119 Patrizia Di Dio Articoli
23 giugno, 2020

Moda: è tempo di cambiamento!

“Può darsi che non siamo responsabili per la situazione attuale in cui ci troviamo,

ma lo diventeremo se non facciamo nulla per cambiarla”.

Martin Luther King

 

Tempo di cambiamento

Un cambiamento necessario in questa fase di post-lockdown e considerando tutto quello che l’emergenza sanitaria ha comportato, è quello del sistema moda. Dobbiamo, infatti, essere capaci di mettere in atto una rivoluzione capillare, non essere più succubi come siamo stati di un sistema sbagliato e dannoso, che ci porta a offrire prodotti invernali ad agosto, cosa assurda se pensiamo, ad esempio, che al Sud abbiamo davanti altri due mesi di mare, o a svendere capi pesanti già dai primi giorni di gennaio, quando il freddo è cominciato da appena qualche settimana.

Che senso ha tutto questo? Non sarebbe più saggio cominciare a seguire davvero le stagioni? Non sarebbe più sensato proporre capi che assecondino i tempi della “natura”?

Allora: approfittiamo di questo momento! Approfittiamo di questo momento per ridare valore a ciò che facciamo, per ridare valore alla moda, quella vera. Approfittiamo per eliminare lo spreco generato da acquisti che non hanno un valore e nemmeno una necessità e che creano danni all’ambiente che non possiamo davvero più permetterci. È necessario svincolarsi da un sistema che stritola il settore della moda. Cambiamo noi il sistema. Facciamoci promotori e propulsori di cambiamento, ripensando daccapo tempi e modalità delle nostre offerte, proponiamo un sistema più etico e sostenibile.

 

Educazione allo slow shopping

Da ora in poi è bene iniziare a educare il cliente alla “lentezza” dell’acquisto, a quella filosofia di slow shopping che ci rende liberi di assaporare l’acquisto, di rallentare la frenesia e la bulimia del comprare senza criterio, per riappropriarci della bellezza dei nostri acquisti. Quando si compra un capo lo si deve scegliere per la fattura, per il design, per l’emozione che riesce a suscitare. L’esperienza di vendita deve essere completa e piena di significati, non un momento di passaggio frenetico e senza sosta da un negozio all’altro che ci porta a incamerare abiti che dopo poche settimane sono obsoleti e vengono, così, presto sostituiti da altri, di solito quasi identici, che continuano a non appagarci. Se un capo è realmente bello, la sua bellezza costituisce il suo valore anche alla prova del tempo. Se, invece, un capo non dice nulla, allora forse dovremmo chiederci se vale davvero la pena acquistarlo o se, forse, non sia meglio tagliare il superfluo acquistando con maggiore consapevolezza.

Proponiamo lo slow shopping, puntando su una moda E un’economia che offrano emozioni e abbiano come base valori forti. Intendendo per slow ciò che riduce l’impatto sull’ambiente per ripensare la fretta rituale nel consumismo, per fare acquisti sì, ma meno frenetici. Proponiamo acquisti “lenti” che meritano di essere assaporati, che meritano un racconto, una descrizione, che offrono design, originalità, significati culturali, qualità, esperienze ed emozioni di piacere. La pandemia ha messo in discussione l’efficacia del modello economico finora imperante. Adesso tocca a noi.

I saldi, ad esempio, non sono sbagliati, ma andrebbero fatti nei tempi giusti, proponendo delle vere offerte di fine stagione e non la svendita di tutta la collezione, perché di questo si tratta e per di più quando la stagione dal punto di vista climatico è appena iniziata. “Saldo” non deve significare “svendita”, “disfacimento” e “svalutazione” di un capo, perché la moda è bellezza e la bellezza non si svende.

Questo incitamento a una modalità “slow” di acquisto non vuole essere un passo indietro, non vuole escludere tutte le possibilità che la contemporaneità ci mette a disposizione, come ad esempio la presenza online degli stessi negozi fisici, ma al contrario significa utilizzare tutti i mezzi che abbiamo a disposizione per generare un cambiamento positivo e un nuovo approccio all’acquisto. Anche il web, lungi dall’essere escluso, dovrà essere in chiave “slow”: penso a una vendita online, a chi non può recarsi in negozio ma potrà ricevere assistenza per la scelta degli outfit, per consigli di stile, per consulenza sulle taglie. Basta con le date di scadenza del sistema della moda, perché ci dobbiamo riappropriare di un nuovo senso del tempo e dello stile, liberi di dare il giusto valore alle nostre collezioni non più intrappolate nei vorticosi e troppo veloci ritmi di vendita di oggi.

La creatività e la bellezza, di cui la moda si nutre, non potranno più essere sacrificate sull’altare della vendita al prezzo sempre più basso e scontato. Prendiamo spunto da questo momento per dare vita al cambiamento, anzi essere noi stessi il cambiamento.

 

Saldi in Sicilia? Iniziamo a vendere “significati”

Andiamo ora alla situazione siciliana: come Confcommercio avevamo chiesto che i saldi venissero posticipati al 1° agosto dal momento che la stagione si può considerare appena cominciata, viste le riaperture avvenute solamente il 18 maggio, ma la Regione Sicilia ha ritenuto opportuno mantenere inalterata la data di inizio dei saldi fissandola al 1° luglio in contrasto con il resto d’Italia dove i saldi cominceranno, appunto, ad agosto.

Per la nostra azienda la scelta l’abbiamo fatta. Per la nostra azienda sarebbe cambiato ben poco posticipando la data all’1 agosto, perché abbiamo deciso di affrontare la sfida di un nuovo modo di concepire la vendita. Noi offriamo competenza, design, stile. Non possiamo permetterci che la crisi che si è abbattuta ferocemente su di noi passi invano e torni tutto come era prima. Ciò che è accaduto deve necessariamente segnare un cambio di passo, costringendoci a non fare più gli stessi errori del passato. Dobbiamo dire “stop!” alla bulimia di offerta, “stop!” ai tempi sempre più brevi per proporre il giusto prezzo, “stop!” alla banalizzazione del prodotto offerto che sminuisce l’intera offerta commerciale. Non solo, dunque, dobbiamo acquisire un nuovo senso del tempo, ma anche dare un nuovo senso alla nostra professionalità, al valore di quello che vendiamo e delle nostre scelte. Ecco perché io non voglio più vendere “prodotti”, ecco perché ho deciso di vendere “significati”.

Noi non vendiamo semplicemente capi, definiti dalla loro utilità. Vogliamo vendere “significati” che generano emozioni e senso. L’Italia deve volare su ciò che la rende unica.

La nostra è una collezione MADE IN ITALY e mai come in questo momento occorre far cogliere la differenza e la qualità della moda italiana, che deve esprimere la sua grandezza a chi è in grado di coglierla.

Vendere “significati” vuol dire vendere tutto quello che c’è dietro alla creazione di un capo, il motivo di quel capo, il suo stile, la sua qualità, la sua contemporaneità, la scelta che ne sta a monte, ossia valorizzare la donna facendola sentire più sicura e più bella. La scelta di un design che reinterpreti concetti iconici dalla nostra cultura famosa in tutto il mondo e conosciuta ovunque per la sua vocazione alla bellezza. Un design di “senso”, fatto di conoscenza, identità, storia, creatività, qualità, rispetto dell’ambiente, che si contrapponga all’economia basata sull’idea di dovere aumentare varietà e quantità dei beni abbassando i prezzi “non-importa-come”. Perché dietro quel “non-importa-come” si nascondono molto spesso effetti negativi sui beni per noi più preziosi: salute, qualità dell’ambiente, dignità del lavoro, relazioni umane.

Ho deciso di smettere di sottostare al “sistema moda”, alla vendita smodata e senza senso, fatta di offerte ipertrofiche e banali di cui non abbiamo bisogno e che ci portano solo a possedere cose in maniera anonima e indistinta, rendendoci tutti uguali. C’è bisogno di maggiore consapevolezza nelle scelte da parte di chi acquista e noi che realizziamo la moda e la vendiamo dobbiamo essere coloro che guidano il pubblico in questa direzione. Voglio spostare l’attenzione dalla domanda “quanto costa” alla domanda “quanto vale”.

Ecco perché i saldi che la nostra azienda farà saranno autentici, rappresenteranno sempre un’opportunità ma riguarderanno alcuni prodotti e non l’intera collezione: perché la collezione è frutto di impegno e di creatività che non meritano di essere svendute e sottostimate dopo pochi giorni dalla loro realizzazione.

 

Cambiamo: bellezza e valore al primo posto

Non è, insomma, questione di quando comincino o meno i saldi in Sicilia e nel resto d’Italia, ma di farci promotori di un cambiamento nel settore della moda, fatto di educazione all’acquisto emozionale e non compulsivo, pensato e assistito da chi fornisce informazioni, consigli e soluzioni, da chi vi faccia sentire coccolati e accolti, e così potremo partecipare tutti anche in termini di consapevolezza, responsabilità e sostenibilità, fattori imprescindibili che passano anche (e soprattutto) tramite l’indossare e ri-indossare più volte gli stessi abiti tenendo a bada il consumismo e la perenne smania di shopping senza un vero obiettivo di ricercare e indossare bellezza e stile, salvaguardando l’ambiente.

Facciamoci trascinare dalla bellezza e non dai tempi che il sistema economico ha prestabilito per noi. Cambiamo tutti insieme, perché ogni imprenditrice e ogni imprenditore può farlo, a partire dalla propria azienda. Perché dobbiamo ancora seguire un sistema che non ci rappresenta?

Ci siamo ritrovati cambiati, annientati dalle circostanze, ma questo nostro cadere non è un fallimento, lo sarebbe se rimanessimo lì dove siamo caduti. Perciò rialziamoci e cambiamo. Il cambiamento è iniziato, ci siamo dentro. Adesso tocca a tutti noi.

Patrizia Di Dio