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31 maggio, 2022

Impresa e Famiglia: una scelta che deve comprenderli insieme

Elisabetta Franchi e Samantha Cristoforetti: due donne che hanno in questi giorni alimentato i dibattiti mediatici. La prima per una infelice dichiarazione sulle madri lavoratrici, l’altra per la foto con cui prima di partire per lo spazio affida i figli al marito.

Parlando delle donne nel mondo del lavoro, la stilista Franchi ha infatti detto che quando un imprenditore assume una donna e la pone in posizione di dirigente apicale, rischia di non vederla per due anni perché la donna rimane incinta e si dedica ai figli. Poi, provando a correggere il tiro, ha detto che le donne stanno tanto lontane dal lavoro dopo la gravidanza, perché i loro uomini non le aiutano abbastanza a casa. Per la stilista un imprenditore investe tempo e denaro nei propri dipendenti, e se un dirigente si assenta per due anni diventa un problema; per questo ha asserito preferisce puntare sugli uomini.

Messaggio opposto invece quello lanciato da Samantha Cristoforetti, che nella foto del momento in cui parte per la missione nello spazio a bordo della Stazione spaziale internazionale Crew4 affida i due figli alle cure del padre. Un’immagine che però anche in questo caso ha destato critiche per quel pregiudizio che ancora nel 2022 vede le donne dover scegliere tra la funzione di madre e la ‘carriera’ come se affidare per qualche giorno alle cure del padre i propri figli non fosse il gesto di una normalità conquistata.

A queste due storie vorrei aggiungere la mia personale storia. Ho avuto anche io una gravidanza e da imprenditrice ho lavorato fino a poche ore dal parto e sono tornata al lavoro che mia figlia aveva meno di tre mesi. Il senso di responsabilità mi ha fatto anticipare rispetto anche al minimo periodo di maternità ma comprendo il desiderio di una madre di stare quanto più possibile con i propri piccoli appena nati.

Ho la quasi totalità delle collaboratrici donne ed è stato naturale sostenere come azienda l’impegno economico e organizzativo delle scelte della maternità delle mie collaboratrici e condividere l’immensa gioia e completezza di avere bambini da parte loro. In un’azienda si cresce nel lavoro e si evolve come comunità, con le varie fasi di crescita dell’età adulta. In azienda non si condividono solo obiettivi economici ma anche ansie, preoccupazioni, soddisfazioni e gioie così come perdite e dolori. Si crea valore sui valori, e se si respira una dimensione umana dentro l’azienda tra imprenditori e i loro collaboratori e collaboratrici e questi tra di loro, anche il lavoro ne trarrà utilità. Perché dove si sta bene si è anche più produttivi. Dove si sta bene si condividono meglio obiettivi comuni.

Il tema che fa discutere al di là delle esperienze è quello del welfare carente a sostenere le famiglie nel nostro Paese nell’accudimento di figli piccoli e anziani. Ma è anche quello di un cultura sbagliata che ancora non fa affermare una condivisione paritetica dei lavori di cura e di accudimento tra uomini e donne. Per non parlare di quanto quella stessa educazione che vede le donne solo in senso procreativo, le faccia sentire colpevoli nella realizzazione di sé. Come se il desiderio, e il bisogno, di lavorare da parte delle donne, significasse una responsabilità non piena e un amore non totalizzante verso i propri figli, come se l’amore si misurasse solo con l’abnegazione di sé. Cosa che a un genitore uomo non è messa in discussione. Come è giusto che sia.

Anche questo è un tema di democrazia paritaria per il quale come imprenditrice, madre, e per dieci anni a guida di tutte le donne imprenditrici del Terziario Donna di Confcommercio mi sono battuta. La vera sfida è riuscire a mettere insieme tutto: aspirazioni personali, famiglia, lavoro, carriera, impresa. In un sistema in cui ancora gli strumenti ed i mezzi del welfare sociale non sono all’altezza e gli schemi culturali in molti casi restano relegati ad una disparità di ruoli inaccettabile nel 2022.

Ho cresciuto una figlia lavorando in azienda con l’aiuto di mia suocera a cui sono immensamente riconoscente, in un tandem solidaristico tra donne, muovendo i miei primi passi nel sistema della rappresentanza delle imprese, un servizio a favore della collettività delle imprese non di poco conto e a cui ho dedicato molto impegno e molto tempo.

Oggi da vicepresidente nazionale di Confcommercio, presidente di Confcommercio Palermo e amministratore delegato dell’azienda di moda che guido, mi occupo, quando posso, nel weekend dei miei nipoti, un segno di sostegno solidale verso mia figlia oltre che di amore verso di loro.

Essere madre e conciliare attività lavorativa e poi anche impegno associativo non è stato facile, ma è stata la mia più grande ricchezza, mi ha arricchito di una gioia ineguagliabile e mi ha insegnato il valore della cura. Figlia di una madre lavoratrice, ed oggi madre di una donna imprenditrice che a sua volta ha due figli, per noi lavoro e famiglia sono sempre stati un valore aggiunto. Un ponte tra lavoro e famiglia che ci ha resi più forti e unite. Valori che coltivo nel quotidiano, che ho ereditato dalla mia famiglia, che ho trasmesso a mia figlia, e che oggi lei trasmette ai suoi figli.

La parità di genere è una strada ancora in salita e che necessita di strumenti, garanzie e tutele che ancora oggi mancano. E che rendono ancora più complesso per le donne coniugare il lavoro con la scelta di famiglia.

Questa mancanza si riflette sulle stime ISTAT presentate agli Stati generali della natalità che si sono di recente tenuti a Roma. E da cui è emerso in modo netto il problema della decrescita demografica del Paese. Se non verrà invertita la rotta della natalità con misure strutturali, nel 2050 l'Italia avrà 5 milioni di abitanti in meno: solo poco più di una persona su due sarebbe in età da lavoro, con un 52% di persone tra i 20-66 anni che dovrebbero provvedere sia alla cura e alla formazione delle persone sotto i venti anni, sia alla produzione di adeguate risorse per il mantenimento e l'assistenza degli anziani.

La accentuata diminuzione della natalità segnala una difficoltà di cui l’agenda politica dovrebbe occuparsi con urgenza per costruire una adeguata risposta. E come ha detto il Presidente Mattarella intervenuto ai lavori della Fondazione per la Natalità e del Forum delle Associazioni Familiari: “occorre insistere nel perseguire condizioni che consentano alle giovani generazioni di costruire il proprio futuro e, in questo senso, va garantita piena dignità ai giovani, alle donne, alle famiglie". 

Il tema è di urgente attualità per tutte quelle donne che devono affrontare ancora oggi troppi impedimenti e difficoltà per raggiungere una piena parità e un apporto essenziale può venire dalla conciliazione dei tempi di cura della famiglia e dei tempi di lavoro. Ed è certamente il motivo del gap di genere oggi nel sistema lavoro. Gap che mette ‘fuori gioco’ moltissime donne che per dare spazio alla famiglia sono costrette a scegliere di non lavorare.

Non può e non deve invece esserci alcuna contrapposizione tra impegno professionale, attività lavorativa e scelta di maternità. Non possiamo privarci dei talenti delle Donne sul lavoro. Non è il lavoro ad allontanare dalla maternità e nemmeno la maternità ad allontanare dal lavoro, bensì le carenze a supporto di una scelta che non è solo privata ma che arricchisce l’intera società. Per questo le politiche per la famiglia sono un contributo essenziale allo sviluppo equilibrato e sostenibile del Paese.