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24 settembre, 2020

Un'impresa senza valori non ha valore

Papa Francesco ha preso una posizione netta sull’identità dell’impresa contemporanea: l’impresa deve essere prima di tutto civica. Deve mettere al centro le persone.

Chi fa intrapresa deve fare una scelta lungimirante, fatta di buon senso e di valori.

Nel documento (“Economicae et pecuniariae quaestiones – Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell'attuale sistema economico”) il Santo Padre afferma che “l'economia ha bisogno per il suo corretto funzionamento di un'etica amica della persona”. 

Papa Francesco spiega la sua visione dell’impresa attraverso parole semplici. L’impresa deve mettere le persone e le comunità al centro del suo agire. Così facendo, “rispettando la dignità delle persone e perseguendo il bene comune fa bene anche a se stessa”. La comunità in cui vive l’imprenditore è la sua famiglia, dove l’aiuto reciproco è la risposta alla competizione sfrenata tra uomini e tra imprese. Un non velato invito a sviluppare economia che potremmo chiamare di comunità oltre a reti di imprese, e a sviluppare l’associazionismo.

La mia conduzione del sistema ConfCommercio Palermo e Terziario Donna è improntata su questi principi, perché credo fortemente che al centro del sistema impresa debbano esserci la famiglia e le persone.

La distribuzione e la partecipazione alla ricchezza prodotta, la collocazione dell’azienda in un territorio, la responsabilità sociale d’impresa, il welfare aziendale, la parità di trattamento salariale tra uomo e donna, la riconversione generazionale, la conciliazione tra i tempi di lavoro e i tempi di vita, il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento dell’importanza dell’uomo rispetto alla tecnologia, il riconoscimento del giusto salario, l’umanesimo (o come mi piace dire, il womanesimo, per la sua coerente declinazione al femminile essendo le donne sensibili interpreti di questo modo di interpretare la propria impresa), la democrazia paritaria sono tutti elementi fondamentali che tengono viva la dimensione comunitaria e umana di un’azienda. E le danno significato civico.

E’ tornato sul temaPapa Francesco ribadendo come per la ripartenza dalla crisi è quanto mai necessaria una riconversione ecologica della nostra economia, perché diventi davvero espressione di cura, che non esclude ma include, che “non sacrifica la dignità dell’uomo agli idoli della finanza, non genera violenza e disuguaglianza, non usa il denaro per dominare ma per servire”.

Ed è quello che come Terziario Donna abbiamo voluto segnare nel Manifesto. Il nostro modello d’impresa riassunto nel punto 11 che fortemente abbiamo voluto e che ci fa da guida nel nostro agire e nella responsabilità di indirizzo che abbiamo come associazionismo: <Un’impresa senza valori non ha valore. La responsabilità sociale di impresa dà valore al nostro futuro>.

Il nostro gruppo esprime tantissime e preziose storie di sostegno, vicinanza, attenzione, gesti di solidarietà, amicizia e collaborazioni inter-impresa. Se la comunità di business in cui viviamo è la nostra famiglia, diventa più semplice evitare la competizione per abbracciare l'aiuto reciproco. Come succede nelle nostre famiglie di appartenenza, dove la crescita vera, quella che non crea esclusi e scarti, è il risultato di relazioni sostenute dalla cura per gli altri, non dalla smania di successo e dalla esclusione strategica di chi ci vive accanto. Il progresso tecnologico può rendere più veloci le azioni, ma per Noi di Terziario Donna è prerogativa imprescindibile mettere un supplemento di amore nelle relazioni e nelle istituzioni.

Da tempo portiamo avanti con il nostro manifesto i valori dei Economia della Bellezza, riconosciuta oggi come direzione di ricostruzione e ripartenza del nostro Bel Paese. Identità territoriale di cui dobbiamo riappropriarci se davvero vogliamo fare della crisi occasione di un cambiamento dei modelli economici nella direzione che ci indica Papa Francesco.

La contaminazione della visione dell’Economia della bellezza che è il dna delle imprenditrici del gruppo terziario donna di Confcommercio, mai come adesso, anno 2020 del Covid, diventa essenziale.

Abbiamo quanto mai oggi bisogno di bellezza, quella bellezza che cattura gli occhi e rimanda oltre, che ci spinge a ripartire, a riconquistare fiducia puntando alla identità stessa del nostro Paese. Come dicevano i greci Kalos kai agatos, il bello e buono, il bello è buono, etica ed estetica.