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30 aprile, 2022

Legalità ci piace: la nona edizione

Si è tenuta il 20 aprile la Giornata nazionale di Confcommercio denominata “Legalità, ci piace!”, l’evento giunto alla nona edizione per fare il punto sulla diffusione dei fenomeni illegali e valutare il peso della criminalità sull’economia reale.  La mia prima edizione come incaricata alla legalità e sicurezza della giunta nazionale di Confcommercio.

L’edizione di quest’anno è stata incentrata sulla diffusione del fenomeno dell’usura che, anche a causa della pandemia, è diventata la piaga avvertita come minaccia principale da parte delle imprese intervistate. Infatti, fin dall’avvio dell’emergenza sanitaria il credito ha assunto un ruolo cruciale per assicurare la necessaria liquidità alle imprese investite da shock imponenti. La liquidità, in situazione di crollo di fatturato e in mancanza di redditività,  è ciò che può consentire di resistere e superare il periodo complicato e mantenere l’attività oppure chiuderla. In mancanza si espone potenzialmente le aziende a rischio usura.

Il quadro emerso dalla relazione dell’Ufficio Studi di Confcommercio delinea infatti un aumentato rischio, unitamente ad una maggiore percezione della pervasività del fenomeno.

Secondo i dati presentati infatti quasi il 12% delle imprese del terziario di mercato percepisce un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2021.

Il fenomeno è maggiormente accentuato nelle grandi città (16,2%) ed al Sud (16,6%).

Tra i settori di impresa, quelli che maggiormente denunciano un peggioramento dei livelli di sicurezza vi sono le imprese del commercio al dettaglio alimentare (15,1%) e gli alberghi (20%).

L’usura resta il fenomeno criminale percepito in maggior aumento dagli imprenditori del terziario di mercato (per il 27%), seguito da abusivismo (22%), racket (21%) e furti (21%). Anche in questo caso il trend è più marcato nelle grandi città ed al Sud dove l’usura è indicata in aumento dal 30% delle imprese. Percepito come il reato che aumenta di più, l’usura è una grave minaccia perché frena lo sviluppo delle imprese e penalizza la crescita.

Rispetto al tema della percezione e consapevolezza, dallo studio emerge che l’11% degli imprenditori ha avuto notizia diretta di episodi di usura o estorsione nella propria zona di attività. Il 17,7% degli imprenditori è molto preoccupato per il rischio di esposizione a usura e racket. Un rischio che permane più alto nelle grandi città (22%) ed al Sud (19,1%) e per le imprese del commercio al dettaglio non alimentare (per il 20%).

Di fronte ai tentativi di usura e di racket, il 58,4% degli imprenditori ritiene che si dovrebbe denunciare, il 33,6% dichiara che non saprebbe cosa fare,  mentre il 6,4%  pensa di non poter fare nulla.

E’ ancora una volta al Sud che si rileva una sorta di polarizzazione dei comportamenti, con accentuazioni maggiori sia di imprenditori che sporgerebbero denuncia (66,7%) che di quelli che al contrario non sanno come reagire (41%) o che vivono una sorta di ‘rassegnazione’ rispetto i fenomeni malavitosi.

Una minore propensione a denunciare si registra nelle città di medie e grandi dimensioni (intorno al 52% gli imprenditori che indicano la denuncia), mentre nei centri abitati con meno di 10mila abitanti è più accentuata l’incapacità di reagire rispetto a questi fenomeni (il 42,1% degli imprenditori dichiara che non saprebbe cosa fare).

Lo studio di Confcommercio presentato si sofferma anche sui problemi di decoro urbano che appaiono più avvertiti nelle periferie delle grandi città (52% delle non imprese), mentre i centri storici delle medie città risultano più curati (per l’88,2% delle imprese).

Esiste poi un 65% delle imprese che ha riscontrato fenomeni di degrado nella propria zona di attività (70% nelle grandi città) ed un 20% che ritiene peggiorato il livello di qualità della vita nell’area in cui opera (25% nelle grandi città).

I dati su cui ci siamo confrontati lanciano un allarme non di poco conto e individuano una priorità nell’agenda del Paese: le imprese.

E la soluzione è una sola: una serrata, leale cooperazione dello Stato con il sistema di rappresentanza delle Imprese per mettere in campo gli strumenti che davvero servono per sostenere la ripresa delle imprese e risolvere il tema credito che espone le imprese al rischio usura e racket e l’economia reale alla pervasività della criminalità organizzata.