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23 giugno, 2022

Moderato ottimismo, ma l’inflazione è dietro la porta

E’ un momento di grande fermento per le imprese. Veniamo da anni difficilissimi, in cui abbiamo dovuto attivare ogni nostra risorsa per reggere la crisi. Ed anche adesso, nell’incertezza e nelle conseguenze di una guerra che sta incidendo sul caro prezzi, la situazione è ben lontana dall’essere risolta.

Eppure, malgrado tutte le incertezze e le criticità che caratterizzano il quadro congiunturale, l’economia italiana continua a mostrare segnali di inaspettata vivacità e di prudente ottimismo. Lo rivela il bollettino dell’Ufficio Studi di Confcommercio fornendo diversi spunti interessanti.

Dopo un primo trimestre del 2022 positivo contro ogni previsione, anche il trimestre che sta per chiudersi supera le attese con una crescita stimata attorno al mezzo punto percentuale in termini congiunturali.

Quel traguardo di aumento di ben 3 punti percentuali del PIL nel 2022 sembra un obiettivo raggiungibile.

I consumi sono in crescita (+3,4%), rilanciati da una forte voglia di ritorno alla normalità da parte delle famiglie dopo la pandemia e nonostante la guerra alle porte dell’Europa.

Anche a maggio 2022 la domanda si è orientata principalmente verso il recupero della componente relativa ai servizi (+18,3% nel confronto annuo) soprattutto quelli legati al turismo, che comincia a beneficiare anche del ritorno degli stranieri, e al tempo libero.

Per i beni la situazione appare più complessa con settori in piena crisi, come l’automotive, ed altri, come l’abbigliamento e le calzature e per alcuni beni durevoli per la casa, per i quali la ripresa è alterna e stentata.

Nel complesso, quello che emerge dal rapporto dell’Ufficio Studi Confcommercio, è uno scenario di crescita.

E se i dati sono in positivo certamente un ruolo spetta al dinamismo ed al coraggio delle imprese.

Ed alla capacità della Confederazione di fornire tutti quegli strumenti necessari a lavorare sulla fiducia e sulla capacità di affrontare positivamente le crisi.

Grazie al lavoro incessante di Confcommercio, e del nostro Presidente Sangalli, ha malgrado tutto funzionato la cooperazione tra settore privato e controparte pubblica. Le istituzioni, proficuamente sollecitate, hanno giocato e fatto giocare una partita che oggi sta rivelando i suoi frutti. Motivo per proseguire nella collaborazione, magari sempre più mirata, selettiva, efficace.

Pur in questo scenario ottimista, non si devono però celare i problemi che incombono, e che già si possono cogliere in alcune delle dinamiche attuali. 

Stiamo infatti facendo i conti con una parola che la nostra generazione di imprenditori non conosceva e con cui adesso deve invece confrontarsi: l’inflazione.

Nonostante il buon risultato del trimestre, dal rapporto dell’Ufficio Studi Confcommercio emerge infatti grande incertezza sui dati del secondo semestre.

Si teme infatti l’impatto delle tensioni inflazionistiche su alcuni beni e indirettamente sui consumi. Sulla base delle stime Confcommercio, a giugno si dovrebbe registrare un incremento dei prezzi al consumo dello 0,5% con una variazione del 7,3% su base annua. E se comportamenti delle famiglie non hanno sinora mostrato di subire l’impatto dell’inflazione, lo scenario tendenziale mostra grande preoccupazione. Le spese obbligate sono destinate ad incrementare la loro quota dentro il budget delle famiglie; ne soffriranno, di conseguenza, i consumi liberi che in molti casi sono ben lontani dall’avere recuperato i livelli pre pandemia. Vi è il rischio che quanto si temeva per la prima parte del 2022 sia solo rimandato alla seconda parte, in particolare dal prossimo mese di settembre quando, finito l’effetto delle vacanze estive, si tornerà a fare i conti con i costi dell’inflazione.

Serve quindi un intervento del Governo nazionale che allenti la tensione inflazionistica, operando in modo da non contrarre i consumi.

Come sempre noi imprenditori faremo la nostra parte, chiediamo che altrettanto faccia chi sta alla plancia di guida dell’economia italiana.