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31 luglio, 2021

Quale è il valore economico della bellezza?

Il sistema economico della bellezza, è stato stimato, contribuisce oggi al Pil italiano per il 17,2%, con 341mila imprese che fatturano oltre 682 miliardi di euro. 

Questo dato riflette le tre dimensioni che compongono l’ecosistema della bellezza italiano: il patrimonio storico, artistico e culturale, e quello naturalistico e paesaggistico; i servizi collegati (come trasporti e hospitality) e la produzione dei settori del Made in Italy guidati da logiche estetico-funzionali.

Le 341mila imprese rappresentano 8 settori produttivi – dall’agroalimentare alla moda, dal design all’automotive. A queste vanno aggiunti i luoghi di interesse da visitare: in Italia – rileva lo studio – c’è un museo, monumento o un’area archeologica ogni 50 chilometri quadrati e sono 128 milioni le persone che ogni anno fruiscono del patrimonio italiano. Questo è il patrimonio di bellezza che muove l’economia in Italia.

Porto avanti da tempo la visione di economia della bellezza in cui credo fermamente. E che va perseguita puntando proprio su bellezza e bene-essere che insieme si completano e si rafforzano. L’economia della Bellezza non riguarda infatti solo il lato estetico, ma la forma della comunicazione e gli obiettivi perseguiti nel fare impresa. Lo stesso Papa Francesco ha dato speciale importanza al tema attraverso la via Pulchritudinis (la via della bellezza): “Non basta che il messaggio sia buono e giusto. Deve essere anche bello, perché solo così arriva al cuore delle persone. Ed è esattamente quello che da anni facciamo”.

E non posso che compiacermi dunque che finalmente l’Economia della Bellezza sia diventata centrale nell’agenda del Paese, tanto da diventare uno degli obiettivi del Piano di Ripresa e Resilienza italiano.

Che finalmente si punti su un'economia basata sull'identità del nostro Paese, la storia, la creatività, la qualità, il rispetto dell’ambiente. E che si contrappone all’economia basata sull'idea di dovere aumentare varietà e quantità dei beni abbassando i prezzi "non-importa-come". Perché in quel "non-importa-come" si nascondono tutti gli effetti negativi sui beni per noi più preziosi, che sono la dignità del lavoro, la qualità dell’ambiente, la salute e le relazioni umane.

L’Italia è universalmente riconosciuta sinonimo di Bellezza nel senso di patrimonio culturale, artistico, monumentale, paesaggistico, ma anche di qualità di vita, nell’alimentazione, nel gusto e nella moda.

La ripresa della nostra economia non può non partire da questo immenso patrimonio materiale di Bellezza unito al patrimonio immateriale di Ben-Essere, per un nuovo modello economico.

Per questi motivi dobbiamo investire sulla bellezza delle città preservando le zone di particolare pregio, dal punto di vista dei beni architettonici e culturali, ma dobbiamo anche rispettare le tipologie delle strutture originarie anche per quanto riguarda le attività.

La bellezza italica non è solo uno stile, un insieme di artefatti, ma è anche (e forse soprattutto) una filosofia, molto diversa dalla visione francese di bellezza, centrata sul lusso, sull’esclusione. La nostra bellezza è di tutti, vive del piacere della condivisione, è intrisa di valori morali – kalòs kai agathòs – e soprattutto può rendere bella qualsiasi cosa sia rilevante, anche gli utensili quotidiani (come ha fatto il design made in Italy).

Il Talento dell’Italia è dunque la Bellezza e la Bellezza ha per gli Italiani un valore che va ben oltre il solo senso estetico, giacché è la nostra stessa identità. È storia, cultura e territorio, ma anche ricerca scientifica e avanguardia tecnologica, qualità dei prodotti e creatività progettuale. A ciò si aggiungono la ricchezza del patrimonio agroalimentare, la capacità di costruire relazioni empatiche ed eccellenza fatta di abilità e creatività. Una irripetibile pluralità che determina, nel suo insieme, quello “stile di vita” che il mondo intero ci invidia e tenta di imitare.

Questa Italia non può più attendere. Va riconosciuta, guardata con attenzione, raccontata con passione. Fatta crescere. Perché l’Italia è per il mondo Bellezza ed è su questo patrimonio su cui dobbiamo costruire ricchezza e futuro di impresa per le nuove generazioni.