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31 agosto, 2021

Per sostenere la ripresa puntiamo sulle soft skills delle donne

La globalizzazione, la tecnologia, l’espansione delle reti di scambio e commercio, l’automazione e l’aumento dell’intelligenza artificiale e nello stesso tempo la richiesta di sostenibilità e di lavoro green stanno cambiando il mercato del lavoro a ritmi rapidi che individuano le direttrici di futuro dell’economia. 

Le nuove generazioni si trovano a lottare contro una drammatica discrepanza tra competenze possedute e posti di lavoro disponibili. Ma devono ancora affrontare discriminazioni e pregiudizi sociali che pesano sulle scelte lavorative ma anche sulla valorizzazione del merito. 

La competenza, la creatività, l’intelligenza, la passione delle donne, quello che mi piace chiamare il ‘capitale sommerso’ del nostro Paese, costituiscono un’occasione importante per promuovere sviluppo sostenibile e crescita sociale.

Per sostenere la ripresa, bisogna quanto mai puntare su quelle soft skills che sono una riconosciuta caratteristica delle donne, quelle competenze trasversali fatte di flessibilità, adattabilità, problem solving, capacità di cura, predisposizione all’organizzazione di persone e di processi. Generare valore puntando sull’abilità a creare gruppi di lavoro coesi che funzionano, la capacità di sostenere lo stress o quella di saper svolgere più attività contemporaneamente.

Oltre le soft skills, è altresì necessario che le imprenditrici e gli imprenditori del futuro si attrezzino sul piano delle competenze oggi necessarie. 9 lavori su 10 richiederanno nell’immediato futuro competenze digitali. E purtroppo le donne non sono ancora abbastanza attrezzate per affrontare la sfida.

Serviranno competenze digitali e competenze in materia di sostenibilità, ma anche sempre più expertises preparate a difendere diritti di parità.

E, d’altra parte, la sostenibilità non può prescindere dalla valorizzazione di quel capitale umano la cui esclusione dal mercato del lavoro pesa negativamente sulla crescita del mezzogiorno d’Italia e non solo.

Ma insieme ad istruzione e formazione di nuove competenze per nuovi lavori, sarà anche necessario ripensare ai modelli di business, rivedendo i modelli organizzativi.

Sarà necessario re-orientare l’organizzazione del lavoro in modo che sia funzionale alla produttività delle imprese (che soprattutto nel Sud permane molto bassa), ma anche alle famiglie e soprattutto mettere in in campo misure efficaci di contrasto alla esclusione delle madri dal lavoro.

E soprattutto sarà necessario spostare l’asse dalla ‘garanzia’ al ‘merito’: promuovere le attitudini vincenti, premiare il talento, valorizzare il merito.

La valorizzazione delle donne da parte delle aziende servirà per competere maggiormente grazie alle soft skills delle donne oggi più che mai essenziali. Serve però che si affermi anche il diritto all’astensione lavorativa paritaria per entrambi i genitori, soprattutto attraverso una nuova cultura della condivisione paritetica tra un uomo e una donna degli impegni familiari e genitoriali. E servono misure che tutelino l’imprenditrice e la lavoratrice autonoma da impari condizioni rispetto anche alle garanzie delle lavoratrici dipendenti.

Come espresso al punto 16 del Manifesto del Terziario Donna: <Accettiamo la sfida dei mercati globali. Siamo deboli per combattere con altre armi. Mettendo al centro la persona e le sue emozioni, i suoi gusti, ed i suoi sensi. Valorizzando attitudini, premiando i talenti. Contribuendo con le nostre imprese a migliorare società ed ambiente>.