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22 aprile, 2022

La Sicilia : per la ripresa economica serve che ognuno faccia la sua parte

Le enormi difficoltà poste dalla pandemia non sono alle spalle. Anzi, tutt’altro.

Ma questo è anche il momento delle nuove opportunità e delle nuove sfide.  come Confcommercio vogliamo dare un contributo fattivo e responsabile per una ripartenza che sia forte e duratura, portando a sintesi nuovi contenuti e stimoli per la crescita del tessuto economico ed imprenditoriale.

Abbiamo piena consapevolezza della complessità delle sfide che ci attendono. Ma è nel nostro DNA affrontare i problemi con responsabilità.

L’indicatore dei consumi, elaborato dall’Ufficio Studi Confcommercio, rivela che nel complesso dei primi 10 mesi del 2021 i consumi sono ancora sotto dell’8,7% rispetto allo stesso periodo di due anni fa, ovvero rispetto al 2019.

In particolare, i consumi di servizi erogati da alberghi e ristoranti, che nel 2020 hanno perso oltre il 40% rispetto all’anno precedente, stanno ancora sotto del 31,6% nei primi dieci mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2019. Dati molto preoccupanti anche per i consumi nel settore abbigliamento e calzature, che nel 2020 ha perso il 23% e da gennaio a ottobre 2021 sta sotto ancora del 13,3%.

La debolezza economica della Sicilia si associa inoltre ad importanti fenomeni demografici i cui effetti sono di lungo periodo e rischiano di compromettere le possibilità di crescita e ripresa. Ma compromette anche la possibilità DELla tenuta demografica dell’Isola e quindi – per noi imprenditori – la possibilità di un rinnovo della classe imprenditoriale che dia linfa al sistema.

La fragilità dei sistema economico siciliano, unitamente ad una carente programmazione del futuro - spinge infatti i nostri giovani ad emigrare fuori, riduce il tasso di natalità, e comprime l’attrazione di flussi migratori di qualità.

Questa tendenza è per noi elemento di grande preoccupazione, perché il capitale umano è la principale fonte del benessere economico di una comunità e la variabile principale per costruire futuro.

Strettamente interconnessa alla questione del capitale umano, è la questione - posta al centro dello stesso  Piano Nazionale di ripresa e resilienza - dei divari infrastrutturali. Su cui la Sicilia è in gravissimo ritardo. E questo ritardo penalizza il sistema delle imprese e ne mette a rischio il potenziale di competitività sul mercato.

Vi sono difatti differenze molto significative tra le diverse aree geografiche del nostro Paese per quanto riguarda la dotazione delle principali infrastrutture da cui dipende la crescita economica. Ed è proprio questo divario che deve essere colmato prioritariamente, perché le imprese sono il motore ‘naturale’ di qualsivoglia ripresa.

Nel 2020 e nel 2021 i dati di nati-mortalità delle imprese hanno evidenziato un andamento eccezionale se confrontato con quanto accaduto nel 2019.

Il Covid ha ridotto il tasso di natalità delle imprese, frenando l’avvio di nuove iniziative imprenditoriali, e le chiusure le registreremo nei mesi che verranno perché anche la volontà di cessazione da parte di imprenditori che non possono più continuare, non si persegue dall’oggi al domani. Le cessazioni dell’area Confcommercio che già possiamo registrare sono da oltre 12.010 nel 2019 a 9.887 nel 2020, per ridursi a 7.858 nel 2021.

Le possibili cause di questi dati sono da riscontrarsi nel blocco dei licenziamenti, nei tempi troppo lunghi di attesa di ristori peraltro insufficienti rispetto alle perdite, a sostegno dell’attività, nell’utilizzo della cassa integrazione, ma soprattutto nella mancanza di fiducia in una ripresa dell’economia.

Il tema è sempre quello: il mancato o carente dialogo tra chi governa e chi rappresenta le imprese.

Noi la nostra parte la facciamo, e la facciamo con responsabilità. Alle parti politiche, soprattutto ora che si apre una lunga e complessa stagione elettorale diciamo: ci siamo, ma pretenderemo che ognuno svolga con compiutezza la propria parte. E che ci sia un concreto e costruttivo confronto istituzionale con il mondo delle imprese.