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12 aprile, 2021

La resilienza è un sostantivo femminile

«Ciò che non ti uccide, ti fortifica». La crisi ce lo sta insegnando ogni giorno.

Noi imprenditrici ed imprenditori lo stiamo vivendo nella nostra vita quotidianamente. Frastornati e sgomenti ma mai domi. Lottiamo ogni giorno per resistere in una crisi dominata dall’incompetenza e dall’improvvisazione. Ma malgrado tutto, continuiamo a rimboccarci le maniche e lottare per il futuro delle nostre imprese.

Perchè una donna imprenditrice lo sa che non c’è crescita dove non c’è cura.

Ma non basta resistere, l’imperativo anche in tempi di crisi per chi fa impresa è crescere.

Senza crescita non c’è futuro. E siamo ben consapevoli che la crescita passa da un diverso paradigma dell’economia che non è oggi più rinviabile. Un paradigma che metta al centro il fare, unico faro che l’impresa conosce.

Ma il fare deve coniugarsi guardando ai numeri, a quei numeri che ci consegnano che senza donne, o almeno senza che alle donne - che costituiscono più della metà della popolazione, sia data una vera chance di successo, non c’è futuro. Non si tratta di una battaglia per le donne, ma di un’evoluzione verso una democrazia paritaria, che ha poco a che vedere anche con le quote rosa, che per adesso restano tuttavia necessarie. La democrazia paritaria è necessaria alla ripresa.

Le donne costituiscono infatti il prezioso capitale sommerso da valorizzare e sostenere per restituire all’Italia una nuova chance. Abituate a lottare, ad affrontare la sfida del fare impresa, tanto più in tempi di crisi, proprio perché per loro, e da sempre, tutto è più difficile.

Le donne imprenditrici sono le prime vittime di questa crisi; devono essere il motore della ripartenza. E del resto è un dato inequivocabile: senza donne al vertice non solo non si cresce, ma non c’è futuro. In un momento di così drammatica crisi economica, parlare di governance al femminile può apparire quasi provocatorio, un atteggiamento elitario e “di parte” che non guarda ai reali problemi del Paese. Ed invece la classe imprenditoriale ha la responsabilità di cercare la soluzione e indicare come uscire dalla crisi. Ed è l’affermazione di un vero principio di parità tra uomo e donna che costituisce il volano determinante per il nostro sistema.

Le donne sono il 52 per cento della popolazione; e questa stessa percentuale dovrebbe esprimere il potere economico del paese, il “potere” di rappresentanza degli interessi del Paese.

E’ un tema di equità, ma è oggi – in piena crisi – un tema di opportunità.

La resilienza è un sostantivo femminile ed è certamente una soft skll che le donne allenano tutta la vita. Se ne vede il riflesso nelle tante imprese a guida femminile che stanno “riorganizzando” le loro attività, con una determinazione, un coraggio ed una intraprendenza che va premiata perché rappresenta il loro amore per questo Paese.

Sono tante le donne imprenditrici che nella crisi hanno reagito, riorganizzando il futuro delle loro imprese – e quindi dei loro dipendenti, delle loro famiglie.

Nel momento più difficile per l’economia del Paese, le imprenditrici femminili non mollano, scoprono aspetti inesplorati, vanno verso il trend del periodo anche con anticipo, sono attente al dettaglio, al prodotto di nicchia, sono naturalmente protese verso tutto quanto fa capo al settore dei servizi. Riorganizzano. Trovando dentro di sé la forza che nasce proprio dal senso di “protezione” del loro progetto di vita e di azienda.

Mettendo in campo la capacità di cura che distingue la leadership resiliente, che sa infondere sempre fiducia, sa dare il buon esempio, creando una squadra motivata ma attraverso rapporti orizzontali, con autorevolezza ma senza mai diventare autoritaria. Sa soffrire e consolare allo stesso tempo. Lavorando sul capitale umano della propria azienda, proprio come è abituata a fare investendo con il capitale umano della famiglia. 

Perchè una donna imprenditrice lo sa che non c’è crescita dove non c’è cura.