patriziadidio.com Rss https://www.patriziadidio.com/ Presidente nazionale gruppo terziario donna di Confcommercio it-it Mon, 13 Sep 2021 13:49:21 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 patriziadidio@lavieenrose.it (Patrizia Di Dio) patriziadidio@lavieenrose.it (Patrizia Di Dio) Archivio https://www.patriziadidio.com/vida/foto/sfondo.jpg patriziadidio.com Rss https://www.patriziadidio.com/ PNRR : ultima occasione per la Sicilia https://www.patriziadidio.com/post/720/1/pnrr-ultima-occasione-per-la-sicilia

Un’Italia a due velocità, con un sud che cresce sino a 4 volte meno della media nazionale. Nel 2020, anno segnato dalla depressione pandemica, la ricchezza pro capite al Sud è stata di 18mila euro, contro gli oltre 34mila del Centro-Nord.

E per chi fa impresa, ‘ricchezza’ si traduce in possibilità di consumi. E quindi, per le aziende, di ripresa.

I dati fotografati dall’ufficio Studi di Confcommercio mostrano una situazione allarmante, che la pandemia, che non accenna a dare segni di resa e che ancora tiene le imprese incerte sugli scenari, sta contribuendo a rendere ancora più gravosa.

Da anni sottolineiamo le enormi difficoltà che devono essere superate da chi fa impresa al Sud e in particolare in Sicilia che rappresenta il Sud del Sud per Pil, reddito pro capite e posti di lavoro.

Ma i dati che emergono dal report di Confcommercio su economia e occupazione confermano la condizione di estrema fragilità del tessuto economico siciliano che, lungi dall’essere superata, è addirittura peggiorata.

Abbiamo davanti a noi una sola possibilità per invertire la tendenza: le risorse del PNRR, a patto che le stesse vengano spese per correggere i divari e far ripartire le economie territoriali.

Le forze dell’ordine hanno lanciato inoltre l’allarme sul rischio criminalità organizzata. E certo questa ha sempre avuto il suo peso come zavorra ma non dobbiamo cadere nella retorica, deresponsabilizzandoci. In Sicilia scontiamo anche i danni provocati nel tempo da una cattiva, clientelare e scarsa politica e da una burocrazia non efficace che non hanno saputo guidare i processi di crescita nell’interesse del bene comune.

Negli ultimi 25 anni, la riduzione degli occupati, come conseguenza della perdita di popolazione (soprattutto giovanile emigrati all’estero, -1,6 milioni), e i deficit di lungo corso – in particolare eccesso di burocrazia, illegalità diffusa, carenze infrastrutturali e minore qualità del capitale umano – hanno, di fatto, determinato un continuo e progressivo calo del Pil prodotto dal Sud ampliando ulteriormente i divari con le altre aree del Paese.

L’allontanamento dal Sud di oltre un milione e mezzo di giovani, che nella maggior parte dei casi sono proprio quelli più preparati e performanti, rende ancora più complessa l’operazione rilancio.

Bisogna allora far presto e bene: di tratta infatti di un’opportunità che non ci possiamo permettere di perdere.

E non è certo una questione meridionalista, ma il monito viene da tutta Confcommercio: è profondamente errato pensare che la questione riguardi infatti solo le regioni meridionali. Riguarda invece tutto il Paese, perché solo se si rilancia concretamente il Sud potrà ripartire l’Italia.

Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza che destina ingenti risorse al Mezzogiorno d’Italia (sulla carta 82 miliardi, il 40% delle risorse), anche la Sicilia potrà avere un’occasione unica per ridurre i grandi deficit a cominciare da quello infrastrutturale con il resto del Paese.

Ma è necessario avviare una stagione di programmazione che veda direttamente coinvolta ai tavoli chi conosce cosa serve davvero alle imprese e soprattutto non bisogna più sprecare tempo e risorse. Bisogna investire in fretta tutte le risorse a disposizione e bisogna farlo bene.

Le imprese, che sono la dorsale economica del Paese, hanno bisogno di garanzie di efficienza, tempestività e legalità nella gestione delle risorse. Hanno bisogno di risposte.

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Mon, 13 Sep 2021 13:49:21 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/720/1/pnrr-ultima-occasione-per-la-sicilia sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Grazie Ambra, Martina, Monica ! La vera <impresa> è la vostra ! https://www.patriziadidio.com/post/719/1/grazie-ambra-martina-monica-la-vera-impresa-e-la-vostra-

Non si sono arrese, non si sono piante addosso.

Sono scese in pista ed hanno vinto la sfida più importante: amare se stesse ed amare la vita.

Il loro amore è stato più forte di qualsiasi sconfitta.

Ritrae questo l’ennesima vittoria italiana alle paralimpiadi, la forza di chi in un ostacolo vede un trampolino di partenza.

Ambra Sabatini, Martina Caironi, Monica Contraffatto: un podio femminile tutto italiano, impreziosito dal record mondiale segnato da Ambra Sabatini.

Una vittoria che racconta una storia di bellezza.

Le paraolimpiadi, che hanno segnato il trionfo di ogni tempo della squadra italiana, insegnano a tutti noi che in qualsiasi sfida si è costretti ad affrontare nella vita occorre partire da ciò che si ha e non da ciò che si è perso. Questo è il segreto di tutto.

La gioia di vivere è la vera sfida, la più grande e preziosa da vincere. E se l’hanno vinta loro la possiamo e dobbiamo vincere tutti!

Spesso ci si ‘amputa’ da soli con la demotivazione, si ‘dilania’ la propria vita con malessere e insoddisfazione, ci si distrugge per la perdita di qualcosa o qualcuno, di un lavoro o di certezze.

Spesso in maniera ingrata e autolesionista.

Invece queste ragazze ci insegnano altro.

I paraatleti feriti tragicamente e irreversibilmente nel corpo, o coloro che dalla nascita o per una malattia, hanno dei deficit importanti, sono coloro che non hanno però ‘mutilato’ e dilaniato la loro vita. Al contrario alla loro gioia di vita, bene supremo, si sono aggrappati per vincere e andare oltre. Con entusiasmo. Oltre le disgrazie, gli incidenti, un corpo martoriato, oltre ogni limite.

Per questo sono un esempio per tutti noi e anche per tanto altro sport che ormai edonista, scandalosamente avvitato su sé stesso perché schiavo di interessi economici e sterilmente vanitoso, non ha certo il valore didascalico di queste storie di sport e di persone/atleti straordinarie che ci insegnano che ogni giorno, da qualsiasi prospettiva di perdita, di difficoltà, di paura e angoscia, possiamo celebrare la grandezza della nostra vita!

Un grande monito per tutti noi imprenditori che ci siamo sentiti ‘mutilati’ dal lockdown e che con impegno e fiducia costruiamo ogni giorno la nostra ripartenza.

Grazie ragazze e ragazzi straordinari! Con il vostro entusiasmo, il vostro coraggio e la vostra tenacia ci avete offerto uno straordinario esempio che non potremo mai dimenticare. La vera è la vostra !

Viva la vita! Sempre!

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Tue, 7 Sep 2021 20:06:01 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/719/1/grazie-ambra-martina-monica-la-vera-impresa-e-la-vostra- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Per sostenere la ripresa puntiamo sulle soft skills delle donne https://www.patriziadidio.com/post/718/1/per-sostenere-la-ripresa-puntiamo-sulle-soft-skills-delle-donne-

La globalizzazione, la tecnologia, l’espansione delle reti di scambio e commercio, l’automazione e l’aumento dell’intelligenza artificiale e nello stesso tempo la richiesta di sostenibilità e di lavoro green stanno cambiando il mercato del lavoro a ritmi rapidi che individuano le direttrici di futuro dell’economia. 

Le nuove generazioni si trovano a lottare contro una drammatica discrepanza tra competenze possedute e posti di lavoro disponibili. Ma devono ancora affrontare discriminazioni e pregiudizi sociali che pesano sulle scelte lavorative ma anche sulla valorizzazione del merito. 

La competenza, la creatività, l’intelligenza, la passione delle donne, quello che mi piace chiamare il ‘capitale sommerso’ del nostro Paese, costituiscono un’occasione importante per promuovere sviluppo sostenibile e crescita sociale.

Per sostenere la ripresa, bisogna quanto mai puntare su quelle soft skills che sono una riconosciuta caratteristica delle donne, quelle competenze trasversali fatte di flessibilità, adattabilità, problem solving, capacità di cura, predisposizione all’organizzazione di persone e di processi. Generare valore puntando sull’abilità a creare gruppi di lavoro coesi che funzionano, la capacità di sostenere lo stress o quella di saper svolgere più attività contemporaneamente.

Oltre le soft skills, è altresì necessario che le imprenditrici e gli imprenditori del futuro si attrezzino sul piano delle competenze oggi necessarie. 9 lavori su 10 richiederanno nell’immediato futuro competenze digitali. E purtroppo le donne non sono ancora abbastanza attrezzate per affrontare la sfida.

Serviranno competenze digitali e competenze in materia di sostenibilità, ma anche sempre più expertises preparate a difendere diritti di parità.

E, d’altra parte, la sostenibilità non può prescindere dalla valorizzazione di quel capitale umano la cui esclusione dal mercato del lavoro pesa negativamente sulla crescita del mezzogiorno d’Italia e non solo.

Ma insieme ad istruzione e formazione di nuove competenze per nuovi lavori, sarà anche necessario ripensare ai modelli di business, rivedendo i modelli organizzativi.

Sarà necessario re-orientare l’organizzazione del lavoro in modo che sia funzionale alla produttività delle imprese (che soprattutto nel Sud permane molto bassa), ma anche alle famiglie e soprattutto mettere in in campo misure efficaci di contrasto alla esclusione delle madri dal lavoro.

E soprattutto sarà necessario spostare l’asse dalla ‘garanzia’ al ‘merito’: promuovere le attitudini vincenti, premiare il talento, valorizzare il merito.

La valorizzazione delle donne da parte delle aziende servirà per competere maggiormente grazie alle soft skills delle donne oggi più che mai essenziali. Serve però che si affermi anche il diritto all’astensione lavorativa paritaria per entrambi i genitori, soprattutto attraverso una nuova cultura della condivisione paritetica tra un uomo e una donna degli impegni familiari e genitoriali. E servono misure che tutelino l’imprenditrice e la lavoratrice autonoma da impari condizioni rispetto anche alle garanzie delle lavoratrici dipendenti.

Come espresso al punto 16 del Manifesto del Terziario Donna: <Accettiamo la sfida dei mercati globali. Siamo deboli per combattere con altre armi. Mettendo al centro la persona e le sue emozioni, i suoi gusti, ed i suoi sensi. Valorizzando attitudini, premiando i talenti. Contribuendo con le nostre imprese a migliorare società ed ambiente>.

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Tue, 31 Aug 2021 12:08:05 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/718/1/per-sostenere-la-ripresa-puntiamo-sulle-soft-skills-delle-donne- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Dalle parte delle nostre sorelle afghane https://www.patriziadidio.com/post/717/1/dalle-parte-delle-nostre-sorelle-afghane-

Mentre in Italia lottiamo quotidianamente per attestare il valore della democrazia paritaria, e recuperare il pesante gap che ancora distanzia sul lavoro uomini e donne, ‘a poca distanza da noi’, le donne afghane vivono nel terrore di un nuovo medioevo.

In Afhganistan, i diritti delle donne sono da stati a lungo ostacolati dagli integralisti religiosi e dal potere talebano. Ma dopo la caduta del regime islamico, erano stati - almeno sulla carta - ripristinati i diritti civili base delle donne.

Permaneva comunque sempre una cultura arcaica, che ha sempre osteggiato qualsiasi forma di emancipazione femminile, limitando l’attività lavorativa e sociale delle donne ed impedendo la loro libertà purtroppo evidentemente anche di iniziativa imprenditoriale.

L’Afghanistan è sempre stato un Paese dove la violenza contro le donne dappertutto è molto alta. La mentalità afgana considera infatti purtroppo ancora le donne quasi come oggetti, le quali devono rimanere in casa e svolgere le mansioni domestiche senza ambire ad avere una loro autonomia lavorativa e meno che mai imprenditoriale. A questo si aggiunge un tasso molto basso di alfabetizzazione, di ostacolo alla formazione di strumenti attraverso i quali costruire il loro riscatto.

L'Afghanistan è uno dei paesi peggiori per condizione della donna. In alcune zone rurali, dove i capi tribù decidono tutto della vita delle persone, l'adulterio può essere anche punibile con la lapidazione; mentre in altre le adultere possono essere punite con la reclusione presso le case aiutando e servendo i loro capo tribù. In molte zone, è ancora imposto l'utilizzo del burqa, che copre l'intero corpo femminile dalla testa ai piedi; mentre nelle zone ‘più sviluppate’, come nella capitale Kabul, le donne indossano l'hijab.

Ad oggi, nel 2021, i diritti delle donne devono essere ancora pienamente riconosciuti. E Con il ritorno dei talebani, l'emancipazione femminile delle donne afgane è divenuta ancora più irraggiungibile.

Il quadro era già allarmante, ma adesso le decisioni americane rischiano di far precipitare l’Afghanistan in un tetro medioevo.

Le donne sono infatti tornate nel mirino dei  talebani, i quali hanno iniziato ad imporre numerose restrizioni nei loro confronti. Partendo dal divieto di uscire da casa senza essere accompagnate da parenti maschi. E per molte la separazione dai figli.

Le donne sono considerate come ‘oggetti’ e come tali potenziale parte del bottino di guerra dell’orda talebana. Quelle nubili che vivono fuori dalla famiglia sono a rischio. Quelle poi che si sono distinte per attività sociali o politiche sono le più a rischio.

Per tutte le donne viene tratteggiato un solo destino: stare a casa, sotto la vigilanza di un ’mahrams’, un guardiano maschio - padre, marito, fratello - solo in compagnia del quale potranno uscire, ‘imprigionate’ nel burqa.

Alcuni comandanti talebani hanno ordinato ai mujaheddin di entrare nelle case, verificare la presenza di donne non sposate o vedove fra i 16 ed i 45 anni e quindi di farsele consegnare dalle rispettive famiglie, perché destinate ad essere assegnate e sposate a combattenti islamici.

I talebani si comportano da cacciatori che braccano le donne nubili o vedove trattandole come prede di guerra. Le conseguenze inevitabili per le donne sono lo stupro, la sottomissione, le nozze forzate e una totale assenza di diritti umani oltre a quello del diritto allo studio al lavoro, per di più con l'obbligo di fare figli da destinare alla Jihad.

Questa azione brutale di ricerca casa per casa, con ispezioni molto aggressive e dalle conseguenze orribili, rivela un quadro talmente inquietante da non potere lasciare noi -occidente indifferenti ed inermi. Quelle perquisizioni riguardano anche noi, perché minano alle fondamenta il senso più basilare dei diritti inalienabili umani oltre che di auspicabile democrazia.

Le immagini che ci arrivano via etere sono terribili. Per non parlare della fatwa appena emanata nell'Università di Herat, che mette al bando l'educazione mista "perché radice di ogni male nella società".

Abbiamo il dovere di avanzare qualsiasi iniziativa necessaria  ad interrompere questa disumana regressione. L’Italia in primis perché siamo un punto di riferimento universale per la sua storia di cultura cattolica, di democrazia, di garanzia di diritti umanitari e di valori inalienabile.

Da parte di noi donne imprenditrici, impegnate in prima linea, il dovere di tendere una mano alle nostre sorelle afghane e chiedere l’attivazione immediata non solo di corridoi umanitari, ma anche di  avviare concrete iniziative per  favorire il loro riscatto sociale e culturale, consentendone l’alfabetizzazione e l’avviamento ad attività autonome di impresa.

Noi che sappiamo bene che nessuna libertà è autentica e solida se non attraverso l’indipendenza economica delle donne. 

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Wed, 25 Aug 2021 08:00:10 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/717/1/dalle-parte-delle-nostre-sorelle-afghane- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il valore della rappresentanza https://www.patriziadidio.com/post/712/1/il-valore-della-rappresentanza

"Verba movent exempla trahunt", le parole incitano ma gli esempi trascinano.

In questo anno noi imprenditori ed imprenditrici, che ci siamo assunti con spirito di servizio l’onere della rappresentanza di una categoria drammaticamente colpita dalla crisi, abbiamo dovuto assumere anche la responsabilità di essere per primi noi a rappresentare l’esempio concreto di pensiero positivo.

Proprio per “trascinare” i nostri iscritti a non mollare le loro aziende e a costruire, giorno dopo giorno, le strategie per rimettere in posta le loro imprese.

Abbiamo imparato a mescolare insieme “quotidiano” e “futuro”, due parole che sembrano non avere niente in comune. Due mondi diversi solo in apparenza. C’è infatti una vita quotidiana, vissuta a casa, ad accudire i nostri cari, ad educare alla vita i nostri figli, ad aprire ogni giorno i nostri negozi, le nostre aziende, i nostri bar e ristoranti, i nostri studi professionali, i nostri alberghi, attività da portare  avanti con mille affanni, oggi da dovere più che mai salvaguardare.

Ed una vita che a chi non vive da dentro - con la necessaria passione ed abnegazione - il mondo della rappresentanza, può sembrare ‘eccezionale’ e che ci ha visto batterci su tutti i tavoli per dare voce ai nostri iscritti. Per difendere il nostro diritto a fare impresa. E farlo mettendo da parte i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni, per dare invece voce alla fiducia ed alla determinazione.

Abbiamo imparato a miscelare le parole paura e speranza, nella convinzione che noi per primi dovevamo investire nel potere della fiducia, ma anche nel protagonismo delle scelte.

Volere fortemente un nuovo Umanesimo significa anche dare una dimensione comune a questi due – solo apparentemente – distinti mondi. Perché la capacità di rimanere nel quotidiano è ciò che costruisce futuro, perché è la vita nella sua semplice unicità a richiedere compiti di ordinario (e per questo straordinario) ‘eroismo’. Quelli che compiamo ogni giorno facendo sempre il nostro dovere. E difendendo i nostri diritti. Per noi e per la nostra comunità di imprese. Sempre con amore ed impegno, oltre che con responsabilità ed abnegazione.

Tenendo sempre la porta aperta per accogliere ed ascoltare ognuno dei nostri iscritti, magari finendo per mettere in coda alle nostre priorità proprio la nostra azienda, la nostra famiglia, noi stessi.

In questi mesi abbiamo spesso toccato con mano il pessimismo intorno a noi, nelle case, nelle strade, negli occhi e nelle parole dei giovani. Ecco perché per noi e' stato un dovere mettere da parte le nostre preoccupazioni ed offrire una ‘medicina’ a chi bussava alla nostra porta.

Noi costruiamo economia e combattiamo non solo la povertà materiale, ma anche quella di spirito, quella dei valori. Non possiamo fare prevalere la sfiducia, la paura, se ci giriamo dall'altra parte, o se ci arrendiamo significa che non facciamo il nostro dovere fino in fondo.

Non è quello che fai ad essere semplicemente ordinario o eccezionale, ma come lo fai. Ed allora è proprio nella mescolanza di ordinario ed eccezionale che in questa crisi ci siamo scoperti più forti. Abbiamo dato ancora più valore ad una parola a cui crediamo molto: rappresentanza.

A sostenerci sempre, a darci la carica sono stati i nostri valori: il valore del lavoro, della famiglia (sia quella affettiva sia quella aziendale), il nostro senso della giustizia. Il nostro credere nel futuro. Il nostro impegno per costruire un mondo migliore.

La nostra forza è forse apparsa a qualcuno fuori dal comune. Ma chi crede nel cambiamento, deve saperne essere protagonista. Assumersi la responsabilità di guidare il gruppo fuori dalla crisi.

Ha il dovere di costruire fiducia, essendo credibile ed autenticamente connesso ai valori della confederazione.

Ha il dovere di credere in una società più prospera e più giusta.

Ha il dovere di lavorare senza tentennamenti per costruirla.

<A chi mette al centro i propri valori
A chi spera in una società più prospera e più giusta
Ai portatori sani di cambiamento
A chi desidera essere protagonista del proprio futuro
>

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Mon, 9 Aug 2021 08:30:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/712/1/il-valore-della-rappresentanza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il bene comune della nostra terra: mettiamoci la faccia. https://www.patriziadidio.com/post/716/1/il-bene-comune-della-nostra-terra-mettiamoci-la-faccia

Sin dall’inizio del mio mandato quale Presidente di Confcommercio Palermo mi sono sempre prodigata per un dialogo costante e fattivo con le Forze dell’Ordine e con la Prefettura, che rappresenta il più alto presidio dello Stato sul territorio. Alle Forze dell’Ordine, in particolare, ho sempre voluto manifestare - a nome di tutta la categoria - apprezzamento e gratitudine per l’incessante lavoro svolto sul territorio a tutela dei cittadini e delle imprese.

Non passano infatti mai inosservate alla nostra attenzione le tantissime operazioni delle Forze dell’Ordine che intervengono ad arginare il già duro lavoro degli imprenditori nel nostro territorio, contro reati quali l’estorsione, la ricettazione, i reati contro il patrimonio e tutti quelli che colpiscono l’economia reale.

Alle notizie di operazioni di contrasto ai fenomeni di criminalità sul territorio, in particolare quelli che colpiscono in particolare l’economia e gli imprenditori, manifesto costantemente l’apprezzamento di tutto il sistema Confcommercio.

Certa che il tangibile impegno nel contrasto alla criminalità organizzata portato quotidianamente avanti dalle Istituzioni, ovvero da magistratura e Forze dell’Ordine, contribuisce ad accrescere il senso di fiducia e di coraggio di imprenditori e commercianti e di quanti hanno il dovere di adoperarsi a favore della legalità.

Credo fermamente che chi è all’apice di un’associazione di categoria debba dare il giusto riconoscimento, sostenere, dare evidenza, alzare l’immagine delle categorie rappresentate di cui si è rappresentanti e portavoce.

E’ questa, a mio avviso, l’essenza del pensiero etico e dell’impegno civico che dobbiamo sostenere per realizzare quel cambiamento culturale necessario. Perché ogni forma di illegalità colpisce la libera sana impresa e ne altera il senso.

Credo che chi assolve il delicato ruolo di rappresentanza di economiche e commerciali, debba ‘metterci la faccia’. Subire, o anche solo tollerare, per paura, per convenienza o ancor peggio per assuefazione, non è solo illegale, ma rende ‘complice’ di chi non vuole un’economia sana.

Al contrario, ogni operazione portata ‘a segno’ costituisce per gli imprenditori perbene una straordinaria iniezione di fiducia e conferma il costante impegno dello Stato a difesa della legalità e dell’economia reale. E fornisce un’ulteriore spinta a ulteriori denunce di vessazioni e coercizioni subite.

Dobbiamo assumerci in prima persona la responsabilità del cambiamento.

E’ scritto chiaramente nel Manifesto del Terziario Donna, che rappresenta la carta di valori personali, di vita e di impresa di noi imprenditori: <Perseguiamo la legalità e i valori della Costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri. Respingiamo l’estorsione e ogni violenza. Rispettare e affermare la legalità è cosa importante in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l’orgoglio di essere degni.>

Come diceva Sant’Agostino: Le Parole insegnano, ma gli esempi trascinano!

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Tue, 3 Aug 2021 10:26:27 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/716/1/il-bene-comune-della-nostra-terra-mettiamoci-la-faccia sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Quale è il valore economico della bellezza? https://www.patriziadidio.com/post/713/1/quale-e-il-valore-economico-della-bellezza

Il sistema economico della bellezza, è stato stimato, contribuisce oggi al Pil italiano per il 17,2%, con 341mila imprese che fatturano oltre 682 miliardi di euro. 

Questo dato riflette le tre dimensioni che compongono l’ecosistema della bellezza italiano: il patrimonio storico, artistico e culturale, e quello naturalistico e paesaggistico; i servizi collegati (come trasporti e hospitality) e la produzione dei settori del Made in Italy guidati da logiche estetico-funzionali.

Le 341mila imprese rappresentano 8 settori produttivi – dall’agroalimentare alla moda, dal design all’automotive. A queste vanno aggiunti i luoghi di interesse da visitare: in Italia – rileva lo studio – c’è un museo, monumento o un’area archeologica ogni 50 chilometri quadrati e sono 128 milioni le persone che ogni anno fruiscono del patrimonio italiano. Questo è il patrimonio di bellezza che muove l’economia in Italia.

Porto avanti da tempo la visione di economia della bellezza in cui credo fermamente. E che va perseguita puntando proprio su bellezza e bene-essere che insieme si completano e si rafforzano. L’economia della Bellezza non riguarda infatti solo il lato estetico, ma la forma della comunicazione e gli obiettivi perseguiti nel fare impresa. Lo stesso Papa Francesco ha dato speciale importanza al tema attraverso la via Pulchritudinis (la via della bellezza): “Non basta che il messaggio sia buono e giusto. Deve essere anche bello, perché solo così arriva al cuore delle persone. Ed è esattamente quello che da anni facciamo”.

E non posso che compiacermi dunque che finalmente l’Economia della Bellezza sia diventata centrale nell’agenda del Paese, tanto da diventare uno degli obiettivi del Piano di Ripresa e Resilienza italiano.

Che finalmente si punti su un'economia basata sull'identità del nostro Paese, la storia, la creatività, la qualità, il rispetto dell’ambiente. E che si contrappone all’economia basata sull'idea di dovere aumentare varietà e quantità dei beni abbassando i prezzi "non-importa-come". Perché in quel "non-importa-come" si nascondono tutti gli effetti negativi sui beni per noi più preziosi, che sono la dignità del lavoro, la qualità dell’ambiente, la salute e le relazioni umane.

L’Italia è universalmente riconosciuta sinonimo di Bellezza nel senso di patrimonio culturale, artistico, monumentale, paesaggistico, ma anche di qualità di vita, nell’alimentazione, nel gusto e nella moda.

La ripresa della nostra economia non può non partire da questo immenso patrimonio materiale di Bellezza unito al patrimonio immateriale di Ben-Essere, per un nuovo modello economico.

Per questi motivi dobbiamo investire sulla bellezza delle città preservando le zone di particolare pregio, dal punto di vista dei beni architettonici e culturali, ma dobbiamo anche rispettare le tipologie delle strutture originarie anche per quanto riguarda le attività.

La bellezza italica non è solo uno stile, un insieme di artefatti, ma è anche (e forse soprattutto) una filosofia, molto diversa dalla visione francese di bellezza, centrata sul lusso, sull’esclusione. La nostra bellezza è di tutti, vive del piacere della condivisione, è intrisa di valori morali – kalòs kai agathòs – e soprattutto può rendere bella qualsiasi cosa sia rilevante, anche gli utensili quotidiani (come ha fatto il design made in Italy).

Il Talento dell’Italia è dunque la Bellezza e la Bellezza ha per gli Italiani un valore che va ben oltre il solo senso estetico, giacché è la nostra stessa identità. È storia, cultura e territorio, ma anche ricerca scientifica e avanguardia tecnologica, qualità dei prodotti e creatività progettuale. A ciò si aggiungono la ricchezza del patrimonio agroalimentare, la capacità di costruire relazioni empatiche ed eccellenza fatta di abilità e creatività. Una irripetibile pluralità che determina, nel suo insieme, quello “stile di vita” che il mondo intero ci invidia e tenta di imitare.

Questa Italia non può più attendere. Va riconosciuta, guardata con attenzione, raccontata con passione. Fatta crescere. Perché l’Italia è per il mondo Bellezza ed è su questo patrimonio su cui dobbiamo costruire ricchezza e futuro di impresa per le nuove generazioni.

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Sat, 31 Jul 2021 10:41:28 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/713/1/quale-e-il-valore-economico-della-bellezza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Assemblea Terziario Donna Confcommercio 2021: il mio intervento integrale https://www.patriziadidio.com/post/715/1/assemblea-terziario-donna-confcommercio-2021-il-mio-intervento-integrale-

Buongiorno a tutte e tutti Finalmente un incontro di presenza dopo quasi due anni dall’ultimo Terziario Donna LAB a Palermo a fine ottobre del 2019. Ci siamo riusciti. Per questa assemblea che conclude un mandato anzi nel mio caso due, da presidente.

Si chiudono 10 anni ricchi di riflessioni e confronti. Ma soprattutto di azioni concrete. Terziario Donna, nei dieci anni in cui ho avuto il privilegio di guidarlo, ha realizzato una presenza di genere incisiva. Non rivendicativa, ma determinata. Ha coltivato valori e progetti. Ha prodotto modi nuovi di rappresentanza e visioni di impresa, i cui principi ha fissato nel Manifesto. Ha attuato, con la dovuta fermezza una rivoluzione gentile. Insieme siamo cambiate noi, donne imprenditrici. Ma insieme a noi è cambiata Confcommercio. Perché si è arricchita. Come solo può fare l’investimento nella diversità. Affermando una visione che si è potenziata della “visione al femminile”.

Tra qualche settimana sarà pronto il Libro Bianco di questi 10 anni. La memoria del percorso compiuto tra il 2011/2021. Non mi dilungherò ad elencare le cose fatte. Oggi dico solo che una strada è tracciata, certo. Ma tanto lavoro resta da fare. Perché non siamo più…ma non siamo ancora… Il mondo è cambiato. Le persone sono cambiate “non siamo più ma non siamo ancora” adesso più che mai significa che: Non dobbiamo andare avanti, dobbiamo andare oltre. Con la passione di sempre. Non aspettatevi un saluto nostalgico. Commosso ed emozionato sì. Nostalgico no.

Celebriamo i nostri 10 anni insieme e siamo a bilanci positivi. Perché non si è alla fine ma a un nuovo inizio, un restart. Si brinda ai risultati e contemporaneamente al nuovo percorso. Del resto nessuno di noi, neanche chi non sarà più in Consiglio, va via. Noi ci saremo sempre, in altri ruoli, da “madri nobili”, consapevoli di avere seminato bene e di avere generato buoni frutti che sapremo cogliere anche a distanza lasciando a chi arriva, o resta, il compito di mettere a frutto quanto seminato. Per mettere addirittura le ali alle nostre buone radici. Sì, è un cammino che non si interrompe. Uso termini calcistici. In questa estate così straordinaria per l’Italia. Un’Italia che ce la fa e che ci piace. La maglia del Terziario Donna si indossa tutta la vita. Anche in altri ruoli. E ognuna potrà anche individualmente continuare il percorso. Che non è solo Terziario Donna ma significa acquisire i ruoli nei territori, nelle categorie. Non per egocentrismo ma perché questa è la cosa più importante e necessaria al nostro Sistema, che ciascuna donna, capace e disposta a impegnarsi, possa fare: mettersi al servizio dei propri territori, della propria associazione, della propria categoria come siamo abituate noi e come abbiamo imparato a fare. Passiamo a chi resta, o arriva, il testimone consegnando un capitale che tutte insieme abbiamo costruito: un gruppo. Forte e vitale che continuerà a crescere, ne sono sicura. Siamo un laboratorio di competenze e motivazione, un “vivaio” da cui attingere a piene mani.

E’ il momento dei bei ricordi. Ne evoco uno significativo. Nel 2012 il nostro primo evento pubblico dal titolo “Donne e Governance”. Molte di voi c’erano. Obiettivi di qualità di contenuti che passarono anche dalla sfida delle presenze da fare arrivare a Roma. Quando occorreva fare la scelta della sala, (noi che più della sala Solari da 40 posti non avevamo mai occupato), i funzionari si preoccuparono quando io proposi la sala Orlando, questa sala, la sala massima come capienza. Mi dicevano imbarazzati “sa presidente certamente Lei a Palermo sarà forte come visibilità e traino e non avrebbe problemi, ma qua siamo a Roma. Con eventi ogni giorno, e anche più di uno. Riempire una sala così grande è complicato, sarebbe preferibile impegnare una sala più piccola, una di quelle laterali.” Comprendevo che con delicatezza tentavano di proteggermi. E certo non potevano sapere che il giorno dell’evento sarebbe stato in concomitanza con la settimana di nevicata storica in tutta Italia. Eppure quello è stato il primo segnale della fiducia che mi avete dato e del dono della pervicacia, serietà e partecipazione convinta che avete tributato in questi anni di impegno. Vi ricordate? Quel martedì di febbraio fu in concomitanza di una storica nevicata che immobilizzò l’Italia con voli cancellati e un intero Paese bloccato. Non fu una sfida da poco. Eppure fummo capaci di riempire questa sala. Con colleghe che arrivarono da ogni parte d’Italia. Non solo questa sala fu gremita ma si occuparono tutte le sale laterali collegate perché qui non vi erano più posti a sedere e in piedi. Avete sfidato neve, voli cancellati, avete riempito pullman, coinvolto consigliere, convinte ad una ad una e quella sala gremita con tutte le altre sale piene non la dimenticherò mai! I contenuti poi di quel primo evento furono cruciali.

“Donne e Governance” portava all’attenzione l’approccio alla questione di genere dal punto di vista giuridico. L’abbiamo chiamato Deficit di Democrazia. Abbiamo posto il tema della democrazia paritaria come punto di partenza del nostro impegno, consapevoli che fosse prima culturale e giuridico ma strettamente legato allo sviluppo del Paese e alla sua economia. E all’impegno della Confederazione per accendere i motori di ripresa economica. Oggi più che mai. Noi l’abbiamo detto e ripetuto: una società oggi è tanto più forte quanto più realizza pari opportunità di rappresentanza di donne e uomini in tutti i luoghi di decisione. Se non si agevola il lavoro delle donne si deprime non solo la legittimità quanto l’efficacia dei risultati. Perché non si tiene pienamente conto degli interessi, delle esigenze e dei talenti di un popolo nel suo complesso. Contrariamente a quanto postulano chiaramente gli artt. 3 e 51 della nostra Costituzione. Da qui un pilastro della nostra azione. Il cambiamento per giungere a una democrazia paritaria.

L’altra evidenza di quel primo evento fu la presenza del nostro presidente Sangalli, osservatore attento e vicino già da quel nostro debutto pubblico in cui sostenemmo che la scarsa presenza delle donne ai vari livelli della vita economica, politica, e sociale e nella governance di un Paese è una questione culturale ma è soprattutto, per quello che ci riguarda più da vicino, una questione economica, una perdita inaccettabile, che non possiamo più permetterci. Per quanto riguarda la nostra Confederazione possiamo dire che qualcosa è successo. In questi anni la presenza delle donne negli Organi Confcommercio è cresciuta sensibilmente e questo ci fa ben sperare in 3 una presenza sempre più significativa e sostanziale. Attraverso i buoni esempi e un “protagonismo” differente. Cose che non sono passate inosservate.

Ma andiamo ai numeri che riguardano l’imprenditoria femminile del nostro Paese che sta pagando il conto più salato della crisi innescata dal Covid_19. I dati ci prefigurano un contesto drammatico ed obbligano – non più suggeriscono - a porre come centrale nell'agenda politica il tema dell'occupazione femminile. Tanto più quando i dati dicono che alla presenza femminile nell’impresa si associa a maggiore attenzione a profili di welfare, di etica, più rispetto dell’ambiente. Maggiori performance. Tutti aspetti che sono alla base dei modelli economici proposti dal Gruppo e che puntano sui concetti di equità e di sostenibilità. Gli stessi principi che oggi ritroviamo come cardine fondamentale su cui si poggia il NextGenerationUE e su cui saremo valutati dall’Europa credibili o no.
Per anni abbiamo sostenuto che le Donne sono il capitale inespresso del Paese. Se il tema dell'imprenditoria femminile è stato sinora relegato a “questione di disparità sociale”, oggi più che mai deve diventare “questione economica”. Non a caso il PNRR pone la direttiva della coesione sociale come strategia per la ripresa. Non è solo una questione di equità. Le donne sono un potenziale inespresso su cui puntare. Siamo state pioniere, possiamo dirlo, di principi considerati oggi come linee guida del PNRR. Questo parla di resilienza. Un sostantivo femminile, certamente una soft skll che le donne allenano tutta la vita. Se ne vede il riflesso nelle tante imprese a guida femminile che stanno “riorganizzando” le loro attività, con una determinazione, un coraggio ed una intraprendenza che va premiata perché rappresenta il loro amore per questo Paese. Sono tante le donne imprenditrici che nella crisi hanno reagito, riorganizzando il futuro delle loro imprese, dei loro dipendenti e delle loro famiglie. Non hanno mollato. Hanno sfidato le difficoltà. Hanno scoperto aspetti inesplorati. Hanno colto con anticipo i trend del periodo. Sono state e sono attente al dettaglio, al prodotto di nicchia. Sono naturalmente protese verso tutto quanto fa capo al settore dei servizi. Hanno trovato dentro di sé la forza che nasce proprio dal senso di “protezione” del loro progetto di vita che coincide con quello di azienda.
 
Vorrei ricordare 3 obiettivi emblematici. Formazione: ci siamo impegnate molto in questa attività. Portando i progetti sui territori, nel segno dell’innovazione e del cambiamento. Anche in questo anno e mezzo di crisi pandemica. Abbiamo voluto fornire la cassetta degli attrezzi. Perché attraversiamo una crisi che stravolge il modo di fare impresa. Al primo obiettivo lego il secondo: ossia Lungimiranza di visione con le attività del Terziario Donna LAB e la creazione del nostro Manifesto Ogni anno il Terziario Donna LAB per affinare conoscenze, elaborare progetti, cogliere nuove tendenze del mercato.
 
I nostri Terziario Donna LAB sono stati uno straordinario momento formativo. Abbiamo elaborato soluzioni innovative. Abbiamo, diciamolo, anticipato il futuro. Lo dicono i titoli con cui ci siamo misurate. Lo confermano le scelte consolidate nel PNRR. Che adesso dovrà opportunamente da teoria tradursi in realtà, ma siamo convinte che quei concetti possano essere il presupposto di ripresa e sviluppo e della nostra economia.
 
Ultimo nostro TDLab quello dedicato all’Economia generativa, il TDLAB 2021. E’ il contenitore dentro cui ci stanno i principali temi sviluppati nel corso dei nostri lavori. A cominciare dall’ Economia del Bene Essere parola simbolo con cui Terziario Donna dà valore a nuove forme di economia. Abilità imprenditoriale unita a sostenibilità e cura per l’ambiente. L’Economia del nuovo Umanesimo, per uno sviluppo sostenibile anche dal punto di vista sociale ed etico. In grado di mettere al centro la persona. È l’economia dello slow shopping, del negozio sotto casa, che fa di un luogo una città e di una città una comunità. Dove le persone si incontrano, si connettono, creano relazioni. L’economia che si nutre di fiducia, di cultura, di saperi, di valori. Che non verrà meno, nonostante nuove attitudini, perché le persone avranno sempre desiderio di provare emozioni, di entrare in relazione con gli altri, di vivere esperienze. Abbiamo detto e ripetiamo: gli strumenti digitali a disposizione serviranno ad aggiungere servizi ma non sostituiranno il commercio fisico, soprattutto di alcuni settori.
 
L’economia della Bellezza l’espressione più suggestiva ma anche più autentica dell’economia del nostro Paese per tutto il mondo il Bel Paese, ossia sinonimo di bellezza, ossia cultura, arte, monumenti, paesaggio, qualità di vita, cucina, “buon gusto” e design di alto livello. L’economia della Cultura e dei Saperi, che si basa sulla forza dirompente di una nazione come l’Italia il primo Paese al mondo per la sua influenza culturale. E’ la cultura che produce valore mediante significati. Vogliamo vendere significati e non prodotti. Il racconto, lo storytelling spiega la valenza simbolica ed evocativa che esprimono e raccontano i beni. Il "quanto vale" contrapposto al "quanto costa. Perché come diceva Kant ci sono cose che hanno un prezzo altre che hanno dignità ( e valore) e non hanno prezzo.
 
L’Economia della Felicità, l’economia che vuole migliorare la vita della gente. Cercare il benessere senza disumanizzare. Senza lasciare nessuno indietro. Senza disuguaglianze o fratture. Per realizzare equità sociale e sostenibilità ambientale, un'impresa migliore in una società migliore. La chiamiamo “generatività”, che aumenta la soddisfazione di vita personale e il bene comune. Perseguendo il Fil, il tasso di felicità interno lordo, prima del Pil perché il PIL non è un parametro sufficiente. Occorre una visione più ampia. Devono valutarsi i valori sociali oltre al valore economico.
 
Ma la sintesi dei nostri valori di vita, familiari e di impresa li abbiamo affermati nel nostro Manifesto che è stata l’operazione generatività per eccellenza. L’economista Becchetti l’ha preso ad esempio in suoi articoli e interventi riconoscendolo come “esempio di prospettiva fondamentale. Un dono che la società civile vuole dare al Paese e alle forze politiche responsabili. Un contributo forte per costruire quella nuova visione di società che permetta all’Italia di ripartire.” 
 
Ricordo due importanti risultati. Terziario Donna finora era, da statuto, in Consiglio confederale. Oggi siamo di diritto e da statuto anche in Giunta, che è l’organo esecutivo. Un cambiamento realizzato non solo a parole, ma scolpito nella “pietra” miliare del nostro statuto! Risultato ottenuto grazie a un impegno costruttivo e operoso. Risultato che sarà declinato con la serietà e l’impegno che ci contraddistinguono e di cui in questi anni crediamo di aver dato buona prova. Declinato con i valori che abbiamo messo al centro. E che ci rendono portatrici di cambiamento ma anche depositarie di fiducia. Ma non solo di diritto abbiamo rafforzato la nostra presenza. È bene ricordare che anche i numeri delle presenze in consiglio, in giunta e delle vice presidenti sono cresciuti. 
 
Infine un importante risultato: avere ottenuto, anche con il nostro forte contributo, che nella Legge di Bilancio 2021 ci sia la dotazione di 40 mln di euro per 2021 e 2022 per il Fondo per l‘Imprenditoria Femminile. Avrei voluto arrivare a questa Assemblea con il decreto attuativo per lo sblocco delle risorse che vi anticipo prevedono incentivi a fondo perduto sia per le imprese femminili esistenti che è più che mai urgente sostenere, che per la nascita di nuova impresa. Questo Fondo appena operativo potrà essere una leva importante per l’imprenditoria femminile e per il ruolo del Terziario Donna sul territorio insieme alle Associazioni come accadde per la legge 215/90.
 
Dedico questa mia ultima assemblea da Presidente nazionale Terziario Donna alle donne ma anche agli uomini che hanno il peso di rimettere in piedi il nostro Paese. A tutte le imprenditrici che quotidianamente fanno l’ordinario in modo straordinario. C'è una “straordinarietà” nell'essere ordinarie. Quelle che, come direbbe Santa Caterina da Siena, fanno l’ordinario in modo straordinario. “Ordinario” e “Straordinario”, due parole che sembrano non avere niente in comune. Due mondi diversi in fondo. Uno comune, uno fuori dal comune. Eppure noi siamo così. Perché in noi c’è uno Straordinario Ordinario e un Ordinario Straordinario. C’è una vita qualunque, ordinaria, vissuta a casa, dietro ai nostri figli, ad aprire ogni giorno i nostri negozi, le nostre aziende, i nostri bar e ristoranti, i nostri studi professionali, i nostri alberghi, attività da portare avanti con mille affanni, vita vissuta a rendere con le nostre attività anche la città più bella e il futuro migliore. L’ordinario che si può affrontare in maniera eroica, straordinaria, mettendo dentro tutto quello che si ha, tutto l’Amore che c’è, senza risparmi. La capacità di rimanere nell’Ordinario a volte ha proprio dello Straordinario, perché è la vita nella sua semplice unicità a richiedere compiti di eroismo quotidiano. Facendo anche “ordinariamente” il proprio dovere. Non è quello che fai ad essere semplicemente ordinario o straordinario, ma come lo fai a renderlo tale.
 
E a questo punto consentitemi un pensiero speciale a tutti coloro, ordinari e straordinari, che mi hanno supportato in questi anni con le loro attività. Un grazie di cuore ai collaboratori di Confcommercio ma anche ai professionisti esterni. Ringrazio tutti, chi c’è adesso e anche chi c’era prima. E poi chi mi ha supportata nella segreteria prima e adesso. Un pensiero speciale alla nostra preziosa Enrica Cimaglia, mi mancherà oltre che la sua bravura anche il suo saper fare tutto con il sorriso. La sua efficienza delicata e gentile. Credo che oltre la preparazione il segreto della sua efficienza sia di mettere amore in ciò che fa, e si vede!
 
Un grazie riconoscente al Presidente Sangalli, a colui che anche senza saperlo ha esercitato un’attività di mentoring costante. Più di tante parole e ringraziamenti formali parlano le immagini. Queste sono le nostre foto che ci ritraggono insieme in questi anni. Le foto durante il mandato con accanto il Presidente a esprimere vicinanza, sostegno, lealtà. L’affetto e l’amicizia sono doni preziosi, patrimonio umano inestimabile di questa esperienza straordinaria.
 
E prima di salutarci una riflessione che riprendo dalle parole di Paulo Coelho che forse spiega ancora meglio perché questo non è per me un saluto mesto ma gioioso. “Nel corso della propria esistenza ogni essere umano può adottare due atteggiamenti: Costruire o Piantare. I costruttori possono dilungarsi per anni nei loro compiti, ma arriva un giorno in cui terminano la propria opera. A quel punto si fermano, e il loro spazio risulta limitato dalle pareti che hanno eretto. Quando la costruzione è finita la vita perde di significato. Poi ci sono quelli che piantano: talvolta soffrono per le tempeste e le stagioni, e raramente riposano. Ma al contrario di un edificio, il giardino non smette mai di svilupparsi. Esso richiede l’attenzione continua del giardiniere ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere una grande avventura.
I giardinieri sapranno sempre riconoscersi l’un l’altro.” (Tratto da “Brida” di Paulo Coelho)
 
Un abbraccio fortissimo alle amiche del Consiglio nazionale. Con loro ho condiviso non solo un’importante fase nella storia dell’associazione. Ma un percorso di vita. Ci hanno unito visioni, valori, etica e impegno civile. Grazie di cuore per esserci state e per avermi accompagnato in questo meraviglioso itinerario. Grazie di cuore per la vostra gratitudine alle volte manifestata anche con un messaggio che scaldava il cuore e mi ripagava dell’impegno. Grazie di cuore a chi è stata protagonista di supporto anche silenziosa e dietro le quinte ma efficace. Ho ricordi sindacali salienti ma anche ricordi di complicità costruttiva. Grazie a voi ho sperimentato non solo la differenza tra un gruppo e una squadra, ma l’Isola felice anzi l’arcipelago felice, fatto di intelligenze e di sensibilità, di persone connesse dai propri valori, arcipelago fatto di amicizia solida, leale, come lo è quella tra le persone che condividono gli stessi valori familiari, aziendali, soprattutto umani.
 
Per questo noi andiamo oltre il saper fare squadra. La parola chiave della nostra forza è sorellanza, che significa unione forte di intenti comuni, di intesa, di solidarietà, la capacità di darsi sostegno per portare avanti il cambiamento.
 
Grazie di cuore a tutte e a ciascuna di voi, sono stata fortunata a ritrovarmi queste belle persone… forse il cognome che porto mi ha aiutata…lassù qualcuno mi ama… Avanti donne, il Paese ha bisogno della nostra testa, delle nostre braccia, delle nostre gambe, ma soprattutto del nostro cuore! Adesso il vostro applauso più sentito non fatelo a me, facciamolo a noi!
 
Ognuna di noi è un pezzo di storia di questo straordinario gruppo, del protagonismo diffuso perché vedete Goethe diceva “l’occhio vede ciò che la mente conosce”. Ad una ad una chiamerò qua accanto a me le mie Vice Presidenti e tutte le mie Consigliere perché questo applauso possiate tributarlo a ciascuna di loro e così a ciascuna di voi per quello che sapete fare nelle vostre aziende e nei vostri territori.
 
Alle mie straordinarie compagne di viaggio, ricercatrici di senso, va la dedica del Manifesto: < A voi che mettete al centro i vostri valori, a voi che sperate in una società più prospera e più giusta, a voi portatrici sane di cambiamento, a voi che desiderate essere protagoniste del vostro futuro>.
 
E ricordatevi che come diceva Steve Jobs “Le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo sono coloro che lo cambiano davvero!!!!” 

 

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Mon, 26 Jul 2021 11:28:17 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/715/1/assemblea-terziario-donna-confcommercio-2021-il-mio-intervento-integrale- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Essere Terziario Donna è un impegno che dura per sempre https://www.patriziadidio.com/post/711/1/essere-terziario-donna-e-un-impegno-che-dura-per-sempre

Essere Terziario Donna è un impegno che dura per sempre.
Ho dedicato - e non a caso - la mia nomina nel settembre 2020 a VicePresidente di ConfCommercio Imprese per l’Italia a tutte le imprenditrici del “Terziario donna”, con le quali ho condiviso un percorso di vita ancor prima che di associazionismo, con cui ho diviso visioni, valori, etica e impegno civile. Con cui ho diviso pagine di vita fondamentali.
Perché la donna che oggi sono è segnata profondamente dall’esperienza di avere guidato un gruppo di enorme valore che mi ha insegnato - passo dopo passo - il senso profondo di .
Dopo due mandati, ricchi di riflessioni, confronti e soprattutto di azioni concrete, considero straordinariamente positivo il bilancio di questa esperienza che definisco unica, dentro quella che ho sempre definito .
Terziario donna, in questo decennio in cui ho avuto il privilegio di guidarlo, ha costruito con determinazione una presenza di genere non rivendicativa ma di sostanza, progettuale, significativa, agita nei fatti e nella quotidianità. Ma ha soprattutto dato vita ad una nuova modalità di fare rappresentanza e nuove visioni di impresa che passo dopo passo, Terziario Donna ha sviluppato nei suoi Laboratori, nei TDLab e riassunto nel Manifesto. E di cui ha contaminato, con la forza della persuasione gentile, tutto il sistema Confcommercio. Lo ha fatto, costruendo cambiamento dentro ConfCommercio con quella “gentile determinazione” che contraddistingue la Leadership al Femminile e che è stata la cifra dominante di TerziarioDonna.
Terziario Donna ha affermato una nuova Leadership al Femminile dentro ConfCommercio, cambiando noi donne imprenditrici. Ma ha cambiato anche il sistema Confcommercio, arricchendola come solo può fare investire nella diversità ed affermando una visione che si è arricchita della ‘visione al femminile’.
Il Presidente Sangalli intervenendo al Terziario Donna Lab tenutosi lo scorso 23 giugno ha detto che Terziario donna per la Confcommercio non è una riserva indiana ma è un laboratorio di idee  e uno strumento di sviluppo associativo. ”Il genere non deve essere più un ostacolo ma una risorsa”.   E di questo suo pensiero ne ha fatto azione, con la modifica dello Statuto che legittima Terziario Donna come componente di diritto della Giunta nazionale.
Terziario Donna ha segnato uno stile di leadership ben riconoscibile e che si è piano piano affermato, contagiando delle proprie visioni tutto il sistema.
E cosa altro è, se non questo, il senso della piena rappresentanza della visione al femminile dentro un sistema?
Potremmo quasi dire “missione compiuta” …ma come spesso dico “non siamo più…ma non siamo ancora
La strada è tracciata ma il lavoro da fare è ancora tanto.
Passo il testimone, come è giusto che sia. Perché è proprio in questa ‘staffetta’ il valore unitario della visione del Terziario Donna. Ma resto e resterò sempre  “Terziario Donna” perché è il mio primo impegno civico, sociale ed economico.
La mia piccola “isola felice” come amo chiamarla io, il mio straordinario gruppo è cresciuto e va oltre ogni cosa e rappresenta il nostro tratto umano, il nostro credere nei valori condivisi, il modo di vedere il modo con occhi nuovi, e soprattutto sentirci sempre un ‘noi’.
Il mio percorso in Terziario Donna è tutt’altro che esaurito. Sono - e lo dico con orgoglio - un’imprenditrice del Terziario Donna Confcommercio. Perché riconosco il valore profondo di questa appartenenza.
E colgo l’occasione di questo mio articolo, per esprimere il mio sentito GRAZIE a tutte le amiche imprenditrici con cui abbiamo vissuto insieme tanto impegno e costruito insieme valori e visioni che tanto hanno generato, e tanto continueranno a fare per le nostre imprese, per la nostra economia, per il nostro Paese. A tutte voi Grazie dal profondo del mio cuore, perché quello che oggi sono è la somma di tutto quello che INSIEME SIAMO. E che saremo, ancora.

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Wed, 21 Jul 2021 12:27:54 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/711/1/essere-terziario-donna-e-un-impegno-che-dura-per-sempre sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Santa Rosalia, simbolo di ripresa e rinascita https://www.patriziadidio.com/post/714/1/santa-rosalia-simbolo-di-ripresa-e-rinascita

Il 15 luglio come ogni anno, si tributa la devozione di Palermo a Santa Rosalia. Si festeggiano insieme sia il giorno del ritrovamento delle spoglie mortali della Santuzza (il 15 di luglio del 1624) sia il giorno in cui queste furono portate per la prima volta in città (il 9 di giugno del 1625) per affermare il "blocco della peste".

Una festa che quest’anno ha un significato speciale. La peste come il covid. Una pandemia che ci ha colpito tutti da vicino. E di cui ancora sentiamo il rischio.

Ed è proprio di questi ultimi giorni, che si paventa una possibile nuova ondata di chiusure. Non è in alcun modo tollerabile quest’aria di ineluttabile rassegnazione di fronte a tale eventualità. Bisogna invece reagire con forza e intelligenza, e grande senso di responsabilità da parte di tutti, e difendere la libertà di impresa mettendo in campo tutte le misure necessarie - controlli compresi - ad evitare ulteriori nuove limitazioni alle imprese e alle attività commerciali.

Ed allora è proprio alla Santa Patrona della città, che nel 1600 liberò Palermo dalla peste, che chiediamo di ispirare il percorso di ripresa e liberazione da quella che in tutti i sensi è stata la ‘peste’ delle attività produttive.

"Rosalia accogliente e premurosa con le altre creature, Rosalia prossima alla sua città. È un tempo di domande, e le domande ci uniscono e ci riconducono al nostro essere fratelli e sorelle senza risposte precostituite. Siamo fratelli e sorelle anche nell'istinto: oggi più che mai capiamo cosa significa ritrovarsi dentro a un destino comune“.  Con queste parole il Cardinale Lorefice ha presentato il tributo della città a Santa Rosalia, sottolineando proprio il valore di un nuovo umanesimo che nasca dal valore di cura e di prossimità.

Alla Santa Patrona di Palermo, ed al suo simbolo di donna resiliente, Confcommercio Palermo ha dedicato nel 2019 un’importante iniziativa. Un cammino collettivo verso Monte Pellegrino – luogo dove sono conservate le reliquie della Santa - organizzata per riportare attenzione contro il degrado, l’abbandono e il mancato sviluppo economico. Non solo un gesto di devozione nel segno della tradizione, ma un segnale forte di promozione e di richiesta di valorizzazione del territorio.

Con questa iniziativa ci siamo proposti come soggetto attivo per favorire la valorizzazione di Monte Pellegrino e del Santuario di Santa Rosalia insieme a tutti i soggetti che ne hanno titolo e competenza. Perché crediamo che lo sviluppo di Palermo debba venire proprio dalla sue bellezze storiche, architettoniche e paesaggistiche e sia proprio la cultura un importante motore di sviluppo che può trainare vari aspetti produttivi.

L’iniziativa ha puntato l’attenzione sull’Itinerarium Rosaliae, un percorso che collega l’Eremo di Santo Stefano di Quisquina al Santuario di Monte Pellegrino, una “via sacra” di 180 km istituita tre anni fa che vogliamo contribuire a rendere più attraente, confortevole e soprattutto ancora più popolare alla enorme massa di turisti che si muove ogni anno su percorsi del genere e che rappresentano una risorsa importante per lo sviluppo economico di Palermo.

Nel titolo nel progetto “L’acchianata è femmina”, abbiamo fortemente voluto sottolineare tutto il senso della quotidiana fatica vissuta dalle donne imprenditrici per affermare i principi della democrazia paritaria. Ma anche il loro insopprimibile ruolo nel percorso di ripresa.

Per me la figura di Santa Rosalia ha un significato profondo, per la sua storia di impegno e di forza. Per questo nel 2019 ho dato vita ad una capsule collection dedicata proprio alla Santuzza: La Vie En Rosalia.

La capsule della collezione La Vie En Rose, oggi apprezzata ed affermata sul mercato non solo locale, ha una forte connotazione di sicilianità, per valorizzare proprio il mood Sicilia, l’artigianalità e la tradizione siciliana con le stampe esclusive, appositamente create, e l’immagine della nostra terra, la cui tradizione e cultura sono sempre più apprezzate nel mondo e dai turisti.

L’ispirazione di questo nuovo progetto stilistico e aziendale nasce dalle bellezze insite nel nostro territorio: la natura, l’arte, le radici e i simboli, popolari e culturali, la nostra religiosità. Una bellezza non fine a se stessa, ma motore di sviluppo.

Con la scelta del nome, La Vie en Rosalia, l’azienda CIDA di cui sono Amministratrice Delegata, ha così voluto celebrare uno dei massimi simboli di Palermo, la liberatrice dalla ‘peste’, la donna suscitatrice di speranza, di voglia di ripresa, di rinascita, di nuova vita che prevale sulla morte, di liberazione, celebrare così la grande santa, venerata dai palermitani e non solo.

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Wed, 14 Jul 2021 12:49:12 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/714/1/santa-rosalia-simbolo-di-ripresa-e-rinascita sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Lance sotto le stelle: Off limits No Limits. https://www.patriziadidio.com/post/710/1/lance-sotto-le-stelle-off-limits-no-limits-

Un ritorno alla vita, in una serata densa di significati e in luogo inedito e suggestivo come la piazza d’Armi di una caserma, la Generale Cascino di Palermo, illuminata per l’occasione con i colori verde, bianco e rosso della bandiera italiana. Così, come Presidente di Confcommercio Palermo, ho voluto celebrare la ripartenza delle attività ed il ritorno alla vita.

Venerdi 25 giugno, in una cornice di eccezionale bellezza, abbiamo infatti promosso insieme al 6^ Reggimento “Lancieri d’Aosta” il Gala “Lance sotto le stelle”, all’interno del quale si è svoltoil primo grande evento di moda “post pandemia” dal simbolico titolo “Off Limits No Limits”, alla presenza delle più alte cariche istituzionali civili e militari della Sicilia.

Un evento di grande valore, che ha visto protagoniste le aziende di Confcommercio Palermo, per festeggiare la ‘ripartenza’, l’auspicato ritorno al lavoro delle tante aziende che hanno sofferto per 18 lunghissimi faticosi mesi e che ora meritano di tornare alla vita e al lavoro.

Il titolo dell’evento non lo abbiamo proposto a caso. “Off Limits No Limits” celebra infatti il significato di una settimana che vede finalmente eliminare il coprifuoco e ridare libertà alle attività di impresa a sottolineare proprio la voglia ed il bisogno di ripartenza e di rinascita.

Nemmeno il giorno è stata una scelta casuale: lo abbiamo fortemente voluto realizzare proprio nella settimana del solstizio d’estate, che è il giorno più lungo dell'anno, in cui la luce vince sulle tenebre, ridando metaforicamente speranza e fiducia dopo il buio di questi mesi.

Speranza e fiducia: sentimenti indispensabili per l’economia e per la ripresa dei consumi. Sentimenti che anche nei mesi più difficili non abbiamo mai smarrito.

Anche la scelta della Caserma quale luogo dell’evento è stata intenzionalmente dettata dal desiderio di rendere un tributo all’Esercito Italiano per l’impegno, l’attenzione e la dedizione che i militari hanno dedicato al nostro territorio, assolvendo con grande responsabilità al compito di sostenere il Paese, anche sotto l'aspetto della logistica e del supporto alla campagna vaccinale, durante questo momento di emergenza sanitaria.

Protagonista della serata la Bellezza, intesa nel senso che promuoviamo da tempo come sistema Confcommercio: una bellezza che significa progresso, etica, sostenibilità, cura, ma soprattutto che significa motore di economia.

La sfilata “Off Limits No Limits” ha visto protagoniste le aziende aderenti a Confcommercio che hanno risposto all’invito e che hanno rappresentato le realtà economiche che operano nei settori più gravati dagli effetti della crisi pandemica, il settore della moda e del design, degli eventi e della ristorazione, che insieme sono fertili promotrrici del “Made in Sicily” espresso con creatività, bellezza, cultura e sostenibilità.

Confcommercio si è ritrovata come sempre unita. Con un senso di squadra che è la cifra del nostro modo di fare rappresentanza. Del nostro modo di essere al servizio delle imprese.

“Lance sotto le stelle” ha voluto lanciare un segnale forte anche alla città: riaprire alla città i luoghi solitamente “off limits”, facendoli diventare luoghi “vivi”, a disposizione della collettività, delle associazioni, a partire dal Centro ippico militare all'interno della caserma, nel quale dal prossimo autunno potrebbero partire i primi corsi di ippoterapia destinati ai bambini con problemi di autismo.

Una serata che ha quindi lanciato un messaggio forte a tutti noi imprenditori ed imprenditrici, orgogliosi di avere dato vita al primo grande evento del 2021 a Palermo, in una serata contaminata dalla nostra emozione per una serata che ha avuto il profumo della libertà, del senso di comunità, di vita ritrovata nel rispetto della doverosa attenzione ai protocolli sanitari. Un battesimo di vita per ritrovare la forza e l’orgoglio di essere impresa.

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Sat, 26 Jun 2021 15:34:22 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/710/1/lance-sotto-le-stelle-off-limits-no-limits- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Economia generativa: la visione di Terziario Donna Confcommercio https://www.patriziadidio.com/post/709/1/economia-generativa-la-visione-di-terziario-donna-confcommercio

Questo TD lab dedicato all’economia generativa rappresenta un utile bilancio di sintesi dei laboratori di idee ed esperienze vissuti in questi anni. Una sintesi, cui si arriva dopo un anno di pandemia, nel quale abbiamo fronteggiato situazioni e contesti che mai avremmo potuto immaginare. Vorremmo aiutare il sistema a ripartire in maniera giusta.

Lo storico greco Esopo ricordava come le tragedie insegnano <τᾰ̀ Παθήματα – μαθήματα>: le sofferenze sono insegnamenti.

Ci domandiamo “Quale economia post covid per il futuro?”. La risposta è attuare una rivoluzione ineludibile, quella della generatività, l’Economia Civile, l’economia che sia insieme valore economico, lavoro, sostenibilità ambientale, sostenibilità sanitaria, ricchezza di idee e senso del vivere. Sostenibilità ambientale e sociale. Sono convinta che per molti, tra gli imprenditori e le imprenditrici che noi rappresentiamo, sia più facile attuare questo cambiamento. Anche solo avere consapevolezza di ciò che già si è fatto e si fa.

Parlo delle imprenditrici e imprenditori che sono persone “ricercatrici di senso prima che massimizzatrici di utilità” come dice Leonardo Becchetti.

Credo che combinando creatività e capacità di migliorare la vita propria altrui, (è in questo incrocio appunto la generatività) le persone sentono più forte, più ricco il senso della vita. E che le aziende trovino in questo una condizione migliore di benessere.

Per anni abbiamo sostenuto che le donne sono il capitale inespresso del Paese. Motore di ripresa dopo anni di crisi. Oggi è unanime il riconoscimento che le donne sono la leva fondamentale per il rilancio .

Attivare il “potenziale inespresso” è stato il tema guida del lavoro del gruppo Terziario Donna. A maggior ragione, adesso, quando occorre ricostruire la nostra economia, il mancato contributo delle donne alla crescita dell'economia sarebbe una perdita che non possiamo più permetterci.

Se il tema dell'imprenditoria femminile è stato sinora relegato a ‘questione di disparità sociale’, oggi più che mai deve diventare ‘questione economica’.

Non a caso il PNRR pone la direttiva della coesione sociale come strategia per la ripresa. Non solo perché le donne sono un potenziale inespresso su cui puntare. Ma anche perché le donne sono portatrici di principi guida che hanno orientato in modo certamente lungimirante le visioni del nostro Gruppo.

Siamo state pioniere, possiamo dirlo, di principi considerati, oggi, come linee guida del PNRR. Il nostro gruppo li propone già da anni e li ha riassunti nel Manifesto. Principi che puntano sui concetti di equità e di sostenibilità.

L’economista Becchetti ha preso ad esempio in suoi articoli e interventi il manifesto del Terziario Donna “Come esempio di obiettivo e cambio di prospettiva fondamentale.” Becchetti dice: “Il manifesto economico e sociale per la società generativa è un dono che la società civile vuole dare al Paese e alle forze politiche responsabili. Un contributo forte per costruire quella nuova visione di società che permetta all’Italia di ripartire.”

Oggi ripercorriamo i principali temi sviluppati nel corso dei nostri lavori e appuntamenti annuali, temi di rilettura delle dinamiche di mercato e di nuove visioni di economia efficace che oggi confluiscono in questo contenitore di economia generativa.

A cominciare dall’ Economia del Bene Essere. Bene Essere è parola simbolo con cui Terziario Donna dà valore a nuove forme di economia, rimodulando modelli imprenditoriali antichi, non più attuali e principalmente non funzionanti. Propone nuove frontiere in cui si realizzi, oltre all'intuizione di mercato e all’abilità imprenditoriale: uno sviluppo inclusivo e rigenerativo, indirizzato sia alla realizzazione economica, sia al miglioramento sociale e ambientale del proprio territorio; la creazione di imprese più urgenti, più ricche di senso, più umanamente opportune; in grado di generare non solo redditi e profitti, ma anche coesione sociale e benefici per i territori, non solo competitività e innovazione ma anche valorizzazione del capitale umano, non solo valore economico ma anche valore sociale.

Insomma un’economia che mette al centro la responsabilità sociale di impresa, valori etici e immateriali che acquistano un significato identitario per il pubblico sempre più attento all’etica dei comportamenti. Così veicolare certi valori identitari di vita e di azienda è una straordinaria azione di immagine da promuovere.

Per esempio in merito all’Europa. La vera chiave di volta del nuovo sistema europeo resta quella di tassare i prodotti venduti fuori dai suoi confini e provenienti da una filiera inquinante, impedendo lo svantaggio competitivo di chi produce in Paesi dove si può inquinare senza pagare.

I soldi che arriveranno con il recovery fund avranno anche questa origine, come ha spiegato la Von der Leyen. La stessa cosa deve essere fatta in futuro per il lavoro, impedendo che arrivi merce che non rispetti lo standard del lavoro degno necessario per produrla. E i consumatori hanno un grande potere in mano: quello di votare con il portafoglio le scelte imprenditoriali. Anche le aziende, però, possono incidere dal basso con le scelte di prodotti che rispettino quanto rappresenta i propri valori.

Nella visione dell’economia generativa rientra anche l’Economia del nuovo Umanesimo, per uno sviluppo dell’economia che sia sostenibile anche dal punto di vista sociale ed etico e che metta al centro la persona.

È l’economia del negozio sotto casa, che fa di un luogo una città e di una città una comunità, l’economia che connette le persone. Vogliamo con i clienti un rapporto che si nutre di buone relazioni, di fiducia, di cultura, di saperi, di valori. Che non verrà meno, nonostante nuove abitudini e attitudini, perché le persone avranno sempre desiderio di provare emozioni, di entrare in relazione con gli altri, di vivere esperienze. Gli strumenti digitali a disposizione serviranno ad aggiungere servizi ma non sostituiranno il commercio fisico, soprattutto di alcuni settori. I quali dovranno però puntare, oggi più che mai, a qualità, a vendere significati e non prodotti, all’esperienza di un acquisto che merita di essere assaporato e descritto, puntando allo slow shopping, all’acquisto di beni e servizi più qualitativo che quantitativo.

A proposito di qualità ci colleghiamo al nostro Paese e all’espressione più autentica della nostra economia. All’Economia della Bellezza che esalta il nostro Bel Paese. Che è sinonimo di bellezza per patrimonio culturale, artistico, monumentale, paesaggistico. E per qualità di vita, di alimentazione, di “buon gusto” e di design di alto livello.

L’Italia è considerata sinonimo di Bellezza. Anzi nella Bellezza l’Italia ha il suo talento, la sua identità. Non solo un elemento estetico. Ha storia, cultura e territorio, ma anche ricerca scientifica e avanguardia tecnologica, qualità dei prodotti e creatività progettuale. Si aggiunge la ricchezza del patrimonio agroalimentare, la capacità di costruire relazioni empatiche, eccellenza fatta di abilità e creatività. Una irripetibile pluralità che determina, nel suo insieme, quello “stile di vita” che il mondo intero ci invidia e tenta di imitare. Questa Italia non può più attendere. Va riconosciuta, guardata con attenzione, raccontata con passione.

Vogliamo un modello di sviluppo che crei valore economico e valori sociali. Questi non possono essere espressi solo nel Pil. Devono essere integrati da altri parametri, a cominciare da quello che chiamiamo FIL (Felicità interna Lorda) che deve diventare il misuratore delle felicità collettiva.

L’Economia della bellezza riconduce direttamente al valore etico delle nostre imprese non solo alla loro funzione economica. Al significato più profondo della bellezza che i greci chiamavano Kalos kai agatos, il bello è buono, il buono è bello, estetica ed etica.

Dobbiamo essere interpreti, a proposito di Italia, di quella che abbiamo chiamato Economia della Cultura e dei Saperi, che è la visione di sviluppo dalla forza dirompente di una nazione come l’Italia che, secondo alcune indagini, è addirittura il primo Paese al mondo per la sua influenza culturale. Il rilievo che la cultura assume nell’economia contemporanea è la sua capacità di produrre valore mediante significati. Per questo motivo puntiamo a una crescita che abbia nella cultura e nella bellezza, nella valorizzazione dei saperi e dei mestieri una dimensione cruciale. Secondo alcune indagini, l'Italia è addirittura il primo Paese al mondo per la sua influenza culturale.

Il Made in Italy è oggi, un brand internazionale che esprime qualità. C’è chi dice che siamo una sorta di super potenza culturale. Ma essere il Paese di Leonardo e Michelangelo non basta. Possiamo, su grandi figure come queste, creare il racconto, lo storytelling. Grazie a questa nostra storia, siamo in grado di creare la moda più bella, vini e cibo più buoni, arredi più eleganti, lo stile di vita più raffinato.

In un’economia simbolica conta sempre meno il valore d’uso dei prodotti (il prodotto per quello che è). Conta sempre di più, invece, la valenza simbolica ed evocativa che esprimono e raccontano i beni e le esperienze.

Il "quanto vale" contrapposto al "quanto costa" riduttivo e fuorviante in una visione della vita che mette al centro i valori.

Noi non vendiamo semplicemente oggetti, definiti dalla loro utilità. Vogliamo vendere, “significati" che generano emozioni. Produciamo cultura ed è questo che rende straordinari prodotti altrimenti ordinari. Per esempio, la moda italiana vende cultura, prima che pezzi di stoffa o di cuoio.

Per questi motivi la comunicazione più efficace dei prodotti Made in Italy, come si fa ad esempio con la moda, si fa attraverso la forza emozionale e comunicativa dei paesaggi, descrivendo il valore simbolico e iconico dei prodotti ancorandoli in modo viscerale alla cultura di cui sono espressione. L’Italia per la sua forza evocativa è il primo Paese al mondo e su questo dobbiamo puntare.

Con questo approccio possiamo sfidare i mercati globali, puntando a qualità e allo slow shopping. L’Italia è debole per competere sui prezzi ma può usare altre armi. Valorizzando attitudini e cultura, migliorando società e ambiente. Costruendo una economia che offre emozioni e abbia come base valori forti. Intendo per slow ciò che riduce l’impatto sull’ambiente, che ripensa la fretta rituale del consumismo. Per spingere gli acquisti, certo, ma che possono e devono essere meno frenetici e di qualità. Lenti, per essere assaporati, raccontati, descritti, perché offrono design, originalità, significati culturali, qualità, esperienze ed emozioni di piacere.

Per troppo tempo abbiamo pensato che la felicità dipendesse dal livello dei consumi. Siamo ora tornati a cercare la felicità in ciò che non ha prezzo. Inoltre consideriamo che le imprese non sono solo un fatto economico, ma una delle espressioni della “rigeneratività” in grado di affermare il nostro punto di vista nel mondo, il nostro sistema di valori, promuovendo la dimensione autenticamente umana e modelli di sviluppo sostenibili basati su qualità, cultura, relazioni, rispetto dell’ambiente, senso di comunità.

Tutto ciò si collega anche ai valori etici e ci conduce a quella che abbiamo chiamato in maniera anche suggestiva: L’Economia della Felicità.

Al di là della suggestione che evoca, c’è pertinenza tra felicità e mercato, come ci ricorda Antonio Genovesi, illuminista napoletano, che rappresenta le relazioni economiche non impersonali né anonime. Diceva: ”È legge dell'universo che non si può far la nostra felicità senza far quella degli altri”. Anche John Stuart Mill diceva: “Sono felici solamente quelli che si pongono obiettivi diversi dalla loro felicità personale: cioè la felicità degli altri, il progresso dell’umanità.(…) Aspirando in tal modo a qualche altra cosa, trovano la felicità lungo la strada.

A maggior ragione dopo il ciclone pandemico dobbiamo volare alto ed avere una visione verso cui vogliamo portare la società. E saperla comunicare scaldando i cuori. A ben guardare dietro questa visione c’è generatività.

Dati ed esperienza ci dicono che le persone sono felici se sono generative, ovvero se posseggono quella capacità della propria vita di essere utile e di avere un impatto positivo sugli altri.

Economia della felicità vuol dire migliorare la vita della gente. Di chi cerca il progresso senza disumanizzare. Senza lasciare nessuno indietro. Senza disuguaglianze o fratture. Per realizzare equità sociale e sostenibilità ambientale, un'impresa migliore in una società migliore.

La chiamano generatività, la capacità di azioni e comportamenti che aumentano la soddisfazione di vita e il bene comune. E di generatività, noi donne siamo attrici primarie. Noi diamo la vita nella vita. E dobbiamo concepire l’economia della felicità come portatrice di “generatività sociale” che crea valore per tutti, valore condiviso, in un approccio non più estrattivo, asfittico e sterile, ma contributivo, che sappia creare utilità e valore per gli altri.

L’economia della felicità vuole essere una nuova visione imprenditoriale. E una nuova prospettiva di mercato con lo sguardo rivolto al cambiamento in atto non solo nel tessuto economico, ma anche nella società.

Vogliamo un modello di crescita che realizzi l’armonia tra lo sviluppo, l’ambiente, il territorio e le persone che ci vivono. . Un’economia rigenerativa che abbia come obiettivo la salvaguardia dell’ambiente, che serva anche a migliorare la vita della gente.

Papa Francesco ha parole nette sul tema: “l’economia deve essere civica, mettere al centro le persone, lungimirante nelle scelte, dotata di buon senso, sostenuta da valori”.

Mettere al centro del sistema le persone, le famiglie e il nostro senso di comunità. La distribuzione e la partecipazione alla ricchezza prodotta, la collocazione dell’azienda in un territorio, la sua responsabilità sociale, il welfare aziendale, la parità di trattamento salariale tra uomo e donna, la riconversione generazionale, la conciliazione tra i tempi di lavoro e i tempi di vita, il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento dell’importanza della persona rispetto alla tecnologia, il giusto salario, l’umanesimo.

Noi da tempo diciamo che dobbiamo coniugare tradizioni e territori, innovazione e ricerca, cultura e design, natura e ambiente, profitto e socialità. Vogliamo un rapporto stretto tra benessere e sviluppo, economia e democrazia, bellezza ed umanesimo, progresso e sostenibilità, responsabilità e socialità, qualità della vita e comunità, etica e felicità. Noi crediamo che questi sentimenti tra loro diversi possano unirsi in una visione globale dove il valore centrale va al di là del PIL. Occorre una visione più ampia: si deve valutare il valore sociale oltre al valore economico. Il valore generativo. Generativo anche di felicità.

Abbiamo scritto nel manifesto e ripetiamo: “Un’impresa senza valori non ha valore”.

E possiamo dire per rimanere in tema: valori generano valore!

Noi li abbiamo e su questo sapremo costruire valore economico per noi, le nostre aziende, la nostra economia e il nostro Paese.

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Fri, 25 Jun 2021 10:33:30 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/709/1/economia-generativa-la-visione-di-terziario-donna-confcommercio sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Prosegue da Genova un’altra tappa del cammino delle imprenditrici del Terziario Donna https://www.patriziadidio.com/post/708/1/prosegue-da-genova-un-altra-tappa-del-cammino-delle-imprenditrici-del-terziario-donna-

Davanti alla confusione ed alle incertezze aggravate dalla crisi pandemica, noi imprenditrici del Terziario Donna di Confcommercio abbiamo da sempre con determinazione riassunto in una parola di grande potenza il nostro modo di fare impresa: .

Crediamo significa essere autentici, fondare le nostre visioni di impresa coerentemente ai nostri valori e convinzioni e che costituiscono il codice etico della nostra Confederazione.

“Crediamo” e vogliamo stare dentro il cambiamento. Rappresentando il cambiamento.

Confcommercio è la più grande organizzazione di imprese diffusa nel territorio. Rappresenta il tessuto variegato e complesso dell’economia reale. Che sta attraversando la  più grave crisi dal dopoguerra. Per questo non possiamo limitarci alla rappresentanza degli interessi e all’azione di parte, che pure portiamo avanti incessantemente e senza fermarci mai un attimo, tenendo sempre ‘la porta aperta’ davanti alle richieste di ognuno dei nostri associati. Ma dobbiamo andare “oltre” e condurre in salvo le imprese stando “dentro il cambiamento”.

Questa crisi ci ha cambiati. Ha cambiato l’economia. Dobbiamo stare dentro questo cambiamento e porci alla guida di esso. 

Siamo partiti con il manifesto del Terziario Donna per rappresentare e diffondere questa idea di cambiamento, proponendo modelli nuovi per l’Economia e la Società.

Oggi sappiamo bene che siamo determinanti per la ripresa del Paese, perché è nella nostra capacità di non fermarci anche davanti alla devastazione subita nei nostri bilanci, che si costruisce la ripartenza dell’Italia.

Vogliamo rappresentare gli imprenditori, i professionisti, tutti gli operatori di mercato, i clienti, i fornitori. Vogliamo chiamare a raccolta tutti gli uomini e le donne che vogliono rivedersi in un nuovo sistema, in un’economia più sana, guidata dai valori e fondata sui principi di un nuovo umanesimo.

Come abbiamo scritto nell’incipit del Manifesto del Terziario Donna: “Se la realtà non piace ( e non ci piace), abbiamo il dovere di lavorare ed organizzarci per cambiarla”.

Il Manifesto del Terziario Donna non è solo una carta dei valori ma una strategia. Nasce da una doppia considerazione: da una parte vogliamo valorizzare il significato della rappresentanza di parte, baluardo della tutela dei diritti delle imprese; dall’altro vogliamo favorire il fare impresa in modo etico e responsabile. 

Non ci facciamo vincere dalla paura del declino. Combattiamo, invece, per la prosperità ma anche per una società giusta. 

E per questo è di grande significato simbolico il progetto della sala delle donne, che oggi muove un altro importante passo da Genova. Perché muove nella direzione di promuovere il patrimonio della diversità e dell’inclusione, incrementare la consapevolezza e il livello valoriale della società che le dà vita.

La differenza di genere rappresenta un valore aggiunto di una realtà ampia e diversificata come quella di Confcommercio Terziario Donna che è per la comunità tutta, quello “sguardo laterale”, quel guardare oltre, che arricchisce il sistema della confederazione così  come dei nostri territori e del  nostro Paese. 

Oggi da Genova celebriamo proprio quell’impegno esemplare delle Donne che fanno la storia con i  loro modelli di vita quotidiana. 

Un altro passo del Terziario Donna che continua arricchendosi ogni giorno di nuovi esempi di vita attiva e che dedico a tutte le donne imprenditrici che malgrado tutto continuano fermamente a crederci.

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Fri, 18 Jun 2021 16:30:07 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/708/1/prosegue-da-genova-un-altra-tappa-del-cammino-delle-imprenditrici-del-terziario-donna- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Prende il via in Confcommercio la formazione sulla Leadership generativa https://www.patriziadidio.com/post/707/1/prende-il-via-in-confcommercio-la-formazione-sulla-leadership-generativa-

Essere Costruttori di cambiamento per ripartire. Su questo abbiamo deciso di puntare. Scegliendo non di restare ‘testuggini’, chiuse dentro i nostri gusci, per paura di affrontare il cambiamento. Ma di affrontare invece a testa alta e con leonina forza e audacia la ripartenza.

Convinti che il progresso e il rilancio del terziario di mercato passi dall’affermazione di una classe imprenditoriale che sappia affrontare con rinnovata competenza, capacità ma anche con lo spirito giusto, il cambiamento. Che lo sappia guidare.

In Confcommercio abbiamo valori e convinzioni forti come quelle di voler essere non soltanto un riferimento nella rappresentanza degli interessi ma essere protagonisti della mutazione dei modelli economici.

<L’Economia si innova. Dobbiamo stare dentro il cambiamento>: con questo impegno abbiamo lanciato il Manifesto Terziario Donna, avviando un cammino che ha coinvolto con entusiasmo ed impegno tutto il sistema. E che ha generato un modo nuovo di essere impresa.

Lo abbiamo sempre affermato con determinazione: vogliamo essere consapevoli e protagonisti del cambiamento. Non spettatori del cambiamento, che potrebbe travolgerci perché comunque sta cambiando i consumi ed i modelli di produzione e quindi i sistemi economici.

Non vogliamo - e non possiamo - farci trovare impreparati dalla mutazione che caratterizzerà il post pandemia.

Vogliamo invece affrontare la ripartenza con lo spirito che ci appartiene: puntando con fiducia nel futuro e nella nostra forza. Ma consapevoli che dobbiamo investire in nuovi saperi e nuove abilità.

Lunedi 7 giugno parte un nuovo appuntamento formativo sulla Leadership Generativa – curato dalla Change Manager Cleo Li Calzi (nostra associata) - che ho fortemente voluto come presidente nazionale di Terziario Donna di Confcommercio, ma non pensando solo alle donne imprenditrici. Rivolto a imprenditori come ad imprenditrici ma anche a tutti coloro che formano la nostra classe dirigente associativa. Perché penso sia urgente e necessaria una formazione focalizzata sulla leadership generativa, il nuovo modello di leadership che si sta affermando oggi più che mai, in tempo di ‘ricostruzione’ dopo una crisi che ha duramente colpito i nostri settori in special modo.

Nell’ambito dell’innovativo percorso formativo, sperimenteremo le abilità che oggi distinguono per efficacia e capacità di protagonismo generativo le nuove leadership.

L’avvio del percorso è l’ennesimo passo di un cammino che vede impegnato il sistema Confcommercio in un cambiamento che non riguarda solo l’Associazione, ma che intende contaminare il sistema economico di un nuovo modo di essere protagonisti della trasformazione dei modelli economici.

Proprio come abbiamo affermato al punto 17 del Manifesto Terziario Donna: <Servono nuove leadership. Che si affermino per capacità e merito. Che promuovano l’economia nel Paese. Non mortificando, anzi esaltando il lavoro e la sua dignità, la centralità della persona e l’importanza delle forme di vita di una comunità con le sue relazioni e le sue famiglie>.

Per info: terziariodonna.confcommercio.it (iscrizioni aperte sino al 4 giugno 2021)

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Tue, 1 Jun 2021 12:16:44 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/707/1/prende-il-via-in-confcommercio-la-formazione-sulla-leadership-generativa- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Imparare a vendere di più ma soprattutto a vendere meglio: le iniziative lanciate da Confcommercio Terziario Donna https://www.patriziadidio.com/post/705/1/imparare-a-vendere-di-piu-ma-soprattutto-a-vendere-meglio-le-iniziative-lanciate-da-confcommercio-terziario-donna

Imparare a vendere di più ma soprattutto a vendere meglio, aumentando la soddisfazione della clientela e la sua relazione con il punto vendita.

In tempo di crisi, è questa la ricetta necessaria per restare sul mercato. Come ogni crisi, e quella in cui siamo immersi è una delle più invadenti mai vissute dalle imprese, il modo per superarle è cogliere l’opportunità e crescere.

Tra le iniziative lanciate da Confcommercio già da qualche anno, entra nel vivo proprio in questo anno la diffusione delle tecniche di neuromarketing nel settore del terziario di mercato.

Già nel 2018, mostrando una direttrice innovativa, Confcommercio Terziario Donna, Confcommercio nazionale e Ainem, Associazione italiana di neuromarketing, hanno pubblicato il primo manuale per gli associati dedicato al “Neuromarketing nel negozio. Cervello, emozioni e comportamenti di acquisto.”

L'obiettivo era avvicinare le imprenditrici e gli imprenditori del sistema Confcommercio alle più recenti scoperte delle neuroscienze, della neuroeconomia e della psicologia comportamentale, per permettere di esplorare i meccanismi che guidano le scelte di acquisto, e così imparare ad essere più reattivi ed efficaci nel costruire strategie di vendita.

Nel 2020, questa ricerca è stata estesa anche al neuromarketing applicato alla vendita dei servizi, ovvero dei beni immateriali, con la pubblicazione del volume “Neuromarketing nei Servizi. Vendere di più, vendere meglio”, che include strategie di neuromarketing applicabili nel settore dei servizi, in particolare Ho.Re.Ca, intermediazione turistica e immobiliare, professionisti.

Confcommercio in collaborazione con Terziario Donna ha quindi attivato un roadshow itinerante per tutti i territori per accompagnare le imprenditrici e gli imprenditori ad acquisire le competenze base e le abilità necessarie a rinforzare la ripartenza attraverso anche le tecniche del neuromarketing rivelatesi indispensabili in questo momento in cui la crisi ha sconvolto il mercato e reso necessaria l’evoluzione delle tecniche di marketing che sappia interpretare il cambio di paradigma dettato dalla situazione.

La resilienza delle aziende passa infatti dal migliorare ciò che meglio sanno fare: dare emozioni e creare un contatto empatico con i clienti.

Non quindi vendere applicando freddamente scelte di marketing, ma stimolare una connessione empatica tra venditore ed acquirente, in un unicum che permette di costruire e mantenere nel tempo la relazione esclusiva con il cliente. Quella che dà cuore e contenuto alla fidelizzazione che crea una sorta di “patto” tra azienda e cliente, una forza che sostiene il sistema a reggere anche alla crisi. Trasformandosi.

Unendo neuroscienze e marketing tradizionale, il neuromarketing  supera quella che è la visione del consumatore secondo la teoria economica tradizionale e cioè di un individuo totalmente razionale che massimizza l’utilità in tutte le sue scelte.

E rimette al centro della relazione di vendita le Persone.  Attraverso una fase preliminare di analisi della domanda e della concorrenza, arriva ad individuare i bisogni di clienti attuali e potenziali, e definire le azioni più opportune per soddisfarli, con reciproco vantaggio per consumatori ed impresa.

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Mon, 31 May 2021 00:58:30 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/705/1/imparare-a-vendere-di-piu-ma-soprattutto-a-vendere-meglio-le-iniziative-lanciate-da-confcommercio-terziario-donna sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Neuromarketing per competere sul mercato https://www.patriziadidio.com/post/706/1/neuromarketing-per-competere-sul-mercato-

E’ stato Ale Schimdts, professore di ricerche di mercato presso la Rotterdam School of Management, a parlare per la prima volta di neuromarketing per descrivere l’insieme di attività volte ad indagare il comportamento di una persona sottoposta ad uno stimolo di marketing.

Il neuromarketing è un incrocio di competenze, strumenti, metodologie e teorie che si basano su tre elementi: l’attenzione al cliente (la “cura” che è il principio base delle visioni da sempre promosse dal Terziario Donna), l’emozione e la ‘memorizzazione’ dell’esperienza di acquisto.

Approfondire la conoscenza della mente e dei suoi automatismi consente allora di individuare quelle azioni, spesso piccole e la cui realizzazione può non costare nulla, ma che si dimostrano potentissime per valorizzare la qualità dell’offerta e aumentare il successo nella vendita.

E si rivela uno strumento importantissimo per costruire una strategia che leghi il commercio all’interno di uno spazio fisico, a quello che oggi inevitabilmente deve affermarsi anche online. Nonostante la diversità dei due canali, sempre più correlati, il funzionamento del cervello del cliente rimane infatti lo stesso.

Fare propri i principi del neuromarketing, diventa allora fondamentale per migliorare la vendita di beni e servizi. Questa è la direzione che come Confcommercio vogliamo dare alla ripresa. Mettendo in campo nuove energie, nuovi saperi, nuovi modi di fare impresa.

In un tempo in cui i consumi cambiano rapidamente, noi imprenditrici ed imprenditori siamo chiamati ad innovare visioni e conoscenze. Partendo proprio da noi stessi e dal modo di fare impresa.

Noi di Terziario Donna Confcommercio lo diciamo da sempre e ne abbiamo anche fatto un punto fermo del nostro Manifesto: <Accettiamo la sfida dei mercati globali. Siamo deboli per competere su prezzi ma possiamo combattere con altre armi. Mettendo al centro la persona e le sue emozioni, i suoi gusti e i suoi sensi.>.

Spostiamo lo sguardo verso il futuro. Aspiriamo a un grande cambiamento. In grado di mutare l’economia e i suoi modelli conosciuti. Proponendo già dal 2018 la diffusione della conoscenza tra i nostri associati delle tecniche di neuromarketing abbiamo rilanciato il valore di fare impresa ‘al femminile’, ovvero mettendo in campo quei talenti, quelle abilità, quella ‘cura’ tipicamente femminile che sta – gutta cava lapidem- cambiando il sistema.

Abbiamo intuito quindi che l'innovazione necessaria per le nostre imprese passasse dall'investire in nuova conoscenza, e dall'affermare il valore delle soft skills e delle competenze tipicamente femminili. Dall'incoraggiare una nuova classe dirigente del terziario di mercato, che si affermi per essere protagonista del cambiamento, e che possegga le skills necessarie per competere sul mercato, mettendo in pratica, in modo strategico, strategie aziendali e attitudini femminili. 

 

 

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Wed, 26 May 2021 09:50:39 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/706/1/neuromarketing-per-competere-sul-mercato- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La ripartenza è femmina: il sud deve ripartire dal lavoro delle donne https://www.patriziadidio.com/post/704/1/la-ripartenza-e-femmina-il-sud-deve-ripartire-dal-lavoro-delle-donne

Ieri ho partecipato ad un importante confronto sul tema della ripartenza. Quali sono le priorità su cui occorre impostare la politica economica per la ripartenza? Una ripartenza che intercetti la vera fragilità del Paese: il divario di genere del Paese e che nel Sud è ancora più forte.

In un’Italia delle differenze, con marcate disparità di genere già prima della pandemia, l’emergenza che stiamo vivendo ha marcato ancora di più le disuguaglianze di genere e tra Nord e Sud del Paese. Nel Sud l’occupazione non è solo quantitativamente più scarsa che nel Nord, ma anche sempre meno intensa in termini di ore lavorate, sempre meno stabile e meno qualificata. Se vogliamo puntare ad un aumento dell'occupazione femminile dobbiamo allora partire dal Sud, supportando la ripartenza lavorativa delle donne.

Le grandi crisi devono essere opportunità per migliorare il nostro Paese, a patto che si ripensino i pilastri portanti di un modello economico che già prima era penalizzante per le donne lavoratrici e che andava ripensato come priorità nella ripartenza.

Le donne, se da una parte sono tra i soggetti più deboli del mercato del lavoro, perché alle donne sono ancora oggi prescritti tutti i principali compiti della cura, al contempo possono essere decisive per identificare le strategie che potrebbero consentire, in questa crisi sanitaria, sociale, economica, di produrre innovazione. Le imprese femminili hanno dimostrato in questi mesi tutta la loro fragilità tanto che è stato arrestato bruscamente il maggiore dinamismo registrato in tutti questi anni rispetto alle aziende non di genere femminile.

Eppure le donne imprenditrici stanno mostrando, pur con tutte le difficoltà maggiori, oltre che resilienza, capacità e competenze di grandissimo rilievo e soprattutto la giusta carica motivazionale per ripartire ma anche di e saper affrontare il necessario cambiamento..

Si parta allora da questo per provare ad individuare e rafforzare le energie femminili utili per una ripartenza del Paese che punti sulle donne.

Se si vuol davvero far ripartire il Mezzogiorno è dunque necessario investire nel lavoro delle donne. Partendo dalle cause della bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro e partendo dall’analisi delle principali criticità, che si ravvisano nei differenziali territoriali tra Sud ed il resto del Paese, nel conflitto tra carriera e famiglia, nella mancanza di adeguati servizi di conciliazione, nelle difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro con bassi livelli di istruzione, nelle discriminazioni nel lavoro, nei gap retributivi e nella carriera delle lavoratrici.

Liberare il potenziale femminile, valorizzare le energie e le competenze di cui le donne sono portatrici, necessita la messa in campo di un sistema integrato di servizi e di azioni atti a favorire la conciliazione vita-lavoro. Ma serve anche la promozione di una diversa organizzazione del lavoro.,

Così come servono strumenti adeguati di sostegno all’auto-imprenditorialità femminile e a sostenere il credito bancario delle imprenditrici donne. Per questo abbiamo chiesto, come Confcommercio, che riprendano i lavori del tavolo per l’imprenditorialità femminile istituito presso il MISE e che partano da subito le misure di finanziamento previste per l’empowerment lavorativo delle donne previste anche dal Piano di Ripresa e Resilienza.

Per la ripartenza auspichiamo di poter trattenere sul mercato tante aziende femminili e il lavoro dipendente ad esse legato che poi è prevalentemente femminile.

È necessaria, davvero, una grande svolta che metta al centro la Parità di Genere. L’occupazione femminile non è solo un obiettivo di sviluppo e uguaglianza, ma di crescita economica, poiché i talenti, il capitale umano e la produttività delle donne hanno il potenziale di trasformarsi in valore economico.

Restituire la dimensione di crescita attraverso il lavoro alle donne, è dunque la prima sfida che si deve affrontare per il Paese non solo per le donne o per il Sud. Le imprenditrici sono pronte alla sfida e possono essere motore trainante di cambiamento sociale e di sviluppo.


 

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Sat, 15 May 2021 23:03:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/704/1/la-ripartenza-e-femmina-il-sud-deve-ripartire-dal-lavoro-delle-donne sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Senza il Terziario di mercato non c’è futuro per il Paese https://www.patriziadidio.com/post/703/1/senza-il-terziario-di-mercato-non-c-e-futuro-per-il-paese

"Per la prima volta nella storia economica del nostro Paese il terziario di mercato subisce una flessione drammaticamente pesante. Occorre, quindi, che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dedichi maggiore attenzione e maggiori risorse a sostegno del terziario perché senza queste imprese non c’è ricostruzione, non c’è rilancio”. Le parole del Presidente Sangalli sottolineano in modo chiaro la fotografia che emerge dal rapporto dell’Ufficio Studi della Confederazione sulla crisi del terziario di mercato.

Questi dati drammatici devono essere la base da cui ricostruire il Paese. Perché senza le imprese del Terziario, senza le imprese che rappresentano l’ossatura portante del Paese, il Paese non ha futuro.

Nel 2020, per la prima volta nella storia economica dell’Italia il complesso dei servizi di mercato ha registrato una flessione del prodotto in termini reali del 9,6% che arriva al -13,2% per i settori che sono il core business delle categorie di Confcommercio. In termini di incidenza del valore aggiunto sul totale, il terziario di mercato registra infatti un crollo del 41% su base annua. Il più alto valore di flessione mai raggiunto.

Secondo lo studio della Confcommercio, prima della pandemia il terziario di mercato era il settore che maggiormente contribuiva alla formazione del Pil e all'occupazione del Paese.

L’emergenza covid, e la sua gestione, hanno fermato questo processo di crescita e per la prima volta dopo 25 anni di crescita ininterrotta, si è sensibilmente ridotta la quota di valore aggiunto di questo comparto (segnando un -9,6% rispetto al 2019, con punte per i settori del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti che arrivano a perdere complessivamente il 13,2%).

Ancora più grave il dato sull'occupazione: i servizi di mercato registrano infatti la perdita di 1,5 milioni di unità su una flessione complessiva di 2,5 milioni dopo aver creato, tra il 1995 e il 2019, quasi 3 milioni di nuovi posti di lavoro. E tra questi il dato più rilevante riguarda i lavoratori autonomi e le libere professioni non ordinistiche.

Cali drammatici si riscontrano nella filiera turistica (-40,1% per i servizi di alloggio e ristorazione), seguita dal settore eventi ed intrattenimento (-27%) e dai trasporti (-7,1%).

Il consuntivo che ne deriva, e che è destinato a peggiorare se non vi è un deciso intervento del governo, è di un crollo netto di quella che è l’ossatura dell’economia reale del Paese. Le perdite di Pil a valori correnti lo scorso anno sono state pari a poco più di 139 miliardi (-7,8% rispetto al 2019) quasi totalmente a causa del crollo dei consumi interni, inclusa la spesa degli stranieri, che ha raggiunto la cifra di circa 129 miliardi di euro (-11,7%).

Gli effetti della pandemia hanno impattato in maniera consistente anche sui consumi con quasi 130 miliardi di spesa persa, di cui l'83%, pari a circa 107 miliardi di euro. Il crollo degli acquisti di beni e servizi sono concentrate su 4 settori di importanza capitale nell'economia italiana: moda, trasporti, ricreazione, spettacoli e cultura e alberghi e pubblici esercizi.

Ma il rapporto di Confcommercio sottolinea una trasformazione del settore a cui dobbiamo prestare grande attenzione soprattutto al Sud: l'irrobustirsi del fenomeno di progressiva trasformazione del terziario di mercato in Italia da un grande comparto di piccole e piccolissime imprese a un grande comparto di imprese piccole e medie, sebbene le individuali siano ancora molto presenti (e ne costituiscono, comunque, un fattore di ricchezza). Non solo cresce la taglia media delle unità produttive ma migliora anche la tipologia di governance, rivelando un diffuso spostamento del tessuto produttivo, negli ultimi dieci anni e senza soluzione di continuità, dal modello della ditta individuale a quello della società di capitali.

Eppure questa positiva evoluzione, se non si interviene in modo puntuale, rischia di essere negativamente determinante per tutto ciò che, diciamolo, era in Italia molto fragile anche prima della pandemia: donne, giovani e Sud. È certo che si accentuerà un divario ancora più marcato nelle grandi disuguaglianze del Paese nella coesione, a cui farne le spese sarebbe proprio il terziario del Sud.

Non possiamo permetterlo, perché lungi dall’essere colmato il gap rischiamo non solo di aumentarlo ma di abbandonare al loro inevitabile destino di marginalità e fallimento le tre grandi categorie su cui, almeno a parole, si dice di volere puntare: le donne, i giovani e il Sud. E non è a rischio solamente la tenuta sociale di tutto il Paese, ma anche la stessa capacità di ripresa italiana. Il timore è che concretamente le risorse in campo non vengano utilizzate in maniera strategica ma verso i settori, i territori già meno fragili degli altri.

E quindi riprendendo le parole del Presidente, rilancio dicendo che il Paese senza il terziario del Sud, senza le donne, i giovani, non ha possibilità di ripresa.


 

 

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Thu, 6 May 2021 19:27:15 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/703/1/senza-il-terziario-di-mercato-non-c-e-futuro-per-il-paese sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Buon 1 Maggio all’Italia fondata sul lavoro https://www.patriziadidio.com/post/702/1/buon-1-maggio-all-italia-fondata-sul-lavoro-

«Buon primo maggio all'Italia del lavoro, buon Primo maggio all'Italia che riparte».

Vogliamo fare nostro l'augurio che il Presidente Mattarella ha oggi rivolto agli italiani ed alle italiane per la festa dei lavoratori, in questo primo maggio che si incrocia con le prime riaperture per molti settori che hanno gravemente sofferto le chiusure imposte a causa della pandemia. E che oggi abbiamo “festeggiato” tenendo finalmente aperti i nostri negozi. Ritenendo che il modo migliore per dare onore alle tante lotte per il lavoro che danno significato all’art. 1 della nostra Costituzione fosse aprire i nostri negozi, riprendendoci la dignità del lavoro per noi e per tutti nostri dipendenti.

«Sarà il lavoro a portare il Paese fuori da questa emergenza» È un messaggio di speranza, quello che lancia a tutti noi il Presidente, a cui vogliamo credere. Ma chiediamo impegno e certezze da parte di tutti coloro che hanno responsabilità decisionali. Perché il tempo sprecato è sin troppo e in questa ricorrenza sono in troppi coloro che non possono festeggiare perché il lavoro lo hanno perso. In troppe le imprese che non possono riaprire. Che non possono più garantire i loro lavoratori. A tutte queste dobbiamo risposte, lo Stato deve risposte congrue ed adeguate.

La battaglia per il lavoro è una battaglia che deve unire gli sforzi di tutti e non deve conoscere più rallentamenti ed omissioni.

«Bisogna riconoscere il bene comune e perseguirlo, non possiamo sprecare l'occasione di compiere tutti insieme un passo in avanti. Si apre una finestra per dare sbocco a una stagione di crescita, per porre riparo a secolari arretratezze e a divari ancora presenti nella Repubblica. L'equità, l'evoluzione sociale si reggono sulla garanzia per tutti dell'accesso al lavoro. Se il lavoro cresce, cresce la coesione della nostra società».

Nelle parole pronunciate oggi dal Presidente riponiamo ancora una volta il nostro auspicio, per uscire in fretta dall’emergenza sanitaria ed affrontare in modo credibile e congruo la ricostruzione economica delle imprese.

Noi ci siamo. Ci siamo sempre stati. I nostri negozi oggi hanno onorato il 1 Maggio e le lotte per il lavoro, dimostrando la voglia che abbiamo di fare l’unica cosa che sappiamo fare: resistere e lavorare, perché crediamo fortemente che < l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro> e Libertà e Lavoro sono indissolubilmente legati.

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Sat, 1 May 2021 19:42:25 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/702/1/buon-1-maggio-all-italia-fondata-sul-lavoro- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
25 Aprile: Liberi di Lavorare https://www.patriziadidio.com/post/701/1/25-aprile-liberi-di-lavorare-

Legalità ci piace”: presentato il report Confcommercio alla Ministra Lamorgese

40.000 imprese a rischio di usura. L’impatto del Covid sull’economia e sulle imprese ha dimensioni drammatiche. Che non possono essere sottovalutate. In assenza di adeguati sostegni e di un piano certo di riaperture, rischiano in Italia la definitiva chiusura 300mila imprese del settore commercio, di cui circa 240mila esclusivamente a causa della pandemia. Le difficoltà economiche per le imprese riguardano soprattutto la perdita di fatturato, la crisi di liquidità e le complicazioni burocratiche.

Dal Report dell’Ufficio Studi di Confcommercio presentato alla Ministra Lamorgese in occasione dell’8^ edizione di “Legalità, ci piace!”, la giornata nazionale di Confcommercio dedicata alla legalità tenuta dal Presidente Carlo Sangalli insieme al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, arriva la conferma dell’allarme che come ConfCommercio Palermo abbiamo lanciato da mesi.

In Italia nel solo 2020 le imprese del commercio, alloggio e ristorazione indicano per il 50,7% una riduzione del volume di affari, per il 35,3% mancanza di liquidità e difficoltà di accesso al credito, per il 14% problemi di tipo burocratico. Ma oltre a queste difficoltà c’è un dato che più di tutti parla del dramma che le imprese stanno vivendo: sono a grave rischio usura circa 40mila imprese del commercio, della ristorazione e dell’alloggio.

Il tema resta oggi anche nel 2021 aperto e quindi i dati che raffigurano il contesto sono destinati ad aumentare.

Alle Istituzioni ConfCommercio chiede la cosa più semplice in assoluto: la normalità, che significa innanzitutto poter lavorare, poter riaprire, poter tornare a fare quello che sappiamo fare: impresa.

Noi imprenditrici del Terziario Donna  Confcommercio lo abbiamo ribadito con forza al punto 6 del nostro Manifesto: <Perseguiamo la legalità e i valori della Costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri, Respingiamo l’estorsione ed ogni forma di violenza. Rispettare ed affermare la legalità è importane in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l’orgoglio di essere degni>.

Ed è per questo rispetto di noi stessi, delle nostre storie di impresa, del nostro essere cittadini che credono nello Stato, imprenditori ed imprenditrici che vivono del loro lavoro e in questo mettono tutta la passione e l’orgoglio del made in Italy, che chiediamo la normalità. Quella normalità che proprio oggi 25 Aprile assume un significato ancora più forte.

Nel 2020, le imprese del commercio, turismo e ristorazione hanno subito una drammatica riduzione del volume di affari e oltre un terzo di queste è stretta in una morsa, tra la mancanza di liquidità combinata ed una difficoltà sostanziale di accesso al credito. Questo detonatore sociale è sempre stato per noi evidente, tanto che abbiamo chiesto da sempre non solo indennizzi adeguati e tempestivi, ma anche moratorie fiscali e creditizie ampie ed inclusive, la sospensione e la rateizzazione degli impegni fiscali e possibilità più ampie di accesso al credito.

Per “proteggere” le nostre imprese dalla criminalità organizzata e dall’incubo usura.

E come sempre è il Sud a pagare il prezzo più alto a questo fenomeno, a causa di un tessuto imprenditoriale più fragile e quindi dotato di meno opportunità di resilienza. Un tessuto di micro imprese, spesso a conduzione familiare, e spessissimo a titolarità femminile, che non hanno gli ‘ammortizzatori’ e le strutture per difendersi dalla crisi.

Come sistema siamo attenti a non lasciare soli le nostre imprenditrici ed i nostri imprenditori, convinti dell’importanza della denuncia come dovere morale e giuridico e della necessità di fare sistema per fare argine alla disperazione delle imprese. Ma non basta. Dopo 15 mesi di allarmi e denunce della gravità del momento, serve oggi una risposta chiara ed efficace del Governo, che permetta alle aziende di ricostruire i loro bilanci disastrati da continue chiusure e inattività. Serve assicurare la riapertura in sicurezza delle attività, serve sostegno concreto alle imprese e serve programmare interventi di tutela delle imprese in difficoltà.

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Sun, 25 Apr 2021 20:27:56 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/701/1/25-aprile-liberi-di-lavorare- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Impresa significa FARE! https://www.patriziadidio.com/post/700/1/impresa-significa-fare

Dietro un’azienda non c’è un codice ad 11 cifre che identifica la Partita Iva assegnata per l’identificazione fiscale. Dentro un’azienda c’è una comunità, ci sono famiglie, vite. Ci sono storie fatte di capacità, creatività, impegno, sacrifici,  responsabilità, soprattutto ingegno che ha saputo creare e FARE! 

C’è sangue che pulsa, pensieri che fermentano creativi, emozioni che creano connessioni.

Tutto questo sta passando invisibile. Le aziende diventano solo numeri ateco per disciplinare aperture e chiusure. Diventano numeri. E dove sono invece gli imprenditori, i lavoratori, le famiglie, la comunità che sono l’azienda e che sono il cuore pulsante del Paese.

Siamo ridotti a resilienti/combattenti per difendere il nostro lavoro, il nostro pane, la nostra dignità. Per difendere il futuro non solo nostro, ma del Paese.

Sembra quasi che si sia un disegno diabolico e perfetto per eliminare la classe “media” sull’altare di un virus pandemico. Quella classe produttiva che è media solo perché rappresenta la gran parte del paese, che crea reddito e lavoro e che rappresenta l’economia reale del Paese.

Una comunità di gente operosa e concreta, imprenditori e professionisti - dalla più micro attività alle aziende più grandi - che nonostante le cose non funzionino,  nonostante l’incompetenza di chi dovrebbe decidere, nonostante le ruberie e la corruzione, nonostante il veleno della mala burocrazia e il morbo della cattiva politica, con ingegno e capacità è sinora riuscita a tenere in piedi l’economia di questo Paese e ad affermare nel mondo il valore del made in Italia!

Prima di questa pandemia, nonostante le cose non andassero, pur con mille difficoltà le nostre aziende e le professioni erano luoghi in cui la linea di confine è demarcata dalla capacità e dalle concretezza. Piccole isole di attività a formare un arcipelago di operosità.

Il “ciclone pandemico”, che non è il virus ma la reazione inadeguata nella gestione dell’emergenza e delle misure necessarie per la ripartenza ha invaso il nostro arcipelago con quella furia devastatrice tipica dei cicloni.

Come se ci fosse un disegno perfetto per fare trionfare la  mediocrità, l’incapacità e l’inconsistenza sull’iniziativa privata che sa andare avanti, inventarsi, creare reddito e ricchezza. Non lo permetteremo. Noi siamo le imprese. Siamo storie di impegno e di capacità e conosciamo solo il verbo FARE. Diamoci da fare per ricostruire.

Non molliamo! Forza!

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Sun, 18 Apr 2021 20:34:34 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/700/1/impresa-significa-fare cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
La resilienza è un sostantivo femminile https://www.patriziadidio.com/post/699/1/la-resilienza-e-un-sostantivo-femminile-

«Ciò che non ti uccide, ti fortifica». La crisi ce lo sta insegnando ogni giorno.

Noi imprenditrici ed imprenditori lo stiamo vivendo nella nostra vita quotidianamente. Frastornati e sgomenti ma mai domi. Lottiamo ogni giorno per resistere in una crisi dominata dall’incompetenza e dall’improvvisazione. Ma malgrado tutto, continuiamo a rimboccarci le maniche e lottare per il futuro delle nostre imprese.

Perchè una donna imprenditrice lo sa che non c’è crescita dove non c’è cura.

Ma non basta resistere, l’imperativo anche in tempi di crisi per chi fa impresa è crescere.

Senza crescita non c’è futuro. E siamo ben consapevoli che la crescita passa da un diverso paradigma dell’economia che non è oggi più rinviabile. Un paradigma che metta al centro il fare, unico faro che l’impresa conosce.

Ma il fare deve coniugarsi guardando ai numeri, a quei numeri che ci consegnano che senza donne, o almeno senza che alle donne - che costituiscono più della metà della popolazione, sia data una vera chance di successo, non c’è futuro. Non si tratta di una battaglia per le donne, ma di un’evoluzione verso una democrazia paritaria, che ha poco a che vedere anche con le quote rosa, che per adesso restano tuttavia necessarie. La democrazia paritaria è necessaria alla ripresa.

Le donne costituiscono infatti il prezioso capitale sommerso da valorizzare e sostenere per restituire all’Italia una nuova chance. Abituate a lottare, ad affrontare la sfida del fare impresa, tanto più in tempi di crisi, proprio perché per loro, e da sempre, tutto è più difficile.

Le donne imprenditrici sono le prime vittime di questa crisi; devono essere il motore della ripartenza. E del resto è un dato inequivocabile: senza donne al vertice non solo non si cresce, ma non c’è futuro. In un momento di così drammatica crisi economica, parlare di governance al femminile può apparire quasi provocatorio, un atteggiamento elitario e “di parte” che non guarda ai reali problemi del Paese. Ed invece la classe imprenditoriale ha la responsabilità di cercare la soluzione e indicare come uscire dalla crisi. Ed è l’affermazione di un vero principio di parità tra uomo e donna che costituisce il volano determinante per il nostro sistema.

Le donne sono il 52 per cento della popolazione; e questa stessa percentuale dovrebbe esprimere il potere economico del paese, il “potere” di rappresentanza degli interessi del Paese.

E’ un tema di equità, ma è oggi – in piena crisi – un tema di opportunità.

La resilienza è un sostantivo femminile ed è certamente una soft skll che le donne allenano tutta la vita. Se ne vede il riflesso nelle tante imprese a guida femminile che stanno “riorganizzando” le loro attività, con una determinazione, un coraggio ed una intraprendenza che va premiata perché rappresenta il loro amore per questo Paese.

Sono tante le donne imprenditrici che nella crisi hanno reagito, riorganizzando il futuro delle loro imprese – e quindi dei loro dipendenti, delle loro famiglie.

Nel momento più difficile per l’economia del Paese, le imprenditrici femminili non mollano, scoprono aspetti inesplorati, vanno verso il trend del periodo anche con anticipo, sono attente al dettaglio, al prodotto di nicchia, sono naturalmente protese verso tutto quanto fa capo al settore dei servizi. Riorganizzano. Trovando dentro di sé la forza che nasce proprio dal senso di “protezione” del loro progetto di vita e di azienda.

Mettendo in campo la capacità di cura che distingue la leadership resiliente, che sa infondere sempre fiducia, sa dare il buon esempio, creando una squadra motivata ma attraverso rapporti orizzontali, con autorevolezza ma senza mai diventare autoritaria. Sa soffrire e consolare allo stesso tempo. Lavorando sul capitale umano della propria azienda, proprio come è abituata a fare investendo con il capitale umano della famiglia. 

Perchè una donna imprenditrice lo sa che non c’è crescita dove non c’è cura.

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Mon, 12 Apr 2021 15:17:03 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/699/1/la-resilienza-e-un-sostantivo-femminile- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il valore del Made in Italy passa dalla sostenibilità e dal rispetto per l’ambiente https://www.patriziadidio.com/post/698/1/il-valore-del-made-in-italy-passa-dalla-sostenibilita-e-dal-rispetto-per-l-ambiente

Made in Italy bello, perché etico e sostenibile.

La sostenibilità è una variabile strategica che può diventare fattore non solo di competitività. Ma anche di affermazione sul mercato mondiale di una filosofia di fare business che re-orienti i consumi verso modelli consapevoli ed etici.

Come abbiamo fissato al Punto 16 del Manifesto di Terziario Donna: <Accettiamo la sfida dei mercati globali. Siamo deboli per competere sui prezzi ma possiamo combattere con altre armi. Mettendo al centro l’uomo e le sue emozioni, i suoi gusti ed i suoi sensi. Valorizzando attitudini, premiando i talenti. Contribuendo con le nostre imprese a migliorare società ed ambiente>.

La sostenibilità è la grande sfida del futuro anche per il mondo della moda ma essere “green” non basta. La responsabilità etica di conduzione di un’azienda si nutre di comportamenti coerenti in tanti aspetti: occorre rispettare l’ambiente, così come i diritti dei lavoratori, dei fornitori e le garanzie per i propri clienti.

Nel comparto moda, la sostenibilità sta sempre più diventando la linea di confine tra made in Italy e buy in Italy

Malgrado la crisi e l’evoluzione del mercato, le aziende tessili e di moda si misurano sempre più con questo asset strategico e sono sempre più sollecitate da continue domande di sostenibilità.

Si va sempre più affermando il consumo verso modelli orientati a mettere al centro la Persona e il rispetto dell’ambiente.

Questo significa interpretare la sostenibilità come leva strategica di comunicazione identitaria che distingue un’azienda e i suoi prodotti e che si si traduce in un vantaggio competitivo e in un valore che identifica e qualifica il prodotto realizzato interamente in Italia, alimentando una filiera di produzione e vendita che rispetta le norme italiane, che sono tra le più rigorose sia in tema di salvaguardia ecologica sia in materia di lavoro.

Anche per questo piaccia o no, il nostro Paese è un punto di riferimento autorevole per la messa in campo di norme che, se da un lato rendono più costoso produrre in Italia, danno garanzie di rispetto di valori assoluti quali la salvaguardia dell’ambiente, le garanzie sul lavoro così come la tutela della salute collettiva e dello stesso consumatore.

Etica e responsabilità sono i pilastri di regole imposte dal nostro Paese che rappresentano garanzie per tutti, ma sono asset strategici che andrebbero evidenziati nell’etichetta di produzione.

Rappresentano la differenza abissale che distingue un prodotto “made in Italy” da un prodotto “made in China”.

La sostenibilità ha un ‘apparente’ costo aggiuntivo; ma solo se non viene assunta come asset strategico. Come valore distintivo del brand. La sostenibilità può e deve rappresentare un elemento di ulteriore competitività. E il valore reputazionale delle aziende che aderiscono a principi di etica e responsabilità. Le dinamiche organizzative guidate da esigenze di sostenibilità devono entrare a far parte di un piano strategico a breve, medio e lungo termine delle aziende.

Ma soprattutto la sostenibilità, perché diventi , va comunicata e va comunicata bene. Va raccontata con processi di narrazione (storytelling) che trasferiscano al consumatore il senso di quel consumo consapevole di cui è anello primario. E che distingue l’acquisto in genere dall’acquisto consapevole, dall’acquisto cioè che ricerca nel prodotto un significato.

Per questo bisogna con fermezza prendere posizione contro il cosiddetto “greenwashing”, il fenomeno marketing ingannevole a cui ricorrono alcune aziende internazionali costruendo un’immagine di sé fintamente rispettosa dell’impatto ambientale, attraverso mirate campagne di marketing a cui non segue però la coerenza nei comportamenti e nei prodotti.

A fare la differenza, la creatività, l’estro e l’innovazione, l’autenticità del “realizzato in Italia”. Il talento italiano, quello di cui andiamo orgogliosamente fieri. Quello che ci impone in tutto il mondo. Che non è solo buon gusto e bel design; non è solo innovazione e avanguardia. Ma sono invece precise scelte di qualità, di rispetto dell’ambiente e delle persone, di valori etici e di responsabilità. Sono il senso e il significato di esperienze e contenuti che gli stessi consumatori contribuiscono a costruire, facendoli propri e mettendoli, sempre più, al primo posto delle loro scelte.  

 

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Wed, 31 Mar 2021 14:48:51 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/698/1/il-valore-del-made-in-italy-passa-dalla-sostenibilita-e-dal-rispetto-per-l-ambiente sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Storytelling: la persona al centro nella relazione di vendita https://www.patriziadidio.com/post/697/1/storytelling&160la-persona-al-centro&160nella-relazione-di-vendita

<La società dell’immagine che sempre si espande impone linguaggi nuovi. Non possiamo sottrarci alla sfida. Dobbiamo sapere ottenere l’ascolto di uomini e donne che cambiano. Parlando non solo alle loro menti ma anche ai loro cuori>.

Il punto 18 del Manifesto Terziario Donna punta l’attenzione su una sfida fondamentale e quanto mai attuale e che riguarda la necessità di puntare ai nuovi strumenti della comunicazione guidando le trasformazioni del mercato. Per creare quell’innovazione di linguaggio e strumenti che il mondo del Terziario necessita per affrontare il mercato indirizzando il sistema ad un consumo consapevole.

L’Economia del Bene Essere su cui puntiamo, come visione economica del Terziario Donna, che implica lo spostamento della vendita di prodotti alla , passa anche  da questa innovazione nei linguaggi di comunicazione del marketing.

Il primo passo per dei clienti è la narrazione della nostra attività che coinvolga tutto il sistema, dai consumatori ai fornitori della nostra azienda. Il racconto dei nostri valori di impresa.

Lo storytelling – tecnica di marketing che sta sempre più prendendo campo - è un’arte narrativa che incuriosisce sempre di più le aziende per la capacità di coinvolgere gli utenti – di <parlare ai loro cuori>, punto necessario per trasmettere significati - facendoli sentire parte attiva del brand e non solo consumatori.

In un mercato sempre più globalizzato, lo storytelling permette ad un'azienda di entrare in contatto con i suoi clienti attraverso la narrazione persuasiva della propria storia.  Di trasmettere i valori identitari su cui si fonda il proprio brand.

Lo storytelling ci fa entrare in contatto autentico con il consumatore in maniera diretta.

Negli ultimi anni il mondo della moda si è ‘democratizzato’ e ormai praticamente chiunque può decidere di fare una propria collezione e venderla sul web, scavalcando così i canali tradizionali della distribuzione. Perdendo quel valore di unicità. Sono nati migliaia di siti di negozi virtuali “asettici” dove i prodotti si assomigliano tutti e non hanno più nessuna caratteristica di riconoscibilità.

Quello che manca nei dropshop è soprattutto il racconto di tutto ciò che sta dietro:  l’ideazione di un marchio, la realizzazione di una collezione, la scelta dei materiali, l’allestimento di una vetrina. Tutte azioni che nel marketing generalizzato guardano al target; in quello che mi piace chiamare “slow shopping” guardano invece alla relazione con il cliente. Una relazione che deve rimanere valore prevalente anche quando la vendita dal fisico si sposta sull’online.

 Gli imperi dei marchi globali sono stati costruiti sulla veicolazione di un pensiero unico, che deve andare bene a milioni di persone. Quindi indistintamente. 

La moda deve invece rimanere un’esperienza unica, che si rivolge ad ognuno dei suoi clienti. Nessuna storia può essere interessante per tutti, proprio perché i meccanismi narrativi, pur basati sull’oggettività di una visione esterna, lavorano sulla soggettività dei singoli individui e quindi più sono specifici e unici più riescono ad andare in profondità e catturare non solo l’attenzione ma anche la curiosità e il senso di identificazione.  Questo è il segreto che deve esserci dentro lo storytelling: quel racconto dell’esperienza che il prodotto porta in sé, il suo significato.

Il legame tra moda e creatività è un fatto naturale ed inscindibile. La moda è il luogo della creatività, il settore produttivo che esprime la punta più avanzata del design, della ricerca e della sperimentazione rispetto alle possibili declinazioni del gusto. Tuttavia questo legame si è trasformato nel corso degli anni, soprattutto da quando il valore del brand ha assunto una centralità simbolica enorme, capace di dominare l'immaginario dei consumatori e del mercato. Da una concezione intensiva che vedeva la moda come creatività concentrata nel design di capi e accessori si è passati ad una concezione estensiva che investe globalmente le attività delle aziende e che sempre più si apre a tutto ciò che sta al di là del perimetro delle aziende: i luoghi del consumo, della cultura e della vita quotidiana.

Ed è su questo che la narrazione nella moda può fare la differenza: nella capacità di raccontare quel sistemi di valori che sono parte integrante del prodotto, il senso di comunità associato al senso del luogo, l’empatia, la naturalità, la cura per l’ambiente e le persone e tutto ciò che chiamiamo ”benessere”. E’ la narrazione allora, anche in un mondo che sta sempre più integrando la vendita fisica con la vendita online, a riportare centrale la relazione unica con il cliente. La persona al centro per vendere di più e vendere meglio.

 

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Fri, 19 Mar 2021 19:34:14 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/697/1/storytelling&160la-persona-al-centro&160nella-relazione-di-vendita sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
I negozi di vicinato all’alba di una nuova sfida https://www.patriziadidio.com/post/696/1/i-negozi-di-vicinato-all-alba-di-una-nuova-sfida

L'elettrochoc di un anno di pandemia ha ridisegnato la mappa del commercio in Italia. Le saracinesche abbassate dei negozi, le attività commerciali ferme nelle zone rosse e comunque deprivate della solita utenza nelle altre zone ed il crollo dei consumi hanno lasciato un segno indelebile sulla distribuzione. A cui toccherà reagire con determinazione.

Rileggendo attentamente i trend di consumo e rimodulando il sistema del commercio in funzione anche di questo.

La pandemia da Covid-19  ha difatti cambiato sensibilmente, e da più punti di vista, il comportamento dei consumatori. Un anno di distanziamento e di contingentamento della vita cittadina hanno cambiato il nostro modo di fare acquisti dentro i punti vendita. Imprimendo una necessaria metamorfosi di tutto il sistema.

Per non subire il cambiamento, ma anzi guidarlo verso una traiettoria strategica, bisogna rivedere i modelli di business puntando a ridare ai negozi di vicinato la necessaria centralità.

I negozi di vicinato hanno una forza identitaria. Si tratta di negozi che puntano sulla relazione umana con il cliente, mettendo al centro dei loro business proprio il rapporto umano. Oggi, dopo che il ciclone covid ha stravolto proprio le modalità dell’incontro, sono i negozi di vicinato che devono riprendere il loro spazio di mercato, innovando ed innovandosi.

Un punto di osservazione interessante da cui partire ce lo offrono i dati di Google Trends, che registrano le ricerche più frequenti fatte in rete.

Da questi dati si scopre che, contrariamente alla percezione diffusa, gli acquirenti fanno sempre più riferimento ai negozi di vicinato. Gli acquisti si sono infatti spostati dagli ipermercati e centri commerciali ai supermercati  e punti vendita più prossimi all’abitazione. La “vicinanza” è riscoperta come un valore. E anche un nuovo approccio al nostro stile di vita che abbiamo messo in discussione.

Nello specifico, secondo Google Trends, da febbraio 2020 a febbraio 2021 sono aumentate le ricerche effettuate dai consumatori sul motore di ricerca con le parole “vicino a me”, per le attività legate al food, ma anche per la vendita al dettaglio di beni e servizi. In Italia, le ricerche dei consumatori relative alle attività commerciali locali sono aumentate del +20.000% durante la pandemia. Sono nello specifico Lombardia, Lazio, Veneto, Piemonte e Toscana le prime 5 Regioni per ricerche “vicino a me”.

Il 30% di tutte le ricerche da mobile a livello globale riguarda attività a livello locale. Inoltre, il 76% delle persone che cerca sul proprio smartphone un esercizio nelle vicinanze lo visita entro un giorno e il 28% delle ricerche “nelle vicinanze” si traduce in un acquisto.

Complici lo smart working e le restrizioni di movimento, gli italiani hanno riscoperto le attività commerciali non lontane dalla propria abitazioneCon la catena di approvvigionamento interrotta, molte persone sono infatti andate alla ricerca di prodotti e servizi nelle loro comunità locali.

La pandemia ha così permesso a molti consumatori di conoscere nuove attività nella propria zona: non solo prodotti da acquistare, ma anche servizi di assistenza e supporto di vario genere.

Il nuovo contesto, pur nel contingentamento degli acquisti dovuto alla crisi e alla preoccupazione per il futuro, ha visto aumentare il numero di servizi accessori legati alla vendita, come la consegna a domicilio, il personal shopper online, la chatbot di servizio. Ha anche fatto registrare un’impennata di registrazione di piattaforme per il commercio elettronico.

Moltissimi negozi hanno rivisto i loro sistemi di comunicazione online con i clienti introducendo diversi servizi di advertising online e ampliando il numero di informazioni fornite in rete, come la possibilità di segnalare ai clienti la distanza dall’attività commerciale, la merce disponibile, gli orari di lavoro, o l’attesa prevista per accedere allo store.

Oggi il consumatore si aspetta più che mai approcci integrati, dove l’esperienza del negozio fisico si unisce a quella digitale. E’ fondamentale quindi avviare una strategia ad hoc per soddisfare le richieste dei clienti in un approccio multicanale.

Per contrastare i sistemi di vendita online dei grandi store, serve però un’azione decisa volta a preservare i negozi di vicinato e a dirigere i consumatori nelle attività di prossimità. Si stima infatti che i formati multicanale e marketplace saranno alla base dell’86% della crescita del retail nei prossimi cinque anni.

Nel breve termine,  sarà necessario anche fare i conti con la pesante recessione a causa della ridotta capacità di spesa. Conseguenza quasi inevitabile delle macerie economiche e sociali della pandemia. Di sicuro però i piccoli negozianti, le vetrine della moda, i negozi che illuminano le nostre città non potranno essere lasciati soli davanti la difficile sfida di ristabilire gli equilibri dei loro bilanci e “reinventare“ il loro business intercettando i nuovi trend di consumo. Per i negozi di vicinato, pur con un drammatico calo delle vendite e avendo praticamente saltato la campagna saldi, le spese sono infatti pressoché rimaste inalterate.

I negozi dovranno adesso affrontare il cambiamento di comportamenti e di consumi cercando di trasformare i problemi dell'emergenza in opportunità. Ripartendo proprio dalle lezioni che ci lascia questo periodo. La prima grande lezione della pandemia è l'importanza delle vendite online e dei pagamenti virtuali. Questo comporterà per mantenere la forza identitaria dei negozi, creare il giusto equilibrio tra online e negozio fisico anche ricercando alleanze strategiche tra negozi che puntano sullo stesso target di clientela.

Un'altra delle metamorfosi destinate a rimanere è la rivoluzione delle consegne a domicilio. Vale per tutti, dalle case di moda alle catene elettroniche, dai negozietti sotto casa ai big dell'alimentare. L’abitudine all’ordine online dovrà vedere i piccoli negozi reagire per stare al tempo con le modifiche in corso.

Il post covid sta cambiando anche l'architettura degli interni del commercio, minimizzando i punti di assembramento e le code. In ogni segmento di mercato emerge il bisogno di rassicurazione che orienterà i consumi verso i negozi che meglio saranno attrezzati

In questo nuovo quadro, al fine di salvaguardare i negozi di vicinato, presidio di comunità, e per evitare la desertificazione delle città perché ogni vetrina che si spegne è un pezzo di città che muore, diventa necessario ripensare il marketing del commercio e sviluppare una strategia volta alla promozione dei negozi di vicinato che rappresentano il presidio di comunità.

Far rivivere le attività commerciali di quartiere, rispondendo anche ad una maggiore attenzione nei confronti della sostenibilità ambientale: una tematica sempre più vitale, che deve trovare risposta anche negli assi del Piano di spesa del Recovery Fund.

 

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Wed, 10 Mar 2021 08:22:20 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/696/1/i-negozi-di-vicinato-all-alba-di-una-nuova-sfida sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Donne ordinarie e per questo straordinarie - Una nuova Sala delle Donne per fare memoria del loro impegno. https://www.patriziadidio.com/post/695/1/donne-ordinarie-e-per-questo-straordinarie-una-nuova-sala-delle-donne-per-fare-memoria-del-loro-impegno

Il miglior modo per celebrare la giornata internazionale delle Donne è inaugurare una nuova . Un luogo dove fare memoria dell’impegno delle Donne per ottenere conquiste di civiltà.

Un passaggio di testimone da queste eccelse Donne a noi Donne contemporanee che ogni giorno ci impegniamo perché la democrazia sia paritaria e non soltanto sulla carta costituzionale, ma affinché vi sia la giusta rappresentanza in ogni luogo decisionale e in ogni luogo della società.

L’iniziativa prosegue il Progetto partito nel 2016 quando su input dell’allora Presidente della Camera Laura Boldrini è stata inaugurata a Montecitorio la prima «Sala delle Donne» dedicata “alle donne che hanno fatto l’Italia e per quelle che verranno” .

Per sollecitare una riflessione concreta sull’impegno femminile, che ne faccia memoria viva correggendo gli errori di una storia che ci viene invece tramandata solo al maschile. Una storia che i libri di scuola e le toponomastiche delle città ci raccontano solo al maschile e che invece è stata segnata da uomini e donne.

Con il progetto , il Gruppo Terziario Donna di Confcommercio ha voluto correggere la palese discriminazione in atto e sollecitare una riflessione sul contributo di Donne che hanno lottato per affermare il proprio ruolo nella storia.

Le occupazioni delle donne nel mercato del lavoro, che prima erano in gran parte prolungamenti delle attività eseguite in famiglia, riguardavano il lavoro di cura ed altre attività tipicamente femminili: sarte, ricamatrici, balie, insegnanti, educatrici, contadine, lavandaie, stiratrici. Le lotte delle Donne, la loro determinatezza dello studio e l’inserimento nel mondo del lavoro hanno - anno dopo anno – cambiato la nomenclatura del lavoro. E così oggi le Donne sono Ministre, Sindache, Prefette, Poliziotte, Magistrate, Notaie, Ingegneri, Astronaute. Guidano imprese e guidano organizzazioni. Guidano la Commissione Europea. Sono Vice Presidente degli Stati Uniti. Sono Direttrice Generale del World Trade Organization.

Sono, ma non sono ancora.

Per questo è importante celebrarne la memoria ed insieme sottolineare il valore delle conquiste ottenute dalle Donne per le altre Donne.

Ogni «Sala delle Donne» è infatti testimonianza e memoria delle conquiste ottenute con impegno e determinazione per costruire “un’altra storia”.

La «Sala delle Donne» è una galleria di ritratti di figure femminili illustri, che hanno significativamente contribuito al progresso della comunità in cui hanno vissuto. La sua declinazione territoriale disegna quindi una nuova mappa ed una più veritiera pagina di storia. Oggi, a Noceto (Parma) inauguriamo la sesta Sala dopo Montecitorio, Pesaro, Cosenza, Catania, Genova. Ed altre ne seguiranno nei prossimi mesi.

Ogni Sala, raccontando la memoria di Donne di valore, offre l’opportunità per riflettere sull’impegno delle donne che hanno rappresentato quella comunità e contribuisce a correggere una memoria collettiva e identitaria dei luoghi fatta,  ingiustamente, di figure illustri esclusivamente maschili.

Oggi più che mai è necessario muoversi nella direzione di una cultura che promuova il patrimonio della diversità, dell’inclusione e delle pari opportunità incrementando la consapevolezza e il livello valoriale nella società . Promuovendo la cultura della democrazia paritaria.

Nell’anno che ha stravolto la vita nel mondo a causa del virus, le donne sono coloro che stanno pagando il costo più alto, nel privato, nella perdita del lavoro, per la chiusura delle imprese. La pandemia ha reso più fragile la situazione delle donne e rischia di renderle ancora più vulnerabili. Dando vita anche ad un drammatico aumento dei casi di violenza di genere.

Questa nuova Sala delle Donne ha quindi oggi più che mai un alto valore simbolico per dire grazie alle tante donne forse “poco evidenti” e che non avranno mai dedicata una pagina di giornale o una galleria della memoria, ma che stanno avendo il peso di rimettere in piedi il nostro Paese.

L’8 marzo è la giornata per dire Grazie alle donne dalle capacità e dalle gesta straordinarie. Ma anche a tutte quelle che quotidianamente fanno - direbbe Santa Caterina da Siena .

C'è infatti una “straordinarietà” nell'essere ordinarie. Ordinario e Straordinario, due parole che sembrano non avere niente in comune, due mondi in apparenza opposti. Eppure ogni Donna è al tempo stesso ordinaria e straordinaria.

Ogni Donna vive una vita ordinaria, vissuta con le nostre famiglie, ad avviare alla vita i nostri figli, ad aprire ogni giorno i nostri negozi, le nostre aziende, i nostri bar e ristoranti, i nostri studi professionali, i nostri alberghi, attività da portare avanti con mille affanni, per rendere con le nostre attività anche le città più bella ed il futuro migliore.

Ma è come si fa che rende l’ordinario, straordinario. E’ questo investire nella Bellezza e nella Comunità, che rende una vita ordinaria straordinaria.

Cosi come le lapidi al milite ignoto che è una alta celebrazione di tutti coloro grazie ai quali si combattono le guerre, attraverso le donne rappresentate nelle , celebriamo le tante donne che hanno contribuito a farci giungere fin qui. E le tante che daranno il loro contributo incondizionato e fondamentale per conquistare nuovi spazi di civiltà e di futuro. Le celebriamo con riconoscenza e rispettosa memoria, ringraziandole per quelle Donne che oggi possiamo essere.

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Mon, 8 Mar 2021 00:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/695/1/donne-ordinarie-e-per-questo-straordinarie-una-nuova-sala-delle-donne-per-fare-memoria-del-loro-impegno sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Al Governo Draghi chiediamo un deciso cambio di passo. Noi faremo la nostra parte. https://www.patriziadidio.com/post/693/1/al-governo-draghi-chiediamo-un-deciso-cambio-di-passo-noi-faremo-la-nostra-parte

Da qualche giorno abbiamo un Governo nuovo. Un Governo di unità e responsabilità, due parole importanti e pregne di significato, a cui voglio aggiungerne una terza: urgenza. 

Perché non c’è più un solo istante da perdere. Occorre - e con immediatezza - mettere in atto una strategia ben chiara che legga i dati dell’economia reale e supporti la ripresa del sistema produttivo. Senza se e senza ma. E senza più la carenza di programmazione che ha caratterizzato questi ultimi tempi, in cui noi imprese abbiamo pagato - e carissimo - il costo di decisioni estemporanee.

Questo governo - a forte trazione tecnica - ha principalmente il compito di definire la strategia del NextGenerationEU.  Partendo da uno dei nodi cruciali che emerge chiaramente dai dati sulla crisi: l’imprenditoria femminile.

Uno dei primi  temi deve riguardare proprio la necessità di riprendere la legislazione a sostegno dell’imprenditoria femminile –come a suo tempo fece  la n. 215 del 1992 – e adeguarla a questi tempi nuovi. Va continuato il lavoro appena avviato nel Tavolo MISE sul Fondo Impresa Femminile” che, con il metodo del confronto partecipato con le associazioni di categoria, deve favorire la creazione di nuove imprese a guida femminile, ma soprattutto fornire alle imprese esistenti la possibilità di resistere alle immani difficoltà del periodo e magari crescere e posizionarsi competitivamente sul mercato. 

Quello che serve non è solo lo strumento di finanziamento, ma anche e direi soprattutto, serve affrontare i nodi culturali che sono dietro al fatto che il 22% delle imprese italiane è rosa. E che nel momento di una crisi, sia proprio questa la componente del sistema a perdere la sua vitalità e dimostrare la maggiore fragilità. 

Nella collaborazione virtuosa tra Governo ed associazioni, deve essere affrontato con metodo questo tema, realizzando strumenti efficaci che forniscano anche localmente assistenza tecnica e formazione alle imprenditrici. 

Il Fondo per l’Imprenditoria Femminile varato nella Legge di Bilancio 2021, pur con una dotazione finanziaria limitata che andrà necessariamente potenziata con le risorse del Recovery Fund, è pensato con l’ambizione di farne un elemento centrale del NextGenerationEU

Con la consapevolezza che il tema sia non un tema di pari opportunità, ma debba essere tema di politica economica del Paese. Perché in un’economia in cui la crescita è sempre più nei settori tecnologicamente avanzati, se non affrontiamo il ritardo nel rapporto tra donne e impresa, se non aumentiamo la partecipazione femminile al mondo digitale, se non sosteniamo la scalabilità delle imprese rosa, non aiutiamo la crescita del Paese. neghiamo il diritto costituzionale delle Donne di fare impresa avendo pari opportunità degli uomini.

Questo tema lo ha ben sottolineato la Presidente Ursula von der Leyen, che ha collocato la parità di genere al centro delle priorità della sua Commissione (2019-2024) e tale impegno politico a promuovere un percorso di lungo termine, sia all’interno che all’esterno dell’Unione, si è tradotto nell’UE, nell’inclusione di una prospettiva di genere in tutte le politiche e in tutte le principali iniziative messe in campo. Ha portato a definire l’empowerment del lavoro femminile asset strategico del Recovery Fund.

Adesso chiediamo che l’Italia sia consequenziale, mettendo in atto le azioni necessarie a risolvere la fragilità del lavoro femminile, restituendo quella straordinaria vitalità che aveva portato – ante crisi – le imprese rosa a crescere a velocità maggiore delle imprese maschili. 

Oggi non è più tempo di rimandare. A maggior ragione adesso che dobbiamo rimettere in piedi il Paese e che donne, giovani e Sud sono considerati le direttive della ripresa e dello sviluppo anche per tutte le misure da intraprendere.

Sappiamo bene l’importanza del ruolo che abbiamo noi imprenditrici - e ancor più noi “piccole e medie“ imprenditrici.

Come Gruppo Terziario Donna Confcommercio continueremo con determinazione a dare il nostro contributo nel processo di definizione del Recovery Fund, e presenteremo al nuovo Governo alcune misure che riteniamo potrebbero costituire un forte incentivo al fine di porre le basi per un crescita che sia davvero innovativa, sostenibile e paritaria. Alla base di tali misure, l’assunzione della parità di genere come linea strategica con una visione strutturale e sistemica e l’agevolazione del fare impresa femminile, che costituisce oggi un’opportunità a tutti gli effetti di piena affermazione professionale, e non solo un semplice auto-impiego. 

Porremo con decisione il tema della centralità dell’imprenditoria femminile per lo sviluppo economico e la stretta correlazione con la crescita economica e l’esistenza di sistemi sostenibili. Nella convinzione che solo un diffuso tessuto imprenditoriale femminile può determinare una maggiore resistenza alle crisi finanziarie delle economie che lo ospitano. 

E lo faremo non solo al tavolo costituito al Mise, ma anche verso tutti gli altri sistemi che in maniera incisiva contribuiranno alla costruzione del Recovery Fund, come il neo nato Ministero della Transizione Ecologica ed al Ministero per la Coesione Territoriale.

E’ il Regolamento del NextGenerationUE a porre il tema “impresa femminile” sempre più al centro delle agende delle Istituzioni e credo mai come in questo anno ci sarà richiesto un supplemento di impegno per saper cogliere l’importante opportunità che auspichiamo da tempo e che oggi finalmente sembra avere favorevoli condizioni per realizzarsi, di cambio del modello di sviluppo. 

Buon lavoro al Governo Draghi chiamato a fronteggiare con competenza e responsabilità l’emergenza sanitaria, emergenza economica ed emergenza sociale, mettendo in campo le risorse che l’Europa ci mette a disposizione e realizzando le necessarie riforme. 

É arrivato il tempo di un deciso cambio di passo. Noi ci siamo.

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Tue, 16 Feb 2021 04:40:29 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/693/1/al-governo-draghi-chiediamo-un-deciso-cambio-di-passo-noi-faremo-la-nostra-parte sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il lavoro femminile è una questione economica: le proposte di Terziario Donna ConfCommercio al Tavolo per il Fondo Impresa Femminile istituito presso il MISE https://www.patriziadidio.com/post/692/1/il-lavoro-femminile-e-una-questione-economica-le-proposte-di-terziario-donna-confcommercio-al-tavolo-per-il-fondo-impresa-femminile-istituito-presso-il-mise-

1,3 milioni di imprese femminili in Italia, pari al 22% del totale, che danno lavoro a quasi 3 milioni di persone. Un numero in crescita, anno su anno, che però nel corso del 2020 ha subito un pesantissimo stop che ha praticamente annullato i risultati conseguiti - e con fatica - in questi anni.

Questo è quanto ci consegna l’ultimo Rapporto nazionale Impresa di Unioncamere: le donne del Terziario di mercato stanno pagando il conto più salato della crisi innescata dal Covid_19. Questo dato, oramai assunto da tutti, deve però trovare risposta adeguata nell’agenda politica e nelle azioni di politica economica che saranno varati dal nascente governo nazionale che auspichiamo nasca improntato alla democrazia paritaria.

Come ConfCommercio Gruppo Terziario Donna vogliamo contribuire portando il nostro punto di vista e la nostra esperienza sul campo. Siamo infatti consapevoli del ruolo che abbiamo noi imprenditrici - e ancor più noi “piccole e medie“ imprese - nel sistema economico del Paese e quindi della responsabilità di noi Associazioni di rappresentanza, che siamo la cerniera fondamentale tra sistema produttivo e sistema di Governo.

Nei tavoli di lavoro in cui siamo state coinvolte in fase di definizione della Legge di Bilancio, Terziario Donna ha presentato alcune misure che riteniamo necessarie per porre le basi per un crescita che sia davvero innovativa, sostenibile e paritaria. Alla base di tali misure, l’assunzione della parità di genere come linea strategica con una visione strutturale e sistemica e l’agevolazione del , che costituisce oggi un’opportunità a tutti gli effetti di piena affermazione professionale, e non solo un semplice auto-impiego. Ma anche una leva strategica di politica economica per il Paese.

Il nostro Gruppo è stato chiamato ad intervenire come membro effettivo del Comitato Nazionale di Parità e Pari Opportunità nel Lavoro per definire misure specifiche per lo sviluppo dell’empowerment e dell’occupazione femminile, ma anche a far parte del tavolo per il Fondo a sostegno dell’Impresa Femminile presso il Ministero per lo Sviluppo Economico, finalmente costituito.

Tra le misure che abbiamo proposto per sostenere l’imprenditoria femminile, oltre il ripristino di misure a fondo perduto per le imprese esistenti e le start-up femminili, la previsione di misure di decontribuzione e investimenti mirati a potenziare i servizi di cura. La crescita della partecipazione delle donne al mondo del lavoro, deve infatti essere accompagnata da strumenti concreti di conciliazione che permettano di “liberare il lavoro delle donne” oggi sottratto dalle inefficienze del welfare pubblico.

Il supporto all’imprenditoria femminile deve passare dalla revisione dei meccanismi di attuazione del Fondo Impresa Donna istituito nella Legge di Bilancio 2021 - che prevede al momento - lo stanziamento di 40 milioni di euro per gli anni 2021 e 2022 a favore di imprese femminili di nuova costituzione e già costituite, oltreché di iniziative volte alla diffusione della cultura e dei valori d’impresa, a servizi di orientamento e accompagnamento alla professione imprenditoriale.

Nello specifico, il Fondo Impresa Donna prevede:

– Contributi a fondo perduto per avviare imprese femminili, con particolare attenzione alle imprese individuali e alle attività libero professionali in generale e con specifica attenzione a quelle avviate da donne disoccupate di qualsiasi età;

– Finanziamenti a tasso zero, finanziamenti agevolati, combinazioni di contributi a fondo perduto e finanziamenti per avviare e sostenere le attività di imprese femminili;

– Incentivi per rafforzare le imprese femminili, costituite da almeno 36 mesi, sotto la forma di contributo a fondo perduto del fabbisogno di circolante nella misura massima dell’ottanta percento della media del circolante degli ultimi 3 esercizi;

– Percorsi di assistenza tecnico-gestionale, per attività di marketing e di comunicazione durante tutto il periodo di realizzazione degli investimenti o di compimento del programma di spesa, anche attraverso un sistema di voucher per accedervi;

– Investimenti nel capitale, anche tramite la sottoscrizione di strumenti finanziari partecipativi, a beneficio esclusivo delle imprese a guida femminile tra le start up innovative di cui all’art. 25 del D.L. n. 179 del 2012 e delle PMI innovative di cui all’articolo 4 del D.L. n. 3/2015, nei settori individuati in coerenza con gli indirizzi strategici nazionali;

– Azioni di comunicazione per la promozione del sistema imprenditoriale femminile italiano e degli interventi finanziati attraverso le norme del presente articolo.

Il Fondo e il Comitato - che auspichiamo si rinforzino nel nuovo Esecutivo che sarà in queste ore varato – tracciano un metodo che è il miglior presupposto per procedere alla promozione del valore di genere, anche attraverso l’imprenditoria femminile.

Seppure parta con uno stanziamento che riteniamo limitato, e che valuteremo con attenzione non appena sarà pubblicato il decreto attuativo che individuerà la ripartizione della dotazione finanziaria tra i diversi interventi, le modalità di attuazione, i criteri e i termini delle agevolazioni previste, ivi incluse le azioni di controllo e monitoraggio, il Fondo dà una prima risposta concreta alle urgenze che provengono dall’imprenditoria femminile.

Ma perché sia più rispondente alla situazione che emerge dai dati rilevati da Unioncamere nel Rapporto per l’Imprenditoria Femminile, abbiamo richiesto di rivedere la definizione di imprenditoria femminile. Abbiamo anche già chiesto di far convogliare la maggior parte delle risorse sulle imprese femminili già esistenti, piuttosto che alle imprese di nuova iscrizione, in un’ottica di maggiore efficienza ed efficacia dell’impiego dei fondi a disposizione, e nella promozione dell’introduzione di meccanismi trasversali di premialità per le donne.

Questi temi saranno oggetto delle prossime sedute del tavolo per il Fondo a sostegno dell’Impresa Femminile, finalmente costituito, che per previsione normativa ha il compito di controllare il corretto utilizzo delle risorse del fondo d’investimento:

a) contribuendo ad indicare le linee di indirizzo per l’utilizzo delle risorse del Fondo;

b) conducendo analisi economiche, statistiche e giuridiche relative alla questione di genere nell’impresa;

c) formulando raccomandazioni relative allo stato della legislazione e dell’azione amministrativa, nazionale e regionale, in materia di imprenditorialità femminile e più in generale sui temi della presenza femminile nell’impresa e nell’economia;

d) contribuendo alla redazione della Relazione annuale sulle attività svolte da presentare al parlamento.

Il Tavolo dovrà anche condurre analisi economiche e giuridiche relative all’imprenditoria femminile; fornire indicazioni relative alla presenza femminile nelle imprese e nell’economia italiana a livello nazionale e regionale; e suggerire indicazioni relative allo stato della legislazione e dell’azione amministrativa, nazionale e regionale, in materia di imprenditorialità femminile.

Per tale motivo riteniamo valida la strada intrapresa e che dà finalmente corretta collocazione alla rappresentanza datoriale di genere ed apre una stagione nuova, collocando il tema all’interno del Ministero che ha la regia dello sviluppo economico e non trattato più solo nell’ambito delle pari opportunità, o nelle politiche sociali, quasi fosse un tema di rappresentanza accessorio.

La strada è ancora lunga, ma la via tracciata è finalmente quella giusta.

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Fri, 12 Feb 2021 02:47:09 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/692/1/il-lavoro-femminile-e-una-questione-economica-le-proposte-di-terziario-donna-confcommercio-al-tavolo-per-il-fondo-impresa-femminile-istituito-presso-il-mise- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Donne potenziale inespresso necessario alla ripresa https://www.patriziadidio.com/post/691/1/donne-potenziale-inespresso-necessario-alla-ripresa

Attivare il potenziale inespresso” è il tema su cui come gruppo Terziario Donna ConfCommercio da sempre ci battiamo. Un convincimento che deriva da una precisa valutazione: il mancato contributo delle donne alla crescita dell'economia è una perdita altamente significativa che non possiamo più permetterci.

Se il tema dell'imprenditoria femminile è stato sinora relegato a ‘questione di disparità sociale’, oggi più che mai deve diventare ‘questione economica’.

Oggi si contano circa 1,3 milioni di imprese femminili in Italia, pari al 22% del totale, che danno lavoro a quasi 3 milioni di persone, ma dopo anni in cui in ogni trimestre le imprese femminili segnavano crescite superiori alle imprese maschili, nel corso del 2020 questa maggiore velocità si è praticamente annullata e questo perché, secondo quanto emerge dall'ultimo Rapporto nazionale Impresa in genere di Unioncamere, le donne stanno pagando il conto più salato della crisi innescata dal Covid_19.

I dati Istat sull’incidenza della crisi sull'occupazione femminile diffusi in questi giorni confermano in modo ancora più incisivo come siano soprattutto le donne del Terziario di mercato  le principali vittime della crisi economica innescata dalla pandemia. 

Nel solo mese di dicembre l'Istat  ha certificato una flessione complessiva dei posti di lavoro dello 0,4% rispetto a novembre (in assoluto questo vuole dire 101 mila occupati in meno), ma a risaltare è il fatto che il calo sia in larga parte concentrato sul versante femminile. Con un'incidenza pressoché totale, anche a causa del blocco dei licenziamenti, sulle lavoratrici autonome e sulle imprenditrici. Ovvero sul mondo del terziario femminile.

Rispetto al mese di novembre le donne occupate sono diminuite a dicembre di 99 mila unità, a fronte della flessione dei lavoratori uomini che è di 2 mila posti di lavoro. Analogo fenomeno emerge anche su base tendenziale: il mese di dicembre l’occupazione femminile segna una battuta di arresto del 3,2% rispetto al mese di dicembre 2019, quella maschile cede l’1%.

Il saldo finale di un anno contrassegnato da dieci mesi di pandemia si traduce in una perdita di 444 mila posti di lavoro, di cui 312 mila donne in meno nel mondo del lavoro, cioè il 70% di quella perdita! Dati che aggravano il divario e dimostrano tutta la fragilità del sistema. E da cui non possiamo non trarre elementi per indirizzare le misure necessarie alla ripresa. 

I dati ci prefigurano infatti un contesto drammatico ed obbligano – non più suggeriscono - a porre come centrale nell'agenda politica il tema dell'occupazione femminile. Tanto più quando i dati dicono che alla presenza femminile nell’impresa sono associati maggiore attenzione a profili dwelfare, di etica, più rispetto dell’ambiente. Maggiori performance. 

Tutti aspetti che come Terziario Donna ConfCommercio da sempre portiamo avanti come principi guida, e che hanno orientato in modo certamente avanguardista le visioni del Gruppo, che ha proposto già da anni e riassunto nel Manifesto Terziario Donna. Principi che sono alla base delle visioni economiche lanciate dal Gruppo e che puntano proprio sui concetto di equità e di sostenibilità. Gli stessi principi che oggi ritroviamo come cardine fondamentale su cui si poggia il NextGenerationUE e su cui saremo valutati dall’Europa credibili o no. 

Vogliamo - e dobbiamo - quindi, quali imprenditrici che rappresentano l'economia reale di questo Paese, essere centrali nei sistemi di programmazione delle misure economiche. Perché il futuro e la necessaria ripresa dipenderà proprio da quanto saranno vicine all’economia reale le misure che saranno intraprese.

Riteniamo in tal senso un buon segnale quello lanciato a tutti noi, ma soprattutto alla politica, dal Presidente Mattarella che ha assegnato ad una persona certamente competente ed autorevole in Europa come Mario Draghi il compito di formare il nuovo governo che deve guidare questa difficilissima fase in cui la parola programmazione deve essere centrale ma soprattutto in cui il tempo e la sostenibilità delle misure saranno determinanti.

E auspichiamo che si prosegua nel metodo della programmazione partecipata che in questa ultimissima fase ci ha visto sedere ai tavoli di confronto rappresentando le istanze di ConfCommercio e di tutta la sua platea di imprese che costituiscono la dorsale economica del Paese.


 

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Thu, 4 Feb 2021 09:35:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/691/1/donne-potenziale-inespresso-necessario-alla-ripresa sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La gestione inadeguata della crisi favorisce la criminalità organizzata https://www.patriziadidio.com/post/690/1/la-gestione-inadeguata-della-crisi-favorisce-la-criminalita-organizzata-

La gestione inadeguata di questa crisi sta mettendo in ginocchio il sistema della libera impresa. Aprendo le porte alla criminalità organizzata.

La notizia di oggi è la conferma che la Sicilia è ancora Zona Rossa. Significa che a pagare il costo delle scelte sbagliate, prese su dati ingannevoli, sarà ancora la libera impresa.

Dobbiamo tornare a lavorare. Continuando così, le istituzioni politiche faranno il gioco della criminalità, consegnando la Sicilia e i siciliani alla mafia che attraverso la diffusa pratica dell’usura avvicinerà la gente in difficoltà e grazie alla liquidità proveniente da attività illecite, proverà a “estorcere” le aziende commerciali ormai moribonde. L’emergenza sanitaria è stata gestita in modo grottesco sulla pelle delle aziende e delle famiglie, gli aiuti somigliano a una elemosina, si vuole impedire il sacrosanto e inalienabile diritto costituzionale alla libertà d’impresa e al lavoro.

Per questo chiediamo alle istituzioni che ci sbarrano le saracinesche: cosa farebbero al nostro posto, senza pane per sopravvivere? 

Raccolgo il grido disperato di migliaia di imprenditori e commercianti. Chiediamo la riapertura delle attività dall’1 febbraio, pur con il mantenimento di tutte le opportune misure di sicurezza.
Non possiamo più stare chiusi. Chi ci impone queste chiusure, si è domandato come viviamo? Questa chiusura da chi sarà rimborsata? Come possono sopravvivere le famiglie di coloro ai quali viene impedito di esercitare la propria attività? A breve, se non è già successo, molti imprenditori siciliani saranno tra le fauci della criminalità e degli strozzini. Il diritto al lavoro non può essere ucciso dal diritto alla salute. Devono coesistere entrambi.

È sotto gli occhi di tutti la scarsa efficacia dei provvedimenti finora adottati. I politici prendono decisioni improvvisate sulla base di dati che, alla luce di quanto sta emergendo in Lombardia e come ammettono tanti addetti ai lavori, sono falsati da errori madornali, ingannevoli e inficiati da duplicazioni. Fa male sentire minacciare, ancora ora, un ulteriore prolungamento delle restrizioni da parte di chi – evidentemente avulso dalla quotidiana realtà – non ha compreso la gravità della situazione e continua a non programmare per tempo gli adeguati sostegni economici per quelle attività imprenditoriali che hanno visto crollare i propri fatturati senza alcuna colpa. Adesso basta: onesti sì, fessi no.

Siamo solo noi, imprenditori e negozianti, circa il 30% di tutte le attività, a dover rimanere chiusi? Siamo stati noi, che ci siamo sempre adeguati alle rigorose regole sanitarie, a provocare la diffusione del contagio? O più semplicemente, come più volte denunciato per le vie ufficiali, non c’è stata la capacità organizzativa e di adozione di provvedimenti equi e razionali? Sarebbe più onesto ammettere i propri errori. Oltre a creare inique differenziazioni tra “codici Ateco”, adesso è sempre più netta la contrapposizione tra stipendiati pubblici e pensionati da una parte e imprenditori, professionisti e partite Iva dall’altro che sono enormemente più vulnerabili e stanno pagando più di altri.

Sono troppe le promesse non mantenute e nessuna reale visione d’insieme. Gli imprenditori si ritrovano, ormai da un anno, a non poter programmare le proprie attività, a non poter garantire più occupazione ai propri dipendenti, a non poter assolvere alle scadenze tributarie, a non avere più altre possibilità di indebitamento con le banche – ammesso che sia opportuno indebitarsi senza avere una corretta visione del futuro – e avendo già dato fondo ai propri risparmi nel tentativo di portare avanti con dignità e onestà le proprie imprese.

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Sat, 23 Jan 2021 07:14:24 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/690/1/la-gestione-inadeguata-della-crisi-favorisce-la-criminalita-organizzata- cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
Zona Rossa: per colpa di chi ? https://www.patriziadidio.com/post/688/1/zona-rossa-per-colpa-di-chi-

Siamo di nuovo in zona rossa. Eppure noi imprese abbiamo severamente rispettato ogni limitazione, abbiamo investito per garantire la sicurezza dei nostri clienti e dei nostri lavoratori, ed abbiamo tollerato ogni decisione, anche quelle che andavano contro i negozi di vicinato e favorivano altri.

Ma non è bastato. Forse perché noi abbiamo rispettato ogni dettame, ma non altrettanta solerzia vi è stata in chi doveva - e per tempo – garantire che fossero poste in essere tutte le misure necessarie a non far svettare la Sicilia in cima alla classifica delle Regioni a più alta diffusione del virus e a non adeguata capacità di resistenza del sistema sanitario.

Da stasera i negozi sono chiusi. Stasera con amarezza abbiamo spento le luci e tirato giù le saracinesche. Con un grande punto di domanda su quando potremo di nuovo rialzarle e vedere entrare i clienti. Con un grande punto di domanda sul futuro.

L’ordinanza del Presidente della Regione Siciliana parla sino al 31 gennaio, ma per moltissime attività commerciali questa zona rossa potrebbe essere il colpo ferale. C’è - ed è alto - il rischio che chiudano per sempre, schiacciate dal peso di una crisi economica non più sostenibile che dura da un anno. Per colpa della inadeguata gestione di un’emergenza sanitaria a cui le istituzioni preposte non hanno saputo far fronte in modo equo e funzionale al risultato.

Abbiamo sempre compreso la drammaticità della situazione sanitaria e abbiamo collaborato al massimo delle nostre possibilità. Non abbiamo mollato, anzi ci siamo rimboccati le maniche per fare la nostra parte. Ma di fronte all’abbandono da parte dello Stato e della Regione e alla assunzione di provvedimenti irrazionali, se non addirittura iniqui, non possiamo stare fermi a guardare la morte delle nostre imprese che - soprattutto al Sud - rappresentano un importante volano dell’economia. Dovremo affrontare la nuova emergenza sociale determinata dalle chiusure.

I provvedimenti finora adottati per fronteggiare l’emergenza sanitaria non hanno sortito gli effetti sperati. Dopo un anno siamo ancora in emergenza a causa di una inadeguata programmazione e dell’irresponsabilità di alcuni comportamenti individuali, per l’assenza di adeguati controlli e per la scarsa coerenza dei provvedimenti adottati da chi ha responsabilità di governo.

Se la chiusura delle nostre attività risponde a un'esigenza di salute primaria e straordinaria, lo Stato deve altresì riconoscere gli aiuti e deve farlo con provvedimenti chiari.

Se la causa è pubblica, il pubblico deve riconoscere aiuti a coloro che più degli altri stanno sacrificando attività a beneficio della salvaguardia delle vite umane. Non si può pretendere di sottrarre il proprio diritto di libera impresa e al lavoro se al contempo non si creano le condizioni per risarcire il sacrificio.

La “zona rossa” come viene prevista tra mille “eccezioni”, è iniqua perché chiude alcuni settori commerciali ma ne lascia aperti altri, generando evidenti disparità e ingenerando una impari lotta tra settori. Dimenticando che nel corso di tutto il 2020 tutti noi siamo andati incontro a spese supplementari per garantire la sicurezza dei nostri clienti e il rispetto delle norme sanitarie. Le imprese costrette alla chiusura hanno avuto finora ristori molto parziali e assolutamente insufficienti. Il governo regionale non ha ancora rimborsato le imprese che, a parte i poco più di 2.000 euro del Bonus Sicilia, non hanno ancora visto nulla.

Dal governo nazionale riceviamo Dpcm di chiusura ma ancora nessun decreto che preveda ristori sufficienti a tutte le categorie produttive danneggiate. Senza contare gli aspetti occupazionali che deriveranno dalla chiusura di centinaia di aziende in Sicilia. Una falla che amplia la voragine occupazionale che già grava sulla nostra terra.

Abbiamo chiesto senza sosta interlocuzioni e offerto soluzioni e disponibilità; ma adesso le nostre imprese sono allo stremo delle loro forze, mentre la politica litiga, le nostre aziende muoiono. Se gli aiuti non arriveranno immediatamente con immissione di liquidità ed aiuti a fondo perduto per sostenere, anche solo in parte, ciò che ci è stato sottratto, sarà troppo tardi per tante aziende. Non possiamo più sopravvivere all’improvvisazione. Occorre una revisione delle misure delle zone rosse in modo da distribuire tra tutte le aziende e i codici ateco, nessuno escluso, gli effetti delle misure anti contagio.

Le attività considerate dai DPCM come “non essenziali”, sono essenziali per l’economia. Lo sono per ognuno di noi, per ognuno dei nostri lavoratori, per ognuno dei nostri fornitori. Lo sono per la comunità, perché ogni saracinesca che si chiude lascia un vuoto nelle nostre città . A maggior ragione per la Sicilia che vive prevalentemente di commercio e di terziario di mercato.

Non solo manca del tutto una strategia, ma anche le stesse disposizioni di chiusura incoerenti e inique rischiano di essere fallimentari non solo sul fronte del contenimento del contagio, ma rischiano anche di determinare l’acquisizione di spazi di mercato da parte di alcune attività, a scapito di quelle, già in forte difficoltà, obbligate alla chiusura. Mentre i settori penalizzati dalla zona rossa restano chiusi, cedono consumi agli operatori degli stessi settori merceologici le cui attività hanno codici ateco differenti, ma del tutto assimilabili per vendita di prodotti comuni. E cedono spazi di mercato alle grandi piattaforme di vendita straniere.

Occorrono quindi, senza altro indugio, correttivi alle incongruenze per evitare di aggravare la situazione già insostenibile.

E sono indispensabili e sacrosanti gli aiuti! Aiuti concreti ed adeguati alle perdite imposte! Per le attività che sono in ginocchio, stremate, indebitate. Se la causa è pubblica, il pubblico deve riconoscere aiuti a coloro che più degli altri stanno sacrificando attività a beneficio della salvaguardia delle vite umane.

<Se ognuno fa la sua parte, si può fare tanto> è l’insegnamento che ci ha lasciato Padre Puglisi. Noi imprese la nostra parte l’abbiamo fatta, ma si può dire altrettanto per chi ha responsabilità di governo ?

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Sat, 16 Jan 2021 13:50:23 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/688/1/zona-rossa-per-colpa-di-chi- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
2021: Puntiamo sulla Bellezza https://www.patriziadidio.com/post/687/1/2021-puntiamo-sulla-bellezza

Il 2020 è stato un anno che ha profondamente cambiato il sistema economico. Da questa crisi di carattere mondiale che ha fermato i sistemi economici di vicinato, quelli che sono la cerniera tra impresa e comunità, emerge il bisogno di modificare i modelli di business per modellarli su un consumo più attento e più etico. Un consumo che da questa crisi sappia trarre esperienza per trasformarsi in qualcosa che oltre a creare economia crea valore.

L’Italia è da sempre sinonimo di Bellezza in virtù del suo patrimonio culturale, artistico, monumentale, paesaggistico, ma anche della sua qualità di vita, nell’enogastronomia, nel gusto, nel design e nella moda. La ripresa deve partire da questo immenso patrimonio materiale ed immateriale che è la Bellezza, per un nuovo modello economico che nella crisi trovi l’opportunità per rinascere.

Attraverso quella che come Terziario Donna invochiamo da anni: l’Economia della Bellezza. Un'economia basata sull'identità del nostro Paese, la storia, la creatività, la qualità, il rispetto dell’ambiente. E che si contrappone all’economia basata sull'idea di dovere aumentare varietà e quantità dei beni abbassando i prezzi "non-importa-come". Perché in quel "non-importa-come" si nascondono tutti gli effetti negativi sui beni per noi più preziosi, che sono la dignità del lavoro, la qualità dell’ambiente, la salute e le relazioni umane.

Ai suoi allievi Kant soleva ricordare che "ci sono cose che hanno un prezzo, altre che hanno una dignità". E queste sono quelle che non hanno prezzo. E mai come nel 2020 abbiamo potuto sperimentare l’importanza di tornare a dare priorità alle cose che non hanno un prezzo. Da un sistema in cui la domanda prevalente è stata «quanto costa», la ripresa dovrà puntare "sul quanto vale", sui Beni relazionali, come la fiducia, la giustizia, la solidarietà, l’amore, l'empatia, le relazioni sociali. Beni che non si comprano ma permettono alle persone di riconoscersi. Di tornare ad essere Comunità, ancora prima che mercato.

L'Economia della Bellezza si esprime con una cultura d’impresa che sa guardare lontano e che promuove comportamenti virtuosi sempre più attenti all’individuo e alla comunità, permeata delle specificità femminili di cura, visione dell’altro, “ricerca di senso”, coraggio, istinto ecologico, cultura, relazioni, solidarietà.

Il 2021 dovrà essere l’anno dello slow shopping, ovvero il consumo , senza fretta senza ingordigia consumistica, ma guardando alla qualità. Il consumo che mette al centro la persona e le relazioni umane.

La sfida sarà, lo ripeto sempre ma mai come oggi deve diventare il faro per rilanciare il commercio made in Italy, investire nella Bellezza, nel senso più antico del termine, partendo dal Kalos kai Agatos, come chiamavano i greci la Bellezza, . E che crea Comunità.

L'economia della Bellezza è infatti economia del nuovo Umanesimo, è quella dei nostri negozi sotto casa che rendono i luoghi  "città" e sono elemento di costruzione e arricchimento della realtà cittadina. Sono ciò che rende le nostre città più belle e più sicure. Sono il modo di riappropriarsi del territorio e sono il sistema efficace e naturale di controllo della realtà urbana.

Vinceremo la sfida della ripartenza, non se sfideremo i mercati globali sulla competitività del prezzo, ma se adottiamo una visione dello scambio di beni e servizi che metta al centro la persona, le sue emozioni, i suoi valori.

Nel mondo della moda, Economia della Bellezza significa ad esempio non vestire ma vivere un’esperienza, un’emozione. Consumare non come reazione compulsiva ad un momento passeggero, ma scegliere la qualità dando valore a tutto il lavoro che c’è dietro la creazione di un capo. Per un’imprenditrice della moda come me, Economia della Bellezza significa pensare una collezione che possa durare negli armadi delle sue clienti ben oltre la stagione. Significa un’attenzione costante al degli acquisti. Perché - e questa è ad esempio la filosofia imprescindibile della mia azienda e che ho portato con convinzione anche dentro il Terziario Donna -  non vendiamo prodotti ma . 

Il 2021 sarà un anno di grande impegno per noi imprenditrici ed imprenditori, un anno in cui dovremo ricostruire le economie delle nostre imprese. Ma anche un anno in cui ci impegneremo per affermare i nostri imprescindibili valori di impresa improntati all’Economia della Bellezza.

Siamo e ci sentiamo protagonisti di un cambiamento, abbiamo pagato uno dei prezzi più alti della crisi e da questo dobbiamo ripartire. Ripartendo dalla Bellezza.

 

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Tue, 12 Jan 2021 11:49:24 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/687/1/2021-puntiamo-sulla-bellezza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Buon 2021 ai portatori sani di Cambiamento https://www.patriziadidio.com/post/685/1/buon-2021-ai-portatori-sani-di-cambiamento-

Buon 2021 a tutte le imprese, gli imprenditori, le imprenditrici, alla squadra di Confcommercio Palermo

Si è chiuso un 2020 difficile che resterà per sempre nelle nostre storie di impresa, oltre che personali. Per me un anno segnato da due eventi straordinari legati al mio impegno in ConfCommercio: la vicepresidenza nazionale e la rielezione per acclamazione a Presidente di ConfCommercio Palermo per i prossimi 5 anni.

Ed è proprio a questo che voglio dedicare le mie riflessioni di inizio anno, facendo tesoro di quello che sono significati questi 5 anni perché siano il faro per questo nuovo mandato che ho accolto con ancora maggiore responsabilità ed impegno.

Cinque anni fa chiesi fiducia per rinnovare politiche, progetti, prospettive. Abbiamo sperimentato tutti insieme  che non si rinnova agendo in solitudine. Ma lavorando  insieme. Perché insieme si può realizzare il nuovo. Occorrono perseveranza, contenuti, responsabilità, credibilità. Coerenza soprattutto.

Abbiamo portato avanti una sfida impegnativa ma entusiasmante, con senso di responsabilità e tanta passione. Non è stato facile. Ma è stato possibile grazie ad una squadra che ha lavorato coesa, facendo sempre emergere il valore del confronto ma soprattutto la coesione intorno ai valori di impresa e di impegno responsabile. Abbiamo fatto tutto ciò che andava fatto. Senza se e senza ma.

Siamo stati una squadra. Una squadra vera. E non è un luogo comune. Non sempre siamo stati d’accordo su alcuni temi. Sempre, però, abbiamo lavorato con intelligenza, spirito associativo e responsabilità. Ed abbiamo raggiunto gli obiettivi fissati. Abbiamo rinnovato il sistema. Abbiamo riempito di contenuti il concetto di “rappresentanza” a cui siamo stati chiamati.

Dall’inizio del mandato, nel 2015,  la parola chiave è stata Rinnovamento. Partendo dalle macerie di un’immagine devastata dalla precedente presidenza, Confcommercio ha avuto da subito credibilità, ed ha aggiunto, giorno dopo giorno, autorevolezza. E’ diventata un  faro per le imprese che operano nei settori del commercio, del turismo e dei servizi. Ho voluto, con forza, rappresentare,  negli spazi istituzionali competenti, tutti coloro che ogni giorno, all’interno delle aziende, devono “fare” e “fanno impresa”. In un contesto socio economico per niente  favorevole.  Per questa ragione in questi anni, con il corpo dirigente della Federazione, abbiamo stabilito continui confronti con  le parti Istituzionali per portare avanti istanze, richieste, progetti, proposte, idee in grado di determinare lo sviluppo in un territorio dove l’economia è ancora asfittica, dove la crescita appare difficile e lontana.

Ci abbiamo messo la faccia, con coraggio ed impegno ed assumendoci le nostre responsabilità. Abbiamo sempre orientato il nostro operare al Fare ed abbiamo fatto tanto e abbiamo fatto bene. E fare bene significa per noi compiere, sempre e fino in fondo, il proprio  “dovere” di persone perbene. Dando sempre priorità al valore associativo ed al bene collettivo. Consapevoli del valore e dell’importanza del nostro ruolo.

Sono stati anni di piena trasformazione, segnati in quest’anno da una crisi che la pandemia ha aggravato. Nella caduta di fiducia, diciamolo, verso la politica e le amministrazioni pubbliche, ci siamo assunti noi, un supplemento di responsabilità: rappresentare le imprese, tutelare i loro interessi  quando le istituzioni erano distratte o incapaci, insensibili alle necessità dell’economia della città e dei comuni.

Per sostenere il nostro territorio e dare giusto risalto alle imprese, abbiamo cercato di rendere visibile quanto di positivo c’è nel nostro territorio.  Abbiamo messo in luce, con iniziative  specifiche,  storie positive, eccellenze, novità. Fatti e cose diversi tra loro, ma uniti dall’obiettivo di dar fiducia e speranza, malgrado tutto.

Dietro le aziende da noi rappresentate ci sono imprenditori dotati, che sanno guardare al mondo che può crescere e che sanno operare in questo mondo. Con idee e visioni nuove. Ci sono imprenditori e professionisti che gestiscono società e aziende senza rinunciare ai valori di vita e personali. Noi parliamo ancor più di etica che di legalità, perché la legalità è un obbligo, l’etica è l’adozione di azioni e stili di vita delle persone perbene. Perbene non per caso o qualche volta. Perbene sempre.  Perché questa, non altra, è l’unica carta di valori a cui aderiamo. Valori che si chiamano semplicemente onestà e coscienza.

In questi cinque anni siamo stati imprenditori e imprenditrici che si sono interrogati sulla dignità del lavoro e delle  imprese. Per noi un’impresa senza valori non ha valore. Dobbiamo sentirci una comunità di “senso”. Per dare “senso” a quanto facciamo. Per noi impresa non è solo economia. E’ rigenerazione sapiente del nostro sguardo nel mondo, dei nostri  ideali di vita. Per affermare uno sviluppo sostenibile, dove i valori di cultura e comunità devono coniugarsi con il rispetto dell’ambiente e la tutela dei diritti.

Perchè la città sia un luogo dove vivere bene in una economia che cresce. Nella società del mercato, in cui la domanda è “quanto costa”, abbiamo voluto evidenziare l’importanza del “quanto vale”. Aggiungendo al fine del profitto  mezzi irrinunciabili come fiducia, giustizia, solidarietà, passione, empatia. Tutti beni che non si comprano ma che permettono alle persone di riconoscersi.

La nostra Federazione ha  dimostrato  il valore intrinseco dell’essere Istituzione. E’ riconosciuta e riconoscibile a Palermo e in tutta l’area metropolitana. Ha saputo rinascere. Si è rinnovata. Ha cambiato prospettiva. Ha rinnovato visioni. E’ diversa rispetto al passato. Si è reinventata nella forma e nella sostanza delle azioni quotidiane.

Confcommercio Palermo rappresenta oggi sul territorio l’istituzione che, più di ogni altra, rappresenta l’economia reale. E’ fatta da migliaia di micro, piccole e medie imprese, con persone che insieme generano occupazione e sviluppo. La rappresentanza della Federazione in questi anni è stata certamente impegnativa e non priva di momenti difficili. Li abbiamo  superati con coraggio. Ci siamo assunti la responsabilità delle scelte.

Potevamo fare di più? Non lo so, ma ho la certezza che in ogni azione abbiamo messo il maggior impegno possibile e che le nostre azioni quotidiane sono state ampiamente ripagate dal consenso diffuso dei soci e di cui gode la nostra federazione.

Ultimo punto ma non per importanza. Se tutto questo è stato possibile è grazie a tutta la mia squadra che, con lealtà, impegno e spirito di squadra, mi supporta nel mio lavoro di Presidente. Grazie quindi al Direttore Enzo Costa, instancabile coordinatore della struttura e pilastro importante per fare ciò che è stato realizzato in questi anni insieme a tutti coloro che “dietro le quinte” sono elementi preziosi. Ed insieme a lui, il mio grazie va ad ognuno delle collaboratrici e dei collaboratori che lavorano in ConfCommercio Palermo. Tasselli preziosi di una squadra vincente.

Grazie alla Giunta, al Consiglio Direttivo e ai Presidenti di categoria che mi hanno affiancata nelle innumerevoli attività portate avanti in questi anni: il lavoro di tanti di loro ha dato frutti importanti che proseguiranno nei prossimi anni.

È per me motivo di orgoglio essere Presidente di Confcommercio Palermo ed avere una squadra di alto valore.


Buon 2021 …...

A chi mette al centro i propri valori
A chi spera in una società più prospera e più giusta
Ai portatori sani di cambiamento
A chi desidera essere protagonista del proprio futuro

Buon 2021 a tutti noi!

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Fri, 1 Jan 2021 07:14:50 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/685/1/buon-2021-ai-portatori-sani-di-cambiamento- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Investiamo nei modelli culturali, perché il problema degli stereotipi di genere si annida lì https://www.patriziadidio.com/post/686/1/investiamo-nei-modelli-culturali-perche-il-problema-degli-stereotipi-di-genere-si-annida-li

In questi giorni è uscita una locandina promossa da Confcommercio Lucca che ha proposto in grafica un messaggio che non può lasciarci indifferenti.

Quello che è successo, aldilà del clamore mediatico che ha suscitato, non merita una reazione emotiva. Merita semmai una compiuta riflessione e una reazione di impegno collettivo.

Quello che è successo è la prova che come diciamo in Terziario Donna, che rappresenta proprio la forza motrice delle donne imprenditrici di ConfCommercio Imprese per l’Italia <non siamo più… ma non siamo ancora>.

È la prova che nel nostro Paese esistono, e purtroppo resistono, degli stereotipi che per essere rimossi hanno bisogno di formazione e adeguata educazione.

Quanto è successo se accade proprio all’interno del nostro sistema, dimostra che certi schemi mentali resistono nonostante non solo siano offensivi e non rispettosi della dignità per l’intera società, ma addirittura fuori oggettivamente dalla realtà.

Se la realtà viene negata, vuol dire che siamo ancora lontani e che dobbiamo continuare a lavorare per portare avanti concretamente la  democrazia paritaria.

Quanto è successo acquista un significato ancora maggiore se accade proprio all’interno del nostro sistema associativo, che grazie alla “rivoluzione gentile” del terziario donna e all’intuizione del Presidente Sangalli ha visto aumentare sensibilmente la presenza delle donne negli Organi Confcommercio, non solo quantitativamente ma anche qualitativamente per i ruoli di responsabilità e nei ruoli apicali. Segno tangibile che la nostra confederazione ha saputo cogliere i buoni esempi e un protagonismo differente, delle donne imprenditrici di confcommercio,  “portatrici sane” di cambiamento, che non è passato inosservato.

Proprio in Confcommercio più di un terzo della base associativa è rappresentato da donne, imprenditrici e lavoratrici autonome e vi sono esempi concreti di donne  che sono imprenditrici e “madri di famiglia”  che, così come “i padri di famiglia”, lavorano per sostenere la famiglia e non solo accudiscono i figli, ma si affermano nel  lavoro così come nella sfera privata, per se stesse e per la propria dignità. Donne che sono dotate di “occhi” e visione. E che possono dare alla società ed all’economia un contributo di valore.

L’immagine di stereotipo arcaico racchiuso nella locandina divulgata da una territoriale ha creato imbarazzo non solo a quel sistema territoriale, ma a tutto il sistema Confcommercio.

Per quella desolante immagine si indignano le donne così come gli uomini, si indignano le imprenditrici e gli imprenditori, si indignano le madri ed i padri di famiglia. Si indignano tutti coloro che credono nell’affermazione dei diritti per una società in cui valga la pena vivere per noi e i nostri figli.

Non possiamo sentirci responsabili di singoli errori. Ma possiamo constatare che siamo ancora distanti da una cultura paritaria. Ed affermare che ancora bisogna lavorare sulle “teste”. Sui modelli educativi che rimangono tristemente legati a riferimenti “tradizionali” che peraltro nemmeno esistono più. Stereotipi talmente forti nelle menti di molti, addirittura da sovvertire la stessa realtà.

Se il problema è culturale , e riguarda tutti noi - uomini e donne - per scardinare certi modelli errati che ci fanno indignare è sui modelli culturali che dobbiamo agire.

C’è tanto da fare, perché quando a mancare è la consapevolezza, il difetto vuol dire che è educativo la responsabilità non è individuale ma dell’intera società. Non è più una questione di prospettive diverse o di sensibilità. Ma è una questione culturale e di civiltà.

Certi archetipi mentali esistono. E resistono anche nelle associazioni dove i livelli apicali sono meritevolmente ricoperti da donne. E avverso questi dobbiamo concentrare la nostra attenzione.

Come esprime il punto 9 del Manifesto di Terziario Donna < Equità ed opportunità non sono solo valori di civiltà. Sono questioni di democrazia e di merito. Persino di convenienza economica. E’ il tempo di un modello di famiglia sempre più centrato sull’eguaglianza di uomini e donne nei diritti e negli oneri. Dal suo affermarsi deriva una società più giusta e più prospera>.

ConfCommercio nazionale, proprio su indirizzo del Presidente Sangalli, ha sancito qualche mese fa un passo importante con la modifica dello Statuto della Confederazione; un passo destinato ad incidere proprio sul peso della rappresentanza delle donne imprenditrici e sul ruolo che le donne imprenditrici hanno per la crescita del sistema Paese.

Il nostro mondo associativo ha il merito di essere non solo diffuso e quantitativamente numeroso ma anche sensibile alle questioni sociali e dei diritti, non solo quelli della libertà e della dignità di impresa. Andiamo oltre l’essere una Associazione di categoria, siamo una comunità, variegata e molteplice attenta alle dinamiche della nostra società.

C’è ancora tanto lavoro da fare in questa direzione. Tanto lavoro per far diventare tutti consapevoli dei valori portanti di una società giusta basata sulla centralità della Persona. La responsabilità non è solo di chi ha commesso l’errore, la responsabilità è di tutti.

Ma costruiamo positivamente dagli errori per andare oltre e affermare i diritti di una società più giusta a cominciare dalla dignità delle donne e degli uomini. Perché non è un tema che riguarda solo le donne. Riguarda tutta la società. Riguarda tutti noi.

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Wed, 30 Dec 2020 23:24:06 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/686/1/investiamo-nei-modelli-culturali-perche-il-problema-degli-stereotipi-di-genere-si-annida-li sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La mia rielezione a guida di Confcommercio Palermo : <Ci sono, Ci siamo!> https://www.patriziadidio.com/post/684/1/la-mia-rielezione-a-guida-di-confcommercio-palermo-ci-sono-ci-siamo

Nel 2015, mi fu affidato un mandato con un unico condiviso fine: Rinnovamento.

Nei cinque anni che ho alle spalle, credo di aver mostrato che questo obiettivo è stato conseguito, senza mai risparmiarsi. Abbiamo riorganizzato e riqualificato le nostre strutture. Abbiamo aumentato l’incidenza nelle istituzioni e nella politica.

E su queste basi, parte in continuità il nuovo mandato. Il primo mandato è stato difatti fondato sulle ragioni del  cambiamento, il secondo deve essere quello che finalizza il cambiamento.
A chi, in queste settimane, mi ha chiesto se volessi impegnarmi solo sul piano nazionale, ho  risposto:  il mio impegno è stato, è, e sarà Palermo. La mia vicepresidenza nazionale rinforza ConfCommercio Palermo: servirà per rappresentare con ancora maggiore autorevolezza le necessità e le peculiarità del sistema di imprese di un territorio fondamentale per la ripartenza dell’Italia. 

Nell’ultima riunione di giunta, ciascuno mi ha rinnovato la sua fiducia per un nuovo mandato. Ho risposto: ci sono. Oggi dico CI SIAMO. A tutta la squadra rinnovata ho ricordato che ognuno di noi ha intrapreso un percorso di servizio che non è un privilegio ma un’assunzione convinta di responsabilità.

Il presidente tiene la luce accesa anche la notte tardi. Non è un interruttore che si accende e spegne. E’  una fiaccola. Dell’impegno, della passione, della speranza di poter costruire giorno per giorno il futuro che arriva, è questo il bello, un giorno alla volta.

Omero diceva “è leggero il compito quando ci si divide la fatica”. Tutti possono  dare un contributo per tutto,  per i vari livelli dell’organizzazione, per i punti del programma che voglio frutto di un’elaborazione comune e condivisa.

Solo con il concorso attivo di tutti  potremo superare questa crisi senza precedenti, ottenendo l’ascolto della politica. E le risposte ai temi che poniamo. La democrazia si afferma infatti con l’assegnazione del ruolo fondamentale dei corpi intermedi, con una pluralità di soggetti che operano e si muovono, che uniscono le imprese, gli individui alle istituzioni, grazie a soggetti operosi che lanciano idee e visioni. Noi vogliamo esserci per  mettere in campo progetti di crescita. Un protagonismo affermato non  per rituale sterile  di vittimismo o per atteggiamenti rivendicativi ma per  contributo di idee, conoscenze, visioni.

Viviamo un’epoca nuova. I confini di un tempo sono stravolti. La pandemia ha accentuato questo stravolgimento. Ha imposto una dimensione ampia dei modelli digitali. Dobbiamo tutti affinare competenze in questo campo. Non chiuderci nel vittimismo che non  porta a nulla. Dobbiamo saper volare in nuove dimensioni. Ma non ci possono essere ali senza solide radici nella nostra  identità  consolidata, nella socialità   che pratichiamo, nei valori economici e di vita che sentiamo.  Dovremo gestire  trasformazioni radicali, integrando fisico e online. Non per conservare con nostalgia un mondo “tradizionale”. Ma per salvare le nostre città dalla desertificazione  progressiva in cui precipiterebbero senza i negozi, per impedire diventino luoghi indistinti e spenti.

Proprio in questi mesi abbiamo capito quanto siano per noi preziosi  gesti rituali e semplici come prendere un caffè, fare shopping, andare a cena con amici. Dovremo  indicare soluzioni alla crisi delle aziende. Per sostenerle  con strumenti concreti, con servizi materiali di accesso al credito, di formazione  digitale.

Dobbiamo preparare e prepararci al mondo che cambia e non aspetta nè torna indietro.
Servono nuova cultura e nuovi modi. Dobbiamo stare dalla parte del giusto e fare cose utili ed urgenti.

Siamo un’ organizzazione grande, diffusa nel territorio. Non possiamo limitarci alla rappresentanza degli interessi e all’azione di parte. La società cambia. L’economia si innova. Dobbiamo stare dentro il cambiamento e l’innovazione.

Dobbiamo saper cogliere il senso storico della nuova Europa, utilizzare per il progresso risorse mai così abbondanti  come quelle del Recovery Fund. Da questa crisi, tremenda e funesta può nascere un mondo nuovo. Dobbiamo renderlo possibile. 

Occorre Fare.  Fare bene e farlo da persone perbene. Questo il mio impegno di sempre, oggi rinnovato da un’elezione, lasciatemelo dire, che mi rende orgogliosa e mi fa sentire parte di una comunità unita nei valori di impresa.

Grazie di cuore a tutto il sistema Confcommercio Palermo !


 

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Wed, 16 Dec 2020 18:09:29 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/684/1/la-mia-rielezione-a-guida-di-confcommercio-palermo-ci-sono-ci-siamo sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
10 dicembre - Giornata internazionale dei diritti umani https://www.patriziadidio.com/post/683/1/10-dicembre-giornata-internazionale-dei-diritti-umani

Il 10 dicembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei diritti umani. Una data scelta 70 anni fa, all’indomani della tragedia della guerra che aveva lasciato ferite profonde, per ribadire il valore fondamentale di parole come <libertà>, <dignità>, <uguaglianza>.

Per affermare l’impegno, nel 1950 le Nazioni Unite votarono infatti a favore di uno dei documenti più importanti della storia del mondo: la Dichiarazione universale dei diritti umani. È proprio per ricordare questa data storica che ogni 10 dicembre torniamo a ricordare che ogni Persona, senza distinzione alcuna, dovrebbe nascere libero ed uguale ad ogni altro. E non soltanto sulla carta.

Articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani: <Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.>

Articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti umani: <Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.>

Fu una donna, Eleanor Roosvelt, a provare per prima a sottolineare la necessità di porre al centro la libertà e la dignità di ogni essere umano e l’importanza di porre in essere uno sforzo congiunto perché ognuno, portasse sempre avanti tutto ciò che può per realizzare questi principi. Nelle azioni quotidiane, e non soltanto nelle azioni politiche.

Eleanor Roosvelt, affermava che “i diritti umani iniziano nei piccoli luoghi, vicino a casa, così vicini e così piccoli che non possono essere visti su nessuna mappa del mondo. A meno che questi diritti non abbiano significato lì, hanno poco significato ovunque”.

E noi ribadiamo oggi, nel 10 dicembre di un anno che porta le stesse cicatrici di una guerra, che i diritti umani sono anche nei nostri piccoli negozi, nelle attività del terziario, del commercio, del turismo, delle professioni.

E’ dai nostri “piccoli luoghi” che dobbiamo riaffermare il significato dei diritti.

Esattamente nel solco del punto 13 del Manifesto del Gruppo Terziario Donna di ConfCommercio. Scegliamo di essere una Società. Fondata sui diritti e sulla dignità di ogni essere umano.

Crediamo che, mai come ora, abbiamo il dovere di essere una comunità di senso e cercare di dare senso al nostro lavoro e a ciò che facciamo.

Impegniamoci allora affinché l'economia del futuro sia fondata sul nuovo Umanesimo, anzi sul Womanesimo, facendo prevalere in ogni azione - così come ci indirizzava Eleanor Roosvelt - la nostra dimensione umana e mettere al centro delle scelte imprenditoriali anche l’importanza delle relazioni tra l'individuo, l'impresa, i lavoratori e la comunità sociale. 

Punto 13 del Manifesto Terziario Donna ConfCommercio: <Vivere in una società o Essere una Società ? Scegliamo la seconda opzione. Per crescere di più e migliorare. Non saremo mai i perdenti della globalizzazione. Noi siamo i vincenti nella comunità. Vogliamo il progresso senza disumanizzare. Senza lasciare indietro nessuno. Senza disuguaglianze o fratture.>


 


 

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Thu, 10 Dec 2020 00:01:46 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/683/1/10-dicembre-giornata-internazionale-dei-diritti-umani sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Impresa di famiglia: una scelta di responsabilità https://www.patriziadidio.com/post/682/1/impresa-di-famiglia-una-scelta-di-responsabilita-

Il mio impegno, la mia formazione di cultura di impresa  parte dalla mia storia di imprenditrice e di imprenditrice di un’azienda familiare. Da lì promana anche la  mia storia di impegno nell’associazionismo, che oggi è rinforzata dall’incarico di vicepresidente nazionale di Confcommercio. E si intreccia fortemente con essa.

La storia di una donna che è sempre vissuta dentro i valori di vita e di impresa. Tramandati di generazione in generazione, nell’azienda di famiglia,  che io considero da sempre la mia casa-azienda.

Quello che più di tutti viene tramandato tra una generazione e l’altra nella mia famiglia è infatti la responsabilità a fare dell’azienda un’ideale di vita. A fare azienda con gli stessi valori con cui siamo stati cresciuti  e con cui affrontiamo il nostro percorso di vita. 

L’azienda, di cui oggi sono Amministratrice  Delegata, nasce alla fine degli anni ‘60 come attività lanciata da mio padre nel settore dell’abbigliamento, per poi vedere entrare in attività anche mia madre. Nasce, quindi, quando io muovevo i primi passi nella vita e sedevo nei banchi dell’asilo. Questo mi ha fatto vivere, sin da piccolissima, il senso di impegno e di dedizione che mio padre e mia madre avevano per il lavoro, per l’azienda, che consideravano il prolungamento naturale della famiglia che stavano formando. 

Io entro in azienda a lavorare dopo la maturità classica, continuando a studiare per conseguire comunque la laurea, ma imparando direttamente sul campo da mio padre il mestiere dell’imprenditore. Cercando da subito una mia strada per dare anche il mio tocco di innovazione all’azienda di famiglia. 

All’inizio degli anni ‘90, creo il marchio il marchio “La Vie En Rose” e insieme a mia sorella Stefania la nostra  prima collezione di prêt-à-porter femminile con marchio registrato sia in Italia che in Europa. Il successo della collezione ci spinge ad espanderci, dando vita all’apertura di punti vendita diretti ed in franchising. Oggi il marchio  “La Vie En Rose” viene distribuito anche in punti vendita multibrand, non solo in Italia. E rappresenta, lo dico con orgoglio, un pezzo di quel brand che porta in giro nel mondo l’immagine del made in italy come sinonimo di qualità e creatività.

Per noi la qualità e la cura del dettaglio sono infatti stile distintivo: i prodotti “La Vie En Rose” sono tutti realizzati in laboratori artigianali italiani e per il loro design, gusto e qualità rappresentano il Made in Italy espressione di eccellenza riconosciuta da tutto il mondo.

La mission che ha guidato in questi anni lo sviluppo del gruppo “La Vie En Rose” è costituita da valori positivi di fiducia all’interno dell’azienda: lavoro di squadra, sinergie ed alte competenze del team. Una squadra di lavoro, di cui ogni componente, è parte del successo, ma anche responsabilizzato a diffondere l’eccellenza della qualità  italiana.

Oggi in azienda, oltre me e mia sorella Stefania, lavorano mio fratello Alessandro ma anche mia nipote Giorgia, la figlia di mio fratello Antonio. Ognuno, con la propria competenza, dà il suo apporto fondamentale, in quel fil rouge di valori che ha sempre tenuto inscindibilmente legati famiglia e azienda.

Il nostro principio ispiratore è la voglia di intraprendere e portare avanti iniziative e modelli positivi. Per noi infatti Impresa vuol dire fare insieme, ovvero costruire, realizzare valore e trarre valore dal lavoro di squadra. Ogni nuova meta, ogni nuovo accordo commerciale, ogni lancio di una nuova collezione, li viviamo con entusiasmo ma anche con la responsabilità di contribuire a fare del made in italy un valore vincente. Per noi come per tutte le imprese  italiane di qualità. Per questo, l’impegno è rivolto sempre a trasmettere il nostro know-how e la nostra filosofia a tutti coloro che lavorano con noi. Ma anche, e qui si interseca il mio lavoro di imprenditrice ed il mio impegno in ruoli apicali dell’associazionismo, a lavorare quotidianamente per realizzare l’eccellenza aziendale e promuovere la qualità italiana oltre i nostri confini. E per sviluppare valori di impresa ed essere impresa di valore.

Perché come sostengo da sempre, e porto avanti anche in Confcommercio, “un’impresa senza valori non ha valore

 

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Sat, 5 Dec 2020 11:50:36 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/682/1/impresa-di-famiglia-una-scelta-di-responsabilita- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
25 Novembre: Educhiamo all’Amore ed al Rispetto https://www.patriziadidio.com/post/681/1/25-novembre-educhiamo-all-amore-ed-al-rispetto-

Qualche tempo fa mi è stato chiesto di raccontare i miei pensieri in forma di favola, per un’iniziativa editoriale di Navarra Editore che punta ad educare attraverso il racconto di storie che possano essere un riferimento per le nuove generazioni. Un libro che uscirà tra poche settimane, che vede il racconto in forma di fiaba dei pensieri di chi, come me, ha ruoli anche di impegno sociale.

Essendo mamma, figlia, sorella, e da qualche anno anche nonna di due meravigliosi bambini (una bimba di 5 anni ed un bimbo nato in questa epoca di grandi cambiamenti che è l’era covid) non ho avuto dubbi su quale fosse l’argomento che più di tutti mi nasceva da dentro: l’educazione al rispetto e all’amore come base per un mondo migliore.

Un argomento su cui voglio soffermarmi proprio oggi, 25 novembre, nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Perché, e ne sono fermamente convinta, il contrasto alla violenza parte dall’educazione culturale alla cura, al valore della diversità , ma soprattutto dall’educazione al rispetto e all’amore.

Come tutte le fiabe anche la mia non poteva che iniziare con <C'era una volta>. E ad iniziare sono proprio una mamma e un papà alle prese con l’educazione dei propri figli che provano a costruire un modello che insegni loro a rispettare gli altri, a rispettare sé stessi, a crescere educandoli all’amore.

Il senso della famiglia, l’arte di educare ed accudire, la cura delle cose e delle persone. Ma anche il rispetto dei ruoli e l’interagire nella crescita comune.

Insegnare a occuparsi di tutto, a comprendere molte cose, per diventare adulti consapevoli e liberi. Liberi di manifestare amore e a prendersi cura degli altri anche con gesti semplici. Sostenendo gli altri con piccole azioni ogni giorno, partecipando nei fatti a ciò che agli altri serve.

Insegnare che volere bene significa innanzitutto rispetto di chi amiamo. Che non ci sono solo, con l’amore, gesti grandi ed eclatanti, ma anche vicinanza nelle piccole cose, piccoli aiuti e sostegno dentro e fuori casa. Che insieme al coraggio la vita deve essere fatta di generosità ed impegno, di empatia.

L’educazione di un piccolo uomo deve essere educazione al rispetto degli altri, al valore della diversità, ma anche alla libertà.

La favola racconta di una rivoluzione gentile, la scelta di una donna – e attraverso lei di una famiglia - di educare il figlio, sin dai suoi primi giochi, a realizzare la sua libertà, per vivere nella terra ma sapendo anche sognare le stelle.

Una rivoluzione gentile che lo ha fatto crescere uomo vero, padre e maestro di buoni padri. Per costruire un mondo migliore. A partire dagli uomini. È questa la prima vera sfida. Partire dall’educazione degli uomini. Dall’educazione nelle famiglie.

E allora parta qui, nella giornata del 25 novembre, in un anno in cui la pandemia ha solo reso ancora più grave la ferita della violenza di genere, l’invito a contribuire, anche noi donne, con piccoli  ma significativi gesti, educando fin da piccoli gli uomini del futuro  all'amore ed al rispetto.

Contribuire con piccoli gesti, come quelli di una mamma per trasmettere al figlio che amando non si provano solo grandi passioni, ma si sostengono gli altri con piccole azioni ogni giorno, si partecipa nei fatti a ciò che agli altri serve. Gesti attraverso cui il piccolo imparò, insieme ai suoi primi passi, che volere bene significa innanzitutto rispettare chi amiamo. Che non ci sono solo, con l’amore, gesti grandi ed eclatanti, ma anche vicinanza nelle piccole cose, piccoli aiuti e sostegno dentro e fuori casa.

Nella mia piccola favola racconto di un uomo che imparò dai giochi fatti nell'infanzia con ad essere un compagno di vita, un padre, un Uomo. Un Uomo libero da preconcetti sbagliati. Un Uomo che conosce bene il significato della parola Rispetto e Condivisione.

Insegniamo sempre ai nostri figli il valore dell’amore. Per onorare tutte le donne vittime di violenza.

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Wed, 25 Nov 2020 00:00:01 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/681/1/25-novembre-educhiamo-all-amore-ed-al-rispetto- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
E’ il momento di mettere in campo nuove leadership https://www.patriziadidio.com/post/679/1/e-il-momento-di-mettere-in-campo-nuove-leadership

Nei miei anni di Presidente nazionale di TerziarioDonna Confcommercio, insieme alle mie colleghe imprenditrici consigliere del gruppo, mi sono battuta per portare avanti un modello valoriale di impresa improntato all’affermazione di nuove leadership che promuovano l’economia del Paese e si affermino per capacità e merito.

Da questo intenso e costante lavoro nasce il Manifesto del Terziario Donna, non solo come esplicitazione di valori, ma anche come proposta di nuovi modi di fare impresa e di svolgimento di ruolo attivo nell’ambito dell’associazionismo, contribuendo non solo a rappresentare e difendere interessi, ma anche realizzando l’impegno ad essere protagoniste del cambiamento.

TerziarioDonna ConfCommercio ha lavorato in questi anni - e non senza incontrare resistenze - per incidere sul cambiamento culturale necessario. Per affermare, nel sistema associazionistico e nella società, nuovi modelli di economia fondati sulla leadership generativa, ovvero leadership capaci di creare valore e generare azioni di cambiamento sociale ed economico.

Per rafforzarsi in questo processo, che ha già fortemente inciso tanto che alcuni modelli portati avanti dal Gruppo sono oggi al centro del dibattito nazionale (come l’Economia del nuovo Umanesimo o come per ultimo l’Economia della Bellezza richiamata anche nel Recovery Plan Act dal governo nazionale), è diventato improrogabile investire in modo mirato nella crescita del capitale umano, partendo proprio da quello che è il capitale sottoutilizzato, quello delle imprenditrici e più in generale delle donne.

Questa fase di crisi non ci ha fermate e ci ha viste ancora impegnate a rafforzare il nostro lavoro di <costruttrici di cambiamento> e a sviluppare la diffusione di nuove leadership capaci di disseminare sul territorio il modello di impresa affermato dal Manifesto.

Il capitale di idee, intelligenze, talenti, valori, modelli sviluppato in questi anni dal Gruppo Terziario Donna, che ha finito per incidere anche nel sistema ConfCommercio e nel pensiero economico di ultima generazione, non può essere sprecato. Ma deve diventare leva di cambiamento per governare - tutti insieme - questa crisi di dimensioni epocali.

E’ importante che insieme a questo capitale conoscitivo ed esperenziale che si è formato negli anni - lavorando sui territori con la perseveranza e la tenacia di cui noi Donne siamo capaci - contribuisca ora all’affermarsi di nuove leadership che si distinguano non per il genere ma per merito e competenza e che siano veramente in grado di contribuire all’innovazione culturale ed imprenditoriale che il rilancio dell’economia richiede con urgenza.

Proprio come indica il punto 17 del Manifesto <Servono nuove leadership, Che si affermino per capacità e merito. Che promuovano l’economia nel Paese. Non mortificando, anzi esaltando il lavoro e la sua dignità>.

Ed è puntando a queste “nuove leadership” che si deve investire, partendo proprio dall’Associazione e dalla rete di relazioni che Confcommercio mette in moto su tutto il territorio nazionale, sviluppando una rete di comunità che metta in circolo impresa, famiglia, società e che esalti il lavoro come valore sociale, non solo economico.

Il percorso di consapevolezza di impresa e di visione al femminile sviluppato in questi anni dal Gruppo Terziario Donna punta a questo, a supportare la definizione di nuove leadership in grado di portare avanti le visioni che servono a rilanciare l’economia.

Diventa quindi sempre più necessario investire nelle competenze che permettano di valorizzare il capitale umano delle organizzazioni, fornendo loro la per facilitare il cambiamento e sviluppare il potenziale delle imprese associate.

Terziario Donna lancia proprio questo mese un percorso integrato di formazione per le sue presidenti e consigliere ma anche per le sue associate finalizzato a costruire le abilità personali e relazionali necessarie ad assumere e gestire con appropriatezza posizioni lavorative basate su particolari competenze, ma anche a far evolvere l’organizzazione verso la trasformazione richiesta dalla necessaria rivoluzione dell’impresa che caratterizza oggi il sistema.

Questo percorso di investimento sulla nostra classe di imprenditrici, che abbiamo voluto chiamare <Essere leader al femminile>, vuole sostenere lo sviluppo di una classe di nuove leadership, perché ancora una volta ribadiamo che la democrazia paritaria è un fatto di economia. E perché senza integrare la visione economica con la visione “al femminile” dei temi economici non vi potrà essere né progresso, né ripresa.

Con questa iniziativa, che assume una valenza ancora più significativa oggi che il Paese ha bisogno di mettere in moto tutte le sue migliori forze, miriamo a sviluppare le competenze necessarie per affermare, nei contesti lavorativi caratterizzati da alta complessità e nei sistemi multirelazionali tipici delle moderne organizzazioni, capacità di leadership che oltre a fare, fanno bene. Esattamente nella direzione tracciata dal punto 12 del Manifesto : <Per noi “fare” significa una cosa sola: fare bene. Dove “bene” significa, pur con i nostri limiti, fare ogni giorno il meglio che possiamo, fare bene e farlo da persone perbene>.


 

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Sun, 15 Nov 2020 07:30:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/679/1/e-il-momento-di-mettere-in-campo-nuove-leadership sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Sarò la prima, ma non sarò l’ultima https://www.patriziadidio.com/post/680/1/saro-la-prima-ma-non-saro-l-ultima

L’avvocata Kamala Harris sarà la nuova Vice Presidente degli Stati Uniti. Un momento epocale, destinato a cambiare la storia.

Con la sua esperienza porterà quella visione al femminile di cui l’America (e tutto il mondo) ha bisogno. La sua visione di donna, il suo sguardo multietnico della società, il suo impegno per un mondo giusto, la sua propensione al dialogo multiculturale.

Il suo dinamismo e la sua determinazione hanno già fatto la differenza. Se pensiamo che tutto nasce da un contrasto tra lei e Joe Biden e che lo ha conquistato proprio per non avere mai mollato rispetto ai suoi convincimenti ed alle sue battaglie in difesa dei diritti.

Eletta senatrice della California tre anni fa, Kamala Harris decise infatti di tentare la scalata alla Casa Bianca. Più di un anno fa, al primo dibattito televisivo tra i candidati democratici, si impose all’attenzione dell’America per la sua determinazione e per l’attacco lanciato al favorito, Joe Biden, proprio sulla questione razziale. A corto di fondi, nel dicembre dello scorso anno Harris fu costretta a ritirarsi dalla corsa della Casa Bianca prima ancora dell’inizio della stagione delle primarie. Ma l’11 agosto Joe Biden, ha scelto proprio lei per il ticket democratico riconoscendo il suo valore e l’apporto che poteva dare in termini di nuova visione. E forse anche il valore di come Kamala Harris ha difeso anche con lui le sue ragioni.

Radici indiane ed afroamericane, Kamala Harris rispecchia l’evoluzione multietnica della società americana. Affascinante, empatica, progressista su economia, ambiente, immigrazione e diritti civili, si è conquistata anche la fama di strenuo difensore del rispetto della legge maturata quando è stata eletta procuratore capo della città di San Francisco, per poi prendere la guida del sistema giudiziario dell’intera California. Merito e competenza.

Joe Biden e Kamala Harris hanno vinto e convinto perché non si sono presentati come un Presidente ed una Donna ma come un’alleanza forte di visioni ed impegno improntata alla democrazia paritaria. Ed è stata una scelta vincente che ha sconfitto ogni pronostico.

Kamala è la prima donna a entrare nell’ufficio di presidenza degli Stati Uniti. E si gioca la possibilità di segnare profondamente la politica americana per 12 anni: 4 anni da vice e - perché no - 8 da presidente, se quella del 77enne Biden sarà una leadership di un solo mandato che lancerà la candidatura della sua vice nel 2024.

La prima donna nera e indiana americana a rappresentare la California al Senato degli Stati Uniti, Kamala Harris è cresciuta credendo nella promessa dell'America e combattendo per assicurarsi che la promessa fosse mantenuta per tutti gli americani.

Kamala ha ereditato il valore del fare dai suoi genitori: il padre di Kamala è infatti immigrato negli Stati Uniti dalla Giamaica per studiare economia e sua madre è emigrata dall'India per insegnare. La madre di Kamala l’ha cresciuta dicendole, lo racconta la neo VicePresidente : "Non sederti e lamentarti delle cose, fai qualcosa". E Kamala non si è seduta e non si è lamentata, nemmeno quando sfidava sistemi più grandi di lei. Kamala ha fatto, e come piace dire al Terziario Donna, ha fatto bene da persona perbene.

Kamala ha iniziato a combattere per le famiglie che lavoravano nell'ufficio del procuratore distrettuale della contea di Alameda, dove si è concentrata sul perseguimento dei casi di violenza sessuale su minori. Da lì, è diventata la prima donna di colore eletta come procuratore distrettuale di San Francisco. In questa posizione, ha avviato un programma per offrire ai criminali per la prima volta una seconda possibilità di conseguire un diploma di scuola superiore e trovare un lavoro.

Le sue parole nel momento dell’insediamento sono per noi tutti un insegnamento di vita, ma soprattutto un monito a non mollare mai.

<La democrazia non è garantita: dobbiamo avere una forte volontà di difenderla, salvaguardarla, non darla mai per scontata. Questo richiede una battaglia, dei sacrifici, ma anche gioia, perché noi, il popolo, abbiamo il potere di costruire un futuro migliore. Quando l’essenza della nostra democrazia era in gioco durante queste elezioni e il mondo ci guardava, voi avete dato vita ad un nuovo giorno, una nuova alba per l’America.

Anche se sono la prima a ricoprire questa carica, non sarò l’ultima. Ogni bambina, ragazza che stasera ci guarda vede che questo è un paese pieno di possibilità. Il nostro paese vi manda un messaggio: sognate con grande ambizione, guidate con cognizione, guardatevi in un modo in cui gli altri potrebbero non vedervi. Noi saremo lì con voi.>

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Mon, 9 Nov 2020 15:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/680/1/saro-la-prima-ma-non-saro-l-ultima sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il ruolo delle imprese nella ripartenza https://www.patriziadidio.com/post/678/1/il-ruolo-delle-imprese-nella-ripartenza

Per le imprese un nuovo stop.

Un pesante stop, perché interviene mentre siamo ancora impegnati a ricostruire i bilanci delle nostre imprese. Un altro pugno sullo stomaco, difficile da superare.

Ma stavolta non ci deve cogliere impreparati. L’esperienza vissuta sulla nostra pelle, tra incertezze, errori e assenze da una parte, il bisogno di dovere ripartire ed i sacrifici che ci sono costati dall’altra, ci hanno dato tanti elementi di conoscenza che adesso possiamo mettere in campo.

Sappiamo bene il ruolo che abbiamo noi imprenditori - ed ancor più noi “piccoli e medi“ imprenditori - nel sistema economia del Paese. Ma anche il ruolo fondamentale di noi associazioni di categoria, che siamo la cerniera fondamentale tra sistema produttivo e sistema di governo.

Un ruolo che negli ultimi tempi non ha trovato ascolto e spazio nelle agende di governo. E alcuni degli errori commessi in passato dai governi (ad ogni livello istituzionale) credo siano anche riconducibili al venir meno di un patto virtuoso di alleanza che miri alla crescita equa e sostenibile del Paese. Dove ognuno faccia la sua parte.

Noi imprenditori e imprenditrici l’abbiamo provato a fare. Ad accantonare lo smarrimento, la paura e a tirare fuori l’audacia. Quella forza quasi sovrumana che viene fuori quando la nave sta per affondare, ed allora sai che devi mettercela tutta. Lo devi fare per te stesso, per la tua famiglia, per i tuoi lavoratori, per i tuoi clienti. Per la tua città. Perché se si spengono le luci dei negozi, si spengono le città.

Sono giornate lunghe quanto una vita. Giornate frenetiche, in cui non ci possiamo permettere di abbassare la guardia un attimo. La sera andiamo a letto come le tartarughe che incassano la testa dentro il guscio sperando che non si abbatta su di noi qualcos’altro; assolutamente inermi, pronti ad incassare il prossimo colpo sperando che la nostra corazza possa ancora reggere. La mattina ci alziamo ritirando fuori tutta la grinta e la forza di un leone, per affrontare tutto ciò che occorre fare! Ciò che ad un imprenditore tocca intra-prendere. E così ritroviamo la nostra energia con la fierezza tipica dei leoni pronti ad entrare nuovamente in arena. Con la voglia di uscire fuori e riaccendere a pieni giri il motore della nostre imprese. Pronti a reagire.

Ma ripartire non dipende solo da ciò che possiamo fare noi, ma da ciò che va fatto da tutti a tutti i livelli. Presto e bene.

Per ripartire serve dialogo!

Migliore programmazione e più coordinamento: questo chiediamo a chi ha responsabilità di governo.

Per recuperare i ritardi e per sanare gli errori. Occorrono precauzione, adeguatezza e proporzionalità. E chiarezza. Serve sedersi tutti attorno ad un tavolo e offrire ognuno la sua competenza e la sua prospettiva, contribuendo a fare la sua parte per uscire da questa crisi, sanitaria ed economica, epocale.

C’è un dato tra tutti che esprime il ruolo che noi imprese possiamo offrire alla ripartenza, se messe in grado di farlo. Abbiamo visto il dato sull’attività economica nel terzo trimestre dell’anno in corso : il PIL è cresciuto del 16,1% congiunturale. Ben oltre ogni ragionevole aspettativa.

Provo a dare una lettura di quell’impennata che sa di miracoloso. Non da economista, ma da imprenditrice, che vive ogni giorno il fare impresa. Il motivo di quell’impennata positiva fotografa l’impegno e la fiducia nel futuro che abbiamo riposto noi imprenditori, la voglia di salvare le nostre aziende e ricostruire l’Italia. E la fotografa perché quando abbiamo riaperto dopo il lockdown primaverile, abbiamo ripreso a far girare l’economia. Anche se con le perdite e l’assenza di fatturato del periodo di chiusura sulle spalle, anche se i ristori ricevuti non erano sufficienti anzi molto incapienti, ci siamo rimboccati le maniche ed abbiamo “riacceso il motore” delle nostre aziende. Abbiamo con fiducia e audacia ripreso consegne, ordini, spedizioni, investimento in assortimenti, in nuove modalità di vendita, in nuovi prodotti, in processi digitali, assunto nuovo rischio di impresa. E lo abbiamo fatto mettendo il piede sull’acceleratore, per cercare di recuperare tempo e fatturati persi.

Dietro quell’indicatore positivo, nonostante tutte le migliaia di imprese che non ce l’hanno fatta, c’è il miracolo della piccola e media impresa italiana; ci siamo noi imprenditori e imprenditrici e tutti i nostri collaboratori, che con una grinta straordinaria, con uno spasmodico sforzo, ci siamo rimessi in piedi e abbiamo cercato di fare in poche settimane ciò che si fa in mesi o forse anni.

Ma adesso chiediamo che questa fiducia e questa audacia appartengano a tutti. In uno sforzo comune. Occorrono investimenti, riforme e misure urgenti. E’ ora di sederci intorno ad un tavolo tutti insieme e riaccendere i motori dell’Italia. Noi continueremo a crederci.

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Sun, 8 Nov 2020 12:56:47 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/678/1/il-ruolo-delle-imprese-nella-ripartenza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Un nuovo impegno, con i valori di sempre https://www.patriziadidio.com/post/677/1/un-nuovo-impegno-con-i-valori-di-sempre

Ai portatori sani di cambiamento
A chi desidera essere protagonista del proprio futuro>

 

 

La mia nomina a VicePresidente di ConfCommercio Rete per le Imprese è qualcosa che mi onora e mi impegna con determinazione e con la consapevolezza della responsabilità del compito che mi è stato affidato, soprattutto in questo momento in cui l’Italia vive una delle sue stagioni economiche più difficili.

Sono fiera e commossa per il nuovo ruolo e grata per la fiducia che il Presidente Sangalli ha voluto riporre in me, alla mia storia di impegno.

Per me rappresenta un grande riconoscimento anche perché so di rappresentare le Donne e tutti coloro a cui è dedicato l’incipit del Manifesto del Terziario Donna.

La vicepresidenza nazionale della più grande rappresentanza delle imprese in Italia sarà un’altra importante tappa di un cammino, lungo più di venti anni, fatto di impegno e dedizione dedicati alla nostra organizzazione, cominciato nel gruppo giovani e proseguito nel tempo con immutata passione e spirito di servizio. Sono pronta dedicarmi a questa nuova responsabilità, con la serietà e la professionalità di sempre e con la volontà precipua di fare sistema con i vertici della nostra Organizzazione e con la sua base.

Dedico questa nomina sia alle imprenditrici del “Terziario donna”, con le quali condivido da anni visione, valori, etica e impegno civile, che alla squadra di Confcommercio Palermo che negli ultimi anni mi è stata al fianco in tante battaglie difficili e che tante altre battaglie dovrà intraprendere per salvaguardare la vita di tante aziende in un momento particolarmente difficile per la storia di questo Paese.

Ma, permettetemi, dedico questo rinnovato impegno soprattutto alla mia famiglia.

Lì nascono i miei valori di vita, il mio impegno imprenditoriale, la passione civica. Con i miei familiari e mia figlia, tutti imprenditori, sappiamo quanto sia complicato fare impresa e quanto drammatico sia questo momento per gli italiani tutti, per gli imprenditori in particolare, per chi opera al Sud ancora di più. E senza di loro, non avrei avuto le motivazioni con cui sono cresciuta, per impegnarmi per un mondo migliore, più giusto, più equo.

E la dedico a me, per tutte le volte che non ho mollato e che ho sempre portato avanti i valori del bene comune a cui non ho mai rinunciato.

I valori praticati nell’interesse di tutti non sempre producono buoni frutti, ma a volte capita! E posso dire che in tal caso è una soddisfazione immensa!

Sono felice di intraprendere questo nuovo incarico, con rinnovato impegno e con la passione che ho sempre messo in tutte le mie azioni, avendo a cuore il bene delle imprese e del territorio e, ultimo ma non meno importante, il progresso della società.

Citando il Manifesto del Terziario Donna, con cui ho lavorato a lungo in questi anni insieme a tutte le colleghe imprenditrici e consigliere del Gruppo, “lavoriamo insieme per essere protagoniste del cambiamento e del futuro, dando compimento così alla rappresentanza, al nostro ruolo nella società”.

Da anni parliamo del  grave deficit di democrazia che vede la presenza femminile costantemente sotto-rappresentata nei luoghi della rappresentanza politica, istituzionale, ma anche nelle Associazioni di categoria e sosteniamo che il tema della democrazia paritaria va ben oltre quello delle cosiddette “quote rosa”. L’adeguata presenza di genere è un percorso di garanzie, non di semplici “riserve” e riguarda l'intera Società perché la scarsa presenza di donne ai vari livelli della vita economica, politica e sociale e nella governance di un Paese è, anzitutto, una questione culturale, la dimostrazione dell’arretratezza culturale di un Paese, una questione di civiltà che rivela una grave carenza di democrazia e pone un problema di legittimità dei risultati perché impedisce che si tenga pienamente conto degli interessi e delle esigenze di tutta la popolazione nel suo complesso. E non ultimo, è un problema di natura economica, perché si priva il Paese di buona parte delle sue migliori risorse.

In questi anni la presenza delle donne negli organi Confcommercio è cresciuta sensibilmente e questo ci fa ben sperare in una presenza sempre più significativa e sostanziale. Attraverso i buoni esempi e un “protagonismo” differente, da  “portatrici sane” di cambiamento, che non è passato inosservato.

Le donne sono il di Confcommercio Imprese per l’Italia ed emergono rileggendo in filigrana le tre parole che compongono “Terziario Donna Confcommercio”. Innanzitutto la “T” di Terziario di mercato, che è però anche la “T” di tenacia. La “D” ovviamente di Donna, ma che richiama in prima istanza la dolcezza, l'attributo materno inteso nel suo senso più nobile, quello che rende possibile la cura, l'accoglienza, la generatività. E infine la “C” di Confcommercio, ma anche di “capacità di fare”, così come anche di comprendere, di intuire.

Il cuore dell'umanesimo nato in Italia che ha reso questo Paese grande e conosciuto in tutto il mondo; quell’umanesimo che mi piace ribattezzare “womanesimo”. Le donne sono il lievito non solo di Confcommercio, ma del Paese stesso, e con la loro presenza – che io auspico cresca sempre di più – la torta dell’economia è non solo più grande, ma è anche più gustosa e nutriente.

In questo nuovo ruolo apicale della nostra Organizzazione cercherò di rappresentare un modello differente, quello che insieme a tutte le imprenditrici di Terziario Donna abbiamo fatto emergere in questi anni  e che sta portando dei risultati.

Mi impegnerò a “fare” che significa una cosa sola: fare bene. Dove “bene” significa, pur con ogni limite, "fare ogni giorno il meglio che possiamo, fare bene e farlo da persone perbene” come recita anche il nostro Manifesto.

I ruoli  apicali presuppongono un supplemento di responsabilità e di spirito di servizio. Assumere ruoli apicali  significa avere non solo “il dovere di tenere la nostra luce accesa fino a tardi, ma anche la porta sempre aperta”.

La mia porta continuerà a essere sempre aperta, pronta all’ascolto, alla collaborazione, ad intervenire. Lo devo alle nostre aziende, alle categorie, ai territori, con riguardo al momento drammatico che stiamo vivendo.

Con la forte  convinzione che sapremo superare questa drammatica emergenza con coraggio e un pizzico di audacia, con la necessaria prudenza ma soprattutto con l’indispensabile fiducia nel futuro. E con tanto, tanto impegno e dedizione.

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Sun, 25 Oct 2020 12:45:39 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/677/1/un-nuovo-impegno-con-i-valori-di-sempre sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
IL RAPPORTO CARITAS 2020 - Nessuno si salva da solo https://www.patriziadidio.com/post/676/1/il-rapporto-caritas-2020-nessuno-si-salva-da-solo-

L’emergenza economica determinata dalla pandemia ha messo in ginocchio interi pezzi della società che vivevano già le fragilità di un’economia che al Sud sconta un prezzo maggiore.

I dati che ci consegna il Rapporto 2020 della Caritas disegnano l’identikit della nuova povertà, che sempre più riguarda le donne e la piccola impresa. Solo nel 2020, l’utenza delle Caritas diocesane è aumentata del 12%.

La lettura dei dati contenuti nel Rapporto mostrano come sia in netta crescita il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei italiani e delle persone in età lavorativa.

Da questo identikit della povertà risalta con chiarezza come si stia riconfigurando la povertà, colpendo in modo ancora più incisivo chi ha attività autonome o dipende da queste.

Il numero delle donne che hanno chiesto aiuto da maggio a settembre, subito dopo il lockdown, sono state il 54,4% contro il 50,5% del 2019.

Il numero dei giovani tra 18 e 34 anni è passato dal 20% al 22,7%.

Gli italiani sono oggi il 52% dei poveri, contro il 47,9% del 2019, hanno dunque superato gli stranieri.

Complessivamente sono stati 2.073 i piccoli commercianti e lavoratori autonomi che si sono rivolti, sul territorio nazionale, alla Caritas per ricevere sostegni economici specifici utili a sostenere le spese più urgenti (affitto degli immobili, rate del mutuo, utenze, acquisti utili alla ripartenza dell'attività).

Solo tra aprile e giugno le Caritas hanno assistito 450mila persone, di queste una su due non si era mai rivolta prima ai centri di ascolto.

Uno scenario che fa paura, e che deve impegnarci anche come ConfCommercio. E’ infatti importante e ineludibile fare “sistema” immedesimandosi nelle esigenze personali di ciascuno e riaffermando lo spirito  solidaristico che è alla base di Confcommercio.

In questa direzione sono andate le iniziative avviate durante i mesi di lockdown e che proseguono anche in questo momento in cui gli effetti della crisi mostrano che l’emergenza è tutt’altro che superata. Come lo sportello "SOS Impresa" avviato a marzo per sostenere le imprese del territorio in questo periodo d'emergenza, anche dal punto di vista creditizio. E come la raccolta fondi avviata ad aprile e destinata alla Caritas proprio per intervenire a sostegno di chi si fosse improvvisamente trovato, a causa della crisi economica,  in stato di necessità anche nel provvedere ai semplici e necessari bisogni primari per sè e per il proprio nucleo familiare.

Perché come ha detto anche il Papa <nessuno si salva da solo>.

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Wed, 21 Oct 2020 16:54:42 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/676/1/il-rapporto-caritas-2020-nessuno-si-salva-da-solo- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il Piano di ripresa e resilienza: un’occasione da non perdere https://www.patriziadidio.com/post/675/1/il-piano-di-ripresa-e-resilienza-un-occasione-da-non-perdere-

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ci offre una possibilità che abbiamo il dovere di non perdere.

Perché sia una concreta opportunità, serve però, a mio avviso, che si rinforzi il dialogo cooperativo tra politica e imprese. E si punti a quelle che sono le emergenze del Paese.

L’Italia ha bisogno di ricucire il rapporto tra Nord e Sud, ma anche di rinforzare la dorsale economica del terziario e di recuperare il divario generazionale e di genere al fine di perseguire un pieno equilibrato rilancio dell’economia.

Per sostenere il rilancio del nostro Paese, si deve abbandonare qualsiasi forma di assistenzialismo e adottare concrete ed efficaci politiche di incentivi alle imprese. In un unicum che sia parte integrante di un più ampio progetto di rilancio del Paese, e non solo del Sud. E che non sia mera sommatoria di provvedimenti residuali o assistenziali che non creano vero sviluppo perché non perseguono una strategia di più ampia visione.

Le imprese sono soggetti economici, e ribadiscono questo status: non chiedono sterile assistenza ma piani di sviluppo concreto e benessere duraturo. Chiedono un sistema dove fare impresa sia possibile.

L’economia reale ha bisogno di politiche infrastrutturali e di rigenerazione urbana e territoriale, finalizzate a migliorare la vivibilità e l’appeal dei territori con l’obiettivo di favorire una maggiore attrattività di investimenti e di capitale umano.

Nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, serve l’attivazione di una nuova linea di azione per la rivitalizzazione del tessuto economico e sociale denominata ‘Programma Nazionale per le città e le economie urbane’, da cui far ripartire i territori a rischio desertificazione.

Un altro punto fondamentale deve essere il sostegno al Made in Italy, ovvero il capitale per il quale il nostro Paese è riconosciuto nel mondo.

Sostegno che deve partire dall’incentivazione dell’acquisto di prodotti made in italy e dal sostegno all’acquisto da parte della filiera commerciale e distributiva  di merci e servizi prodotti in Italia. Si avrebbe un vantaggio così non solo per il terziario ma anche per il manifatturiero. Si realizzerebbe finalmente una “coesione” tra le filiere manifatturiere e commerciali, e si promuoverebbe anche la cultura dell’acquisto di prodotti italiani presso il consumatore italiano spesso distratto dal sostenere con i propri acquisti ciò che appartenendo al nostro Paese appartiene a tutti come interesse collettivo.

Il rilancio dell’Italia non può che svolgersi mettendo in campo tutti i suoi capitali intellettivi e promuovendo quindi la democrazia paritaria.

E’ l’ora di un Patto nazionale per l’occupazione femminile, che consegua l’obiettivo dell’amento della piena e qualificata partecipazione delle donne al mondo del lavoro ma anche il cambiamento del modello sociale e produttivo di riferimento.

Ed auspichiamo anche un’adeguata presenza di competenze femminili nelle Task Force di gestione del Recovery Fund, perché non manchi la visione al femminile del rilancio.

Per ripartire il Sud ha bisogno di richiamare tutte le sue intelligenze ed i migliori talenti. Quel capitale umano che abbiamo lasciato emigrare fuori in mancanza di risposte adeguate. Occorre allora mettere in campo anche politiche che favoriscano il rientro dei giovani al Sud, e quindi politiche per favorire l’auto-imprenditorialità al sud. Non solo nuove start up, ma anche misure atte a favorire l’acquisizione di aziende esistenti che proprio grazie alle competenze e alle energie dei giovani rientrati nel nostro meridione possano avere prospettive non solo di sopravvivenza ma anche di rilancio.

Serve un Piano straordinario per i giovani, perché da lì viene il nostro futuro e la nostra rigenerazione sociale ed economica. Da lì viene il rilancio dei nostri sistemi produttivi.

I giovani devono essere incentivati a restare o a tornare al Sud. La vera emergenza del Sud è infatti la fuga del «capitale umano»: tra il 2002 e il 2017 il Mezzogiorno ha perso oltre 612.000 giovani e 240.000 laureati. Il Sud è stato colpito da un processo di disinvestimento ormai decennale: dai 21 miliardi del 2008 ai 10 miliardi del 2018. Ma è errato dire che sono i giovani che vogliono andare via. I dati Unioncamere dicono altro: le nuove imprese under35 anni al Sud sono il 40,7%, al Nord il 39,6%. Negli ultimi 15 anni sono andati via dal Sud più di 2 milioni di giovani, di cui la metà sotto i 35 anni, con circa 200mila laureati.

Se vogliamo rilanciare un’idea di futuro, quella a cui ci ha richiamati Draghi, occorre davvero scommettere sui giovani, dando loro le risorse per fare autoimpresa ed alle imprese le misure per favorire il ricambio generazionale. Per scegliere di fare impresa al Sud.


 


 

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Thu, 15 Oct 2020 10:30:53 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/675/1/il-piano-di-ripresa-e-resilienza-un-occasione-da-non-perdere- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Rilancio dell’Italia. Ripartire dai Valori: confronto a Taobuk con il Ministro Provenzano https://www.patriziadidio.com/post/674/1/rilancio-dell-italia-ripartire-dai-valori-confronto-a-taobuk-con-il-ministro-provenzano-

Nella qualità di Presidente Nazionale del Gruppo Terziario Donna Confcommercio, sono intervenuta al Festival della letteratura Taobuk 2020 che si è tenuto a Taormina dall’1 al 5 ottobre.

Terziario Donna è stata infatti protagonista dell’incontro <Rilancio dell’Italia. Ripartire dai valori>, moderato dalla esperta di cambiamento e leadership (e socia del gruppo Terziario Donna) Cleo Li Calzi, con il Ministro per il Sud e la Coesione Peppe Provenzano.

L’incontro, che è stato arricchito da un messaggio del Presidente nazionale Confcommercio Carluccio Sangalli, che ha sottolineato proprio il valore della visione femminile nel rilancio del sistema Paese, è stata l’occasione per confrontarsi con il Ministro sul tema <DONNE, GIOVANI, SUD COME MOTORE DELLA RIPRESA E DELLA COESIONE>.

L'attuale crisi ci impone infatti di concentrarci sui divari che gravano sulla diseconomia del paese, e quindi su quelli che io chiamo “capitali dormienti” della società: le donne, i giovani e, permettemi di aggiungere, le imprese del terziario, ovvero del commercio, del turismo, dei servizi, delle libere professioni, che sono una risorsa fondamentale per rimettere in moto il sistema economico del nostro Paese.

Le imprese del Terziario rappresentano infatti l’economia reale del Paese. Ed è da queste che dobbiamo ripartire, liberando i muri che impediscono a donne e giovani di entrare a pieno titolo nell’arena dell’economia.

Sotto la mia Presidenza (che si avvia a concludersi dopo 2 mandati, per far spazio a nuove energie), uno dei pilastri dell’attività del Gruppo Terziario Donna è stato proprio il cambiamento culturale necessario sul tema della necessita’ di attuare la “democrazia paritaria”.

Un tema che riguarda l’intera società, perché la scarsa presenza di donne ai vari livelli della vita economica, politica e sociale e nella governance di un Paese è, anzitutto, una questione culturale ma soprattutto una questione di civiltà ed economica che rivela l’incompiutezza della nostra democrazia, impoverita della visione femminile.

E questa emarginazione pone un problema di efficacia delle scelte e di legittimità dei risultati, perché non tiene pienamente conto degli interessi, delle esigenze e dei talenti di tutta la popolazione nel suo complesso. Contrariamente a quanto postula chiaramente l’art. 3 della nostra Costituzione.

La democrazia paritaria non è dunque un tema , che “riguarda le donne” o “per le donne”, ma è un tema di democrazia, che riguarda quindi tutti, uomini e donne.

Anzi proprio il momento di grave emergenza economica impone di sostenere un tema come la democrazia paritaria per avere una visione che permetta il rilancio strutturale, e del nostro Paese.

Il palco di Taobuk, quest’anno dedicato al tema dell’Entusiasmo, ha rappresentato la cornice giusta per rilanciare i principi che da anni portiamo avanti con il Manifesto di Terziario Donna.

Manifesto che abbiamo proposto proprio per impegnare il nostro mondo al cambiamento, indicando nuovi modelli per l’Economia e la società.

E che ci rappresenta in ogni nostra azione. Un insieme di principi in cui si ritrovano le imprenditrici e gli imprenditori di Confcommercio che interpretano il proprio ruolo con valore e responsabilità.

Valori indissolubili che rappresentano il fuoco sacro del nostro impegno, ciò che produce l’entusiasmo, e ci dà forza ed orgoglio di sentirci coinvolti a pieno titolo nel rilancio del Paese.

Il nostro Manifesto rappresenta i valori in cui crediamo, ma anche una bussola efficace per dare un contributo concreto sui temi di indirizzo di politica economica, economia della bellezza, del bene-essere, del nuovo umanesimo, della cultura e dei saperi, della responsabilità sociale di impresa, dell’economia civile.

Insomma valori e visioni che sono la dorsale delle proposte concrete lanciate per l’economia del futuro, che ci danno l’entusiasmo per affrontare anche le crisi.

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Wed, 7 Oct 2020 06:16:01 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/674/1/rilancio-dell-italia-ripartire-dai-valori-confronto-a-taobuk-con-il-ministro-provenzano- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Un’impresa senza valori non ha valore https://www.patriziadidio.com/post/673/1/un-impresa-senza-valori-non-ha-valore

Papa Francesco ha preso una posizione netta sull’identità dell’impresa contemporanea: l’impresa deve essere prima di tutto civica. Deve mettere al centro le persone.

Chi fa intrapresa deve fare una scelta lungimirante, fatta di buon senso e di valori.

Nel documento (“Economicae et pecuniariae quaestiones – Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell'attuale sistema economico”) il Santo Padre afferma che “l'economia ha bisogno per il suo corretto funzionamento di un'etica amica della persona”. 

Papa Francesco spiega la sua visione dell’impresa attraverso parole semplici. L’impresa deve mettere le persone e le comunità al centro del suo agire. Così facendo, “rispettando la dignità delle persone e perseguendo il bene comune fa bene anche a se stessa”. La comunità in cui vive l’imprenditore è la sua famiglia, dove l’aiuto reciproco è la risposta alla competizione sfrenata tra uomini e tra imprese. Un non velato invito a sviluppare economia che potremmo chiamare di comunità oltre a reti di imprese, e a sviluppare l’associazionismo.

La mia conduzione del sistema ConfCommercio Palermo e Terziario Donna è improntata su questi principi, perché credo fortemente che al centro del sistema impresa debbano esserci la famiglia e le persone.

La distribuzione e la partecipazione alla ricchezza prodotta, la collocazione dell’azienda in un territorio, la responsabilità sociale d’impresa, il welfare aziendale, la parità di trattamento salariale tra uomo e donna, la riconversione generazionale, la conciliazione tra i tempi di lavoro e i tempi di vita, il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento dell’importanza dell’uomo rispetto alla tecnologia, il riconoscimento del giusto salario, l’umanesimo (o come mi piace dire, il womanesimo, per la sua coerente declinazione al femminile essendo le donne sensibili interpreti di questo modo di interpretare la propria impresa), la democrazia paritaria sono tutti elementi fondamentali che tengono viva la dimensione comunitaria e umana di un’azienda. E le danno significato civico.

E’ tornato sul temaPapa Francesco ribadendo come per la ripartenza dalla crisi è quanto mai necessaria una riconversione ecologica della nostra economia, perché diventi davvero espressione di cura, che non esclude ma include, che “non sacrifica la dignità dell’uomo agli idoli della finanza, non genera violenza e disuguaglianza, non usa il denaro per dominare ma per servire”.

Ed è quello che come Terziario Donna abbiamo voluto segnare nel Manifesto. Il nostro modello d’impresa riassunto nel punto 11 che fortemente abbiamo voluto e che ci fa da guida nel nostro agire e nella responsabilità di indirizzo che abbiamo come associazionismo: <Un’impresa senza valori non ha valore. La responsabilità sociale di impresa dà valore al nostro futuro>.

Il nostro gruppo esprime tantissime e preziose storie di sostegno, vicinanza, attenzione, gesti di solidarietà, amicizia e collaborazioni inter-impresa. Se la comunità di business in cui viviamo è la nostra famiglia, diventa più semplice evitare la competizione per abbracciare l'aiuto reciproco. Come succede nelle nostre famiglie di appartenenza, dove la crescita vera, quella che non crea esclusi e scarti, è il risultato di relazioni sostenute dalla cura per gli altri, non dalla smania di successo e dalla esclusione strategica di chi ci vive accanto. Il progresso tecnologico può rendere più veloci le azioni, ma per Noi di Terziario Donna è prerogativa imprescindibile mettere un supplemento di amore nelle relazioni e nelle istituzioni.

Da tempo portiamo avanti con il nostro manifesto i valori dei Economia della Bellezza, riconosciuta oggi come direzione di ricostruzione e ripartenza del nostro Bel Paese. Identità territoriale di cui dobbiamo riappropriarci se davvero vogliamo fare della crisi occasione di un cambiamento dei modelli economici nella direzione che ci indica Papa Francesco.

La contaminazione della visione dell’Economia della bellezza che è il dna delle imprenditrici del gruppo terziario donna di Confcommercio, mai come adesso, anno 2020 del Covid, diventa essenziale.

Abbiamo quanto mai oggi bisogno di bellezza, quella bellezza che cattura gli occhi e rimanda oltre, che ci spinge a ripartire, a riconquistare fiducia puntando alla identità stessa del nostro Paese. Come dicevano i greci Kalos kai agatos, il bello e buono, il bello è buono, etica ed estetica.

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Thu, 24 Sep 2020 08:04:16 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/673/1/un-impresa-senza-valori-non-ha-valore sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Incontro con il Ministro per il Sud Provenzano: le proposte di Confcommercio https://www.patriziadidio.com/post/672/1/incontro-con-il-ministro-per-il-sud-provenzano-le-proposte-di-confcommercio-

L’8 ottobre ho rappresentato, su delega del Presidente Sangalli, ConfCommercio-Imprese per l'Italia alla riunione che il Ministro per il Sud Provenzano ha organizzato per confrontarsi con le Associazioni di categoria sulle linee di indirizzo utili e necessarie per rilanciare l'economia del Mezzogiorno.
A nome della nostra Associazione, e rappresentando gli interessi di tutti, ho sottolineato che le imprese devono essere parte integrante dei progetti di rilancio del Sud.

Politiche infrastrutturali, vivibilità e ripopolamento anche commerciale delle città, rigenerazione urbana, maggiore attrattività di investimenti e capitale umano, decontribuzione per le imprese e riduzione del peso fiscale complessivo, ma anche rientro dei giovani al Sud: questi alcuni degli argomenti di confronto che saranno approfonditi nei prossimi mesi.

Al tavolo del Ministro ho portato la tesi che se si vuole veramente sostenere la crescita di questa area del nostro Paese, si deve abbandonare qualsiasi forma di assistenzialismo e adottare concrete ed efficaci politiche di incentivo alle imprese che siano parte integrante del progetto di rilancio del Sud e non provvedimenti meramente residuali.

ConfCommercio, plaudendo all’iniziativa del Ministro che apre una stagione contiamo proficua di confronti, ha proposto l'attivazione di un piano finalizzato alla rivitalizzazione del tessuto economico e sociale 'Programma Nazionale per le città e le economie urbane' da attuarsi attraverso nuove forme di amministrazione partecipata e prevedendo partenariati pubblico-privati che si muovano nell'ottica della sostenibilità, dell'innovazione e della semplificazione delle procedure di accesso alle agevolazioni per le imprese.

Ho altresì esposto al Ministro la necessità di intervenire sulla parte più di valore del paese: i giovani che devono essere incentivati a restare o a tornare al Sud. Servono misure ad hoc che facilitino l’autoimprenditorialità dei giovani e il ricambio generazionale. Serve un Piano straordinario per i giovani, perché da lì viene il nostro futuro e la nostra rigenerazione sociale ed economica. Da lì viene il rilancio dei nostri sistemi produttivi.

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Wed, 9 Sep 2020 22:50:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/672/1/incontro-con-il-ministro-per-il-sud-provenzano-le-proposte-di-confcommercio- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Crisi economica: intervenire sulla fragilità dell’economia del Sud https://www.patriziadidio.com/post/671/1/crisi-economica-intervenire-sulla-fragilita-dell-economia-del-sud-

E’ una crisi “pesante” che sta cambiando il sistema. E per questo, malgrado incognite ed incertezze legate all’evoluzione dell’emergenza sanitaria, necessita di una corretta narrazione dei fatti. E di decisioni eque e prese nell’interesse collettivo e non facendo prevalere interessi di parte.

Leggendo le stime dei consumi regionali per l’anno 2020 redatte dall’Ufficio Studi di Confcommercio, gli indici sono inevitabilmente tutti al ribasso: PIL -9,3%, consumi dei residenti -9,6%, consumi sul territorio -10,9%. I dati sono stati elaborati considerando anche l’incidenza di alcune spese meno comprimibili (abitazione, energia, alimentari e istruzione) nei bilanci delle famiglie.

Quello che emerge da dati conferma una forte eterogeneità nei tassi di variazione della spesa per consumi regionali nel 2020. Con grande variabilità da una regione all’altra.

In termini di perdita di valore il Nord, rimane l’area più penalizzata: dei 116 miliardi di consumi in meno stimati per l’anno in corso oltre 65 (quasi il 57%) derivano dalle otto regioni settentrionali (che nel 2019 pesavano per il 52% dei consumi sul territorio del totale Italia). Ed è la Lombardia a scontare la riduzione più significativa, pari a oltre 22,6 miliardi di euro.

Il Sud patirebbe una riduzione di spesa più moderata del resto del Paese (8,5% contro una media del 10,9%). Non solo la Sicilia, ma anche Campania, Puglia, e Calabria.

Ciò non vuol dire che le condizioni di ripresa delle regioni meridionali siano migliori. Lo shock puntuale, limitato al 2020, ha impattato meno nel Mezzogiorno forse anche per la minore presenza di turisti stranieri e per il maggior peso di lavoratori pubblici il cui reddito disponibile non è stato colpito dal lockdown, ma di certo le capacità di reazione dell’area sono ben più ridotte, anche in considerazione del PIL e del reddito pro-capite più bassi rispetto alla media.

Negli ultimi 12 anni, i consumi reali hanno mediamente perso un decimo di punto l’anno in Italia, aumentando di due decimi all’anno nel Nord e diminuendo di nove decimi annui nel Sud.

Quindi la media annua nazionale è sintesi di due segni contrapposti, quello positivo del nord che, sebbene poco, cresceva e quello negativo del sud che andava drammaticamente sempre più indietro. A fronte di una riduzione cumulata dei consumi sul territorio in Italia dell’1,3%, dal 2008 al 2019, il Sud ha ceduto oltre 10 punti percentuali di spesa in termini reali, mentre il Nord è cresciuto di quasi 3 punti.

Attesa la fragilità del tessuto produttivo meridionale, questa minore perdita del Sud post lockdown resta comunque insufficiente a recuperare le perdite patite nel 2020 e soprattutto il divario tra nord e sud.

L’errore che non va commesso è interpretare male i numeri, dando una lettura ottimistica alla minore “apparente” incidenza della crisi al Sud.

La situazione del sud risulta meno grave solo e soltanto perché era già ante covid un’economia asfittica, segnata da una grave fragilità, e quindi caratterizzata da consumi insopprimibili che sono i beni e servizi di prima necessità. Mentre al nord prevale l’incidenza sulla bilancia dei consumi delle spese accessorie, che sono quelle state oggetto di contrazione nei dati rappresentati dall’Ufficio Studi ConfCommercio.

Come dire: al Nord c’è chi rinuncia al Suv per comprare una utilitaria, ma al Sud non si può fare a meno di pane, pasta e generi alimentari

Ma perdere 5,6 miliardi (-8,2%) contro i 4 miliardi del Trentino (-16%) è una perdita insostenibile, su cui dovremmo agire per chiedere una politica economica che riduca le diseguaglianze e persegua la coesione territoriale.

La prima vera emergenza italiana, che deve trovare una risposta nel RecoveryFund è proprio la forbice che esiste tra economia del Nord Italia ed economia del Sud Italia. Contraria ai principi costituzionali e alla base proprio dell’intervento europeo che mira alla coesione territoriale e al perseguimento di ogni azione che riduca le diseguaglianze.

Servono risposte immediate dal governo, ma soprattutto risposte progettuali efficaci che vadano al cuore del problema. E serve che le stesse siano concertate con le parti sociali e non decise “in laboratorio” da esperti di politica economica senza il necessario e ineliminabile confronto con il sistema delle imprese.

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Sat, 5 Sep 2020 06:58:18 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/671/1/crisi-economica-intervenire-sulla-fragilita-dell-economia-del-sud- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Libero Grassi: il dovere della memoria, il valore della memoria. https://www.patriziadidio.com/post/670/1/libero-grassi-il-dovere-della-memoria-il-valore-della-memoria

Il 29 agosto, Alice Grassi ha tinto di rosso il luogo dove il padre Libero fu barbaramente ucciso. Un gesto che viene ripetuto ogni anno da 29 anni. Ma il 29 agosto 1991 a terra sul marciapiede non c’era la vernice rossa, ma il sangue di Libero Grassi barbaramente ucciso perché si oppose al pagamento del pizzo. Perchè decise di esercitare il diritto alla libera impresa.

Ho partecipato al momento con commozione ma anche rinforzando la convinzione di quanto l’esempio di Libero Grassi dia significato al punto 6 del Manifesto di Terziario Donna di Confcommercio, la carta di valori personali, di vita e di impresa di noi imprenditori.

<Perseguiamo la legalità e i valori della Costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri. Respingiamo l’estorsione e ogni violenza. Rispettare e affermare la legalità è cosa importante in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere LIBERI, l’orgoglio di essere degni.>

Libero Grassi era un uomo semplice, che amava la vita ed il suo lavoro di imprenditore, moralmente rigoroso ed estremamente reattivo nel difendere la sua dignità.

Non mi piace pagare. È una rinuncia alla mia dignità d’imprenditore”, ha scritto poco tempo prima di quel 29 agosto 1991 in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera. Libero Grassi era un imprenditore del settore tessile come me. Produceva biancheria e la sua impresa, la Sigma, era un’azienda storica, sana, con un bilancio in attivo. Che dava lavoro a tante persone e che si imponeva sul mercato per la qualità dei suoi prodotti.

Libero Grassi è stato un collega, un imprenditore che ha creduto nell'impresa, nei suoi dipendenti, nei suoi clienti, nei suoi fornitori e nella forza della libera impresa. Nel di ciò che produceva e dell’esempio che da imprenditore offriva alla costruzione di una comunità “giusta”.

Libero credeva nell’impresa e sapeva che se avesse detto sì anche solo una volta, avrebbe negato il principio guida di qualsiasi imprenditore: fare libera impresa.

Ed allora l'insegnamento di Libero Grassi deve rimanere come una cicatrice che ci ricordi sempre il dovere, ancora più che il diritto, di esercitare libera impresa, libera da ogni condizionamento.

Entrambi realizziamo prodotti tessili, ma non abbiamo mai lavorato insieme perché il percorso di imprenditore di Libero si è interrotto 29 anni fa, quando io muovevo i primi passi e ancora non avevo potuto sperimentare la forza dell'associazionismo, quello stesso associazionismo che in una sua parte 29 anni fa ha isolato Libero Grassi. Forse le coscienze non erano ancora pronte, il senso civico non tanto sviluppato, le persone nelle stesse associazioni ben diverse. A maggiore ragione in un territorio come il nostro, il passato pesante deve insegnare. E per me associazione significa non solo fare attività di rappresentanza delle imprese, ma anche fare sistema, prestare ascolto a tutti, e non isolare nessuno.

Libero soprattutto amava la libertà di impresa e la libertà da ogni condizionamento. Esattamente il principio che abbiamo voluto ribadire nel manifesto: essere liberi e fare le proprie scelte di impresa, significa avere rispetto per sè stessi. Avere l’orgoglio di essere degni innanzitutto come persone oltre che come imprenditori.

Se tutti si comportassero come me, non si distruggono le aziende, ma gli estorsori”: questa è stata una delle tante frasi-denuncia di Libero Grassi. Libero Grassi non aveva peli sulla lingua e mettendoci la faccia - senza se e senza ma - perseverava nella sua lotta per la legalità.

Io non sono pazzo a denunciare,  non pago perché non voglio dividere le mie scelte con i mafiosi, perché io ho fatto semplicemente il mio mestiere di mercante”.

Il mestiere di mercante non ha padroni, se non il libero mercato. Da imprenditore, uomo politico e di cultura, Libero Grassi aveva ben compreso che pagare il pizzo significava mettersi nelle mani dei mafiosi, osservare non solo le scelte di Cosa Nostra, ma anche condividerne i metodi violenti, l’economia nera ed occulta. E non essere più uomo libero.

E’ una questione di dignità”, aveva concluso Libero Grassi in quella intervista, che segnò ulteriormente il suo destino. L'imprenditore - pochi giorni prima della sua uccisione - spiegava a Michele Santoro che non pagava il pizzo alla mafia "perché è una rinunzia alla mia dignità di imprenditore" e perché implica dividere le scelte con il mafioso".

Ma che si è messo in testa questo qui?” Aveva commentato qualcuno dei suoi colleghi già il 10 gennaio di quel 1991, quando Libero Grassi scrisse in prima pagina, sul “Giornale di Sicilia” la sua prima denuncia pubblica: ”Volevo avvertire il nostro ignoto estorsore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al ‘Geometra Anzalone’ e diremo no a tutti quelli come lui”.

Volevo dire grazie a Libero Grassi. Ma anche scusa, per tutti coloro che ancora oggi, pur potendo e dovendolo fare, non denunciano. Ormai siamo la maggior parte a rifiutare ogni condizionamento e parlo di quegli imprenditori che mi pregio di rappresentare. Il messaggio delle sue parole è finalmente arrivato a tanti, anche se ci ha messo troppi anni.

 

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Tue, 1 Sep 2020 04:09:13 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/670/1/libero-grassi-il-dovere-della-memoria-il-valore-della-memoria sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Family act: la famiglia è propulsore della società! https://www.patriziadidio.com/post/667/1/family-act-la-famiglia-e-propulsore-della-societa

Ieri pomeriggio su invito della Camera di Commercio Arezzo Siena ho avuto l’occasione di parlare del Family Act con la sua promotrice, la Ministra per le Pari Opportunità e per la Famiglia Elena Bonetti. Con esso sono state previste delle misure a favore delle famiglie in termini di sostegno economico, di sostegno alla genitorialità e di sprone verso la natalità, oltre all’individuazione – per la prima volta – della famiglia non più come semplice soggetto di welfare ma vero e proprio motore e spinta propulsiva per la comunità: la famiglia esce, in qualche modo, dal solo ambito sociale, per farsi generatrice di valore.

Con il Family Act si profila dunque quello che, dalle stesse parole della ministra, è un «momento storico importante per il nostro Paese, che finalmente si dota di una riforma integrata e multidimensionale per le politiche familiari. Per la prima volta c’è investimento su una riforma ampia, strutturale, che vede nelle famiglie soggetti capaci di dare prospettiva di futuro alla nostra comunità, come hanno dimostrato in questi mesi. […] Ripartiamo investendo sulle persone, con proposte chiare, che vogliono cambiare in meglio la vita delle nostre famiglie. Ci sarà l’assegno universale unico per tutti i figli, un sostegno alle spese educative e al ruolo educativo delle famiglie, un incremento dei servizi educativi a sostegno delle famiglie in particolare per la fascia 0-6 anni, una riforma dei congedi parentali con una maggiore corresponsabilità fra padri e madri, l’incentivo al lavoro femminile, la promozione del protagonismo delle giovani coppie per iniziare un percorso di vita in autonomia»[1].

Durante il lockdown, infatti, ancora una volta si è reso evidente come molte donne siano state lasciate nella quasi impossibilità di conciliare il loro duplice impegno, da un lato, di accudimento e di cura della famiglia e, dall’altro, di donne lavoratrici. Tantissime hanno perso il lavoro, o vi hanno rinunciato, e il gap occupazionale di genere è ancora una volta aumentato. L’Italia, tra l’altro, non è tra i Paesi più virtuosi sotto questo punto di vista e lo dicono i dati: secondo il World Economic Forum del 2020[2] ci troviamo alla 76° posizione (su 153) nell’Indice delle Nazioni che valuta il gender gap e, tra l’altro, siamo in discesa di ben sei posizioni rispetto al report del 2018. Le donne, inoltre, una volta diventate mamme, si trovano frequentemente nella posizione di dover scegliere di rinunciare il lavoro. Tra le motivazioni più ricorrenti si trovano “l’assenza di parenti di supporto” e “costi troppo alti di assistenza al neonato” come asili nido e babysitter (7%), ma soprattutto la mancanza di una cultura di condivisione paritetica con il partner. Dunque, prendendo atto di questa situazione non proprio confortante, non possiamo che salutare con favore il Family Act che tenta di ridurre questo gap di genere e di promuovere il ruolo attivo e generatore di valore delle famiglie. Composto da otto articoli, comprende al suo interno diverse misure attuative che potrebbero così essere schematizzate:

  • l’assegno universale con il quale tutte le famiglie che hanno figli fino a 21 anni (e senza limiti di età se disabili), con una quota calibrata in base a determinati scaglioni ISEE, riceveranno una quota mensile, quota che per ogni successivo figlio sarà maggiorata del 20%;
  • il congedo di paternità, nell’ottica di dividere con maggiore equità oneri e onori della genitorialità, il congedo per i papà sarà si adeguerà alle normative europee (10 giorni);
  • i congedi parentali: questi congedi parentali (due mesi) diventano non cedibili all’altro genitore;
  • i permessi retribuiti, erogate fino a 5 ore per recarsi ai colloqui con gli insegnanti e poter essere così più presenti nel percorso di crescita dei figli;
  • gli incentivi al lavoro femminile, tramite agevolazioni fiscali in caso di ausilio nei servizi domestici o nella cura dei figli o dei familiari non autonomi, oltre anche all’astensione retribuita in caso di malattia del figlio e all’introduzione di meccanismi che favoriscano quei datori di lavoro che si rendono flessibili sulle questioni che riguardano la conciliazione della vita lavorativa con quella privata e stanziando nuove risorse per le startup femminili (nel Fondo PMI);
  • lo smart working, si incentiverà questa tipologia di lavoro prioritariamente per le madri lavoratrici fino al compimento della maggior età della prole e per i padri con figli fino ai 14 anni;
  • l’istruzione e l’autonomia dei figli: vengono previste delle agevolazioni sul carico di spesa sostenuta per l’istruzione dei figli e vengono previste delle detrazioni per l’affitto a studenti o a giovani coppie (componenti entrambi under 35) affinché si stimoli la fuoriuscita dal nucleo famigliare e la creazione di una propria famiglia.

L’aspetto che riguarda gli incentivi al lavoro femminile è, dal mio punto di vista di imprenditrice, molto interessante. La mia azienda di famiglia e la mia esperienza personale mi hanno sempre guidato nel mettermi in gioco come lavoratrice, come madre lavoratrice e come donna che porta il suo apparato valoriale e il suo know how nell’attività che svolge ogni giorno a più livelli. Con mia figlia siamo già alla quarta generazione di donne che scelgono di fare impresa e, come sappiamo, incentivare le donne a entrare nel mondo del lavoro e, una volta entrate, a non lasciarlo, è fondamentale per la crescita del Paese che non può permettersi di lasciare indietro il 50% della popolazione. In merito al Family Act, le misure che si vogliono introdurre, però, non dovrebbero essere a carico delle imprese: andrebbero poste in essere delle azioni specifiche, altresì, nei confronti di imprese di piccole dimensioni che affrontano problemi concreti, come appunto quelli legati alla difficoltà di anticipare l’indennità di maternità e ci preme sottolineare che il tema delle pari opportunità non si pone solo nell’ambito del lavoro subordinato. È importante intervenire con misure di sostegno anche a favore delle imprenditrici, delle lavoratrici autonome, delle professioniste.

C’è, dunque, ancora molto da fare e non dobbiamo fare l’errore di pensare di essere a buon punto. Occorre pensare alle tutele per le imprenditrici e per le libere professioniste che sono, tra l’altro, le più duramente colpite dal lockdown in quanto la maggior parte delle imprese a conduzione femminile appartengono a quei settori che la crisi ha azzerato. Senza contare poi i mille salti mortali che, già in periodi normali, una donna impegnata in una libera professione è costretta a fare per poter conciliare lavoro e famiglia, la maggior parte delle volte senza alcun tipo di garanzia e protezione. Insomma, le imprenditrici, le libere professioniste e le lavoratrici autonome si vedono costrette a fare i conti con un welfare che non le tiene adeguatamente in considerazione. Solo uno Stato cieco può non vedere quanto sia fondamentale per l’intera economia agevolare l’imprenditoria femminile rendendo più agile, soprattutto per le mamme, la coniugazione del loro doppio lavoro, quello retribuito e quello di cura e principalmente sostenendo una cultura e un’educazione delle pari opportunità.

Del resto, sappiamo bene come le famiglie si reggano sul lavoro continuo e silenzioso delle donne ed essendo proprio la famiglia il nucleo fondamentale della società, è necessario capire che le famiglie costituiscono la spinta propulsiva che fa muovere in avanti e progredire una nazione. Perciò, non si dovrà più guardare ad esse come a degli oggetti su cui legiferare, ma come a dei soggetti attivi da includere nelle scelte nazionali. Questo ribaltamento del pensiero farà sì che si possano proporre e attuare provvedimenti realmente utili per agevolare tutte le famiglie, sia di oggi che di domani.

Patrizia Di Dio

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Wed, 29 Jul 2020 02:33:24 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/667/1/family-act-la-famiglia-e-propulsore-della-societa cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)