patriziadidio.com Rss https://www.patriziadidio.com/ Presidente nazionale gruppo terziario donna di Confcommercio it-it Fri, 18 Jun 2021 16:30:07 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 patriziadidio@lavieenrose.it (Patrizia Di Dio) patriziadidio@lavieenrose.it (Patrizia Di Dio) Archivio https://www.patriziadidio.com/vida/foto/sfondo.jpg patriziadidio.com Rss https://www.patriziadidio.com/ Prosegue da Genova un’altra tappa del cammino delle imprenditrici del Terziario Donna https://www.patriziadidio.com/post/708/1/prosegue-da-genova-un-altra-tappa-del-cammino-delle-imprenditrici-del-terziario-donna-

Davanti alla confusione ed alle incertezze aggravate dalla crisi pandemica, noi imprenditrici del Terziario Donna di Confcommercio abbiamo da sempre con determinazione riassunto in una parola di grande potenza il nostro modo di fare impresa: .

Crediamo significa essere autentici, fondare le nostre visioni di impresa coerentemente ai nostri valori e convinzioni e che costituiscono il codice etico della nostra Confederazione.

“Crediamo” e vogliamo stare dentro il cambiamento. Rappresentando il cambiamento.

Confcommercio è la più grande organizzazione di imprese diffusa nel territorio. Rappresenta il tessuto variegato e complesso dell’economia reale. Che sta attraversando la  più grave crisi dal dopoguerra. Per questo non possiamo limitarci alla rappresentanza degli interessi e all’azione di parte, che pure portiamo avanti incessantemente e senza fermarci mai un attimo, tenendo sempre ‘la porta aperta’ davanti alle richieste di ognuno dei nostri associati. Ma dobbiamo andare “oltre” e condurre in salvo le imprese stando “dentro il cambiamento”.

Questa crisi ci ha cambiati. Ha cambiato l’economia. Dobbiamo stare dentro questo cambiamento e porci alla guida di esso. 

Siamo partiti con il manifesto del Terziario Donna per rappresentare e diffondere questa idea di cambiamento, proponendo modelli nuovi per l’Economia e la Società.

Oggi sappiamo bene che siamo determinanti per la ripresa del Paese, perché è nella nostra capacità di non fermarci anche davanti alla devastazione subita nei nostri bilanci, che si costruisce la ripartenza dell’Italia.

Vogliamo rappresentare gli imprenditori, i professionisti, tutti gli operatori di mercato, i clienti, i fornitori. Vogliamo chiamare a raccolta tutti gli uomini e le donne che vogliono rivedersi in un nuovo sistema, in un’economia più sana, guidata dai valori e fondata sui principi di un nuovo umanesimo.

Come abbiamo scritto nell’incipit del Manifesto del Terziario Donna: “Se la realtà non piace ( e non ci piace), abbiamo il dovere di lavorare ed organizzarci per cambiarla”.

Il Manifesto del Terziario Donna non è solo una carta dei valori ma una strategia. Nasce da una doppia considerazione: da una parte vogliamo valorizzare il significato della rappresentanza di parte, baluardo della tutela dei diritti delle imprese; dall’altro vogliamo favorire il fare impresa in modo etico e responsabile. 

Non ci facciamo vincere dalla paura del declino. Combattiamo, invece, per la prosperità ma anche per una società giusta. 

E per questo è di grande significato simbolico il progetto della sala delle donne, che oggi muove un altro importante passo da Genova. Perché muove nella direzione di promuovere il patrimonio della diversità e dell’inclusione, incrementare la consapevolezza e il livello valoriale della società che le dà vita.

La differenza di genere rappresenta un valore aggiunto di una realtà ampia e diversificata come quella di Confcommercio Terziario Donna che è per la comunità tutta, quello “sguardo laterale”, quel guardare oltre, che arricchisce il sistema della confederazione così  come dei nostri territori e del  nostro Paese. 

Oggi da Genova celebriamo proprio quell’impegno esemplare delle Donne che fanno la storia con i  loro modelli di vita quotidiana. 

Un altro passo del Terziario Donna che continua arricchendosi ogni giorno di nuovi esempi di vita attiva e che dedico a tutte le donne imprenditrici che malgrado tutto continuano fermamente a crederci.

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Fri, 18 Jun 2021 16:30:07 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/708/1/prosegue-da-genova-un-altra-tappa-del-cammino-delle-imprenditrici-del-terziario-donna- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Prende il via in Confcommercio la formazione sulla Leadership generativa https://www.patriziadidio.com/post/707/1/prende-il-via-in-confcommercio-la-formazione-sulla-leadership-generativa-

Essere Costruttori di cambiamento per ripartire. Su questo abbiamo deciso di puntare. Scegliendo non di restare ‘testuggini’, chiuse dentro i nostri gusci, per paura di affrontare il cambiamento. Ma di affrontare invece a testa alta e con leonina forza e audacia la ripartenza.

Convinti che il progresso e il rilancio del terziario di mercato passi dall’affermazione di una classe imprenditoriale che sappia affrontare con rinnovata competenza, capacità ma anche con lo spirito giusto, il cambiamento. Che lo sappia guidare.

In Confcommercio abbiamo valori e convinzioni forti come quelle di voler essere non soltanto un riferimento nella rappresentanza degli interessi ma essere protagonisti della mutazione dei modelli economici.

<L’Economia si innova. Dobbiamo stare dentro il cambiamento>: con questo impegno abbiamo lanciato il Manifesto Terziario Donna, avviando un cammino che ha coinvolto con entusiasmo ed impegno tutto il sistema. E che ha generato un modo nuovo di essere impresa.

Lo abbiamo sempre affermato con determinazione: vogliamo essere consapevoli e protagonisti del cambiamento. Non spettatori del cambiamento, che potrebbe travolgerci perché comunque sta cambiando i consumi ed i modelli di produzione e quindi i sistemi economici.

Non vogliamo - e non possiamo - farci trovare impreparati dalla mutazione che caratterizzerà il post pandemia.

Vogliamo invece affrontare la ripartenza con lo spirito che ci appartiene: puntando con fiducia nel futuro e nella nostra forza. Ma consapevoli che dobbiamo investire in nuovi saperi e nuove abilità.

Lunedi 7 giugno parte un nuovo appuntamento formativo sulla Leadership Generativa – curato dalla Change Manager Cleo Li Calzi (nostra associata) - che ho fortemente voluto come presidente nazionale di Terziario Donna di Confcommercio, ma non pensando solo alle donne imprenditrici. Rivolto a imprenditori come ad imprenditrici ma anche a tutti coloro che formano la nostra classe dirigente associativa. Perché penso sia urgente e necessaria una formazione focalizzata sulla leadership generativa, il nuovo modello di leadership che si sta affermando oggi più che mai, in tempo di ‘ricostruzione’ dopo una crisi che ha duramente colpito i nostri settori in special modo.

Nell’ambito dell’innovativo percorso formativo, sperimenteremo le abilità che oggi distinguono per efficacia e capacità di protagonismo generativo le nuove leadership.

L’avvio del percorso è l’ennesimo passo di un cammino che vede impegnato il sistema Confcommercio in un cambiamento che non riguarda solo l’Associazione, ma che intende contaminare il sistema economico di un nuovo modo di essere protagonisti della trasformazione dei modelli economici.

Proprio come abbiamo affermato al punto 17 del Manifesto Terziario Donna: <Servono nuove leadership. Che si affermino per capacità e merito. Che promuovano l’economia nel Paese. Non mortificando, anzi esaltando il lavoro e la sua dignità, la centralità della persona e l’importanza delle forme di vita di una comunità con le sue relazioni e le sue famiglie>.

Per info: terziariodonna.confcommercio.it (iscrizioni aperte sino al 4 giugno 2021)

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Tue, 1 Jun 2021 12:16:44 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/707/1/prende-il-via-in-confcommercio-la-formazione-sulla-leadership-generativa- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Imparare a vendere di più ma soprattutto a vendere meglio: le iniziative lanciate da Confcommercio Terziario Donna https://www.patriziadidio.com/post/705/1/imparare-a-vendere-di-piu-ma-soprattutto-a-vendere-meglio-le-iniziative-lanciate-da-confcommercio-terziario-donna

Imparare a vendere di più ma soprattutto a vendere meglio, aumentando la soddisfazione della clientela e la sua relazione con il punto vendita.

In tempo di crisi, è questa la ricetta necessaria per restare sul mercato. Come ogni crisi, e quella in cui siamo immersi è una delle più invadenti mai vissute dalle imprese, il modo per superarle è cogliere l’opportunità e crescere.

Tra le iniziative lanciate da Confcommercio già da qualche anno, entra nel vivo proprio in questo anno la diffusione delle tecniche di neuromarketing nel settore del terziario di mercato.

Già nel 2018, mostrando una direttrice innovativa, Confcommercio Terziario Donna, Confcommercio nazionale e Ainem, Associazione italiana di neuromarketing, hanno pubblicato il primo manuale per gli associati dedicato al “Neuromarketing nel negozio. Cervello, emozioni e comportamenti di acquisto.”

L'obiettivo era avvicinare le imprenditrici e gli imprenditori del sistema Confcommercio alle più recenti scoperte delle neuroscienze, della neuroeconomia e della psicologia comportamentale, per permettere di esplorare i meccanismi che guidano le scelte di acquisto, e così imparare ad essere più reattivi ed efficaci nel costruire strategie di vendita.

Nel 2020, questa ricerca è stata estesa anche al neuromarketing applicato alla vendita dei servizi, ovvero dei beni immateriali, con la pubblicazione del volume “Neuromarketing nei Servizi. Vendere di più, vendere meglio”, che include strategie di neuromarketing applicabili nel settore dei servizi, in particolare Ho.Re.Ca, intermediazione turistica e immobiliare, professionisti.

Confcommercio in collaborazione con Terziario Donna ha quindi attivato un roadshow itinerante per tutti i territori per accompagnare le imprenditrici e gli imprenditori ad acquisire le competenze base e le abilità necessarie a rinforzare la ripartenza attraverso anche le tecniche del neuromarketing rivelatesi indispensabili in questo momento in cui la crisi ha sconvolto il mercato e reso necessaria l’evoluzione delle tecniche di marketing che sappia interpretare il cambio di paradigma dettato dalla situazione.

La resilienza delle aziende passa infatti dal migliorare ciò che meglio sanno fare: dare emozioni e creare un contatto empatico con i clienti.

Non quindi vendere applicando freddamente scelte di marketing, ma stimolare una connessione empatica tra venditore ed acquirente, in un unicum che permette di costruire e mantenere nel tempo la relazione esclusiva con il cliente. Quella che dà cuore e contenuto alla fidelizzazione che crea una sorta di “patto” tra azienda e cliente, una forza che sostiene il sistema a reggere anche alla crisi. Trasformandosi.

Unendo neuroscienze e marketing tradizionale, il neuromarketing  supera quella che è la visione del consumatore secondo la teoria economica tradizionale e cioè di un individuo totalmente razionale che massimizza l’utilità in tutte le sue scelte.

E rimette al centro della relazione di vendita le Persone.  Attraverso una fase preliminare di analisi della domanda e della concorrenza, arriva ad individuare i bisogni di clienti attuali e potenziali, e definire le azioni più opportune per soddisfarli, con reciproco vantaggio per consumatori ed impresa.

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Mon, 31 May 2021 00:58:30 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/705/1/imparare-a-vendere-di-piu-ma-soprattutto-a-vendere-meglio-le-iniziative-lanciate-da-confcommercio-terziario-donna sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Neuromarketing per competere sul mercato https://www.patriziadidio.com/post/706/1/neuromarketing-per-competere-sul-mercato-

E’ stato Ale Schimdts, professore di ricerche di mercato presso la Rotterdam School of Management, a parlare per la prima volta di neuromarketing per descrivere l’insieme di attività volte ad indagare il comportamento di una persona sottoposta ad uno stimolo di marketing.

Il neuromarketing è un incrocio di competenze, strumenti, metodologie e teorie che si basano su tre elementi: l’attenzione al cliente (la “cura” che è il principio base delle visioni da sempre promosse dal Terziario Donna), l’emozione e la ‘memorizzazione’ dell’esperienza di acquisto.

Approfondire la conoscenza della mente e dei suoi automatismi consente allora di individuare quelle azioni, spesso piccole e la cui realizzazione può non costare nulla, ma che si dimostrano potentissime per valorizzare la qualità dell’offerta e aumentare il successo nella vendita.

E si rivela uno strumento importantissimo per costruire una strategia che leghi il commercio all’interno di uno spazio fisico, a quello che oggi inevitabilmente deve affermarsi anche online. Nonostante la diversità dei due canali, sempre più correlati, il funzionamento del cervello del cliente rimane infatti lo stesso.

Fare propri i principi del neuromarketing, diventa allora fondamentale per migliorare la vendita di beni e servizi. Questa è la direzione che come Confcommercio vogliamo dare alla ripresa. Mettendo in campo nuove energie, nuovi saperi, nuovi modi di fare impresa.

In un tempo in cui i consumi cambiano rapidamente, noi imprenditrici ed imprenditori siamo chiamati ad innovare visioni e conoscenze. Partendo proprio da noi stessi e dal modo di fare impresa.

Noi di Terziario Donna Confcommercio lo diciamo da sempre e ne abbiamo anche fatto un punto fermo del nostro Manifesto: <Accettiamo la sfida dei mercati globali. Siamo deboli per competere su prezzi ma possiamo combattere con altre armi. Mettendo al centro la persona e le sue emozioni, i suoi gusti e i suoi sensi.>.

Spostiamo lo sguardo verso il futuro. Aspiriamo a un grande cambiamento. In grado di mutare l’economia e i suoi modelli conosciuti. Proponendo già dal 2018 la diffusione della conoscenza tra i nostri associati delle tecniche di neuromarketing abbiamo rilanciato il valore di fare impresa ‘al femminile’, ovvero mettendo in campo quei talenti, quelle abilità, quella ‘cura’ tipicamente femminile che sta – gutta cava lapidem- cambiando il sistema.

Abbiamo intuito quindi che l'innovazione necessaria per le nostre imprese passasse dall'investire in nuova conoscenza, e dall'affermare il valore delle soft skills e delle competenze tipicamente femminili. Dall'incoraggiare una nuova classe dirigente del terziario di mercato, che si affermi per essere protagonista del cambiamento, e che possegga le skills necessarie per competere sul mercato, mettendo in pratica, in modo strategico, strategie aziendali e attitudini femminili. 

 

 

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Wed, 26 May 2021 09:50:39 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/706/1/neuromarketing-per-competere-sul-mercato- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La ripartenza è femmina: il sud deve ripartire dal lavoro delle donne https://www.patriziadidio.com/post/704/1/la-ripartenza-e-femmina-il-sud-deve-ripartire-dal-lavoro-delle-donne

Ieri ho partecipato ad un importante confronto sul tema della ripartenza. Quali sono le priorità su cui occorre impostare la politica economica per la ripartenza? Una ripartenza che intercetti la vera fragilità del Paese: il divario di genere del Paese e che nel Sud è ancora più forte.

In un’Italia delle differenze, con marcate disparità di genere già prima della pandemia, l’emergenza che stiamo vivendo ha marcato ancora di più le disuguaglianze di genere e tra Nord e Sud del Paese. Nel Sud l’occupazione non è solo quantitativamente più scarsa che nel Nord, ma anche sempre meno intensa in termini di ore lavorate, sempre meno stabile e meno qualificata. Se vogliamo puntare ad un aumento dell'occupazione femminile dobbiamo allora partire dal Sud, supportando la ripartenza lavorativa delle donne.

Le grandi crisi devono essere opportunità per migliorare il nostro Paese, a patto che si ripensino i pilastri portanti di un modello economico che già prima era penalizzante per le donne lavoratrici e che andava ripensato come priorità nella ripartenza.

Le donne, se da una parte sono tra i soggetti più deboli del mercato del lavoro, perché alle donne sono ancora oggi prescritti tutti i principali compiti della cura, al contempo possono essere decisive per identificare le strategie che potrebbero consentire, in questa crisi sanitaria, sociale, economica, di produrre innovazione. Le imprese femminili hanno dimostrato in questi mesi tutta la loro fragilità tanto che è stato arrestato bruscamente il maggiore dinamismo registrato in tutti questi anni rispetto alle aziende non di genere femminile.

Eppure le donne imprenditrici stanno mostrando, pur con tutte le difficoltà maggiori, oltre che resilienza, capacità e competenze di grandissimo rilievo e soprattutto la giusta carica motivazionale per ripartire ma anche di e saper affrontare il necessario cambiamento..

Si parta allora da questo per provare ad individuare e rafforzare le energie femminili utili per una ripartenza del Paese che punti sulle donne.

Se si vuol davvero far ripartire il Mezzogiorno è dunque necessario investire nel lavoro delle donne. Partendo dalle cause della bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro e partendo dall’analisi delle principali criticità, che si ravvisano nei differenziali territoriali tra Sud ed il resto del Paese, nel conflitto tra carriera e famiglia, nella mancanza di adeguati servizi di conciliazione, nelle difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro con bassi livelli di istruzione, nelle discriminazioni nel lavoro, nei gap retributivi e nella carriera delle lavoratrici.

Liberare il potenziale femminile, valorizzare le energie e le competenze di cui le donne sono portatrici, necessita la messa in campo di un sistema integrato di servizi e di azioni atti a favorire la conciliazione vita-lavoro. Ma serve anche la promozione di una diversa organizzazione del lavoro.,

Così come servono strumenti adeguati di sostegno all’auto-imprenditorialità femminile e a sostenere il credito bancario delle imprenditrici donne. Per questo abbiamo chiesto, come Confcommercio, che riprendano i lavori del tavolo per l’imprenditorialità femminile istituito presso il MISE e che partano da subito le misure di finanziamento previste per l’empowerment lavorativo delle donne previste anche dal Piano di Ripresa e Resilienza.

Per la ripartenza auspichiamo di poter trattenere sul mercato tante aziende femminili e il lavoro dipendente ad esse legato che poi è prevalentemente femminile.

È necessaria, davvero, una grande svolta che metta al centro la Parità di Genere. L’occupazione femminile non è solo un obiettivo di sviluppo e uguaglianza, ma di crescita economica, poiché i talenti, il capitale umano e la produttività delle donne hanno il potenziale di trasformarsi in valore economico.

Restituire la dimensione di crescita attraverso il lavoro alle donne, è dunque la prima sfida che si deve affrontare per il Paese non solo per le donne o per il Sud. Le imprenditrici sono pronte alla sfida e possono essere motore trainante di cambiamento sociale e di sviluppo.


 

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Sat, 15 May 2021 23:03:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/704/1/la-ripartenza-e-femmina-il-sud-deve-ripartire-dal-lavoro-delle-donne sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Senza il Terziario di mercato non c’è futuro per il Paese https://www.patriziadidio.com/post/703/1/senza-il-terziario-di-mercato-non-c-e-futuro-per-il-paese

"Per la prima volta nella storia economica del nostro Paese il terziario di mercato subisce una flessione drammaticamente pesante. Occorre, quindi, che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dedichi maggiore attenzione e maggiori risorse a sostegno del terziario perché senza queste imprese non c’è ricostruzione, non c’è rilancio”. Le parole del Presidente Sangalli sottolineano in modo chiaro la fotografia che emerge dal rapporto dell’Ufficio Studi della Confederazione sulla crisi del terziario di mercato.

Questi dati drammatici devono essere la base da cui ricostruire il Paese. Perché senza le imprese del Terziario, senza le imprese che rappresentano l’ossatura portante del Paese, il Paese non ha futuro.

Nel 2020, per la prima volta nella storia economica dell’Italia il complesso dei servizi di mercato ha registrato una flessione del prodotto in termini reali del 9,6% che arriva al -13,2% per i settori che sono il core business delle categorie di Confcommercio. In termini di incidenza del valore aggiunto sul totale, il terziario di mercato registra infatti un crollo del 41% su base annua. Il più alto valore di flessione mai raggiunto.

Secondo lo studio della Confcommercio, prima della pandemia il terziario di mercato era il settore che maggiormente contribuiva alla formazione del Pil e all'occupazione del Paese.

L’emergenza covid, e la sua gestione, hanno fermato questo processo di crescita e per la prima volta dopo 25 anni di crescita ininterrotta, si è sensibilmente ridotta la quota di valore aggiunto di questo comparto (segnando un -9,6% rispetto al 2019, con punte per i settori del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti che arrivano a perdere complessivamente il 13,2%).

Ancora più grave il dato sull'occupazione: i servizi di mercato registrano infatti la perdita di 1,5 milioni di unità su una flessione complessiva di 2,5 milioni dopo aver creato, tra il 1995 e il 2019, quasi 3 milioni di nuovi posti di lavoro. E tra questi il dato più rilevante riguarda i lavoratori autonomi e le libere professioni non ordinistiche.

Cali drammatici si riscontrano nella filiera turistica (-40,1% per i servizi di alloggio e ristorazione), seguita dal settore eventi ed intrattenimento (-27%) e dai trasporti (-7,1%).

Il consuntivo che ne deriva, e che è destinato a peggiorare se non vi è un deciso intervento del governo, è di un crollo netto di quella che è l’ossatura dell’economia reale del Paese. Le perdite di Pil a valori correnti lo scorso anno sono state pari a poco più di 139 miliardi (-7,8% rispetto al 2019) quasi totalmente a causa del crollo dei consumi interni, inclusa la spesa degli stranieri, che ha raggiunto la cifra di circa 129 miliardi di euro (-11,7%).

Gli effetti della pandemia hanno impattato in maniera consistente anche sui consumi con quasi 130 miliardi di spesa persa, di cui l'83%, pari a circa 107 miliardi di euro. Il crollo degli acquisti di beni e servizi sono concentrate su 4 settori di importanza capitale nell'economia italiana: moda, trasporti, ricreazione, spettacoli e cultura e alberghi e pubblici esercizi.

Ma il rapporto di Confcommercio sottolinea una trasformazione del settore a cui dobbiamo prestare grande attenzione soprattutto al Sud: l'irrobustirsi del fenomeno di progressiva trasformazione del terziario di mercato in Italia da un grande comparto di piccole e piccolissime imprese a un grande comparto di imprese piccole e medie, sebbene le individuali siano ancora molto presenti (e ne costituiscono, comunque, un fattore di ricchezza). Non solo cresce la taglia media delle unità produttive ma migliora anche la tipologia di governance, rivelando un diffuso spostamento del tessuto produttivo, negli ultimi dieci anni e senza soluzione di continuità, dal modello della ditta individuale a quello della società di capitali.

Eppure questa positiva evoluzione, se non si interviene in modo puntuale, rischia di essere negativamente determinante per tutto ciò che, diciamolo, era in Italia molto fragile anche prima della pandemia: donne, giovani e Sud. È certo che si accentuerà un divario ancora più marcato nelle grandi disuguaglianze del Paese nella coesione, a cui farne le spese sarebbe proprio il terziario del Sud.

Non possiamo permetterlo, perché lungi dall’essere colmato il gap rischiamo non solo di aumentarlo ma di abbandonare al loro inevitabile destino di marginalità e fallimento le tre grandi categorie su cui, almeno a parole, si dice di volere puntare: le donne, i giovani e il Sud. E non è a rischio solamente la tenuta sociale di tutto il Paese, ma anche la stessa capacità di ripresa italiana. Il timore è che concretamente le risorse in campo non vengano utilizzate in maniera strategica ma verso i settori, i territori già meno fragili degli altri.

E quindi riprendendo le parole del Presidente, rilancio dicendo che il Paese senza il terziario del Sud, senza le donne, i giovani, non ha possibilità di ripresa.


 

 

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Thu, 6 May 2021 19:27:15 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/703/1/senza-il-terziario-di-mercato-non-c-e-futuro-per-il-paese sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Buon 1 Maggio all’Italia fondata sul lavoro https://www.patriziadidio.com/post/702/1/buon-1-maggio-all-italia-fondata-sul-lavoro-

«Buon primo maggio all'Italia del lavoro, buon Primo maggio all'Italia che riparte».

Vogliamo fare nostro l'augurio che il Presidente Mattarella ha oggi rivolto agli italiani ed alle italiane per la festa dei lavoratori, in questo primo maggio che si incrocia con le prime riaperture per molti settori che hanno gravemente sofferto le chiusure imposte a causa della pandemia. E che oggi abbiamo “festeggiato” tenendo finalmente aperti i nostri negozi. Ritenendo che il modo migliore per dare onore alle tante lotte per il lavoro che danno significato all’art. 1 della nostra Costituzione fosse aprire i nostri negozi, riprendendoci la dignità del lavoro per noi e per tutti nostri dipendenti.

«Sarà il lavoro a portare il Paese fuori da questa emergenza» È un messaggio di speranza, quello che lancia a tutti noi il Presidente, a cui vogliamo credere. Ma chiediamo impegno e certezze da parte di tutti coloro che hanno responsabilità decisionali. Perché il tempo sprecato è sin troppo e in questa ricorrenza sono in troppi coloro che non possono festeggiare perché il lavoro lo hanno perso. In troppe le imprese che non possono riaprire. Che non possono più garantire i loro lavoratori. A tutte queste dobbiamo risposte, lo Stato deve risposte congrue ed adeguate.

La battaglia per il lavoro è una battaglia che deve unire gli sforzi di tutti e non deve conoscere più rallentamenti ed omissioni.

«Bisogna riconoscere il bene comune e perseguirlo, non possiamo sprecare l'occasione di compiere tutti insieme un passo in avanti. Si apre una finestra per dare sbocco a una stagione di crescita, per porre riparo a secolari arretratezze e a divari ancora presenti nella Repubblica. L'equità, l'evoluzione sociale si reggono sulla garanzia per tutti dell'accesso al lavoro. Se il lavoro cresce, cresce la coesione della nostra società».

Nelle parole pronunciate oggi dal Presidente riponiamo ancora una volta il nostro auspicio, per uscire in fretta dall’emergenza sanitaria ed affrontare in modo credibile e congruo la ricostruzione economica delle imprese.

Noi ci siamo. Ci siamo sempre stati. I nostri negozi oggi hanno onorato il 1 Maggio e le lotte per il lavoro, dimostrando la voglia che abbiamo di fare l’unica cosa che sappiamo fare: resistere e lavorare, perché crediamo fortemente che < l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro> e Libertà e Lavoro sono indissolubilmente legati.

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Sat, 1 May 2021 19:42:25 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/702/1/buon-1-maggio-all-italia-fondata-sul-lavoro- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
25 Aprile: Liberi di Lavorare https://www.patriziadidio.com/post/701/1/25-aprile-liberi-di-lavorare-

Legalità ci piace”: presentato il report Confcommercio alla Ministra Lamorgese

40.000 imprese a rischio di usura. L’impatto del Covid sull’economia e sulle imprese ha dimensioni drammatiche. Che non possono essere sottovalutate. In assenza di adeguati sostegni e di un piano certo di riaperture, rischiano in Italia la definitiva chiusura 300mila imprese del settore commercio, di cui circa 240mila esclusivamente a causa della pandemia. Le difficoltà economiche per le imprese riguardano soprattutto la perdita di fatturato, la crisi di liquidità e le complicazioni burocratiche.

Dal Report dell’Ufficio Studi di Confcommercio presentato alla Ministra Lamorgese in occasione dell’8^ edizione di “Legalità, ci piace!”, la giornata nazionale di Confcommercio dedicata alla legalità tenuta dal Presidente Carlo Sangalli insieme al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, arriva la conferma dell’allarme che come ConfCommercio Palermo abbiamo lanciato da mesi.

In Italia nel solo 2020 le imprese del commercio, alloggio e ristorazione indicano per il 50,7% una riduzione del volume di affari, per il 35,3% mancanza di liquidità e difficoltà di accesso al credito, per il 14% problemi di tipo burocratico. Ma oltre a queste difficoltà c’è un dato che più di tutti parla del dramma che le imprese stanno vivendo: sono a grave rischio usura circa 40mila imprese del commercio, della ristorazione e dell’alloggio.

Il tema resta oggi anche nel 2021 aperto e quindi i dati che raffigurano il contesto sono destinati ad aumentare.

Alle Istituzioni ConfCommercio chiede la cosa più semplice in assoluto: la normalità, che significa innanzitutto poter lavorare, poter riaprire, poter tornare a fare quello che sappiamo fare: impresa.

Noi imprenditrici del Terziario Donna  Confcommercio lo abbiamo ribadito con forza al punto 6 del nostro Manifesto: <Perseguiamo la legalità e i valori della Costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri, Respingiamo l’estorsione ed ogni forma di violenza. Rispettare ed affermare la legalità è importane in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l’orgoglio di essere degni>.

Ed è per questo rispetto di noi stessi, delle nostre storie di impresa, del nostro essere cittadini che credono nello Stato, imprenditori ed imprenditrici che vivono del loro lavoro e in questo mettono tutta la passione e l’orgoglio del made in Italy, che chiediamo la normalità. Quella normalità che proprio oggi 25 Aprile assume un significato ancora più forte.

Nel 2020, le imprese del commercio, turismo e ristorazione hanno subito una drammatica riduzione del volume di affari e oltre un terzo di queste è stretta in una morsa, tra la mancanza di liquidità combinata ed una difficoltà sostanziale di accesso al credito. Questo detonatore sociale è sempre stato per noi evidente, tanto che abbiamo chiesto da sempre non solo indennizzi adeguati e tempestivi, ma anche moratorie fiscali e creditizie ampie ed inclusive, la sospensione e la rateizzazione degli impegni fiscali e possibilità più ampie di accesso al credito.

Per “proteggere” le nostre imprese dalla criminalità organizzata e dall’incubo usura.

E come sempre è il Sud a pagare il prezzo più alto a questo fenomeno, a causa di un tessuto imprenditoriale più fragile e quindi dotato di meno opportunità di resilienza. Un tessuto di micro imprese, spesso a conduzione familiare, e spessissimo a titolarità femminile, che non hanno gli ‘ammortizzatori’ e le strutture per difendersi dalla crisi.

Come sistema siamo attenti a non lasciare soli le nostre imprenditrici ed i nostri imprenditori, convinti dell’importanza della denuncia come dovere morale e giuridico e della necessità di fare sistema per fare argine alla disperazione delle imprese. Ma non basta. Dopo 15 mesi di allarmi e denunce della gravità del momento, serve oggi una risposta chiara ed efficace del Governo, che permetta alle aziende di ricostruire i loro bilanci disastrati da continue chiusure e inattività. Serve assicurare la riapertura in sicurezza delle attività, serve sostegno concreto alle imprese e serve programmare interventi di tutela delle imprese in difficoltà.

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Sun, 25 Apr 2021 20:27:56 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/701/1/25-aprile-liberi-di-lavorare- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Impresa significa FARE! https://www.patriziadidio.com/post/700/1/impresa-significa-fare

Dietro un’azienda non c’è un codice ad 11 cifre che identifica la Partita Iva assegnata per l’identificazione fiscale. Dentro un’azienda c’è una comunità, ci sono famiglie, vite. Ci sono storie fatte di capacità, creatività, impegno, sacrifici,  responsabilità, soprattutto ingegno che ha saputo creare e FARE! 

C’è sangue che pulsa, pensieri che fermentano creativi, emozioni che creano connessioni.

Tutto questo sta passando invisibile. Le aziende diventano solo numeri ateco per disciplinare aperture e chiusure. Diventano numeri. E dove sono invece gli imprenditori, i lavoratori, le famiglie, la comunità che sono l’azienda e che sono il cuore pulsante del Paese.

Siamo ridotti a resilienti/combattenti per difendere il nostro lavoro, il nostro pane, la nostra dignità. Per difendere il futuro non solo nostro, ma del Paese.

Sembra quasi che si sia un disegno diabolico e perfetto per eliminare la classe “media” sull’altare di un virus pandemico. Quella classe produttiva che è media solo perché rappresenta la gran parte del paese, che crea reddito e lavoro e che rappresenta l’economia reale del Paese.

Una comunità di gente operosa e concreta, imprenditori e professionisti - dalla più micro attività alle aziende più grandi - che nonostante le cose non funzionino,  nonostante l’incompetenza di chi dovrebbe decidere, nonostante le ruberie e la corruzione, nonostante il veleno della mala burocrazia e il morbo della cattiva politica, con ingegno e capacità è sinora riuscita a tenere in piedi l’economia di questo Paese e ad affermare nel mondo il valore del made in Italia!

Prima di questa pandemia, nonostante le cose non andassero, pur con mille difficoltà le nostre aziende e le professioni erano luoghi in cui la linea di confine è demarcata dalla capacità e dalle concretezza. Piccole isole di attività a formare un arcipelago di operosità.

Il “ciclone pandemico”, che non è il virus ma la reazione inadeguata nella gestione dell’emergenza e delle misure necessarie per la ripartenza ha invaso il nostro arcipelago con quella furia devastatrice tipica dei cicloni.

Come se ci fosse un disegno perfetto per fare trionfare la  mediocrità, l’incapacità e l’inconsistenza sull’iniziativa privata che sa andare avanti, inventarsi, creare reddito e ricchezza. Non lo permetteremo. Noi siamo le imprese. Siamo storie di impegno e di capacità e conosciamo solo il verbo FARE. Diamoci da fare per ricostruire.

Non molliamo! Forza!

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Sun, 18 Apr 2021 20:34:34 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/700/1/impresa-significa-fare cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
La resilienza è un sostantivo femminile https://www.patriziadidio.com/post/699/1/la-resilienza-e-un-sostantivo-femminile-

«Ciò che non ti uccide, ti fortifica». La crisi ce lo sta insegnando ogni giorno.

Noi imprenditrici ed imprenditori lo stiamo vivendo nella nostra vita quotidianamente. Frastornati e sgomenti ma mai domi. Lottiamo ogni giorno per resistere in una crisi dominata dall’incompetenza e dall’improvvisazione. Ma malgrado tutto, continuiamo a rimboccarci le maniche e lottare per il futuro delle nostre imprese.

Perchè una donna imprenditrice lo sa che non c’è crescita dove non c’è cura.

Ma non basta resistere, l’imperativo anche in tempi di crisi per chi fa impresa è crescere.

Senza crescita non c’è futuro. E siamo ben consapevoli che la crescita passa da un diverso paradigma dell’economia che non è oggi più rinviabile. Un paradigma che metta al centro il fare, unico faro che l’impresa conosce.

Ma il fare deve coniugarsi guardando ai numeri, a quei numeri che ci consegnano che senza donne, o almeno senza che alle donne - che costituiscono più della metà della popolazione, sia data una vera chance di successo, non c’è futuro. Non si tratta di una battaglia per le donne, ma di un’evoluzione verso una democrazia paritaria, che ha poco a che vedere anche con le quote rosa, che per adesso restano tuttavia necessarie. La democrazia paritaria è necessaria alla ripresa.

Le donne costituiscono infatti il prezioso capitale sommerso da valorizzare e sostenere per restituire all’Italia una nuova chance. Abituate a lottare, ad affrontare la sfida del fare impresa, tanto più in tempi di crisi, proprio perché per loro, e da sempre, tutto è più difficile.

Le donne imprenditrici sono le prime vittime di questa crisi; devono essere il motore della ripartenza. E del resto è un dato inequivocabile: senza donne al vertice non solo non si cresce, ma non c’è futuro. In un momento di così drammatica crisi economica, parlare di governance al femminile può apparire quasi provocatorio, un atteggiamento elitario e “di parte” che non guarda ai reali problemi del Paese. Ed invece la classe imprenditoriale ha la responsabilità di cercare la soluzione e indicare come uscire dalla crisi. Ed è l’affermazione di un vero principio di parità tra uomo e donna che costituisce il volano determinante per il nostro sistema.

Le donne sono il 52 per cento della popolazione; e questa stessa percentuale dovrebbe esprimere il potere economico del paese, il “potere” di rappresentanza degli interessi del Paese.

E’ un tema di equità, ma è oggi – in piena crisi – un tema di opportunità.

La resilienza è un sostantivo femminile ed è certamente una soft skll che le donne allenano tutta la vita. Se ne vede il riflesso nelle tante imprese a guida femminile che stanno “riorganizzando” le loro attività, con una determinazione, un coraggio ed una intraprendenza che va premiata perché rappresenta il loro amore per questo Paese.

Sono tante le donne imprenditrici che nella crisi hanno reagito, riorganizzando il futuro delle loro imprese – e quindi dei loro dipendenti, delle loro famiglie.

Nel momento più difficile per l’economia del Paese, le imprenditrici femminili non mollano, scoprono aspetti inesplorati, vanno verso il trend del periodo anche con anticipo, sono attente al dettaglio, al prodotto di nicchia, sono naturalmente protese verso tutto quanto fa capo al settore dei servizi. Riorganizzano. Trovando dentro di sé la forza che nasce proprio dal senso di “protezione” del loro progetto di vita e di azienda.

Mettendo in campo la capacità di cura che distingue la leadership resiliente, che sa infondere sempre fiducia, sa dare il buon esempio, creando una squadra motivata ma attraverso rapporti orizzontali, con autorevolezza ma senza mai diventare autoritaria. Sa soffrire e consolare allo stesso tempo. Lavorando sul capitale umano della propria azienda, proprio come è abituata a fare investendo con il capitale umano della famiglia. 

Perchè una donna imprenditrice lo sa che non c’è crescita dove non c’è cura.

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Mon, 12 Apr 2021 15:17:03 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/699/1/la-resilienza-e-un-sostantivo-femminile- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il valore del Made in Italy passa dalla sostenibilità e dal rispetto per l’ambiente https://www.patriziadidio.com/post/698/1/il-valore-del-made-in-italy-passa-dalla-sostenibilita-e-dal-rispetto-per-l-ambiente

Made in Italy bello, perché etico e sostenibile.

La sostenibilità è una variabile strategica che può diventare fattore non solo di competitività. Ma anche di affermazione sul mercato mondiale di una filosofia di fare business che re-orienti i consumi verso modelli consapevoli ed etici.

Come abbiamo fissato al Punto 16 del Manifesto di Terziario Donna: <Accettiamo la sfida dei mercati globali. Siamo deboli per competere sui prezzi ma possiamo combattere con altre armi. Mettendo al centro l’uomo e le sue emozioni, i suoi gusti ed i suoi sensi. Valorizzando attitudini, premiando i talenti. Contribuendo con le nostre imprese a migliorare società ed ambiente>.

La sostenibilità è la grande sfida del futuro anche per il mondo della moda ma essere “green” non basta. La responsabilità etica di conduzione di un’azienda si nutre di comportamenti coerenti in tanti aspetti: occorre rispettare l’ambiente, così come i diritti dei lavoratori, dei fornitori e le garanzie per i propri clienti.

Nel comparto moda, la sostenibilità sta sempre più diventando la linea di confine tra made in Italy e buy in Italy

Malgrado la crisi e l’evoluzione del mercato, le aziende tessili e di moda si misurano sempre più con questo asset strategico e sono sempre più sollecitate da continue domande di sostenibilità.

Si va sempre più affermando il consumo verso modelli orientati a mettere al centro la Persona e il rispetto dell’ambiente.

Questo significa interpretare la sostenibilità come leva strategica di comunicazione identitaria che distingue un’azienda e i suoi prodotti e che si si traduce in un vantaggio competitivo e in un valore che identifica e qualifica il prodotto realizzato interamente in Italia, alimentando una filiera di produzione e vendita che rispetta le norme italiane, che sono tra le più rigorose sia in tema di salvaguardia ecologica sia in materia di lavoro.

Anche per questo piaccia o no, il nostro Paese è un punto di riferimento autorevole per la messa in campo di norme che, se da un lato rendono più costoso produrre in Italia, danno garanzie di rispetto di valori assoluti quali la salvaguardia dell’ambiente, le garanzie sul lavoro così come la tutela della salute collettiva e dello stesso consumatore.

Etica e responsabilità sono i pilastri di regole imposte dal nostro Paese che rappresentano garanzie per tutti, ma sono asset strategici che andrebbero evidenziati nell’etichetta di produzione.

Rappresentano la differenza abissale che distingue un prodotto “made in Italy” da un prodotto “made in China”.

La sostenibilità ha un ‘apparente’ costo aggiuntivo; ma solo se non viene assunta come asset strategico. Come valore distintivo del brand. La sostenibilità può e deve rappresentare un elemento di ulteriore competitività. E il valore reputazionale delle aziende che aderiscono a principi di etica e responsabilità. Le dinamiche organizzative guidate da esigenze di sostenibilità devono entrare a far parte di un piano strategico a breve, medio e lungo termine delle aziende.

Ma soprattutto la sostenibilità, perché diventi , va comunicata e va comunicata bene. Va raccontata con processi di narrazione (storytelling) che trasferiscano al consumatore il senso di quel consumo consapevole di cui è anello primario. E che distingue l’acquisto in genere dall’acquisto consapevole, dall’acquisto cioè che ricerca nel prodotto un significato.

Per questo bisogna con fermezza prendere posizione contro il cosiddetto “greenwashing”, il fenomeno marketing ingannevole a cui ricorrono alcune aziende internazionali costruendo un’immagine di sé fintamente rispettosa dell’impatto ambientale, attraverso mirate campagne di marketing a cui non segue però la coerenza nei comportamenti e nei prodotti.

A fare la differenza, la creatività, l’estro e l’innovazione, l’autenticità del “realizzato in Italia”. Il talento italiano, quello di cui andiamo orgogliosamente fieri. Quello che ci impone in tutto il mondo. Che non è solo buon gusto e bel design; non è solo innovazione e avanguardia. Ma sono invece precise scelte di qualità, di rispetto dell’ambiente e delle persone, di valori etici e di responsabilità. Sono il senso e il significato di esperienze e contenuti che gli stessi consumatori contribuiscono a costruire, facendoli propri e mettendoli, sempre più, al primo posto delle loro scelte.  

 

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Wed, 31 Mar 2021 14:48:51 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/698/1/il-valore-del-made-in-italy-passa-dalla-sostenibilita-e-dal-rispetto-per-l-ambiente sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Storytelling: la persona al centro nella relazione di vendita https://www.patriziadidio.com/post/697/1/storytelling&160la-persona-al-centro&160nella-relazione-di-vendita

<La società dell’immagine che sempre si espande impone linguaggi nuovi. Non possiamo sottrarci alla sfida. Dobbiamo sapere ottenere l’ascolto di uomini e donne che cambiano. Parlando non solo alle loro menti ma anche ai loro cuori>.

Il punto 18 del Manifesto Terziario Donna punta l’attenzione su una sfida fondamentale e quanto mai attuale e che riguarda la necessità di puntare ai nuovi strumenti della comunicazione guidando le trasformazioni del mercato. Per creare quell’innovazione di linguaggio e strumenti che il mondo del Terziario necessita per affrontare il mercato indirizzando il sistema ad un consumo consapevole.

L’Economia del Bene Essere su cui puntiamo, come visione economica del Terziario Donna, che implica lo spostamento della vendita di prodotti alla , passa anche  da questa innovazione nei linguaggi di comunicazione del marketing.

Il primo passo per dei clienti è la narrazione della nostra attività che coinvolga tutto il sistema, dai consumatori ai fornitori della nostra azienda. Il racconto dei nostri valori di impresa.

Lo storytelling – tecnica di marketing che sta sempre più prendendo campo - è un’arte narrativa che incuriosisce sempre di più le aziende per la capacità di coinvolgere gli utenti – di <parlare ai loro cuori>, punto necessario per trasmettere significati - facendoli sentire parte attiva del brand e non solo consumatori.

In un mercato sempre più globalizzato, lo storytelling permette ad un'azienda di entrare in contatto con i suoi clienti attraverso la narrazione persuasiva della propria storia.  Di trasmettere i valori identitari su cui si fonda il proprio brand.

Lo storytelling ci fa entrare in contatto autentico con il consumatore in maniera diretta.

Negli ultimi anni il mondo della moda si è ‘democratizzato’ e ormai praticamente chiunque può decidere di fare una propria collezione e venderla sul web, scavalcando così i canali tradizionali della distribuzione. Perdendo quel valore di unicità. Sono nati migliaia di siti di negozi virtuali “asettici” dove i prodotti si assomigliano tutti e non hanno più nessuna caratteristica di riconoscibilità.

Quello che manca nei dropshop è soprattutto il racconto di tutto ciò che sta dietro:  l’ideazione di un marchio, la realizzazione di una collezione, la scelta dei materiali, l’allestimento di una vetrina. Tutte azioni che nel marketing generalizzato guardano al target; in quello che mi piace chiamare “slow shopping” guardano invece alla relazione con il cliente. Una relazione che deve rimanere valore prevalente anche quando la vendita dal fisico si sposta sull’online.

 Gli imperi dei marchi globali sono stati costruiti sulla veicolazione di un pensiero unico, che deve andare bene a milioni di persone. Quindi indistintamente. 

La moda deve invece rimanere un’esperienza unica, che si rivolge ad ognuno dei suoi clienti. Nessuna storia può essere interessante per tutti, proprio perché i meccanismi narrativi, pur basati sull’oggettività di una visione esterna, lavorano sulla soggettività dei singoli individui e quindi più sono specifici e unici più riescono ad andare in profondità e catturare non solo l’attenzione ma anche la curiosità e il senso di identificazione.  Questo è il segreto che deve esserci dentro lo storytelling: quel racconto dell’esperienza che il prodotto porta in sé, il suo significato.

Il legame tra moda e creatività è un fatto naturale ed inscindibile. La moda è il luogo della creatività, il settore produttivo che esprime la punta più avanzata del design, della ricerca e della sperimentazione rispetto alle possibili declinazioni del gusto. Tuttavia questo legame si è trasformato nel corso degli anni, soprattutto da quando il valore del brand ha assunto una centralità simbolica enorme, capace di dominare l'immaginario dei consumatori e del mercato. Da una concezione intensiva che vedeva la moda come creatività concentrata nel design di capi e accessori si è passati ad una concezione estensiva che investe globalmente le attività delle aziende e che sempre più si apre a tutto ciò che sta al di là del perimetro delle aziende: i luoghi del consumo, della cultura e della vita quotidiana.

Ed è su questo che la narrazione nella moda può fare la differenza: nella capacità di raccontare quel sistemi di valori che sono parte integrante del prodotto, il senso di comunità associato al senso del luogo, l’empatia, la naturalità, la cura per l’ambiente e le persone e tutto ciò che chiamiamo ”benessere”. E’ la narrazione allora, anche in un mondo che sta sempre più integrando la vendita fisica con la vendita online, a riportare centrale la relazione unica con il cliente. La persona al centro per vendere di più e vendere meglio.

 

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Fri, 19 Mar 2021 19:34:14 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/697/1/storytelling&160la-persona-al-centro&160nella-relazione-di-vendita sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
I negozi di vicinato all’alba di una nuova sfida https://www.patriziadidio.com/post/696/1/i-negozi-di-vicinato-all-alba-di-una-nuova-sfida

L'elettrochoc di un anno di pandemia ha ridisegnato la mappa del commercio in Italia. Le saracinesche abbassate dei negozi, le attività commerciali ferme nelle zone rosse e comunque deprivate della solita utenza nelle altre zone ed il crollo dei consumi hanno lasciato un segno indelebile sulla distribuzione. A cui toccherà reagire con determinazione.

Rileggendo attentamente i trend di consumo e rimodulando il sistema del commercio in funzione anche di questo.

La pandemia da Covid-19  ha difatti cambiato sensibilmente, e da più punti di vista, il comportamento dei consumatori. Un anno di distanziamento e di contingentamento della vita cittadina hanno cambiato il nostro modo di fare acquisti dentro i punti vendita. Imprimendo una necessaria metamorfosi di tutto il sistema.

Per non subire il cambiamento, ma anzi guidarlo verso una traiettoria strategica, bisogna rivedere i modelli di business puntando a ridare ai negozi di vicinato la necessaria centralità.

I negozi di vicinato hanno una forza identitaria. Si tratta di negozi che puntano sulla relazione umana con il cliente, mettendo al centro dei loro business proprio il rapporto umano. Oggi, dopo che il ciclone covid ha stravolto proprio le modalità dell’incontro, sono i negozi di vicinato che devono riprendere il loro spazio di mercato, innovando ed innovandosi.

Un punto di osservazione interessante da cui partire ce lo offrono i dati di Google Trends, che registrano le ricerche più frequenti fatte in rete.

Da questi dati si scopre che, contrariamente alla percezione diffusa, gli acquirenti fanno sempre più riferimento ai negozi di vicinato. Gli acquisti si sono infatti spostati dagli ipermercati e centri commerciali ai supermercati  e punti vendita più prossimi all’abitazione. La “vicinanza” è riscoperta come un valore. E anche un nuovo approccio al nostro stile di vita che abbiamo messo in discussione.

Nello specifico, secondo Google Trends, da febbraio 2020 a febbraio 2021 sono aumentate le ricerche effettuate dai consumatori sul motore di ricerca con le parole “vicino a me”, per le attività legate al food, ma anche per la vendita al dettaglio di beni e servizi. In Italia, le ricerche dei consumatori relative alle attività commerciali locali sono aumentate del +20.000% durante la pandemia. Sono nello specifico Lombardia, Lazio, Veneto, Piemonte e Toscana le prime 5 Regioni per ricerche “vicino a me”.

Il 30% di tutte le ricerche da mobile a livello globale riguarda attività a livello locale. Inoltre, il 76% delle persone che cerca sul proprio smartphone un esercizio nelle vicinanze lo visita entro un giorno e il 28% delle ricerche “nelle vicinanze” si traduce in un acquisto.

Complici lo smart working e le restrizioni di movimento, gli italiani hanno riscoperto le attività commerciali non lontane dalla propria abitazioneCon la catena di approvvigionamento interrotta, molte persone sono infatti andate alla ricerca di prodotti e servizi nelle loro comunità locali.

La pandemia ha così permesso a molti consumatori di conoscere nuove attività nella propria zona: non solo prodotti da acquistare, ma anche servizi di assistenza e supporto di vario genere.

Il nuovo contesto, pur nel contingentamento degli acquisti dovuto alla crisi e alla preoccupazione per il futuro, ha visto aumentare il numero di servizi accessori legati alla vendita, come la consegna a domicilio, il personal shopper online, la chatbot di servizio. Ha anche fatto registrare un’impennata di registrazione di piattaforme per il commercio elettronico.

Moltissimi negozi hanno rivisto i loro sistemi di comunicazione online con i clienti introducendo diversi servizi di advertising online e ampliando il numero di informazioni fornite in rete, come la possibilità di segnalare ai clienti la distanza dall’attività commerciale, la merce disponibile, gli orari di lavoro, o l’attesa prevista per accedere allo store.

Oggi il consumatore si aspetta più che mai approcci integrati, dove l’esperienza del negozio fisico si unisce a quella digitale. E’ fondamentale quindi avviare una strategia ad hoc per soddisfare le richieste dei clienti in un approccio multicanale.

Per contrastare i sistemi di vendita online dei grandi store, serve però un’azione decisa volta a preservare i negozi di vicinato e a dirigere i consumatori nelle attività di prossimità. Si stima infatti che i formati multicanale e marketplace saranno alla base dell’86% della crescita del retail nei prossimi cinque anni.

Nel breve termine,  sarà necessario anche fare i conti con la pesante recessione a causa della ridotta capacità di spesa. Conseguenza quasi inevitabile delle macerie economiche e sociali della pandemia. Di sicuro però i piccoli negozianti, le vetrine della moda, i negozi che illuminano le nostre città non potranno essere lasciati soli davanti la difficile sfida di ristabilire gli equilibri dei loro bilanci e “reinventare“ il loro business intercettando i nuovi trend di consumo. Per i negozi di vicinato, pur con un drammatico calo delle vendite e avendo praticamente saltato la campagna saldi, le spese sono infatti pressoché rimaste inalterate.

I negozi dovranno adesso affrontare il cambiamento di comportamenti e di consumi cercando di trasformare i problemi dell'emergenza in opportunità. Ripartendo proprio dalle lezioni che ci lascia questo periodo. La prima grande lezione della pandemia è l'importanza delle vendite online e dei pagamenti virtuali. Questo comporterà per mantenere la forza identitaria dei negozi, creare il giusto equilibrio tra online e negozio fisico anche ricercando alleanze strategiche tra negozi che puntano sullo stesso target di clientela.

Un'altra delle metamorfosi destinate a rimanere è la rivoluzione delle consegne a domicilio. Vale per tutti, dalle case di moda alle catene elettroniche, dai negozietti sotto casa ai big dell'alimentare. L’abitudine all’ordine online dovrà vedere i piccoli negozi reagire per stare al tempo con le modifiche in corso.

Il post covid sta cambiando anche l'architettura degli interni del commercio, minimizzando i punti di assembramento e le code. In ogni segmento di mercato emerge il bisogno di rassicurazione che orienterà i consumi verso i negozi che meglio saranno attrezzati

In questo nuovo quadro, al fine di salvaguardare i negozi di vicinato, presidio di comunità, e per evitare la desertificazione delle città perché ogni vetrina che si spegne è un pezzo di città che muore, diventa necessario ripensare il marketing del commercio e sviluppare una strategia volta alla promozione dei negozi di vicinato che rappresentano il presidio di comunità.

Far rivivere le attività commerciali di quartiere, rispondendo anche ad una maggiore attenzione nei confronti della sostenibilità ambientale: una tematica sempre più vitale, che deve trovare risposta anche negli assi del Piano di spesa del Recovery Fund.

 

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Wed, 10 Mar 2021 08:22:20 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/696/1/i-negozi-di-vicinato-all-alba-di-una-nuova-sfida sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Donne ordinarie e per questo straordinarie - Una nuova Sala delle Donne per fare memoria del loro impegno. https://www.patriziadidio.com/post/695/1/donne-ordinarie-e-per-questo-straordinarie-una-nuova-sala-delle-donne-per-fare-memoria-del-loro-impegno

Il miglior modo per celebrare la giornata internazionale delle Donne è inaugurare una nuova . Un luogo dove fare memoria dell’impegno delle Donne per ottenere conquiste di civiltà.

Un passaggio di testimone da queste eccelse Donne a noi Donne contemporanee che ogni giorno ci impegniamo perché la democrazia sia paritaria e non soltanto sulla carta costituzionale, ma affinché vi sia la giusta rappresentanza in ogni luogo decisionale e in ogni luogo della società.

L’iniziativa prosegue il Progetto partito nel 2016 quando su input dell’allora Presidente della Camera Laura Boldrini è stata inaugurata a Montecitorio la prima «Sala delle Donne» dedicata “alle donne che hanno fatto l’Italia e per quelle che verranno” .

Per sollecitare una riflessione concreta sull’impegno femminile, che ne faccia memoria viva correggendo gli errori di una storia che ci viene invece tramandata solo al maschile. Una storia che i libri di scuola e le toponomastiche delle città ci raccontano solo al maschile e che invece è stata segnata da uomini e donne.

Con il progetto , il Gruppo Terziario Donna di Confcommercio ha voluto correggere la palese discriminazione in atto e sollecitare una riflessione sul contributo di Donne che hanno lottato per affermare il proprio ruolo nella storia.

Le occupazioni delle donne nel mercato del lavoro, che prima erano in gran parte prolungamenti delle attività eseguite in famiglia, riguardavano il lavoro di cura ed altre attività tipicamente femminili: sarte, ricamatrici, balie, insegnanti, educatrici, contadine, lavandaie, stiratrici. Le lotte delle Donne, la loro determinatezza dello studio e l’inserimento nel mondo del lavoro hanno - anno dopo anno – cambiato la nomenclatura del lavoro. E così oggi le Donne sono Ministre, Sindache, Prefette, Poliziotte, Magistrate, Notaie, Ingegneri, Astronaute. Guidano imprese e guidano organizzazioni. Guidano la Commissione Europea. Sono Vice Presidente degli Stati Uniti. Sono Direttrice Generale del World Trade Organization.

Sono, ma non sono ancora.

Per questo è importante celebrarne la memoria ed insieme sottolineare il valore delle conquiste ottenute dalle Donne per le altre Donne.

Ogni «Sala delle Donne» è infatti testimonianza e memoria delle conquiste ottenute con impegno e determinazione per costruire “un’altra storia”.

La «Sala delle Donne» è una galleria di ritratti di figure femminili illustri, che hanno significativamente contribuito al progresso della comunità in cui hanno vissuto. La sua declinazione territoriale disegna quindi una nuova mappa ed una più veritiera pagina di storia. Oggi, a Noceto (Parma) inauguriamo la sesta Sala dopo Montecitorio, Pesaro, Cosenza, Catania, Genova. Ed altre ne seguiranno nei prossimi mesi.

Ogni Sala, raccontando la memoria di Donne di valore, offre l’opportunità per riflettere sull’impegno delle donne che hanno rappresentato quella comunità e contribuisce a correggere una memoria collettiva e identitaria dei luoghi fatta,  ingiustamente, di figure illustri esclusivamente maschili.

Oggi più che mai è necessario muoversi nella direzione di una cultura che promuova il patrimonio della diversità, dell’inclusione e delle pari opportunità incrementando la consapevolezza e il livello valoriale nella società . Promuovendo la cultura della democrazia paritaria.

Nell’anno che ha stravolto la vita nel mondo a causa del virus, le donne sono coloro che stanno pagando il costo più alto, nel privato, nella perdita del lavoro, per la chiusura delle imprese. La pandemia ha reso più fragile la situazione delle donne e rischia di renderle ancora più vulnerabili. Dando vita anche ad un drammatico aumento dei casi di violenza di genere.

Questa nuova Sala delle Donne ha quindi oggi più che mai un alto valore simbolico per dire grazie alle tante donne forse “poco evidenti” e che non avranno mai dedicata una pagina di giornale o una galleria della memoria, ma che stanno avendo il peso di rimettere in piedi il nostro Paese.

L’8 marzo è la giornata per dire Grazie alle donne dalle capacità e dalle gesta straordinarie. Ma anche a tutte quelle che quotidianamente fanno - direbbe Santa Caterina da Siena .

C'è infatti una “straordinarietà” nell'essere ordinarie. Ordinario e Straordinario, due parole che sembrano non avere niente in comune, due mondi in apparenza opposti. Eppure ogni Donna è al tempo stesso ordinaria e straordinaria.

Ogni Donna vive una vita ordinaria, vissuta con le nostre famiglie, ad avviare alla vita i nostri figli, ad aprire ogni giorno i nostri negozi, le nostre aziende, i nostri bar e ristoranti, i nostri studi professionali, i nostri alberghi, attività da portare avanti con mille affanni, per rendere con le nostre attività anche le città più bella ed il futuro migliore.

Ma è come si fa che rende l’ordinario, straordinario. E’ questo investire nella Bellezza e nella Comunità, che rende una vita ordinaria straordinaria.

Cosi come le lapidi al milite ignoto che è una alta celebrazione di tutti coloro grazie ai quali si combattono le guerre, attraverso le donne rappresentate nelle , celebriamo le tante donne che hanno contribuito a farci giungere fin qui. E le tante che daranno il loro contributo incondizionato e fondamentale per conquistare nuovi spazi di civiltà e di futuro. Le celebriamo con riconoscenza e rispettosa memoria, ringraziandole per quelle Donne che oggi possiamo essere.

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Mon, 8 Mar 2021 00:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/695/1/donne-ordinarie-e-per-questo-straordinarie-una-nuova-sala-delle-donne-per-fare-memoria-del-loro-impegno sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Al Governo Draghi chiediamo un deciso cambio di passo. Noi faremo la nostra parte. https://www.patriziadidio.com/post/693/1/al-governo-draghi-chiediamo-un-deciso-cambio-di-passo-noi-faremo-la-nostra-parte

Da qualche giorno abbiamo un Governo nuovo. Un Governo di unità e responsabilità, due parole importanti e pregne di significato, a cui voglio aggiungerne una terza: urgenza. 

Perché non c’è più un solo istante da perdere. Occorre - e con immediatezza - mettere in atto una strategia ben chiara che legga i dati dell’economia reale e supporti la ripresa del sistema produttivo. Senza se e senza ma. E senza più la carenza di programmazione che ha caratterizzato questi ultimi tempi, in cui noi imprese abbiamo pagato - e carissimo - il costo di decisioni estemporanee.

Questo governo - a forte trazione tecnica - ha principalmente il compito di definire la strategia del NextGenerationEU.  Partendo da uno dei nodi cruciali che emerge chiaramente dai dati sulla crisi: l’imprenditoria femminile.

Uno dei primi  temi deve riguardare proprio la necessità di riprendere la legislazione a sostegno dell’imprenditoria femminile –come a suo tempo fece  la n. 215 del 1992 – e adeguarla a questi tempi nuovi. Va continuato il lavoro appena avviato nel Tavolo MISE sul Fondo Impresa Femminile” che, con il metodo del confronto partecipato con le associazioni di categoria, deve favorire la creazione di nuove imprese a guida femminile, ma soprattutto fornire alle imprese esistenti la possibilità di resistere alle immani difficoltà del periodo e magari crescere e posizionarsi competitivamente sul mercato. 

Quello che serve non è solo lo strumento di finanziamento, ma anche e direi soprattutto, serve affrontare i nodi culturali che sono dietro al fatto che il 22% delle imprese italiane è rosa. E che nel momento di una crisi, sia proprio questa la componente del sistema a perdere la sua vitalità e dimostrare la maggiore fragilità. 

Nella collaborazione virtuosa tra Governo ed associazioni, deve essere affrontato con metodo questo tema, realizzando strumenti efficaci che forniscano anche localmente assistenza tecnica e formazione alle imprenditrici. 

Il Fondo per l’Imprenditoria Femminile varato nella Legge di Bilancio 2021, pur con una dotazione finanziaria limitata che andrà necessariamente potenziata con le risorse del Recovery Fund, è pensato con l’ambizione di farne un elemento centrale del NextGenerationEU

Con la consapevolezza che il tema sia non un tema di pari opportunità, ma debba essere tema di politica economica del Paese. Perché in un’economia in cui la crescita è sempre più nei settori tecnologicamente avanzati, se non affrontiamo il ritardo nel rapporto tra donne e impresa, se non aumentiamo la partecipazione femminile al mondo digitale, se non sosteniamo la scalabilità delle imprese rosa, non aiutiamo la crescita del Paese. neghiamo il diritto costituzionale delle Donne di fare impresa avendo pari opportunità degli uomini.

Questo tema lo ha ben sottolineato la Presidente Ursula von der Leyen, che ha collocato la parità di genere al centro delle priorità della sua Commissione (2019-2024) e tale impegno politico a promuovere un percorso di lungo termine, sia all’interno che all’esterno dell’Unione, si è tradotto nell’UE, nell’inclusione di una prospettiva di genere in tutte le politiche e in tutte le principali iniziative messe in campo. Ha portato a definire l’empowerment del lavoro femminile asset strategico del Recovery Fund.

Adesso chiediamo che l’Italia sia consequenziale, mettendo in atto le azioni necessarie a risolvere la fragilità del lavoro femminile, restituendo quella straordinaria vitalità che aveva portato – ante crisi – le imprese rosa a crescere a velocità maggiore delle imprese maschili. 

Oggi non è più tempo di rimandare. A maggior ragione adesso che dobbiamo rimettere in piedi il Paese e che donne, giovani e Sud sono considerati le direttive della ripresa e dello sviluppo anche per tutte le misure da intraprendere.

Sappiamo bene l’importanza del ruolo che abbiamo noi imprenditrici - e ancor più noi “piccole e medie“ imprenditrici.

Come Gruppo Terziario Donna Confcommercio continueremo con determinazione a dare il nostro contributo nel processo di definizione del Recovery Fund, e presenteremo al nuovo Governo alcune misure che riteniamo potrebbero costituire un forte incentivo al fine di porre le basi per un crescita che sia davvero innovativa, sostenibile e paritaria. Alla base di tali misure, l’assunzione della parità di genere come linea strategica con una visione strutturale e sistemica e l’agevolazione del fare impresa femminile, che costituisce oggi un’opportunità a tutti gli effetti di piena affermazione professionale, e non solo un semplice auto-impiego. 

Porremo con decisione il tema della centralità dell’imprenditoria femminile per lo sviluppo economico e la stretta correlazione con la crescita economica e l’esistenza di sistemi sostenibili. Nella convinzione che solo un diffuso tessuto imprenditoriale femminile può determinare una maggiore resistenza alle crisi finanziarie delle economie che lo ospitano. 

E lo faremo non solo al tavolo costituito al Mise, ma anche verso tutti gli altri sistemi che in maniera incisiva contribuiranno alla costruzione del Recovery Fund, come il neo nato Ministero della Transizione Ecologica ed al Ministero per la Coesione Territoriale.

E’ il Regolamento del NextGenerationUE a porre il tema “impresa femminile” sempre più al centro delle agende delle Istituzioni e credo mai come in questo anno ci sarà richiesto un supplemento di impegno per saper cogliere l’importante opportunità che auspichiamo da tempo e che oggi finalmente sembra avere favorevoli condizioni per realizzarsi, di cambio del modello di sviluppo. 

Buon lavoro al Governo Draghi chiamato a fronteggiare con competenza e responsabilità l’emergenza sanitaria, emergenza economica ed emergenza sociale, mettendo in campo le risorse che l’Europa ci mette a disposizione e realizzando le necessarie riforme. 

É arrivato il tempo di un deciso cambio di passo. Noi ci siamo.

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Tue, 16 Feb 2021 04:40:29 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/693/1/al-governo-draghi-chiediamo-un-deciso-cambio-di-passo-noi-faremo-la-nostra-parte sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il lavoro femminile è una questione economica: le proposte di Terziario Donna ConfCommercio al Tavolo per il Fondo Impresa Femminile istituito presso il MISE https://www.patriziadidio.com/post/692/1/il-lavoro-femminile-e-una-questione-economica-le-proposte-di-terziario-donna-confcommercio-al-tavolo-per-il-fondo-impresa-femminile-istituito-presso-il-mise-

1,3 milioni di imprese femminili in Italia, pari al 22% del totale, che danno lavoro a quasi 3 milioni di persone. Un numero in crescita, anno su anno, che però nel corso del 2020 ha subito un pesantissimo stop che ha praticamente annullato i risultati conseguiti - e con fatica - in questi anni.

Questo è quanto ci consegna l’ultimo Rapporto nazionale Impresa di Unioncamere: le donne del Terziario di mercato stanno pagando il conto più salato della crisi innescata dal Covid_19. Questo dato, oramai assunto da tutti, deve però trovare risposta adeguata nell’agenda politica e nelle azioni di politica economica che saranno varati dal nascente governo nazionale che auspichiamo nasca improntato alla democrazia paritaria.

Come ConfCommercio Gruppo Terziario Donna vogliamo contribuire portando il nostro punto di vista e la nostra esperienza sul campo. Siamo infatti consapevoli del ruolo che abbiamo noi imprenditrici - e ancor più noi “piccole e medie“ imprese - nel sistema economico del Paese e quindi della responsabilità di noi Associazioni di rappresentanza, che siamo la cerniera fondamentale tra sistema produttivo e sistema di Governo.

Nei tavoli di lavoro in cui siamo state coinvolte in fase di definizione della Legge di Bilancio, Terziario Donna ha presentato alcune misure che riteniamo necessarie per porre le basi per un crescita che sia davvero innovativa, sostenibile e paritaria. Alla base di tali misure, l’assunzione della parità di genere come linea strategica con una visione strutturale e sistemica e l’agevolazione del , che costituisce oggi un’opportunità a tutti gli effetti di piena affermazione professionale, e non solo un semplice auto-impiego. Ma anche una leva strategica di politica economica per il Paese.

Il nostro Gruppo è stato chiamato ad intervenire come membro effettivo del Comitato Nazionale di Parità e Pari Opportunità nel Lavoro per definire misure specifiche per lo sviluppo dell’empowerment e dell’occupazione femminile, ma anche a far parte del tavolo per il Fondo a sostegno dell’Impresa Femminile presso il Ministero per lo Sviluppo Economico, finalmente costituito.

Tra le misure che abbiamo proposto per sostenere l’imprenditoria femminile, oltre il ripristino di misure a fondo perduto per le imprese esistenti e le start-up femminili, la previsione di misure di decontribuzione e investimenti mirati a potenziare i servizi di cura. La crescita della partecipazione delle donne al mondo del lavoro, deve infatti essere accompagnata da strumenti concreti di conciliazione che permettano di “liberare il lavoro delle donne” oggi sottratto dalle inefficienze del welfare pubblico.

Il supporto all’imprenditoria femminile deve passare dalla revisione dei meccanismi di attuazione del Fondo Impresa Donna istituito nella Legge di Bilancio 2021 - che prevede al momento - lo stanziamento di 40 milioni di euro per gli anni 2021 e 2022 a favore di imprese femminili di nuova costituzione e già costituite, oltreché di iniziative volte alla diffusione della cultura e dei valori d’impresa, a servizi di orientamento e accompagnamento alla professione imprenditoriale.

Nello specifico, il Fondo Impresa Donna prevede:

– Contributi a fondo perduto per avviare imprese femminili, con particolare attenzione alle imprese individuali e alle attività libero professionali in generale e con specifica attenzione a quelle avviate da donne disoccupate di qualsiasi età;

– Finanziamenti a tasso zero, finanziamenti agevolati, combinazioni di contributi a fondo perduto e finanziamenti per avviare e sostenere le attività di imprese femminili;

– Incentivi per rafforzare le imprese femminili, costituite da almeno 36 mesi, sotto la forma di contributo a fondo perduto del fabbisogno di circolante nella misura massima dell’ottanta percento della media del circolante degli ultimi 3 esercizi;

– Percorsi di assistenza tecnico-gestionale, per attività di marketing e di comunicazione durante tutto il periodo di realizzazione degli investimenti o di compimento del programma di spesa, anche attraverso un sistema di voucher per accedervi;

– Investimenti nel capitale, anche tramite la sottoscrizione di strumenti finanziari partecipativi, a beneficio esclusivo delle imprese a guida femminile tra le start up innovative di cui all’art. 25 del D.L. n. 179 del 2012 e delle PMI innovative di cui all’articolo 4 del D.L. n. 3/2015, nei settori individuati in coerenza con gli indirizzi strategici nazionali;

– Azioni di comunicazione per la promozione del sistema imprenditoriale femminile italiano e degli interventi finanziati attraverso le norme del presente articolo.

Il Fondo e il Comitato - che auspichiamo si rinforzino nel nuovo Esecutivo che sarà in queste ore varato – tracciano un metodo che è il miglior presupposto per procedere alla promozione del valore di genere, anche attraverso l’imprenditoria femminile.

Seppure parta con uno stanziamento che riteniamo limitato, e che valuteremo con attenzione non appena sarà pubblicato il decreto attuativo che individuerà la ripartizione della dotazione finanziaria tra i diversi interventi, le modalità di attuazione, i criteri e i termini delle agevolazioni previste, ivi incluse le azioni di controllo e monitoraggio, il Fondo dà una prima risposta concreta alle urgenze che provengono dall’imprenditoria femminile.

Ma perché sia più rispondente alla situazione che emerge dai dati rilevati da Unioncamere nel Rapporto per l’Imprenditoria Femminile, abbiamo richiesto di rivedere la definizione di imprenditoria femminile. Abbiamo anche già chiesto di far convogliare la maggior parte delle risorse sulle imprese femminili già esistenti, piuttosto che alle imprese di nuova iscrizione, in un’ottica di maggiore efficienza ed efficacia dell’impiego dei fondi a disposizione, e nella promozione dell’introduzione di meccanismi trasversali di premialità per le donne.

Questi temi saranno oggetto delle prossime sedute del tavolo per il Fondo a sostegno dell’Impresa Femminile, finalmente costituito, che per previsione normativa ha il compito di controllare il corretto utilizzo delle risorse del fondo d’investimento:

a) contribuendo ad indicare le linee di indirizzo per l’utilizzo delle risorse del Fondo;

b) conducendo analisi economiche, statistiche e giuridiche relative alla questione di genere nell’impresa;

c) formulando raccomandazioni relative allo stato della legislazione e dell’azione amministrativa, nazionale e regionale, in materia di imprenditorialità femminile e più in generale sui temi della presenza femminile nell’impresa e nell’economia;

d) contribuendo alla redazione della Relazione annuale sulle attività svolte da presentare al parlamento.

Il Tavolo dovrà anche condurre analisi economiche e giuridiche relative all’imprenditoria femminile; fornire indicazioni relative alla presenza femminile nelle imprese e nell’economia italiana a livello nazionale e regionale; e suggerire indicazioni relative allo stato della legislazione e dell’azione amministrativa, nazionale e regionale, in materia di imprenditorialità femminile.

Per tale motivo riteniamo valida la strada intrapresa e che dà finalmente corretta collocazione alla rappresentanza datoriale di genere ed apre una stagione nuova, collocando il tema all’interno del Ministero che ha la regia dello sviluppo economico e non trattato più solo nell’ambito delle pari opportunità, o nelle politiche sociali, quasi fosse un tema di rappresentanza accessorio.

La strada è ancora lunga, ma la via tracciata è finalmente quella giusta.

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Fri, 12 Feb 2021 02:47:09 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/692/1/il-lavoro-femminile-e-una-questione-economica-le-proposte-di-terziario-donna-confcommercio-al-tavolo-per-il-fondo-impresa-femminile-istituito-presso-il-mise- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Donne potenziale inespresso necessario alla ripresa https://www.patriziadidio.com/post/691/1/donne-potenziale-inespresso-necessario-alla-ripresa

Attivare il potenziale inespresso” è il tema su cui come gruppo Terziario Donna ConfCommercio da sempre ci battiamo. Un convincimento che deriva da una precisa valutazione: il mancato contributo delle donne alla crescita dell'economia è una perdita altamente significativa che non possiamo più permetterci.

Se il tema dell'imprenditoria femminile è stato sinora relegato a ‘questione di disparità sociale’, oggi più che mai deve diventare ‘questione economica’.

Oggi si contano circa 1,3 milioni di imprese femminili in Italia, pari al 22% del totale, che danno lavoro a quasi 3 milioni di persone, ma dopo anni in cui in ogni trimestre le imprese femminili segnavano crescite superiori alle imprese maschili, nel corso del 2020 questa maggiore velocità si è praticamente annullata e questo perché, secondo quanto emerge dall'ultimo Rapporto nazionale Impresa in genere di Unioncamere, le donne stanno pagando il conto più salato della crisi innescata dal Covid_19.

I dati Istat sull’incidenza della crisi sull'occupazione femminile diffusi in questi giorni confermano in modo ancora più incisivo come siano soprattutto le donne del Terziario di mercato  le principali vittime della crisi economica innescata dalla pandemia. 

Nel solo mese di dicembre l'Istat  ha certificato una flessione complessiva dei posti di lavoro dello 0,4% rispetto a novembre (in assoluto questo vuole dire 101 mila occupati in meno), ma a risaltare è il fatto che il calo sia in larga parte concentrato sul versante femminile. Con un'incidenza pressoché totale, anche a causa del blocco dei licenziamenti, sulle lavoratrici autonome e sulle imprenditrici. Ovvero sul mondo del terziario femminile.

Rispetto al mese di novembre le donne occupate sono diminuite a dicembre di 99 mila unità, a fronte della flessione dei lavoratori uomini che è di 2 mila posti di lavoro. Analogo fenomeno emerge anche su base tendenziale: il mese di dicembre l’occupazione femminile segna una battuta di arresto del 3,2% rispetto al mese di dicembre 2019, quella maschile cede l’1%.

Il saldo finale di un anno contrassegnato da dieci mesi di pandemia si traduce in una perdita di 444 mila posti di lavoro, di cui 312 mila donne in meno nel mondo del lavoro, cioè il 70% di quella perdita! Dati che aggravano il divario e dimostrano tutta la fragilità del sistema. E da cui non possiamo non trarre elementi per indirizzare le misure necessarie alla ripresa. 

I dati ci prefigurano infatti un contesto drammatico ed obbligano – non più suggeriscono - a porre come centrale nell'agenda politica il tema dell'occupazione femminile. Tanto più quando i dati dicono che alla presenza femminile nell’impresa sono associati maggiore attenzione a profili dwelfare, di etica, più rispetto dell’ambiente. Maggiori performance. 

Tutti aspetti che come Terziario Donna ConfCommercio da sempre portiamo avanti come principi guida, e che hanno orientato in modo certamente avanguardista le visioni del Gruppo, che ha proposto già da anni e riassunto nel Manifesto Terziario Donna. Principi che sono alla base delle visioni economiche lanciate dal Gruppo e che puntano proprio sui concetto di equità e di sostenibilità. Gli stessi principi che oggi ritroviamo come cardine fondamentale su cui si poggia il NextGenerationUE e su cui saremo valutati dall’Europa credibili o no. 

Vogliamo - e dobbiamo - quindi, quali imprenditrici che rappresentano l'economia reale di questo Paese, essere centrali nei sistemi di programmazione delle misure economiche. Perché il futuro e la necessaria ripresa dipenderà proprio da quanto saranno vicine all’economia reale le misure che saranno intraprese.

Riteniamo in tal senso un buon segnale quello lanciato a tutti noi, ma soprattutto alla politica, dal Presidente Mattarella che ha assegnato ad una persona certamente competente ed autorevole in Europa come Mario Draghi il compito di formare il nuovo governo che deve guidare questa difficilissima fase in cui la parola programmazione deve essere centrale ma soprattutto in cui il tempo e la sostenibilità delle misure saranno determinanti.

E auspichiamo che si prosegua nel metodo della programmazione partecipata che in questa ultimissima fase ci ha visto sedere ai tavoli di confronto rappresentando le istanze di ConfCommercio e di tutta la sua platea di imprese che costituiscono la dorsale economica del Paese.


 

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Thu, 4 Feb 2021 09:35:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/691/1/donne-potenziale-inespresso-necessario-alla-ripresa sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La gestione inadeguata della crisi favorisce la criminalità organizzata https://www.patriziadidio.com/post/690/1/la-gestione-inadeguata-della-crisi-favorisce-la-criminalita-organizzata-

La gestione inadeguata di questa crisi sta mettendo in ginocchio il sistema della libera impresa. Aprendo le porte alla criminalità organizzata.

La notizia di oggi è la conferma che la Sicilia è ancora Zona Rossa. Significa che a pagare il costo delle scelte sbagliate, prese su dati ingannevoli, sarà ancora la libera impresa.

Dobbiamo tornare a lavorare. Continuando così, le istituzioni politiche faranno il gioco della criminalità, consegnando la Sicilia e i siciliani alla mafia che attraverso la diffusa pratica dell’usura avvicinerà la gente in difficoltà e grazie alla liquidità proveniente da attività illecite, proverà a “estorcere” le aziende commerciali ormai moribonde. L’emergenza sanitaria è stata gestita in modo grottesco sulla pelle delle aziende e delle famiglie, gli aiuti somigliano a una elemosina, si vuole impedire il sacrosanto e inalienabile diritto costituzionale alla libertà d’impresa e al lavoro.

Per questo chiediamo alle istituzioni che ci sbarrano le saracinesche: cosa farebbero al nostro posto, senza pane per sopravvivere? 

Raccolgo il grido disperato di migliaia di imprenditori e commercianti. Chiediamo la riapertura delle attività dall’1 febbraio, pur con il mantenimento di tutte le opportune misure di sicurezza.
Non possiamo più stare chiusi. Chi ci impone queste chiusure, si è domandato come viviamo? Questa chiusura da chi sarà rimborsata? Come possono sopravvivere le famiglie di coloro ai quali viene impedito di esercitare la propria attività? A breve, se non è già successo, molti imprenditori siciliani saranno tra le fauci della criminalità e degli strozzini. Il diritto al lavoro non può essere ucciso dal diritto alla salute. Devono coesistere entrambi.

È sotto gli occhi di tutti la scarsa efficacia dei provvedimenti finora adottati. I politici prendono decisioni improvvisate sulla base di dati che, alla luce di quanto sta emergendo in Lombardia e come ammettono tanti addetti ai lavori, sono falsati da errori madornali, ingannevoli e inficiati da duplicazioni. Fa male sentire minacciare, ancora ora, un ulteriore prolungamento delle restrizioni da parte di chi – evidentemente avulso dalla quotidiana realtà – non ha compreso la gravità della situazione e continua a non programmare per tempo gli adeguati sostegni economici per quelle attività imprenditoriali che hanno visto crollare i propri fatturati senza alcuna colpa. Adesso basta: onesti sì, fessi no.

Siamo solo noi, imprenditori e negozianti, circa il 30% di tutte le attività, a dover rimanere chiusi? Siamo stati noi, che ci siamo sempre adeguati alle rigorose regole sanitarie, a provocare la diffusione del contagio? O più semplicemente, come più volte denunciato per le vie ufficiali, non c’è stata la capacità organizzativa e di adozione di provvedimenti equi e razionali? Sarebbe più onesto ammettere i propri errori. Oltre a creare inique differenziazioni tra “codici Ateco”, adesso è sempre più netta la contrapposizione tra stipendiati pubblici e pensionati da una parte e imprenditori, professionisti e partite Iva dall’altro che sono enormemente più vulnerabili e stanno pagando più di altri.

Sono troppe le promesse non mantenute e nessuna reale visione d’insieme. Gli imprenditori si ritrovano, ormai da un anno, a non poter programmare le proprie attività, a non poter garantire più occupazione ai propri dipendenti, a non poter assolvere alle scadenze tributarie, a non avere più altre possibilità di indebitamento con le banche – ammesso che sia opportuno indebitarsi senza avere una corretta visione del futuro – e avendo già dato fondo ai propri risparmi nel tentativo di portare avanti con dignità e onestà le proprie imprese.

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Sat, 23 Jan 2021 07:14:24 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/690/1/la-gestione-inadeguata-della-crisi-favorisce-la-criminalita-organizzata- cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
Zona Rossa: per colpa di chi ? https://www.patriziadidio.com/post/688/1/zona-rossa-per-colpa-di-chi-

Siamo di nuovo in zona rossa. Eppure noi imprese abbiamo severamente rispettato ogni limitazione, abbiamo investito per garantire la sicurezza dei nostri clienti e dei nostri lavoratori, ed abbiamo tollerato ogni decisione, anche quelle che andavano contro i negozi di vicinato e favorivano altri.

Ma non è bastato. Forse perché noi abbiamo rispettato ogni dettame, ma non altrettanta solerzia vi è stata in chi doveva - e per tempo – garantire che fossero poste in essere tutte le misure necessarie a non far svettare la Sicilia in cima alla classifica delle Regioni a più alta diffusione del virus e a non adeguata capacità di resistenza del sistema sanitario.

Da stasera i negozi sono chiusi. Stasera con amarezza abbiamo spento le luci e tirato giù le saracinesche. Con un grande punto di domanda su quando potremo di nuovo rialzarle e vedere entrare i clienti. Con un grande punto di domanda sul futuro.

L’ordinanza del Presidente della Regione Siciliana parla sino al 31 gennaio, ma per moltissime attività commerciali questa zona rossa potrebbe essere il colpo ferale. C’è - ed è alto - il rischio che chiudano per sempre, schiacciate dal peso di una crisi economica non più sostenibile che dura da un anno. Per colpa della inadeguata gestione di un’emergenza sanitaria a cui le istituzioni preposte non hanno saputo far fronte in modo equo e funzionale al risultato.

Abbiamo sempre compreso la drammaticità della situazione sanitaria e abbiamo collaborato al massimo delle nostre possibilità. Non abbiamo mollato, anzi ci siamo rimboccati le maniche per fare la nostra parte. Ma di fronte all’abbandono da parte dello Stato e della Regione e alla assunzione di provvedimenti irrazionali, se non addirittura iniqui, non possiamo stare fermi a guardare la morte delle nostre imprese che - soprattutto al Sud - rappresentano un importante volano dell’economia. Dovremo affrontare la nuova emergenza sociale determinata dalle chiusure.

I provvedimenti finora adottati per fronteggiare l’emergenza sanitaria non hanno sortito gli effetti sperati. Dopo un anno siamo ancora in emergenza a causa di una inadeguata programmazione e dell’irresponsabilità di alcuni comportamenti individuali, per l’assenza di adeguati controlli e per la scarsa coerenza dei provvedimenti adottati da chi ha responsabilità di governo.

Se la chiusura delle nostre attività risponde a un'esigenza di salute primaria e straordinaria, lo Stato deve altresì riconoscere gli aiuti e deve farlo con provvedimenti chiari.

Se la causa è pubblica, il pubblico deve riconoscere aiuti a coloro che più degli altri stanno sacrificando attività a beneficio della salvaguardia delle vite umane. Non si può pretendere di sottrarre il proprio diritto di libera impresa e al lavoro se al contempo non si creano le condizioni per risarcire il sacrificio.

La “zona rossa” come viene prevista tra mille “eccezioni”, è iniqua perché chiude alcuni settori commerciali ma ne lascia aperti altri, generando evidenti disparità e ingenerando una impari lotta tra settori. Dimenticando che nel corso di tutto il 2020 tutti noi siamo andati incontro a spese supplementari per garantire la sicurezza dei nostri clienti e il rispetto delle norme sanitarie. Le imprese costrette alla chiusura hanno avuto finora ristori molto parziali e assolutamente insufficienti. Il governo regionale non ha ancora rimborsato le imprese che, a parte i poco più di 2.000 euro del Bonus Sicilia, non hanno ancora visto nulla.

Dal governo nazionale riceviamo Dpcm di chiusura ma ancora nessun decreto che preveda ristori sufficienti a tutte le categorie produttive danneggiate. Senza contare gli aspetti occupazionali che deriveranno dalla chiusura di centinaia di aziende in Sicilia. Una falla che amplia la voragine occupazionale che già grava sulla nostra terra.

Abbiamo chiesto senza sosta interlocuzioni e offerto soluzioni e disponibilità; ma adesso le nostre imprese sono allo stremo delle loro forze, mentre la politica litiga, le nostre aziende muoiono. Se gli aiuti non arriveranno immediatamente con immissione di liquidità ed aiuti a fondo perduto per sostenere, anche solo in parte, ciò che ci è stato sottratto, sarà troppo tardi per tante aziende. Non possiamo più sopravvivere all’improvvisazione. Occorre una revisione delle misure delle zone rosse in modo da distribuire tra tutte le aziende e i codici ateco, nessuno escluso, gli effetti delle misure anti contagio.

Le attività considerate dai DPCM come “non essenziali”, sono essenziali per l’economia. Lo sono per ognuno di noi, per ognuno dei nostri lavoratori, per ognuno dei nostri fornitori. Lo sono per la comunità, perché ogni saracinesca che si chiude lascia un vuoto nelle nostre città . A maggior ragione per la Sicilia che vive prevalentemente di commercio e di terziario di mercato.

Non solo manca del tutto una strategia, ma anche le stesse disposizioni di chiusura incoerenti e inique rischiano di essere fallimentari non solo sul fronte del contenimento del contagio, ma rischiano anche di determinare l’acquisizione di spazi di mercato da parte di alcune attività, a scapito di quelle, già in forte difficoltà, obbligate alla chiusura. Mentre i settori penalizzati dalla zona rossa restano chiusi, cedono consumi agli operatori degli stessi settori merceologici le cui attività hanno codici ateco differenti, ma del tutto assimilabili per vendita di prodotti comuni. E cedono spazi di mercato alle grandi piattaforme di vendita straniere.

Occorrono quindi, senza altro indugio, correttivi alle incongruenze per evitare di aggravare la situazione già insostenibile.

E sono indispensabili e sacrosanti gli aiuti! Aiuti concreti ed adeguati alle perdite imposte! Per le attività che sono in ginocchio, stremate, indebitate. Se la causa è pubblica, il pubblico deve riconoscere aiuti a coloro che più degli altri stanno sacrificando attività a beneficio della salvaguardia delle vite umane.

<Se ognuno fa la sua parte, si può fare tanto> è l’insegnamento che ci ha lasciato Padre Puglisi. Noi imprese la nostra parte l’abbiamo fatta, ma si può dire altrettanto per chi ha responsabilità di governo ?

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Sat, 16 Jan 2021 13:50:23 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/688/1/zona-rossa-per-colpa-di-chi- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
2021: Puntiamo sulla Bellezza https://www.patriziadidio.com/post/687/1/2021-puntiamo-sulla-bellezza

Il 2020 è stato un anno che ha profondamente cambiato il sistema economico. Da questa crisi di carattere mondiale che ha fermato i sistemi economici di vicinato, quelli che sono la cerniera tra impresa e comunità, emerge il bisogno di modificare i modelli di business per modellarli su un consumo più attento e più etico. Un consumo che da questa crisi sappia trarre esperienza per trasformarsi in qualcosa che oltre a creare economia crea valore.

L’Italia è da sempre sinonimo di Bellezza in virtù del suo patrimonio culturale, artistico, monumentale, paesaggistico, ma anche della sua qualità di vita, nell’enogastronomia, nel gusto, nel design e nella moda. La ripresa deve partire da questo immenso patrimonio materiale ed immateriale che è la Bellezza, per un nuovo modello economico che nella crisi trovi l’opportunità per rinascere.

Attraverso quella che come Terziario Donna invochiamo da anni: l’Economia della Bellezza. Un'economia basata sull'identità del nostro Paese, la storia, la creatività, la qualità, il rispetto dell’ambiente. E che si contrappone all’economia basata sull'idea di dovere aumentare varietà e quantità dei beni abbassando i prezzi "non-importa-come". Perché in quel "non-importa-come" si nascondono tutti gli effetti negativi sui beni per noi più preziosi, che sono la dignità del lavoro, la qualità dell’ambiente, la salute e le relazioni umane.

Ai suoi allievi Kant soleva ricordare che "ci sono cose che hanno un prezzo, altre che hanno una dignità". E queste sono quelle che non hanno prezzo. E mai come nel 2020 abbiamo potuto sperimentare l’importanza di tornare a dare priorità alle cose che non hanno un prezzo. Da un sistema in cui la domanda prevalente è stata «quanto costa», la ripresa dovrà puntare "sul quanto vale", sui Beni relazionali, come la fiducia, la giustizia, la solidarietà, l’amore, l'empatia, le relazioni sociali. Beni che non si comprano ma permettono alle persone di riconoscersi. Di tornare ad essere Comunità, ancora prima che mercato.

L'Economia della Bellezza si esprime con una cultura d’impresa che sa guardare lontano e che promuove comportamenti virtuosi sempre più attenti all’individuo e alla comunità, permeata delle specificità femminili di cura, visione dell’altro, “ricerca di senso”, coraggio, istinto ecologico, cultura, relazioni, solidarietà.

Il 2021 dovrà essere l’anno dello slow shopping, ovvero il consumo , senza fretta senza ingordigia consumistica, ma guardando alla qualità. Il consumo che mette al centro la persona e le relazioni umane.

La sfida sarà, lo ripeto sempre ma mai come oggi deve diventare il faro per rilanciare il commercio made in Italy, investire nella Bellezza, nel senso più antico del termine, partendo dal Kalos kai Agatos, come chiamavano i greci la Bellezza, . E che crea Comunità.

L'economia della Bellezza è infatti economia del nuovo Umanesimo, è quella dei nostri negozi sotto casa che rendono i luoghi  "città" e sono elemento di costruzione e arricchimento della realtà cittadina. Sono ciò che rende le nostre città più belle e più sicure. Sono il modo di riappropriarsi del territorio e sono il sistema efficace e naturale di controllo della realtà urbana.

Vinceremo la sfida della ripartenza, non se sfideremo i mercati globali sulla competitività del prezzo, ma se adottiamo una visione dello scambio di beni e servizi che metta al centro la persona, le sue emozioni, i suoi valori.

Nel mondo della moda, Economia della Bellezza significa ad esempio non vestire ma vivere un’esperienza, un’emozione. Consumare non come reazione compulsiva ad un momento passeggero, ma scegliere la qualità dando valore a tutto il lavoro che c’è dietro la creazione di un capo. Per un’imprenditrice della moda come me, Economia della Bellezza significa pensare una collezione che possa durare negli armadi delle sue clienti ben oltre la stagione. Significa un’attenzione costante al degli acquisti. Perché - e questa è ad esempio la filosofia imprescindibile della mia azienda e che ho portato con convinzione anche dentro il Terziario Donna -  non vendiamo prodotti ma . 

Il 2021 sarà un anno di grande impegno per noi imprenditrici ed imprenditori, un anno in cui dovremo ricostruire le economie delle nostre imprese. Ma anche un anno in cui ci impegneremo per affermare i nostri imprescindibili valori di impresa improntati all’Economia della Bellezza.

Siamo e ci sentiamo protagonisti di un cambiamento, abbiamo pagato uno dei prezzi più alti della crisi e da questo dobbiamo ripartire. Ripartendo dalla Bellezza.

 

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Tue, 12 Jan 2021 11:49:24 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/687/1/2021-puntiamo-sulla-bellezza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Buon 2021 ai portatori sani di Cambiamento https://www.patriziadidio.com/post/685/1/buon-2021-ai-portatori-sani-di-cambiamento-

Buon 2021 a tutte le imprese, gli imprenditori, le imprenditrici, alla squadra di Confcommercio Palermo

Si è chiuso un 2020 difficile che resterà per sempre nelle nostre storie di impresa, oltre che personali. Per me un anno segnato da due eventi straordinari legati al mio impegno in ConfCommercio: la vicepresidenza nazionale e la rielezione per acclamazione a Presidente di ConfCommercio Palermo per i prossimi 5 anni.

Ed è proprio a questo che voglio dedicare le mie riflessioni di inizio anno, facendo tesoro di quello che sono significati questi 5 anni perché siano il faro per questo nuovo mandato che ho accolto con ancora maggiore responsabilità ed impegno.

Cinque anni fa chiesi fiducia per rinnovare politiche, progetti, prospettive. Abbiamo sperimentato tutti insieme  che non si rinnova agendo in solitudine. Ma lavorando  insieme. Perché insieme si può realizzare il nuovo. Occorrono perseveranza, contenuti, responsabilità, credibilità. Coerenza soprattutto.

Abbiamo portato avanti una sfida impegnativa ma entusiasmante, con senso di responsabilità e tanta passione. Non è stato facile. Ma è stato possibile grazie ad una squadra che ha lavorato coesa, facendo sempre emergere il valore del confronto ma soprattutto la coesione intorno ai valori di impresa e di impegno responsabile. Abbiamo fatto tutto ciò che andava fatto. Senza se e senza ma.

Siamo stati una squadra. Una squadra vera. E non è un luogo comune. Non sempre siamo stati d’accordo su alcuni temi. Sempre, però, abbiamo lavorato con intelligenza, spirito associativo e responsabilità. Ed abbiamo raggiunto gli obiettivi fissati. Abbiamo rinnovato il sistema. Abbiamo riempito di contenuti il concetto di “rappresentanza” a cui siamo stati chiamati.

Dall’inizio del mandato, nel 2015,  la parola chiave è stata Rinnovamento. Partendo dalle macerie di un’immagine devastata dalla precedente presidenza, Confcommercio ha avuto da subito credibilità, ed ha aggiunto, giorno dopo giorno, autorevolezza. E’ diventata un  faro per le imprese che operano nei settori del commercio, del turismo e dei servizi. Ho voluto, con forza, rappresentare,  negli spazi istituzionali competenti, tutti coloro che ogni giorno, all’interno delle aziende, devono “fare” e “fanno impresa”. In un contesto socio economico per niente  favorevole.  Per questa ragione in questi anni, con il corpo dirigente della Federazione, abbiamo stabilito continui confronti con  le parti Istituzionali per portare avanti istanze, richieste, progetti, proposte, idee in grado di determinare lo sviluppo in un territorio dove l’economia è ancora asfittica, dove la crescita appare difficile e lontana.

Ci abbiamo messo la faccia, con coraggio ed impegno ed assumendoci le nostre responsabilità. Abbiamo sempre orientato il nostro operare al Fare ed abbiamo fatto tanto e abbiamo fatto bene. E fare bene significa per noi compiere, sempre e fino in fondo, il proprio  “dovere” di persone perbene. Dando sempre priorità al valore associativo ed al bene collettivo. Consapevoli del valore e dell’importanza del nostro ruolo.

Sono stati anni di piena trasformazione, segnati in quest’anno da una crisi che la pandemia ha aggravato. Nella caduta di fiducia, diciamolo, verso la politica e le amministrazioni pubbliche, ci siamo assunti noi, un supplemento di responsabilità: rappresentare le imprese, tutelare i loro interessi  quando le istituzioni erano distratte o incapaci, insensibili alle necessità dell’economia della città e dei comuni.

Per sostenere il nostro territorio e dare giusto risalto alle imprese, abbiamo cercato di rendere visibile quanto di positivo c’è nel nostro territorio.  Abbiamo messo in luce, con iniziative  specifiche,  storie positive, eccellenze, novità. Fatti e cose diversi tra loro, ma uniti dall’obiettivo di dar fiducia e speranza, malgrado tutto.

Dietro le aziende da noi rappresentate ci sono imprenditori dotati, che sanno guardare al mondo che può crescere e che sanno operare in questo mondo. Con idee e visioni nuove. Ci sono imprenditori e professionisti che gestiscono società e aziende senza rinunciare ai valori di vita e personali. Noi parliamo ancor più di etica che di legalità, perché la legalità è un obbligo, l’etica è l’adozione di azioni e stili di vita delle persone perbene. Perbene non per caso o qualche volta. Perbene sempre.  Perché questa, non altra, è l’unica carta di valori a cui aderiamo. Valori che si chiamano semplicemente onestà e coscienza.

In questi cinque anni siamo stati imprenditori e imprenditrici che si sono interrogati sulla dignità del lavoro e delle  imprese. Per noi un’impresa senza valori non ha valore. Dobbiamo sentirci una comunità di “senso”. Per dare “senso” a quanto facciamo. Per noi impresa non è solo economia. E’ rigenerazione sapiente del nostro sguardo nel mondo, dei nostri  ideali di vita. Per affermare uno sviluppo sostenibile, dove i valori di cultura e comunità devono coniugarsi con il rispetto dell’ambiente e la tutela dei diritti.

Perchè la città sia un luogo dove vivere bene in una economia che cresce. Nella società del mercato, in cui la domanda è “quanto costa”, abbiamo voluto evidenziare l’importanza del “quanto vale”. Aggiungendo al fine del profitto  mezzi irrinunciabili come fiducia, giustizia, solidarietà, passione, empatia. Tutti beni che non si comprano ma che permettono alle persone di riconoscersi.

La nostra Federazione ha  dimostrato  il valore intrinseco dell’essere Istituzione. E’ riconosciuta e riconoscibile a Palermo e in tutta l’area metropolitana. Ha saputo rinascere. Si è rinnovata. Ha cambiato prospettiva. Ha rinnovato visioni. E’ diversa rispetto al passato. Si è reinventata nella forma e nella sostanza delle azioni quotidiane.

Confcommercio Palermo rappresenta oggi sul territorio l’istituzione che, più di ogni altra, rappresenta l’economia reale. E’ fatta da migliaia di micro, piccole e medie imprese, con persone che insieme generano occupazione e sviluppo. La rappresentanza della Federazione in questi anni è stata certamente impegnativa e non priva di momenti difficili. Li abbiamo  superati con coraggio. Ci siamo assunti la responsabilità delle scelte.

Potevamo fare di più? Non lo so, ma ho la certezza che in ogni azione abbiamo messo il maggior impegno possibile e che le nostre azioni quotidiane sono state ampiamente ripagate dal consenso diffuso dei soci e di cui gode la nostra federazione.

Ultimo punto ma non per importanza. Se tutto questo è stato possibile è grazie a tutta la mia squadra che, con lealtà, impegno e spirito di squadra, mi supporta nel mio lavoro di Presidente. Grazie quindi al Direttore Enzo Costa, instancabile coordinatore della struttura e pilastro importante per fare ciò che è stato realizzato in questi anni insieme a tutti coloro che “dietro le quinte” sono elementi preziosi. Ed insieme a lui, il mio grazie va ad ognuno delle collaboratrici e dei collaboratori che lavorano in ConfCommercio Palermo. Tasselli preziosi di una squadra vincente.

Grazie alla Giunta, al Consiglio Direttivo e ai Presidenti di categoria che mi hanno affiancata nelle innumerevoli attività portate avanti in questi anni: il lavoro di tanti di loro ha dato frutti importanti che proseguiranno nei prossimi anni.

È per me motivo di orgoglio essere Presidente di Confcommercio Palermo ed avere una squadra di alto valore.


Buon 2021 …...

A chi mette al centro i propri valori
A chi spera in una società più prospera e più giusta
Ai portatori sani di cambiamento
A chi desidera essere protagonista del proprio futuro

Buon 2021 a tutti noi!

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Fri, 1 Jan 2021 07:14:50 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/685/1/buon-2021-ai-portatori-sani-di-cambiamento- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Investiamo nei modelli culturali, perché il problema degli stereotipi di genere si annida lì https://www.patriziadidio.com/post/686/1/investiamo-nei-modelli-culturali-perche-il-problema-degli-stereotipi-di-genere-si-annida-li

In questi giorni è uscita una locandina promossa da Confcommercio Lucca che ha proposto in grafica un messaggio che non può lasciarci indifferenti.

Quello che è successo, aldilà del clamore mediatico che ha suscitato, non merita una reazione emotiva. Merita semmai una compiuta riflessione e una reazione di impegno collettivo.

Quello che è successo è la prova che come diciamo in Terziario Donna, che rappresenta proprio la forza motrice delle donne imprenditrici di ConfCommercio Imprese per l’Italia <non siamo più… ma non siamo ancora>.

È la prova che nel nostro Paese esistono, e purtroppo resistono, degli stereotipi che per essere rimossi hanno bisogno di formazione e adeguata educazione.

Quanto è successo se accade proprio all’interno del nostro sistema, dimostra che certi schemi mentali resistono nonostante non solo siano offensivi e non rispettosi della dignità per l’intera società, ma addirittura fuori oggettivamente dalla realtà.

Se la realtà viene negata, vuol dire che siamo ancora lontani e che dobbiamo continuare a lavorare per portare avanti concretamente la  democrazia paritaria.

Quanto è successo acquista un significato ancora maggiore se accade proprio all’interno del nostro sistema associativo, che grazie alla “rivoluzione gentile” del terziario donna e all’intuizione del Presidente Sangalli ha visto aumentare sensibilmente la presenza delle donne negli Organi Confcommercio, non solo quantitativamente ma anche qualitativamente per i ruoli di responsabilità e nei ruoli apicali. Segno tangibile che la nostra confederazione ha saputo cogliere i buoni esempi e un protagonismo differente, delle donne imprenditrici di confcommercio,  “portatrici sane” di cambiamento, che non è passato inosservato.

Proprio in Confcommercio più di un terzo della base associativa è rappresentato da donne, imprenditrici e lavoratrici autonome e vi sono esempi concreti di donne  che sono imprenditrici e “madri di famiglia”  che, così come “i padri di famiglia”, lavorano per sostenere la famiglia e non solo accudiscono i figli, ma si affermano nel  lavoro così come nella sfera privata, per se stesse e per la propria dignità. Donne che sono dotate di “occhi” e visione. E che possono dare alla società ed all’economia un contributo di valore.

L’immagine di stereotipo arcaico racchiuso nella locandina divulgata da una territoriale ha creato imbarazzo non solo a quel sistema territoriale, ma a tutto il sistema Confcommercio.

Per quella desolante immagine si indignano le donne così come gli uomini, si indignano le imprenditrici e gli imprenditori, si indignano le madri ed i padri di famiglia. Si indignano tutti coloro che credono nell’affermazione dei diritti per una società in cui valga la pena vivere per noi e i nostri figli.

Non possiamo sentirci responsabili di singoli errori. Ma possiamo constatare che siamo ancora distanti da una cultura paritaria. Ed affermare che ancora bisogna lavorare sulle “teste”. Sui modelli educativi che rimangono tristemente legati a riferimenti “tradizionali” che peraltro nemmeno esistono più. Stereotipi talmente forti nelle menti di molti, addirittura da sovvertire la stessa realtà.

Se il problema è culturale , e riguarda tutti noi - uomini e donne - per scardinare certi modelli errati che ci fanno indignare è sui modelli culturali che dobbiamo agire.

C’è tanto da fare, perché quando a mancare è la consapevolezza, il difetto vuol dire che è educativo la responsabilità non è individuale ma dell’intera società. Non è più una questione di prospettive diverse o di sensibilità. Ma è una questione culturale e di civiltà.

Certi archetipi mentali esistono. E resistono anche nelle associazioni dove i livelli apicali sono meritevolmente ricoperti da donne. E avverso questi dobbiamo concentrare la nostra attenzione.

Come esprime il punto 9 del Manifesto di Terziario Donna < Equità ed opportunità non sono solo valori di civiltà. Sono questioni di democrazia e di merito. Persino di convenienza economica. E’ il tempo di un modello di famiglia sempre più centrato sull’eguaglianza di uomini e donne nei diritti e negli oneri. Dal suo affermarsi deriva una società più giusta e più prospera>.

ConfCommercio nazionale, proprio su indirizzo del Presidente Sangalli, ha sancito qualche mese fa un passo importante con la modifica dello Statuto della Confederazione; un passo destinato ad incidere proprio sul peso della rappresentanza delle donne imprenditrici e sul ruolo che le donne imprenditrici hanno per la crescita del sistema Paese.

Il nostro mondo associativo ha il merito di essere non solo diffuso e quantitativamente numeroso ma anche sensibile alle questioni sociali e dei diritti, non solo quelli della libertà e della dignità di impresa. Andiamo oltre l’essere una Associazione di categoria, siamo una comunità, variegata e molteplice attenta alle dinamiche della nostra società.

C’è ancora tanto lavoro da fare in questa direzione. Tanto lavoro per far diventare tutti consapevoli dei valori portanti di una società giusta basata sulla centralità della Persona. La responsabilità non è solo di chi ha commesso l’errore, la responsabilità è di tutti.

Ma costruiamo positivamente dagli errori per andare oltre e affermare i diritti di una società più giusta a cominciare dalla dignità delle donne e degli uomini. Perché non è un tema che riguarda solo le donne. Riguarda tutta la società. Riguarda tutti noi.

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Wed, 30 Dec 2020 23:24:06 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/686/1/investiamo-nei-modelli-culturali-perche-il-problema-degli-stereotipi-di-genere-si-annida-li sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La mia rielezione a guida di Confcommercio Palermo : <Ci sono, Ci siamo!> https://www.patriziadidio.com/post/684/1/la-mia-rielezione-a-guida-di-confcommercio-palermo-ci-sono-ci-siamo

Nel 2015, mi fu affidato un mandato con un unico condiviso fine: Rinnovamento.

Nei cinque anni che ho alle spalle, credo di aver mostrato che questo obiettivo è stato conseguito, senza mai risparmiarsi. Abbiamo riorganizzato e riqualificato le nostre strutture. Abbiamo aumentato l’incidenza nelle istituzioni e nella politica.

E su queste basi, parte in continuità il nuovo mandato. Il primo mandato è stato difatti fondato sulle ragioni del  cambiamento, il secondo deve essere quello che finalizza il cambiamento.
A chi, in queste settimane, mi ha chiesto se volessi impegnarmi solo sul piano nazionale, ho  risposto:  il mio impegno è stato, è, e sarà Palermo. La mia vicepresidenza nazionale rinforza ConfCommercio Palermo: servirà per rappresentare con ancora maggiore autorevolezza le necessità e le peculiarità del sistema di imprese di un territorio fondamentale per la ripartenza dell’Italia. 

Nell’ultima riunione di giunta, ciascuno mi ha rinnovato la sua fiducia per un nuovo mandato. Ho risposto: ci sono. Oggi dico CI SIAMO. A tutta la squadra rinnovata ho ricordato che ognuno di noi ha intrapreso un percorso di servizio che non è un privilegio ma un’assunzione convinta di responsabilità.

Il presidente tiene la luce accesa anche la notte tardi. Non è un interruttore che si accende e spegne. E’  una fiaccola. Dell’impegno, della passione, della speranza di poter costruire giorno per giorno il futuro che arriva, è questo il bello, un giorno alla volta.

Omero diceva “è leggero il compito quando ci si divide la fatica”. Tutti possono  dare un contributo per tutto,  per i vari livelli dell’organizzazione, per i punti del programma che voglio frutto di un’elaborazione comune e condivisa.

Solo con il concorso attivo di tutti  potremo superare questa crisi senza precedenti, ottenendo l’ascolto della politica. E le risposte ai temi che poniamo. La democrazia si afferma infatti con l’assegnazione del ruolo fondamentale dei corpi intermedi, con una pluralità di soggetti che operano e si muovono, che uniscono le imprese, gli individui alle istituzioni, grazie a soggetti operosi che lanciano idee e visioni. Noi vogliamo esserci per  mettere in campo progetti di crescita. Un protagonismo affermato non  per rituale sterile  di vittimismo o per atteggiamenti rivendicativi ma per  contributo di idee, conoscenze, visioni.

Viviamo un’epoca nuova. I confini di un tempo sono stravolti. La pandemia ha accentuato questo stravolgimento. Ha imposto una dimensione ampia dei modelli digitali. Dobbiamo tutti affinare competenze in questo campo. Non chiuderci nel vittimismo che non  porta a nulla. Dobbiamo saper volare in nuove dimensioni. Ma non ci possono essere ali senza solide radici nella nostra  identità  consolidata, nella socialità   che pratichiamo, nei valori economici e di vita che sentiamo.  Dovremo gestire  trasformazioni radicali, integrando fisico e online. Non per conservare con nostalgia un mondo “tradizionale”. Ma per salvare le nostre città dalla desertificazione  progressiva in cui precipiterebbero senza i negozi, per impedire diventino luoghi indistinti e spenti.

Proprio in questi mesi abbiamo capito quanto siano per noi preziosi  gesti rituali e semplici come prendere un caffè, fare shopping, andare a cena con amici. Dovremo  indicare soluzioni alla crisi delle aziende. Per sostenerle  con strumenti concreti, con servizi materiali di accesso al credito, di formazione  digitale.

Dobbiamo preparare e prepararci al mondo che cambia e non aspetta nè torna indietro.
Servono nuova cultura e nuovi modi. Dobbiamo stare dalla parte del giusto e fare cose utili ed urgenti.

Siamo un’ organizzazione grande, diffusa nel territorio. Non possiamo limitarci alla rappresentanza degli interessi e all’azione di parte. La società cambia. L’economia si innova. Dobbiamo stare dentro il cambiamento e l’innovazione.

Dobbiamo saper cogliere il senso storico della nuova Europa, utilizzare per il progresso risorse mai così abbondanti  come quelle del Recovery Fund. Da questa crisi, tremenda e funesta può nascere un mondo nuovo. Dobbiamo renderlo possibile. 

Occorre Fare.  Fare bene e farlo da persone perbene. Questo il mio impegno di sempre, oggi rinnovato da un’elezione, lasciatemelo dire, che mi rende orgogliosa e mi fa sentire parte di una comunità unita nei valori di impresa.

Grazie di cuore a tutto il sistema Confcommercio Palermo !


 

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Wed, 16 Dec 2020 18:09:29 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/684/1/la-mia-rielezione-a-guida-di-confcommercio-palermo-ci-sono-ci-siamo sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
10 dicembre - Giornata internazionale dei diritti umani https://www.patriziadidio.com/post/683/1/10-dicembre-giornata-internazionale-dei-diritti-umani

Il 10 dicembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei diritti umani. Una data scelta 70 anni fa, all’indomani della tragedia della guerra che aveva lasciato ferite profonde, per ribadire il valore fondamentale di parole come <libertà>, <dignità>, <uguaglianza>.

Per affermare l’impegno, nel 1950 le Nazioni Unite votarono infatti a favore di uno dei documenti più importanti della storia del mondo: la Dichiarazione universale dei diritti umani. È proprio per ricordare questa data storica che ogni 10 dicembre torniamo a ricordare che ogni Persona, senza distinzione alcuna, dovrebbe nascere libero ed uguale ad ogni altro. E non soltanto sulla carta.

Articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani: <Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.>

Articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti umani: <Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.>

Fu una donna, Eleanor Roosvelt, a provare per prima a sottolineare la necessità di porre al centro la libertà e la dignità di ogni essere umano e l’importanza di porre in essere uno sforzo congiunto perché ognuno, portasse sempre avanti tutto ciò che può per realizzare questi principi. Nelle azioni quotidiane, e non soltanto nelle azioni politiche.

Eleanor Roosvelt, affermava che “i diritti umani iniziano nei piccoli luoghi, vicino a casa, così vicini e così piccoli che non possono essere visti su nessuna mappa del mondo. A meno che questi diritti non abbiano significato lì, hanno poco significato ovunque”.

E noi ribadiamo oggi, nel 10 dicembre di un anno che porta le stesse cicatrici di una guerra, che i diritti umani sono anche nei nostri piccoli negozi, nelle attività del terziario, del commercio, del turismo, delle professioni.

E’ dai nostri “piccoli luoghi” che dobbiamo riaffermare il significato dei diritti.

Esattamente nel solco del punto 13 del Manifesto del Gruppo Terziario Donna di ConfCommercio. Scegliamo di essere una Società. Fondata sui diritti e sulla dignità di ogni essere umano.

Crediamo che, mai come ora, abbiamo il dovere di essere una comunità di senso e cercare di dare senso al nostro lavoro e a ciò che facciamo.

Impegniamoci allora affinché l'economia del futuro sia fondata sul nuovo Umanesimo, anzi sul Womanesimo, facendo prevalere in ogni azione - così come ci indirizzava Eleanor Roosvelt - la nostra dimensione umana e mettere al centro delle scelte imprenditoriali anche l’importanza delle relazioni tra l'individuo, l'impresa, i lavoratori e la comunità sociale. 

Punto 13 del Manifesto Terziario Donna ConfCommercio: <Vivere in una società o Essere una Società ? Scegliamo la seconda opzione. Per crescere di più e migliorare. Non saremo mai i perdenti della globalizzazione. Noi siamo i vincenti nella comunità. Vogliamo il progresso senza disumanizzare. Senza lasciare indietro nessuno. Senza disuguaglianze o fratture.>


 


 

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Thu, 10 Dec 2020 00:01:46 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/683/1/10-dicembre-giornata-internazionale-dei-diritti-umani sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Impresa di famiglia: una scelta di responsabilità https://www.patriziadidio.com/post/682/1/impresa-di-famiglia-una-scelta-di-responsabilita-

Il mio impegno, la mia formazione di cultura di impresa  parte dalla mia storia di imprenditrice e di imprenditrice di un’azienda familiare. Da lì promana anche la  mia storia di impegno nell’associazionismo, che oggi è rinforzata dall’incarico di vicepresidente nazionale di Confcommercio. E si intreccia fortemente con essa.

La storia di una donna che è sempre vissuta dentro i valori di vita e di impresa. Tramandati di generazione in generazione, nell’azienda di famiglia,  che io considero da sempre la mia casa-azienda.

Quello che più di tutti viene tramandato tra una generazione e l’altra nella mia famiglia è infatti la responsabilità a fare dell’azienda un’ideale di vita. A fare azienda con gli stessi valori con cui siamo stati cresciuti  e con cui affrontiamo il nostro percorso di vita. 

L’azienda, di cui oggi sono Amministratrice  Delegata, nasce alla fine degli anni ‘60 come attività lanciata da mio padre nel settore dell’abbigliamento, per poi vedere entrare in attività anche mia madre. Nasce, quindi, quando io muovevo i primi passi nella vita e sedevo nei banchi dell’asilo. Questo mi ha fatto vivere, sin da piccolissima, il senso di impegno e di dedizione che mio padre e mia madre avevano per il lavoro, per l’azienda, che consideravano il prolungamento naturale della famiglia che stavano formando. 

Io entro in azienda a lavorare dopo la maturità classica, continuando a studiare per conseguire comunque la laurea, ma imparando direttamente sul campo da mio padre il mestiere dell’imprenditore. Cercando da subito una mia strada per dare anche il mio tocco di innovazione all’azienda di famiglia. 

All’inizio degli anni ‘90, creo il marchio il marchio “La Vie En Rose” e insieme a mia sorella Stefania la nostra  prima collezione di prêt-à-porter femminile con marchio registrato sia in Italia che in Europa. Il successo della collezione ci spinge ad espanderci, dando vita all’apertura di punti vendita diretti ed in franchising. Oggi il marchio  “La Vie En Rose” viene distribuito anche in punti vendita multibrand, non solo in Italia. E rappresenta, lo dico con orgoglio, un pezzo di quel brand che porta in giro nel mondo l’immagine del made in italy come sinonimo di qualità e creatività.

Per noi la qualità e la cura del dettaglio sono infatti stile distintivo: i prodotti “La Vie En Rose” sono tutti realizzati in laboratori artigianali italiani e per il loro design, gusto e qualità rappresentano il Made in Italy espressione di eccellenza riconosciuta da tutto il mondo.

La mission che ha guidato in questi anni lo sviluppo del gruppo “La Vie En Rose” è costituita da valori positivi di fiducia all’interno dell’azienda: lavoro di squadra, sinergie ed alte competenze del team. Una squadra di lavoro, di cui ogni componente, è parte del successo, ma anche responsabilizzato a diffondere l’eccellenza della qualità  italiana.

Oggi in azienda, oltre me e mia sorella Stefania, lavorano mio fratello Alessandro ma anche mia nipote Giorgia, la figlia di mio fratello Antonio. Ognuno, con la propria competenza, dà il suo apporto fondamentale, in quel fil rouge di valori che ha sempre tenuto inscindibilmente legati famiglia e azienda.

Il nostro principio ispiratore è la voglia di intraprendere e portare avanti iniziative e modelli positivi. Per noi infatti Impresa vuol dire fare insieme, ovvero costruire, realizzare valore e trarre valore dal lavoro di squadra. Ogni nuova meta, ogni nuovo accordo commerciale, ogni lancio di una nuova collezione, li viviamo con entusiasmo ma anche con la responsabilità di contribuire a fare del made in italy un valore vincente. Per noi come per tutte le imprese  italiane di qualità. Per questo, l’impegno è rivolto sempre a trasmettere il nostro know-how e la nostra filosofia a tutti coloro che lavorano con noi. Ma anche, e qui si interseca il mio lavoro di imprenditrice ed il mio impegno in ruoli apicali dell’associazionismo, a lavorare quotidianamente per realizzare l’eccellenza aziendale e promuovere la qualità italiana oltre i nostri confini. E per sviluppare valori di impresa ed essere impresa di valore.

Perché come sostengo da sempre, e porto avanti anche in Confcommercio, “un’impresa senza valori non ha valore

 

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Sat, 5 Dec 2020 11:50:36 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/682/1/impresa-di-famiglia-una-scelta-di-responsabilita- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
25 Novembre: Educhiamo all’Amore ed al Rispetto https://www.patriziadidio.com/post/681/1/25-novembre-educhiamo-all-amore-ed-al-rispetto-

Qualche tempo fa mi è stato chiesto di raccontare i miei pensieri in forma di favola, per un’iniziativa editoriale di Navarra Editore che punta ad educare attraverso il racconto di storie che possano essere un riferimento per le nuove generazioni. Un libro che uscirà tra poche settimane, che vede il racconto in forma di fiaba dei pensieri di chi, come me, ha ruoli anche di impegno sociale.

Essendo mamma, figlia, sorella, e da qualche anno anche nonna di due meravigliosi bambini (una bimba di 5 anni ed un bimbo nato in questa epoca di grandi cambiamenti che è l’era covid) non ho avuto dubbi su quale fosse l’argomento che più di tutti mi nasceva da dentro: l’educazione al rispetto e all’amore come base per un mondo migliore.

Un argomento su cui voglio soffermarmi proprio oggi, 25 novembre, nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Perché, e ne sono fermamente convinta, il contrasto alla violenza parte dall’educazione culturale alla cura, al valore della diversità , ma soprattutto dall’educazione al rispetto e all’amore.

Come tutte le fiabe anche la mia non poteva che iniziare con <C'era una volta>. E ad iniziare sono proprio una mamma e un papà alle prese con l’educazione dei propri figli che provano a costruire un modello che insegni loro a rispettare gli altri, a rispettare sé stessi, a crescere educandoli all’amore.

Il senso della famiglia, l’arte di educare ed accudire, la cura delle cose e delle persone. Ma anche il rispetto dei ruoli e l’interagire nella crescita comune.

Insegnare a occuparsi di tutto, a comprendere molte cose, per diventare adulti consapevoli e liberi. Liberi di manifestare amore e a prendersi cura degli altri anche con gesti semplici. Sostenendo gli altri con piccole azioni ogni giorno, partecipando nei fatti a ciò che agli altri serve.

Insegnare che volere bene significa innanzitutto rispetto di chi amiamo. Che non ci sono solo, con l’amore, gesti grandi ed eclatanti, ma anche vicinanza nelle piccole cose, piccoli aiuti e sostegno dentro e fuori casa. Che insieme al coraggio la vita deve essere fatta di generosità ed impegno, di empatia.

L’educazione di un piccolo uomo deve essere educazione al rispetto degli altri, al valore della diversità, ma anche alla libertà.

La favola racconta di una rivoluzione gentile, la scelta di una donna – e attraverso lei di una famiglia - di educare il figlio, sin dai suoi primi giochi, a realizzare la sua libertà, per vivere nella terra ma sapendo anche sognare le stelle.

Una rivoluzione gentile che lo ha fatto crescere uomo vero, padre e maestro di buoni padri. Per costruire un mondo migliore. A partire dagli uomini. È questa la prima vera sfida. Partire dall’educazione degli uomini. Dall’educazione nelle famiglie.

E allora parta qui, nella giornata del 25 novembre, in un anno in cui la pandemia ha solo reso ancora più grave la ferita della violenza di genere, l’invito a contribuire, anche noi donne, con piccoli  ma significativi gesti, educando fin da piccoli gli uomini del futuro  all'amore ed al rispetto.

Contribuire con piccoli gesti, come quelli di una mamma per trasmettere al figlio che amando non si provano solo grandi passioni, ma si sostengono gli altri con piccole azioni ogni giorno, si partecipa nei fatti a ciò che agli altri serve. Gesti attraverso cui il piccolo imparò, insieme ai suoi primi passi, che volere bene significa innanzitutto rispettare chi amiamo. Che non ci sono solo, con l’amore, gesti grandi ed eclatanti, ma anche vicinanza nelle piccole cose, piccoli aiuti e sostegno dentro e fuori casa.

Nella mia piccola favola racconto di un uomo che imparò dai giochi fatti nell'infanzia con ad essere un compagno di vita, un padre, un Uomo. Un Uomo libero da preconcetti sbagliati. Un Uomo che conosce bene il significato della parola Rispetto e Condivisione.

Insegniamo sempre ai nostri figli il valore dell’amore. Per onorare tutte le donne vittime di violenza.

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Wed, 25 Nov 2020 00:00:01 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/681/1/25-novembre-educhiamo-all-amore-ed-al-rispetto- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
E’ il momento di mettere in campo nuove leadership https://www.patriziadidio.com/post/679/1/e-il-momento-di-mettere-in-campo-nuove-leadership

Nei miei anni di Presidente nazionale di TerziarioDonna Confcommercio, insieme alle mie colleghe imprenditrici consigliere del gruppo, mi sono battuta per portare avanti un modello valoriale di impresa improntato all’affermazione di nuove leadership che promuovano l’economia del Paese e si affermino per capacità e merito.

Da questo intenso e costante lavoro nasce il Manifesto del Terziario Donna, non solo come esplicitazione di valori, ma anche come proposta di nuovi modi di fare impresa e di svolgimento di ruolo attivo nell’ambito dell’associazionismo, contribuendo non solo a rappresentare e difendere interessi, ma anche realizzando l’impegno ad essere protagoniste del cambiamento.

TerziarioDonna ConfCommercio ha lavorato in questi anni - e non senza incontrare resistenze - per incidere sul cambiamento culturale necessario. Per affermare, nel sistema associazionistico e nella società, nuovi modelli di economia fondati sulla leadership generativa, ovvero leadership capaci di creare valore e generare azioni di cambiamento sociale ed economico.

Per rafforzarsi in questo processo, che ha già fortemente inciso tanto che alcuni modelli portati avanti dal Gruppo sono oggi al centro del dibattito nazionale (come l’Economia del nuovo Umanesimo o come per ultimo l’Economia della Bellezza richiamata anche nel Recovery Plan Act dal governo nazionale), è diventato improrogabile investire in modo mirato nella crescita del capitale umano, partendo proprio da quello che è il capitale sottoutilizzato, quello delle imprenditrici e più in generale delle donne.

Questa fase di crisi non ci ha fermate e ci ha viste ancora impegnate a rafforzare il nostro lavoro di <costruttrici di cambiamento> e a sviluppare la diffusione di nuove leadership capaci di disseminare sul territorio il modello di impresa affermato dal Manifesto.

Il capitale di idee, intelligenze, talenti, valori, modelli sviluppato in questi anni dal Gruppo Terziario Donna, che ha finito per incidere anche nel sistema ConfCommercio e nel pensiero economico di ultima generazione, non può essere sprecato. Ma deve diventare leva di cambiamento per governare - tutti insieme - questa crisi di dimensioni epocali.

E’ importante che insieme a questo capitale conoscitivo ed esperenziale che si è formato negli anni - lavorando sui territori con la perseveranza e la tenacia di cui noi Donne siamo capaci - contribuisca ora all’affermarsi di nuove leadership che si distinguano non per il genere ma per merito e competenza e che siano veramente in grado di contribuire all’innovazione culturale ed imprenditoriale che il rilancio dell’economia richiede con urgenza.

Proprio come indica il punto 17 del Manifesto <Servono nuove leadership, Che si affermino per capacità e merito. Che promuovano l’economia nel Paese. Non mortificando, anzi esaltando il lavoro e la sua dignità>.

Ed è puntando a queste “nuove leadership” che si deve investire, partendo proprio dall’Associazione e dalla rete di relazioni che Confcommercio mette in moto su tutto il territorio nazionale, sviluppando una rete di comunità che metta in circolo impresa, famiglia, società e che esalti il lavoro come valore sociale, non solo economico.

Il percorso di consapevolezza di impresa e di visione al femminile sviluppato in questi anni dal Gruppo Terziario Donna punta a questo, a supportare la definizione di nuove leadership in grado di portare avanti le visioni che servono a rilanciare l’economia.

Diventa quindi sempre più necessario investire nelle competenze che permettano di valorizzare il capitale umano delle organizzazioni, fornendo loro la per facilitare il cambiamento e sviluppare il potenziale delle imprese associate.

Terziario Donna lancia proprio questo mese un percorso integrato di formazione per le sue presidenti e consigliere ma anche per le sue associate finalizzato a costruire le abilità personali e relazionali necessarie ad assumere e gestire con appropriatezza posizioni lavorative basate su particolari competenze, ma anche a far evolvere l’organizzazione verso la trasformazione richiesta dalla necessaria rivoluzione dell’impresa che caratterizza oggi il sistema.

Questo percorso di investimento sulla nostra classe di imprenditrici, che abbiamo voluto chiamare <Essere leader al femminile>, vuole sostenere lo sviluppo di una classe di nuove leadership, perché ancora una volta ribadiamo che la democrazia paritaria è un fatto di economia. E perché senza integrare la visione economica con la visione “al femminile” dei temi economici non vi potrà essere né progresso, né ripresa.

Con questa iniziativa, che assume una valenza ancora più significativa oggi che il Paese ha bisogno di mettere in moto tutte le sue migliori forze, miriamo a sviluppare le competenze necessarie per affermare, nei contesti lavorativi caratterizzati da alta complessità e nei sistemi multirelazionali tipici delle moderne organizzazioni, capacità di leadership che oltre a fare, fanno bene. Esattamente nella direzione tracciata dal punto 12 del Manifesto : <Per noi “fare” significa una cosa sola: fare bene. Dove “bene” significa, pur con i nostri limiti, fare ogni giorno il meglio che possiamo, fare bene e farlo da persone perbene>.


 

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Sun, 15 Nov 2020 07:30:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/679/1/e-il-momento-di-mettere-in-campo-nuove-leadership sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Sarò la prima, ma non sarò l’ultima https://www.patriziadidio.com/post/680/1/saro-la-prima-ma-non-saro-l-ultima

L’avvocata Kamala Harris sarà la nuova Vice Presidente degli Stati Uniti. Un momento epocale, destinato a cambiare la storia.

Con la sua esperienza porterà quella visione al femminile di cui l’America (e tutto il mondo) ha bisogno. La sua visione di donna, il suo sguardo multietnico della società, il suo impegno per un mondo giusto, la sua propensione al dialogo multiculturale.

Il suo dinamismo e la sua determinazione hanno già fatto la differenza. Se pensiamo che tutto nasce da un contrasto tra lei e Joe Biden e che lo ha conquistato proprio per non avere mai mollato rispetto ai suoi convincimenti ed alle sue battaglie in difesa dei diritti.

Eletta senatrice della California tre anni fa, Kamala Harris decise infatti di tentare la scalata alla Casa Bianca. Più di un anno fa, al primo dibattito televisivo tra i candidati democratici, si impose all’attenzione dell’America per la sua determinazione e per l’attacco lanciato al favorito, Joe Biden, proprio sulla questione razziale. A corto di fondi, nel dicembre dello scorso anno Harris fu costretta a ritirarsi dalla corsa della Casa Bianca prima ancora dell’inizio della stagione delle primarie. Ma l’11 agosto Joe Biden, ha scelto proprio lei per il ticket democratico riconoscendo il suo valore e l’apporto che poteva dare in termini di nuova visione. E forse anche il valore di come Kamala Harris ha difeso anche con lui le sue ragioni.

Radici indiane ed afroamericane, Kamala Harris rispecchia l’evoluzione multietnica della società americana. Affascinante, empatica, progressista su economia, ambiente, immigrazione e diritti civili, si è conquistata anche la fama di strenuo difensore del rispetto della legge maturata quando è stata eletta procuratore capo della città di San Francisco, per poi prendere la guida del sistema giudiziario dell’intera California. Merito e competenza.

Joe Biden e Kamala Harris hanno vinto e convinto perché non si sono presentati come un Presidente ed una Donna ma come un’alleanza forte di visioni ed impegno improntata alla democrazia paritaria. Ed è stata una scelta vincente che ha sconfitto ogni pronostico.

Kamala è la prima donna a entrare nell’ufficio di presidenza degli Stati Uniti. E si gioca la possibilità di segnare profondamente la politica americana per 12 anni: 4 anni da vice e - perché no - 8 da presidente, se quella del 77enne Biden sarà una leadership di un solo mandato che lancerà la candidatura della sua vice nel 2024.

La prima donna nera e indiana americana a rappresentare la California al Senato degli Stati Uniti, Kamala Harris è cresciuta credendo nella promessa dell'America e combattendo per assicurarsi che la promessa fosse mantenuta per tutti gli americani.

Kamala ha ereditato il valore del fare dai suoi genitori: il padre di Kamala è infatti immigrato negli Stati Uniti dalla Giamaica per studiare economia e sua madre è emigrata dall'India per insegnare. La madre di Kamala l’ha cresciuta dicendole, lo racconta la neo VicePresidente : "Non sederti e lamentarti delle cose, fai qualcosa". E Kamala non si è seduta e non si è lamentata, nemmeno quando sfidava sistemi più grandi di lei. Kamala ha fatto, e come piace dire al Terziario Donna, ha fatto bene da persona perbene.

Kamala ha iniziato a combattere per le famiglie che lavoravano nell'ufficio del procuratore distrettuale della contea di Alameda, dove si è concentrata sul perseguimento dei casi di violenza sessuale su minori. Da lì, è diventata la prima donna di colore eletta come procuratore distrettuale di San Francisco. In questa posizione, ha avviato un programma per offrire ai criminali per la prima volta una seconda possibilità di conseguire un diploma di scuola superiore e trovare un lavoro.

Le sue parole nel momento dell’insediamento sono per noi tutti un insegnamento di vita, ma soprattutto un monito a non mollare mai.

<La democrazia non è garantita: dobbiamo avere una forte volontà di difenderla, salvaguardarla, non darla mai per scontata. Questo richiede una battaglia, dei sacrifici, ma anche gioia, perché noi, il popolo, abbiamo il potere di costruire un futuro migliore. Quando l’essenza della nostra democrazia era in gioco durante queste elezioni e il mondo ci guardava, voi avete dato vita ad un nuovo giorno, una nuova alba per l’America.

Anche se sono la prima a ricoprire questa carica, non sarò l’ultima. Ogni bambina, ragazza che stasera ci guarda vede che questo è un paese pieno di possibilità. Il nostro paese vi manda un messaggio: sognate con grande ambizione, guidate con cognizione, guardatevi in un modo in cui gli altri potrebbero non vedervi. Noi saremo lì con voi.>

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Mon, 9 Nov 2020 15:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/680/1/saro-la-prima-ma-non-saro-l-ultima sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il ruolo delle imprese nella ripartenza https://www.patriziadidio.com/post/678/1/il-ruolo-delle-imprese-nella-ripartenza

Per le imprese un nuovo stop.

Un pesante stop, perché interviene mentre siamo ancora impegnati a ricostruire i bilanci delle nostre imprese. Un altro pugno sullo stomaco, difficile da superare.

Ma stavolta non ci deve cogliere impreparati. L’esperienza vissuta sulla nostra pelle, tra incertezze, errori e assenze da una parte, il bisogno di dovere ripartire ed i sacrifici che ci sono costati dall’altra, ci hanno dato tanti elementi di conoscenza che adesso possiamo mettere in campo.

Sappiamo bene il ruolo che abbiamo noi imprenditori - ed ancor più noi “piccoli e medi“ imprenditori - nel sistema economia del Paese. Ma anche il ruolo fondamentale di noi associazioni di categoria, che siamo la cerniera fondamentale tra sistema produttivo e sistema di governo.

Un ruolo che negli ultimi tempi non ha trovato ascolto e spazio nelle agende di governo. E alcuni degli errori commessi in passato dai governi (ad ogni livello istituzionale) credo siano anche riconducibili al venir meno di un patto virtuoso di alleanza che miri alla crescita equa e sostenibile del Paese. Dove ognuno faccia la sua parte.

Noi imprenditori e imprenditrici l’abbiamo provato a fare. Ad accantonare lo smarrimento, la paura e a tirare fuori l’audacia. Quella forza quasi sovrumana che viene fuori quando la nave sta per affondare, ed allora sai che devi mettercela tutta. Lo devi fare per te stesso, per la tua famiglia, per i tuoi lavoratori, per i tuoi clienti. Per la tua città. Perché se si spengono le luci dei negozi, si spengono le città.

Sono giornate lunghe quanto una vita. Giornate frenetiche, in cui non ci possiamo permettere di abbassare la guardia un attimo. La sera andiamo a letto come le tartarughe che incassano la testa dentro il guscio sperando che non si abbatta su di noi qualcos’altro; assolutamente inermi, pronti ad incassare il prossimo colpo sperando che la nostra corazza possa ancora reggere. La mattina ci alziamo ritirando fuori tutta la grinta e la forza di un leone, per affrontare tutto ciò che occorre fare! Ciò che ad un imprenditore tocca intra-prendere. E così ritroviamo la nostra energia con la fierezza tipica dei leoni pronti ad entrare nuovamente in arena. Con la voglia di uscire fuori e riaccendere a pieni giri il motore della nostre imprese. Pronti a reagire.

Ma ripartire non dipende solo da ciò che possiamo fare noi, ma da ciò che va fatto da tutti a tutti i livelli. Presto e bene.

Per ripartire serve dialogo!

Migliore programmazione e più coordinamento: questo chiediamo a chi ha responsabilità di governo.

Per recuperare i ritardi e per sanare gli errori. Occorrono precauzione, adeguatezza e proporzionalità. E chiarezza. Serve sedersi tutti attorno ad un tavolo e offrire ognuno la sua competenza e la sua prospettiva, contribuendo a fare la sua parte per uscire da questa crisi, sanitaria ed economica, epocale.

C’è un dato tra tutti che esprime il ruolo che noi imprese possiamo offrire alla ripartenza, se messe in grado di farlo. Abbiamo visto il dato sull’attività economica nel terzo trimestre dell’anno in corso : il PIL è cresciuto del 16,1% congiunturale. Ben oltre ogni ragionevole aspettativa.

Provo a dare una lettura di quell’impennata che sa di miracoloso. Non da economista, ma da imprenditrice, che vive ogni giorno il fare impresa. Il motivo di quell’impennata positiva fotografa l’impegno e la fiducia nel futuro che abbiamo riposto noi imprenditori, la voglia di salvare le nostre aziende e ricostruire l’Italia. E la fotografa perché quando abbiamo riaperto dopo il lockdown primaverile, abbiamo ripreso a far girare l’economia. Anche se con le perdite e l’assenza di fatturato del periodo di chiusura sulle spalle, anche se i ristori ricevuti non erano sufficienti anzi molto incapienti, ci siamo rimboccati le maniche ed abbiamo “riacceso il motore” delle nostre aziende. Abbiamo con fiducia e audacia ripreso consegne, ordini, spedizioni, investimento in assortimenti, in nuove modalità di vendita, in nuovi prodotti, in processi digitali, assunto nuovo rischio di impresa. E lo abbiamo fatto mettendo il piede sull’acceleratore, per cercare di recuperare tempo e fatturati persi.

Dietro quell’indicatore positivo, nonostante tutte le migliaia di imprese che non ce l’hanno fatta, c’è il miracolo della piccola e media impresa italiana; ci siamo noi imprenditori e imprenditrici e tutti i nostri collaboratori, che con una grinta straordinaria, con uno spasmodico sforzo, ci siamo rimessi in piedi e abbiamo cercato di fare in poche settimane ciò che si fa in mesi o forse anni.

Ma adesso chiediamo che questa fiducia e questa audacia appartengano a tutti. In uno sforzo comune. Occorrono investimenti, riforme e misure urgenti. E’ ora di sederci intorno ad un tavolo tutti insieme e riaccendere i motori dell’Italia. Noi continueremo a crederci.

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Sun, 8 Nov 2020 12:56:47 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/678/1/il-ruolo-delle-imprese-nella-ripartenza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Un nuovo impegno, con i valori di sempre https://www.patriziadidio.com/post/677/1/un-nuovo-impegno-con-i-valori-di-sempre

Ai portatori sani di cambiamento
A chi desidera essere protagonista del proprio futuro>

 

 

La mia nomina a VicePresidente di ConfCommercio Rete per le Imprese è qualcosa che mi onora e mi impegna con determinazione e con la consapevolezza della responsabilità del compito che mi è stato affidato, soprattutto in questo momento in cui l’Italia vive una delle sue stagioni economiche più difficili.

Sono fiera e commossa per il nuovo ruolo e grata per la fiducia che il Presidente Sangalli ha voluto riporre in me, alla mia storia di impegno.

Per me rappresenta un grande riconoscimento anche perché so di rappresentare le Donne e tutti coloro a cui è dedicato l’incipit del Manifesto del Terziario Donna.

La vicepresidenza nazionale della più grande rappresentanza delle imprese in Italia sarà un’altra importante tappa di un cammino, lungo più di venti anni, fatto di impegno e dedizione dedicati alla nostra organizzazione, cominciato nel gruppo giovani e proseguito nel tempo con immutata passione e spirito di servizio. Sono pronta dedicarmi a questa nuova responsabilità, con la serietà e la professionalità di sempre e con la volontà precipua di fare sistema con i vertici della nostra Organizzazione e con la sua base.

Dedico questa nomina sia alle imprenditrici del “Terziario donna”, con le quali condivido da anni visione, valori, etica e impegno civile, che alla squadra di Confcommercio Palermo che negli ultimi anni mi è stata al fianco in tante battaglie difficili e che tante altre battaglie dovrà intraprendere per salvaguardare la vita di tante aziende in un momento particolarmente difficile per la storia di questo Paese.

Ma, permettetemi, dedico questo rinnovato impegno soprattutto alla mia famiglia.

Lì nascono i miei valori di vita, il mio impegno imprenditoriale, la passione civica. Con i miei familiari e mia figlia, tutti imprenditori, sappiamo quanto sia complicato fare impresa e quanto drammatico sia questo momento per gli italiani tutti, per gli imprenditori in particolare, per chi opera al Sud ancora di più. E senza di loro, non avrei avuto le motivazioni con cui sono cresciuta, per impegnarmi per un mondo migliore, più giusto, più equo.

E la dedico a me, per tutte le volte che non ho mollato e che ho sempre portato avanti i valori del bene comune a cui non ho mai rinunciato.

I valori praticati nell’interesse di tutti non sempre producono buoni frutti, ma a volte capita! E posso dire che in tal caso è una soddisfazione immensa!

Sono felice di intraprendere questo nuovo incarico, con rinnovato impegno e con la passione che ho sempre messo in tutte le mie azioni, avendo a cuore il bene delle imprese e del territorio e, ultimo ma non meno importante, il progresso della società.

Citando il Manifesto del Terziario Donna, con cui ho lavorato a lungo in questi anni insieme a tutte le colleghe imprenditrici e consigliere del Gruppo, “lavoriamo insieme per essere protagoniste del cambiamento e del futuro, dando compimento così alla rappresentanza, al nostro ruolo nella società”.

Da anni parliamo del  grave deficit di democrazia che vede la presenza femminile costantemente sotto-rappresentata nei luoghi della rappresentanza politica, istituzionale, ma anche nelle Associazioni di categoria e sosteniamo che il tema della democrazia paritaria va ben oltre quello delle cosiddette “quote rosa”. L’adeguata presenza di genere è un percorso di garanzie, non di semplici “riserve” e riguarda l'intera Società perché la scarsa presenza di donne ai vari livelli della vita economica, politica e sociale e nella governance di un Paese è, anzitutto, una questione culturale, la dimostrazione dell’arretratezza culturale di un Paese, una questione di civiltà che rivela una grave carenza di democrazia e pone un problema di legittimità dei risultati perché impedisce che si tenga pienamente conto degli interessi e delle esigenze di tutta la popolazione nel suo complesso. E non ultimo, è un problema di natura economica, perché si priva il Paese di buona parte delle sue migliori risorse.

In questi anni la presenza delle donne negli organi Confcommercio è cresciuta sensibilmente e questo ci fa ben sperare in una presenza sempre più significativa e sostanziale. Attraverso i buoni esempi e un “protagonismo” differente, da  “portatrici sane” di cambiamento, che non è passato inosservato.

Le donne sono il di Confcommercio Imprese per l’Italia ed emergono rileggendo in filigrana le tre parole che compongono “Terziario Donna Confcommercio”. Innanzitutto la “T” di Terziario di mercato, che è però anche la “T” di tenacia. La “D” ovviamente di Donna, ma che richiama in prima istanza la dolcezza, l'attributo materno inteso nel suo senso più nobile, quello che rende possibile la cura, l'accoglienza, la generatività. E infine la “C” di Confcommercio, ma anche di “capacità di fare”, così come anche di comprendere, di intuire.

Il cuore dell'umanesimo nato in Italia che ha reso questo Paese grande e conosciuto in tutto il mondo; quell’umanesimo che mi piace ribattezzare “womanesimo”. Le donne sono il lievito non solo di Confcommercio, ma del Paese stesso, e con la loro presenza – che io auspico cresca sempre di più – la torta dell’economia è non solo più grande, ma è anche più gustosa e nutriente.

In questo nuovo ruolo apicale della nostra Organizzazione cercherò di rappresentare un modello differente, quello che insieme a tutte le imprenditrici di Terziario Donna abbiamo fatto emergere in questi anni  e che sta portando dei risultati.

Mi impegnerò a “fare” che significa una cosa sola: fare bene. Dove “bene” significa, pur con ogni limite, "fare ogni giorno il meglio che possiamo, fare bene e farlo da persone perbene” come recita anche il nostro Manifesto.

I ruoli  apicali presuppongono un supplemento di responsabilità e di spirito di servizio. Assumere ruoli apicali  significa avere non solo “il dovere di tenere la nostra luce accesa fino a tardi, ma anche la porta sempre aperta”.

La mia porta continuerà a essere sempre aperta, pronta all’ascolto, alla collaborazione, ad intervenire. Lo devo alle nostre aziende, alle categorie, ai territori, con riguardo al momento drammatico che stiamo vivendo.

Con la forte  convinzione che sapremo superare questa drammatica emergenza con coraggio e un pizzico di audacia, con la necessaria prudenza ma soprattutto con l’indispensabile fiducia nel futuro. E con tanto, tanto impegno e dedizione.

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Sun, 25 Oct 2020 12:45:39 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/677/1/un-nuovo-impegno-con-i-valori-di-sempre sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
IL RAPPORTO CARITAS 2020 - Nessuno si salva da solo https://www.patriziadidio.com/post/676/1/il-rapporto-caritas-2020-nessuno-si-salva-da-solo-

L’emergenza economica determinata dalla pandemia ha messo in ginocchio interi pezzi della società che vivevano già le fragilità di un’economia che al Sud sconta un prezzo maggiore.

I dati che ci consegna il Rapporto 2020 della Caritas disegnano l’identikit della nuova povertà, che sempre più riguarda le donne e la piccola impresa. Solo nel 2020, l’utenza delle Caritas diocesane è aumentata del 12%.

La lettura dei dati contenuti nel Rapporto mostrano come sia in netta crescita il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei italiani e delle persone in età lavorativa.

Da questo identikit della povertà risalta con chiarezza come si stia riconfigurando la povertà, colpendo in modo ancora più incisivo chi ha attività autonome o dipende da queste.

Il numero delle donne che hanno chiesto aiuto da maggio a settembre, subito dopo il lockdown, sono state il 54,4% contro il 50,5% del 2019.

Il numero dei giovani tra 18 e 34 anni è passato dal 20% al 22,7%.

Gli italiani sono oggi il 52% dei poveri, contro il 47,9% del 2019, hanno dunque superato gli stranieri.

Complessivamente sono stati 2.073 i piccoli commercianti e lavoratori autonomi che si sono rivolti, sul territorio nazionale, alla Caritas per ricevere sostegni economici specifici utili a sostenere le spese più urgenti (affitto degli immobili, rate del mutuo, utenze, acquisti utili alla ripartenza dell'attività).

Solo tra aprile e giugno le Caritas hanno assistito 450mila persone, di queste una su due non si era mai rivolta prima ai centri di ascolto.

Uno scenario che fa paura, e che deve impegnarci anche come ConfCommercio. E’ infatti importante e ineludibile fare “sistema” immedesimandosi nelle esigenze personali di ciascuno e riaffermando lo spirito  solidaristico che è alla base di Confcommercio.

In questa direzione sono andate le iniziative avviate durante i mesi di lockdown e che proseguono anche in questo momento in cui gli effetti della crisi mostrano che l’emergenza è tutt’altro che superata. Come lo sportello "SOS Impresa" avviato a marzo per sostenere le imprese del territorio in questo periodo d'emergenza, anche dal punto di vista creditizio. E come la raccolta fondi avviata ad aprile e destinata alla Caritas proprio per intervenire a sostegno di chi si fosse improvvisamente trovato, a causa della crisi economica,  in stato di necessità anche nel provvedere ai semplici e necessari bisogni primari per sè e per il proprio nucleo familiare.

Perché come ha detto anche il Papa <nessuno si salva da solo>.

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Wed, 21 Oct 2020 16:54:42 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/676/1/il-rapporto-caritas-2020-nessuno-si-salva-da-solo- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il Piano di ripresa e resilienza: un’occasione da non perdere https://www.patriziadidio.com/post/675/1/il-piano-di-ripresa-e-resilienza-un-occasione-da-non-perdere-

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ci offre una possibilità che abbiamo il dovere di non perdere.

Perché sia una concreta opportunità, serve però, a mio avviso, che si rinforzi il dialogo cooperativo tra politica e imprese. E si punti a quelle che sono le emergenze del Paese.

L’Italia ha bisogno di ricucire il rapporto tra Nord e Sud, ma anche di rinforzare la dorsale economica del terziario e di recuperare il divario generazionale e di genere al fine di perseguire un pieno equilibrato rilancio dell’economia.

Per sostenere il rilancio del nostro Paese, si deve abbandonare qualsiasi forma di assistenzialismo e adottare concrete ed efficaci politiche di incentivi alle imprese. In un unicum che sia parte integrante di un più ampio progetto di rilancio del Paese, e non solo del Sud. E che non sia mera sommatoria di provvedimenti residuali o assistenziali che non creano vero sviluppo perché non perseguono una strategia di più ampia visione.

Le imprese sono soggetti economici, e ribadiscono questo status: non chiedono sterile assistenza ma piani di sviluppo concreto e benessere duraturo. Chiedono un sistema dove fare impresa sia possibile.

L’economia reale ha bisogno di politiche infrastrutturali e di rigenerazione urbana e territoriale, finalizzate a migliorare la vivibilità e l’appeal dei territori con l’obiettivo di favorire una maggiore attrattività di investimenti e di capitale umano.

Nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, serve l’attivazione di una nuova linea di azione per la rivitalizzazione del tessuto economico e sociale denominata ‘Programma Nazionale per le città e le economie urbane’, da cui far ripartire i territori a rischio desertificazione.

Un altro punto fondamentale deve essere il sostegno al Made in Italy, ovvero il capitale per il quale il nostro Paese è riconosciuto nel mondo.

Sostegno che deve partire dall’incentivazione dell’acquisto di prodotti made in italy e dal sostegno all’acquisto da parte della filiera commerciale e distributiva  di merci e servizi prodotti in Italia. Si avrebbe un vantaggio così non solo per il terziario ma anche per il manifatturiero. Si realizzerebbe finalmente una “coesione” tra le filiere manifatturiere e commerciali, e si promuoverebbe anche la cultura dell’acquisto di prodotti italiani presso il consumatore italiano spesso distratto dal sostenere con i propri acquisti ciò che appartenendo al nostro Paese appartiene a tutti come interesse collettivo.

Il rilancio dell’Italia non può che svolgersi mettendo in campo tutti i suoi capitali intellettivi e promuovendo quindi la democrazia paritaria.

E’ l’ora di un Patto nazionale per l’occupazione femminile, che consegua l’obiettivo dell’amento della piena e qualificata partecipazione delle donne al mondo del lavoro ma anche il cambiamento del modello sociale e produttivo di riferimento.

Ed auspichiamo anche un’adeguata presenza di competenze femminili nelle Task Force di gestione del Recovery Fund, perché non manchi la visione al femminile del rilancio.

Per ripartire il Sud ha bisogno di richiamare tutte le sue intelligenze ed i migliori talenti. Quel capitale umano che abbiamo lasciato emigrare fuori in mancanza di risposte adeguate. Occorre allora mettere in campo anche politiche che favoriscano il rientro dei giovani al Sud, e quindi politiche per favorire l’auto-imprenditorialità al sud. Non solo nuove start up, ma anche misure atte a favorire l’acquisizione di aziende esistenti che proprio grazie alle competenze e alle energie dei giovani rientrati nel nostro meridione possano avere prospettive non solo di sopravvivenza ma anche di rilancio.

Serve un Piano straordinario per i giovani, perché da lì viene il nostro futuro e la nostra rigenerazione sociale ed economica. Da lì viene il rilancio dei nostri sistemi produttivi.

I giovani devono essere incentivati a restare o a tornare al Sud. La vera emergenza del Sud è infatti la fuga del «capitale umano»: tra il 2002 e il 2017 il Mezzogiorno ha perso oltre 612.000 giovani e 240.000 laureati. Il Sud è stato colpito da un processo di disinvestimento ormai decennale: dai 21 miliardi del 2008 ai 10 miliardi del 2018. Ma è errato dire che sono i giovani che vogliono andare via. I dati Unioncamere dicono altro: le nuove imprese under35 anni al Sud sono il 40,7%, al Nord il 39,6%. Negli ultimi 15 anni sono andati via dal Sud più di 2 milioni di giovani, di cui la metà sotto i 35 anni, con circa 200mila laureati.

Se vogliamo rilanciare un’idea di futuro, quella a cui ci ha richiamati Draghi, occorre davvero scommettere sui giovani, dando loro le risorse per fare autoimpresa ed alle imprese le misure per favorire il ricambio generazionale. Per scegliere di fare impresa al Sud.


 


 

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Thu, 15 Oct 2020 10:30:53 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/675/1/il-piano-di-ripresa-e-resilienza-un-occasione-da-non-perdere- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Rilancio dell’Italia. Ripartire dai Valori: confronto a Taobuk con il Ministro Provenzano https://www.patriziadidio.com/post/674/1/rilancio-dell-italia-ripartire-dai-valori-confronto-a-taobuk-con-il-ministro-provenzano-

Nella qualità di Presidente Nazionale del Gruppo Terziario Donna Confcommercio, sono intervenuta al Festival della letteratura Taobuk 2020 che si è tenuto a Taormina dall’1 al 5 ottobre.

Terziario Donna è stata infatti protagonista dell’incontro <Rilancio dell’Italia. Ripartire dai valori>, moderato dalla esperta di cambiamento e leadership (e socia del gruppo Terziario Donna) Cleo Li Calzi, con il Ministro per il Sud e la Coesione Peppe Provenzano.

L’incontro, che è stato arricchito da un messaggio del Presidente nazionale Confcommercio Carluccio Sangalli, che ha sottolineato proprio il valore della visione femminile nel rilancio del sistema Paese, è stata l’occasione per confrontarsi con il Ministro sul tema <DONNE, GIOVANI, SUD COME MOTORE DELLA RIPRESA E DELLA COESIONE>.

L'attuale crisi ci impone infatti di concentrarci sui divari che gravano sulla diseconomia del paese, e quindi su quelli che io chiamo “capitali dormienti” della società: le donne, i giovani e, permettemi di aggiungere, le imprese del terziario, ovvero del commercio, del turismo, dei servizi, delle libere professioni, che sono una risorsa fondamentale per rimettere in moto il sistema economico del nostro Paese.

Le imprese del Terziario rappresentano infatti l’economia reale del Paese. Ed è da queste che dobbiamo ripartire, liberando i muri che impediscono a donne e giovani di entrare a pieno titolo nell’arena dell’economia.

Sotto la mia Presidenza (che si avvia a concludersi dopo 2 mandati, per far spazio a nuove energie), uno dei pilastri dell’attività del Gruppo Terziario Donna è stato proprio il cambiamento culturale necessario sul tema della necessita’ di attuare la “democrazia paritaria”.

Un tema che riguarda l’intera società, perché la scarsa presenza di donne ai vari livelli della vita economica, politica e sociale e nella governance di un Paese è, anzitutto, una questione culturale ma soprattutto una questione di civiltà ed economica che rivela l’incompiutezza della nostra democrazia, impoverita della visione femminile.

E questa emarginazione pone un problema di efficacia delle scelte e di legittimità dei risultati, perché non tiene pienamente conto degli interessi, delle esigenze e dei talenti di tutta la popolazione nel suo complesso. Contrariamente a quanto postula chiaramente l’art. 3 della nostra Costituzione.

La democrazia paritaria non è dunque un tema , che “riguarda le donne” o “per le donne”, ma è un tema di democrazia, che riguarda quindi tutti, uomini e donne.

Anzi proprio il momento di grave emergenza economica impone di sostenere un tema come la democrazia paritaria per avere una visione che permetta il rilancio strutturale, e del nostro Paese.

Il palco di Taobuk, quest’anno dedicato al tema dell’Entusiasmo, ha rappresentato la cornice giusta per rilanciare i principi che da anni portiamo avanti con il Manifesto di Terziario Donna.

Manifesto che abbiamo proposto proprio per impegnare il nostro mondo al cambiamento, indicando nuovi modelli per l’Economia e la società.

E che ci rappresenta in ogni nostra azione. Un insieme di principi in cui si ritrovano le imprenditrici e gli imprenditori di Confcommercio che interpretano il proprio ruolo con valore e responsabilità.

Valori indissolubili che rappresentano il fuoco sacro del nostro impegno, ciò che produce l’entusiasmo, e ci dà forza ed orgoglio di sentirci coinvolti a pieno titolo nel rilancio del Paese.

Il nostro Manifesto rappresenta i valori in cui crediamo, ma anche una bussola efficace per dare un contributo concreto sui temi di indirizzo di politica economica, economia della bellezza, del bene-essere, del nuovo umanesimo, della cultura e dei saperi, della responsabilità sociale di impresa, dell’economia civile.

Insomma valori e visioni che sono la dorsale delle proposte concrete lanciate per l’economia del futuro, che ci danno l’entusiasmo per affrontare anche le crisi.

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Wed, 7 Oct 2020 06:16:01 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/674/1/rilancio-dell-italia-ripartire-dai-valori-confronto-a-taobuk-con-il-ministro-provenzano- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Un’impresa senza valori non ha valore https://www.patriziadidio.com/post/673/1/un-impresa-senza-valori-non-ha-valore

Papa Francesco ha preso una posizione netta sull’identità dell’impresa contemporanea: l’impresa deve essere prima di tutto civica. Deve mettere al centro le persone.

Chi fa intrapresa deve fare una scelta lungimirante, fatta di buon senso e di valori.

Nel documento (“Economicae et pecuniariae quaestiones – Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell'attuale sistema economico”) il Santo Padre afferma che “l'economia ha bisogno per il suo corretto funzionamento di un'etica amica della persona”. 

Papa Francesco spiega la sua visione dell’impresa attraverso parole semplici. L’impresa deve mettere le persone e le comunità al centro del suo agire. Così facendo, “rispettando la dignità delle persone e perseguendo il bene comune fa bene anche a se stessa”. La comunità in cui vive l’imprenditore è la sua famiglia, dove l’aiuto reciproco è la risposta alla competizione sfrenata tra uomini e tra imprese. Un non velato invito a sviluppare economia che potremmo chiamare di comunità oltre a reti di imprese, e a sviluppare l’associazionismo.

La mia conduzione del sistema ConfCommercio Palermo e Terziario Donna è improntata su questi principi, perché credo fortemente che al centro del sistema impresa debbano esserci la famiglia e le persone.

La distribuzione e la partecipazione alla ricchezza prodotta, la collocazione dell’azienda in un territorio, la responsabilità sociale d’impresa, il welfare aziendale, la parità di trattamento salariale tra uomo e donna, la riconversione generazionale, la conciliazione tra i tempi di lavoro e i tempi di vita, il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento dell’importanza dell’uomo rispetto alla tecnologia, il riconoscimento del giusto salario, l’umanesimo (o come mi piace dire, il womanesimo, per la sua coerente declinazione al femminile essendo le donne sensibili interpreti di questo modo di interpretare la propria impresa), la democrazia paritaria sono tutti elementi fondamentali che tengono viva la dimensione comunitaria e umana di un’azienda. E le danno significato civico.

E’ tornato sul temaPapa Francesco ribadendo come per la ripartenza dalla crisi è quanto mai necessaria una riconversione ecologica della nostra economia, perché diventi davvero espressione di cura, che non esclude ma include, che “non sacrifica la dignità dell’uomo agli idoli della finanza, non genera violenza e disuguaglianza, non usa il denaro per dominare ma per servire”.

Ed è quello che come Terziario Donna abbiamo voluto segnare nel Manifesto. Il nostro modello d’impresa riassunto nel punto 11 che fortemente abbiamo voluto e che ci fa da guida nel nostro agire e nella responsabilità di indirizzo che abbiamo come associazionismo: <Un’impresa senza valori non ha valore. La responsabilità sociale di impresa dà valore al nostro futuro>.

Il nostro gruppo esprime tantissime e preziose storie di sostegno, vicinanza, attenzione, gesti di solidarietà, amicizia e collaborazioni inter-impresa. Se la comunità di business in cui viviamo è la nostra famiglia, diventa più semplice evitare la competizione per abbracciare l'aiuto reciproco. Come succede nelle nostre famiglie di appartenenza, dove la crescita vera, quella che non crea esclusi e scarti, è il risultato di relazioni sostenute dalla cura per gli altri, non dalla smania di successo e dalla esclusione strategica di chi ci vive accanto. Il progresso tecnologico può rendere più veloci le azioni, ma per Noi di Terziario Donna è prerogativa imprescindibile mettere un supplemento di amore nelle relazioni e nelle istituzioni.

Da tempo portiamo avanti con il nostro manifesto i valori dei Economia della Bellezza, riconosciuta oggi come direzione di ricostruzione e ripartenza del nostro Bel Paese. Identità territoriale di cui dobbiamo riappropriarci se davvero vogliamo fare della crisi occasione di un cambiamento dei modelli economici nella direzione che ci indica Papa Francesco.

La contaminazione della visione dell’Economia della bellezza che è il dna delle imprenditrici del gruppo terziario donna di Confcommercio, mai come adesso, anno 2020 del Covid, diventa essenziale.

Abbiamo quanto mai oggi bisogno di bellezza, quella bellezza che cattura gli occhi e rimanda oltre, che ci spinge a ripartire, a riconquistare fiducia puntando alla identità stessa del nostro Paese. Come dicevano i greci Kalos kai agatos, il bello e buono, il bello è buono, etica ed estetica.

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Thu, 24 Sep 2020 08:04:16 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/673/1/un-impresa-senza-valori-non-ha-valore sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Incontro con il Ministro per il Sud Provenzano: le proposte di Confcommercio https://www.patriziadidio.com/post/672/1/incontro-con-il-ministro-per-il-sud-provenzano-le-proposte-di-confcommercio-

L’8 ottobre ho rappresentato, su delega del Presidente Sangalli, ConfCommercio-Imprese per l'Italia alla riunione che il Ministro per il Sud Provenzano ha organizzato per confrontarsi con le Associazioni di categoria sulle linee di indirizzo utili e necessarie per rilanciare l'economia del Mezzogiorno.
A nome della nostra Associazione, e rappresentando gli interessi di tutti, ho sottolineato che le imprese devono essere parte integrante dei progetti di rilancio del Sud.

Politiche infrastrutturali, vivibilità e ripopolamento anche commerciale delle città, rigenerazione urbana, maggiore attrattività di investimenti e capitale umano, decontribuzione per le imprese e riduzione del peso fiscale complessivo, ma anche rientro dei giovani al Sud: questi alcuni degli argomenti di confronto che saranno approfonditi nei prossimi mesi.

Al tavolo del Ministro ho portato la tesi che se si vuole veramente sostenere la crescita di questa area del nostro Paese, si deve abbandonare qualsiasi forma di assistenzialismo e adottare concrete ed efficaci politiche di incentivo alle imprese che siano parte integrante del progetto di rilancio del Sud e non provvedimenti meramente residuali.

ConfCommercio, plaudendo all’iniziativa del Ministro che apre una stagione contiamo proficua di confronti, ha proposto l'attivazione di un piano finalizzato alla rivitalizzazione del tessuto economico e sociale 'Programma Nazionale per le città e le economie urbane' da attuarsi attraverso nuove forme di amministrazione partecipata e prevedendo partenariati pubblico-privati che si muovano nell'ottica della sostenibilità, dell'innovazione e della semplificazione delle procedure di accesso alle agevolazioni per le imprese.

Ho altresì esposto al Ministro la necessità di intervenire sulla parte più di valore del paese: i giovani che devono essere incentivati a restare o a tornare al Sud. Servono misure ad hoc che facilitino l’autoimprenditorialità dei giovani e il ricambio generazionale. Serve un Piano straordinario per i giovani, perché da lì viene il nostro futuro e la nostra rigenerazione sociale ed economica. Da lì viene il rilancio dei nostri sistemi produttivi.

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Wed, 9 Sep 2020 22:50:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/672/1/incontro-con-il-ministro-per-il-sud-provenzano-le-proposte-di-confcommercio- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Crisi economica: intervenire sulla fragilità dell’economia del Sud https://www.patriziadidio.com/post/671/1/crisi-economica-intervenire-sulla-fragilita-dell-economia-del-sud-

E’ una crisi “pesante” che sta cambiando il sistema. E per questo, malgrado incognite ed incertezze legate all’evoluzione dell’emergenza sanitaria, necessita di una corretta narrazione dei fatti. E di decisioni eque e prese nell’interesse collettivo e non facendo prevalere interessi di parte.

Leggendo le stime dei consumi regionali per l’anno 2020 redatte dall’Ufficio Studi di Confcommercio, gli indici sono inevitabilmente tutti al ribasso: PIL -9,3%, consumi dei residenti -9,6%, consumi sul territorio -10,9%. I dati sono stati elaborati considerando anche l’incidenza di alcune spese meno comprimibili (abitazione, energia, alimentari e istruzione) nei bilanci delle famiglie.

Quello che emerge da dati conferma una forte eterogeneità nei tassi di variazione della spesa per consumi regionali nel 2020. Con grande variabilità da una regione all’altra.

In termini di perdita di valore il Nord, rimane l’area più penalizzata: dei 116 miliardi di consumi in meno stimati per l’anno in corso oltre 65 (quasi il 57%) derivano dalle otto regioni settentrionali (che nel 2019 pesavano per il 52% dei consumi sul territorio del totale Italia). Ed è la Lombardia a scontare la riduzione più significativa, pari a oltre 22,6 miliardi di euro.

Il Sud patirebbe una riduzione di spesa più moderata del resto del Paese (8,5% contro una media del 10,9%). Non solo la Sicilia, ma anche Campania, Puglia, e Calabria.

Ciò non vuol dire che le condizioni di ripresa delle regioni meridionali siano migliori. Lo shock puntuale, limitato al 2020, ha impattato meno nel Mezzogiorno forse anche per la minore presenza di turisti stranieri e per il maggior peso di lavoratori pubblici il cui reddito disponibile non è stato colpito dal lockdown, ma di certo le capacità di reazione dell’area sono ben più ridotte, anche in considerazione del PIL e del reddito pro-capite più bassi rispetto alla media.

Negli ultimi 12 anni, i consumi reali hanno mediamente perso un decimo di punto l’anno in Italia, aumentando di due decimi all’anno nel Nord e diminuendo di nove decimi annui nel Sud.

Quindi la media annua nazionale è sintesi di due segni contrapposti, quello positivo del nord che, sebbene poco, cresceva e quello negativo del sud che andava drammaticamente sempre più indietro. A fronte di una riduzione cumulata dei consumi sul territorio in Italia dell’1,3%, dal 2008 al 2019, il Sud ha ceduto oltre 10 punti percentuali di spesa in termini reali, mentre il Nord è cresciuto di quasi 3 punti.

Attesa la fragilità del tessuto produttivo meridionale, questa minore perdita del Sud post lockdown resta comunque insufficiente a recuperare le perdite patite nel 2020 e soprattutto il divario tra nord e sud.

L’errore che non va commesso è interpretare male i numeri, dando una lettura ottimistica alla minore “apparente” incidenza della crisi al Sud.

La situazione del sud risulta meno grave solo e soltanto perché era già ante covid un’economia asfittica, segnata da una grave fragilità, e quindi caratterizzata da consumi insopprimibili che sono i beni e servizi di prima necessità. Mentre al nord prevale l’incidenza sulla bilancia dei consumi delle spese accessorie, che sono quelle state oggetto di contrazione nei dati rappresentati dall’Ufficio Studi ConfCommercio.

Come dire: al Nord c’è chi rinuncia al Suv per comprare una utilitaria, ma al Sud non si può fare a meno di pane, pasta e generi alimentari

Ma perdere 5,6 miliardi (-8,2%) contro i 4 miliardi del Trentino (-16%) è una perdita insostenibile, su cui dovremmo agire per chiedere una politica economica che riduca le diseguaglianze e persegua la coesione territoriale.

La prima vera emergenza italiana, che deve trovare una risposta nel RecoveryFund è proprio la forbice che esiste tra economia del Nord Italia ed economia del Sud Italia. Contraria ai principi costituzionali e alla base proprio dell’intervento europeo che mira alla coesione territoriale e al perseguimento di ogni azione che riduca le diseguaglianze.

Servono risposte immediate dal governo, ma soprattutto risposte progettuali efficaci che vadano al cuore del problema. E serve che le stesse siano concertate con le parti sociali e non decise “in laboratorio” da esperti di politica economica senza il necessario e ineliminabile confronto con il sistema delle imprese.

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Sat, 5 Sep 2020 06:58:18 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/671/1/crisi-economica-intervenire-sulla-fragilita-dell-economia-del-sud- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Libero Grassi: il dovere della memoria, il valore della memoria. https://www.patriziadidio.com/post/670/1/libero-grassi-il-dovere-della-memoria-il-valore-della-memoria

Il 29 agosto, Alice Grassi ha tinto di rosso il luogo dove il padre Libero fu barbaramente ucciso. Un gesto che viene ripetuto ogni anno da 29 anni. Ma il 29 agosto 1991 a terra sul marciapiede non c’era la vernice rossa, ma il sangue di Libero Grassi barbaramente ucciso perché si oppose al pagamento del pizzo. Perchè decise di esercitare il diritto alla libera impresa.

Ho partecipato al momento con commozione ma anche rinforzando la convinzione di quanto l’esempio di Libero Grassi dia significato al punto 6 del Manifesto di Terziario Donna di Confcommercio, la carta di valori personali, di vita e di impresa di noi imprenditori.

<Perseguiamo la legalità e i valori della Costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri. Respingiamo l’estorsione e ogni violenza. Rispettare e affermare la legalità è cosa importante in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere LIBERI, l’orgoglio di essere degni.>

Libero Grassi era un uomo semplice, che amava la vita ed il suo lavoro di imprenditore, moralmente rigoroso ed estremamente reattivo nel difendere la sua dignità.

Non mi piace pagare. È una rinuncia alla mia dignità d’imprenditore”, ha scritto poco tempo prima di quel 29 agosto 1991 in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera. Libero Grassi era un imprenditore del settore tessile come me. Produceva biancheria e la sua impresa, la Sigma, era un’azienda storica, sana, con un bilancio in attivo. Che dava lavoro a tante persone e che si imponeva sul mercato per la qualità dei suoi prodotti.

Libero Grassi è stato un collega, un imprenditore che ha creduto nell'impresa, nei suoi dipendenti, nei suoi clienti, nei suoi fornitori e nella forza della libera impresa. Nel di ciò che produceva e dell’esempio che da imprenditore offriva alla costruzione di una comunità “giusta”.

Libero credeva nell’impresa e sapeva che se avesse detto sì anche solo una volta, avrebbe negato il principio guida di qualsiasi imprenditore: fare libera impresa.

Ed allora l'insegnamento di Libero Grassi deve rimanere come una cicatrice che ci ricordi sempre il dovere, ancora più che il diritto, di esercitare libera impresa, libera da ogni condizionamento.

Entrambi realizziamo prodotti tessili, ma non abbiamo mai lavorato insieme perché il percorso di imprenditore di Libero si è interrotto 29 anni fa, quando io muovevo i primi passi e ancora non avevo potuto sperimentare la forza dell'associazionismo, quello stesso associazionismo che in una sua parte 29 anni fa ha isolato Libero Grassi. Forse le coscienze non erano ancora pronte, il senso civico non tanto sviluppato, le persone nelle stesse associazioni ben diverse. A maggiore ragione in un territorio come il nostro, il passato pesante deve insegnare. E per me associazione significa non solo fare attività di rappresentanza delle imprese, ma anche fare sistema, prestare ascolto a tutti, e non isolare nessuno.

Libero soprattutto amava la libertà di impresa e la libertà da ogni condizionamento. Esattamente il principio che abbiamo voluto ribadire nel manifesto: essere liberi e fare le proprie scelte di impresa, significa avere rispetto per sè stessi. Avere l’orgoglio di essere degni innanzitutto come persone oltre che come imprenditori.

Se tutti si comportassero come me, non si distruggono le aziende, ma gli estorsori”: questa è stata una delle tante frasi-denuncia di Libero Grassi. Libero Grassi non aveva peli sulla lingua e mettendoci la faccia - senza se e senza ma - perseverava nella sua lotta per la legalità.

Io non sono pazzo a denunciare,  non pago perché non voglio dividere le mie scelte con i mafiosi, perché io ho fatto semplicemente il mio mestiere di mercante”.

Il mestiere di mercante non ha padroni, se non il libero mercato. Da imprenditore, uomo politico e di cultura, Libero Grassi aveva ben compreso che pagare il pizzo significava mettersi nelle mani dei mafiosi, osservare non solo le scelte di Cosa Nostra, ma anche condividerne i metodi violenti, l’economia nera ed occulta. E non essere più uomo libero.

E’ una questione di dignità”, aveva concluso Libero Grassi in quella intervista, che segnò ulteriormente il suo destino. L'imprenditore - pochi giorni prima della sua uccisione - spiegava a Michele Santoro che non pagava il pizzo alla mafia "perché è una rinunzia alla mia dignità di imprenditore" e perché implica dividere le scelte con il mafioso".

Ma che si è messo in testa questo qui?” Aveva commentato qualcuno dei suoi colleghi già il 10 gennaio di quel 1991, quando Libero Grassi scrisse in prima pagina, sul “Giornale di Sicilia” la sua prima denuncia pubblica: ”Volevo avvertire il nostro ignoto estorsore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al ‘Geometra Anzalone’ e diremo no a tutti quelli come lui”.

Volevo dire grazie a Libero Grassi. Ma anche scusa, per tutti coloro che ancora oggi, pur potendo e dovendolo fare, non denunciano. Ormai siamo la maggior parte a rifiutare ogni condizionamento e parlo di quegli imprenditori che mi pregio di rappresentare. Il messaggio delle sue parole è finalmente arrivato a tanti, anche se ci ha messo troppi anni.

 

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Tue, 1 Sep 2020 04:09:13 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/670/1/libero-grassi-il-dovere-della-memoria-il-valore-della-memoria sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Family act: la famiglia è propulsore della società! https://www.patriziadidio.com/post/667/1/family-act-la-famiglia-e-propulsore-della-societa

Ieri pomeriggio su invito della Camera di Commercio Arezzo Siena ho avuto l’occasione di parlare del Family Act con la sua promotrice, la Ministra per le Pari Opportunità e per la Famiglia Elena Bonetti. Con esso sono state previste delle misure a favore delle famiglie in termini di sostegno economico, di sostegno alla genitorialità e di sprone verso la natalità, oltre all’individuazione – per la prima volta – della famiglia non più come semplice soggetto di welfare ma vero e proprio motore e spinta propulsiva per la comunità: la famiglia esce, in qualche modo, dal solo ambito sociale, per farsi generatrice di valore.

Con il Family Act si profila dunque quello che, dalle stesse parole della ministra, è un «momento storico importante per il nostro Paese, che finalmente si dota di una riforma integrata e multidimensionale per le politiche familiari. Per la prima volta c’è investimento su una riforma ampia, strutturale, che vede nelle famiglie soggetti capaci di dare prospettiva di futuro alla nostra comunità, come hanno dimostrato in questi mesi. […] Ripartiamo investendo sulle persone, con proposte chiare, che vogliono cambiare in meglio la vita delle nostre famiglie. Ci sarà l’assegno universale unico per tutti i figli, un sostegno alle spese educative e al ruolo educativo delle famiglie, un incremento dei servizi educativi a sostegno delle famiglie in particolare per la fascia 0-6 anni, una riforma dei congedi parentali con una maggiore corresponsabilità fra padri e madri, l’incentivo al lavoro femminile, la promozione del protagonismo delle giovani coppie per iniziare un percorso di vita in autonomia»[1].

Durante il lockdown, infatti, ancora una volta si è reso evidente come molte donne siano state lasciate nella quasi impossibilità di conciliare il loro duplice impegno, da un lato, di accudimento e di cura della famiglia e, dall’altro, di donne lavoratrici. Tantissime hanno perso il lavoro, o vi hanno rinunciato, e il gap occupazionale di genere è ancora una volta aumentato. L’Italia, tra l’altro, non è tra i Paesi più virtuosi sotto questo punto di vista e lo dicono i dati: secondo il World Economic Forum del 2020[2] ci troviamo alla 76° posizione (su 153) nell’Indice delle Nazioni che valuta il gender gap e, tra l’altro, siamo in discesa di ben sei posizioni rispetto al report del 2018. Le donne, inoltre, una volta diventate mamme, si trovano frequentemente nella posizione di dover scegliere di rinunciare il lavoro. Tra le motivazioni più ricorrenti si trovano “l’assenza di parenti di supporto” e “costi troppo alti di assistenza al neonato” come asili nido e babysitter (7%), ma soprattutto la mancanza di una cultura di condivisione paritetica con il partner. Dunque, prendendo atto di questa situazione non proprio confortante, non possiamo che salutare con favore il Family Act che tenta di ridurre questo gap di genere e di promuovere il ruolo attivo e generatore di valore delle famiglie. Composto da otto articoli, comprende al suo interno diverse misure attuative che potrebbero così essere schematizzate:

  • l’assegno universale con il quale tutte le famiglie che hanno figli fino a 21 anni (e senza limiti di età se disabili), con una quota calibrata in base a determinati scaglioni ISEE, riceveranno una quota mensile, quota che per ogni successivo figlio sarà maggiorata del 20%;
  • il congedo di paternità, nell’ottica di dividere con maggiore equità oneri e onori della genitorialità, il congedo per i papà sarà si adeguerà alle normative europee (10 giorni);
  • i congedi parentali: questi congedi parentali (due mesi) diventano non cedibili all’altro genitore;
  • i permessi retribuiti, erogate fino a 5 ore per recarsi ai colloqui con gli insegnanti e poter essere così più presenti nel percorso di crescita dei figli;
  • gli incentivi al lavoro femminile, tramite agevolazioni fiscali in caso di ausilio nei servizi domestici o nella cura dei figli o dei familiari non autonomi, oltre anche all’astensione retribuita in caso di malattia del figlio e all’introduzione di meccanismi che favoriscano quei datori di lavoro che si rendono flessibili sulle questioni che riguardano la conciliazione della vita lavorativa con quella privata e stanziando nuove risorse per le startup femminili (nel Fondo PMI);
  • lo smart working, si incentiverà questa tipologia di lavoro prioritariamente per le madri lavoratrici fino al compimento della maggior età della prole e per i padri con figli fino ai 14 anni;
  • l’istruzione e l’autonomia dei figli: vengono previste delle agevolazioni sul carico di spesa sostenuta per l’istruzione dei figli e vengono previste delle detrazioni per l’affitto a studenti o a giovani coppie (componenti entrambi under 35) affinché si stimoli la fuoriuscita dal nucleo famigliare e la creazione di una propria famiglia.

L’aspetto che riguarda gli incentivi al lavoro femminile è, dal mio punto di vista di imprenditrice, molto interessante. La mia azienda di famiglia e la mia esperienza personale mi hanno sempre guidato nel mettermi in gioco come lavoratrice, come madre lavoratrice e come donna che porta il suo apparato valoriale e il suo know how nell’attività che svolge ogni giorno a più livelli. Con mia figlia siamo già alla quarta generazione di donne che scelgono di fare impresa e, come sappiamo, incentivare le donne a entrare nel mondo del lavoro e, una volta entrate, a non lasciarlo, è fondamentale per la crescita del Paese che non può permettersi di lasciare indietro il 50% della popolazione. In merito al Family Act, le misure che si vogliono introdurre, però, non dovrebbero essere a carico delle imprese: andrebbero poste in essere delle azioni specifiche, altresì, nei confronti di imprese di piccole dimensioni che affrontano problemi concreti, come appunto quelli legati alla difficoltà di anticipare l’indennità di maternità e ci preme sottolineare che il tema delle pari opportunità non si pone solo nell’ambito del lavoro subordinato. È importante intervenire con misure di sostegno anche a favore delle imprenditrici, delle lavoratrici autonome, delle professioniste.

C’è, dunque, ancora molto da fare e non dobbiamo fare l’errore di pensare di essere a buon punto. Occorre pensare alle tutele per le imprenditrici e per le libere professioniste che sono, tra l’altro, le più duramente colpite dal lockdown in quanto la maggior parte delle imprese a conduzione femminile appartengono a quei settori che la crisi ha azzerato. Senza contare poi i mille salti mortali che, già in periodi normali, una donna impegnata in una libera professione è costretta a fare per poter conciliare lavoro e famiglia, la maggior parte delle volte senza alcun tipo di garanzia e protezione. Insomma, le imprenditrici, le libere professioniste e le lavoratrici autonome si vedono costrette a fare i conti con un welfare che non le tiene adeguatamente in considerazione. Solo uno Stato cieco può non vedere quanto sia fondamentale per l’intera economia agevolare l’imprenditoria femminile rendendo più agile, soprattutto per le mamme, la coniugazione del loro doppio lavoro, quello retribuito e quello di cura e principalmente sostenendo una cultura e un’educazione delle pari opportunità.

Del resto, sappiamo bene come le famiglie si reggano sul lavoro continuo e silenzioso delle donne ed essendo proprio la famiglia il nucleo fondamentale della società, è necessario capire che le famiglie costituiscono la spinta propulsiva che fa muovere in avanti e progredire una nazione. Perciò, non si dovrà più guardare ad esse come a degli oggetti su cui legiferare, ma come a dei soggetti attivi da includere nelle scelte nazionali. Questo ribaltamento del pensiero farà sì che si possano proporre e attuare provvedimenti realmente utili per agevolare tutte le famiglie, sia di oggi che di domani.

Patrizia Di Dio

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Wed, 29 Jul 2020 02:33:24 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/667/1/family-act-la-famiglia-e-propulsore-della-societa cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
Covid-19: situazione locazioni commerciali https://www.patriziadidio.com/post/666/1/covid-19-situazione-locazioni-commerciali

Pochi giorni fa ho preso parte a un webinar incentrato sul tema delle locazioni commerciali in questo tempo particolare che stiamo vivendo. Il seminario digitale è stato organizzato dallo Studio legale Palmigiano insieme al dems dell’Università di Palermo e ho avuto il piacere di dialogare insieme all’avvocato Alessandro Palmigiano, al professore Antonello Miranda, ordinario di Diritto comparato e privato UE e a Mario Dell’Oglio, già presidente della Camera Italiana Buyer Moda.

Con la circolare 14 del 6 giugno 2020[1], infatti, si è legiferato in ambito di locazioni commerciali per cercare di dare una prima soluzione a quella che si configura come una vera e propria piaga per l’imprenditoria. Le locazioni commerciali, secondo gli ultimi dati disponibili, sarebbero circa 900.000 e la maggioranza di esse sono state colpite dalle chiusure per effetto del lockdown. Il problema che quindi si è presentato è quello di evitare contenziosi giudiziari tra i locatori e i locatari affinché si operi di comune accordo seguendo il buon senso e la buona volontà. Se si pensa che già normalmente a Palermo, prendendo i dati del 2018, gli sfratti sono stati oltre 1.500, pensate un po’ quanto più questo numero può ingigantirsi dopo una situazione di estrema difficoltà come quella attuale.

Con la circolare cui abbiamo già fatto riferimento, si è istituito un credito d’imposta nella misura del 60% del canone di locazione corrisposto a marzo, aprile e maggio 2020, per immobili ad uso non abitativo. Gli unici paletti che sono stati fissati riguardano un limite circa i ricavi dell’impresa (non devono superare i 5 milioni di euro annui) e un limite circa la perdita di fatturato (deve essere dimostrato che si è dovuta fronteggiare una diminuzione di fatturato di almeno il 50% rispetto al mese di riferimento dell’imposta precedente). Inoltre, il legislatore, in sede di contenzioso, giudicherà un eventuale pagamento del canone ritardato o mancato, come inadempimento non grave, in conseguenza della chiusura delle attività e quindi non bastevole per chiedere lo sfratto. Ciò che però sarebbe bene fare è non arrivare a trovarsi in questa situazione, ma giungere precedentemente a un accordo seguendo il buon senso e fidandosi reciprocamente.

In questo momento così difficile, infatti, non c’è bisogno di generare una desertificazione ulteriore di aree urbane (alcune anche di grande interesse) lasciando che i negozi chiudano. Tutti noi siamo stati colpiti, nessuno escluso, da questa contingenza straordinaria che non poteva che trovarci impreparati, ma se c’è chi ha rischiato soltanto a livello macro-economico, c’è anche chi, come la maggior parte di noi piccoli e medi imprenditori, ha dovuto sacrificare sul piatto della salute pubblica la propria azienda. Quello che dobbiamo fare adesso è cercare di rendere reversibili i danni subiti da queste aziende e spingere l’acceleratore sulla loro ripartenza.

Non si tratta, chiaramente, soltanto dei due mesi e mezzo di chiusura, perché i mesi immediatamente precedenti e quelli immediatamente successivi (ora) al lockdown hanno visto una perdurante e vasta crisi dei consumi. Una crisi che non poteva essere messa in conto, se pensiamo che quella che adesso chiamiamo “normalità” è una situazione di fatturati al 50% e spese al 100%. Ecco quindi che quella che abbiamo fronteggiato e stiamo fronteggiando non è una crisi non rubricabile come “rischio d’impresa”, ma si tratta di un “rischio Paese”. Perché se gli imprenditori, con grande senso di responsabilità e anche dell’onore, non avessero portato avanti il loro lavoro non esisterebbe neanche la possibilità di immaginare un futuro post-Covid. Perciò, bene, sicuramente, l’intervento dello Stato con il credito d’imposta al 60%, ma dato che le conseguenze di questa situazione non ricadono solo sulle spalle delle singole imprese, ma sull’intero Paese e sul nostro PIL, questo intervento non basta.

Oltre alla rinegoziazione delle modalità di pagamento e delle scadenze delle locazioni commerciali, bisogna pensare a una rimodulazione del quantum, perché le imprese non sono le stesse di prima, non sono quelle che ci siamo lasciati alle spalle. E non possono esserlo dopo tutto quello che hanno dovuto affrontare e stanno ancora affrontando.

Mettersi d’accordo sul quanto oltre che sul come.

Di questo hanno bisogno le aziende.

Ciascuno deve fare la propria parte per il benessere del Paese: non soltanto per un fattore solidaristico o umano, ma per un sentimento di responsabilità e di buon senso che ci smuova in primis come cittadini e, poi, per chi lo è, come imprenditori. Sono sicura che ne verremo fuori, ma soltanto tutti insieme, dopo aver preso coscienza che se davanti a noi c’è una persona di buona volontà ma in difficoltà, garantire – da proprietario immobiliare – la continuità di un’azienda, dando la possibilità di rimettersi in piedi è un gesto di responsabilità condivisa, è un’opportunità: quella di dare all’immobile una continuità di locazione, ma anche quella di non ritrovarsi con un locale sfitto o con un nuovo inquilino forse non così fidato come il precedente, a cui invece bisogna andare incontro.

Questo è il mio consiglio, che è poi anche una proposta, anzi un vero e proprio appello: che ciascuno faccia la sua parte e che per un anno si pensi e si ragioni su una rimodulazione e rinegoziazione del quantum (almeno al 50%) affinché si possa dare una boccata d’aria alle imprese, ancor di più in un territorio debole come quello siciliano in cui la cassa integrazione è stata largamente attinta, in cui ci sono tantissimi disoccupati e in cui il sentiment di fiducia farà più fatica ad attecchire e far riprendere i consumi come prima.

Un’idea per questa rimodulazione, come ha suggerito nel corso del webinar il professor Miranda, potrebbe essere quella di ragionare su dei tagli fiscali che incentivino il locatore ad abbassare i canoni mensili stimolato da un minore peso fiscale su una cifra più bassa. Sarebbe chiaramente una soluzione transitoria, anche perché chiaramente lo Stato deve pur fare cassa in qualche modo, però, pensare a qualcosa in questa direzione potrebbe davvero dare quella spinta in più affinché ci si venga incontro e non si arrivi a contenziosi giudiziari, assolutamente dannosi.

Se la pandemia è una tempesta in balia della quale ci troviamo tutti quanti, come ha ben detto Papa Francesco, ci sono però alcuni che si trovano su robuste navi e altri che non hanno neanche un appiglio e brancolano nel buio tra le onde che infuriano, ed è proprio a questi che dobbiamo cercare di farci prossimi, non solo guidati da un sentimento di umana solidarietà, ma perché il nostro Paese non può farne a meno.

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Mon, 6 Jul 2020 07:24:57 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/666/1/covid-19-situazione-locazioni-commerciali cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
Moda: è tempo di cambiamento! https://www.patriziadidio.com/post/665/1/moda-e-tempo-di-cambiamento

“Può darsi che non siamo responsabili per la situazione attuale in cui ci troviamo,

ma lo diventeremo se non facciamo nulla per cambiarla”.

Martin Luther King

 

Tempo di cambiamento

Un cambiamento necessario in questa fase di post-lockdown e considerando tutto quello che l’emergenza sanitaria ha comportato, è quello del sistema moda. Dobbiamo, infatti, essere capaci di mettere in atto una rivoluzione capillare, non essere più succubi come siamo stati di un sistema sbagliato e dannoso, che ci porta a offrire prodotti invernali ad agosto, cosa assurda se pensiamo, ad esempio, che al Sud abbiamo davanti altri due mesi di mare, o a svendere capi pesanti già dai primi giorni di gennaio, quando il freddo è cominciato da appena qualche settimana.

Che senso ha tutto questo? Non sarebbe più saggio cominciare a seguire davvero le stagioni? Non sarebbe più sensato proporre capi che assecondino i tempi della “natura”?

Allora: approfittiamo di questo momento! Approfittiamo di questo momento per ridare valore a ciò che facciamo, per ridare valore alla moda, quella vera. Approfittiamo per eliminare lo spreco generato da acquisti che non hanno un valore e nemmeno una necessità e che creano danni all’ambiente che non possiamo davvero più permetterci. È necessario svincolarsi da un sistema che stritola il settore della moda. Cambiamo noi il sistema. Facciamoci promotori e propulsori di cambiamento, ripensando daccapo tempi e modalità delle nostre offerte, proponiamo un sistema più etico e sostenibile.

 

Educazione allo slow shopping

Da ora in poi è bene iniziare a educare il cliente alla “lentezza” dell’acquisto, a quella filosofia di slow shopping che ci rende liberi di assaporare l’acquisto, di rallentare la frenesia e la bulimia del comprare senza criterio, per riappropriarci della bellezza dei nostri acquisti. Quando si compra un capo lo si deve scegliere per la fattura, per il design, per l’emozione che riesce a suscitare. L’esperienza di vendita deve essere completa e piena di significati, non un momento di passaggio frenetico e senza sosta da un negozio all’altro che ci porta a incamerare abiti che dopo poche settimane sono obsoleti e vengono, così, presto sostituiti da altri, di solito quasi identici, che continuano a non appagarci. Se un capo è realmente bello, la sua bellezza costituisce il suo valore anche alla prova del tempo. Se, invece, un capo non dice nulla, allora forse dovremmo chiederci se vale davvero la pena acquistarlo o se, forse, non sia meglio tagliare il superfluo acquistando con maggiore consapevolezza.

Proponiamo lo slow shopping, puntando su una moda E un’economia che offrano emozioni e abbiano come base valori forti. Intendendo per slow ciò che riduce l’impatto sull’ambiente per ripensare la fretta rituale nel consumismo, per fare acquisti sì, ma meno frenetici. Proponiamo acquisti “lenti” che meritano di essere assaporati, che meritano un racconto, una descrizione, che offrono design, originalità, significati culturali, qualità, esperienze ed emozioni di piacere. La pandemia ha messo in discussione l’efficacia del modello economico finora imperante. Adesso tocca a noi.

I saldi, ad esempio, non sono sbagliati, ma andrebbero fatti nei tempi giusti, proponendo delle vere offerte di fine stagione e non la svendita di tutta la collezione, perché di questo si tratta e per di più quando la stagione dal punto di vista climatico è appena iniziata. “Saldo” non deve significare “svendita”, “disfacimento” e “svalutazione” di un capo, perché la moda è bellezza e la bellezza non si svende.

Questo incitamento a una modalità “slow” di acquisto non vuole essere un passo indietro, non vuole escludere tutte le possibilità che la contemporaneità ci mette a disposizione, come ad esempio la presenza online degli stessi negozi fisici, ma al contrario significa utilizzare tutti i mezzi che abbiamo a disposizione per generare un cambiamento positivo e un nuovo approccio all’acquisto. Anche il web, lungi dall’essere escluso, dovrà essere in chiave “slow”: penso a una vendita online, a chi non può recarsi in negozio ma potrà ricevere assistenza per la scelta degli outfit, per consigli di stile, per consulenza sulle taglie. Basta con le date di scadenza del sistema della moda, perché ci dobbiamo riappropriare di un nuovo senso del tempo e dello stile, liberi di dare il giusto valore alle nostre collezioni non più intrappolate nei vorticosi e troppo veloci ritmi di vendita di oggi.

La creatività e la bellezza, di cui la moda si nutre, non potranno più essere sacrificate sull’altare della vendita al prezzo sempre più basso e scontato. Prendiamo spunto da questo momento per dare vita al cambiamento, anzi essere noi stessi il cambiamento.

 

Saldi in Sicilia? Iniziamo a vendere “significati”

Andiamo ora alla situazione siciliana: come Confcommercio avevamo chiesto che i saldi venissero posticipati al 1° agosto dal momento che la stagione si può considerare appena cominciata, viste le riaperture avvenute solamente il 18 maggio, ma la Regione Sicilia ha ritenuto opportuno mantenere inalterata la data di inizio dei saldi fissandola al 1° luglio in contrasto con il resto d’Italia dove i saldi cominceranno, appunto, ad agosto.

Per la nostra azienda la scelta l’abbiamo fatta. Per la nostra azienda sarebbe cambiato ben poco posticipando la data all’1 agosto, perché abbiamo deciso di affrontare la sfida di un nuovo modo di concepire la vendita. Noi offriamo competenza, design, stile. Non possiamo permetterci che la crisi che si è abbattuta ferocemente su di noi passi invano e torni tutto come era prima. Ciò che è accaduto deve necessariamente segnare un cambio di passo, costringendoci a non fare più gli stessi errori del passato. Dobbiamo dire “stop!” alla bulimia di offerta, “stop!” ai tempi sempre più brevi per proporre il giusto prezzo, “stop!” alla banalizzazione del prodotto offerto che sminuisce l’intera offerta commerciale. Non solo, dunque, dobbiamo acquisire un nuovo senso del tempo, ma anche dare un nuovo senso alla nostra professionalità, al valore di quello che vendiamo e delle nostre scelte. Ecco perché io non voglio più vendere “prodotti”, ecco perché ho deciso di vendere “significati”.

Noi non vendiamo semplicemente capi, definiti dalla loro utilità. Vogliamo vendere “significati” che generano emozioni e senso. L’Italia deve volare su ciò che la rende unica.

La nostra è una collezione MADE IN ITALY e mai come in questo momento occorre far cogliere la differenza e la qualità della moda italiana, che deve esprimere la sua grandezza a chi è in grado di coglierla.

Vendere “significati” vuol dire vendere tutto quello che c’è dietro alla creazione di un capo, il motivo di quel capo, il suo stile, la sua qualità, la sua contemporaneità, la scelta che ne sta a monte, ossia valorizzare la donna facendola sentire più sicura e più bella. La scelta di un design che reinterpreti concetti iconici dalla nostra cultura famosa in tutto il mondo e conosciuta ovunque per la sua vocazione alla bellezza. Un design di “senso”, fatto di conoscenza, identità, storia, creatività, qualità, rispetto dell’ambiente, che si contrapponga all’economia basata sull’idea di dovere aumentare varietà e quantità dei beni abbassando i prezzi “non-importa-come”. Perché dietro quel “non-importa-come” si nascondono molto spesso effetti negativi sui beni per noi più preziosi: salute, qualità dell’ambiente, dignità del lavoro, relazioni umane.

Ho deciso di smettere di sottostare al “sistema moda”, alla vendita smodata e senza senso, fatta di offerte ipertrofiche e banali di cui non abbiamo bisogno e che ci portano solo a possedere cose in maniera anonima e indistinta, rendendoci tutti uguali. C’è bisogno di maggiore consapevolezza nelle scelte da parte di chi acquista e noi che realizziamo la moda e la vendiamo dobbiamo essere coloro che guidano il pubblico in questa direzione. Voglio spostare l’attenzione dalla domanda “quanto costa” alla domanda “quanto vale”.

Ecco perché i saldi che la nostra azienda farà saranno autentici, rappresenteranno sempre un’opportunità ma riguarderanno alcuni prodotti e non l’intera collezione: perché la collezione è frutto di impegno e di creatività che non meritano di essere svendute e sottostimate dopo pochi giorni dalla loro realizzazione.

 

Cambiamo: bellezza e valore al primo posto

Non è, insomma, questione di quando comincino o meno i saldi in Sicilia e nel resto d’Italia, ma di farci promotori di un cambiamento nel settore della moda, fatto di educazione all’acquisto emozionale e non compulsivo, pensato e assistito da chi fornisce informazioni, consigli e soluzioni, da chi vi faccia sentire coccolati e accolti, e così potremo partecipare tutti anche in termini di consapevolezza, responsabilità e sostenibilità, fattori imprescindibili che passano anche (e soprattutto) tramite l’indossare e ri-indossare più volte gli stessi abiti tenendo a bada il consumismo e la perenne smania di shopping senza un vero obiettivo di ricercare e indossare bellezza e stile, salvaguardando l’ambiente.

Facciamoci trascinare dalla bellezza e non dai tempi che il sistema economico ha prestabilito per noi. Cambiamo tutti insieme, perché ogni imprenditrice e ogni imprenditore può farlo, a partire dalla propria azienda. Perché dobbiamo ancora seguire un sistema che non ci rappresenta?

Ci siamo ritrovati cambiati, annientati dalle circostanze, ma questo nostro cadere non è un fallimento, lo sarebbe se rimanessimo lì dove siamo caduti. Perciò rialziamoci e cambiamo. Il cambiamento è iniziato, ci siamo dentro. Adesso tocca a tutti noi.

Patrizia Di Dio

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Tue, 23 Jun 2020 07:29:27 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/665/1/moda-e-tempo-di-cambiamento cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
Crisi e criminalità: difendiamo le imprese! https://www.patriziadidio.com/post/668/1/crisi-e-criminalita-difendiamo-le-imprese

«La crisi economica ha una zona d’ombra dove rischia di rafforzarsi la criminalità. Le nostre imprese in difficoltà denunciano sempre più spesso usura, estorsione e acquisizioni illecite. Abbiamo fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine, ma insieme è necessaria più rapidità per far giungere alle aziende i sostegni previsti dal Decreto Rilancio e irrobustirle. Solo così si combatte la criminalità e si costruisce un’economia sana»[1]. Con queste parole il Presidente Confcommercio nazionale Carlo Sangalli ha commentato i risultati della recente indagine condotta proprio da Confcommercio in collaborazione con Format Research.

Dati alla mano, il blocco delle attività e la carenza di liquidità da un lato e il calo dei consumi dall’altro, sono stati i principali fattori a ostacolare l’attività di impresa, mettendo così in difficoltà moltissime aziende soprattutto nel settore del commercio, del turismo e della ristorazione (60%). Subito alle spalle di questi troviamo la burocrazia e i costi di riapertura, tra sanificazioni, igienizzazioni e messa a norma secondo i protocolli di sicurezza, che hanno avuto comunque una grossa incidenza nella crisi delle imprese. Quello che però preoccupa di più è che l’11% delle aziende campionate «indica nella criminalità un ulteriore pericoloso ostacolo allo svolgimento della propria attività», con un particolare 10% degli imprenditori che «risulta esposto all’usura o a tentativi di appropriazione ‘anomala’ dell’azienda», percentuale che sale fino al 20% per chi si dice «molto preoccupato per il verificarsi di questi fenomeni nel proprio quartiere o nella zona della propria attività»[2]. C’è da dire, fortunatamente, che due terzi delle aziende si dice fiduciosa dell’azione congiunta di Forze dell’Ordine e magistratura, indicando nella denuncia di questi episodi il necessario ed efficace strumento di contrasto. C’è, però, ed è un dato allarmante, un 32,7% delle imprese che di fronte a tutto questo non sa come muoversi.

L’indagine ha sondato il territorio, dunque, riguardo le imprese che si sono trovate nella posizione di pensare di ricorrere a prestiti a usura, ma anche riguardo a quelle che hanno subito dei tentativi di essere acquisite «a un prezzo fuori mercato, ossia molto inferiore o molto superiore a quello reale, sempre nella stessa zona dove operano con la propria attività. La notizia di accadimenti del genere è stata appresa in prevalenza attraverso il passaparola tra imprenditori. […] Prezzi troppo bassi o troppo elevati indicano un’anomalia nel libero gioco delle forze imprenditoriali; prezzi troppo elevati, per esempio, tradiscono sovente l’intento acquisitivo di attività reali finalizzato al riciclaggio, un tema, purtroppo, non nuovo nel panorama italiano. […] Il risultato robusto che si ottiene è che una frazione prossima al 10% degli imprenditori appare esposta a pressioni della criminalità, almeno per quanto riguarda i due specifici temi dell’acquisizione anomala dell’attività e del prestito a usura»[3].

Ecco quindi che noi, come associazione, vogliamo camminare al fianco degli imprenditori in difficoltà e fare sentire loro la nostra vicinanza e il nostro aiuto. Proprio a tal proposito Confcommercio Palermo ha instituito uno sportello per tutelare e difendere gli imprenditori da “pressioni” o “avvicinamenti” da parte della criminalità. Si tratta di un servizio di assistenza gratuito per tutti coloro che si ritrovano vittime di qualunque forma di pressione criminale. Il nome scelto per la campagna, infatti, è: “Siamo al tuo fianco contro ogni criminalità” ed essa ha come obiettivo anche quello di diffondere la conoscenza dei diritti e degli strumenti legali che l’imprenditore ha a disposizione per resistere a eventuali condotte lesive della propria libertà personale e di impresa, visto che, come emerso dalla recente indagine, un imprenditore su tre non sa come comportarsi in questi frangenti e si trova in una condizione di spaesamento e confusione. Come ho dichiarato dopo aver preso visione dei preoccupanti dati del report, il rischio di cadere in trappole criminali è assolutamente reale ed è nostro preciso dovere essere concretamente al fianco delle imprese, anche perché, purtroppo, gli aiuti previsti dallo Stato non sono sufficienti (se non inesistenti) e comunque tardivi rispetto a quanto imporrebbe questa situazione di emergenza.

Confcommercio Palermo, inoltre, è una grossa fetta dell’imprenditoria palermitana, e fornire aiuto a imprenditori che possano essere in difficoltà, grazie al contributo dei nostri esperti e alla garanzia di massima riservatezza, è senz’altro un segnale importante per chi fa impresa, innanzitutto per non sentirsi solo e, in seconda battuta, per possedere quegli strumenti legali necessari per contrastare questi fenomeni, che non sono soltanto frutto dell’azione della criminalità così detta “organizzata” (quindi mafiosa), ma sono anche tutti quei comportamenti omissivi o vessatori di chi dovrebbe garantire risposte certe, con tempi e regole dettate dalla legge, penso per esempio a chi non svolge il proprio dovere nell’esercizio delle proprie funzioni, sia nel ruolo di amministratore pubblico ovvero di “burocrate”, sia nel ruolo bancario.

Spero che questa iniziativa possa dare un punto di riferimento a coloro che possano trovarsi in una situazione di difficoltà e di minaccia criminale, affinché si riduca drasticamente quel 33% di imprenditori che in caso di pericolo non sa come fare, a chi rivolgersi, quali sono gli strumenti che ha a disposizione e i suoi diritti. La nostra azione mira a informare oltre che a sostenere concretamente. Anche questo è un passo importante nel contrasto della criminalità, fermo restando che aspettiamo, a livello statale, aiuti più consistenti che possano irrobustire le nostre imprese e proteggerle da rischi così pericolosi in tempi tanto critici come quelli che stiamo affrontando.

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Thu, 18 Jun 2020 17:13:45 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/668/1/crisi-e-criminalita-difendiamo-le-imprese cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
Meeting virtuale tutto al maschile: Provenzano dice no https://www.patriziadidio.com/post/664/1/meeting-virtuale-tutto-al-maschile-provenzano-dice-no

Il ministro Giuseppe Provenzano, domenica 7 giugno, dai suoi canali social tuona: «Me ne accorgo solo ora, è l’immagine non di uno squilibrio, ma di una rimozione di genere. Mi scuso con organizzatori e partecipanti, ma la parità di genere va praticata anche così: chiedo di togliere il mio nome alla lunga lista. Spero in un prossimo confronto. Non dimezzato, però»[1]. Questo tweet si riferisce a un meeting organizzato da un’Associazione che avrebbe visto partecipe il ministro come ospite principale di un dialogo tra sindaci ed esperti sul delicato e spinoso tema del ruolo delle città intermedie nella ricostruzione dell’Italia dopo la pandemia. Ahimè, il consesso virtuale pianificato vedeva tra i suoi molteplici interlocutori soltanto figure maschili.

La cosa non è passata inosservata e il ministro Provenzano ha deciso di venire meno alla sua partecipazione parlando appunto di una «rimozione di genere». Ritengo importante l’uso di questa locuzione perché in questo caso, come in molti altri, avviene un processo secondo il quale, il più delle volte in maniera totalmente inconsapevole, le donne “semplicemente” non vengono prese in considerazione. Non c’è uno squilibrio o un mancato ipotetico numero da centrare, ma c’è proprio una rimozione della parte femminile nel dibattito. Questa rimozione è un grave “deficit di democrazia” che vede la presenza femminile costantemente sottorappresentata nei luoghi privilegiati della rappresentanza politica, istituzionale (sia nazionale che locale), ma anche, per allargare lo spettro, nei consigli di amministrazione di enti e imprese, costituendo ancora oggi una lacuna volta a mantenere intatti gli equilibri di genere consolidati.

Un tema simile non può e non deve essere etichettato come qualcosa che “riguarda le donne” o che è solo “per donne”, perché è invece qualcosa che riguarda tutti indistintamente, uomini compresi, anzi gli uomini possono battersi ancor di più per questa causa, riconoscendone l’importanza.

Queste le condivisibili parole della giornalista Laura Onofri, commentando l’episodio di questi giorni, sulle pagine del Corriere: «La cultura si cambia anche con piccoli gesti, anzi forse sono quelli che servono di più. […] Vogliamo fatti concreti e quello di Giuseppe Provenzano lo è, e affermare che organizzare un convegno di soli uomini equivale a una rimozione di genere è così inedito e clamoroso se detto da un uomo che siamo sicure farà riflettere i futuri organizzatori di convegni, tavole rotonde, seminari. Che spesso rimangono stupiti di fronte alle proteste femminili, la loro reazione immediata, e spesso anche in buona fede, è affermare che non avevano affatto prestato attenzione all’assoluta mancanza del genere femminile. L’abitudine a essere quasi sempre tra soli uomini fa diventare “normale” quello che invece “normale” non è. Intanto speriamo che sull’onda del ministro del Sud molti altri lo seguano e che la disuguaglianza dell’opinionismo venga annullata perché non è solo una questione di democrazia, perché è importante che esista sempre un punto di vista diverso, anche femminile, ma soprattutto perché le ragazze che assistono a una conferenza di soli uomini si convinceranno che per quanto brave, competenti e preparate saranno sempre sfavorite rispetto ai loro colleghi uomini e questa discriminazione peserà sicuramente sulle loro scelte future di vita, di studio e di lavoro»[2].

Noi già da anni, con il gruppo Terziario Donna di Confcommercio, abbiamo introdotto il tema della democrazia paritaria che va ben oltre quello delle così dette “quote rosa”. Il problema femminile, infatti, non è meramente formale. È un percorso di garanzie, non di semplici “riserve” e riguarda l’intera società perché la scarsa presenza di donne ai vari livelli della vita economica, politica e sociale e nella governance di un Paese è, anzitutto, una questione culturale, la dimostrazione dell’arretratezza culturale di un Paese, una questione di civiltà, rivela una grave carenza di democrazia e pone un problema di legittimità dei risultati perché impedisce che si tenga pienamente conto degli interessi e delle esigenze di tutta la popolazione nel suo complesso.

Da anni mi batto per un cambiamento culturale che parta dagli uomini, affinché costruiscano una rete contro la disparità di genere. Perché il necessario cambiamento oggi deve passare soprattutto attraverso gli uomini, affrontando un percorso culturale e di consapevolezza simile a quello che ha portato le donne all’emancipazione. Perché le leggi in molti casi ci sono, ma il problema è in particolare educativo e non legislativo. Chiediamo agli uomini un impegno concreto, un cambio di passo. Dove le leggi non riescono ad arrivare, possono invece fare la differenza la cultura e l’informazione. E la voce delle donne da sola non basta. Accanto alle donne devono esserci gli uomini. Non devono parlare le donne della questione di parità di genere. Le donne questa disparità la subiscono. Occorre una rivoluzione culturale. Chiediamo agli uomini di esserci, di prendere posizione pubblicamente, chiediamo agli uomini di scendere in campo in prima persona per una società più giusta.

Proprio il momento di grave emergenza economica impone di sostenere un tema come la democrazia paritaria. Come esponenti di confcommercio non è una distrazione dai nostri compiti più strettamente riconducibili alla nostra rappresentanza. Infatti, per noi, non si tratta di una rivendicazione di genere, ma di una vera e propria strategia di politica economica. È l’attuale crisi che impone di concentrarsi con maggiore attenzione sulla questione femminile e sull’utilizzazione delle competenze e della “visione” delle donne, “capitale dormiente” della società, una risorsa fondamentale per rimettere in moto il sistema economico del nostro Paese.

Per dare una svolta, possono fare la differenza la cultura, l’informazione e gli esempi. Come quello del ministro per il Sud Giuseppe Provenzano a cui va il nostro apprezzamento e la nostra stima. Il suo gesto vale più di 1000 convegni sul tema della parità di genere. Perché si sa che le azioni concrete trascinano più di tante parole.

Patrizia Di Dio

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Tue, 9 Jun 2020 08:42:59 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/664/1/meeting-virtuale-tutto-al-maschile-provenzano-dice-no cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
Violenza sulle donne: un bilancio di fine lockdown https://www.patriziadidio.com/post/663/1/violenza-sulle-donne-un-bilancio-di-fine-lockdown

Tra i tanti problemi che sono sorti in seguito alla pandemia di Covid-19 e alla conseguente chiusura totale del Paese che ci ha visti costretti nelle nostre case a trascorrere ben 10 settimane in questo modo, uno dei più gravi, sebbene mai preso a sufficienza in considerazione, è quello della violenza sulle donne. Come ben sappiamo la maggior parte dei casi di violenza nascono e proliferano proprio all’interno delle famiglie, quindi situazioni che già precedentemente si configuravano come critiche non hanno potuto che acuirsi in seguito alla convivenza forzata nei mesi del lockdown.

A metà maggio sono usciti i dati Istat ufficiali riguardo alle denunce per maltrattamenti e alle chiamate ricevute al numero antiviolenza 1522. Se da un lato vediamo la diminuzione delle denunce quasi del 44% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, c’è stato però un enorme incremento delle chiamate al numero antiviolenza, con un 73% in più. L’Istituto Statistico si tiene sulla difensiva e afferma che comunque sarà necessario un tempo più lungo per dare una lettura adeguata a questi dati, ma dalle prime stime già si nota come questi due dati, apparentemente in contrasto, siano in verità le due facce di una medesima medaglia. Le denunce diminuiscono a causa dell’impossibilità di poter trovare scuse e quindi non poter giustificare la propria uscita di casa (vista la coabitazione costante con il proprio carnefice), mentre le chiamate aumentano perché più facile farle eludendo il controllo e soprattutto grazie alla efficace opera di sensibilizzazione condotta su tutti i media. A inizio quarantena il procuratore aggiunto di Milano Maria Letizia Mannella si era detta preoccupata riguardo all’atteso calo delle denunce: «Ci basiamo solamente sull’esperienza, ma possiamo dire che le convivenze forzate con i compagni, mariti e con i figli, in questo periodo, scoraggiano le donne dal telefonare o recarsi personalmente dalle forze dell’ordine»  . Ecco perché sono state lanciate varie campagne di sensibilizzazione, anche tramite app, per chiedere aiuto e che, nonostante il drammatico incremento dei dati di violenza si sono rivelate efficaci oltre che utili, visto il picco di chiamate.

Anche la ministra per le Pari Opportunità e della Famiglia, Elena Bonetti, alcune settimane fa, quando cominciavano a essere ufficializzati i primi dati, sottolineò l’importanza dell’opera di informazione, affermando che «questi numeri sono un segno che ci dice l’emersione di un fenomeno purtroppo nascosto, difficile da contrastare proprio nella misura in cui più viene taciuto mentre si consuma nelle mura domestiche. Una delle nostre preoccupazioni ha sempre riguardato, dall’inizio dell’epidemia, le conseguenze che lo stare a casa avrebbe comportato per le categorie più fragili».

Altri dati che provengono da “D.i.Re – Donne in rete”, associazione che raccoglie oltre 80 centri, mostrano come tra il 6 aprile e il 3 maggio sia salito del 17% il numero delle donne che si rivolgono a un centro anti-violenza per chiedere aiuto e sostegno per la prima volta, infatti, di tutte le richieste ricevute dall’associazione ben il 33% del totale proviene da persone che non si erano mai rivolte ai centri D.i.Re.

Tutti questi numeri non devono spaventarci, ma piuttosto spingerci a riflettere sul fatto che tematiche del genere non debbano mai cadere in secondo piano, bensì restare sempre tra le priorità delle questioni da affrontare e per cui trovare delle risoluzioni. Non a caso, già a inizio pandemia, il Grevio, il gruppo di esperti che nel Consiglio d’Europa si occupa della violenza di genere, aveva esortato i Paesi firmatari della Convenzione di Istanbul «a fare il massimo per assicurare la continuità delle prestazioni e a continuare a offrire sostegno e protezione alle donne e alle ragazze che sono a rischio di violenza, con il coinvolgimento di tutti gli attori rilevanti: forze dell’ordine, servizi sociali, settore della giustizia, servizi di supporto specialistici e tutti i ministeri competenti».

Il monito del Grevio deve valere, a maggior ragione, adesso che abbiamo incominciato una nuova fase della gestione pandemica, con l’allentamento delle restrizioni. Se, infatti, proprio adesso facciamo dei passi indietro rispetto alle misure che sono state prese durante la pandemia, rischiamo di avere delle ricadute pesanti in termini numerici. Molte delle pratiche intraprese e delle iniziative di sensibilizzazione portate avanti non devono essere abbandonate come se, alla fine del lockdown, corrispondesse la fine del problema, anzi bisogna impegnarsi per mantenerle attive tutto l’anno facendo sì che i cambiamenti positivi avvenuti durante il lockdown possano perdurare. Le case rifugio, ad esempio, che sono state aumentate per iniziativa delle ministre Bonetti e Lamorgese entrambe attivatesi per trovare dei nuovi spazi, non possono essere dismesse proprio adesso, eppure ancora non si sa se verranno mantenute o meno.

Le accorate parole, al riguardo, della presidente di D.i.Re sono significative: «È fondamentale tenere presenti questi dati ora che la fase 2 comincia a dispiegarsi. E questo perché le donne avranno maggiore facilità a contattare il centro antiviolenza o recarvisi e il trend confermato delle richieste di aiuto ricevute a marzo e aprile […]. A fronte della crisi economica che si sta delineando, diventa ancora più urgente concepire interventi di sistema che valorizzino l’accompagnamento all’autonomia e all’inserimento lavorativo che caratterizza il lavoro dei centri antiviolenza» [4].

Non posso che unirmi a questo coro di voci femminili che ho voluto menzionare, non solo come donna, ma anche come presidente di Concommercio Terziario Donna, avendo fatto in prima persona della questione di genere uno dei miei punti fermi. La violenza di genere è qualcosa di assolutamente inaccettabile e a tutte le donne vittime di questo gioco al massacro dico con forza di reagire, di non avere paura nel chiedere aiuto, perché non sono sole! Anche in Confcommercio Palermo abbiamo promosso con l’ASP la divulgazione attraverso le vetrine e le  attività economiche dei nostri  iscritti,  l’attivazione di un numero verde dedicato a queste richieste per dimostrare il nostro supporto a una causa così importante e essere concretamente  vicini alle situazioni di fragilità che, ancor di più in questo terribile periodo, si sono incrementate pericolosamente.

Comprendo che trovarsi in certe situazioni difficili e pericolose rende drammaticamente fragili, ma occorre reagire e con il supporto dovuto si può uscire dalle situazioni più difficili. Chiedere aiuto salva la vita! Facciamolo!

Patrizia Di Dio

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Thu, 4 Jun 2020 08:13:05 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/663/1/violenza-sulle-donne-un-bilancio-di-fine-lockdown cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
Post-Covid19, parola d’ordine: cambiamento! https://www.patriziadidio.com/post/662/1/post-covid19-parola-d-ordine-cambiamento

"Penso che tutti quelli che, come me, hanno il compito titanico di rimettere in piedi il sistema economico abbiano bisogno di guardare con fiducia al futuro, di pensare a una vera e propria rinascita. Dai locali di questa azienda sospesa mi sto ricaricando di fiducia e grande speranza per il futuro, per quel che siamo stati e per quel che dobbiamo continuare a essere per il nostro Paese: la forza della nostra Italia”.

Sono state queste le parole che, dai locali della mia azienda di famiglia, spesi nella giornata del 1° maggio scorso sui canali social ufficiali di Confcommercio Terziario Donna e le voglio utilizzare come incipit di questo articolo, in quanto, ora più che mai, credo si dimostrino rappresentative di quello che le imprenditrici e gli imprenditori italiani con le loro aziende sono chiamati a fare, guardare al futuro con forza, fiducia e speranza affinché possiamo ancora una volta essere il tessuto portante della nostra nazione.

Difatti, sebbene siano trascorse già due settimane dall’inizio della Fase 2, è a partire da questa settimana, che comincia a cambiare davvero qualcosa nel nostro modo quotidiano di gestione delle giornate. Vedremo le nostre strade ripopolarsi, i negozi di ogni genere riaprire e le persone in grado di circolare senza dover giustificare il proprio spostamento tramite un’autocertificazione. Ognuno di noi è chiamato al buon senso e alla responsabilità verso l’altro, sia come privati cittadini che come aziende, essendo un momento molto delicato, ma proprio per questa ragione dobbiamo anche saper sfruttare al massimo queste aperture per trarne nuova linfa vitale e mettere in atto quel necessario cambiamento di cui sentiamo sempre più spesso parlare!

Come più volte ho affermato sui miei social e in diverse interviste, professionalmente, come Presidente di Confcommecio Terziario Donna, ho sempre promosso la nascita di un nuovo Umanesimo che sappia dare nuova luce ai progressi tecnologici tramite la messa al centro dell’uomo, senza farsi schiacciare da una spersonalizzazione tecnologica. Si tratta di “essere società” e “non vivere in una società” per poter ottenere progresso e innovazione senza disumanizzare le nostre città e senza creare disuguaglianze e fratture sociali.

Ecco quindi secondo quali principi deve muovere il cambiamento indotto al tempo del Covid-19, perché questo cambiamento dobbiamo essere in grado di cavalcarlo e non di subirlo. Tra le tante piccole e medie imprese che torneranno ad aprire le porte ci possono essere due modi di ricominciare: farsi trovare uguali, adottando nelle aziende soltanto misure di sicurezza necessarie per legge; oppure aggiungere a questo adeguamento un quid in più, fatto di attenzione al cliente, empatia, immedesimazione nelle sue paure, nei suoi desideri, mettendo anche a disposizione nuovi servizi e nuove formule di vendita, sapendo cogliere quel bisogno che le persone sentono del lato umano del commercio.

Nel settore della vendita di beni di consumo quali abbigliamento, accessori, arredamento, e così via, sarebbe bello pensare a iniziative per dare risalto al consumatore, con degli appuntamenti dedicati, visite al negozio prenotate con vendita assistita da personale dedicato, una turnazione con accesso prioritario, l’assistenza telefonica per gli acquisti on line o per le prenotazioni di accesso nei punti vendita. Insomma, adottare delle misure che, se da un lato aiutano l’azienda a gestire meglio le nuove misure di sicurezza e la gestione degli accessi in negozio, dall’altro fanno sì che ci si senta “coccolati”, ci si senta – piano piano – parte di una nuova normalità che può avere i suoi risvolti positivi ed essere piacevole. Il tema del change va quindi declinato nella direzione di un adeguamento proattivo e intelligente e che, anzi, possa rivelarsi strategico attraverso nuove idee, rinnovandosi, rinascendo, andando incontro a una nuova normalità tanto auspicata quanto innovata e rinnovata!

Mi piace allora citare in questa sede una delle massime in cui credo più fermamente, ossia verba movent, exempla trahunt (S.Agostino), che significa “le parole incitano, gli esempi trascinano”. Ora più che mai, noi piccole e medie imprese dobbiamo essere d’esempio per farci traino di cambiamento e veicolare messaggi positivi di resilienza e rinascita. Attraverso un’ottica di Change Management avremo un impatto non solo a livello individuale, ma anche e soprattutto organizzativo. Questo è un processo che necessita di tempo e molti di noi hanno sfruttato il periodo di lockdown proprio per dare nuovi impulsi alle proprie imprese affinché anche la naturale resistenza al cambiamento delle persone venga meno e non ci siano freni per la ripartenza e per l’innovazione, sempre mettendo al primo posto, nella nostra trasformazione, il fattore umano che deve rimanere il fulcro del nostro agire. La sfida delle imprese è quindi questa, farsi ritrovare rigenerati per poter continuare a creare valore sui valori! 
Infine, ma non per importanza, dobbiamo riflettere su un punto fondamentale. Abbiamo finalmente avuto modo di capire come le luci accese, le saracinesche alzate e la vita che scorre nelle nostre città, non siano punti di secondaria importanza. Abbiamo capito che è il fermento e la vivacità delle nostre strade a rendere viva la città che abitiamo, a farci apprezzare la dimensione sociale del condividere spazi comuni, non solo commercio, non solo vendita, ma identità, vocazione per uno stile di vita italiano che ci dà un senso di appartenenza culturale, la nostra vocazione al bello e alla convivialità. Dobbiamo farci forti di questo, del Made in Italy e del significato che esso porta con sé, perciò ho accolto un hashtag che sento mio: #italiachiamaitalia! In esso è racchiuso il nostro spirito identitario, quel senso empatico di solidarietà che ci fa capire che aiutandoci gli uni con gli altri aiutiamo anche noi stessi. Quindi, ancora una volta, invito tutti a essere consapevoli nelle scelte: fa davvero la differenza per la nostra rinascita optare per il negozio di vicinato, per la qualità del made in Italy, per il valore piuttosto che la quantità. Insieme si potrà tornare più forti di prima, ma per farlo dobbiamo agire con la testa… e con il cuore

Patrizia Di Dio

 

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Mon, 18 May 2020 09:56:02 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/662/1/post-covid19-parola-d-ordine-cambiamento cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
Ecco perché il nuovo DPCM è inaccettabile https://www.patriziadidio.com/post/661/1/ecco-perche-il-nuovo-dpcm-e-inaccettabile

Ieri sera il Presidente del Consiglio ha annunciato quali provvedimenti comprende il nuovo dpcm che sarà in vigore dal prossimo 4 maggio. Non posso, a questo punto, esimermi dal prendere una ferma posizione in merito, sia come Presidente di Confcommercio Palermo, sia come imprenditrice, sia come siciliana.

La Sicilia sta letteralmente sprofondando, annientata economicamente proprio in quei settori che costituiscono la sua linfa vitale e il Governo nazionale cosa fa? La affossa ancor di più con le ultime decisioni varate. È tempo di dire “basta!” perché la situazione non è più sostenibile. Mi sento in dovere di fare appello alle istituzioni regionali per una forte presa di posizione in favore della Sicilia, penalizzata in modo ingiustificabile e irresponsabile. È un dpcm inaccettabile che mette il sud Italia in ginocchio e che premia le lobby del Nord, che possono riaprire industrie e cantieri, mentre qui si tengono chiuse le attività su cui si regge la nostra economia.

In queste ore sta montando il malumore dei nostri associati e di tutto il mondo delle imprese del commercio, del turismo, delle professioni e dei servizi che sono il motore economico siciliano. Dunque, con le mie parole, voglio farmi interprete dell’enorme malcontento delle imprese chiedendo a gran voce che la politica abbia un immediato sussulto di orgoglio e unità, perché dobbiamo far valere la nostra autonomia per garantire la sopravvivenza del popolo siciliano, mortificato da provvedimenti senza logica e, soprattutto, senza alcuna proporzionalità per le differenti categorie e territori.

Forse non ci si rende conto che così facendo si rischia davvero una rivoluzione che non potrà in alcun modo essere contenuta. Siamo stati responsabili per sette settimane, ma non possiamo né vogliamo diventare martiri di un sistema distorto. Il popolo siciliano ha dimostrato grande senso civico e rispetto delle regole, ma da noi la situazione sanitaria è assolutamente sotto controllo, siamo la regione che, in percentuale, ha il minor numero di contagi. L’ormai noto indice Rt, che misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva, per quanto riguarda la Sicilia è il più basso d’Italia, come dimostrano gli studi portati a termine sia dall’Iss, così come da altre autorevoli fonti [1]. È possibile che questo dato non venga preso in considerazione e non sia in alcun modo oggetto di valutazione da parte dei decisori del calendario della ripresa? Trovo inopportuno e cieco da parte delle istituzioni non calibrare i sacrifici per esempio di una regione come la Sicilia che ha dei dati interni che non sono minimamente paragonabili ad altre regioni d’Italia. Come si legge sulle pagine del Giornale di Sicilia anche il valore R0 (erre con zero), ovvero il numero medio di casi generati da un individuo infetto, è in Sicilia il minore registrato in tutta Italia: “La Sicilia vanta un primato, anzi forse IL primato, almeno nel cuore di esperti ed epidemiologici vari. Infatti, secondo tutti i rilevatori, il valore da tenere d’occhio è l’R0, l’erre con zero, ovvero la riproduzione di base. Ebbene, il dato migliore, quello più basso, si registra proprio in Sicilia. […] Tra il 10 marzo e il 25 marzo, nei giorni del lockdown nazionale dichiarato dal governo, l’erre con zero è passato da 2-3 (spaventosamente alto) a 1 in tutta Italia. Oggi la situazione è ulteriormente migliorata. Il numeretto cui anche i non addetti ai lavori guardano con apprensione come fossero i gradi segnati sul termometro si è stabilizzato attorno allo 0,5 di media. Nelle 15 regioni analizzate sulla base di dati di sufficiente qualità, la Sicilia con lo 0,34 ha il dato migliore” [2].

Insomma, se prestiamo lo sguardo a questi dati, è evidente come il messaggio di Conte sia letteralmente “esploso” nelle case dei siciliani che attendevano, con speranza e fiducia, un immediato ritorno al lavoro. Non possiamo aspettare il 18 maggio! La maggior parte dei siciliani da fine febbraio, ovvero da quando è iniziata la crisi sanitaria in Italia, non può contare sui ricavi della propria attività, non ha ricevuto nemmeno un euro di indennità a fondo perduto, non si è ancora vista la cassa integrazione, senza contare che ottenere i finanziamenti dalle banche è un’impresa per la maggior parte degli imprenditori. In questo quadro, per quanto concerne la Sicilia, mi sembra molto più preoccupante l’emergenza economica e sociale rispetto a quella sanitaria.

Il Presidente Confcommercio Sangalli si è espresso su questa Fase 2 con parole molto dure che sento di condividere: “Ogni giorno di chiusura in più produce danni gravissimi e mette a rischio imprese e lavoro. In queste condizioni diventa vitale il sostegno finanziario alle aziende con indennizzi a fondo perduto che per adesso non sono ancora stati decisi. Bisogna invece agire subito e in sicurezza per evitare il collasso economico di migliaia di imprese. Chiediamo al Presidente Conte un incontro urgente, anzi urgentissimo per discutere di due punti: riaprire prima e in sicurezza; mettere in campo indennizzi e contributi a fondo perduto a favore delle imprese” [3].

Sono sconcertata dalle decisioni prese con questo provvedimento e spero vivamente, anzi sono certa, che il Governo regionale assuma una posizione forte a tutela dei siciliani contro quella che è, a tutti gli effetti, l’ennesima ingiustizia per le categorie del commercio, del turismo, dei servizi e delle professioni e per i territori che hanno livelli di contagio inferiori. È necessario, nel dovuto rispetto delle misure precauzionali, battersi per una riapertura anticipata delle attività produttive, rispetto al 18 maggio. Vogliamo tornare al lavoro, vogliamo esercitare il nostro diritto alla libertà di impresa e il nostro diritto al lavoro, non vogliamo essere resi schiavi di sussidi. Basta rinvii, basta ingiustizie, il Sud è in ginocchio e dobbiamo far sì che si rialzi in piedi.

Patrizia Di Dio


[1] https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2020/04/sic-sicilia-indice-contagio-basso-iss-kessler-2018cc05-f98c-463e-99f4-1a59855b6660.html

[2] https://gds.it/articoli/cronaca/2020/04/26/coronavirus-il-trend-nella-sicilia-che-vuole-riaprire-meno-malati-e-indice-di-contagio-piu-basso-in-italia-3d41210b-dc51-43fc-9702-c32c9c423fa1/

[3] https://www.confcommercio.it/-/sangalli-con-questa-fase-2-danni-gravissimi-alle-imprese

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Mon, 27 Apr 2020 07:20:21 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/661/1/ecco-perche-il-nuovo-dpcm-e-inaccettabile cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
Slow: nuova mentalità per un’Italia nuova https://www.patriziadidio.com/post/660/1/slow-nuova-mentalita-per-un-italia-nuova

Qualche giorno fa sono stati resi noti i dati di “Congiuntura Confcommercio” circa il primo trimestre in Italia, registrando una riduzione dei consumi del 10,4% rispetto allo stesso periodo del 2019, per effetto del disastroso mese di marzo (-31,7%). La stima dell’Ufficio Studi Confcommercio parla di “dinamiche inedite sotto il profilo statistico-contabile, che esibiscono tassi di variazione negativi in doppia cifra non presenti nella memoria storica di qualunque analista”. E scendendo nel dettaglio si può vedere che riguardo l’accoglienza turistica abbiamo un -95% degli stranieri a partire dall’ultima settimana di marzo; riguardo le vendite di abbigliamento e calzature, attualmente, un -100% per la maggior parte delle aziende, ossia quelle non dotate di un e-commerce; e riguardo a bar e ristorazione un -68%, solo grazie alle coraggiose attività di delivery portate avanti con sacrificio e difficoltà. “Di conseguenza, le stime dell’Ufficio Studi indicano una riduzione tendenziale del Pil del 3,5% nel primo quarto del 2020 e del 13% nel mese di aprile” [1].

A tal proposito il Presidente Carlo Sangalli ha così commentato: “I dati di marzo confermano il crollo dei consumi e del fatturato delle imprese. Serve liquidità immediata senza burocrazia integrando le garanzie dello Stato con indennizzi e contributi a fondo perduto. Va inoltre pianificata attentamente la riapertura delle attività preparando i livelli sanitari, tecnologici e organizzativi perché il Paese appena possibile deve riaccendere i motori e ripartire in assoluta sicurezza” [2].

Un incipit di questo genere, che riporta dati così spaventosi, non vuole essere fonte di abbattimento, bensì uno sprone per rimboccarsi le maniche e trovare insieme delle soluzioni concrete per il nostro Paese che tanto amiamo. Dinnanzi a noi si erge uno sforzo titanico: ossia quello che va fatto per fare rinascere le imprese che in questo momento sono sospese e senza alcuna certezza e che avranno bisogno di tutti i progetti possibili da mettere in campo. Si deve parlare di questo. È necessario aprire gli occhi e guardare a tutti quei settori che fanno grande la nostra Italia e che sono la trama della nostra economia, sia in casa che all’estero. Si parla del 4 maggio come della data in cui si ricomincerà a lavorare. E nel frattempo, in questi due mesi, i beni di molti settori si stanno deteriorando, i prodotti tenuti chiusi nei nostri magazzini non avranno lo stesso valore e avremo perso parte del capitale investito in merce da vendere.

Sicuramente, come si legge dalle analisi citate inizialmente, tra i settori più colpiti troviamo il turismo e la moda. Il primo è un settore su cui si reggono intere regioni della nostra penisola, generando a cascata altri consumi. Il turismo, infatti, crea indotto anche in molti altri settori falcidiati da questa emergenza come la ristorazione, gli esercizi pubblici, lo shopping, i trasporti, la cultura (dai musei, alle visite guidate, ai siti archeologici). Il sud, in particolare, è più colpito economicamente e socialmente da tutto questo perché non possiede gli “anticorpi” necessari per poter resistere a lungo.

Abbiamo il dovere di pensare a delle soluzioni. Per esempio, per una regione come la Sicilia, che è stata colpita meno duramente dal virus, ma sta rispondendo ugualmente delle conseguenze, si potrebbe promuovere, come strumento di ripresa, il turismo locale, essendo un territorio più sicuro per quanto riguarda il rischio di contagio.

Passando, poi, alla moda, che è il mio settore imprenditoriale, credo che sia necessario ripensare più che mai alle modalità di vendita. Dobbiamo uscire dal fast shopping, per entrare in un’ottica slow. Ciò che è andato in crisi deve insegnarci qualcosa e non possiamo permetterci di dare al macero miliardi di merce, in un frenetico accumulo e in una forsennata produzione che peraltro tanti danni procura all’ambiente. Come si legge sulle pagine di Vogue Italia [3]: “lo stato di emergenza, dovuto al Coronavirus, induce a riformulare i tempi del sistema moda, dilatando la proposta, nonché la richiesta e il consumo. Possiamo, quindi, ipotizzare una limitazione di continue” produzioni di nuovi articoli e collezioni nel mercato, valorizzando i prodotti per una moda slow e più sostenibile.

Il concetto di slow shopping comprende inoltre tutto quello che amo sostenere: l’acquisto di prodotti di qualità, di design e di contenuti moda, la vendita assistita e il rapporto interpersonale, quella che io chiamo l’economia del nuovo umanesimo. Cominciamo a promuovere sempre di più lo slow shopping, intendendo per slow ciò che riduce l’impatto sull’ambiente per ripensare la fretta rituale nel consumismo, per fare acquisti sì, ma meno frenetici. Proponiamo acquisti lenti che meritano di essere assaporati, che meritano un racconto, una descrizione, che offrono design, originalità, significati culturali, qualità, esperienze ed emozioni di piacere. Questa crisi senza precedenti ha messo totalmente in discussione il sistema economico. Il ripensamento dei consumi servirà anche per superare tutti insieme la catastrofica emergenza economica e sociale che sta determinando quella sanitaria.

Deve passare con forza, da parte del consumatore, la consapevolezza che #lEconomiaSeiTu.

Ogni nostro acquisto può ritornare come moltiplicatore economico al nostro Paese se lo indirizziamo responsabilmente alle aziende italiane, verso i negozi di vicinato, scegliendo prodotti di qualità e made in Italy. Tutto questo, e lo stesso concetto di slow shopping, fa riferimento anche a quella che è la vera essenza dell’Italia, il Bel Paese, fatto di know how, cultura, tradizione, cura artigianale nella produzione, buon gusto, design, creatività. Un oggetto, un luogo da visitare o un capo di moda italiana che possiedono queste caratteristiche non sono fatti per essere fagocitati, ma per essere assaporati. Dobbiamo puntare a dare valore ai contenuti e a creare qualcosa di duraturo e iconico. Dobbiamo far rinascere l’economia puntando su ciò che rende unica l’Italia, su un nuovo peculiare modello di sviluppo: fatto di bellezza e di sostenibilità, di coesione sociale, di innovazione e tecnologia, di un nuovo Umanesimo.

Avremo bisogno del contributo di tutti per ricostruire il Paese nutrendoci di tutto l’amore e la passione per quello che facciamo, consapevoli che siamo stati e dobbiamo continuare a essere la vera grande forza del Paese. È questo che mi dà speranza. È questo che mi dà fiducia nel futuro, nonostante tutto.

Patrizia Di Dio

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Mon, 20 Apr 2020 04:43:17 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/660/1/slow-nuova-mentalita-per-un-italia-nuova cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
Coronavirus: ritorno al lavoro e soluzioni possibili https://www.patriziadidio.com/post/659/1/coronavirus-ritorno-al-lavoro-e-soluzioni-possibili

Ci troviamo, come ho ripetuto ormai molte volte, ad affrontare un vero e proprio disastro senza precedenti in cui dobbiamo assolvere ai nostri doveri di cittadini, ma in cui abbiamo anche il dovere di incominciare a pensare seriamente a una exit strategy. Questo non perché si vuole correre a riaprire tutto, come qualcuno potrebbe pensare, anzi. Non si ha la benché minima intenzione di vanificare tutti i sacrifici fatti fino a questo momento, né tanto meno mettere in pericolo altre vite umane, i nostri familiari, i nostri lavoratori, ma si vuole e si deve trovare un modello, un protocollo da seguire per disegnare una strategia nell’affrontare gradualmente e con le dovute garanzie l’uscita dal lockdown. Ciò anche alla luce del fatto che è assolutamente da evitare sia a livello sanitario sia a livello economico, rischiare meccanismo a “yoyo” che faccia seguire ad auspicate aperture, nuove drammatiche chiusure repentine, motivo per cui bisogna ponderare con estrema attenzione queste strategie di uscita.

Consapevole di non possedere le competenze mediche e nemmeno il ruolo idoneo per proporre protocolli di uscita, intendo fornire però il frutto di una ponderazione responsabile e consapevole di soluzioni, cosa che, invece, il mio ruolo di soggetto impegnato in ambiti associativi, aziendali e professionali mi impone di fare. Il tema, infatti, non è solo quello di tornare a lavorare quanto prima, ma di farlo con determinate garanzie, di farlo in totale sicurezza. Non possiamo permetterci, lo ripeto di nuovo, di invalidare tutti gli enormi sacrifici che abbiamo fatto finora e non possiamo rischiare di compromettere ancora vite umane con una ripresa delle attività non ben calcolata. Non possiamo nemmeno permetterci, però, di attendere di arrivare a zero contagi. Cosa certamente impossibile, se non in un tempo lunghissimo.

Ecco quindi che mi sento in dovere di condividere, dalle pagine del mio blog, delle soluzioni possibili per una ripartenza che abbia il giusto tempismo, tenendo conto che lo Stato, la sanità e le imprese hanno ciascuno tempi e obiettivi diversi ed è indispensabile che si coordinino per trovare la giusta congiuntura nell’interesse di tutti e senza venire mai meno l’attenzione per la prevenzione e per i dispositivi di sicurezza, entrambi fondamentali. Così come la ripresa dell’economia. Ecco, quindi, cosa bisogna fare: cercare il tempismo giusto, il tempismo giusto per tutti, che contempli una riapertura il più tempestiva possibile, ma non dissennata. Prima regola: prudenza. Seconda regola: audacia.

Grazie alla collega Silvia Radetti, Presidente di Terziario Donna Trieste, sono venuta a conoscenza di un interessante documento redatto dal dottor Fulvio Zorzut, già direttore della Struttura complessa “Igiene Sanità Pubblica e Prevenzione Ambientale” presso l’Azienda Sanitaria Universitaria di Trieste.

Questo documento prospetta l’utilizzo di test sierologici sulla popolazione, cosa che sta iniziando ad attecchire anche applicativamente in alcune province di Veneto e Trentino Alto Adige. Si partirebbe, quindi, con l’indagine di prevalenza sierologica, per individuare gli immuni naturali guariti. Ciò permetterebbe a una fetta di popolazione in età lavorativa, di poter tornare ad adempiere ai compiti produttivi interrotti, minimizzando i rischi di diffusione del virus, e continuando invece a tenere protetti tutti quegli individui più esposti e suscettibili al virus (come gli anziani, gli immunodepressi, gli ipertesi, i diabetici, e così via). I test sierologici sono ottimi strumenti di screening per stabilire le priorità di ritorno al lavoro, oltre a essere più sicuri visto che il campione da analizzare non contiene il virus (che non è presente nel sangue) come, invece, accade per i tamponi naso-faringei; e sono anche più economici e tempestivi, garantendo esiti in circa 30 minuti, ricevuti i quali si potrebbero rilasciare ‘lasciapassare sanitari’ per chi risulta immunizzato.

Oltre ai test sierologici, grazie alle tecnologie digitali, si passerebbe a una fase di contact tracing che consente di geolocalizzare la cittadinanza per ricostruire una mappa dei contagi (rigorosamente con dati anonimi, nel rispetto delle norme sulla privacy). Modello, quest’ultimo, già adottato in Corea del Sud, Taiwan e Singapore e con il quale si sono ottenuti ottimi risultati nel controllo della diffusione del virus. Individuando tempestivamente e precisamente i punti critici di potenziale contagio, infatti, ci si può focalizzare più precisamente per le azioni preventive.

In ultima battuta si deve procedere con una campagna di comunicazione seria e capillare che responsabilizzi i cittadini, gli imprenditori, i collaboratori su quanto sia strategico economicamente, socialmente e da un punto di vista sanitario questo passo: non ci è concesso margine di errore.

Avendo la consapevolezza che la quarantena generalizzata, per ragioni di sicurezza dello Stato, deve essere interrotta prima che la virologia del Covid-19 segua il suo corso mutandolo in una replica meno aggressiva, si deve, quindi, accettare un rischio epidemiologico scientificamente controllato. Non si può dimenticare l’importanza che riveste la ripresa della capacità produttiva, del lavoro e delle aziende che è l’unica cosa in grado di garantire il reddito, gli stipendi, le pensioni, i risparmi, la sanità, l’ordine pubblico e quindi la salvaguardia dello stato sociale tutto.

Un altro criterio da prendere in considerazione è quello territoriale. Abbiamo visto come le regioni del sud Italia siano molto meno contagiate di quelle del nord, perciò, mi chiedo, non sarebbe più logico pensare di scaglionare le riaperture, partendo proprio da quelle regioni meno colpite e quindi più facilmente gestibili nella riapertura? Perché aspettare le tempistiche di regioni molto più colpite dove è necessario prendere precauzioni molto più ferree e drastiche rispetto alle regioni meridionali? Una territorialità del rientro, a mio giudizio, va pensata e tenuta in considerazione. Magari in questi territori si possono anche riaprire dei settori che altrove devono ancora mantenere la chiusura per contenere il contagio. Penso al turismo di cui il Sud ha naturale vocazione.

Mi auguro, concludendo, che le filiere produttive, distributive e dei servizi possano riattivarsi presto, gradualmente, ma progressivamente. È necessario impegnarsi affinché si riaccendano i motori della macchina economica, con estrema responsabilità di tutti e di ciascuno, sempre nella garanzia del rispetto delle misure di distanziamento sociale, della messa a disposizione per i lavoratori dei dispositivi di sicurezza e delle misure preventive per le categorie a rischio.

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Thu, 9 Apr 2020 15:22:21 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/659/1/coronavirus-ritorno-al-lavoro-e-soluzioni-possibili cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
Cosa ci sta insegnando il Coronavirus? https://www.patriziadidio.com/post/658/1/cosa-ci-sta-insegnando-il-coronavirus

Quello che stiamo vivendo è un periodo davvero singolare: ci impone di rimanere a casa e vede le famiglie riunirsi e trascorrere le giornate tutti insieme, riscoprendo momenti di vita familiare spazzati via dalla frenetica routine quotidiana. Porta tutti, dunque, donne e uomini, a riflettere sul concetto di condivisione.

La condivisione “forzata” ci esorta, anche, a ripensare al concetto di parità di genere, che proprio da questa situazione difficile ne potrebbe uscire rafforzato. Stando a casa, infatti, uomini e donne devono dividersi equamente tutti gli impegni quotidiani familiari, dal prendersi cura dei propri figli aiutandoli a fare i compiti e intrattenendoli in varie attività, al badare agli anziani, cucinare per la famiglia o occuparsi delle faccende casalinghe. Tutte attività, nella maggior parte dei casi, appannaggio delle sole donne, a causa di una sorta di deficit culturale ed educativo ereditato dal passato e ormai consolidatosi sul piano sociale.

Improvvisamente, però, siamo tutti sullo stesso piano, malgrado anche precedentemente le donne lavoratrici dovessero avere gli stessi doveri/diritti degli uomini lavoratori, questa emergenza può dare a tutti noi l’opportunità di concretizzare il raggiungimento di una cultura di parità autentica e coerente. Non solo a vantaggio della donna, ma a vantaggio di tutta la famiglia, che trovandosi in questa condizione è chiamata a rinsaldarsi e a collaborare in egual misura per il benessere di tutti i componenti.  Traiamo spunti positivi, sempre! Anche e soprattutto i momenti di estrema difficoltà, come questo, devono essere per noi preludio di miglioramento e di crescita!

Un discorso analogo può essere fatto anche dal punto di vista economico. Le aziende, infatti, stanno vivendo quella che definirei quasi una “rivoluzione copernicana” del loro modo di pensare all’impresa. Imprenditrici e imprenditori sono chiamati a ripensare radicalmente il modus operandi delle proprie aziende e a escogitare soluzioni alternative per rimanere in piedi e non essere travolte e schiacciate da quella che è la situazione di emergenza più grave dal secondo dopoguerra ad oggi.

Ma di cosa ci stiamo accorgendo, messi così alla prova?  Ci stiamo accorgendo di possedere già gli strumenti digitali per modificare la nostra azienda, questi strumenti già esistono e sono da anni a nostra disposizione, ma quello che ci mancava è ben altro, ossia gli strumenti “cognitivi” per utilizzare le innovazioni già esistenti, attaccati come siamo a una concezione tradizionale di impresa.

Questo nostro attaccamento è senz’altro anche qualcosa di bello e di positivo! Non voglio assolutamente dire il contrario! I negozi fisici, il rapporto personale vis a vis con il cliente, la “vecchia maniera” di fare le cose, sono tutti elementi che caratterizzano e connotano il nostro modo di fare impresa e che ci rendono unici, ma è bene affiancare alla modalità tradizionale quella “contemporanea” che ci fa stare al passo con i tempi, che ci permette di affrontare le tempeste come questa, che ci dà l’opportunità di ammodernarci senza tradire la tradizione.

Insomma di necessità bisogna fare virtù, come dice il vecchio detto. Bisogna guardare al mondo del digitale come a un alleato in grado di darci supporto, al social marketing come a qualcosa che a un prezzo decisamente vantaggioso ci fa raggiungere un numero molto maggiore di persone, all’e-commerce e al delivery come strumenti a supporto del negozio fisico e in aggiunta ad esso. Abbiamo fatto esperienza di come con una connessione e una app di collegamento video possiamo portare a termine riunioni e negoziati importanti e raggiungere gli stessi risultati che si sarebbero raggiunti con un incontro dal vivo. Senza contare che applicare questo metodo, in primo luogo, porta a un risparmio sia di tempo che di denaro per l’economia dell’azienda e, in secondo luogo, apporta un enorme beneficio all’ambiente, riducendo drasticamente le emissioni generate da spostamenti rivelatisi superflui proprio in un momento storico come questo in cui è necessario più che mai trovare soluzioni per la salvaguardia di sistemi di vita ed economici che sposino la circolarità e la causa green.

Riflettendo più in generale, dunque, credo che usciremo da questo periodo radicalmente e totalmente trasformati. Penso a quei nonni che pur di vedere i nipotini o di reperire le medicine di cui hanno bisogno hanno imparato a usare la rete, a fare videochiamate, a scaricare app. Penso a tutte quelle società che si sono dotate di un e-commerce scoprendone i vantaggi e le potenzialità. E riflettendo su tutto questo non posso non constatare che quello che ci mancava non erano, appunto, gli strumenti, bensì la volontà e la forma mentis per utilizzarli e non demonizzarli.

Ricordiamoci che siamo tutti nella medesima situazione, che siamo tutti uguali di fronte alla drammaticità di questo momento e che, quindi, solo uniti, positivi, aperti al cambiamento e forti della collaborazione e dell’aiuto reciproco possiamo riuscire a superare questa tempesta. E a uscirne migliori. Tutti.

Patrizia Di Dio

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Wed, 25 Mar 2020 10:54:39 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/658/1/cosa-ci-sta-insegnando-il-coronavirus cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
PMI: non possiamo essere abbandonati https://www.patriziadidio.com/post/657/1/pmi-non-possiamo-essere-abbandonati

Noi siamo le micro, piccole e medie imprese che responsabilmente, senza isterie, compatte, unite, abbiamo fatto subito quello che ci è stato chiesto e che si doveva fare, ma la verità è che stiamo vivendo un incubo, un momento tanto drammatico quanto surreale, di cui ancora non possiamo vedere la fine. Nei decenni passati abbiamo affrontato e saputo superare tutte le crisi. Ce l’abbiamo fatta fin qui e abbiamo di fatto sostenuto il Paese, pur avendo perso migliaia di aziende. Eppure il sistema Paese ha retto grazie a noi, che siamo l’ossatura economica del Paese.

Stavolta, però, non è una crisi economica.  Stavolta si tratta di un’emergenza senza precedenti economica e sanitaria, un’emergenza paragonabile solo agli effetti di una guerra. Ma stavolta non possiamo farcela. Stavolta siamo azzerati. Da soli non ce la faremo. Abbiamo bisogno del Paese e occorre fare tutto quello che deve essere fatto perché se moriamo noi muore l’Italia.

Poche ore fa è stato varato il decreto “Cura-Italia” e il presidente Conte ha annunciato in una conferenza stampa, a seguito di un Consiglio dei Ministri fiume durato moltissime ore, che questa “è una manovra economica poderosa: non abbiamo pensato e non pensiamo di combattere un’alluvione con gli stracci. Stiamo cercando di costruire una diga per proteggere imprese famiglie lavoratori”. Ha poi proseguito dicendo che sono stati stanziati subito “10 miliardi a sostegno dell’occupazione e dei lavoratori per la difesa del lavoro e del reddito affinché nessuno perda il posto di lavoro a causa del Coronavirus. Questo è un primo intervento per marzo, poi torneremo per le scadenze di aprile attraverso la probabile estensione e modulazione del meccanismo dei ristori che stiamo definendo e sarà oggetto del decreto di aprile”. Non possiamo che salutare positivamente questi provvedimenti, essendo messo in conto nella manovra che i soldi stanziati nell’immediato (circa 25 miliardi) costituirebbero soltanto il volano per ben altra cifra, ossia 350 miliardi provenienti dall’Europa. L’Italia vuole essere di esempio e guida per gli altri Paesi nella gestione di quest’emergenza non solo dal punto di vista sanitario, ma anche e soprattutto economico.

Non posso che ricordare che per poter ripartire e continuare a essere quella parte fondamentale del PIL del nostro Paese, noi, le aziende diffuse, il mondo delle partite IVA, dobbiamo essere aiutate. Lo Stato ha il compito di metterci nelle condizioni di ripartire, a salvaguardia delle aziende e dei posti di lavoro che noi garantiamo. Quando finiranno gli ammortizzatori sociali per i lavoratori, dobbiamo adoperarci perché siano le aziende a continuare a dare i milioni di posti di lavoro che finora abbiamo garantito e che si rischia di non avere più. Garantire le aziende significa garantire anche i lavoratori.

Intanto con il decreto legge odierno il Governo ha individuato le prime emergenze cui dobbiamo fare fronte: garantire tutele ai lavoratori, con la cassa integrazione estesa a tutti i settori produttivi e a tutte le imprese e un sostegno per gli autonomi, i professionisti e le partite Iva, liquidità per 350 miliardi garantita alle imprese, interventi per sospendere versamenti di tasse e contributi. Lo accogliamo favorevolmente certi che si tratti di un primo, fondamentale, passo che servirà per affrontare questo primo periodo, ma vogliamo credere alle parole del presidente anche quando si dice consapevole del fatto che queste misure non sono ancora sufficienti e che il Governo “risponderà presente anche domani” predisponendo “misure per il tessuto economico e sociale fortemente intaccato” dall’emergenza “con un piano di ingenti investimenti”. Ci vogliamo credere perché occorreranno davvero nuove misure per aiutare le aziende e non potremmo farcela se venissimo abbandonati.

Non si tratta di lasciare indietro qualcuno, ma è in gioco il futuro dell’intero Paese. A maggior ragione per il Sud che già vive una situazione di arretratezza e di fragilità e di bassissima occupazione.

Mi auguro che presto potremo tirare un sospiro di sollievo innanzitutto per l’emergenza sanitaria e poi per quella economica. Sono fiduciosa che ne usciremo più forti e uniti di prima e voglio concludere con le parole del Presidente Nazionale di Confcommercio Carlo Sangalli che questa mattina in un’intervista rilasciata per La Verità ha detto che “oggi è tempo di presentarsi come un Paese unito […]. Oggi bisogna attutire l’impatto economico e sociale dell’emergenza: risarcire i danni e supportare la liquidità delle imprese e il reddito di chi lavora. Al contempo bisogna preparare le condizioni per ripartire con mirate operazioni di sostegno alla domanda e mettendo in moto buoni investimenti pubblici. Anche a livello europeo”.

Non possiamo fare previsioni, sicuramente servirà un anno e più per rimetterci in carreggiata, quindi adesso fiduciosi e compatti guardiamo all’attuazione di questo provvedimento e attenderemo quelli futuri, ribadendo a gran voce che non possiamo e non dobbiamo essere lasciati soli perché soltanto con l’aiuto dello Stato possiamo farcela non solo adesso, ma soprattutto dopo, a emergenza finita, quando davvero si faranno i conti di questa situazione senza precedenti.

Patrizia Di Dio

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Mon, 16 Mar 2020 18:25:01 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/657/1/pmi-non-possiamo-essere-abbandonati cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
Alla piccola e media impresa: teniamo duro! https://www.patriziadidio.com/post/656/1/alla-piccola-e-media-impresa-teniamo-duro

Non ci sarà più una zona rossa, ma ci sarà l’Italia zona protetta. Saranno vietati su tutto il territorio della penisola gli spostamenti consentiti solo per comprovate ragioni di lavoro, per casi di necessità o motivi di salute. Aggiungiamo in questo provvedimento anche un divieto di assembramenti all’aperto o in locali aperti al pubblico. […] Ognuno deve fare la propria parte” [1], queste le parole del premier Giuseppe Conte per annunciare che le misure restrittive fino a qualche giorno fa vigenti solo nella zona rossa sono state estese in tutto il territorio nazionale.

L’emergenza è in primis sanitaria, ma si rischia di dimenticare il motore del Paese, ossia l’economia, quell’economia non soltanto basata sulle grandi imprese e sulle multinazionali, ma soprattutto fatta di micro,  piccole e medie aziende che, a meno di non essere parte del settore alimentare, sono più che in ginocchio, direi azzerate economicamente.

La portata della gestione della situazione corrente “sarà evidente nei prossimi 12-18 mesi e la sensazione comune è che a pagarne il prezzo più caro saranno le piccole imprese. Esercizi commerciali chiusi, turismo congelato, attività di intrattenimento vietate non sono misure indolori e colpiscono soprattutto le attività più piccole, che hanno meno mezzi per far fronte a una situazione del genere. Il dramma di questa situazione è già tangibile, ma quanto tutto questo ci sarà costato in termini di PIL lo scopriremo fra qualche mese” [2].

Purtroppo ci troviamo in una situazione davvero surreale e dobbiamo confidare che gli interventi varati dal Governo siano sufficienti, quando questa situazione rientrerà, ad assicurare una ripresa delle aziende che per adesso non riescono a vedere una prospettiva di futuro. Dobbiamo attenerci e prendere atto di quello che a livello governativo ci viene detto, anche se lo sforzo richiesto alle aziende è davvero tanto. Il ministro dell’economia Gualtieri ha rassicurato dicendo che sarà “ulteriormente potenziato il Fondo centrale di garanzia a sostegno delle piccole e medie imprese: il più grande strumento di agevolazione che garantisce a oggi finanziamenti bancari per 40 miliardi”. Questo Fondo “sarà esteso con accesso gratuito su tutto il territorio nazionale, saranno prolungate le garanzie prestate e sarà possibile aumentare le percentuali di garanzia in specifiche aree e filiere”. È stato previsto anche che le imprese “possano continuare a beneficiare delle aperture di credito accordate ma non ancora utilizzate”. Speriamo inoltre che al di là della sospensione dei pagamenti che in questo momento le imprese non possono sostenere non avendo utili su cui fare affidamento, vengano anche fornite appunto le risorse per gestire la ripartenza. Non solo finanziamenti ma anche aiuti in termini di contributi risarcitori delle perdite. 

Come imprenditrice prima ancora che Presidente Nazionale di Confcommercio Terziario Donna, spero che la volontà di dare una mano alle aziende si tramuti nella prassi in maniera concreta e fattiva e urgente, consapevoli che esse sono il cuore pulsante del Paese, la sua ossatura e che tante altre volte in tante altrettante occasioni difficili è stato proprio grazie alla piccola e media impresa che l’Italia è riuscita a sollevarsi e guardare avanti. Stavolta non siamo di fronte a una crisi “normale”. Senza l’aiuto dello Stato davvero non possiamo farcela.

A chi è stato costretto a sospendere la propria attività voglio mandare il mio sostegno e il mio incoraggiamento: ricordate la vostra funzione sociale! Senza di voi, di noi, come possiamo vedere, le città si spengono e per quanto sia difficile è il momento di fare quadrato, rispettare le regole e cercare di trasformare quello che è un vero e proprio disastro economico in un’opportunità. Soltanto in poche settimane gli imprenditori sono stati in grado di riorganizzarsi dimostrando di essere proattivi e in grado di reinventarsi: dalla conversione del lavoro in modalità smart, ai servizi a domicilio, alle conference call, alla vendita online, insomma tutto quanto è stato possibile fare grazie alla tecnologia è stato fatto e si sta facendo. Abbiamo fatto un balzo in avanti negli strumenti di digitalizzazione e tecnologici  in pochissimi giorni che non avevamo fatto negli ultimi anni.

Ora è il momento di stare uniti, di essere più che mai comunità,  di fare fronte comune, di cercare di capire come gestire gli aiuti e i fondi che si mobiliteranno a livello statale. Non bisogna nascondersi dietro un dito e si deve ammettere che la vita delle nostre aziende e di tanti posti di lavoro è davvero appesa a un filo e se questo filo si spezza è la vita stessa dello Stato a vacillare visto che le imprese ne costituiscono la sua stessa linfa vitale. Ma ce la dobbiamo mettere tutta e ottimizzare le risorse che verranno stanziate.

Spero che queste mie parole possano essere di incoraggiamento per tutti i colleghi  imprenditori che mi leggono e che versano in una condizione drammatica, vi sono vicino e vi voglio dire che CE LA FAREMO! In questo momento dobbiamo essere uniti per il bene di tutti e per il bene del nostro Paese, e proprio questo è quello che ci deve muovere, dare fiducia e coraggio: l’amore per la nostra Italia, che faremo tornare a splendere più forte e bella di prima.

Patrizia Di Dio


[1] http://www.romatoday.it/attualita/zona-rossa-decreto-cosa-significa.html

[2] https://www.ilsole24ore.com/art/corona-virus-emergenza-e-gestione-aiutare-piccole-imprese-ADOOHM
 

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Fri, 13 Mar 2020 20:14:44 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/656/1/alla-piccola-e-media-impresa-teniamo-duro cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)