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30 marzo, 2022

Le imprese hanno bisogno di una nuova pubblica amministrazione

L’Italia ha certamente fatto un buon lavoro nell’aggiudicarsi i fondi del Recovery Fund. Ma questi fondi, ricordiamolo, sono un mezzo, non sono il fine.

Perché sia raggiunto l’obiettivo della ripresa, occorre la capacità di spendere le risorse bene e in fretta.

La credibilità del Paese e il futuro della nostra economia dipendono proprio da questo: dalla capacità di spendere bene - e con onestà - le risorse del PNRR.

Per garantire il successo del PNRR si rendono quindi necessari alcune interventi normativi che, prima di tutto, permettano la semplificazione delle procedure e l’accelerazione degli iter di approvazione in modo da creare le migliori condizioni per garantire una celere esecuzione dei progetti.

Prevenire frodi e infiltrazioni criminali ed attuare un’effettiva semplificazione amministrativa e burocratica sono, come in questo caso, fenomeni tra loro connessi e possono a costituire quella ‘rivoluzione del sistema’ necessaria a garantire che le risorse rese disponibili dal PNRR producano effettivamente ripresa economica.

Dopo decenni di ‘bizantinismi’ occorre oggi risolvere semplificando. Rimettendo al centro la persona, con un nuovo umanesimo che guidi anche la realizzazione del Piano di ripresa e resilienza.

È quasi un miracolo che il sistema economico abbia fatto fronte alla gestione della pandemia, ma ora serve un deciso cambiamento di passo.

Senza una Pubblica Amministrazione efficiente altrimenti il PNRR non si attua: da qualunque punto si guardi il settore privato dipende da quello pubblico.

Il primo passo deve allora essere quello di adeguare il sistema della PA alle funzioni e alle competenze mancanti: serve una massiccia operazione di reclutamento, che rinnovi e implementi le competenze presenti nella pubblica amministrazione.

Servono persone capaci di <far funzionare le cose>. Serve un cambiamento nel modello organizzativo.

Occorre uno strappo esogeno (legislativo e sistemico) ed uno endogeno (che riguarda le risorse umane e la loro motivazione) al sistema.

Si deve passare dalla logica dell’adempimento alla ‘logica di risultato’.

Occorre abbandonare i modelli piramidali: gerarchizzazione e parcellizzazione devono essere sostituite da autonomia e responsabilità. Con relativa misurazione del rendimento anche in termini di assunzione di responsabilità e di sanzione anche economica nel caso non ci si comporti nel senso di assolvere ad una funzione pubblica che deve dare risposte e non può sottrarsi a prendersi responsabilità e sostenere costruttivamente nel rispetto delle norme, il fare impresa, lo sviluppo economico del Paese attraverso investimenti.

Abbiamo l’impellente necessità del coinvolgimento del personale pubblico. Noi imprese sentiamo il bisogno di sentirlo sintonizzato con le nostre necessità.

Senza motivazione, oltre che formazione e quindi investimenti sulle persone e sui modelli organizzativi, si è destinati al fallimento.

Sarebbe auspicabile uno scambio osmotico tra il sistema pubblico ed il sistema delle imprese. Attraverso tirocini formativi in aziende private dei dipendenti della Pubblica Amministrazione, quelli esistenti e i nuovi. Solo così lavorando insieme sul campo, il sistema pubblico potrà davvero capire le difficoltà di chi deve immettere ogni giorno visione, capacità, produttività, formazione; e in più deve competere, conoscere, vendere, sempre nel rispetto delle norme e con tutti gli ostacoli. Tutto questo condito da ottimismo e dalla necessaria visione propositiva che serve a chi si confronta con il mercato.

Lavorare insieme favorirebbe lo sviluppo nei dipendenti pubblici dell’ ‘etica della responsabilità’, per diventare il vero volto dello Stato che essi nello svolgimento del loro lavoro sono chiamati a rappresentare.

Insieme - e non dall’altra parte - , così devono camminare pubblico e privato se davvero vogliamo realizzare il Piano di ripresa dell’Italia.

La motivazione delle persone al proprio lavoro, la capacità e l’attitudine a mettersi in gioco, risolvendo problemi e non semplicemente svolgendo compiti, è il prerequisito per garantire la crescita della produttività.

Necessario quindi agire attraverso la semplificazione e la sburocratizzazione, riducendo i tempi di attesa. Un progetto non più rimandabile: insieme alla definizione chiara dei livelli di governo tra Stato, Regioni e Comuni, occorre: ridurre gli adempimenti burocratici; frenare il ricorso a una richiesta continua di documenti; favorire l’interoperabilità delle banche dati.

La crescita stabile della nostra economia passa anche per la crescita di produttività del settore pubblico.

È questa la sfida del Recovery Plan che non è solo della ripresa e dello sviluppo. Ma è invece la sfida di rimettere al centro dell’agenda del Paese, tutte quelle iniziative strutturali necessarie ad assolvere con maggiore efficacia ed equità ai compiti ad essa assegnati.

Il vero punto di svolta è che bisogna passare dall’inaccettabile logica dei fannulloni e dei furbetti del cartellino, che ha permeato le azioni della cattiva politica di questi decenni, al riconoscimento pieno del ruolo e del valore del lavoro pubblico.

Il decreto Semplificazioni costituisce quindi un piccolo passo importante nella direzione corretta. Ma la strada è lunga e le riforme da realizzare sono tante, e non si deve più perdere un solo istante.

Occorre uno sforzo congiunto per lo sviluppo pari a quelli titanico che stanno attuando gli imprenditori e le imprenditrici in Italia.

Ce la faremo solo se tutti andremo nella stessa direzione e il volto dello Repubblica sarà quello dei tanti dipendenti pubblici che saranno il meglio che esprime il nostro Paese per competenze, per qualità di servizio, per responsabilità, per motivazione.