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25 agosto, 2022

Cresce l’imprenditoria femminile e si diversifica: i dati del V Rapporto sull’imprenditoria femminile

Secondo il Rapporto sull’imprenditoria femminile realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Centro studi Tagliacarne e Si.Camera, le imprese guidate da donne nel 2021 sono un milione e 343mila, ovvero il 22,2% del totale delle imprese italiane.

Rispetto al panorama delle imprese maschili, le imprese guidate da donne mostrano una maggior concentrazione nel settore dei servizi (66,9% contro il 55,7%), minori dimensioni (il 96,8% sono microimprese fino a 9 addetti, contro il 94,7% delle maschili).

Si tratta di imprese concentrate come detto perlopiù nel settore terziario e meno nel settore primario (15,4%) e nell’industria (11,3%). Quello femminile risulta quindi un segmento produttivo meno ‘industrializzato’, dato che solo l’11,3% delle imprese rosa operano nell’industria a fronte di quasi 26,6% di quelle maschili.

La maggiore parte delle imprese femminili opera nel settore dei servizi (66,8%), seguito a netta distanza da quello dell’agricoltura (15,4%) e da quello dell’industria (11,3%), al netto delle imprese non classificate.

Un altro dato importante è la diffusione territoriale delle nuove imprese rosa: emerge infatti una maggiore vivacità al Sud, dove opera il 36,8% delle imprese rosa.

Il Mezzogiorno si dimostra l’area dove è maggiore la presenza femminile nel tessuto imprenditoriale: a fronte di una media nazionale del 22%, al Sud le imprese femminili raggiungono il 23,7% del totale dell’area (oltre 494 mila imprese rosa in termini assoluti), laddove nel Nord la corrispondente quota supera di poco il 20% (551 mila) ed al Centro sono il 23,1% del totale (296 mila imprese).

Nel Meridione il tessuto imprenditoriale è decisamente più giovane con tutti i risvolti più o meno delicati che ne conseguono. Infatti, la quota delle iniziative capitanate da donne, nate dal 2010 in poi, passa dal 53,5% del Nord al 55,0% del Mezzogiorno fino ad arrivare alla quota più alta del Centro (56,2%).

Che nel Nord siano radicate maggiormente le imprese più longeve si evince dal fatto che ben 9,7 imprese rosa su 100 presenti nell’Italia settentrionale sono nate prima del 1990, cioè hanno più di 31 anni di età (53.600), quando nel Centro tale rapporto scende al 7,9 su 100 (circa 23.500) e nel Mezzogiorno a 6,4 su 100 (quasi 31.500).

I numeri più “dinamici” al Sud vanno di pari passo con il più alto tasso di disoccupazione e che quindi la maggiore spinta alla imprenditoria femminile nei territori dove le donne hanno più difficoltà a trovare lavoro, le donne si devono dare una intraprendenza imprenditoriale anche per superare una difficoltà maggiore a trovare lavoro che negli altri territori.

Quindi quello che potrebbe apparire come maggiore dinamismo in verità cela una difficoltà maggiore delle donne a trovare lavoro da dipendente. Ecco che più donne che altrove decidono di mettersi in gioco e creare un’azienda.

I dati espressi nel Rapporto evidenziano però che negli ultimi anni il fare impresa femminile si sta trasformando: la scelta imprenditoriale è vista sempre più come un’opportunità a tutti gli effetti di piena affermazione professionale e non solo come semplice auto-impiego.

Osservando la dinamica del numero di imprese femminili, sono 15 su 20 le regioni in cui nel 2021 si registra un aumento. In termini assoluti, le crescite più consistenti si concentrano in 3 regioni: Campania (+2.200), Lombardia (+2.092) e Sicilia (+1.826). Il Lazio invece fa registrare la diminuzione maggiore (-5.090 imprese).

A livello provinciale, le imprese femminili sono maggiormente localizzate nelle grandi aree metropolitane.

Il Rapporto mostra infine un dato interessante: esiste un tessuto imprenditoriale già esistente sul quale si può intervenire per aumentarne la capacità competitiva.

Un approfondimento nel dettaglio settoriale consente di cogliere alcune specificità dell’imprenditoria femminile, su cui occorrerà lavorare. L’analisi settoriale contenuta nel Rapporto offre, infatti, importanti elementi per definire politiche specifiche per colmare il gender gap in quei comparti dove sono meno diffuse le imprese rosa ma che sono di rilevante importanza per il progresso economico. Consente inoltre di indirizzare in maniera più specifica i possibili interventi di supporto all’imprenditoria femminile sulla base delle caratteristiche dei settori in cui sono maggiormente presenti.