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16 novembre, 2022

Sul PNRR non possiamo più aspettare

La scorsa settimana siamo scesi in piazza numerosissimi, tutti insieme per <riaccendere il futuro> delle imprese, dei lavoratori, delle famiglie.

Associazioni di categoria, sindacati, sindaci, lavoratori, famiglie: uniti per sollecitare i governi regionale e nazionale a mettere in campo tempestive misure adeguate a correggere le storture di un’impennata del costo dell’energia che non possiamo sostenere.

Prima di questa doppia crisi epocale (prima la pandemia, adesso la crisi energetica ed i conflitti bellici in corso e la conseguente inflazione), il terziario di mercato, anche nei periodi difficili per l’economia, riusciva a riassorbire e compensare gli effetti negativi dell’economia, soprattutto sotto il profilo dell’occupazione.

Adesso, dopo oltre 2 anni di crisi, i servizi hanno lasciato sul campo della pandemia 930mila unità di lavoro rispetto al 2019. E ciò minaccia la capacità di ripresa dell’intero Paese.

Se non riparte il terziario, infatti, non riparte l’Italia.

A ciò si aggiunge un dato nuovo ma con il quale siamo oggi tutti costretti a fare i conti e cje ci ricorda anche l’ultimo report di Bankitakia: l’inflazione. Che ha come effetto immediato una riduzione del potere d’acquisto.

Con la conseguenza di una contrazione brusca dei consumi, che sono il principale e prezioso carburante dell’economia del Paese. Variabile con cui il commercio deve fare i conti.

Nell’arco degli ultimi trent’anni, la crescita dell’Italia si ferma al di sotto del 12% a fronte dell’oltre 36% della Germania e del quasi 50% del Regno Unito. Questo scenario ci obbliga ad inderogabili scelte di responsabilità.

Abbiamo davanti a noi l’opportunità storica di modificare in modo più efficiente, inclusivo e produttivo il nostro modo di stare insieme dentro le comunità locali e dentro la collettività internazionale, così da ridare all’Italia la possibilità di crescere.

Nel periodo 2021-2027, il nostro Paese si troverà a gestire, tra PNRR e altre risorse nazionali e comunitarie, quasi 500 miliardi di euro. Una cifra enorme ma che può diventare irrisoria se non indirizzata a creare le condizioni per una vera ed efficace ripresa.

Serve allora una programmazione condivisa, che veda le rappresentanze delle imprese al tavolo e serve pigiare l’acceleratore sulle riforme. Perché, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è innanzitutto un piano di riforma del Paese.

E fra tutte le riforme non più rinviabili elenchiamo certamente la riforma della burocrazia, che ha un enorme impatto sull’efficienza del rapporto tra Pubblica Amministrazione e le imprese.

Ma anche la riforma fiscale, che impatta sulla capacità di consumo del Paese.

E quindi la riforma delle politiche di sostegno alle imprese, che sempre più devono premiare il merito e sostenere la transizione digitale ed ecologica delle imprese considerando però la difficoltà di accesso al credito e la necessità di supportare i ricambi generazionali in azienda.

Inizia una stagione complessa che dovrà vedere l'impegno responsabile di tutti affinché l'irripetibile occasione del PNRR non sia sprecata. E davanti a questa urgenza, sentiamo purtroppo ancora un silenzio assordante.

Non possiamo più attendere. Chiediamo, e lo chiediamo con vigore, che nell'agenda politica dei governi nazionale e regionale siano posti in priorità assoluta ed efficacemente affrontati tutti i nodi che impattano sullo sviluppo.

E che ruotano attorno ad un soggetto che è il cardine dell’economia del Paese: le imprese.