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5 aprile, 2022

PNRR: o cambiamo o lasceremo alle future generazioni un gigantesco debito

PNRR: non ci sono alternative. O sosterrà concretamente la ripresa e lo sviluppo economico e migliorerà la PA oppure non ci sarà ripresa e lasceremo alle future generazioni un gigantesco debito.

I dati prodotti dall’Ufficio Studi di Confcommercio sono chiari: mostrano uno scenario fosco, certamente meno ottimistico di quello contenuto nelle stime del Governo.

I dati estrapolati dal Report dell’Ufficio studi di Confcommercio rivelano infatti una preoccupante tendenza delle stime sul Pil con una tendenza a ribasso, che dal 4% stimato a dicembre 2021 si attesta a fine gennaio 2022 al 3,5-3,7%. In evidente contrasto con il dato ufficiale del Governo che al momento prevede per il 2022 una crescita generalizzata del 4,7%.

La ripresa economica del Paese dipende da quanto sarà concretamente investito per supportare la trasformazione del mondo produttivo. E, dati alla mano, dipende da quanto saremo capaci di investire per la ripresa del Mezzogiorno d’Italia attraverso il sostegno al suo più ampio segmento produttivo: il terziario di mercato.

Lo strumento del PNRR, è a tutti chiaro, rappresenta l’unica vera opportunità per recuperare il terreno perduto, le arretratezze infrastrutturali, i gap di servizi. Assicurando quella ripresa dell’economia che auspichiamo - oggi più che mai al terzo anno di emergenza economica - attraverso una tale quantità eccezionale di risorse da indirizzare nei tempi e nei modi giusti. Solo a queste condizioni: che si faccia bene e presto. Senza perdere più tempo in costruzione di strategie unilaterali ma sedendosi a costruire le azioni direttamente con le imprese, che della ripresa sono il motore, sarà possibile assicurare una crescita robusta non solo al Sud ma all'intero Paese.

E se il successo del Pnrr è un obiettivo sfidante a livello nazionale, lo è ancora di più per il Mezzogiorno, perché il Sud ha ritardi amministrativi, burocratici e produttivi, ed ha soprattutto gravissime carenze infrastrutturali che sono di ostacolo alla ripresa economica.

Il Piano di Ripresa e Resilienza deve allora agire proprio su questi ostacoli, e rimuoverli.

Altrimenti avremo un duplice effetto negativo. Si produrrà solo ancora spesa ‘inutile’ che servirà solo a mantenere un’economia a due velocità. E lascerà noi, e chi verrà dopo di noi, con un gigantesco indebitamento.

Perché, non dimentichiamolo, il PNRR solo se sarà utilizzato adeguatamente rappresenterà un investimento che darà una svolta decisiva all’Italia, altrimenti non solo sarà una enorme occasione persa, ma rappresenterà un appesantimento insostenibile per tutti noi e le future generazioni.

Il PNRR non è un regalo che ci fa l’Europa, ma un prestito. Occorre fare come fanno le imprese che se attingono a prestiti è per avviare investimenti e attività che poi creeranno reddito aggiuntivo, altrimenti di quell’impegno enorme, del PNRR rimarra’ solo indebitamento.

Ed allora dobbiamo agire. A partire dal Sud. L’antica questione della minore reattività del Sud nei periodi di ripresa si era del resto già posta nel 2021, anno in cui i dati hanno attestato una crescita dell’economia nel mezzogiorno meno vivace rispetto al resto del Paese. Ma nel 2021 non c’erano ancora i fondi del PNRR destinati proprio a riequilibrare le economie territoriali.

Le risorse che saranno adesso investite attraverso la realizzazione del PNRR devono puntare ad incidere su questi divari: a rendere cioè il Mezzogiorno strutturalmente più dinamico rispetto al passato, tanto in termini assoluti quanto in termini relativi.

L’economia siciliana è determinata, nel bene o nel male, dal sistema del terziario di mercato. La struttura produttiva della Sicilia è infatti caratterizzata dal ruolo preminente del terziario di mercato, area di elezione della rappresentanza di Confcommercio, ove si concentra quasi il 54% del tessuto produttivo siciliano.

Attraverso il PNRR dobbiamo puntare a ridurre lo scarto tra i tassi di crescita tra il Sud e il resto dell’Italia. Ma avendo cura non solo a sostenere le imprese, ma anche a non far crollare la domanda di consumi e a rendere una volta per tutte la PA adeguata e in linea con standard adeguati per tempi e qualità alla ripresa e allo sviluppo economico e infrastrutturale.

Occorre correre, ma occorre anche che tutti i settori sappiano adeguarsi. Il settore privato lo fa per indispensabile cambiamento di sopravvivenza, la macchina pubblica amministrativa occorre che garantisca risultati e tempi.

Non è più tempo di tollerare sacche di inefficienza e di impunità ai mancati risultati. Anche il pubblico occorre che si adegui a fornire garanzie di risultato, a premiare il merito se c’è, ma a eliminare ciò che non funziona o è incapace o inefficiente.