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18 febbraio, 2022

Emergenza occupazione femminile

I dati erano già allarmanti prima della pandemia. Ma questi due anni di crisi economica hanno aggravato ancora di più le diseguaglianze di reddito, di genere, di generazione, quelle territoriali tra Nord e Sud. Ed a pagare di più i costi di una crisi fatta anche di ritardi e di scelte non sempre adeguate come sempre sono le donne, in particolare quelle che fanno impresa, e che l’impresa la fanno al Sud.

L’impatto della pandemia ha pesato negativamente sull’occupazione femminile: il tasso di occupazione femminile a livello nazionale è sceso al 49% ed il divario con quello maschile è salito al 18,2%. Sono penalizzate soprattutto le giovani generazioni (33,5%) e in particolare le donne del Sud; ancor di più le donne con figli o impegnate nelle attività di cura familiare.

La partecipazione delle donne al mercato del lavoro nel Sud è precipitata al 33%, contro un tasso di occupazione medio del 59,2% al Centro-Nord e del 63% nell'Ue-27. Il Mezzogiorno sconta quindi - in tema di occupazione femminile - 30 punti di distanza rispetto al resto dell'Italia e dell'Europa.

La posizione del lavoro delle giovani donne fra i 15 e i 34 anni è drammatica. Solo 1 su 3 (33,5%) è occupata e il titolo di studio le protegge solo in parte: se laureate, trovano lavoro entro tre anni dal conseguimento del titolo di studio nel 61,2% dei casi, contro il 68,2% dei maschi e l’82,6% medio europea. Se diplomate, questa percentuale crolla al 41%, con una forbice che nella pandemia si è estesa sia rispetto ai giovani maschi (55,3%), sia rispetto alla media della Ue (67,4%).

Per quanto attiene all’occupazione femminile in fasce di età giovanili, il dato si attesta al 49%, al di sotto del dato maschile di ben 18,2 punti percentuali. Una distanza che continua ad aumentare. Va ancora peggio per le giovani madri: per coloro che hanno un figlio in età pre-scolare infatti il tasso di occupazione è solo il 57,5% di quello delle giovani della stessa età ma senza figli. Le donne risultano infine più penalizzate anche nelle nuove assunzioni. Si registra infatti un calo del 26,1% delle nuove assunzioni che hanno riguardato le donne a fronte della diminuzione del 20,7% dei contratti attivati nello stesso periodo per lavoratori uomini. E sempre le donne sono la categoria ad aver registrato il minore numero di reingressi nel mercato del lavoro.

Ma il peso maggiore della crisi lo pagano le donne che si sono scommesse a guida di piccole imprese, meno strutturate e quindi più fragili, che sono poi quelle che rappresentano il tessuto imprenditoriale del Sud e che proprio dal PNRR dovrebbero ricevere un sostegno importante.

La strada per chi, donna, vuole fare impresa al Sud è una strada sempre in salita. Occorre agire per supportare la ripresa delle imprese, ed intervenire prima di ogni cosa sul sostegno economico delle imprese femminili.

Ne abbiamo fatto una battaglia di Confcommercio. Una battaglia per la quale mi sono battuta per tutto il mio mandato decennale di Presidente del Terziario Donna di Confcommercio, insieme al mio consiglio e a  tutta la struttura, perché la rappresentatività di questo capitale fosse adeguatamente valorizzata.

Pensavamo di avere finalmente ottenuto risposte concrete ed immediate a settembre dal Ministro Giorgetti che si era impegnato all’immediato avvio. Ma sono passati altri tre mesi per vedere pubblicato nella Gazzetta del 14 dicembre scorso il decreto che dava il via al Fondo per l’Imprenditoria femminile.  Una prima dotazione di 200 (di cui 40 milioni dalla Legge di Bilancio e 160 milioni a valere sul PNRR con decreto pubblicato in gazzetta lo, scorso 1 febbraio, che si discosta dai 400 milioni dichiarati) finalizzata a promuovere e sostenere l'avvio e il rafforzamento dell'imprenditoria femminile, attraverso finanziamenti con una percentuale a fondo perduto.  E solo qualche giorno fa è stato pubblicato il decreto che rende operativo il Fondo. Ma si è ancora in attesa che apra lo sportello ove presentare istanze. Un tempo troppo lungo per chi aspetta risposte. Ed intano il divario aumenta.

Occorre che chi ha le redini del Paese decida di agire concretamente per rimettere in circolo l’energia delle donne imprenditrici e lo faccia guardando ai dati di mancato PIL che una mancata attuazione dei necessari strumenti comporta. E soppesando bene quanto incide nella vita quotidiana di chi sceglie di fare impresa ogni giorno di ritardo.