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13 febbraio, 2022

Contro la corruzione serve una nuova educazione all’etica

La presidenza italiana del G20 tra gli obiettivi prioritari si è posta la lotta alla corruzione. Obiettivo che nasce dall’analisi dei numeri sul fenomeno corruttivo nazionale e internazionale, aumentato in seguito al periodo della pandemia.

I dati pongono infatti in rilievo un quadro veramente allarmante, identificando la corruzione come una vera e propria calamità sociale che mette giorno dopo giorno a forte rischio la produttività e la competitività delle imprese, se non addirittura la crescita economica e la ripresa post pandemica.

Il tema della corruzione, che è un fattore gravemente distorsivo della libera concorrenza, è per Confcommercio un argomento centrale nel programma di legalità e sicurezza.

In Italia, il fenomeno corruttivo già ante PNRR aveva assunto dimensioni preoccupanti. La situazione fotografata in un report dell’Ufficio studi Confcommercio mostra la dimensione grave del fenomeno. Ma adesso con l’arrivo delle risorse PNRR rischia di diventare il nodo dello sviluppo.

La mappatura del crimine effettuata dall’ufficio studi confederale conferma una teoria che sosteniamo da tempo: la sicurezza e la legalità sono fattori che incidono direttamente sulla competitività non solo del nostro sistema economico, ma dei territori e delle singole imprese.

Occorre allora rafforzare tutti i presidi di prevenzione del rischio di infiltrazioni criminose nella realizzazione delle opere pubbliche, delle forniture e dei servizi, fenomeno che sicuramente tenderà ad accentuarsi in questa fase storica in vista dell’afflusso dei capitali europei che finanzieranno il PNRR.

La corruzione è una zavorra per lo sviluppo. Un fenomeno ormai dilagante davanti al quale non bastano sanzioni e azioni repressive.

Per arginarla serve una nuova educazione all’etica che parta anche dalle famiglie, primo nucleo di formazione delle future generazioni.

Si continuano a spendere fiumi di inchiostro sul tema della legalità, ma occorrerebbe parlarne meno e metterla più in pratica, perché emergano quei modelli silenziosi di semplice normalità a fare il proprio dovere, innanzi tutto per se stessi.

Si è smarrita la strada della dignità, come ci ha ben sottolineato il Presidente Mattarella nel discorso di insediamento nel suo secondo mandato.

Si sono spese troppe parole. Ma dalle parole bisogna passare ai fatti. Agire anche sul versante culturale, quello della consapevolezza. Se chi commette un illecito non viene più messo ai margini, isolato, il rischio è che prevalga una sorta di giustificazione’, se non peggio assuefazione.

Serve invece cultura civica, senso dello Stato, passione per quello che facciamo. 

Se riusciamo a costruire una cultura della coscienza e della dignità facendo il nostro dovere senza clamore possiamo da semplici cittadini essere degli eroi silenziosi coltivando quella legalità e quel rispetto per la democrazia che sono stati punti centrali del sacrificio di eroi come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e di tutti gli altri magistrati, uomini e donne delle forze dell’ordine che hanno perso la vita per mano mafiosa. Dobbiamo essere capaci di costruire le coscienze non solo sul paradigma dei morti ma anche sulla coscienza civile che deve essere viva e dei vivi.

Nel mio impegno come incaricata sul tema della legalità di Confcommercio porterò avanti con determinazione i principi già tracciati con chiarezza del Manifesto del Terziario Donna che rappresenta la carta di valori personali, di vita e di impresa di noi imprenditori: <Perseguiamo la legalità e i valori della Costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri. Respingiamo l’estorsione e ogni violenza. Rispettare e affermare la legalità è cosa importante in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l’orgoglio di essere degni.>