66 Vida Superadmin Articoli
13 settembre, 2021

PNRR : ultima occasione per la Sicilia

Un’Italia a due velocità, con un sud che cresce sino a 4 volte meno della media nazionale. Nel 2020, anno segnato dalla depressione pandemica, la ricchezza pro capite al Sud è stata di 18mila euro, contro gli oltre 34mila del Centro-Nord.

E per chi fa impresa, ‘ricchezza’ si traduce in possibilità di consumi. E quindi, per le aziende, di ripresa.

I dati fotografati dall’ufficio Studi di Confcommercio mostrano una situazione allarmante, che la pandemia, che non accenna a dare segni di resa e che ancora tiene le imprese incerte sugli scenari, sta contribuendo a rendere ancora più gravosa.

Da anni sottolineiamo le enormi difficoltà che devono essere superate da chi fa impresa al Sud e in particolare in Sicilia che rappresenta il Sud del Sud per Pil, reddito pro capite e posti di lavoro.

Ma i dati che emergono dal report di Confcommercio su economia e occupazione confermano la condizione di estrema fragilità del tessuto economico siciliano che, lungi dall’essere superata, è addirittura peggiorata.

Abbiamo davanti a noi una sola possibilità per invertire la tendenza: le risorse del PNRR, a patto che le stesse vengano spese per correggere i divari e far ripartire le economie territoriali.

Le forze dell’ordine hanno lanciato inoltre l’allarme sul rischio criminalità organizzata. E certo questa ha sempre avuto il suo peso come zavorra ma non dobbiamo cadere nella retorica, deresponsabilizzandoci. In Sicilia scontiamo anche i danni provocati nel tempo da una cattiva, clientelare e scarsa politica e da una burocrazia non efficace che non hanno saputo guidare i processi di crescita nell’interesse del bene comune.

Negli ultimi 25 anni, la riduzione degli occupati, come conseguenza della perdita di popolazione (soprattutto giovanile emigrati all’estero, -1,6 milioni), e i deficit di lungo corso – in particolare eccesso di burocrazia, illegalità diffusa, carenze infrastrutturali e minore qualità del capitale umano – hanno, di fatto, determinato un continuo e progressivo calo del Pil prodotto dal Sud ampliando ulteriormente i divari con le altre aree del Paese.

L’allontanamento dal Sud di oltre un milione e mezzo di giovani, che nella maggior parte dei casi sono proprio quelli più preparati e performanti, rende ancora più complessa l’operazione rilancio.

Bisogna allora far presto e bene: di tratta infatti di un’opportunità che non ci possiamo permettere di perdere.

E non è certo una questione meridionalista, ma il monito viene da tutta Confcommercio: è profondamente errato pensare che la questione riguardi infatti solo le regioni meridionali. Riguarda invece tutto il Paese, perché solo se si rilancia concretamente il Sud potrà ripartire l’Italia.

Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza che destina ingenti risorse al Mezzogiorno d’Italia (sulla carta 82 miliardi, il 40% delle risorse), anche la Sicilia potrà avere un’occasione unica per ridurre i grandi deficit a cominciare da quello infrastrutturale con il resto del Paese.

Ma è necessario avviare una stagione di programmazione che veda direttamente coinvolta ai tavoli chi conosce cosa serve davvero alle imprese e soprattutto non bisogna più sprecare tempo e risorse. Bisogna investire in fretta tutte le risorse a disposizione e bisogna farlo bene.

Le imprese, che sono la dorsale economica del Paese, hanno bisogno di garanzie di efficienza, tempestività e legalità nella gestione delle risorse. Hanno bisogno di risposte.