosservata e il ministro Provenzano ha deciso di venire meno alla sua partecipazione parlando appunto di una «rimozione di genere». Ritengo importante l’uso di questa locuzione perché in questo caso, come in molti altri, avviene un processo secondo il quale, il più delle volte in maniera totalmente inconsapevole, le donne “semplicemente” non vengono prese in considerazione. Non c’è uno squilibrio o un mancato ipotetico numero da centrare, ma c’è proprio una rimozione della parte femminile nel dibattito. Questa rimozione è un grave “deficit di democrazia” che vede la presenza femminile costantemente sottorappresentata nei luoghi privilegiati della rappresentanza politica, istituzionale (sia nazionale che locale), ma anche, per allargare lo spettro, nei consigli di amministrazione di enti e imprese, costituendo ancora oggi una lacuna volta a mantenere intatti gli equilibri di genere consolidati.

Un tema simile non può e non deve essere etichettato come qualcosa che “riguarda le donne” o che è solo “per donne”, perché è invece qualcosa che riguarda tutti indistintamente, uomini compresi, anzi gli uomini possono battersi ancor di più per questa causa, riconoscendone l’importanza.

Queste le condivisibili parole della giornalista Laura Onofri, commentando l’episodio di questi giorni, sulle pagine del Corriere: «La cultura si cambia anche con piccoli gesti, anzi forse sono quelli che servono di più. […] Vogliamo fatti concreti e quello di Giuseppe Provenzano lo è, e affermare che organizzare un convegno di soli uomini equivale a una rimozione di genere è così inedito e clamoroso se detto da un uomo che siamo sicure farà riflettere i futuri organizzatori di convegni, tavole rotonde, seminari. Che spesso rimangono stupiti di fronte alle proteste femminili, la loro reazione immediata, e spesso anche in buona fede, è affermare che non avevano affatto prestato attenzione all’assoluta mancanza del genere femminile. L’abitudine a essere quasi sempre tra soli uomini fa diventare “normale” quello che invece “normale” non è. Intanto speriamo che sull’onda del ministro del Sud molti altri lo seguano e che la disuguaglianza dell’opinionismo venga annullata perché non è solo una questione di democrazia, perché è importante che esista sempre un punto di vista diverso, anche femminile, ma soprattutto perché le ragazze che assistono a una conferenza di soli uomini si convinceranno che per quanto brave, competenti e preparate saranno sempre sfavorite rispetto ai loro colleghi uomini e questa discriminazione peserà sicuramente sulle loro scelte future di vita, di studio e di lavoro»[2].

Noi già da anni, con il gruppo Terziario Donna di Confcommercio, abbiamo introdotto il tema della democrazia paritaria che va ben oltre quello delle così dette “quote rosa”. Il problema femminile, infatti, non è meramente formale. È un percorso di garanzie, non di semplici “riserve” e riguarda l’intera società perché la scarsa presenza di donne ai vari livelli della vita economica, politica e sociale e nella governance di un Paese è, anzitutto, una questione culturale, la dimostrazione dell’arretratezza culturale di un Paese, una questione di civiltà, rivela una grave carenza di democrazia e pone un problema di legittimità dei risultati perché impedisce che si tenga pienamente conto degli interessi e delle esigenze di tutta la popolazione nel suo complesso.

Da anni mi batto per un cambiamento culturale che parta dagli uomini, affinché costruiscano una rete contro la disparità di genere. Perché il necessario cambiamento oggi deve passare soprattutto attraverso gli uomini, affrontando un percorso culturale e di consapevolezza simile a quello che ha portato le donne all’emancipazione. Perché le leggi in molti casi ci sono, ma il problema è in particolare educativo e non legislativo. Chiediamo agli uomini un impegno concreto, un cambio di passo. Dove le leggi non riescono ad arrivare, possono invece fare la differenza la cultura e l’informazione. E la voce delle donne da sola non basta. Accanto alle donne devono esserci gli uomini. Non devono parlare le donne della questione di parità di genere. Le donne questa disparità la subiscono. Occorre una rivoluzione culturale. Chiediamo agli uomini di esserci, di prendere posizione pubblicamente, chiediamo agli uomini di scendere in campo in prima persona per una società più giusta.

Proprio il momento di grave emergenza economica impone di sostenere un tema come la democrazia paritaria. Come esponenti di confcommercio non è una distrazione dai nostri compiti più strettamente riconducibili alla nostra rappresentanza. Infatti, per noi, non si tratta di una rivendicazione di genere, ma di una vera e propria strategia di politica economica. È l’attuale crisi che impone di concentrarsi con maggiore attenzione sulla questione femminile e sull’utilizzazione delle competenze e della “visione” delle donne, “capitale dormiente” della società, una risorsa fondamentale per rimettere in moto il sistema economico del nostro Paese.

Per dare una svolta, possono fare la differenza la cultura, l’informazione e gli esempi. Come quello del ministro per il Sud Giuseppe Provenzano a cui va il nostro apprezzamento e la nostra stima. Il suo gesto vale più di 1000 convegni sul tema della parità di genere. Perché si sa che le azioni concrete trascinano più di tante parole.

Patrizia Di Dio