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14 giugno, 2022

Sbloccare la crescita puntando sulle donne imprenditrici

Sono stati presentati i dati del Mastercard Index of Women Entrepreneurs (MIWE), che analizzando i progressi delle donne imprenditrici in 65 paesi nel mondo, che rappresentano l'82,4% della forza lavoro femminile globale, evidenziano il contributo sociale ed economico delle donne imprenditrici alla crescita.

Ma soprattutto forniscono informazioni chiave sui fattori che ancora oggi guidano e ostacolano il loro successo.

Nulla di nuovo: è un tema che come Confcommercio riportiamo continuamente all’attenzione dell’agenda politica, ed io personalmente ne ho fatto una battaglia che caratterizza da sempre il mio impegno e che ha caratterizzato i miei dieci anni alla guida di Confcommercio Terziario Donna.

Nel panorama economico ed imprenditoriale globale, le donne sono una delle risorse più preziose. Ma, nonostante costituiscano la metà della popolazione mondiale, rappresentano ancora appena un quinto delle aziende. Il contributo delle donne all'economia è ancora significativamente sottorappresentato nei report e negli indici sulle startup e sugli scenari economici.

L’occupazione femminile è negli ultimi anni cresciuta in 14 delle economie prese in esame. Eppure i dati dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro mostrano un calo dell'occupazione femminile del 5%, superiore al corrispondente dato maschile pari al 3,9% .

L’Italia nella classifica mondiale del Gender Index, l’indice che misura la parità di genere, ha perso tre posizioni in classifica collocandosi al 43° posto, con un punteggio di 52.3 (in calo rispetto allo scorso anno: 55).

Pur posizionandosi infatti come una ‘high-income economy’, i principali dati emersi dal report indicano che la sua performance è inferiore al benchmark di riferimento dell’indice MIWE.

Tuttavia alcuni segnali positivi arrivano dalle condizioni al supporto dell’imprenditoria dove l’Italia risale dei posizioni (dal 26° al 20° posto) e nel tasso di donne leader d’impresa (dove passa dalla 29a alla 24a posizione).

Colpisce positivamente come la percentuale delle donne attualmente impiegate in Italia in ambito tech (46%) non sia molto distante da quella degli uomini (54%), a ulteriore conferma della validità delle politiche nazionali e locali volte al miglioramento delle competenze professionali e all’aumento della partecipazione delle donne in questo settore.

Di certo il COVID ha avuto un impatto enorme sulle donne, facendo di fatto annullare decenni di progressi ed aggiungendo – secondo i dati del World Economic Forum – altri 36 anni al tempo stimato necessario per raggiungere la parità di genere a livello globale.

Significa che devono ancora nascere le donne che avranno pari opportunità di competere nel mondo dell’imprenditoria e dell’economia.

Cosa facciamo nel frattempo per ‘sbloccare questo potenziale’ e sbloccare la crescita’ ?

Servirebbe – ma lo diciamo inascoltate da troppo tempo – un sistema in grado di correggere le storture alla base di questa disparità. Servirebbe creare - davvero - le condizioni per facilitare l'accesso delle donne al supporto finanziario e ai servizi, e servirebbe promuovere e sostenere la loro capacità di avviare, operare e prosperare nelle attività imprenditoriali.

C’è ancora molta strada da fare da parte dell’Italia per consentire alle donne imprenditrici di affermarsi.

Nonostante le avversità, le donne hanno dimostrato di essere imprenditrici capaci di re-intepretarsi ed affrontare virtuosamente le crisi, crescendo in termini di nuove attività imprenditoriale e dimostrando una crescente capacità di creatività imprenditoriale.

Per la futura crescita economica, è allora quanto mai necessario creare le giuste condizioni sociali, politiche e finanziarie affinché l’iniziativa imprenditoriale al femminile abbia gli strumenti adeguati per trasformarsi in storie imprenditoriali di successo.

Servono politiche strutturali – e non episodiche - a sostegno dell'imprenditoria femminile che contribuiscano significativamente a una ripresa più rapida ed equilibrata.

L'empowerment dell'imprenditoria femminile fungerà non solo da catalizzatore per lo sviluppo e l'innovazione, ma farà crescere le comunità intorno alle donne di successo. La ripresa economica è difatti possibile solo garantendo le condizioni per una crescita sempre più equa, sostenibile e inclusiva, nel solco di quanto prevede l’Agenda Onu sullo sviluppo sostenibile, che possa fornire gli strumenti e la fiducia necessari all’imprenditoria femminile, mettendo le donne nelle condizioni di poter esprimere tutto il loro potenziale.

Serve questo oggi all’economia globale: serve mettere in campo tutta la carica dell’imprenditoria femminile.