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Prevenzione e sicurezza sul lavoro

Garantire a tutti la possibilità di lavorare in un ambiente sicuro è una scelta di civiltà e più in generale un paese può dirsi realmente civile solo quando rispetta anche i diritti di sicurezza di chi vi lavora.

Responsabilità sociale di impresa vuole che dire integrare l’aspetto etico alla strategia di impresa per salvaguardare, possibilmente migliorare, la condizione economico-sociale nell’area di influenza dell’impresa stessa.

È un obiettivo che dovrebbe essere perseguito sia dalle grandi che dalle piccole e medie imprese nell’ottica migliorare la qualità della vita lavorativa ed extra lavorativa dei propri dipendenti e loro cari.

Non è un caso che in questa direzione si è mossa Confcommercio Palermo, da me rappresentata, sottoscrivendo un protocollo d’intesa con Fisascat Cisl Palermo Trapani, rappresentata dal segretario generale Mimma Calabrò. L’intento è quello di avviare una esperienza pilota sul territorio di Palermo, per promuovere azioni di sensibilizzazione sui temi di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro del macro-settore terziario e servizi. Il protocollo d’intesa è stato sottoscritto fino al 31 dicembre 2019 e s’intenderà tacitamente rinnovato di anno in anno salvo differenti indicazioni di ciascuna delle parti.

Eticamente abbiamo ritenuto importante dare un segnale forte di responsabilità. Ma è necessario, su un tema tanto sentito quanto delicato, coinvolgere altri soggetti istituzionali preposti alla tutela del diritto alla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. L’obiettivo è incentivare azioni formative e informative condivise che hanno come obiettivo principale una sana cultura della prevenzione.

I dati Istat il periodo gennaio-dicembre 2018 [1] parlano di 641.261 denunce pervenute entro dicembre 2018 per infortuni sul lavoro, quasi 6 mila in più (+0,9%) rispetto ai 12 mesi del 2017 (635.433). A livello nazionale, aumentano i casi in occasione di lavoro (+0,6%, da 539.584 a 542.743) ma ancor di più quelli in itinere (percorso casa/lavora/casa) che hanno fatto registrare un +2,8%, (da 95.849 a 98.518). I recenti incrementi sono da leggersi alla luce della ripresa occupazionale registrata dall’Istat.

Per i dati sul lavoro femminile, è possibile prendere in esame il Dossier Donne pubblicato dall’Inail alla vigilia dell’8, sulle caratteristiche del fenomeno infortunistico e tecnopatico al femminile[2]: Le denunce pervenute all’Istituto per infortuni avvenuti nel 2017 che hanno riguardato le donne nelle tre gestioni principali (Agricoltura, Industria e servizi, conto Stato) sono state 231.067, e restano sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, con un incremento pari allo 0,3%. A queste si aggiungono le 47 del settore Navigazione e le 405 della gestione autonoma casalinghe.

Aumentano anche le malattie professionali ma il +2,5% è rilevato su un anno, il 2017, contraddistintosi per un arretramento del fenomeno e le 59.585 denunce del 2018 si posizionano comunque al di sotto del dato 2015 e 2016. A colpire le lavoratrici e i lavoratori sono state soprattutto le malattie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo e quelle del sistema nervoso, che insieme rappresentano il 76,2% delle denunce.

Questo in sintesi il quadro Istat, spunto di una necessaria riflessione su quanto è stato fatto e soprattutto su quanto ancora bisogna fare.

Un primo punto positivo da cui partire è senza dubbio il fatto che il settore del terziario e dei servizi è quello in cui si registrano meno incidenti e infortuni sul lavoro. Si può sperare che questo possa dipendere dalla ricezione e dall’attuazione di quell’insieme di principi e valori alla base di una sana cultura di impresa che pone in primo piano tra i suoi obiettivi il rispetto delle norme di sicurezza e una politica di prevenzione di incidenti e malattie professionali.

Quindi è importante, anzi necessario, far partire un percorso virtuoso di più ampio respiro. Gli ingredienti sono molteplici: oltre all’educazione dei lavoratori, alla sensibilizzazione e alla cultura d’impresa, bisogna porre al centro dell’azione il rispetto, la tutela e la salvaguardia di tutti, che siano clienti, lavoratori, imprenditori, i quali devono trovare un ambiente sano e salubre. Garantire a tutti la possibilità di lavorare in un ambiente sicuro è una scelta di civiltà e più in generale un paese può dirsi realmente civile solo quando rispetta anche i diritti di sicurezza di chi vi lavora.

Il tema della sicurezza sul lavoro è molto sentito non solo dai lavoratori italiani, ma da tutti gli attori economici, tanto che anche le istituzioni hanno dato un piccolo segnale. Dal 1° gennaio 2019 la legge di Bilancio 2019 ha disposto l’incremento del 10% degli importi dovuti dalle aziende per la violazione delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, in particolar modo per le violazioni in materia di prevenzione. La maggiorazione è raddoppiata (20%) se, nei tre anni precedenti, il datore di lavoro è stato destinatario di sanzioni per i medesimi illeciti commessi[3].

Non si tratta di un intervento organico sulla materia, di cui ci sarebbe urgente bisogno, ma di un piccolo passo avanti nella direzione giusta.

Patrizia Di Dio

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