284 Vida Superadmin Articoli
15 marzo, 2022

Per un centro storico economicamente vitale

Palermo vanta uno dei più estesi e ricchi centri storici. Un patrimonio di bellezza di cui stiamo perdendo il valore.

Se guardiamo all’ultimo decennio, è infatti diminuito di un terzo il numero di attività di commercio al dettaglio presenti nel centro storico della città. Sono aumentate le imprese che caratterizzano il settore turistico in risposta all’internazionalizzazione della città cresciuta anche grazie all’anno in cui Palermo è stata capitale della cultura. Nell’ultimo decennio vi è infatti stato un incremento netto delle imprese operanti nel settore turistico (alberghiero ma soprattutto extra-alberghiero) e del settore ristorazione (soprattutto quella ‘smart’ senza alcun collegamento diretto con l’identità del luogo). A fronte di questi aumenti, sono invece scesi sotto il livello del 1999 le imprese ubicate nel centro storico operanti nei settori tradizionali della moda (abbigliamento e calzature), dell’editoria, e dei giocattoli.

I dati sono emersi dallo studio redatto dal Centro Studi di Confcommercio con il contributo del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne, che ha osservato le dinamiche commerciali che hanno riguardato negli ultimi anni i centri storici di 120 comuni italiani medio-grandi.

L’Osservatorio sulla demografia d’impresa nelle città italiane e nei centri storici mostra in dettaglio le risultanze delle dinamiche intervenute nel tessuto commerciale, con un focus particolare su quello che è il cuore pulsante delle città, ovvero il centro storico, che in quasi tutte le città coincide anche con il luogo dove è più complesso il rapporto tra costo affitti e rendimento dei negozi.

Lo studio rappresenta in maniera plastica non soltanto la crisi del settore, dovuta alla stagnazione dei consumi prima ancora che alla pandemia, ma anche i processi di trasformazione del centro storico verso un preoccupante squilibrio commerciale e una disarmonia complessiva nelle funzioni e nella bellezza della città.

Si rischia un’alterazione in senso negativo dell’aspetto identitario della città, con un centro storico sempre meno attrattivo. E la scomparsa dei negozi di comunità, che sono quelli che più di tutti esprimono il senso identitario di città. Scompaiono infatti interi settori merceologici, che magari decidono di spostarsi nelle periferie o nei centri commerciali. Ed al contempo si assiste ad una disordinata evoluzione delle strutture di ristorazione e alloggio che sta impoverendo i nostri centri.

È un fenomeno che, negli anni, sta deprimendo la vitalità e l’attrattività dei centri storici che non è determinata soltanto dalla bellezza architettonica e monumentale ma da tutto ciò che li rende funzionali ed ospitali. Anche a viverci e a viverci bene. Grazie anche e direi soprattutto alle imprese del terziario di commercio e dei servizi che contribuiscono a determinare questa qualità.

Il fenomeno di spoliazione commerciale dei centri storici è stato drammaticamente accelerato dalla pandemia e vi è oggi estrema incertezza. Il periodo di post picco pandemico apre difatti a scenari di crisi che potrebbe assumere proporzioni più consistenti quando, negli elenchi delle imprese cessate, verranno inserite anche molte di quelle attualmente ‘congelate’ in attesa da parte degli imprenditori di capire se, e soprattutto come, sarà possibile ritornare ai flussi commerciali ante 2020.

I centri storici non possono rivolgersi solo a consumatori ‘mordi e fuggi’. Con il passare del tempo, una città senza negozi tradizionali e senza offerta diversificata di servizi diventerà sempre meno gradevole anche per i turisti e gli stessi residenti.

Dobbiamo guardare a soluzioni come il decreto salva centri storici che permetta ai sindaci di ‘guidare il cambiamento’, non lasciando solo al libero mercato la possibilità di definire il tessuto commerciale nelle aree cittadini più sensibili, come ad esempio - nel caso di Palermo - il percorso arabo normanno o le aree pedonali.

Occorre programmare il necessario riequilibrio del mix merceologico, e farlo per tempo, coinvolgendo le associazioni rappresentative delle imprese che conoscono bene esigenze, criticità e prospettive. Ciò che serve a ripopolare i centri storici è una strategia condivisa, per disegnare insieme un’idea di città ecosostenibile che sia anche bella, moderna, funzionale e armoniosa.

Il PNRR ci offre una irrinunciabile opportunità attraverso gli stanziamenti per la rigenerazione urbana, precondizione ad un nuovo più equilibrato sviluppo della città, che faccia procedere in parallelo riqualificazione urbana e rivitalizzazione economica.

Come Confcommercio siamo da tempo impegnati nella salvaguardia e nello sviluppo integrato del tessuto economico della città con modelli di politica urbana che, nel medio e lungo termine, possano dare risposte concrete all’economia reale. Ma abbiamo bisogno dell’impegno anche e soprattutto di chi ha il governo delle città.

E continuiamo a ripetere che non possono esistere negozi senza città e non ci può essere città senza negozi.