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27 maggio, 2022

Politiche e strumenti per la libertà di impresa: testo integrale dell’intervento al convegno in occasione delle celebrazioni del 23 maggio

A trent'anni dalle stragi proprio qui a Palermo, Confcommercio non vuole solo commemorare. Vuole che la memoria diventi testimonianza non rituale, impegno concreto.

Dopo trent’anni, noi imprenditori, ci chiediamo: dove siamo ? Le stragi lo diciamo con forza, oggi, sono i nostri nuovi vespri siciliani. Quello strappo così crudele. Così cruento. Quelle vittime hanno ispirato il risveglio civile. E noi siamo almeno salvi dall’assuefazione. Che lenta, talora o spesso, ovatta il tempo, impigrisce lo spirito, svuota gli animi.

Il sacrificio di quegli uomini forti, servitori esemplari dello Stato, hanno reso lo Stato più credibile. E danno a noi orgoglio. Spinta verso un futuro nuovo. Sí, quegli uomini hanno sconfitto l’assalto ad una democrazia indebolita e cadente.

Hanno cambiato il corso della storia che precipitava verso il buio. Per questo dico, oggi, sono uno stimolo all’azione.

Non solo memoria. Il nostro è un piccolo contributo. Ma costante e convinto. Un piccolo tassello certo: Ma necessario a quel grande mosaico, per usare una metafora, come immagino la coscienza collettiva che si compone di segmenti diversi delle componenti della società civile.

Quando qualche mese fa da Vicepresidente, ho assunto l'incarico nazionale alla legalitá e sicurezza per Confcommercio, ho avuto chiara consapevolezza di una responsabilità grande.

Non c’è sviluppo, non c’è impresa senza legalità e sicurezza. Il malaffare e la corruzione, ma anche l'indifferenza, l'inefficienza e l 'inerzia, sono mine contro l'economia legale e la libera concorrenza. Diventano terreno fertile per la criminalità che tenta di infiltrarsi nella nostra economia frenando lo sviluppo.

Confcommercio è la più grande organizzazione di rappresentanza sul territorio nazionale. Rappresenta uno spaccato fortemente significativo dell'economia.


 

Porta avanti con forza la cultura della legalità. Non l’ha solo proclamata. L’ha realizzata nei fatti. Senza retorica.

Perchè non basta, non può bastare, l’ottima azione che sul territorio svolgono la magistratura e le forze dell'Ordine. Lo Stato ha funzionato nelle sue strategie di contrasto. Suscitando quella fiducia collettiva senza la quale non c’è contrasto possibile delle tendenze nefaste che hanno avvilito la nostra storia.

Da qui, proprio da qui, deve partire il cambiamento culturale, che come lo stesso Falcone sosteneva <essere il primo cambiamento necessario>.

Proprio da qui: dove non pochi sono colpiti dai grandi danni dell’ illegalità.

Parlo oggi qui in nome e per conto di tante imprenditrici e tanti imprenditori onesti. Che fanno il proprio dovere tutti i giorni, che rispettano le regole e che creano valore sui valori. Confcommercio con lo slogan "Legalità ci piace", organizza iniziative e progetti per la diffusione della cultura della legalità, per contrastare il crimine anche attraverso la nostra azione operosa e produttiva, così come per garantire sicurezza al nostro lavoro.

Legalità e sicurezza sono le garanzie per esercitare il nostro diritto alla libertà di impresa. Le invochiamo, vogliamo esserne parte attiva, ne chiediamo con forza l’attuazione come nostro diritto alla libertà di impresa.

Con uomini e donne sempre più liberi dalle mafie e dall’illegalità, l’impresa cresce di più, la società cresce di più, l’umanità cresce di più. Ecco il punto. Parliamone poco. Ma non dimentichiamolo mai “Legalità ci piace e conviene”.

Ringrazio la Fondazione Falcone e la prof. Maria Falcone, che ha concesso per questo evento il suo Patrocinio morale, nella ricorrenza del trentennale delle stragi di Capaci e Via D'Amelio. Una fiducia che custodiremo come stimolo prezioso all'azione, a praticare la libertà, la democrazia e la legalità come impegno quotidiano. Siamo tutti chiamati in causa.

A cominciare dalle vittime di estorsioni, di usura, di violenze. Che hanno bisogno del nostro sostegno. Della nostra prossimità.

(E di prossimità concreta danno prova oggi tante Confcommercio nel Paese. Dobbiamo favorire la denuncia con misure specifiche: E dopo la denuncia e oltre le denunce dobbiamo essere vicini materialmente a quanti vivono la crisi da anni, provati poi anche dalla pandemia, dalle chiusure, dai venti di guerra.)

La crisi ha provocato guasti, ha determinato le condizioni di un disastro sociale in corso, ha sottratto liquidità alle imprese, ha peggiorato rating creditizi, ha chiuso le porte del credito proprio nel momento più complesso ed ha aperto nuovi spazi al crimine e all’usura.

30 mila imprese sono oggi a grave rischio. Non a caso l'usura è fenomeno percepito in aumento da oltre il 27% degli imprenditori. Diciamolo chiaro: i fenomeni criminali, e in particolare l'usura, si nutrono delle crisi. Nessuno può uscirne da solo.

Il Presidente Sangalli pochi giorni fa ha ricordato di Giovanni Falcone una frase che diceva: <Possiamo sempre fare qualcosa>. Possiamo sempre fare qualcosa, è la massima che io vorrei adottare.

E noi che rappresentiamo il mondo operoso del “fare”, siamo e rimaniamo convinti che possiamo sempre fare qualcosa. E non intendiamo mollare.

Oggi proviamo a valorizzare le buone prassi in un'ottica solidaristica e concreta al tempo stesso. Da Palermo vogliamo dare testimonianza delle iniziative per il sostegno agli imprenditori vittime della criminalità nel difficile percorso alla denuncia di qualsiasi tipo di ricatto non solo quello mafioso.

Dicevo all’inizio non vogliamo oggi limitarci a commemorare. Facciamo testimonianza di azioni concrete da Palermo città complessa e dai tanti contrasti.

Ieri Palermo era capitale della mafia. Oggi da tutto il mondo riconosciuta per la sua bellezza. Un passaggio epocale che mostra ancora un futuro incerto, una prospettiva fragile. Ma certamente una città Laboratorio per avviare il cambiamento e costruire il nuovo.

Se una rivoluzione ha avuto luogo qui, a Palermo, questa è legata al passaggio dalla paura alla reazione. Dove il contrasto al nichilismo e alla rassegnazione ha posto condizioni per vincere, per risorgere dalle condizioni peggiori. Una città dalla cultura millenaria, la cui grandezza, per troppi anni, è stata sopraffatta da decenni di oscurantismo mafioso, di anime torve, di rassegnazione e chiusura.

La Bellezza c'era ma era negata dalla violenza e dal sangue. C'era ma era sommersa dai piagnistei e dalla sfiducia. Siamo adesso a nuovi copioni. Siamo alla voglia di riscatto, dall'orrore di ciò che abbiamo vissuto.

Palermo per tanti, troppi anni relegata ad un racconto di sè deteriore e oscuro, ma adesso non più simbolo della mafia, ma simbolo dei valori più belli grazie anche a chi ci accingiamo a commemorare.

Il volto bello del nostro Paese, la nostra credibilità nel mondo oggi è rappresentata anche dagli eroi civili, e dal contributo fondamentale dei palermitani delle tecniche più avanzate nel progresso alla lotta contro la mafia.

Concludo con uno spunto del Manifesto di Confcommercio.

Vedete, anni fa nel mio ruolo di Presidente Nazionale del Terziario Donna di Confcommercio, raccogliendo la sensibilità e il sentire di colleghe e colleghi ho elaborato un manifesto, una mappa, una carta dei nostri valori. Appena 18 punti che esprimono valori di vita prima che di economia ma che sono strettamente intrecciati alla nostra idea di sviluppo.

Il punto 6 recita <Perseguiamo la legalità e i valori della costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri>.

Respingiamo l'estorsione e ogni violenza. Rispettare e affermare la legalità è cosa importante in sé.

Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l'orgoglio di essere degni".

E rilancia il punto 7 : <Etica e legalità, onestà e dignità, solidarietà ed altruismo non possono essere proclamati. Devono essere praticati nell'interesse di tutti. Danno senso al nostro vivere quotidiano>.

Ed ancora, il punto 12 del mio manifesto: <Per noi "fare" significa una cosa sola: fare bene. Dove "bene" significa, pur con i nostri limiti, fare ogni giorno il meglio che possiamo, fare bene e farlo da persone perbene.>.

La memoria deve spingere tutti a lavorare con la consapevolezza di quanto è stato fatto e dalla memoria traiamo il coraggio di andare oltre e l'impegno all'azione e alla reazione. E cito una frase che abbiamo inserito come ispiratrice nel Manifesto, sono parole di Sant'Agostino: <Sono tempi cattivi dicono gli uomini. Vivano bene e i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi.>

E sempre di Sant’Agostino è l’incipit. Le parole incitano ma gli esempi trascinano. Come gli esempi dei nostri eroi. Ma lasciatemi dire anche della forza rivoluzionaria di chi fa il proprio dovere tutti i giorni in silenzio, senza proclami perché lo considera la normalità del proprio agire in sintonia con il proprio sentire. Pure nelle difficoltà immani, sono gli atti di eroismo quotidiano.