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22 settembre, 2022

Confcommercio chiede alla Politica tutta di fare la propria parte. Questo giudicheremo il prossimo 25 settembre.

Confcommercio ha incontrato la politica perché è dal dialogo e dal confronto che si possano portare avanti le scelte e i progetti più utili al Paese, alle aziende, al lavoro, alla coesione.
Abbiamo presentato ai capi dei principali partiti italiani il nostro programma di medio e lungo periodo, inserendo anche alcune richieste immediate e di buon senso per affrontare l’emergenza del caro energia e dei suoi effetti speculativi. Gli aumenti del 400% anche dell’energia da fonti diverse dal gas russo non si spiegano infatti solo attraverso la guerra e il gas della Russia, ma per gli effetti di una non adeguata programmazione e di un effetto speculativo in corso.

La priorità adesso è affrontare la pandemia energetica e l’effetto inflazionistico della speculazione degli aumenti fuori controllo e ingiustificati. Dando ossigeno alle imprese. Perché non c’è azienda dell’economia reale e legale che possa farcela se non si interviene con immediatezza. 

Si deve intervenire subito perché non possiamo aspettare la formazione del prossimo governo. 
Tra i leader di partito che abbiamo incontrato dovrà venire fuori il prossimo governo e la guida politica dell’Italia per i prossimi 5 anni.

Siamo chiamati responsabilmente a scegliere. Scegliere ciò che ci appare il meglio per il nostro futuro. 

Siamo chiamati ad andare  oltre la delusione, l’indignazione, l’indolenza, la sufficienza. Siamo chiamati alla responsabilità.

Il voto va esercitato sempre perché è un diritto per cui ancora in altri Paesi si muore e per cui si sono battuti i nostri avi. Votare e’ il primo diritto di una democrazia. 

Ma perché una democrazia sia compiuta è necessario il confronto continuo tra politica e rappresentanti delle imprese.

Questo è stato il senso del confronto. Perché in generale le cose di buon senso e di responsabilità da fare sono condivise da tutti. Ma cambiano le priorità e le prospettive dei singoli partiti.
Gli imprenditori e le imprenditrici chiedono condizioni certe per poter lavorare, mettere a frutto i talenti dell’iniziativa privata, creando reddito, posti di lavoro, sviluppo. 
Abbiamo avuto una crisi di governo che si aggiunge alla crisi pandemica, alla guerra ed alla crisi energetica, che arriva proprio nel momento in cui le forze economiche stavano risollevandosi.

Siamo consapevoli che dovremo ricostruire partendo dalle macerie di un paese distrutto. Per questo siamo ancora più responsabilmente chiamati a contribuire alla soluzione. 
Come imprenditori e imprenditrici, come popolo del fare, ma anche come persone responsabili e che guardano non solo alla propria  sostenibilità economica ma a gli interessi globali di tutto il Paese, alla sostenibilità ambientale e sociale, siamo sensibili non a chi ci viene a elencare i punti di un libro dei sogni. 

Perché sappiamo che ci vogliono coperture e la coperta è sempre più corta. Noi sappiamo che i conti si fanno quadrare e che i debiti comunque si pagano. A noi piace sentire il pragmatismo di ciò che si può fare perché ciò che non si può fare non esiste. 
Noi non chiediamo un’economia assistita.  Noi siamo quelli che abbiamo consentito  decenni di benessere e che hanno  fatto rinascere il Paese dopo la guerra.
Ma chiediamo che  la pressione  fiscale sia adeguata, perché solo così possiamo avere la possibilità di continuare. E visto che senza impresa non c’è futuro non c’è lavoro non c’è dignità, sappiamo che solo garantendo il futuro alle imprese ci sarà futuro per l’Italia. 
Crediamo fermamente che l’Italia possa ripartire dal Sud, dai giovani e dalle donne come motore di ripresa e di sviluppo. 
Crediamo che così come con le nostre attività alimentiamo la socialità di una città, grazie a esse contrastiamo anche la desertificazione delle città. 
Affrontiamo i  mercati ma non possiamo competere con la concorrenza sleale del commercio online senza regole e con condizioni ( iva, fisco, etc..) diversi.

In una parola: chiediamo la libertà di fare impresa e di poter lavorare nelle migliori condizioni infrastrutturali e di servizi. Per creare le condizioni di un un paese prospero che possa permettersi sanità, welfare e servizi essenziali. 
Convinti che non possa esistere una società giusta senza prosperità e la prosperità tocca a noi crearla.

Ma chiediamo alla Politica tutta di fare la propria parte. Questo giudicheremo il prossimo 25 settembre.