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30 settembre, 2021

Ricostruire: 35^ Assemblea generale di Confcommercio

Partecipo oggi come ogni anno ma per la prima volta nella qualità di Vicepresidente all’Assemblea Generale di Confcommercio, il luogo più importante di confronto e di presentazione alle forze politiche ed al Governo delle proposte di Confcommercio.

L’appuntamento di quest’anno assume un significato pregno di valore perché segna il confine tra un anno che è stato il più pesante e drammatico per le imprese del terziario di mercato e questo momento che vede entrare nel vivo l'attuazione del PNRR e soprattutto la definizione delle riforme che sono necessarie per il rilancio delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti e delle professioni.

Il terziario di mercato, che rappresenta oltre il 40% del Pil e dell’occupazione, è certamente stato il segmento dell’economia che ha pagato il prezzo più salato dalle restrizioni e dai contingentamenti.

Un prezzo certamente ancora più evidente al sud e nei settori a più alta intensità di donne e giovani.

Non solo per effetto delle chiusure che hanno stravolto le attività, che sono basate essenzialmente sui ‘negozi’, costringendo gli imprenditori a rivedere i loro piani di business. Ma anche per effetto di una netta contrazione dei consumi.

Adesso il focus deve essere sulla ripresa dell’economia e dei consumi, e sul ritorno alla normalità, anche grazie all’introduzione del green pass.

Ed ovviamente sul PNRR, nel quale confidiamo grandi aspettative per sostenere la ripresa delle imprese. Ma perché l’intervento straordinario voluto dall’Europa sia efficace, serve superare alcune grandi criticità che riguardano le garanzie che le risorse vadano ad intercettare i gap del paese, ed in particolare quelli relativi al Sud, alle donne ed ai giovani.

Dalla corretta destinazione dei fondi del Recovery Fund dipendono giustizia e democrazia. Ma dipende anche una ripresa che sia sostenibile e che rafforzi davvero l’Italia nel suo assetto complessivo.

Il Sud chiede garanzie che i fondi vengano spesi bene e presto. Principalmente che si riesca a spenderli. Perché se destinare una quota parte consistente delle risorse del Recovery al Sud è una questione politica ed economica, garantire a monte un sistema di competenze e di efficienza che non siamo mai riusciti ad avere, e che ci ha condannato a non riuscire a spendere nemmeno le precedenti risorse in tempi adeguati o non spenderli affatto, è anche una questione morale.

I criteri adottati dal nostro Paese non sono stati gli stessi che l’UE ha adottato per assegnare il Recovery foud agli stati membri ( in base alla popolazione, reddito pro capite, PIL). Se fossero stati adottati gli stessi parametri che a mio parere sarebbero così stati in linea con i criteri UE e quindi più oggettivi, il Sud avrebbe avuto diritto a circa 150 miliardi quindi al Mezzogiorno sarebbero toccati 68 miliardi in più rispetto agli 82 miliardi assegnati. Per questo molti parlano di uno “scippo”. Secondo me sarebbe stato equo che si destinasse una quota maggiore di quanto oggi previsto, anche per scommettere nel Sud come motore di ripartenza del Paese, oltre che per far uscire il popolo meridionale dal suo stato di abbandono.

La sensazione è invece ancora di un Nord che  schiaccia il Sud.

Auspichiamo invece una politica equa che guarda a risolvere i divari che pesano nell’economia del Paese. Ma anche una politica che guardi oltre le pressioni e sappia cogliere anche l’opportunità dell’equità. Siccome se riparte il Sud riparte il Paese, risolvere una volta per tutte il ritardo del Sud significa fare la cosa più opportuna per tutto il Paese.

Auspichiamo, che siano messe immediatamente in campo tutte quelle misure che servono perché l’accesso ai fondi e il loro utilizzo non sia destinato solo ai soggetti ‘forti’ e meglio attrezzati, lasciando fuori dal circuito proprio i Comuni del Sud.

Perché vi sia ripresa serve che ci sia la più ampia condivisione e partecipazione: serve che ai tavoli delle decisioni siano invitate le rappresentanze delle imprese. Cosa che abbiamo chiesto e per la quale continueremo a batterci.