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8 maggio, 2022

Il rilancio dell’impresa terziaria

La ripresa economica si gioca tutta sul rilancio dell’impresa terziaria, dorsale fondamentale dell’economia italiana messa a dura prova dallo shock pandemico.

I dati redatti dall’Ufficio Studi di Confcommercio prevedono per il 2022 un aumento del 2,1% del Prodotto interno lordo del Paese, un aumento del 2% dei consumi privati, ed un tasso di inflazione al 6,5%. Le previsioni per il 2023 vedono invece un aumento del Pil pari al 2,4%, con inflazione al 2,9% e consumi a +2,7%. 

Sono questi i dati portati all’attenzione del Forum Confcommercio in collaborazione con Ambrosetti “I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000” che si è svolto a Roma.

L’insorgere del conflitto tra Russia ed Ucraina ha chiaramente stravolto il quadro di previsioni del Governo che attestavano al +5% gli obiettivi di crescita del PIL italiano, abbassandolo di 1/1,5 punti percentuali in meno. 

Il conflitto impatta infatti negativamente sia sulla produzione industriale sia sui consumi. 

Lo scenario di guerra ha consegnato alle imprese – già drammaticamente provate da due anni di shock conseguente alla pandemia – un ulteriore ostacolo alla ripresa.

Con il passare dei giorni è apparso sempre più evidente come la durata e la complessità dei problemi fossero più gravi delle attese. 

L’auspicata ripresa, vitale per le aziende, è oggi ancora tutta da costruire.

Ma non è un quadro fatto solo di ombre quello che è emerso al Forum di Confcommercio. Se infatti da una parte i risparmi forzati accumulati in tempo di pandemia si dovrebbero tradurre in maggiori consumi, anche se non nella misura che ci si attendeva, dall’altra le intenzioni di acquisto da parte dei consumatori non appaiono però in ribasso. 

A spingere la ripresa sembrano essere ancora la tecnologia e l’ambiente domestico, a cui si aggiungerà l’automobile grazie agli incentivi.

Ma sono solo alcuni dei segmenti che rappresentano l’economia terziaria. 

La previsione emersa dallo studio presentato da Confcommercio per il 2022 si ferma al 2,1%, dinamica compressa da un’inflazione che è stimata intorno al 6,5%. 

La maggiore inflazione rispetto alle previsioni governative è tra le ragioni della minore variazione del PIL rispetto alle valutazioni del governo (PIL a +3,1% nel 2022, secondo lo scenario programmatico, migliore solo di due decimi rispetto al tendenziale). 

Pesa in modo significativo una parola che più di tutte condiziona i mercati: fiducia. 

Secondo l’Istat la fiducia dei consumatori è oggi in costante riduzione. E non si intravedono misure governative tese a incidere su un rialzo di quello che per noi imprese di terziario è la principale variabile da seguire per costruire i Nostri piani di business.

Da un apposito studio del Censis, la fiducia personale sul futuro prossimo è lontana dai livelli migliori raggiunti in passato. Ciò va piuttosto d’accordo con il crollo del clima di fiducia delle famiglie registrato sempre a marzo dall’Istat ed è un elemento che converge nell’indicare che mancherà, probabilmente per tutto il 2022 quella spinta ai consumi derivante da un deciso incremento della propensione alla spesa. 

La mancanza di fiducia nel futuro impedisce che si trasformi in maggiori consumi quel serbatoio di risparmi forzati prodotti dalle famiglie ‘a reddito stabile’ (come i dipendenti pubblici) durante il periodo di lockdown.

E’ sulla capacità di recuperare la fiducia – variabile determinante ad influenzare i consumi delle famiglie - che si gioca il destino delle imprese. 

La relazione tra eventi bellici e fiducia è difatti causa di un abbassamento della propensione al consumo. E solo una risposta puntuale e concreta può incidere a ricostruire il legame.

Le speranze di un consolidamento dei consumi sono rimandate alla fine del 2023. Questo traguardo dipende dalla durata del conflitto in Ucraina e dalle implicazioni sui prezzi energetici e, quindi, sull’inflazione e sulla tenuta del potere d’acquisto. 

I consumi restano un elemento di fragilità sistemica con cui dovremo convivere ancora a lungo. 

E a fronte del quale come imprese chiediamo un intervento puntuale e tempestivo al Governo.

Serve l’impegno di tutti per garantire che l’orizzonte della ripresa non si sposti in ulteriormente in avanti. 

Serve la resilienza delle imprese, ma serve soprattutto un impegno preciso del Governo nel ridare ossigeno ad un settore vitale per l’economia nazionale ed indispensabile per tutte le comunità territoriali.