patriziadidio.com Rss https://www.patriziadidio.com/ VicePresidente nazionale Confcommercio - delegata a legalità e sicurezza it-it Sun, 27 Nov 2022 13:16:08 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 patriziadidio@lavieenrose.it (Patrizia Di Dio) patriziadidio@lavieenrose.it (Patrizia Di Dio) Archivio https://www.patriziadidio.com/vida/foto/sfondo.jpg patriziadidio.com Rss https://www.patriziadidio.com/ Maestri del Commercio: la forza dell’esperienza, la passione e la tenacia https://www.patriziadidio.com/post/779/maestri-del-commercio-la-forza-dell-esperienza-la-passione-e-la-tenacia

Oggi sono stati insigniti del nome di <Maestri del commercio> 32 imprenditori della provincia di Palermo. Un riconoscimento dedicato a quegli operatori del mondo terziario con una longeva storia aziendale. Pietre miliari del nostro tessuto imprenditoriale.

Imprenditori che hanno svolto la loro professione con tenacia e passione, conciliando le capacità di tessere relazioni con la comunità ed al contempo interpretare  le continue evoluzioni del sistema distributivo.

Molti di loro hanno lasciato o stanno lasciando la gestione dell’attività ai figli o alle nuove generazioni, passando il testimone del loro sapere ma soprattutto dei loro valori di impresa.

Il nome <Maestri> richiama proprio l’esperienza e la generosità nel formare le nuove generazioni ad un mestiere che è vitale per le città, in generale per i territori dove operano,  e che non è frutto di improvvisazione ma è fatto di esperienza, capacità, conoscenza, saperi, responsabilità, talento, intuito, ma soprattutto tanta passione imprenditoriale.

I Maestri del Commercio sono quindi testimoni di eccezione di quella sana cultura di impresa che è un modello positivo non solo per lo sviluppo economico ma anche per i valori di vita, e in molti casi anche testimoni del passaggio di generazione nel settore.

Come dice un proverbio africano: <il giovane cammina più veloce dell’anziano, ma l’anziano conosce la strada>.

Ed è proprio sulla strada tracciata dai Maestri del Commercio che le aziende crescono e diversificano le attività adattandosi all’evolversi dei tempi. Nella tradizione, ma con sguardo sempre pronto ad innovare.

Quest’anno la cerimonia è stata per me particolarmente significativa ed emozionante, perché ad essere premiato è stato il <mio> Maestro: mio padre, che insieme a mia madre  sono state le mie guide ed i miei riferimenti anche nell’attività aziendale. Riconoscimento speciale per lui, il massimo del riconoscimento l’Aquila di diamante per chi ha lavorato più di 60 anni. E se penso che ancora viene in azienda a 84 anni penso che il titolo sia più che meritato.   

Dai miei genitori ho imparato tutto. Loro posero la prima pietra dell’azienda di cui oggi sono amministratrice delegata e che conta già 3 generazioni di famiglia, e si prepara alla quarta.

Ho imparato soprattutto i valori guida che sono il filo unico che unisce famiglia ed impresa e che da sempre sono il faro che mi orienta in tutte le mie attività.

Ho sempre creduto di fare impresa non soltanto per conseguire risultati economici ma per contribuire a far crescere la comunità attraverso i valori.

Credo infatti convintamente che un’impresa senza valori non ha valore.

Sono stati i miei genitori, i miei “maestri” di vita, che mi hanno insegnato che alla base dell’agire va sempre posta la correttezza e l’etica. E che il senso di tutto è nel senso del dovere e della responsabilità civica. Ma anche dell’amore in ciò che si fa e nella passione che si mette nel fare le cose.    

Tali valori mi sono stati trasmessi prima ancora che in impresa in famiglia: ed è anche per questo che nella nostra azienda amiamo condividere gli stessi principi di lavoro e famiglia con i nostri dipendenti e i nostri fornitori.

Sono gli stessi valori  che ravviso nelle aziende sane che mi piace rappresentare quotidianamente nella mia quotidiana azione di rappresentanza  come presidente di confcommercio.  

Devo ai miei genitori la passione per un lavoro impegnativo, che affrontiamo ogni giorno con tante difficoltà e la forza di saperle affrontare con il sorriso, nonostante tutto.  

Mi hanno insegnato ad amare la ‘bellezza’ del nostro lavoro e l’operosità nella cura di ogni dettaglio. Mi hanno insegnato ad amare ‘il contatto con il pubblico’ e a mantenere di qualità il legame con la nostra clientela.

Ma anche la fatica di resistere alle inevitabili tempeste del nostro lavoro, con quella forza che non è mai mancata a loro e che mi hanno trasmesso.

Ed è guardando a mi o padre che è ancora il presidente del CdA della nostra azienda e a mia madre che desidera ogni tanto venire per i luoghi che le sono familiari, che oggi guardo al mio cammino e a quello delle nuove generazioni della famiglia, consapevole che il valore dell’azienda va al di là delle nostre stesse vite. Ognuno semina e toccherà a chi arriva raccogliere e ampliare il raccolto.   

Ed insieme a loro, ed al neo Maestro di Commercio, Presidente dell’azienda,  guardiamo al futuro. Speriamo di sapere mettere le ali alle solide radici!

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Sun, 27 Nov 2022 13:16:08 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/779/maestri-del-commercio-la-forza-dell-esperienza-la-passione-e-la-tenacia sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Sul PNRR non possiamo più aspettare https://www.patriziadidio.com/post/769/sul-pnrr-non-possiamo-piu-aspettare

La scorsa settimana siamo scesi in piazza numerosissimi, tutti insieme per <riaccendere il futuro> delle imprese, dei lavoratori, delle famiglie.

Associazioni di categoria, sindacati, sindaci, lavoratori, famiglie: uniti per sollecitare i governi regionale e nazionale a mettere in campo tempestive misure adeguate a correggere le storture di un’impennata del costo dell’energia che non possiamo sostenere.

Prima di questa doppia crisi epocale (prima la pandemia, adesso la crisi energetica ed i conflitti bellici in corso e la conseguente inflazione), il terziario di mercato, anche nei periodi difficili per l’economia, riusciva a riassorbire e compensare gli effetti negativi dell’economia, soprattutto sotto il profilo dell’occupazione.

Adesso, dopo oltre 2 anni di crisi, i servizi hanno lasciato sul campo della pandemia 930mila unità di lavoro rispetto al 2019. E ciò minaccia la capacità di ripresa dell’intero Paese.

Se non riparte il terziario, infatti, non riparte l’Italia.

A ciò si aggiunge un dato nuovo ma con il quale siamo oggi tutti costretti a fare i conti e cje ci ricorda anche l’ultimo report di Bankitakia: l’inflazione. Che ha come effetto immediato una riduzione del potere d’acquisto.

Con la conseguenza di una contrazione brusca dei consumi, che sono il principale e prezioso carburante dell’economia del Paese. Variabile con cui il commercio deve fare i conti.

Nell’arco degli ultimi trent’anni, la crescita dell’Italia si ferma al di sotto del 12% a fronte dell’oltre 36% della Germania e del quasi 50% del Regno Unito. Questo scenario ci obbliga ad inderogabili scelte di responsabilità.

Abbiamo davanti a noi l’opportunità storica di modificare in modo più efficiente, inclusivo e produttivo il nostro modo di stare insieme dentro le comunità locali e dentro la collettività internazionale, così da ridare all’Italia la possibilità di crescere.

Nel periodo 2021-2027, il nostro Paese si troverà a gestire, tra PNRR e altre risorse nazionali e comunitarie, quasi 500 miliardi di euro. Una cifra enorme ma che può diventare irrisoria se non indirizzata a creare le condizioni per una vera ed efficace ripresa.

Serve allora una programmazione condivisa, che veda le rappresentanze delle imprese al tavolo e serve pigiare l’acceleratore sulle riforme. Perché, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è innanzitutto un piano di riforma del Paese.

E fra tutte le riforme non più rinviabili elenchiamo certamente la riforma della burocrazia, che ha un enorme impatto sull’efficienza del rapporto tra Pubblica Amministrazione e le imprese.

Ma anche la riforma fiscale, che impatta sulla capacità di consumo del Paese.

E quindi la riforma delle politiche di sostegno alle imprese, che sempre più devono premiare il merito e sostenere la transizione digitale ed ecologica delle imprese considerando però la difficoltà di accesso al credito e la necessità di supportare i ricambi generazionali in azienda.

Inizia una stagione complessa che dovrà vedere l'impegno responsabile di tutti affinché l'irripetibile occasione del PNRR non sia sprecata. E davanti a questa urgenza, sentiamo purtroppo ancora un silenzio assordante.

Non possiamo più attendere. Chiediamo, e lo chiediamo con vigore, che nell'agenda politica dei governi nazionale e regionale siano posti in priorità assoluta ed efficacemente affrontati tutti i nodi che impattano sullo sviluppo.

E che ruotano attorno ad un soggetto che è il cardine dell’economia del Paese: le imprese.

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Wed, 16 Nov 2022 09:00:45 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/769/sul-pnrr-non-possiamo-piu-aspettare sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
E’ il tempo del coraggio! https://www.patriziadidio.com/post/778/e-il-tempo-del-coraggio

La perdurante crisi, prima quella pandemica ora quella energetica, sta duramente mettendo alla prova le imprese. Che stanno sostenendo sulle loro spalle il peso dell’aumento del costo dell’energia e la contrazione dei consumi dovuta all’effetto inflazionistico.

Malgrado ciò noi imprese abbiamo dimostrato di avere risorse eccezionali, coraggiose, visionarie, appassionate. Stiamo reagendo con una forza persino insperata.

Abbiamo resistito al lockdown prima, ci siamo adattati poi, ci stiamo re-inventando oggi.  Abbiamo dimostrato responsabilità e determinazione, mettendo in campo non solo tutte le nostre forze ma cercando di promuovere anche quelle di tutti i nostri collaboratori.

Abbiamo tenuto in piedi il PaeseAbbiamo dato testa e gambe alla ripresa e cuore alla speranza. Abbiamo dato tutto. 

E lo abbiamo fatto con coraggio, con dignità, con senso di responsabilità ma soprattutto lo abbiamo fatto perché resistere e re-inventarsi è nel dna degli imprenditori.

Noi abbiamo fatto la nostra parte, adesso la politica faccia la sua. 

L’Italia sconta tanti anni di occasioni perse, non solo per i ritardi infrastrutturali e per divari tra territori mai risolti. Sconta, nel panorama internazionale, soprattutto di non avere messo in condizioni positive agli imprenditori di fare impresa. Semplificando e valorizzando le imprese.

E’ triste sentire la retorica dei nostri giovani che se ne vanno. Perché quei giovani (ognuno di noi che ha in casa qualcuno) vanno via perché non si è puntato alla valorizzazione delle imprese, delle opportunità economiche per poter creare sviluppo e posti di lavoro quindi che diano prospettive di futuro ai giovani in cerca di lavoro.

Senza impresa non c’è futuro, non c’è lavoro, non c’è dignità. Solo garantendo il futuro alle imprese ci sarà futuro per l’Italia. 

E’ un segnale incoraggiante che il nuovo governo nazionale abbia voluto rinominare il Ministero dello Sviluppo Economico in Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Ma ora oltre al cambio del nome servono concrete e puntuali azioni a favore delle imprese.

Ma non c’è più tempo per le promesse. Adesso serve agire!

Siamo in piena emergenza. E in emergenza bisogna lavorare in squadra. 

Per questo chiediamo un cambio di modus operandi. Chiediamo coraggio e velocità. 

Non è una questione di risorse, perché sappiamo che queste tra fondi europei e PNRR ci sono: è invece una questione di coraggio e di tempismo. Il coraggio di fare quelle riforme necessarie a sbloccare il potenziale produttivo delle imprese. Il tempismo di farlo subito, prima che il sistema produttivo collassi.  

E soprattutto chiediamo condivisione. Come rappresentanti delle categorie produttive chiediamo al governo di essere stabilmente chiamati al tavolo delle decisioni sul programma di governo. Di costruire insieme quelle misure che servono al rilancio delle imprese, e dunque dell’economia.

Lo chiediamo a tutti i livelli: al livello di governo nazionale che si è appena insediato, a quello regionale ed a quelli  locali. Non ci accontentiamo più delle promesse e della buona volontà. Adesso vogliamo risposte concrete e le vogliamo in tempi certi.

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Fri, 4 Nov 2022 09:44:44 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/778/e-il-tempo-del-coraggio sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Voglio essere donna, mamma, nonna, imprenditrice e LA presidente https://www.patriziadidio.com/post/777/voglio-essere-donna-mamma-nonna-imprenditrice-e-la-presidente

Sono nata femmina. Il mio genere è il femminile.
Il primo atto formale di certificazione con cui i miei genitori mi hanno presentata ufficialmente al mondo è stato registrarmi come ‘femmina’.
Mi hanno chiamato Patrizia e sono stata LA bambina Patrizia, LA scolara e LA studente Patrizia, LA imprenditrice Patrizia. Poi LA mamma Patrizia. Sino alla gioia di diventare LA nonna Patrizia.
Sono anche LA presidente di Confcommercio Palermo e LA vice presidente nazionale di Confcommercio Imprese per l’Italia.
Sostengo da sempre la democrazia paritaria: che è il riconoscere che esiste il maschile ed il femminile ed entrambi devono essere equamente rappresentati. 
Ho salutato come un traguardo finalmente raggiunto LA prima donna Presidente del Consiglio. Perché da ora in avanti avremo finalmente anche una rappresentazione al femminile della guida del nostro Paese.
Per quello che riguarda le mie cariche associative non siamo dinanzi alla Costituzione, e per fortuna tutte le disquisizioni di questi giorni non incrinano la mia decisione di essere chiamata LA presidente e non il presidente.
E’ una decisione che ho preso sin dal primo giorno perché sono consapevole che quell’articolo determinativo ‘LA’ cambia il modo di interpretare la leadership e di svolgere il proprio ruolo.
Io non sono “neutra” da quando sono nata: dall’iscrizione all’anagrafe in poi, non lo sono stata.
Non vedo perché rinunciare allora in un ruolo conquistato.
Perché una volta all’apice dovrei rinunciare a ciò che mi connota?
Perché neutralizzare come se essere femmina non rappresentasse più il ruolo, che non mi pare sia ‘maschio’ e quindi non vedo perché il ruolo vada declinato al maschile per essere “istituzionale” e normativamente valido.

Questa ‘immanenza’ perpetua che preclude evoluzione e cambiamento mi pare che si voglia applicare solo alle cose che, anche se simboliche, presupporrebbero  un’evoluzione di riconoscimento e di consapevolezza sui modelli. 

Io continuo a sostenere che essere La presidente rappresenta un differente modello di leadership.
Non è detto che sia migliore ma differente sì. 
Mi auguro che nei fatti anche chi pervicacemente si ostina a farsi chiamare con il genere maschile (sostenendolo come significato neutro e valido “istituzionalmente”) alla fine sia capace di non omologarsi ad una leadership al maschile ma esprima pur sempre una “guida” femminile.
Non per rivendicazione ma per natura, per sensibilità, per tendenza alla cura e a tutti quei valori che di fatto sappiamo che noi donne rappresentiamo.

E grazie ai quali potere aspirare a cambiare la nostra società. E allora se siamo tutti d’accordo sul fatto che siamo differenti, se lo siamo nei fatti, lo saremo anche nel ruolo. E se questa ‘differenza’  c’è, perché allora non affermarlo con la declinazione femminile?
La negazione della declinazione del genere mi appare come la negazione di un modello che rappresenta una declinazione differente del modus operandi. 
È davvero un peccato che la prima donna presidente del consiglio non affermi una sua autorevole differenza di genere.
Purtroppo, e questa è la prova, non  tutte siamo dotate di cultura di genere che ci insegna che declinare al femminile non toglie nulla all’autorità del ruolo, ma semmai aggiunge autorevolezza alla rappresentanza femminile.
Ed allora, confermo di  essere donna, mamma, nonna, imprenditrice e LA presidente.

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Sat, 29 Oct 2022 16:55:22 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/777/voglio-essere-donna-mamma-nonna-imprenditrice-e-la-presidente sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
I distretti del commercio al centro della Conferenza di Sistema di Confcommercio Sicilia https://www.patriziadidio.com/post/776/i-distretti-del-commercio-al-centro-della-conferenza-di-sistema-di-confcommercio-sicilia

Le due grandi transizioni della nostra epoca, quella ecologica e quella digitale,  ci obbligano a ripensare le identità delle nostre città e delle nostre comunità. Ma ci obbligano anche a ripensare le formule di organizzazione del commercio.

Pensare <al piccolo> non può e non deve significare <pensare in piccolo>.

Lo scenario post emergenziale ha disvelato il valore della prossimità. Come dice il sociologo De Rita <I negozi hanno molto a che fare con la nostra vita, con la nostra cultura, con la socialità, i loro spazi sono luoghi di incontro. Scaldano le nostre anime. A maggior ragione in Italia sia per la ricchezza culturale, sia per il calore dei rapporti interpersonali. Se perdiamo questi lavori, questi luoghi, non perdiamo solo un’importante quota di PIL. Perdiamo una parte di noi stessi. Per questo noi per primi dobbiamo fare tutto il possibile per salvarli. E devono farlo le Regioni, il Governo e l’Europa>. 

Le difficoltà congiunturali, conseguenze della perdurante crisi economica che investe l’Italia ed il Sud in special modo, hanno avuto pesanti ripercussioni sul mondo dell’economia reale, mettendo a dura prova tutto il sistema economico locale che si è trovato così a dover rimodulare le strategie produttive e commerciali ed i modelli di business. 

Tutti questi fattori di indebolimento della struttura commerciale hanno creato l’esigenza di rilanciare il commercio come strategia di riqualificazione urbana. Un rilancio reso possibile solo attraverso una stretta alleanza tra settore pubblico e privato finalizzato al recupero della vitalità economica e sociale delle zone urbane. 

Un’alleanza che metta al centro del ‘Progetto’ la Comunità rilanciando il tessuto commerciale come collante stesso della Comunità e come leva di attrazione turistico e sviluppo economico e sociale.

Per accompagnare le piccole e medie imprese nel superamento delle difficoltà legate alla doppia crisi - pandemica ed energetica - serve puntare ad una nuova configurazione del commercio di prossimità, per esempio puntando ai Distretti del Commercio.

Proprio i Distretti del Commercio sono infatti stati al centro della Conferenza di Sistema di Confcommercio Sicilia proposti come uno degli strumenti in grado di incentivare ed innovare il commercio urbano, favorendo l’equilibrio fra i vari format commerciali ed il rafforzamento dell’identità dei luoghi.

I Distretti del Commercio  rappresentano una modalità di valorizzazione territoriale innovativa utile per promuovere il commercio quale attivatore di dinamiche economiche, sociali e culturali.

Sono idfentificate come aree con caratteristiche omogenee verso le quali soggetti pubblici e soggetti privati propongono interventi di gestione integrata nell’interesse comune dello sviluppo economico, sociale, culturale e di valorizzazione ambientale del contesto urbano e territoriale di riferimento. Coniugando insieme gli obiettivi di sostenibilità, vivibilità e sicurezza. 

Lo scopo principale del Distretto è quello di incentivare il commercio, quale elemento trainante di promozione turistica e di rilancio sociale della città. Attraverso la promozione dei distretti del commercio viene infatti promosso il rilancio del commercio di vicinato nelle città e nei piccoli centri, e viene riqualificata e dotata di senso la pianificazione urbanistica, specie in materia di mobilità e accessibilità, come già avvenuto in altre regioni. 

Viene anche sostenuto il recupero e la rivitalizzazione dei centri storici, la riqualificazione e gestione degli spazi urbani, la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini residenti.

In Sicilia scontiamo un gravissimo ritardo che ci auguriamo venga recuperato: chi adesso possa e debba colmare lo faccia in fretta per sostenere il commercio con le misure che già sono state sperimentate con successo in altre regioni del Paese.

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Wed, 26 Oct 2022 11:16:38 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/776/i-distretti-del-commercio-al-centro-della-conferenza-di-sistema-di-confcommercio-sicilia sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La X edizione del Premio Ambrosoli: la legalità è fatta di gesti silenziosi e quotidiani https://www.patriziadidio.com/post/775/la-x-edizione-del-premio-ambrosoli-la-legalita-e-fatta-di-gesti-silenziosi-e-quotidiani

Il Premio Ambrosoli giunto alla X edizione, ha per Confcommercio che lo promuove unitamente a Transparency International Italia, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, un alto significato. Perché e’ in linea con i valori del mondo che come associazione di categoria rappresentiamo e portiamo avanti.

Il valore del premio è infatti proprio nelle motivazioni che determinano la scelta dei riconoscimenti, dati a persone ‘invisibili’ della società civile che si siano distinte nella difesa della legalità, correndo rischi per fare il proprio dovere, nel pubblico, nel privato, nelle istituzioni.

Come Giuseppe Piraino, imprenditore edile di Palermo, che «nel 2018 si è opposto alla richiesta di pizzo intervenendo in prima persona, registrando con una telecamera nascosta dentro la giacca il momento dell’estorsione».

Da sempre porto avanti il monito contenuto nelle parole di Sant’Agostino <le parole insegnano, gli esempi trascinano>. Più che le parole servono le testimonianze.

E le testimonianze sono quelle degli imprenditori e delle imprenditrici che ogni giorno nel fare impresa si riconoscono in un sistema di valori che sono innanzitutto valori di vita e valori familiari che si traducono nei valori di impresa.

La cerimonia di consegna dei premi è quindi stata per me l’ennesima - ma ulteriormente impreziosita dal confronto con illustri esperti - occasione per sottolineare il lavoro constante che Confcommercio svolge in questo ambito, soffermandomi in particolare sul ruolo delle donne e delle imprenditrici per la lotta all'illegalità e per lo sviluppo della società ed economia.

Ho così fatto dono alla Signora Ambrosoli del Manifesto del Terziario Donna, ‘carta dei valori’ con cui abbiamo voluto testimoniare la nostra voglia di stare dentro il cambiamento.

Ed ll punto di partenza per cambiare passo è proprio impegnarci a costruire una cultura della coscienza e della dignità facendo il nostro dovere senza clamore. Consapevoli che ognuno di noi può e deve contribuire.

La legalità è infatti fatta di gesti silenziosi ma quotidiani, è fatta di rispetto e di sensibilità.

E’ fatta dalla consapevolezza che è nel rispetto per la democrazia e nella vigilanza della corretta applicazione delle leggi, anche quelle che non ci piacciono, che creiamo le condizioni basilari per affermare il contrasto alla criminalità.

Confcommercio, che rappresenta uno spaccato fortemente significativo dell’economia nazionale, si impegna ogni giorno come parte sociale, come organizzazione collettiva, come corpo intermedio a servizio delle imprese e del Paese, contro ogni forma di illegalità e per la promozione del diritto alla libertà di impresa.

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Wed, 19 Oct 2022 08:00:31 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/775/la-x-edizione-del-premio-ambrosoli-la-legalita-e-fatta-di-gesti-silenziosi-e-quotidiani sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
L’esercito delle nuove giovani imprenditrici: un capitale da promuovere con strumenti specifici https://www.patriziadidio.com/post/768/l-esercito-delle-nuove-giovani-imprenditrici-un-capitale-da-promuovere-con-strumenti-specifici

Sempre più giovani donne scelgono la via dell’impresa: le imprese giovanili rosa sono il 10,5% del totale delle aziende condotte da donne, contro un 7,6% di media dell’imprenditoria giovanile sul totale delle imprese.

L’imprenditoria femminile è quindi giovane, non solo considerando l’età di chi vi sta alla guida, ma anche l’età dell’impresa stessa. E perlopiù è giovane anche nelle modalità di gestione ed impostazione del business. Più dinamica quindi rispetto i trend di cambiamento.

Oltre il 77% delle imprese femminili ha difatti meno di 20 anni. Tra il 2010 e il 2019 si concentrano circa 584 mila imprese pari al 43,5% di quelle attualmente esistenti, mentre quelle nate nel decennio 2000-2009, oltre 306 mila, rappresentano il 22,8% delle femminili totali; l’11,1% delle imprese femminili è stato costituito negli ultimi due anni (149 mila).

Malgrado il vivace dinamismo nella nascita, le imprese femminili scontano però ancora una minore capacità di sopravvivenzaA 3 anni dalla loro costituzione, sopravvive infatti solo il 79,3% delle attività guidate da donne, contro l’83,9% di quelle a guida maschile; il 68,1%, dopo 5 anni, contro il 74,3% delle altre.

Nel 2016 si contavano 101.200 iscrizioni di imprese femminili, di cui il 3,7% si perde già nel corso dello stesso anno. A tre anni dalla nascita (anno 2018) le cessazioni sono il 20,7%, contro il 16,1% riscontrato per le imprese non femminili con una riduzione superiore a una impresa su cinque e corrispondente in via complementare a una probabilità di sopravvivenza del 79,3% e un gap rispetto alle altre imprese di 4,6 punti percentuali. Se si guarda ai valori a 5 anni (anno 2020), la soglia comunemente individuata per la conclusione della fase di start up delle attività, la “forbice” si amplia, con una quota cumulata di cessazioni non di ufficio che è del 31,9% (poco meno di una impresa su tre), laddove per le altre imprese il valore è del 25,7%.

Ciò si traduce in una probabilità di sopravvivenza a 5 anni che per una impresa femminile è del 68,1%, e un differenziale di 6,2 punti percentuali rispetto alle altre imprese, indicativo di una maggiore fragilità per le iniziative imprenditoriali a esclusiva o prevalente conduzione femminile.

Una volta terminata la fase di start up, le cessazioni non d’ufficio aumentano di 3,6 punti percentuali e portano le imprese femminili ad avere nel 2021 un tasso di sopravvivenza pari al 64,5% contro il 70,9% delle imprese non femminili.

Un’altra importante componente della base imprenditoriale femminile è quella anagrafica. Il considerevole ruolo che attualmente gioca l’imprenditoria femminile nel tessuto produttivo del Paese passa, in una visione prospettica, dalle dimensioni dell’imprenditorialità giovanile, fonte di garanzia per l’affermazione, anche nel domani, di generazioni di nuove donne imprenditrici.

La nascita di imprese guidate da giovani donne contribuisce in modo determinante a rafforzare di nuove competenze e know-how la forza imprenditoriale del Paese, perché, più in generale, i giovani sono portatori di novità prodotti e servizi, spesso innovativi tanto nella loro concezione quanto nel loro contenuto tecnologico, a cui si potrebbe ricollegare anche un aumento dell’efficienza della produzione.

Le imprese femminili giovanili (151 mila unità) rappresentano poco più dell’11% del totale delle imprese femminili, contro una percentuale minore per gli uomini (8,2%). Tuttavia nel 2021 si verifica un peggioramento della dinamica, con la diminuzione di quasi 2 mila imprese femminili giovanili che suggerisce che incentrare politiche per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile è un investimento ancora più necessario per il futuro della crescita economica del nostro Paese.

Un’evidenza che suffraga maggiormente l’importanza dell’impegno delle politiche a favore dell’imprenditorialità rosa, perché sostenere le imprese femminili significa anche sostenere maggiormente l’imprenditoria giovanile.

Serve però un nuovo approccio delle imprenditrici verso modelli aziendali più strutturati. Le società di capitali condotte da donne sono infatti aumentate del +2,9% rispetto al 2020, arrivando a rappresentare oltre il 24,3% delle imprese femminili, mentre il numero delle imprese individuali, che restano, comunque, la forma giuridica più diffusa nell’universo imprenditoriale femminile, rimane sostanzialmente stabile, rispetto ad una riduzione delle società di persone dell’1,9%.

In merito all’età dell’impresa, ci sono due ulteriori aspetti degni di nota. Il primo concerne la necessità di proteggere il capitale imprenditoriale femminile di più lunga data salvaguardandone la business experience in termini di conoscenza dei mercati esteri, di relazionalità con altre imprese in una logica di filiera e di solidità patrimoniale. Il secondo riguarda il supporto alle start-up, soprattutto al sud (dove il tasso di mortalità imprenditoriale è più elevato), affinché anche queste possano costituire quel capitale imprenditoriale più ‘anziano’ importante per il processo di costruzione del know-how produttivo e di coesione sociale del territorio.

Ed allora chiediamo al formando Governo che questo straordinario potenziale venga supportato da strumenti dedicati che siano in grado di promuoverne la crescita ma anche in grado di garantire le condizioni per competere sui mercati. La parità di genere nel mercato significa infatti pari condizioni di competitività. Che ad oggi ancora non ci sono. Chiediamo di imprimere una svolta a questo tema che è dirimente per la crescita e lo sviluppo della nostra economia.


 

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Mon, 17 Oct 2022 10:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/768/l-esercito-delle-nuove-giovani-imprenditrici-un-capitale-da-promuovere-con-strumenti-specifici sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Made in italy in pericolo se non si interviene sul fenomeno criminale della contraffazione https://www.patriziadidio.com/post/774/made-in-italy-in-pericolo-se-non-si-interviene-sul-fenomeno-criminale-della-contraffazione

Il settore della moda rappresenta un comparto produttivo rilevante, che crea valore economico, in termini di Pil, occupazione, imprese, know-how. Costituisce uno dei pilastri di quel Made in Italy che fa riconoscere il nostro Paese nel mondo come eccellenza di qualità, bellezza e design.

Uno straordinario patrimonio di imprese che esprimono saperi e competenze e operano con talento, creatività ed innovazione. Pedine fondamentali dell’economia della bellezza.

Un universo vitale in grado di orientare stili di vita, comportamenti sociali e immaginario collettivo, oltre che di generare valore. E che però deve essere tutelato e protetto da fenomeni ad oggi ancora troppo trascurati come la contraffazione.

Se il settore dell’abbigliamento detiene una tradizione manifatturiera di elevata qualità e si colloca tra i più grandi esportatori mondiali, è però minato da un sistema parallelo di contraffazione e di mercati illeciti, che vanno dalla vendita in strada, sulle spiagge, nelle bancarelle. Un fenomeno sempre più in crescita, in assenza di una specifica normativa che protegga il mercato ‘sano’ dal commercio abusivo.

Il Rapporto sulla contraffazione nel settore tessile-moda del MISE presentato in occasione della Settimana Anticontraffazione mostra chiaramente la dimensione del problema.

La contraffazione ha un valore di mercato di 7 miliardi e 208 milioni di euro. Significa un fatturato ‘parallelo’ (a quello che paga le tasse) pari a 2 miliardi e 386 milioni di euro per il solo comparto abbigliamento, che rappresenta ben il 33,1% dell’intero fatturato del falso.

La contraffazione è un problema per tutta la filiera della moda ma anche per il Paese.

Fenomeni illegali come la contraffazione e l’abusivismo rappresentano, soprattutto poi in momenti di crisi dei consumi, un’inaccettabile forma di concorrenza sleale che contribuisce ad alimentare la malavita e ad arricchire la criminalità organizzata.

La contraffazione penalizza tutti quei commercianti che pagano le tasse ed assumono regolarmente i lavoratori, e che nel rispetto delle leggi ed investono in ricerca, sviluppo, innovazione ed immagine. Tutti quegli imprenditori che vendono nei negozi tradizionali prodotti originali e Made in Italy. Contribuendo così a rendere più belle ed attrattive le nostre città.

Il mercato del contraffatto viene infatti alimentato da gente disposta a comprare un prodotto illegale che non solo viola i diritti intellettuali, non rispetta il talento degli stilisti, preda sulla creatività e sul design delle aziende, ma danneggia in generale il valore del made in Italy svilito dall’invasione di prodotti contraffatti.

Vale la legge di mercato: l’offerta tiene sin quando esiste una domanda.

Il primo motivo dei dati sulla contraffazione va allora ricercato nell’assenza di cultura della legalità nei cittadini italiani che manifestano un atteggiamento assolutorio verso se stessi a seguito di un acquisto di un prodotto contraffatto.

In base ad uno studio Confcommercio ben oltre il 70% di chi ammette di aver fatto acquisti di prodotti contraffatti è consapevole che gli acquisti rappresentano un danno per l’economia nazionale e contribuiscono ad alimentare la criminalità. Eppure acquistano lo stesso, per la propria convenienza economica.

Il primo punto su cui agire è dunque formare una cultura all’acquisto legale.

Occorre un’educazione all’acquisto e all’etica, a partire proprio dai più giovani, che sono consumatori di articoli di moda di tendenza, aiutandoli ad includere nella loro scala di valori, non ancora consolidata, la piena consapevolezza dei rischi e dei danni della contraffazione.

Danni legati alla sostenibilità ambientale e sociale (a cui gli stessi giovani sappiamo dare importanza), alla sicurezza di lavoratori e consumatori, ma anche danno allo Stato (a cui il commercio abusivo sottrae una quota significativa di gettito).

La seconda ragione è che la vendita avviene prevalentemente sotto i nostri occhi. Assumendo nella non il carattere di reato, ma quasi di ‘normalità’. La vendita del prodotto contraffatto avviene dinanzi agli occhi di tutti, nelle nostre migliori piazze, nei nostri più bei borghi marinari, nelle più appetibili isole pedonali.

Contribuisce a degradare i siti più belli delle città, presi d’assalto da bancarelle, tappeti di prodotti contraffatti e portatori di degrado. In contrasto con la politica di rigenerazione urbana e di valorizzazione della bellezza a cui vogliamo tendere.

La contraffazione non può essere, come spesso è considerato, un reato ‘minore’, anche perché abusivismo e contraffazione sono attività collegate a fenomeni di crimine organizzato.

Il secondo punto riguarda allora la necessità di controlli e di un’attività di prevenzione e repressione che contrasti quelli che sono dei reati. Contro le imprese e contro lo Stato.

Serve agire verso la composizione di un quadro normativo realmente efficace che riveda le sanzioni, e le applichi, ai consumatori (introdotte nel 2005) per l’acquisto di beni contraffatti che, per mere ragioni burocratiche, oggi non sono facilmente riscuotibili; agevoli la distruzione della merce contraffatta, senza attendere i tempi lunghi della definizione del processo penale; intervenga, non solo sulle fattispecie di abusivismo commerciale in senso stretto, ma anche nei casi di effettiva concorrenza sleale: quando cioè una disciplina di maggior favore viene indebitamente utilizzata al solo scopo di avvantaggiarsi sulle imprese concorrenti eludendo la disciplina di settore; rafforzi la difesa del “Made in” a livello nazionale e comunitario; contrasti concretamente la contraffazione via internet; solleciti e promuova accordi volontari e codici di autoregolamentazione; estenda in maniera massiccia l’azione di informazione e formazione del consumatore sui rischi derivanti dall’acquisto di prodotti contraffatti (rischi penali, potenziali danni derivanti dall’utilizzo di materiali pericolosi per la salute e per l’ambiente, mancanza di garanzie di qualità, aspetti etici e sociali).

 

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Tue, 11 Oct 2022 12:08:12 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/774/made-in-italy-in-pericolo-se-non-si-interviene-sul-fenomeno-criminale-della-contraffazione sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Già 10.000 aziende hanno conseguito il Rating di Legalità https://www.patriziadidio.com/post/773/gia-10000-aziende-hanno-conseguito-il-rating-di-legalita

Lo abbiamo sempre detto . Ma oggi finalmente esiste uno strumento che aiuta a rendere ‘visibile’ questa convenienza. Ed è il Rating di Legalità.

Si tratta di uno strumento innovativo che ha portato già 10mila aziende a prendere consapevolezza del valore non solo etico ma anche economico della legalità, e ad introdurre nelle proprie organizzazioni tutti quei meccanismi di controllo che garantiscono il pieno rispetto della legalità e la rendono un fattore identitario dell’impresa.

Sono tante infatti le aziende che hanno ottenuto il “rating di legalità”, il riconoscimento che dà diritto ad avere benefici quando richiedono finanziamenti pubblici o bancari e quando partecipano a procedure per l'aggiudicazione  di appalti pubblici.

Il rating di legalità è un indicatore sintetico del rispetto di elevati standard di legalità da parte delle imprese, che si ottiene su loro richiesta esplicita. E’ quindi prima di tutto una dichiarazione di indirizzo del business della propria azienda a garantire tutti quegli elementi necessari al rispetto della legalità che ne abbiano fatto richiesta.

Sviluppato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) in accordo con i Ministeri degli Interni e della Giustizia mira alla promozione e alla introduzione di principi di comportamento etico in ambito aziendale tramite l’assegnazione di un riconoscimento indicativo del rispetto dei principi cardine della legalità da parte delle imprese che ne fanno richiesta e, più in generale, del grado di attenzione riposto nella corretta gestione del proprio business.

Il rating di legalità è disciplinato con delibera dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) 14 Novembre 2012, n. 24075.

L’attribuzione del rating di legalità permette di ottenere vantaggi competitivi ed economici, riconosciuti dalla legge, sia nei rapporti con gli Istituti di Credito che con le Pubbliche Amministrazioni.

Tra i principali vantaggi competitivi che premiano le aziende più virtuose, maggiori opportunità di business, maggiore trasparenza e visibilità sul mercato e migliore immagine sul territorio di appartenenza. Vi sono poi alcuni benefici di natura economica che attengono la partecipazione ai bandi pubblici o la concessione di finanziamenti che, secondo la normativa, devono prevedere almeno uno dei seguenti sistemi di premialità: preferenza in graduatoria, attribuzione di un punteggio aggiuntivo, riserva di una quota delle risorse finanziarie allocate.

Del rating di legalità devono tenere conto anche gli istituti di credito, riducendo la tempistica e gli oneri relativi per le richieste di finanziamento, e variando le condizioni economiche di erogazione se ne riscontrano rilevanza rispetto all’andamento del rapporto creditizio.

Il nuovo codice degli appalti nel regolare contratti di servizi e forniture prevede all’art. 93 che l’importo della garanzia e del suo eventuale rinnovo è ridotto del 30% per gli operatori economici in possesso del rating di legalità. Mentre all’art. 95 prevede che le amministrazioni aggiudicatrici debbano indicare nel bando di gara i criteri premiali che intendono applicare alla valutazione dell’offerta, in relazione al maggior rating di legalità dell’offerente.

Possono richiedere l’attribuzione del rating le imprese (sia in forma individuale che societaria) che soddisfano alcuni requisiti quali che abbiano sede operativa in Italia, un fatturato minimo di due milioni di euro nell’esercizio chiuso nell’anno precedente a quello della domanda, siano iscritte nel registro delle imprese da almeno due anni alla data della domanda. Per ottenere il rating di legalità è necessario che l’impresa dimostri il rispetto di una serie di requisiti sia normativi che extra normativi.

Su base volontaria, quindi a valle di un processo di consapevolezza del valore della legalità.

Nella qualità di incaricata all’area Legalità di Confcommercio ritengo quindi un dato di estrema importanza quello diffuso dall'Autorità Garante della Concorrenza.

Dare un vantaggio competitivo a chi rispetta le regole significa riconoscere una cultura di impresa etica e responsabile. 

Per Confcommercio l’impresa sana costruisce valore sui valori e acquisire il rating di legalità significa dare evidenza e valore economico a comportamenti etici e responsabili.

E soprattutto essere di esempio e traino per altre aziende.  

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Fri, 7 Oct 2022 06:51:59 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/773/gia-10000-aziende-hanno-conseguito-il-rating-di-legalita sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Inutile essere negli occhi degli associati se non siamo nel cuore! https://www.patriziadidio.com/post/772/inutile-essere-negli-occhi-degli-associati-se-non-siamo-nel-cuore-

Alla Conferenza di sistema di Confcommercio 2022, appena conclusa, tantissimi contenuti, relatori preparatissimi, tavoli di lavoro su tutti i principali temi economici e di sistema, programmi per il futuro, strumenti per sostenere le imprese, strategie.

Questa è la nostra conferenza di sistema. Ma anche la nostra visione per il futuro, che prima che costruirlo con le nostre mani abbiamo bisogno di immaginarlo. 

Siamo ad un’altra crisi. Noi imprenditori stiamo subendo gli effetti di una guerra (paradossale già nominare il termine guerra!) e di una seconda pandemia, quella energetica. Speculativa e inflazionistica.

Ci stiamo tutti chiedendo cosa possiamo fare per riprenderci. E c’è tanta paura per il futuro. 

Abbiamo rischiato di perdere tutto. Ancora una volta rischiamo di perdere tutto.Ma dobbiamo ancora una volta reagire. E dobbiamo farlo tutti insieme.

Siamo caduti e ci toccherà ancora una volta rialzarci. E lo dobbiamo saper fare, con tanta  passione, energia, generosità, consapevolezza aumentata. Occorre essere più coscienti e più informati. Per costruire il futuro.  

Bisogna sfruttare la crisi per salvarsi ma anche poi per essere più forti di prima. E per noi è impossibile interpretare il nostro ruolo solo come “strumenti”, senza etica. Perché solo con i valori veri si costruisce il futuro. Noi costruiamo valore sui valori. Consapevoli di essere di punti di riferimento stabili ma non immobili del sistema.

Consapevoli di avere quella responsabilità che implica il “fare”. Consapevoli di avere capacità di dare risposte.

La Conferenza di sistema di un’organizzazione articolata come Confcommercio serve per motivare, stimolare, far riflettere, coinvolgere. Serve a  creare senso. E a farci sentire parte di una comunità di senso.

Le persone che hanno un ruolo in Confcommercio non hanno ovviamente tutte le risposte alle complessità che si deve affrontare, ma devono saper trarre il meglio da chi li circonda e da chi si rivolge a loro. Devono sapere trasmettere coraggio e fiducia. 

Ogni volta che incontro chi come me crede in ciò che facciamo riesco a vedere più chiaramente quali sono le cose in cui crediamo e che ci rendono chi siamo.

E rientro a casa non solo con la cassetta degli attrezzi più fornita ma anche più ‘ricca’ umanamente. Ciò che  ci aiuterà ad andare avanti nel nostro ruolo al meglio delle nostre possibilità.  Infondendo fiducia perché, come diceva Annibale  “o troveremo la strada o ne costruiremo una nuova”.

Ma per arrivare alla forza di costruire e ricostruire dobbiamo trovare non solo le abilità ma anche costruirle sui nostri valori e sulla fiducia nel futuro. 

Ed è per questo che come dice il nostro presidente Sangalli: “Inutile essere  negli occhi degli associati se non siamo nel cuore! Dobbiamo essere l’associazione dove agli imprenditori piace stare!”  

Ed io rispondo: Presente! Assumendo tutto il senso di questa risposta. 


 

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Sun, 2 Oct 2022 12:24:52 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/772/inutile-essere-negli-occhi-degli-associati-se-non-siamo-nel-cuore- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Confcommercio chiede alla Politica tutta di fare la propria parte. Questo giudicheremo il prossimo 25 settembre. https://www.patriziadidio.com/post/771/confcommercio-chiede-alla-politica-tutta-di-fare-la-propria-parte-questo-giudicheremo-il-prossimo-25-settembre

Confcommercio ha incontrato la politica perché è dal dialogo e dal confronto che si possano portare avanti le scelte e i progetti più utili al Paese, alle aziende, al lavoro, alla coesione.
Abbiamo presentato ai capi dei principali partiti italiani il nostro programma di medio e lungo periodo, inserendo anche alcune richieste immediate e di buon senso per affrontare l’emergenza del caro energia e dei suoi effetti speculativi. Gli aumenti del 400% anche dell’energia da fonti diverse dal gas russo non si spiegano infatti solo attraverso la guerra e il gas della Russia, ma per gli effetti di una non adeguata programmazione e di un effetto speculativo in corso.

La priorità adesso è affrontare la pandemia energetica e l’effetto inflazionistico della speculazione degli aumenti fuori controllo e ingiustificati. Dando ossigeno alle imprese. Perché non c’è azienda dell’economia reale e legale che possa farcela se non si interviene con immediatezza. 

Si deve intervenire subito perché non possiamo aspettare la formazione del prossimo governo. 
Tra i leader di partito che abbiamo incontrato dovrà venire fuori il prossimo governo e la guida politica dell’Italia per i prossimi 5 anni.

Siamo chiamati responsabilmente a scegliere. Scegliere ciò che ci appare il meglio per il nostro futuro. 

Siamo chiamati ad andare  oltre la delusione, l’indignazione, l’indolenza, la sufficienza. Siamo chiamati alla responsabilità.

Il voto va esercitato sempre perché è un diritto per cui ancora in altri Paesi si muore e per cui si sono battuti i nostri avi. Votare e’ il primo diritto di una democrazia. 

Ma perché una democrazia sia compiuta è necessario il confronto continuo tra politica e rappresentanti delle imprese.

Questo è stato il senso del confronto. Perché in generale le cose di buon senso e di responsabilità da fare sono condivise da tutti. Ma cambiano le priorità e le prospettive dei singoli partiti.
Gli imprenditori e le imprenditrici chiedono condizioni certe per poter lavorare, mettere a frutto i talenti dell’iniziativa privata, creando reddito, posti di lavoro, sviluppo. 
Abbiamo avuto una crisi di governo che si aggiunge alla crisi pandemica, alla guerra ed alla crisi energetica, che arriva proprio nel momento in cui le forze economiche stavano risollevandosi.

Siamo consapevoli che dovremo ricostruire partendo dalle macerie di un paese distrutto. Per questo siamo ancora più responsabilmente chiamati a contribuire alla soluzione. 
Come imprenditori e imprenditrici, come popolo del fare, ma anche come persone responsabili e che guardano non solo alla propria  sostenibilità economica ma a gli interessi globali di tutto il Paese, alla sostenibilità ambientale e sociale, siamo sensibili non a chi ci viene a elencare i punti di un libro dei sogni. 

Perché sappiamo che ci vogliono coperture e la coperta è sempre più corta. Noi sappiamo che i conti si fanno quadrare e che i debiti comunque si pagano. A noi piace sentire il pragmatismo di ciò che si può fare perché ciò che non si può fare non esiste. 
Noi non chiediamo un’economia assistita.  Noi siamo quelli che abbiamo consentito  decenni di benessere e che hanno  fatto rinascere il Paese dopo la guerra.
Ma chiediamo che  la pressione  fiscale sia adeguata, perché solo così possiamo avere la possibilità di continuare. E visto che senza impresa non c’è futuro non c’è lavoro non c’è dignità, sappiamo che solo garantendo il futuro alle imprese ci sarà futuro per l’Italia. 
Crediamo fermamente che l’Italia possa ripartire dal Sud, dai giovani e dalle donne come motore di ripresa e di sviluppo. 
Crediamo che così come con le nostre attività alimentiamo la socialità di una città, grazie a esse contrastiamo anche la desertificazione delle città. 
Affrontiamo i  mercati ma non possiamo competere con la concorrenza sleale del commercio online senza regole e con condizioni ( iva, fisco, etc..) diversi.

In una parola: chiediamo la libertà di fare impresa e di poter lavorare nelle migliori condizioni infrastrutturali e di servizi. Per creare le condizioni di un un paese prospero che possa permettersi sanità, welfare e servizi essenziali. 
Convinti che non possa esistere una società giusta senza prosperità e la prosperità tocca a noi crearla.

Ma chiediamo alla Politica tutta di fare la propria parte. Questo giudicheremo il prossimo 25 settembre.

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Thu, 22 Sep 2022 10:23:27 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/771/confcommercio-chiede-alla-politica-tutta-di-fare-la-propria-parte-questo-giudicheremo-il-prossimo-25-settembre sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Serve uno sguardo lungo https://www.patriziadidio.com/post/767/serve-uno-sguardo-lungo

Facciamo nostro il monito del Presidente di Confcommercio Sangalli: è tempo di scelte impegnative.

A partire dalla politica, chiamata ad una complicata partita elettorale da cui dipenderanno le scelte dei prossimi 5 anni, a cui chiediamo di sottrarsi alle logiche di breve termine, recuperando invece necessario per far crescere il Paese e mettere in sicurezza il capitale imprenditoriale.

L’Italia di oggi è, infatti, un Paese in grande trasformazione, molto diverso da quello che abbiamo lasciato prima della pandemia.

È un Paese per molti aspetti più povero, più fragile, più diviso tra territori, generazioni, ceti sociali. Ma è anche un Paese che ha dimostrato di avere nelle imprese risorse eccezionali, coraggiose, visionarie, appassionate, che hanno tirato fuori una forza persino insperata.

A partire dagli imprenditori che rappresentiamo, quelli del commercio, del turismo, dei servizi, delle professioni, dei trasporti e della cultura.

Abbiamo resistito al lockdown prima, ci siamo adattati poi, ci stiamo re-inventando oggi. Senza mai perdere la capacità di interpretare lo spirito autentico del Made in Italy e della bellezza identitaria del nostro Paese. Rappresentando sempre l’anima vitale delle comunità, dei territori e delle categorie economiche.

Abbiamo dimostrato responsabilità e determinazione, messa in campo titolari e collaboratori. Non abbiamo mai mollato ed oggi sappiamo, dati alla mano, che il nostro sacrificio è stato necessario alla ripresa.

Abbiamo provato a dare senso a tutti i nostri dubbi, facendo squadra dentro la confederazione e fuori nel dialogo costante che abbiamo ricercato con le Istituzioni e le altre associazioni rappresentative del mondo imprenditoriale. Abbiamo provato a spiegare il ‘perché’, del nostro lavoro, delle nostre attività, delle nostre imprese.

Abbiamo dato testa e gambe alla ripresa e cuore alla speranza. Abbiamo dato tutto.

E non ci siamo mai fermati. E il nostro lavoro continua, anche alla ripresa di questo settembre che si prospetta molto complicato per l’economia ed ancora denso di incertezze.

Noi ci siamo, accanto ai nostri lavoratori, alle nostre famiglie, alle nostre imprese.

Ci siamo per rappresentare, per sostenere, per dare voce all’Italia che produce. Per dare senso alla nostra voglia di futuro dell’Italia.

 

Sogno da imprenditrice una politica sana, consequenziale ai risultati da raggiungere per il bene dell’Italia.

Una politica che così come fa la migliore imprenditoria italiana, composta per il  97% da microimprese (sotto i 7 dipendenti) dimostri che sa far essere l'Italia seria, credibile, bellissima.

Del governo Draghi abbiamo apprezzato la serietà, responsabilità e credibilità internazionale.

Ci auguriamo che la politica più sana  sappia cogliere l’eredità virtuosa propria del mondo delle imprese, il   pragmatismo visionario di cui l’Italia ha bisogno.

Ci auguriamo che la campagna elettorale si giochi sul confronto di visioni e di valori, su programmi verificabili e, soprattutto, sostenibili dal punto di vista economico e finanziario.

Che il 25 settembre possa trionfare un unico vincitore: il bene del nostro Paese.

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Thu, 1 Sep 2022 10:47:11 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/767/serve-uno-sguardo-lungo sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Cresce l’imprenditoria femminile e si diversifica: i dati del V Rapporto sull’imprenditoria femminile https://www.patriziadidio.com/post/764/cresce-l-imprenditoria-femminile-e-si-diversifica-i-dati-del-v-rapporto-sull-imprenditoria-femminile-

Secondo il Rapporto sull’imprenditoria femminile realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Centro studi Tagliacarne e Si.Camera, le imprese guidate da donne nel 2021 sono un milione e 343mila, ovvero il 22,2% del totale delle imprese italiane.

Rispetto al panorama delle imprese maschili, le imprese guidate da donne mostrano una maggior concentrazione nel settore dei servizi (66,9% contro il 55,7%), minori dimensioni (il 96,8% sono microimprese fino a 9 addetti, contro il 94,7% delle maschili).

Si tratta di imprese concentrate come detto perlopiù nel settore terziario e meno nel settore primario (15,4%) e nell’industria (11,3%). Quello femminile risulta quindi un segmento produttivo meno ‘industrializzato’, dato che solo l’11,3% delle imprese rosa operano nell’industria a fronte di quasi 26,6% di quelle maschili.

La maggiore parte delle imprese femminili opera nel settore dei servizi (66,8%), seguito a netta distanza da quello dell’agricoltura (15,4%) e da quello dell’industria (11,3%), al netto delle imprese non classificate.

Un altro dato importante è la diffusione territoriale delle nuove imprese rosa: emerge infatti una maggiore vivacità al Sud, dove opera il 36,8% delle imprese rosa.

Il Mezzogiorno si dimostra l’area dove è maggiore la presenza femminile nel tessuto imprenditoriale: a fronte di una media nazionale del 22%, al Sud le imprese femminili raggiungono il 23,7% del totale dell’area (oltre 494 mila imprese rosa in termini assoluti), laddove nel Nord la corrispondente quota supera di poco il 20% (551 mila) ed al Centro sono il 23,1% del totale (296 mila imprese).

Nel Meridione il tessuto imprenditoriale è decisamente più giovane con tutti i risvolti più o meno delicati che ne conseguono. Infatti, la quota delle iniziative capitanate da donne, nate dal 2010 in poi, passa dal 53,5% del Nord al 55,0% del Mezzogiorno fino ad arrivare alla quota più alta del Centro (56,2%).

Che nel Nord siano radicate maggiormente le imprese più longeve si evince dal fatto che ben 9,7 imprese rosa su 100 presenti nell’Italia settentrionale sono nate prima del 1990, cioè hanno più di 31 anni di età (53.600), quando nel Centro tale rapporto scende al 7,9 su 100 (circa 23.500) e nel Mezzogiorno a 6,4 su 100 (quasi 31.500).

I numeri più “dinamici” al Sud vanno di pari passo con il più alto tasso di disoccupazione e che quindi la maggiore spinta alla imprenditoria femminile nei territori dove le donne hanno più difficoltà a trovare lavoro, le donne si devono dare una intraprendenza imprenditoriale anche per superare una difficoltà maggiore a trovare lavoro che negli altri territori.

Quindi quello che potrebbe apparire come maggiore dinamismo in verità cela una difficoltà maggiore delle donne a trovare lavoro da dipendente. Ecco che più donne che altrove decidono di mettersi in gioco e creare un’azienda.

I dati espressi nel Rapporto evidenziano però che negli ultimi anni il fare impresa femminile si sta trasformando: la scelta imprenditoriale è vista sempre più come un’opportunità a tutti gli effetti di piena affermazione professionale e non solo come semplice auto-impiego.

Osservando la dinamica del numero di imprese femminili, sono 15 su 20 le regioni in cui nel 2021 si registra un aumento. In termini assoluti, le crescite più consistenti si concentrano in 3 regioni: Campania (+2.200), Lombardia (+2.092) e Sicilia (+1.826). Il Lazio invece fa registrare la diminuzione maggiore (-5.090 imprese).

A livello provinciale, le imprese femminili sono maggiormente localizzate nelle grandi aree metropolitane.

Il Rapporto mostra infine un dato interessante: esiste un tessuto imprenditoriale già esistente sul quale si può intervenire per aumentarne la capacità competitiva.

Un approfondimento nel dettaglio settoriale consente di cogliere alcune specificità dell’imprenditoria femminile, su cui occorrerà lavorare. L’analisi settoriale contenuta nel Rapporto offre, infatti, importanti elementi per definire politiche specifiche per colmare il gender gap in quei comparti dove sono meno diffuse le imprese rosa ma che sono di rilevante importanza per il progresso economico. Consente inoltre di indirizzare in maniera più specifica i possibili interventi di supporto all’imprenditoria femminile sulla base delle caratteristiche dei settori in cui sono maggiormente presenti.

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Thu, 25 Aug 2022 11:33:51 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/764/cresce-l-imprenditoria-femminile-e-si-diversifica-i-dati-del-v-rapporto-sull-imprenditoria-femminile- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Buon viaggio Piero Angela! https://www.patriziadidio.com/post/766/buon-viaggio-piero-angela
Con la morte di  Piero Angela non perdiamo solamente il più grande divulgatore scientifico italiano, autore di programmi straordinari, un finissimo  maestro del giornalismo. Non perdiamo solo un italiano eccellente. Perdiamo una persona amorevole, empatica, di grande carisma, oltre che eccezionale e colta.
Perdiamo la persona amabile che è saputo essere.
E perdiamo uno scienziato che ha rappresentato il baluardo contro la deriva dell'anti-scienza e della superstizione,  dell'ignoranza violenta e retriva.
Perdiamo un uomo che in maniera gentile ma fortissima ha combattuto contro l'ignoranza  nemica del progresso non solo sociale, ma anche umano.
Con quella sua enorme carica umana è stato il baluardo contro pregiudizi ed ignoranza e ha promosso il rispetto per l'ambiente e per ogni creatura vivente.
Accompagnandoci ad esplorare ed avere sempre curiosità per le cose, ad approfondire la conoscenza delle cose, con occhi sempre nuovi. E attraverso quegli occhi riusciva ad affascinare tutti su ciò che descriveva.
Con  l'enorme dote della semplicità, senza ostentazione del suo, seppur immenso, sapere.
Trasformando la complessità in semplicità con sapienza, umiltà, e tanta ma tanta carica umana, riusciva a dare a tutti il diritto all'istruzione, entrando nelle case degli italiani ed imponendo il suo colto stile alla tanta TV spazzatura e poco edificante che impazza nei palinsesti.
Ogni trasmissione di Piero Angela attirava invece tutti, diventando nei decenni un vero e proprio stile TV.
Strappando l'attenzione con la sua cultura immensa non calata con atteggiamento saccente, ma accompagnata con quel sorriso che attraeva e che faceva imparare con leggerezza.
Con la sua enorme carica empatica ha accompagnato intere generazioni dentro la conoscenza delle cose.
E mi piace ricordare Piero Angelo insieme al figlio Alberto. Non per togliere il protagonismo al primo ma per esaltarne le qualità generose di padre che ha avviato con il suo esempio il figlio a tramandare lo stesso stile garbato di fare informazione. 
Piero Angela è riuscito nell'intento di cui ogni genitore vorrebbe essere fiero:, essere riuscito a trasferire al figlio non solo la sua scienza ma il suo metodo. Ha trasferito da buon padre la sua passione al figlio Alberto che nella comunicazione è andato oltre, con modernità, nuovi linguaggi e nuovi strumenti digitali.
Perché tutto ciò che è già eccellente può essere migliorato e ampliato dalle generazioni successive. Questa è la più grande scommessa di un genitore.
Anche in questo sta la grandezza di Piero Angela. Un immenso uomo di cultura e saperi e un eccellente padre.
Buon viaggio Piero Angela !
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Sat, 13 Aug 2022 18:30:55 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/766/buon-viaggio-piero-angela sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
In memoria di Aurelia Della Torre, una donna speciale, con lei un legame oltre l’amicizia, un legame di “sorellanza” https://www.patriziadidio.com/post/765/in-memoria-di&160aurelia-della-torre&160una-donna-speciale-con-lei-un-legame-oltre-l-amicizia-un-legame-di-sorellanza-

Il mio pensiero di oggi voglio dedicarlo ad una donna speciale con la quale ho avuto il privilegio di percorrere un pezzo di strada insieme: Aurelia Della Torre. Una donna elegante, colta, bella  e forte in un corpo delicato e fragile. 

Aurelia era una donna competente e appassionata. Aveva fondato una delle prime sezioni d'Italia di Terziario Donna, il gruppo che riunisce tutte le donne imprenditrici di Confcommercio, di cui era stata nel tempo presidente provinciale, regionale e vicepresidente nazionale. E’ stata anche presidente del Comitato imprenditoria femminile per la Camera di Commercio piemontese e presidente di Ascomforma, oltre che membro di giunta della sua associazione provinciale dove ha avuto ruoli attivi per tantissimi anni, anni in cui ha dedicato impegno e passione. 

 Si è battuta con grande tenacia per la nostra organizzazione, sempre al centro di battaglie importanti sul ruolo della donna imprenditrice. Cominciandolo a fare quando questi temi li trattavano in pochi. Una pioniera che ha contribuito a tracciare il percorso per chi è arrivata dopo.

Aurelia è stata una donna che ha dato un importante contributo negli anni sia in Piemonte che a livello nazionale, per l’affermazione dei diritti delle donne e dell’imprenditoria femminile. 

 Aurelia è stata una donna dalle mille sfacettature. Paladina delle donne imprenditrici, già in tempi non sospetti. Per oltre 30 anni ha portato avanti le istanze delle donne che fanno impresa, con una passione e una pacatezza fuori dal comune.

Durante la cerimonia di conferimento dell’ultimo  premio ritirato in Confcommercio aveva detto: <Le donne che valgono non hanno bisogno di parlare, dimostrano quanto valgono con i fatti', quindi aggiungerò solo che questo premio va a me ma a tutte le donne con cui collaboro: sono complici, e la complicità permette di arrivare a risultati concreti più della competizione>. Parole significative, come tali erano sempre i suoi interventi in consiglio.

 Ho avuto il beneficio di avere Aurelia come mia vice presidente vicaria nel mio primo mandato alla guida del terziario donna nazionale in Confcommercio. E insieme a lei abbiamo affrontato tante battaglie per affermare il principio della democrazia paritaria e del valore economico di questa. Insieme abbiamo costruito un sistema che facilitasse il cambiamento e costruito le radici perché le donne potessero mettere le ali. 

Aurelia è stata per me più di una stimata e valida collega.

E per me è stata una presenza discreta e affettuosa, vigile e protettiva perché mi voleva bene. Per questo sono grata per poter avere condiviso con lei tanti progetti e tante belle esperienze. Ci legava una ‘colla’ speciale fatta di affetto e reciproca stima.

Sono grata per avere condiviso un pezzo di strada con Aurelia, una donna pioniera che ha dato qualità perché metteva competenza in tutto quello che faceva. Una donna che ha dato impegno a piene mani perché era generosa e non si risparmiava quando si trattava di difendere i diritti delle donne.

A me ha donato tanto.  

Abbiamo costruito insieme e d’istinto in legame anche oltre l’amicizia tra donne. Ci ha unito un legame di “sorellanza”.

Aurelia è stata una donna di valore e valori che ha dato tanto e forse non è stata sufficientemente valorizzata per le sue capacità e per la sua etica, come avrebbe meritato. Come accade ancora alla maggior parte delle donne in questo Paese.

Mi piacerebbe quindi che in tanti conoscessero i meriti di Aurelia, e le si tributasse quell’onore che si è conquistata con il suo impegno. E mi batterò perché le venga intestato un riconoscimento a memoria del suo valore.

<Chi regala le ore agli altri vive in eterno> (Ada Merini) e di ore agli altri e soprattutto le altre donne Aurelia ne ha dedicate tante. 

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Fri, 12 Aug 2022 12:28:53 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/765/in-memoria-di&160aurelia-della-torre&160una-donna-speciale-con-lei-un-legame-oltre-l-amicizia-un-legame-di-sorellanza- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Turismo: bene crescita ma serve maggiore attenzione al settore https://www.patriziadidio.com/post/763/turismo-bene-crescita-ma-serve-maggiore-attenzione-al-settore-

L’estate significa turismo, filiera che alimenta non soltanto il comparto turistico ma tutti i settori ad esso collegati. E che viene da anni durissimi in cui ha dovuto fare i conti con una netta regressione.

Dopo due anni di pandemia, torna finalmente a crescere il turismo. Sono stimati in oltre 30 milioni gli intaliani in vacanza al mare e per le strade delle nostre città d'arte ed è visibile l'altissima presenza di turisti stranieri.

I numeri sin qui registrati e quelli attesi per agosto e settembre (e si spera anche ottobre) fanno ben sperare l'industria italiana del turismo che, se non raggiungerà i livelli dell’estate 2019, potrebbe andarci comunque molto vicino.

L’Osservatorio Turismo di Confcommercio, realizzato in collaborazione con Swg, ha stimato oltre 27 milioni di italiani in partenza solo nel periodo tra luglio e settembre, per l’88% verso destinazioni nazionali, principalmente al mare (il 44%) e in montagna (15%), ma con un buon recupero anche delle città d’arte che, sommate ai piccoli borghi, raggiungono il 21% delle preferenze.

L’estate 2022 conferma quindi le prospettive di un ritorno alla normalità un po’ in tutte le destinazioni. Le presenze dall’estero saranno il 25% in più rispetto allo scorso anno: un ottimo recupero (sebbene ancora sotto i livelli del 2019) a vantaggio soprattutto delle città d’arte, che da Pasqua in poi hanno registrato incrementi significativi, e di alcune località balneari e montane di maggiore pregio.

A inizio stagione la previsione era di chiudere l’estate con una crescita del 15% sugli arrivi tra giugno e settembre, ma è probabile che questo obiettivo sarà superato, anche se non si raggiungeranno i livelli di tre anni fa.

Le attese sono buone anche per agosto e settembre: fino a due settimane fa il 60% delle camere per agosto era già prenotato a livello nazionale (contro il 33% dello scorso anno), con punte del 72% per le località di mare.

Certo, la situazione non è brillante ovunque. Le destinazioni che lavorano molto con gli stranieri e le città d’arte stanno registrando ottimi risultati. Di contro, le mete che ospitano soprattutto italiani stanno procedendo a corrente alternata, perché risente del problema dell’inflazione, che sta spingendo alcune persone a ridurre il periodo di vacanza o il budget di spesa.

Agosto si apre comunque sotto ottimi auspici per il turismo italiano, che registra per il mese clou dell’estate prenotazioni molto vicine al tutto esaurito per la maggior parte delle destinazioni. La spinta sembrerebbe dunque arrivare proprio da quel turismo internazionale che negli ultimi due anni era in gran parte mancato. A beneficiarne, come accennato, sono soprattutto le città d’arte.

In crescita anche il trasporto aereo che in scali come Palermo ha raggiunto i livelli pre-pandemia. Ma in generale le prenotazioni aeree dall’estero verso l’Italia si rivelano migliori dei nostri principali competitor, Spagna e Grecia, con un aumento del 146,7% rispetto al 2021. Per il mese di agosto si prevede un incremento del +119,1% rispetto al 2021, mentre per settembre del +191,2%».

Ma è sempre la vacanza al mare che si conferma stella incontrastata dell’estate italiana. Già in primavera il comparto balneare ha avuto un ottimo andamento; maggio e giugno hanno confermato questa tendenza, con aumenti del 26,2% per il fatturato e del 33,3% per le presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E tutti gli indicatori di agosto e settembre portano segno positivo.

Eppure non sono tutte luci.

Nella prima settimana di luglio la paura ed i timori legati alla ripresa del Covid-19 ha portato a una serie di disdette, quantificabili tra il 4% ed il 6% delle prenotazioni, ma anche a uno stallo sulle prenotazioni last minute e su quelle per agosto.

Se le prospettive per il turismo italiano sono buone, è pur vero che serve un recupero completo e questo è ancora da raggiungere.

Di turismo nelle agende politiche si parla ancora troppo poco e non comprendendo tutti i settori ad esso collegati, come la ristorazione e l’abbigliamento.

Il cambiamento profondo della domanda turistica rende poi quanto mai urgente oggi quello che era già importante prima: un mercato più trasparente per non lasciare facile campo all’abusivismo.

C’è ad esempio bisogno di identificare in modo uniforme le attività imprenditoriali.

Gli imprenditori chiedono regole, regole giuste, regole che premiano il mercato e non il ‘più furbo’ di turno.

Il commercio chiede regole certe che mettano tutti in sana competizione. Bisogna allora che la politica premi i risultati di questo ritorno alla crescita del turismo, frutto del lavoro appassionato dei tanti operatori, e offra le misure necessarie a consolidare questi risultati e a dare una risposta certa ed efficace per valorizzare il lavoro di tante famiglie, tanti imprenditori, tra cui tante donne e tanti giovani, che chiedono soltanto giuste regole e un giusto indennizzo.

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Mon, 8 Aug 2022 10:40:59 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/763/turismo-bene-crescita-ma-serve-maggiore-attenzione-al-settore- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La crisi di governo danneggia l’impresa https://www.patriziadidio.com/post/762/la-crisi-di-governo-danneggia-l-impresa

Per noi imprenditori, si profila un’estate all’insegna dell’incertezza.

Nella stagione che avrebbe dovuto coincidere con l’atteso aumento vacanziero dei consumi, sono invece cresciuti i timori sull’incertezza del nostro Paese. Condizione che di certo non agevola le propensioni al consumo e all’investimento. Ed anzi accelera gli effetti inflazionistici della crisi geopolitica.

Allo scenario internazionale fosco, caratterizzato negativamente dal conflitto tra Russia e Ucraina e dal conseguente vertiginoso aumento del costo della materia prima e dalla contrazione della capacità di consumo per effetto dell’inflazione, si aggiunge adesso anche la repentina chiusura della legislatura.

Che ci porterà a settembre a nuove elezioni. Lasciando però nel frattempo – e nel periodo cruciale per noi imprenditori che veniamo da anni di crisi a causa della pandemia covid-19 – in assenza di risposte.

Senza riforme, senza un governo con cui confrontarci per programmare i necessari aiuti alle imprese, senza un governo che si possa prendere carico di tutte le urgenze del momento, con il timore di non rispettare come Paese le scadenze imposte dall’UE

Con i mercati delle materie prime a registrare significative turbolenze, l’economia italiana che pure ha mostrato grande vivacità nella prima parte dell’anno ha infatti iniziato ad evidenziare segnali di rallentamento. A giugno la fiducia delle famiglie si è collocata al minimo da novembre 2020. E non si profila nulla di buono per questi caldi mesi estivi.

Ciò porta inesorabilmente ad una progressiva riduzione del Pil in termini congiunturali, che rischia di vanificare tutti gli sforzi che come classe imprenditoriale abbiamo compiuto con grande senso di responsabilità in questi ultimi anni per contribuire alla ripresa e far ripartire l’economia.

Eppure malgrado questo, la politica ha deciso di fermarsi anticipatamente rispetto la naturale scadenza di legislatura, e rimandare le risposte alle nostre domande al prossimo governo. Che verosimilmente non potrà essere operativo se non a novembre.

Quattro mesi di assenza, almeno. Nel momento più caldo. Un tempo inconcepibile per noi imprenditori.

Nessun apicale di un’impresa potrebbe permettersi di abbandonare il campo e lasciare in sospeso l’azienda per 3 mesi. Chi ha responsabilità di impresa non smette nemmeno in vacanza di pianificare, organizzare, prevenire, progettare. Ed a maggior ragione in un momento delicato e grave come questo.

E così la parte responsabile e produttiva continueremo a fare, a  costruire anche in questi mesi in cui il Paese tornerà alle urne per dare una nuova guida all’Italia.

Non entriamo nel dibattito politico, che avrà le sue ragioni ed i suoi torti, ma chiediamo solo di ‘fare presto’.

Noi resteremo come abbiamo sempre fatto ad essere presenti, ancora più responsabili, ancora più solerti, ancora più incisivi. E a richiedere di programmare insieme le azioni che servono per far ripartire il Paese. E di non far  perdere le eccezionali risorse del PNRR.

Le azioni urgenti che avremmo voluto già in questo caldo luglio in previsione di un autunno che sarà certamente segnato dagli effetti di una grave crisi economica e sociale, che per  gli effetti dell’inflazione tutti gli indicatori mostrano come certa.

Resteremo nelle nostre aziende, a fare come sempre il nostro lavoro, per le nostre famiglie, per i nostri collaboratori  e per il nostro Paese. Ma alla politica tutta chiediamo tempestività e senso di responsabilità.

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Wed, 27 Jul 2022 20:34:41 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/762/la-crisi-di-governo-danneggia-l-impresa sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il fresco profumo di libertà https://www.patriziadidio.com/post/761/il-fresco-profumo-di-liberta

La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

 Con questa frase Paolo Borsellino - di cui ricorre in questi giorni il trentesimo anniversario dalla sua morte, rimasta ancora privata di una verità sui fatti – ha voluto sottolineare che la lotta alla criminalità organizzata necessita prima di tutto di un cambiamento culturale che riguardi la società tutta. 

La lotta alla mafia deve essere un movimento culturale che necessita di un’educazione alla legalità che parta sin dalla scuola, ma che diventi guida per ogni comportamento quotidiano. Soprattutto per chi ha ruoli di indirizzo e di governo.

Solo il cambiamento culturale collettivo permetterà di sentire <la bellezza del fresco profumo della libertà>. 

Per noi imprenditori la libertà è il valore fondante delle nostre scelte: ovvero è  la libertà di impresa.

Il ‘fresco profumo della libertà’ di impresa si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

E’ infatti proprio in tutte le zone grigie che si annida la perfida complicità e la connivenza dei singoli davanti alle quali ci opponiamo  con fermezza.

Legalità e sicurezza sono le garanzie per esercitare il nostro diritto alla libertà di impresa.

Quest’anno sono 30 anni dalle stragi di mafia che certamente hanno segnato un prima e un dopo nelle coscienze di tutti noi ed avviato un nuovo percorso di consapevolezza. 

Ma lo sappiamo la distanza tra la retorica e il fare quotidiano talvolta è grande.

E’ con questa convinzione che a trent’anni di distanza assume un significato pregnante fare memoria attiva degli esempi di vita che ci hanno lasciato le vittime della violenza criminale, che trovano nell’esempio coraggioso di Falcone e Borsellino il loro punto di riferimento più alto di chi con l’impegno e il sacrificio della propria vita ha segnato un punto di non ritorno per contrastare i sistemi criminali.

E insieme a loro vogliamo ricordare tutte quelle imprenditrici e quegli imprenditori che ogni giorno fanno il proprio dovere in silenzio, senza proclami, trasformando il loro agire quotidiano in atti di eroismo silenzioso con il quale dimostrano che un altro futuro è possibile. Un futuro in cui Confcommercio sarà in prima linea nell’essere parte di quel movimento culturale a cui Paolo Borsellino ci ha incitato ad aderire tutti.

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Fri, 22 Jul 2022 10:53:49 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/761/il-fresco-profumo-di-liberta sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Santa Rosalia, simbolo della fatica quotidiana delle imprenditrici e degli imprenditori https://www.patriziadidio.com/post/760/santa-rosalia-simbolo-della-fatica-quotidiana-delle-imprenditrici-e-degli-imprenditori-

Il 15 luglio, come ogni anno, Palermo tributa la sua devozione a Santa Rosalia. Una ‘festa’ religiosa che inizia con il ‘festino’ laico, il corteo che la sera prima porta in processione la Santa per le vie del centro storico della città.

Una festa che per la città ha da sempre un significato speciale, ma che quest’anno – con il ritorno in strada dopo 3 anni di stop a causa della pandemia – è diventata una richiesta corale di comunità.

Interpretato come una nuova vera rinascita. Un canto contro tutte le pesti, non solo quindi quella pandemica ma anche quella della guerra, della violenza, del degrado, della sofferenza, della povertà, dell’oppressione, delle disuguaglianze.

Una festa autentica, religiosa, di devozione ma anche di ritrovato senso di comunità. Un canto armonioso alla vita, all’amore, alla pace.

Come Confcommercio abbiamo risposto con entusiasmo e generosità all’appello lanciato dal Comitato organizzativo ad essere parte protagonista di questa festa.

Confcommercio Palermo era presente a contribuire, perché tutti noi imprenditrici e imprenditori della città siamo i tasselli fondamentali della comunità, e siamo quelli che ci siamo fatti carico sulle nostre spalle del peso di questi anni di crisi pandemica.

La partecipazione ha rappresentato non solo il senso corale e di comunità, ma soprattutto il volere essere parte attiva nei processi di rigenerazione sociale e culturale della città.

Confcommercio esprime infatti una parte fondamentale del tessuto economico e sociale della città di Palermo: migliaia di imprenditrici e imprenditori che si riconoscono nei valori sani di comunità oltre che d’impresa, uomini e donne che quotidianamente affrontato le salite della crisi e che hanno fatto straordinari sacrifici per garantire la sopravvivenza delle aziende e dei posti di lavoro dei propri dipendenti.

E ci sono stata sentitamente anche come imprenditrice.

Per me la figura di Santa Rosalia ha un significato profondo, per la sua storia di impegno e di forza. Non è un caso se questo potente simbolo della mia città e di donna abbia ispirato già nel 2019 una capsule collection dedicata proprio alla Santa protettrice della mia città: La Vie En Rosalia.

Facendola diventare simbolo iconico dell’impegno quotidiano che soprattutto noi donne affrontiamo quotidianamente per affermarci e tenere insieme lavoro e famiglia, superando tutti gli ostacoli di un welfare non adeguato a garantire la parità di genere sul lavoro.

La capsule della mia collezione La Vie En Rose, oggi apprezzata ed affermata sul mercato nazionale, ha una forte connotazione di sicilianità, per valorizzare proprio il mood Sicilia, l’artigianalità e la tradizione siciliana con le stampe esclusive, appositamente create, e l’immagine della nostra terra, la cui tradizione e cultura sono sempre più apprezzate nel mondo e dai turisti.

L’ispirazione di questo nuovo progetto stilistico e aziendale nasce dalle bellezze insite nel nostro territorio: la natura, l’arte, le radici e i simboli, popolari e culturali, la nostra religiosità.

Una bellezza non fine a se stessa, ma che vuole essere motore dello sviluppo.

Con la scelta del nome, La Vie en Rosalia, l’azienda CIDA di cui sono Amministratrice Delegata, ha così voluto celebrare uno dei massimi simboli di Palermo, la liberatrice dalla ‘peste’, la donna suscitatrice di speranza, di voglia di ripresa, di rinascita, di nuova vita che prevale sulla morte, di liberazione, celebrare così la grande Santa, venerata dai palermitani e non solo.

La Vie En Rosalia sarà presente al 398esimo festino di Santa Rosalia per simboleggiare tutte quelle donne di Palermo che si riconoscono nei valori di Rosalia, le donne della fatica quotidiana, visto per noi è tutto più in salita che per gli altri.

Il senso della partecipazione trova significato nella coralità con cui si è sviluppata l’organizzazione del Festino, che richiama alla condivisione di idee e progetti nell’interesse generale della crescita della città, in un ‘canto contro la peste’, con grande senso di responsabilità e voglia di contribuire operosamente alla crescita economica e sociale della città. Una condivisione che nel nome di Santa Rosalia speriamo ci liberi dalla peste della crisi.

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Fri, 15 Jul 2022 07:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/760/santa-rosalia-simbolo-della-fatica-quotidiana-delle-imprenditrici-e-degli-imprenditori- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Pnrr, Governo rafforza il tracciamento antimafia https://www.patriziadidio.com/post/759/pnrr-governo-rafforza-il-tracciamento-antimafia

Come delegata di Confcommercio alla legalità e sicurezza sono più volte intervenuta sottolineando il pericolo dell’infiltrazione della criminalità organizzata di tipo mafioso nella destinazione degli ingenti fondi previsti dal PNRR

Prendo quindi come buona notizia il rafforzamento del tracciamento antimafia degli investimenti inerenti avviato dal governo nazionale previsto dalla Circolare del Ministero dell’Interno n. 38877 del 13 giugno 2022 , che mira proprio ad assicurare adeguata tutela degli investimenti del PNRR dalle aggressioni criminali. 

La circolare prevede il consolidamento della Banca Dati Nazionale Unica della Documentazione antimafia, strumento che potrà permettere di acquisire la mappatura degli operatori economici coinvolti nel ciclo realizzativo degli interventi finanziati ed attivare così tutti i necessari strumenti di prevenzione e repressione dei possibili fenomeni criminali connessi alla disponibilità di risorse messa in campo dal PNRR.

La direttiva prevista dal Ministero dell’Interno va nella necessaria ed auspicata direzione di un rafforzamento dei controlli ed attivazione di tutte le azioni necessarie per impedire il rischio di ‘cedere’ alla criminalità organizzata l’opportunità di rafforzare l’economia sana e produrre sviluppo nei territori.

Le forze dell’ordine hanno da sempre lanciato inoltre l’allarme sul rischio criminalità organizzata. E certo questa ha sempre avuto il suo peso come una zavorra che pesa sulle spalle di noi imprenditori; ma non dobbiamo cadere nella retorica, deresponsabilizzandoci. 

Al contrario, ribadiamo ogni giorno a tutti i nostri associati e nella concretezza delle azioni che promuoviamo come dobbiamo essere protagonisti responsabili del cambiamento.

In Sicilia scontiamo anche i danni provocati nel tempo da una cattiva, clientelare e scarsa politica e da una burocrazia non efficace che non hanno saputo guidare i processi di crescita nell’interesse del bene comune. 

Le imprese, che sono la dorsale economica del Paese, hanno bisogno di garanzie di efficienza, tempestività e legalità nella gestione delle risorse. Hanno bisogno di risposte chiare, tempestive, efficaci.

Ed è allora accorciando la distanza tra la rappresentanza delle imprese e la Pubblica Amministrazione che è possibile creare quella rete di difesa dall’infiltrazione della criminalità organizzata.

Confcommercio ha sempre portato avanti con forza la cultura della legalità, operando e realizzandola nei fatti, nella convinzione che non può bastare la preziosa attività svolta sul territorio dalla magistratura e dalle forze dell’Ordine, ma deve esserci piena e convinta collaborazione. 

Come rete associativa siamo quindi attivi nel dare il nostro contributo a qualsiasi azione vada ad isolare l’imprenditoria non sana, quella cioè ascritta al perimetro di influenza nella criminalità organizzata.

Quanto espresso al punto 12 del Manifesto del Terziario Donna è per noi imprenditori di Confcommercio diventato il modello del nostro operare: <Per noi ‘fare’ significa una cosa sola: fare bene. Dove ‘bene’ significa, pur con i nostri limiti, fare ogni giorno il meglio che possiamo, fare bene e farlo da persone perbene>.

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Mon, 11 Jul 2022 18:32:29 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/759/pnrr-governo-rafforza-il-tracciamento-antimafia sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
TRAME, Festival della letteratura: come Confcommercio scegliamo di stare dalla <parte giusta> https://www.patriziadidio.com/post/758/trame-festival-della-letteratura-come-confcommercio-scegliamo-di-stare-dalla-parte-giusta

Ho partecipato in questi giorni a TRAME, il festival letterario sui temi della legalità, giunto alla sua undicesima edizione. Un’occasione per fare il punto della situazione sulle azioni volte ad incidere sul necessario cambiamento culturale.

Il mio intervento, nella qualità di delegata alla legalità e sicurezza di Confcommercio ha voluto portare lo sguardo di uno dei principali stakeholder di cambiamento del paese.

Confcommercio, la più rilevante e diffusa organizzazione di rappresentanza sul territorio nazionale, esprime infatti uno spaccato significativo dell'economia e della società. Ne siamo consapevoli, e per questo sentiamo la responsabilità di essere protagonisti dei suoi cambiamenti.

E’ ciò che ho voluto esprimere nell’introduzione del Manifesto di Terziario Donna <Se la realtà non ci piace (e non ci piace), abbiamo il dovere di lavorare ed organizzarci per cambiarla>.

Per Confcommercio la cultura della legalità è valore fondante di ogni attività, da esprimere in ogni azione ed in ogni scelta. Senza se e senza ma. Con impegno quotidiano e concreto, stando sul territorio, vicino a chi lavora e produce valore.

Scegliendo sempre di stare dalla ‘parte giusta’. Senza mai voltare la testa davanti alle manifestazioni di non trasparenza, opacità e violazione delle regole.

Nel nostro sistema, fatto di micro, piccole e medie imprese, la legalità siamo abituati a praticarla, nelle azioni di buon vivere quotidiano, con i fatti e non solo a parole, e per questo da sempre riteniamo che sia importante che ognuno faccia la propria parte.

Siamo convinti di quanto sia significativo il ruolo di Confcommercio per il rafforzamento di un tessuto economico sano e di un concreto cambiamento culturale che parta proprio dagli attori che dall’illegalità subiscono un danno diretto.

Bisogna evitare quell’antimafia parolaia e incoerente nelle azioni (che ha danneggiato tanto anche il nostro sistema) e costruire diffusamente le condizioni perché si sviluppino gli anticorpi al malaffare.

Senza legalità e senza sicurezza, non c’è sviluppo e non c’è impresa. Ma serve fare sistema. Il malaffare e la corruzione, ma anche l'indifferenza, l'inefficienza e l'inerzia amministrativa sono ostacoli all'economia legale ed alla libera concorrenza. Diventano terreno fertile per la criminalità che tenta ogni giorno di infiltrarsi nella nostra economia frenando lo sviluppo. Perché non può bastare l’efficace azione che sul territorio svolgono la Magistratura e le Forze dell'ordine.

Perché vi sia veramente cambiamento, deve esserci un’azione collettiva che veda tutti coinvolti. Che costruisca quella necessaria fiducia collettiva, senza la quale non c’è possibilità di realizzare il cambiamento culturale.

Lo diceva Giovanni Falcone: per il contrasto e la lotta alla criminalità organizzata il cambiamento necessario è quello culturale.

Cambiamento di cui vogliamo fortemente far parte e per il quale ci battiamo in prima linea.

Per affermare sempre più il nostro modello di impresa “per bene” da imprenditori e imprenditrici, insomma persone che innanzitutto aderiscono ad un sistema di valori irrinunciabili nella vita come in azienda.

E’ scritto chiaramente nel Manifesto del Terziario Donna, che rappresenta la carta di valori personali, di vita e di impresa di noi imprenditori: <Perseguiamo la legalità e i valori della Costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri. Respingiamo l’estorsione e ogni violenza. Rispettare e affermare la legalità è cosa importante in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l’orgoglio di essere degni.>

Ma come diceva Sant’Agostino: sono tempi cattivi dicono gli uomini, vivano bene e i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi. E noi di “tempi buoni” vogliamo essere testimoni e soprattutto costruttori e protagonisti di cambiamento.

 

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Wed, 29 Jun 2022 21:23:01 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/758/trame-festival-della-letteratura-come-confcommercio-scegliamo-di-stare-dalla-parte-giusta sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Moderato ottimismo, ma l’inflazione è dietro la porta https://www.patriziadidio.com/post/757/moderato-ottimismo-ma-l-inflazione-e-dietro-la-porta

E’ un momento di grande fermento per le imprese. Veniamo da anni difficilissimi, in cui abbiamo dovuto attivare ogni nostra risorsa per reggere la crisi. Ed anche adesso, nell’incertezza e nelle conseguenze di una guerra che sta incidendo sul caro prezzi, la situazione è ben lontana dall’essere risolta.

Eppure, malgrado tutte le incertezze e le criticità che caratterizzano il quadro congiunturale, l’economia italiana continua a mostrare segnali di inaspettata vivacità e di prudente ottimismo. Lo rivela il bollettino dell’Ufficio Studi di Confcommercio fornendo diversi spunti interessanti.

Dopo un primo trimestre del 2022 positivo contro ogni previsione, anche il trimestre che sta per chiudersi supera le attese con una crescita stimata attorno al mezzo punto percentuale in termini congiunturali.

Quel traguardo di aumento di ben 3 punti percentuali del PIL nel 2022 sembra un obiettivo raggiungibile.

I consumi sono in crescita (+3,4%), rilanciati da una forte voglia di ritorno alla normalità da parte delle famiglie dopo la pandemia e nonostante la guerra alle porte dell’Europa.

Anche a maggio 2022 la domanda si è orientata principalmente verso il recupero della componente relativa ai servizi (+18,3% nel confronto annuo) soprattutto quelli legati al turismo, che comincia a beneficiare anche del ritorno degli stranieri, e al tempo libero.

Per i beni la situazione appare più complessa con settori in piena crisi, come l’automotive, ed altri, come l’abbigliamento e le calzature e per alcuni beni durevoli per la casa, per i quali la ripresa è alterna e stentata.

Nel complesso, quello che emerge dal rapporto dell’Ufficio Studi Confcommercio, è uno scenario di crescita.

E se i dati sono in positivo certamente un ruolo spetta al dinamismo ed al coraggio delle imprese.

Ed alla capacità della Confederazione di fornire tutti quegli strumenti necessari a lavorare sulla fiducia e sulla capacità di affrontare positivamente le crisi.

Grazie al lavoro incessante di Confcommercio, e del nostro Presidente Sangalli, ha malgrado tutto funzionato la cooperazione tra settore privato e controparte pubblica. Le istituzioni, proficuamente sollecitate, hanno giocato e fatto giocare una partita che oggi sta rivelando i suoi frutti. Motivo per proseguire nella collaborazione, magari sempre più mirata, selettiva, efficace.

Pur in questo scenario ottimista, non si devono però celare i problemi che incombono, e che già si possono cogliere in alcune delle dinamiche attuali. 

Stiamo infatti facendo i conti con una parola che la nostra generazione di imprenditori non conosceva e con cui adesso deve invece confrontarsi: l’inflazione.

Nonostante il buon risultato del trimestre, dal rapporto dell’Ufficio Studi Confcommercio emerge infatti grande incertezza sui dati del secondo semestre.

Si teme infatti l’impatto delle tensioni inflazionistiche su alcuni beni e indirettamente sui consumi. Sulla base delle stime Confcommercio, a giugno si dovrebbe registrare un incremento dei prezzi al consumo dello 0,5% con una variazione del 7,3% su base annua. E se comportamenti delle famiglie non hanno sinora mostrato di subire l’impatto dell’inflazione, lo scenario tendenziale mostra grande preoccupazione. Le spese obbligate sono destinate ad incrementare la loro quota dentro il budget delle famiglie; ne soffriranno, di conseguenza, i consumi liberi che in molti casi sono ben lontani dall’avere recuperato i livelli pre pandemia. Vi è il rischio che quanto si temeva per la prima parte del 2022 sia solo rimandato alla seconda parte, in particolare dal prossimo mese di settembre quando, finito l’effetto delle vacanze estive, si tornerà a fare i conti con i costi dell’inflazione.

Serve quindi un intervento del Governo nazionale che allenti la tensione inflazionistica, operando in modo da non contrarre i consumi.

Come sempre noi imprenditori faremo la nostra parte, chiediamo che altrettanto faccia chi sta alla plancia di guida dell’economia italiana.

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Thu, 23 Jun 2022 13:52:15 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/757/moderato-ottimismo-ma-l-inflazione-e-dietro-la-porta sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Davanti alle sfide della geopolitica non ci tiriamo indietro, anzi rispondiamo con senso di responsabilità https://www.patriziadidio.com/post/756/davanti-alle-sfide-della-geopolitica-non-ci-tiriamo-indietro-anzi-rispondiamo-con-senso-di-responsabilita-

Pensavamo fosse una parola che non appartenesse alla nostra generazione,  eppure da qualche mese anche noi imprenditori italiani dobbiamo fare i conti con il tema della ‘guerra’.

Con il richiamo alla guerra ha iniziato i lavori dell’Assemblea confederale del 2022 il Presidente Sangalli, sottolineando una tragica, dolorosa, consapevolezza: che dobbiamo – purtroppo – fare i conti con un nuovo drammatico virus, la guerra nel continente europeo. Un virus che va contrastato oggi con la stessa determinazione e caparbietà con la quale abbiamo vinto contro la pandemia.

Il vaccino contro la guerra esiste: sono i valori europeisti e democratici che da sempre ci contraddistinguono.  

<Abbiamo valori, cultura, legami e risorse per risolvere i problemi della situazione attuale. Abbiamo valori per superare le incognite delle crisi multiple planetarie. Abbiamo valori per guardare con speranza e con fiducia al futuro e per sanare le devastazioni – materiali e ideali – della guerra.>

Così il Presidente Sangalli ci ha invitato tutti ad affrontare con la solita responsabilità la crisi odierna e trasformare le preoccupazioni in azioni e l’incertezza in rafforzato senso di comunità.

L’Italia anche nel momento più buio ha reagito con impegno e responsabilità, cogliendo insperati successi. Le imprese hanno consentito una reazione vitale e robusta che ha superato ogni previsione: nel 2021, malgrado tutto, il PIL è cresciuto del 6,6%.

Dopo la pandemia, che ha già inferto colpi micidiali al sistema produttivo, è arrivata la guerra in Ucraina, ed alla crisi economica si sono aggiunte le conseguenze della crisi geo-politica, e tra queste le più insidiose la crisi energetica e la crisi dei consumi. 

Tra le tante conseguenze drammatiche per l’economia, si sono acuiti i problemi pregressi, tanto sul fronte delle quotazioni internazionali degli input energetici e delle altre materie prime, quanto sul versante dell’agibilità delle catene di fornitura globali. Nodi che rilanciano l’esigenza di un’azione coordinata sull’import strategico.

Per il 2022 la crescita reale del PIL è stimata intorno al 2,5%: una dinamica compressa da un’inflazione ipotizzata per quest’anno in media attorno al 6,5%.

La ripresa dei consumi sarà invece più lenta: solo a fine 2023 si ritornerà ai livelli pre-pandemia. E sempre se si risolveranno le tensioni che impattano sul quadro geopolitico ed influenzano il mercato delle materie prime ma anche i consumi a causa di una brusca frenata sulla fiducia.

Come Confederazione abbiamo una grande responsabilità: arginare la crisi economica e sociale e promuovere l’azione positiva. Siamo consapevoli del ruolo che esercitiamo ma anche della garanzia a cui siamo chiamati nell’essere da pungolo continuo alle Istituzioni.

Confcommercio c’è: lo abbiamo sempre provato e continuiamo a farlo con maggiore determinazione. Perché siamo consapevoli del momento eccezionale che richiede a noi organi della rappresentanza ancora maggiore impegno e senso di responsabilità.

L’Italia di oggi è, infatti, un Paese molto diverso da quello che abbiamo lasciato nel 2019. È un Paese per molti aspetti più povero, più fragile, più diviso dai divari tra territori, tra generazioni, tra generi, tra ceti sociali. 

Ma è anche un Paese che ha dimostrato di avere risorse materiali e morali eccezionali, persino insperate. E il nervo vitale di questa Italia sono proprio le imprese e i tantissimi imprenditori che nella crisi stanno riscoprendo nuova forza e nuova vitalità.

Abbiamo resistito, ci siamo trasformati, ed oggi ci stiamo re-inventando, affrontando sfide nuove decisive come quella della transizione digitale e della transizione ecologica. Senza mai perdere la capacità di interpretare lo spirito autentico dei valori in cui ci rivediamo e che danno senso e valore al nostro impegno.

Come ‘inciso’ al punto 16 del Manifesto di TerziarioDonna, attuale oggi più che mai: <Accettiamo la sfida dei mercati globali. Siamo deboli per competere sui prezzi ma possiamo combattere con altre armi. Mettendo al centro la Persona e le sue emozioni, i suoi gusti ed i suoi sensi, Valorizzando attitudini, premiando i talenti. Contribuendo con le nostre imprese migliorare società ed ambiente>. 

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Sun, 19 Jun 2022 06:08:44 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/756/davanti-alle-sfide-della-geopolitica-non-ci-tiriamo-indietro-anzi-rispondiamo-con-senso-di-responsabilita- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Sbloccare la crescita puntando sulle donne imprenditrici https://www.patriziadidio.com/post/755/sbloccare-la-crescita-puntando-sulle-donne-imprenditrici

Sono stati presentati i dati del Mastercard Index of Women Entrepreneurs (MIWE), che analizzando i progressi delle donne imprenditrici in 65 paesi nel mondo, che rappresentano l'82,4% della forza lavoro femminile globale, evidenziano il contributo sociale ed economico delle donne imprenditrici alla crescita.

Ma soprattutto forniscono informazioni chiave sui fattori che ancora oggi guidano e ostacolano il loro successo.

Nulla di nuovo: è un tema che come Confcommercio riportiamo continuamente all’attenzione dell’agenda politica, ed io personalmente ne ho fatto una battaglia che caratterizza da sempre il mio impegno e che ha caratterizzato i miei dieci anni alla guida di Confcommercio Terziario Donna.

Nel panorama economico ed imprenditoriale globale, le donne sono una delle risorse più preziose. Ma, nonostante costituiscano la metà della popolazione mondiale, rappresentano ancora appena un quinto delle aziende. Il contributo delle donne all'economia è ancora significativamente sottorappresentato nei report e negli indici sulle startup e sugli scenari economici.

L’occupazione femminile è negli ultimi anni cresciuta in 14 delle economie prese in esame. Eppure i dati dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro mostrano un calo dell'occupazione femminile del 5%, superiore al corrispondente dato maschile pari al 3,9% .

L’Italia nella classifica mondiale del Gender Index, l’indice che misura la parità di genere, ha perso tre posizioni in classifica collocandosi al 43° posto, con un punteggio di 52.3 (in calo rispetto allo scorso anno: 55).

Pur posizionandosi infatti come una ‘high-income economy’, i principali dati emersi dal report indicano che la sua performance è inferiore al benchmark di riferimento dell’indice MIWE.

Tuttavia alcuni segnali positivi arrivano dalle condizioni al supporto dell’imprenditoria dove l’Italia risale dei posizioni (dal 26° al 20° posto) e nel tasso di donne leader d’impresa (dove passa dalla 29a alla 24a posizione).

Colpisce positivamente come la percentuale delle donne attualmente impiegate in Italia in ambito tech (46%) non sia molto distante da quella degli uomini (54%), a ulteriore conferma della validità delle politiche nazionali e locali volte al miglioramento delle competenze professionali e all’aumento della partecipazione delle donne in questo settore.

Di certo il COVID ha avuto un impatto enorme sulle donne, facendo di fatto annullare decenni di progressi ed aggiungendo – secondo i dati del World Economic Forum – altri 36 anni al tempo stimato necessario per raggiungere la parità di genere a livello globale.

Significa che devono ancora nascere le donne che avranno pari opportunità di competere nel mondo dell’imprenditoria e dell’economia.

Cosa facciamo nel frattempo per ‘sbloccare questo potenziale’ e sbloccare la crescita’ ?

Servirebbe – ma lo diciamo inascoltate da troppo tempo – un sistema in grado di correggere le storture alla base di questa disparità. Servirebbe creare - davvero - le condizioni per facilitare l'accesso delle donne al supporto finanziario e ai servizi, e servirebbe promuovere e sostenere la loro capacità di avviare, operare e prosperare nelle attività imprenditoriali.

C’è ancora molta strada da fare da parte dell’Italia per consentire alle donne imprenditrici di affermarsi.

Nonostante le avversità, le donne hanno dimostrato di essere imprenditrici capaci di re-intepretarsi ed affrontare virtuosamente le crisi, crescendo in termini di nuove attività imprenditoriale e dimostrando una crescente capacità di creatività imprenditoriale.

Per la futura crescita economica, è allora quanto mai necessario creare le giuste condizioni sociali, politiche e finanziarie affinché l’iniziativa imprenditoriale al femminile abbia gli strumenti adeguati per trasformarsi in storie imprenditoriali di successo.

Servono politiche strutturali – e non episodiche - a sostegno dell'imprenditoria femminile che contribuiscano significativamente a una ripresa più rapida ed equilibrata.

L'empowerment dell'imprenditoria femminile fungerà non solo da catalizzatore per lo sviluppo e l'innovazione, ma farà crescere le comunità intorno alle donne di successo. La ripresa economica è difatti possibile solo garantendo le condizioni per una crescita sempre più equa, sostenibile e inclusiva, nel solco di quanto prevede l’Agenda Onu sullo sviluppo sostenibile, che possa fornire gli strumenti e la fiducia necessari all’imprenditoria femminile, mettendo le donne nelle condizioni di poter esprimere tutto il loro potenziale.

Serve questo oggi all’economia globale: serve mettere in campo tutta la carica dell’imprenditoria femminile.

 

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Tue, 14 Jun 2022 17:49:06 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/755/sbloccare-la-crescita-puntando-sulle-donne-imprenditrici sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Impresa e Famiglia: una scelta che deve comprenderli insieme https://www.patriziadidio.com/post/754/impresa-e-famiglia-una-scelta-che-deve-comprenderli-insieme

Elisabetta Franchi e Samantha Cristoforetti: due donne che hanno in questi giorni alimentato i dibattiti mediatici. La prima per una infelice dichiarazione sulle madri lavoratrici, l’altra per la foto con cui prima di partire per lo spazio affida i figli al marito.

Parlando delle donne nel mondo del lavoro, la stilista Franchi ha infatti detto che quando un imprenditore assume una donna e la pone in posizione di dirigente apicale, rischia di non vederla per due anni perché la donna rimane incinta e si dedica ai figli. Poi, provando a correggere il tiro, ha detto che le donne stanno tanto lontane dal lavoro dopo la gravidanza, perché i loro uomini non le aiutano abbastanza a casa. Per la stilista un imprenditore investe tempo e denaro nei propri dipendenti, e se un dirigente si assenta per due anni diventa un problema; per questo ha asserito preferisce puntare sugli uomini.

Messaggio opposto invece quello lanciato da Samantha Cristoforetti, che nella foto del momento in cui parte per la missione nello spazio a bordo della Stazione spaziale internazionale Crew4 affida i due figli alle cure del padre. Un’immagine che però anche in questo caso ha destato critiche per quel pregiudizio che ancora nel 2022 vede le donne dover scegliere tra la funzione di madre e la ‘carriera’ come se affidare per qualche giorno alle cure del padre i propri figli non fosse il gesto di una normalità conquistata.

A queste due storie vorrei aggiungere la mia personale storia. Ho avuto anche io una gravidanza e da imprenditrice ho lavorato fino a poche ore dal parto e sono tornata al lavoro che mia figlia aveva meno di tre mesi. Il senso di responsabilità mi ha fatto anticipare rispetto anche al minimo periodo di maternità ma comprendo il desiderio di una madre di stare quanto più possibile con i propri piccoli appena nati.

Ho la quasi totalità delle collaboratrici donne ed è stato naturale sostenere come azienda l’impegno economico e organizzativo delle scelte della maternità delle mie collaboratrici e condividere l’immensa gioia e completezza di avere bambini da parte loro. In un’azienda si cresce nel lavoro e si evolve come comunità, con le varie fasi di crescita dell’età adulta. In azienda non si condividono solo obiettivi economici ma anche ansie, preoccupazioni, soddisfazioni e gioie così come perdite e dolori. Si crea valore sui valori, e se si respira una dimensione umana dentro l’azienda tra imprenditori e i loro collaboratori e collaboratrici e questi tra di loro, anche il lavoro ne trarrà utilità. Perché dove si sta bene si è anche più produttivi. Dove si sta bene si condividono meglio obiettivi comuni.

Il tema che fa discutere al di là delle esperienze è quello del welfare carente a sostenere le famiglie nel nostro Paese nell’accudimento di figli piccoli e anziani. Ma è anche quello di un cultura sbagliata che ancora non fa affermare una condivisione paritetica dei lavori di cura e di accudimento tra uomini e donne. Per non parlare di quanto quella stessa educazione che vede le donne solo in senso procreativo, le faccia sentire colpevoli nella realizzazione di sé. Come se il desiderio, e il bisogno, di lavorare da parte delle donne, significasse una responsabilità non piena e un amore non totalizzante verso i propri figli, come se l’amore si misurasse solo con l’abnegazione di sé. Cosa che a un genitore uomo non è messa in discussione. Come è giusto che sia.

Anche questo è un tema di democrazia paritaria per il quale come imprenditrice, madre, e per dieci anni a guida di tutte le donne imprenditrici del Terziario Donna di Confcommercio mi sono battuta. La vera sfida è riuscire a mettere insieme tutto: aspirazioni personali, famiglia, lavoro, carriera, impresa. In un sistema in cui ancora gli strumenti ed i mezzi del welfare sociale non sono all’altezza e gli schemi culturali in molti casi restano relegati ad una disparità di ruoli inaccettabile nel 2022.

Ho cresciuto una figlia lavorando in azienda con l’aiuto di mia suocera a cui sono immensamente riconoscente, in un tandem solidaristico tra donne, muovendo i miei primi passi nel sistema della rappresentanza delle imprese, un servizio a favore della collettività delle imprese non di poco conto e a cui ho dedicato molto impegno e molto tempo.

Oggi da vicepresidente nazionale di Confcommercio, presidente di Confcommercio Palermo e amministratore delegato dell’azienda di moda che guido, mi occupo, quando posso, nel weekend dei miei nipoti, un segno di sostegno solidale verso mia figlia oltre che di amore verso di loro.

Essere madre e conciliare attività lavorativa e poi anche impegno associativo non è stato facile, ma è stata la mia più grande ricchezza, mi ha arricchito di una gioia ineguagliabile e mi ha insegnato il valore della cura. Figlia di una madre lavoratrice, ed oggi madre di una donna imprenditrice che a sua volta ha due figli, per noi lavoro e famiglia sono sempre stati un valore aggiunto. Un ponte tra lavoro e famiglia che ci ha resi più forti e unite. Valori che coltivo nel quotidiano, che ho ereditato dalla mia famiglia, che ho trasmesso a mia figlia, e che oggi lei trasmette ai suoi figli.

La parità di genere è una strada ancora in salita e che necessita di strumenti, garanzie e tutele che ancora oggi mancano. E che rendono ancora più complesso per le donne coniugare il lavoro con la scelta di famiglia.

Questa mancanza si riflette sulle stime ISTAT presentate agli Stati generali della natalità che si sono di recente tenuti a Roma. E da cui è emerso in modo netto il problema della decrescita demografica del Paese. Se non verrà invertita la rotta della natalità con misure strutturali, nel 2050 l'Italia avrà 5 milioni di abitanti in meno: solo poco più di una persona su due sarebbe in età da lavoro, con un 52% di persone tra i 20-66 anni che dovrebbero provvedere sia alla cura e alla formazione delle persone sotto i venti anni, sia alla produzione di adeguate risorse per il mantenimento e l'assistenza degli anziani.

La accentuata diminuzione della natalità segnala una difficoltà di cui l’agenda politica dovrebbe occuparsi con urgenza per costruire una adeguata risposta. E come ha detto il Presidente Mattarella intervenuto ai lavori della Fondazione per la Natalità e del Forum delle Associazioni Familiari: “occorre insistere nel perseguire condizioni che consentano alle giovani generazioni di costruire il proprio futuro e, in questo senso, va garantita piena dignità ai giovani, alle donne, alle famiglie". 

Il tema è di urgente attualità per tutte quelle donne che devono affrontare ancora oggi troppi impedimenti e difficoltà per raggiungere una piena parità e un apporto essenziale può venire dalla conciliazione dei tempi di cura della famiglia e dei tempi di lavoro. Ed è certamente il motivo del gap di genere oggi nel sistema lavoro. Gap che mette ‘fuori gioco’ moltissime donne che per dare spazio alla famiglia sono costrette a scegliere di non lavorare.

Non può e non deve invece esserci alcuna contrapposizione tra impegno professionale, attività lavorativa e scelta di maternità. Non possiamo privarci dei talenti delle Donne sul lavoro. Non è il lavoro ad allontanare dalla maternità e nemmeno la maternità ad allontanare dal lavoro, bensì le carenze a supporto di una scelta che non è solo privata ma che arricchisce l’intera società. Per questo le politiche per la famiglia sono un contributo essenziale allo sviluppo equilibrato e sostenibile del Paese.

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Tue, 31 May 2022 23:50:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/754/impresa-e-famiglia-una-scelta-che-deve-comprenderli-insieme sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La Sicilia che attrae ed emoziona: la Bellezza come valore aggiunto https://www.patriziadidio.com/post/753/la-sicilia-che-attrae-ed-emoziona-la-bellezza-come-valore-aggiunto

La qualità e la cura del dettaglio sono da sempre stati il valore distintivo del mio stile imprenditoriale: i prodotti della collezione distintiva dell’azienda di famiglia di cui mi occupo da più di 30 anni, “La Vie En Rose”, esprimono per design, gusto e qualità il Made in Italy espressione di eccellenza riconosciuta da tutto il mondo. La mission che ha sempre guidato lo sviluppo del gruppo “La Vie En Rose” è caratterizzata da valori positivi di fiducia all’interno dell’azienda: una lavoro di squadra di cui ogni componente è parte del successo, ma anche orgogliosamente responsabilizzato a diffondere l’identità dell’eccellenza  italiana.

Per un’imprenditrice la creatività e la cura sono il valore aggiunto. Ma nel mio caso ho sempre voluto sostenere che il modello imprenditoriale deve ispirarsi al concetto di Bellezza affermato dai greci: Bello e Buono. Ed il modello imprenditoriale seguire la linea di quell’Economia della Bellezza di cui in Italia ho lanciato il claim.

Ho da sempre sostenuto che la forza dell’impresa siciliana è proprio fare di questa Bellezza un valore di mercato identitario per competere in tutto il mondo. E’ quella di essere espressione del Buono Bello e Benfatto.

Da alcuni giorni le vetrine degli store di Rinascente in Italia dove siamo presenti portano i colori della Sicilia. Le vetrine della famosa catena espressione del lusso e della qualità, espongono le stampe dei tessuti con cui realizziamo la capsule collection dal mood Sicilia La Vie En Rosalia, create ad hoc in esclusiva, ispirate dai simboli della Sicilia, declinati in chiave moderna con tre linee: folk, barocco e natura. Una collezione dal design accattivante, con una forte caratterizzazione della tradizione e della cultura siciliana, che ha incontrato il gradimento di tanti passanti e turisti che si fermano davanti alle vetrine per scattare un selfie al contempo glamour e fortemente siciliano. Un binomio perfetto tra La Rinascente, conosciuta a livello internazionale, e il brand palermitano “La vie en Rose”

Vedere le mie ‘creature’ nelle vetrine dei negozi che sono centrali nell’offerta moda nazionale anche rivolta al mercato turistico, è per me la conferma di quel modello di impresa per il quale mi impegno quotidianamente anche nel mio ruolo di rappresentanza e in cui credo. Ma è anche il frutto del lavoro di una squadra di qualità che è l’azienda familiare che orgogliosamente ha costruito passo dopo passo un percorso che si fonda su identità, qualità e bellezza.

Obiettivo di questa prestigiosa collaborazione è quello di creare dei negozi diversi uno dall'altro legandoli alle tipicità locali e al made in Italy. Negozi che siano espressione e biglietto da visita di una identità forte e riconosciuta.

La sicilianità come concetto forte, iconico, che - se unita a qualità e creatività - è riconosciuta nel mondo come brand di qualità. E diventa passaporto del nostro Bel Paese.

C'è una sensibilità nuova che è stata acquisita dai consumatori, oggi attenti più che mai al Made in Italy. L'artigianalità, l'identità del territorio sono attrazioni importantissime.

La sicilianità diventa così valore aggiunto per il mercato, e diventa protagonista con il suo inesauribile patrimonio creativo e culturale, sposando il claim di Rinascente:< Per la città. Con la città. Nella città>.

E del resto la capsule collection La Vie En Rosalia è nata per valorizzare il ‘mood’Sicilia, l’artigianalità e la tradizione siciliana. L’ispirazione, con il voluto omaggio alla patrona della città, nasce proprio da Palermo, dalle riconosciute bellezze di un territorio intriso di arte e natura, con i suoi simboli popolari, culturali e religiosi.

Una bellezza non fine a se stessa ma che deve sempre più essere il motore dello sviluppo. <Vendiamo significati non prodotti> : e mai come oggi abbiamo la conferma di essere sulla strada giusta

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Sun, 29 May 2022 09:35:19 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/753/la-sicilia-che-attrae-ed-emoziona-la-bellezza-come-valore-aggiunto sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Politiche e strumenti per la libertà di impresa: testo integrale dell’intervento al convegno in occasione delle celebrazioni del 23 maggio https://www.patriziadidio.com/post/752/politiche-e-strumenti-per-la-liberta-di-impresa-testo-integrale-dell-intervento-al-convegno-in-occasione-delle-celebrazioni-del-23-maggio-

A trent'anni dalle stragi proprio qui a Palermo, Confcommercio non vuole solo commemorare. Vuole che la memoria diventi testimonianza non rituale, impegno concreto.

Dopo trent’anni, noi imprenditori, ci chiediamo: dove siamo ? Le stragi lo diciamo con forza, oggi, sono i nostri nuovi vespri siciliani. Quello strappo così crudele. Così cruento. Quelle vittime hanno ispirato il risveglio civile. E noi siamo almeno salvi dall’assuefazione. Che lenta, talora o spesso, ovatta il tempo, impigrisce lo spirito, svuota gli animi.

Il sacrificio di quegli uomini forti, servitori esemplari dello Stato, hanno reso lo Stato più credibile. E danno a noi orgoglio. Spinta verso un futuro nuovo. Sí, quegli uomini hanno sconfitto l’assalto ad una democrazia indebolita e cadente.

Hanno cambiato il corso della storia che precipitava verso il buio. Per questo dico, oggi, sono uno stimolo all’azione.

Non solo memoria. Il nostro è un piccolo contributo. Ma costante e convinto. Un piccolo tassello certo: Ma necessario a quel grande mosaico, per usare una metafora, come immagino la coscienza collettiva che si compone di segmenti diversi delle componenti della società civile.

Quando qualche mese fa da Vicepresidente, ho assunto l'incarico nazionale alla legalitá e sicurezza per Confcommercio, ho avuto chiara consapevolezza di una responsabilità grande.

Non c’è sviluppo, non c’è impresa senza legalità e sicurezza. Il malaffare e la corruzione, ma anche l'indifferenza, l'inefficienza e l 'inerzia, sono mine contro l'economia legale e la libera concorrenza. Diventano terreno fertile per la criminalità che tenta di infiltrarsi nella nostra economia frenando lo sviluppo.

Confcommercio è la più grande organizzazione di rappresentanza sul territorio nazionale. Rappresenta uno spaccato fortemente significativo dell'economia.


 

Porta avanti con forza la cultura della legalità. Non l’ha solo proclamata. L’ha realizzata nei fatti. Senza retorica.

Perchè non basta, non può bastare, l’ottima azione che sul territorio svolgono la magistratura e le forze dell'Ordine. Lo Stato ha funzionato nelle sue strategie di contrasto. Suscitando quella fiducia collettiva senza la quale non c’è contrasto possibile delle tendenze nefaste che hanno avvilito la nostra storia.

Da qui, proprio da qui, deve partire il cambiamento culturale, che come lo stesso Falcone sosteneva <essere il primo cambiamento necessario>.

Proprio da qui: dove non pochi sono colpiti dai grandi danni dell’ illegalità.

Parlo oggi qui in nome e per conto di tante imprenditrici e tanti imprenditori onesti. Che fanno il proprio dovere tutti i giorni, che rispettano le regole e che creano valore sui valori. Confcommercio con lo slogan "Legalità ci piace", organizza iniziative e progetti per la diffusione della cultura della legalità, per contrastare il crimine anche attraverso la nostra azione operosa e produttiva, così come per garantire sicurezza al nostro lavoro.

Legalità e sicurezza sono le garanzie per esercitare il nostro diritto alla libertà di impresa. Le invochiamo, vogliamo esserne parte attiva, ne chiediamo con forza l’attuazione come nostro diritto alla libertà di impresa.

Con uomini e donne sempre più liberi dalle mafie e dall’illegalità, l’impresa cresce di più, la società cresce di più, l’umanità cresce di più. Ecco il punto. Parliamone poco. Ma non dimentichiamolo mai “Legalità ci piace e conviene”.

Ringrazio la Fondazione Falcone e la prof. Maria Falcone, che ha concesso per questo evento il suo Patrocinio morale, nella ricorrenza del trentennale delle stragi di Capaci e Via D'Amelio. Una fiducia che custodiremo come stimolo prezioso all'azione, a praticare la libertà, la democrazia e la legalità come impegno quotidiano. Siamo tutti chiamati in causa.

A cominciare dalle vittime di estorsioni, di usura, di violenze. Che hanno bisogno del nostro sostegno. Della nostra prossimità.

(E di prossimità concreta danno prova oggi tante Confcommercio nel Paese. Dobbiamo favorire la denuncia con misure specifiche: E dopo la denuncia e oltre le denunce dobbiamo essere vicini materialmente a quanti vivono la crisi da anni, provati poi anche dalla pandemia, dalle chiusure, dai venti di guerra.)

La crisi ha provocato guasti, ha determinato le condizioni di un disastro sociale in corso, ha sottratto liquidità alle imprese, ha peggiorato rating creditizi, ha chiuso le porte del credito proprio nel momento più complesso ed ha aperto nuovi spazi al crimine e all’usura.

30 mila imprese sono oggi a grave rischio. Non a caso l'usura è fenomeno percepito in aumento da oltre il 27% degli imprenditori. Diciamolo chiaro: i fenomeni criminali, e in particolare l'usura, si nutrono delle crisi. Nessuno può uscirne da solo.

Il Presidente Sangalli pochi giorni fa ha ricordato di Giovanni Falcone una frase che diceva: <Possiamo sempre fare qualcosa>. Possiamo sempre fare qualcosa, è la massima che io vorrei adottare.

E noi che rappresentiamo il mondo operoso del “fare”, siamo e rimaniamo convinti che possiamo sempre fare qualcosa. E non intendiamo mollare.

Oggi proviamo a valorizzare le buone prassi in un'ottica solidaristica e concreta al tempo stesso. Da Palermo vogliamo dare testimonianza delle iniziative per il sostegno agli imprenditori vittime della criminalità nel difficile percorso alla denuncia di qualsiasi tipo di ricatto non solo quello mafioso.

Dicevo all’inizio non vogliamo oggi limitarci a commemorare. Facciamo testimonianza di azioni concrete da Palermo città complessa e dai tanti contrasti.

Ieri Palermo era capitale della mafia. Oggi da tutto il mondo riconosciuta per la sua bellezza. Un passaggio epocale che mostra ancora un futuro incerto, una prospettiva fragile. Ma certamente una città Laboratorio per avviare il cambiamento e costruire il nuovo.

Se una rivoluzione ha avuto luogo qui, a Palermo, questa è legata al passaggio dalla paura alla reazione. Dove il contrasto al nichilismo e alla rassegnazione ha posto condizioni per vincere, per risorgere dalle condizioni peggiori. Una città dalla cultura millenaria, la cui grandezza, per troppi anni, è stata sopraffatta da decenni di oscurantismo mafioso, di anime torve, di rassegnazione e chiusura.

La Bellezza c'era ma era negata dalla violenza e dal sangue. C'era ma era sommersa dai piagnistei e dalla sfiducia. Siamo adesso a nuovi copioni. Siamo alla voglia di riscatto, dall'orrore di ciò che abbiamo vissuto.

Palermo per tanti, troppi anni relegata ad un racconto di sè deteriore e oscuro, ma adesso non più simbolo della mafia, ma simbolo dei valori più belli grazie anche a chi ci accingiamo a commemorare.

Il volto bello del nostro Paese, la nostra credibilità nel mondo oggi è rappresentata anche dagli eroi civili, e dal contributo fondamentale dei palermitani delle tecniche più avanzate nel progresso alla lotta contro la mafia.

Concludo con uno spunto del Manifesto di Confcommercio.

Vedete, anni fa nel mio ruolo di Presidente Nazionale del Terziario Donna di Confcommercio, raccogliendo la sensibilità e il sentire di colleghe e colleghi ho elaborato un manifesto, una mappa, una carta dei nostri valori. Appena 18 punti che esprimono valori di vita prima che di economia ma che sono strettamente intrecciati alla nostra idea di sviluppo.

Il punto 6 recita <Perseguiamo la legalità e i valori della costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri>.

Respingiamo l'estorsione e ogni violenza. Rispettare e affermare la legalità è cosa importante in sé.

Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l'orgoglio di essere degni".

E rilancia il punto 7 : <Etica e legalità, onestà e dignità, solidarietà ed altruismo non possono essere proclamati. Devono essere praticati nell'interesse di tutti. Danno senso al nostro vivere quotidiano>.

Ed ancora, il punto 12 del mio manifesto: <Per noi "fare" significa una cosa sola: fare bene. Dove "bene" significa, pur con i nostri limiti, fare ogni giorno il meglio che possiamo, fare bene e farlo da persone perbene.>.

La memoria deve spingere tutti a lavorare con la consapevolezza di quanto è stato fatto e dalla memoria traiamo il coraggio di andare oltre e l'impegno all'azione e alla reazione. E cito una frase che abbiamo inserito come ispiratrice nel Manifesto, sono parole di Sant'Agostino: <Sono tempi cattivi dicono gli uomini. Vivano bene e i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi.>

E sempre di Sant’Agostino è l’incipit. Le parole incitano ma gli esempi trascinano. Come gli esempi dei nostri eroi. Ma lasciatemi dire anche della forza rivoluzionaria di chi fa il proprio dovere tutti i giorni in silenzio, senza proclami perché lo considera la normalità del proprio agire in sintonia con il proprio sentire. Pure nelle difficoltà immani, sono gli atti di eroismo quotidiano.

 

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Fri, 27 May 2022 09:11:22 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/752/politiche-e-strumenti-per-la-liberta-di-impresa-testo-integrale-dell-intervento-al-convegno-in-occasione-delle-celebrazioni-del-23-maggio- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il rilancio dell’impresa terziaria https://www.patriziadidio.com/post/751/il-rilancio-dell-impresa-terziaria

La ripresa economica si gioca tutta sul rilancio dell’impresa terziaria, dorsale fondamentale dell’economia italiana messa a dura prova dallo shock pandemico.

I dati redatti dall’Ufficio Studi di Confcommercio prevedono per il 2022 un aumento del 2,1% del Prodotto interno lordo del Paese, un aumento del 2% dei consumi privati, ed un tasso di inflazione al 6,5%. Le previsioni per il 2023 vedono invece un aumento del Pil pari al 2,4%, con inflazione al 2,9% e consumi a +2,7%. 

Sono questi i dati portati all’attenzione del Forum Confcommercio in collaborazione con Ambrosetti “I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000” che si è svolto a Roma.

L’insorgere del conflitto tra Russia ed Ucraina ha chiaramente stravolto il quadro di previsioni del Governo che attestavano al +5% gli obiettivi di crescita del PIL italiano, abbassandolo di 1/1,5 punti percentuali in meno. 

Il conflitto impatta infatti negativamente sia sulla produzione industriale sia sui consumi. 

Lo scenario di guerra ha consegnato alle imprese – già drammaticamente provate da due anni di shock conseguente alla pandemia – un ulteriore ostacolo alla ripresa.

Con il passare dei giorni è apparso sempre più evidente come la durata e la complessità dei problemi fossero più gravi delle attese. 

L’auspicata ripresa, vitale per le aziende, è oggi ancora tutta da costruire.

Ma non è un quadro fatto solo di ombre quello che è emerso al Forum di Confcommercio. Se infatti da una parte i risparmi forzati accumulati in tempo di pandemia si dovrebbero tradurre in maggiori consumi, anche se non nella misura che ci si attendeva, dall’altra le intenzioni di acquisto da parte dei consumatori non appaiono però in ribasso. 

A spingere la ripresa sembrano essere ancora la tecnologia e l’ambiente domestico, a cui si aggiungerà l’automobile grazie agli incentivi.

Ma sono solo alcuni dei segmenti che rappresentano l’economia terziaria. 

La previsione emersa dallo studio presentato da Confcommercio per il 2022 si ferma al 2,1%, dinamica compressa da un’inflazione che è stimata intorno al 6,5%. 

La maggiore inflazione rispetto alle previsioni governative è tra le ragioni della minore variazione del PIL rispetto alle valutazioni del governo (PIL a +3,1% nel 2022, secondo lo scenario programmatico, migliore solo di due decimi rispetto al tendenziale). 

Pesa in modo significativo una parola che più di tutte condiziona i mercati: fiducia. 

Secondo l’Istat la fiducia dei consumatori è oggi in costante riduzione. E non si intravedono misure governative tese a incidere su un rialzo di quello che per noi imprese di terziario è la principale variabile da seguire per costruire i Nostri piani di business.

Da un apposito studio del Censis, la fiducia personale sul futuro prossimo è lontana dai livelli migliori raggiunti in passato. Ciò va piuttosto d’accordo con il crollo del clima di fiducia delle famiglie registrato sempre a marzo dall’Istat ed è un elemento che converge nell’indicare che mancherà, probabilmente per tutto il 2022 quella spinta ai consumi derivante da un deciso incremento della propensione alla spesa. 

La mancanza di fiducia nel futuro impedisce che si trasformi in maggiori consumi quel serbatoio di risparmi forzati prodotti dalle famiglie ‘a reddito stabile’ (come i dipendenti pubblici) durante il periodo di lockdown.

E’ sulla capacità di recuperare la fiducia – variabile determinante ad influenzare i consumi delle famiglie - che si gioca il destino delle imprese. 

La relazione tra eventi bellici e fiducia è difatti causa di un abbassamento della propensione al consumo. E solo una risposta puntuale e concreta può incidere a ricostruire il legame.

Le speranze di un consolidamento dei consumi sono rimandate alla fine del 2023. Questo traguardo dipende dalla durata del conflitto in Ucraina e dalle implicazioni sui prezzi energetici e, quindi, sull’inflazione e sulla tenuta del potere d’acquisto. 

I consumi restano un elemento di fragilità sistemica con cui dovremo convivere ancora a lungo. 

E a fronte del quale come imprese chiediamo un intervento puntuale e tempestivo al Governo.

Serve l’impegno di tutti per garantire che l’orizzonte della ripresa non si sposti in ulteriormente in avanti. 

Serve la resilienza delle imprese, ma serve soprattutto un impegno preciso del Governo nel ridare ossigeno ad un settore vitale per l’economia nazionale ed indispensabile per tutte le comunità territoriali.

 

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Sun, 8 May 2022 22:09:26 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/751/il-rilancio-dell-impresa-terziaria sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Legalità ci piace: la nona edizione https://www.patriziadidio.com/post/750/legalita-ci-piace-la-nona-edizione

Si è tenuta il 20 aprile la Giornata nazionale di Confcommercio denominata “Legalità, ci piace!”, l’evento giunto alla nona edizione per fare il punto sulla diffusione dei fenomeni illegali e valutare il peso della criminalità sull’economia reale.  La mia prima edizione come incaricata alla legalità e sicurezza della giunta nazionale di Confcommercio.

L’edizione di quest’anno è stata incentrata sulla diffusione del fenomeno dell’usura che, anche a causa della pandemia, è diventata la piaga avvertita come minaccia principale da parte delle imprese intervistate. Infatti, fin dall’avvio dell’emergenza sanitaria il credito ha assunto un ruolo cruciale per assicurare la necessaria liquidità alle imprese investite da shock imponenti. La liquidità, in situazione di crollo di fatturato e in mancanza di redditività,  è ciò che può consentire di resistere e superare il periodo complicato e mantenere l’attività oppure chiuderla. In mancanza si espone potenzialmente le aziende a rischio usura.

Il quadro emerso dalla relazione dell’Ufficio Studi di Confcommercio delinea infatti un aumentato rischio, unitamente ad una maggiore percezione della pervasività del fenomeno.

Secondo i dati presentati infatti quasi il 12% delle imprese del terziario di mercato percepisce un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2021.

Il fenomeno è maggiormente accentuato nelle grandi città (16,2%) ed al Sud (16,6%).

Tra i settori di impresa, quelli che maggiormente denunciano un peggioramento dei livelli di sicurezza vi sono le imprese del commercio al dettaglio alimentare (15,1%) e gli alberghi (20%).

L’usura resta il fenomeno criminale percepito in maggior aumento dagli imprenditori del terziario di mercato (per il 27%), seguito da abusivismo (22%), racket (21%) e furti (21%). Anche in questo caso il trend è più marcato nelle grandi città ed al Sud dove l’usura è indicata in aumento dal 30% delle imprese. Percepito come il reato che aumenta di più, l’usura è una grave minaccia perché frena lo sviluppo delle imprese e penalizza la crescita.

Rispetto al tema della percezione e consapevolezza, dallo studio emerge che l’11% degli imprenditori ha avuto notizia diretta di episodi di usura o estorsione nella propria zona di attività. Il 17,7% degli imprenditori è molto preoccupato per il rischio di esposizione a usura e racket. Un rischio che permane più alto nelle grandi città (22%) ed al Sud (19,1%) e per le imprese del commercio al dettaglio non alimentare (per il 20%).

Di fronte ai tentativi di usura e di racket, il 58,4% degli imprenditori ritiene che si dovrebbe denunciare, il 33,6% dichiara che non saprebbe cosa fare,  mentre il 6,4%  pensa di non poter fare nulla.

E’ ancora una volta al Sud che si rileva una sorta di polarizzazione dei comportamenti, con accentuazioni maggiori sia di imprenditori che sporgerebbero denuncia (66,7%) che di quelli che al contrario non sanno come reagire (41%) o che vivono una sorta di ‘rassegnazione’ rispetto i fenomeni malavitosi.

Una minore propensione a denunciare si registra nelle città di medie e grandi dimensioni (intorno al 52% gli imprenditori che indicano la denuncia), mentre nei centri abitati con meno di 10mila abitanti è più accentuata l’incapacità di reagire rispetto a questi fenomeni (il 42,1% degli imprenditori dichiara che non saprebbe cosa fare).

Lo studio di Confcommercio presentato si sofferma anche sui problemi di decoro urbano che appaiono più avvertiti nelle periferie delle grandi città (52% delle non imprese), mentre i centri storici delle medie città risultano più curati (per l’88,2% delle imprese).

Esiste poi un 65% delle imprese che ha riscontrato fenomeni di degrado nella propria zona di attività (70% nelle grandi città) ed un 20% che ritiene peggiorato il livello di qualità della vita nell’area in cui opera (25% nelle grandi città).

I dati su cui ci siamo confrontati lanciano un allarme non di poco conto e individuano una priorità nell’agenda del Paese: le imprese.

E la soluzione è una sola: una serrata, leale cooperazione dello Stato con il sistema di rappresentanza delle Imprese per mettere in campo gli strumenti che davvero servono per sostenere la ripresa delle imprese e risolvere il tema credito che espone le imprese al rischio usura e racket e l’economia reale alla pervasività della criminalità organizzata. 

 

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Sat, 30 Apr 2022 12:28:55 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/750/legalita-ci-piace-la-nona-edizione sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
I negozi di vicinato pronti alla sfida della transizione digitale https://www.patriziadidio.com/post/749/i-negozi-di-vicinato-pronti-alla-sfida-della-transizione-digitale-

Persone e competenze a disposizione degli esercizi di vicinato per accelerare la transizione digitale, vincendo la sfida del terzo millennio senza perdere però il valore del negozio sotto casa.

Confcommercio attraverso la sua struttura dedicata propone percorsi utili a sensibilizzare e promuovere il cambiamento, che è anzitutto culturale.

Per realizzare la necessaria transizione digitale del terziario di mercato è infatti necessario accompagnare e far crescere negozianti, esercenti e liberi professionisti nei percorsi della digitalizzazione, attraverso tutti gli strumenti oggi disponibili, dalla riorganizzazione aziendale a nuovi strumenti di marketing e di vendita, dall’apertura di profili sui social network all’e-commerce, fino alle applicazioni più avanzate (cybersecurity, cloud, etc...).

Non si tratta di stravolgere il proprio modo di fare business o la propria identità imprenditoriale, ma di ampliare la propria rete ed allinearsi con le tendenze evolutive del mercato, al fine di aumentare la propria competitività e così raggiungere canali di vendita prima inesplorati, fidelizzare clienti anche geograficamente più lontani, accrescere i propri canali di business.

E’ difatti nel cambiamento tecnologico una delle reazioni propositiva alla crisi post pandemica: ma il percorso di transizione digitale deve essere condotto con una strategia a lungo termine, che sappia cogliere come opportunità le nuove esigenze e i cambiamenti nei comportamenti dei consumatori.

I mesi di lockdown che abbiamo vissuto hanno accelerato la consapevolezza di quanto il digitale possa essere un fattore trainante di crescita e di come si debba lavorare per accompagnare le realtà di vicinato e ‘fisiche’ in questa sfida.

Le attività di vicinato svolgono un ruolo determinante di presidio e di valorizzazione del contesto urbano: è allora sempre più necessario supportare queste imprese nella crescita, utilizzando tutti gli strumenti resi disponibili dalle nuove tecnologie.

Gli imprenditori del commercio di vicinato e della ristorazione, anche a seguito delle nuove abitudini di consumo post pandemia, hanno del resto ben compreso l’importanza della multicanalità del business, affiancando al commercio fisico tradizionale, che punta al servizio e alla qualità dell’accoglienza, modalità innovative di vendita che si muovono sul digitale, ma che richiedono prima di tutto una transizione culturale che innovi le competenze all’interno dell’azienda, la comunicazione e la narrazione dei prodotti.

Altrettanto importante è la condivisione delle storie di successo, che mettendo in circolo idee e contenuti, permettono di massimizzare l’impatto e prevenire molte criticità connesse al passaggio al digitale senza perdere il contatto diretto con la clientela che è - e resta - il punto di forza del commercio.

La sfida per le piccole imprese del commercio è oggi quella di integrare la parte fisica dell'attività con quella virtuale.

Il ruolo di Confcommercio quello di trasformare la crescente diffusione della tecnologia in opportunità per le aziende associate, consentendo loro di intercettare le mutate abitudini di acquisto e soddisfare le esigenze dei sempre più numerosi consumatori per i quali la dimensione 'social' è fondamentale. La transizione digitale del terziario di mercato deve difatti essere orientata in modo da costituire la giusta sintesi che permetta anche al commercio di vicinato di fare rete e fidelizzare il sistema di clientela della rete.
Questo mix è indispensabile perché anche i negozi di vicinato possano giocare da protagonista nel mondo del web, conservando però quell'attenzione alla clientela e quella professionalità che sono e dovranno sempre più essere la carta vincente dei ‘negozi sotto casa in rete’ rispetto alle grandi piattaforme.

Per farlo occorre attivare un circolo virtuoso fra tradizione e futuro: soltanto così le nostre attività potranno continuare a garantire la pluralità dei canali distributivi a beneficio dei consumatori e a rappresentare presidi di vivacità, accoglienza e sicurezza per vie e quartieri e continuare ad essere elemento fondamentale di sviluppo.

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Tue, 26 Apr 2022 07:40:41 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/749/i-negozi-di-vicinato-pronti-alla-sfida-della-transizione-digitale- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La Sicilia : per la ripresa economica serve che ognuno faccia la sua parte https://www.patriziadidio.com/post/747/la-sicilia-per-la-ripresa-economica-serve-che-ognuno-faccia-la-sua-parte

Le enormi difficoltà poste dalla pandemia non sono alle spalle. Anzi, tutt’altro.

Ma questo è anche il momento delle nuove opportunità e delle nuove sfide.  come Confcommercio vogliamo dare un contributo fattivo e responsabile per una ripartenza che sia forte e duratura, portando a sintesi nuovi contenuti e stimoli per la crescita del tessuto economico ed imprenditoriale.

Abbiamo piena consapevolezza della complessità delle sfide che ci attendono. Ma è nel nostro DNA affrontare i problemi con responsabilità.

L’indicatore dei consumi, elaborato dall’Ufficio Studi Confcommercio, rivela che nel complesso dei primi 10 mesi del 2021 i consumi sono ancora sotto dell’8,7% rispetto allo stesso periodo di due anni fa, ovvero rispetto al 2019.

In particolare, i consumi di servizi erogati da alberghi e ristoranti, che nel 2020 hanno perso oltre il 40% rispetto all’anno precedente, stanno ancora sotto del 31,6% nei primi dieci mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2019. Dati molto preoccupanti anche per i consumi nel settore abbigliamento e calzature, che nel 2020 ha perso il 23% e da gennaio a ottobre 2021 sta sotto ancora del 13,3%.

La debolezza economica della Sicilia si associa inoltre ad importanti fenomeni demografici i cui effetti sono di lungo periodo e rischiano di compromettere le possibilità di crescita e ripresa. Ma compromette anche la possibilità DELla tenuta demografica dell’Isola e quindi – per noi imprenditori – la possibilità di un rinnovo della classe imprenditoriale che dia linfa al sistema.

La fragilità dei sistema economico siciliano, unitamente ad una carente programmazione del futuro - spinge infatti i nostri giovani ad emigrare fuori, riduce il tasso di natalità, e comprime l’attrazione di flussi migratori di qualità.

Questa tendenza è per noi elemento di grande preoccupazione, perché il capitale umano è la principale fonte del benessere economico di una comunità e la variabile principale per costruire futuro.

Strettamente interconnessa alla questione del capitale umano, è la questione - posta al centro dello stesso  Piano Nazionale di ripresa e resilienza - dei divari infrastrutturali. Su cui la Sicilia è in gravissimo ritardo. E questo ritardo penalizza il sistema delle imprese e ne mette a rischio il potenziale di competitività sul mercato.

Vi sono difatti differenze molto significative tra le diverse aree geografiche del nostro Paese per quanto riguarda la dotazione delle principali infrastrutture da cui dipende la crescita economica. Ed è proprio questo divario che deve essere colmato prioritariamente, perché le imprese sono il motore ‘naturale’ di qualsivoglia ripresa.

Nel 2020 e nel 2021 i dati di nati-mortalità delle imprese hanno evidenziato un andamento eccezionale se confrontato con quanto accaduto nel 2019.

Il Covid ha ridotto il tasso di natalità delle imprese, frenando l’avvio di nuove iniziative imprenditoriali, e le chiusure le registreremo nei mesi che verranno perché anche la volontà di cessazione da parte di imprenditori che non possono più continuare, non si persegue dall’oggi al domani. Le cessazioni dell’area Confcommercio che già possiamo registrare sono da oltre 12.010 nel 2019 a 9.887 nel 2020, per ridursi a 7.858 nel 2021.

Le possibili cause di questi dati sono da riscontrarsi nel blocco dei licenziamenti, nei tempi troppo lunghi di attesa di ristori peraltro insufficienti rispetto alle perdite, a sostegno dell’attività, nell’utilizzo della cassa integrazione, ma soprattutto nella mancanza di fiducia in una ripresa dell’economia.

Il tema è sempre quello: il mancato o carente dialogo tra chi governa e chi rappresenta le imprese.

Noi la nostra parte la facciamo, e la facciamo con responsabilità. Alle parti politiche, soprattutto ora che si apre una lunga e complessa stagione elettorale diciamo: ci siamo, ma pretenderemo che ognuno svolga con compiutezza la propria parte. E che ci sia un concreto e costruttivo confronto istituzionale con il mondo delle imprese.

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Fri, 22 Apr 2022 07:14:06 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/747/la-sicilia-per-la-ripresa-economica-serve-che-ognuno-faccia-la-sua-parte sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Letizia Battaglia, una donna autentica https://www.patriziadidio.com/post/748/letizia-battaglia-una-donna-autentica

Letizia Battaglia ci ha lasciato. Ma ci ha lasciato ricchi della testimonianza di vita spesa alla ricerca della Bellezza.

Donna coraggiosa che riuscì ad affermarsi come fotoreporter in un mondo di uomini e che con il suo sguardo “differente” divenne famosa nel mondo.

Classe ‘35, palermitana, fotografa affermata e riconosciuta nel mondo, donna immensa come le immagini che ha ritratto. Prima donna europea a ricevere nel 1985 il premio Eugene Smith, la sua vita è stata trasformata, all’età di 34 anni, dall’incontro con la sua macchina fotografica.

Di sé disse in un’intervista: . La sua libertà Letizia la trovò invece grazie alla macchina fotografia, che diventò il suo strumento per esprimere il suo modo di vedere il mondo.

Alla sua macchina fotografica si legò indissolubilmente: è stata proprio questa a renderla davvero, e finalmente, libera. Per questo divenne un uno con il suo obiettivo. 

Letizia è stata una donna che ha fotografato la realtà. Nelle sue foto soprattutto le giovani donne ai margini della vita, come la ‘bambina con il pallone’. E proprio rivolgendosi alle donne, diceva: <combattete, combattete per qualche cosa; perché è solo così che sarete libere>. I suoi soggetti preferiti erano le donne perché ci ritrovava se stessa.

Letizia, una donna che aveva fatto della sua macchina fotografica il mezzo per raccontare il furto di bellezza della sua terra. Letizia Battaglia ha cercato proprio questo: risposte ai misteri di mafia, chiarezza nella condizione delle donne, reazioni davanti a chi imbrattava la bellezza della nostra terra.

Prediligendo sempre il bianco e nero ed il grandangolo, la fotografia di Letizia è sempre stata autentica, realista, drammatica e introspettiva al tempo stesso.

Il suo sguardo, costantemente volto alla ricerca della verità, ha raccontato storie di dolori e soprusi. Ma anche di grandi rivoluzioni culturali.

Il mio personale ricordo che mi lega a lei è a colori. Come era lei colorata, nella sua straordinaria autenticità.

Ho avuto infatti la gioia di averla alla consegna come Presidente di Confcommercio Palermo del riconoscimento di “Negozio storico” assegnato alla storica torrefazione Stagnitta appartenente alla sua famiglia. Una famiglia di operosi imprenditori, che da lei hanno ereditato il senso di responsabilità e di impegno.

Letizia per me ha rappresentato quello che porto avanti da sempre: la forza delle donne di condurre una quotidiana battaglia per affermare la propria libertà ed indipendenza, la Bellezza praticata.

Mi piace ricordarla così: immersa nella luce dell’amore per la sua famiglia, nell’abbraccio di un momento gioioso e fiero di chi da guida della sua famiglia, ha saputo imprimere una direzione ed apprezzare i riconoscimenti che arrivano con la fatica, l’impegno, le capacità, l’onestà, la dignità, i sacrifici di vite dietro un banco.
La ricordo con il sorriso fiero della sua famiglia di imprenditori.
Un momento rosa, come la tinta dei suoi capelli quel giorno, come gli immensi sorrisi dei suoi cari, come la luce dei suoi occhi, quella che cercava nella sua Palermo, quella che ha lasciato impressa nelle sue foto.

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Mon, 18 Apr 2022 07:38:38 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/748/letizia-battaglia-una-donna-autentica sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
PNRR: o cambiamo o lasceremo alle future generazioni un gigantesco debito https://www.patriziadidio.com/post/746/pnrr-o-cambiamo-o-lasceremo-alle-future-generazioni-un-gigantesco-debito

PNRR: non ci sono alternative. O sosterrà concretamente la ripresa e lo sviluppo economico e migliorerà la PA oppure non ci sarà ripresa e lasceremo alle future generazioni un gigantesco debito.

I dati prodotti dall’Ufficio Studi di Confcommercio sono chiari: mostrano uno scenario fosco, certamente meno ottimistico di quello contenuto nelle stime del Governo.

I dati estrapolati dal Report dell’Ufficio studi di Confcommercio rivelano infatti una preoccupante tendenza delle stime sul Pil con una tendenza a ribasso, che dal 4% stimato a dicembre 2021 si attesta a fine gennaio 2022 al 3,5-3,7%. In evidente contrasto con il dato ufficiale del Governo che al momento prevede per il 2022 una crescita generalizzata del 4,7%.

La ripresa economica del Paese dipende da quanto sarà concretamente investito per supportare la trasformazione del mondo produttivo. E, dati alla mano, dipende da quanto saremo capaci di investire per la ripresa del Mezzogiorno d’Italia attraverso il sostegno al suo più ampio segmento produttivo: il terziario di mercato.

Lo strumento del PNRR, è a tutti chiaro, rappresenta l’unica vera opportunità per recuperare il terreno perduto, le arretratezze infrastrutturali, i gap di servizi. Assicurando quella ripresa dell’economia che auspichiamo - oggi più che mai al terzo anno di emergenza economica - attraverso una tale quantità eccezionale di risorse da indirizzare nei tempi e nei modi giusti. Solo a queste condizioni: che si faccia bene e presto. Senza perdere più tempo in costruzione di strategie unilaterali ma sedendosi a costruire le azioni direttamente con le imprese, che della ripresa sono il motore, sarà possibile assicurare una crescita robusta non solo al Sud ma all'intero Paese.

E se il successo del Pnrr è un obiettivo sfidante a livello nazionale, lo è ancora di più per il Mezzogiorno, perché il Sud ha ritardi amministrativi, burocratici e produttivi, ed ha soprattutto gravissime carenze infrastrutturali che sono di ostacolo alla ripresa economica.

Il Piano di Ripresa e Resilienza deve allora agire proprio su questi ostacoli, e rimuoverli.

Altrimenti avremo un duplice effetto negativo. Si produrrà solo ancora spesa ‘inutile’ che servirà solo a mantenere un’economia a due velocità. E lascerà noi, e chi verrà dopo di noi, con un gigantesco indebitamento.

Perché, non dimentichiamolo, il PNRR solo se sarà utilizzato adeguatamente rappresenterà un investimento che darà una svolta decisiva all’Italia, altrimenti non solo sarà una enorme occasione persa, ma rappresenterà un appesantimento insostenibile per tutti noi e le future generazioni.

Il PNRR non è un regalo che ci fa l’Europa, ma un prestito. Occorre fare come fanno le imprese che se attingono a prestiti è per avviare investimenti e attività che poi creeranno reddito aggiuntivo, altrimenti di quell’impegno enorme, del PNRR rimarra’ solo indebitamento.

Ed allora dobbiamo agire. A partire dal Sud. L’antica questione della minore reattività del Sud nei periodi di ripresa si era del resto già posta nel 2021, anno in cui i dati hanno attestato una crescita dell’economia nel mezzogiorno meno vivace rispetto al resto del Paese. Ma nel 2021 non c’erano ancora i fondi del PNRR destinati proprio a riequilibrare le economie territoriali.

Le risorse che saranno adesso investite attraverso la realizzazione del PNRR devono puntare ad incidere su questi divari: a rendere cioè il Mezzogiorno strutturalmente più dinamico rispetto al passato, tanto in termini assoluti quanto in termini relativi.

L’economia siciliana è determinata, nel bene o nel male, dal sistema del terziario di mercato. La struttura produttiva della Sicilia è infatti caratterizzata dal ruolo preminente del terziario di mercato, area di elezione della rappresentanza di Confcommercio, ove si concentra quasi il 54% del tessuto produttivo siciliano.

Attraverso il PNRR dobbiamo puntare a ridurre lo scarto tra i tassi di crescita tra il Sud e il resto dell’Italia. Ma avendo cura non solo a sostenere le imprese, ma anche a non far crollare la domanda di consumi e a rendere una volta per tutte la PA adeguata e in linea con standard adeguati per tempi e qualità alla ripresa e allo sviluppo economico e infrastrutturale.

Occorre correre, ma occorre anche che tutti i settori sappiano adeguarsi. Il settore privato lo fa per indispensabile cambiamento di sopravvivenza, la macchina pubblica amministrativa occorre che garantisca risultati e tempi.

Non è più tempo di tollerare sacche di inefficienza e di impunità ai mancati risultati. Anche il pubblico occorre che si adegui a fornire garanzie di risultato, a premiare il merito se c’è, ma a eliminare ciò che non funziona o è incapace o inefficiente.

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Tue, 5 Apr 2022 14:44:34 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/746/pnrr-o-cambiamo-o-lasceremo-alle-future-generazioni-un-gigantesco-debito sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Le imprese hanno bisogno di una nuova pubblica amministrazione https://www.patriziadidio.com/post/745/le-imprese-hanno-bisogno-di-una-nuova-pubblica-amministrazione

L’Italia ha certamente fatto un buon lavoro nell’aggiudicarsi i fondi del Recovery Fund. Ma questi fondi, ricordiamolo, sono un mezzo, non sono il fine.

Perché sia raggiunto l’obiettivo della ripresa, occorre la capacità di spendere le risorse bene e in fretta.

La credibilità del Paese e il futuro della nostra economia dipendono proprio da questo: dalla capacità di spendere bene - e con onestà - le risorse del PNRR.

Per garantire il successo del PNRR si rendono quindi necessari alcune interventi normativi che, prima di tutto, permettano la semplificazione delle procedure e l’accelerazione degli iter di approvazione in modo da creare le migliori condizioni per garantire una celere esecuzione dei progetti.

Prevenire frodi e infiltrazioni criminali ed attuare un’effettiva semplificazione amministrativa e burocratica sono, come in questo caso, fenomeni tra loro connessi e possono a costituire quella ‘rivoluzione del sistema’ necessaria a garantire che le risorse rese disponibili dal PNRR producano effettivamente ripresa economica.

Dopo decenni di ‘bizantinismi’ occorre oggi risolvere semplificando. Rimettendo al centro la persona, con un nuovo umanesimo che guidi anche la realizzazione del Piano di ripresa e resilienza.

È quasi un miracolo che il sistema economico abbia fatto fronte alla gestione della pandemia, ma ora serve un deciso cambiamento di passo.

Senza una Pubblica Amministrazione efficiente altrimenti il PNRR non si attua: da qualunque punto si guardi il settore privato dipende da quello pubblico.

Il primo passo deve allora essere quello di adeguare il sistema della PA alle funzioni e alle competenze mancanti: serve una massiccia operazione di reclutamento, che rinnovi e implementi le competenze presenti nella pubblica amministrazione.

Servono persone capaci di <far funzionare le cose>. Serve un cambiamento nel modello organizzativo.

Occorre uno strappo esogeno (legislativo e sistemico) ed uno endogeno (che riguarda le risorse umane e la loro motivazione) al sistema.

Si deve passare dalla logica dell’adempimento alla ‘logica di risultato’.

Occorre abbandonare i modelli piramidali: gerarchizzazione e parcellizzazione devono essere sostituite da autonomia e responsabilità. Con relativa misurazione del rendimento anche in termini di assunzione di responsabilità e di sanzione anche economica nel caso non ci si comporti nel senso di assolvere ad una funzione pubblica che deve dare risposte e non può sottrarsi a prendersi responsabilità e sostenere costruttivamente nel rispetto delle norme, il fare impresa, lo sviluppo economico del Paese attraverso investimenti.

Abbiamo l’impellente necessità del coinvolgimento del personale pubblico. Noi imprese sentiamo il bisogno di sentirlo sintonizzato con le nostre necessità.

Senza motivazione, oltre che formazione e quindi investimenti sulle persone e sui modelli organizzativi, si è destinati al fallimento.

Sarebbe auspicabile uno scambio osmotico tra il sistema pubblico ed il sistema delle imprese. Attraverso tirocini formativi in aziende private dei dipendenti della Pubblica Amministrazione, quelli esistenti e i nuovi. Solo così lavorando insieme sul campo, il sistema pubblico potrà davvero capire le difficoltà di chi deve immettere ogni giorno visione, capacità, produttività, formazione; e in più deve competere, conoscere, vendere, sempre nel rispetto delle norme e con tutti gli ostacoli. Tutto questo condito da ottimismo e dalla necessaria visione propositiva che serve a chi si confronta con il mercato.

Lavorare insieme favorirebbe lo sviluppo nei dipendenti pubblici dell’ ‘etica della responsabilità’, per diventare il vero volto dello Stato che essi nello svolgimento del loro lavoro sono chiamati a rappresentare.

Insieme - e non dall’altra parte - , così devono camminare pubblico e privato se davvero vogliamo realizzare il Piano di ripresa dell’Italia.

La motivazione delle persone al proprio lavoro, la capacità e l’attitudine a mettersi in gioco, risolvendo problemi e non semplicemente svolgendo compiti, è il prerequisito per garantire la crescita della produttività.

Necessario quindi agire attraverso la semplificazione e la sburocratizzazione, riducendo i tempi di attesa. Un progetto non più rimandabile: insieme alla definizione chiara dei livelli di governo tra Stato, Regioni e Comuni, occorre: ridurre gli adempimenti burocratici; frenare il ricorso a una richiesta continua di documenti; favorire l’interoperabilità delle banche dati.

La crescita stabile della nostra economia passa anche per la crescita di produttività del settore pubblico.

È questa la sfida del Recovery Plan che non è solo della ripresa e dello sviluppo. Ma è invece la sfida di rimettere al centro dell’agenda del Paese, tutte quelle iniziative strutturali necessarie ad assolvere con maggiore efficacia ed equità ai compiti ad essa assegnati.

Il vero punto di svolta è che bisogna passare dall’inaccettabile logica dei fannulloni e dei furbetti del cartellino, che ha permeato le azioni della cattiva politica di questi decenni, al riconoscimento pieno del ruolo e del valore del lavoro pubblico.

Il decreto Semplificazioni costituisce quindi un piccolo passo importante nella direzione corretta. Ma la strada è lunga e le riforme da realizzare sono tante, e non si deve più perdere un solo istante.

Occorre uno sforzo congiunto per lo sviluppo pari a quelli titanico che stanno attuando gli imprenditori e le imprenditrici in Italia.

Ce la faremo solo se tutti andremo nella stessa direzione e il volto dello Repubblica sarà quello dei tanti dipendenti pubblici che saranno il meglio che esprime il nostro Paese per competenze, per qualità di servizio, per responsabilità, per motivazione.

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Wed, 30 Mar 2022 13:23:11 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/745/le-imprese-hanno-bisogno-di-una-nuova-pubblica-amministrazione sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il Manifesto del Terziario Donna patrimonio e guida di Confcommercio https://www.patriziadidio.com/post/744/il-manifesto-del-terziario-donna-patrimonio-e-guida-di-confcommercio

<L’economia ha bisogno di nuovi modelli. Che mettano al centro prosperità, qualità della vita, convivenza tra diversi, emozioni e felicità, Produzione e scambio devono avere il respiro dell’etica. Cerchiamo il benessere. Ma non c’è benessere senza “Bene Essere”>.

Il Manifesto del Terziario Donna Confcommercio è qualcosa di cui vado particolarmente fiera. Lo utilizzo come “biglietto da visita” quando vado a convegni e incontri istituzionali in rappresentanza di Confcommercio.

Perché per me non è solo uno strumento di comunicazione ma anche di rappresentanza. Racconta a chi incontro chi siamo e cosa rappresentiamo ma anche cosa desideriamo come sviluppo: un progresso economico ma anche sociale.

Per chi è abituato ad una gestione del potere ‘muscolare’ può sembrare una banalità. E invece è l’espressione della rappresentanza che interpreta il “sentire” della base.

Con questo documento, insieme alla straordinaria squadra di Donne con cui ho condiviso i miei 10 anni di guida del Terziario Donna Confcommercio, si è fatto molto di più di quanto non si comunichi in incontri, convegni e riunioni.

Il Manifesto rappresenta la Carta dei valori di vita e d’impresa, che noi imprese di Confcommercio riteniamo basilari, come il rispetto degli altri e delle regole, investire sulla bellezza, valorizzare il talento e il merito, lasciarsi guidare dall’etica.

Valori che vanno rimessi al centro in un momento in cui l’Italia sembra aver smarrito molti riferimenti credibili, autorevoli e imprescindibili.

Il Manifesto ci invita a lavorare per il bene collettivo, a ricercare il bene Essere, riconvertendo i nostri sistemi di impresa verso quel nuovo umanesimo a cui ci sprona Papa Francesco, ma che poi è insito nelle nostre imprese che mettono la persona al centro e si basano su senso di socialità e di comunità.

Lo abbiamo espresso con chiarezza al punto 14 del nostro Manifesto: <Cambiamo cultura e modi. Non solo guardando dentro noi stessi. Ma fuori. Ci può essere impresa migliore in una società migliore. Società ed economia devono progredire insieme, l’una integrandosi con l’altra>.

Il metodo che abbiamo proposto è quello della democrazia paritaria che riconduce la presenza delle donne non solo ad una questione etica, di civiltà, di merito e di legittimità ma anche di opportunità economica, visto la correlazione esistente tra prodotto interno lordo e lavoro femminile.

E purtroppo invece l’Italia è ancora tra i Paesi europei quello che usa al minimo il potenziale di sviluppo legato al lavoro femminile. Nessun Paese avrebbe da guadagnare più del nostro puntando su quella differenza di genere che dovrebbe rappresentare una risorsa per la società, se decidesse di valorizzare concretamente le donne.

La ripresa economica del Paese dipende anche da questo, da quanto sarà capace di garantire un adeguato sostegno a quel capitale dormiente del Paese che sono le donne. Per farlo serve investire su adeguate politiche familiari e di welfare. Ma non basta.

Serve una vera e propria rivoluzione culturale che proponga un solido modello di condivisione degli impegni tra uomo e donna in famiglia. E rilanci il lavoro femminile, soprattutto quello imprenditoriale e autonomo delle donne che decidono di avviare un’iniziativa economica.

Sulla donna gravano ancora totalmente o quasi, oltre ai lavori domestici, gli impegni cosiddetti di cura, ovvero della conduzione della crescita dei figli e di assistenza degli anziani.

Ed allora ripartiamo da Condivisione e Partecipazione.

E da una cultura di impresa progressista, attenta non solo ai problemi legati alle categorie o al mercato o all’economia, ma anche a temi più ampi, che attengono alla democrazia, perché anche da questo dipende il futuro dell’economia e del Paese.

Questo in Confcommercio è da tempo un principio assunto largamente, e con la guida illuminata del Presidente Sangalli abbiamo al nostro interno realizzato questo principio, aumentando la rappresentanza negli organi.

Oggi da vice presidente di Confcommercio ritengo l’incarico assunto da qualche mese alla legalità e alla sicurezza in piena continuità di significato con quei valori e quelle intenzioni che abbiamo segnato nel Manifesto nato nell’ambito della mia Presidenza del Terziario Donna ma patrimonio della Confederazione.

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Wed, 23 Mar 2022 12:10:25 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/744/il-manifesto-del-terziario-donna-patrimonio-e-guida-di-confcommercio sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Per un centro storico economicamente vitale https://www.patriziadidio.com/post/743/per-un-centro-storico-economicamente-vitale

Palermo vanta uno dei più estesi e ricchi centri storici. Un patrimonio di bellezza di cui stiamo perdendo il valore.

Se guardiamo all’ultimo decennio, è infatti diminuito di un terzo il numero di attività di commercio al dettaglio presenti nel centro storico della città. Sono aumentate le imprese che caratterizzano il settore turistico in risposta all’internazionalizzazione della città cresciuta anche grazie all’anno in cui Palermo è stata capitale della cultura. Nell’ultimo decennio vi è infatti stato un incremento netto delle imprese operanti nel settore turistico (alberghiero ma soprattutto extra-alberghiero) e del settore ristorazione (soprattutto quella ‘smart’ senza alcun collegamento diretto con l’identità del luogo). A fronte di questi aumenti, sono invece scesi sotto il livello del 1999 le imprese ubicate nel centro storico operanti nei settori tradizionali della moda (abbigliamento e calzature), dell’editoria, e dei giocattoli.

I dati sono emersi dallo studio redatto dal Centro Studi di Confcommercio con il contributo del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne, che ha osservato le dinamiche commerciali che hanno riguardato negli ultimi anni i centri storici di 120 comuni italiani medio-grandi.

L’Osservatorio sulla demografia d’impresa nelle città italiane e nei centri storici mostra in dettaglio le risultanze delle dinamiche intervenute nel tessuto commerciale, con un focus particolare su quello che è il cuore pulsante delle città, ovvero il centro storico, che in quasi tutte le città coincide anche con il luogo dove è più complesso il rapporto tra costo affitti e rendimento dei negozi.

Lo studio rappresenta in maniera plastica non soltanto la crisi del settore, dovuta alla stagnazione dei consumi prima ancora che alla pandemia, ma anche i processi di trasformazione del centro storico verso un preoccupante squilibrio commerciale e una disarmonia complessiva nelle funzioni e nella bellezza della città.

Si rischia un’alterazione in senso negativo dell’aspetto identitario della città, con un centro storico sempre meno attrattivo. E la scomparsa dei negozi di comunità, che sono quelli che più di tutti esprimono il senso identitario di città. Scompaiono infatti interi settori merceologici, che magari decidono di spostarsi nelle periferie o nei centri commerciali. Ed al contempo si assiste ad una disordinata evoluzione delle strutture di ristorazione e alloggio che sta impoverendo i nostri centri.

È un fenomeno che, negli anni, sta deprimendo la vitalità e l’attrattività dei centri storici che non è determinata soltanto dalla bellezza architettonica e monumentale ma da tutto ciò che li rende funzionali ed ospitali. Anche a viverci e a viverci bene. Grazie anche e direi soprattutto alle imprese del terziario di commercio e dei servizi che contribuiscono a determinare questa qualità.

Il fenomeno di spoliazione commerciale dei centri storici è stato drammaticamente accelerato dalla pandemia e vi è oggi estrema incertezza. Il periodo di post picco pandemico apre difatti a scenari di crisi che potrebbe assumere proporzioni più consistenti quando, negli elenchi delle imprese cessate, verranno inserite anche molte di quelle attualmente ‘congelate’ in attesa da parte degli imprenditori di capire se, e soprattutto come, sarà possibile ritornare ai flussi commerciali ante 2020.

I centri storici non possono rivolgersi solo a consumatori ‘mordi e fuggi’. Con il passare del tempo, una città senza negozi tradizionali e senza offerta diversificata di servizi diventerà sempre meno gradevole anche per i turisti e gli stessi residenti.

Dobbiamo guardare a soluzioni come il decreto salva centri storici che permetta ai sindaci di ‘guidare il cambiamento’, non lasciando solo al libero mercato la possibilità di definire il tessuto commerciale nelle aree cittadini più sensibili, come ad esempio - nel caso di Palermo - il percorso arabo normanno o le aree pedonali.

Occorre programmare il necessario riequilibrio del mix merceologico, e farlo per tempo, coinvolgendo le associazioni rappresentative delle imprese che conoscono bene esigenze, criticità e prospettive. Ciò che serve a ripopolare i centri storici è una strategia condivisa, per disegnare insieme un’idea di città ecosostenibile che sia anche bella, moderna, funzionale e armoniosa.

Il PNRR ci offre una irrinunciabile opportunità attraverso gli stanziamenti per la rigenerazione urbana, precondizione ad un nuovo più equilibrato sviluppo della città, che faccia procedere in parallelo riqualificazione urbana e rivitalizzazione economica.

Come Confcommercio siamo da tempo impegnati nella salvaguardia e nello sviluppo integrato del tessuto economico della città con modelli di politica urbana che, nel medio e lungo termine, possano dare risposte concrete all’economia reale. Ma abbiamo bisogno dell’impegno anche e soprattutto di chi ha il governo delle città.

E continuiamo a ripetere che non possono esistere negozi senza città e non ci può essere città senza negozi.

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Tue, 15 Mar 2022 13:37:15 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/743/per-un-centro-storico-economicamente-vitale sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il Codice Etico di Confcommercio https://www.patriziadidio.com/post/742/il-codice-etico-di-confcommercio

Penso che prima delle competenze, ciò che debba indirizzare le nostre vite sia la correttezza, l’onestà, la coscienza civica, insomma l’etica.  

Il filo rosso della mia vita è da sempre l’etica. Seguendo questo filo che ho colto come insegnamento dalla mia famiglia, ho indirizzato la mia vita personale, i miei rapporti con gli altri, il mio lavoro, la mia attività di rappresentanza delle imprese.  Anche per questo uno dei miei impegni nella guida di Confcommercio Palermo è stato lavorare al Codice Etico dell’associazione.

Così mentre lo statuto rappresenta l’organizzazione e gli obiettivi, Il Codice Etico di Confcommercio Palermo a rappresenta lo strumento predisposto per esprimere gli impegni ed i valori etici perseguiti dall’Associazione nella gestione delle proprie attività.

Approvato la prima volta nel 2016 ed aggiornato nel 2019, il Codice Etico ha la finalità di fornire indirizzi generali di carattere etico-comportamentale cui conformarsi nell’esecuzione delle attività. Un ‘codice morale di condotta’ che orienta l’operato della nostra Federazione  e di tutti i suoi associati, sia dentro l’associazione sia nello sviluppo delle reti esterne all’associazione.

Secondo il Codice Etico di Confcommercio Palermo, tutte le strutture sono infatti tenute ad adottare modelli di comportamento prima di ogni cosa ispirati alla qualità, efficienza ed integrità morale, deontologica e professionale. Uno spartiacque tra chi si riconosce ed opera secondo i valori confederali e chi no.

Il codice invita ad agire sempre con spirito di giudizio libero da condizionamenti esterni e fondato sul rispetto delle leggi dello Stato, delle norme di Confcommercio e tenuto conto degli obiettivi di crescita e di sviluppo nell’interesse del progresso civile, sociale ed economico del Paese e della collettività.

Ad operare costantemente al fine di contrastare i fenomeni della criminalità mafiosa ed organizzata, dell'estorsione e dell'usura, favorendo la crescita e la diffusione della cultura della legalità e di una coscienza associativa che contrasti ogni pratica illegale e di condizionamento criminale del libero mercato e della libertà d’iniziativa degli operatori economici.

Invita quindi ogni componente del sistema ad interpretare il proprio ruolo con eticità e spirito di servizio e nel rispetto delle prerogative e dei doveri ad esso connessi. A perseguire il Bene comune.

I principi che guidano il sistema confederale sono la lealtà, il rispetto reciproco, la trasparenza, la correttezza, l’imparzialità, l’indipendenza, la responsabilità, l’onestà ed il rigore nella gestione delle risorse economiche e umane. Parole ben chiare che delineano in modo chiaro ed inequivocabile il codice di condotta che la federazione si impegna ad attuare orientando verso la loro concreta realizzazione ogni scelta ed ogni azione promossa.

Il codice fornisce i valori di indirizzo necessari a garantire massima trasparenza, correttezza e completezza dell'informazione nel rapporto con fornitori, consulenti e qualsiasi altro soggetto terzo. Ma anche a sostenere un forte legame tra individui ed organizzazione, basato sui principi di lealtà e di fiducia, di solidarietà, ed indirizzato alla crescita della qualità delle relazioni umane.

Al centro dell’attenzione della federazione che fa del nuovo umanesimo il suo modello di sviluppo, non potevano che essere le Persone. Ed in merito il codice promuove la valorizzazione delle risorse umane, consapevole che esse rappresentano il vero patrimonio per lo sviluppo dell'Associazione e dell'intero sistema. E a tal fine si impegna a mettere in atto tutte quelle iniziative che permettono di accrescere le competenze, la creatività e la partecipazione attiva del personale, per aumentarne la motivazione e favorirne la crescita professionale e la realizzazione personale. Ed altresì proibisce qualsiasi forma di discriminazione, razzismo e xenofobia, e si impegna ad evitare e perseguire qualsiasi tipo di molestia, costrizione e coercizione sui luoghi di lavoro.

Il codice etico in linea con il punto 12 del mio manifesto: <Per noi “fare” significa una cosa sola: fare bene. Dove “bene” significa, pur con i nostri limiti, fare ogni giorno il meglio che possiamo, are bene e farlo da persone perbene.>

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Sun, 27 Feb 2022 15:03:12 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/742/il-codice-etico-di-confcommercio sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Emergenza occupazione femminile https://www.patriziadidio.com/post/741/emergenza-occupazione-femminile

I dati erano già allarmanti prima della pandemia. Ma questi due anni di crisi economica hanno aggravato ancora di più le diseguaglianze di reddito, di genere, di generazione, quelle territoriali tra Nord e Sud. Ed a pagare di più i costi di una crisi fatta anche di ritardi e di scelte non sempre adeguate come sempre sono le donne, in particolare quelle che fanno impresa, e che l’impresa la fanno al Sud.

L’impatto della pandemia ha pesato negativamente sull’occupazione femminile: il tasso di occupazione femminile a livello nazionale è sceso al 49% ed il divario con quello maschile è salito al 18,2%. Sono penalizzate soprattutto le giovani generazioni (33,5%) e in particolare le donne del Sud; ancor di più le donne con figli o impegnate nelle attività di cura familiare.

La partecipazione delle donne al mercato del lavoro nel Sud è precipitata al 33%, contro un tasso di occupazione medio del 59,2% al Centro-Nord e del 63% nell'Ue-27. Il Mezzogiorno sconta quindi - in tema di occupazione femminile - 30 punti di distanza rispetto al resto dell'Italia e dell'Europa.

La posizione del lavoro delle giovani donne fra i 15 e i 34 anni è drammatica. Solo 1 su 3 (33,5%) è occupata e il titolo di studio le protegge solo in parte: se laureate, trovano lavoro entro tre anni dal conseguimento del titolo di studio nel 61,2% dei casi, contro il 68,2% dei maschi e l’82,6% medio europea. Se diplomate, questa percentuale crolla al 41%, con una forbice che nella pandemia si è estesa sia rispetto ai giovani maschi (55,3%), sia rispetto alla media della Ue (67,4%).

Per quanto attiene all’occupazione femminile in fasce di età giovanili, il dato si attesta al 49%, al di sotto del dato maschile di ben 18,2 punti percentuali. Una distanza che continua ad aumentare. Va ancora peggio per le giovani madri: per coloro che hanno un figlio in età pre-scolare infatti il tasso di occupazione è solo il 57,5% di quello delle giovani della stessa età ma senza figli. Le donne risultano infine più penalizzate anche nelle nuove assunzioni. Si registra infatti un calo del 26,1% delle nuove assunzioni che hanno riguardato le donne a fronte della diminuzione del 20,7% dei contratti attivati nello stesso periodo per lavoratori uomini. E sempre le donne sono la categoria ad aver registrato il minore numero di reingressi nel mercato del lavoro.

Ma il peso maggiore della crisi lo pagano le donne che si sono scommesse a guida di piccole imprese, meno strutturate e quindi più fragili, che sono poi quelle che rappresentano il tessuto imprenditoriale del Sud e che proprio dal PNRR dovrebbero ricevere un sostegno importante.

La strada per chi, donna, vuole fare impresa al Sud è una strada sempre in salita. Occorre agire per supportare la ripresa delle imprese, ed intervenire prima di ogni cosa sul sostegno economico delle imprese femminili.

Ne abbiamo fatto una battaglia di Confcommercio. Una battaglia per la quale mi sono battuta per tutto il mio mandato decennale di Presidente del Terziario Donna di Confcommercio, insieme al mio consiglio e a  tutta la struttura, perché la rappresentatività di questo capitale fosse adeguatamente valorizzata.

Pensavamo di avere finalmente ottenuto risposte concrete ed immediate a settembre dal Ministro Giorgetti che si era impegnato all’immediato avvio. Ma sono passati altri tre mesi per vedere pubblicato nella Gazzetta del 14 dicembre scorso il decreto che dava il via al Fondo per l’Imprenditoria femminile.  Una prima dotazione di 200 (di cui 40 milioni dalla Legge di Bilancio e 160 milioni a valere sul PNRR con decreto pubblicato in gazzetta lo, scorso 1 febbraio, che si discosta dai 400 milioni dichiarati) finalizzata a promuovere e sostenere l'avvio e il rafforzamento dell'imprenditoria femminile, attraverso finanziamenti con una percentuale a fondo perduto.  E solo qualche giorno fa è stato pubblicato il decreto che rende operativo il Fondo. Ma si è ancora in attesa che apra lo sportello ove presentare istanze. Un tempo troppo lungo per chi aspetta risposte. Ed intano il divario aumenta.

Occorre che chi ha le redini del Paese decida di agire concretamente per rimettere in circolo l’energia delle donne imprenditrici e lo faccia guardando ai dati di mancato PIL che una mancata attuazione dei necessari strumenti comporta. E soppesando bene quanto incide nella vita quotidiana di chi sceglie di fare impresa ogni giorno di ritardo.

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Fri, 18 Feb 2022 20:03:11 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/741/emergenza-occupazione-femminile sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Contro la corruzione serve una nuova educazione all’etica https://www.patriziadidio.com/post/740/contro-la-corruzione-serve-una-nuova-educazione-all-etica

La presidenza italiana del G20 tra gli obiettivi prioritari si è posta la lotta alla corruzione. Obiettivo che nasce dall’analisi dei numeri sul fenomeno corruttivo nazionale e internazionale, aumentato in seguito al periodo della pandemia.

I dati pongono infatti in rilievo un quadro veramente allarmante, identificando la corruzione come una vera e propria calamità sociale che mette giorno dopo giorno a forte rischio la produttività e la competitività delle imprese, se non addirittura la crescita economica e la ripresa post pandemica.

Il tema della corruzione, che è un fattore gravemente distorsivo della libera concorrenza, è per Confcommercio un argomento centrale nel programma di legalità e sicurezza.

In Italia, il fenomeno corruttivo già ante PNRR aveva assunto dimensioni preoccupanti. La situazione fotografata in un report dell’Ufficio studi Confcommercio mostra la dimensione grave del fenomeno. Ma adesso con l’arrivo delle risorse PNRR rischia di diventare il nodo dello sviluppo.

La mappatura del crimine effettuata dall’ufficio studi confederale conferma una teoria che sosteniamo da tempo: la sicurezza e la legalità sono fattori che incidono direttamente sulla competitività non solo del nostro sistema economico, ma dei territori e delle singole imprese.

Occorre allora rafforzare tutti i presidi di prevenzione del rischio di infiltrazioni criminose nella realizzazione delle opere pubbliche, delle forniture e dei servizi, fenomeno che sicuramente tenderà ad accentuarsi in questa fase storica in vista dell’afflusso dei capitali europei che finanzieranno il PNRR.

La corruzione è una zavorra per lo sviluppo. Un fenomeno ormai dilagante davanti al quale non bastano sanzioni e azioni repressive.

Per arginarla serve una nuova educazione all’etica che parta anche dalle famiglie, primo nucleo di formazione delle future generazioni.

Si continuano a spendere fiumi di inchiostro sul tema della legalità, ma occorrerebbe parlarne meno e metterla più in pratica, perché emergano quei modelli silenziosi di semplice normalità a fare il proprio dovere, innanzi tutto per se stessi.

Si è smarrita la strada della dignità, come ci ha ben sottolineato il Presidente Mattarella nel discorso di insediamento nel suo secondo mandato.

Si sono spese troppe parole. Ma dalle parole bisogna passare ai fatti. Agire anche sul versante culturale, quello della consapevolezza. Se chi commette un illecito non viene più messo ai margini, isolato, il rischio è che prevalga una sorta di giustificazione’, se non peggio assuefazione.

Serve invece cultura civica, senso dello Stato, passione per quello che facciamo. 

Se riusciamo a costruire una cultura della coscienza e della dignità facendo il nostro dovere senza clamore possiamo da semplici cittadini essere degli eroi silenziosi coltivando quella legalità e quel rispetto per la democrazia che sono stati punti centrali del sacrificio di eroi come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e di tutti gli altri magistrati, uomini e donne delle forze dell’ordine che hanno perso la vita per mano mafiosa. Dobbiamo essere capaci di costruire le coscienze non solo sul paradigma dei morti ma anche sulla coscienza civile che deve essere viva e dei vivi.

Nel mio impegno come incaricata sul tema della legalità di Confcommercio porterò avanti con determinazione i principi già tracciati con chiarezza del Manifesto del Terziario Donna che rappresenta la carta di valori personali, di vita e di impresa di noi imprenditori: <Perseguiamo la legalità e i valori della Costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri. Respingiamo l’estorsione e ogni violenza. Rispettare e affermare la legalità è cosa importante in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l’orgoglio di essere degni.>

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Sun, 13 Feb 2022 18:46:25 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/740/contro-la-corruzione-serve-una-nuova-educazione-all-etica sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Si scrive Imprendigreen, si legge futuro https://www.patriziadidio.com/post/738/si-scrive-imprendigreen-si-legge-futuro

Con il progetto Imprendigreen, lanciato qualche giorno fa a livello nazionale e che adesso entra nel vivo sul territorio, con l’adesione di tantissime imprese, Confcommercio ha inteso affermare il proprio concreto impegno per lo sviluppo sostenibile, indirizzando e valorizzando i comportamenti virtuosi delle aziende a favore dell’ambiente. 

Imprendigreen di Confcommercio è infatti la prima grande iniziativa sistemica funzionale a rendere praticati e misurati i principi dettati dall’Agenda Onu 2030 sullo sviluppo sostenibile.

Una iniziativa nazionale che aggrega risorse e professionalità sul territorio, creando un vero e proprio network al servizio del sistema e delle imprese.

Un progetto ambizioso che guarda al futuro, assegnando alle imprese la responsabilità di contribuire attivamente al cambiamento. Da protagoniste.

Imprendigreen si articola in un programma di azioni volte a sensibilizzare, formare e accompagnare le imprese nella transizione da un’economia lineare a un’economia circolare. Ma anche a preparare le aziende a cogliere tutte quelle opportunità messe in campo dal Green deal europeo e dal PNRR, nonché dai vari fondi europei e nazionali finalizzati ad innovare i modelli di produzione e distribuzione e di offerta dei servizi e indirizzare le imprese dei diversi settori del commercio, del turismo, dei trasporti, dei servizi e le professioni verso un miglioramento continuo e duraturo delle proprie performance in termini di sostenibilità e a sostegno dell’ambiente

Imprendigreen - che prevede anche una puntuale attività formativa diretta alle imprese, consapevoli che sul tema serve investire anche in conoscenza oltre che in coscienza - punta a fornire alle aziende quella cassetta degli attrezzi necessaria per adottare gli obiettivi ONU di sviluppo sostenibile sanciti da Agenda 2030. 

Ma anche a dare evidenza dei benefici tangibili che i comportamenti sostenibili determinano non solo in termini di competitività e di performance ambientali ma anche di effetti positivi sia sociali che di vantaggi economici generati.

Intraprendere percorsi di sostenibilità sempre più ambiziosi servirà a garantire un futuro migliore per il nostro Paese, per le nostre famiglie e per le nuove generazioni.

Unitamente alle azioni di formazione e informazione, con il coinvolgimento di partner strategici ed enti di ricerca di assoluto spessore nazionale ed internazionale, aiuterà le imprese a migliorare la conoscenza delle normative e a favorire la diffusione e la replicabilità di comportamenti virtuosi sotto il profilo ambientale e sociale e, cosa molto importante per un’impresa, a ridurre i consumi .

Sarà operata anche a livello territoriale una fitta azione di messa in evidenza delle buone pratiche di sostenibilità ambientale di imprese, territori ed associazioni, affinché le stesse possano essere replicate e permettano all’intero tessuto imprenditoriale di avviarsi verso un percorso virtuoso di performance in chiave green.

Siamo infatti convinti che elemento fondamentale per rendere possibile – e conveniente - la transizione ecologica sia dare la giusta evidenza dell’impegno volontario sostenuto dalle aziende per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità declinati dalle Nazioni Unite nell’Agenda 2030. 

Il programma darà anche luogo al censimento e valorizzazione di quelle aziende che per prime avranno messo in atto azioni di sostenibilità ambientale in modo volontario.

L’elemento centrale del progetto è infatti rappresentato dal ‘bollino Green’, un vero e proprio ‘marchio di sostenibilità’ che verrà rilasciato a coloro che si saranno maggiormente distinti, anche semplicemente su buone prassi quotidiane, a favore della riduzione degli sprechi, del riciclo, del riuso, dell’utilizzo di minore energia, (sui temi dello sviluppo sostenibile, ) e che servirà proprio come (certificazione) riconoscimento delle imprese e delle associazioni territoriali ambientalmente virtuose.

L'obiettivo è quello di coniugare le tre R – Ricicla, Riusa,Riduci - con le tre B che contraddistinguono la qualità delle aziende italiane - Bello, Buono, Benfatto - radicando con i buoni esempi sul territorio una coscienza e una conoscenza ambientale che possa rappresentare un volano di crescita per le nostre imprese, ancora più importante oggi nella difficile fase congiunturale che stiamo vivendo.

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Mon, 7 Feb 2022 08:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/738/si-scrive-imprendigreen-si-legge-futuro sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Insieme si può: Confcommercio Palermo al fianco delle vittime di racket ed usura https://www.patriziadidio.com/post/739/insieme-si-puo-confcommercio-palermo-al-fianco-delle-vittime-di-racket-ed-usura

<“Insieme si può” non è solo uno slogan, piuttosto una consapevolezza: nessuno infatti si libera da solo. Soprattutto quando si vogliono contrastare fenomeni criminali così invasivi come racket e usura, che minano uno dei più importanti principi sanciti dalla nostra Carta Costituzionale: la libertà dell'iniziativa economica. Negli ultimi anni molte cose sono cambiate. Eppure le denunce sono sempre sporadiche e frutto della scelta di singoli. Il risultato è che il sistema paese continua a pagare un prezzo altissimo, a causa della permeabilità dei territori e dell’economia legale alla criminalità mafiosa e e alla criminalità comune.>

Nei giorni scorsi, come Presidente di Confcommercio Palermo ho siglato un protocollo d’intesa con la cooperativa sociale Solidaria allo scopo di incentivare la denuncia di eventuali reati ma allo stesso di assicurare alle vittime l’adeguato sostegno anche per la riabilitazione economica e sociale.

“Insieme si può” è un importante concreto progetto di costruzione di una consapevolezza ad essere come confederazione protagonisti nei processi di riconversione culturale del territorio in cui credo molto.

La ribellione non può infatti mai essere il gesto coraggioso di uno, serve invece ‘fare quadrato’ intorno alle vittime e costruire le condizioni perché vi siano sempre più denunce. Solo un’azione collettiva può infatti fare da argine alla criminalità.

Sono passati oltre 30 anni dalla barbara uccisione di Libero Grassi e tanti passi sono stati fatti. Ma il calvario dell’imprenditore che denuncia rimane in troppi casi ancora ora un percorso solitario.

Sarebbe finalmente il tempo che la ribellione diventasse una scelta di campo di tutti, non più di singoli operatori economici ma la scelta di una intera categoria sociale, di tutta la collettività.

Come abbiamo dichiarato nel Manifesto Terziario Donna di Confcommercio: <Perseguiamo la legalità ed i valori della Costituzione con forza senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri. Respingiamo l’estorsione e ogn i violenza. Rispettare e affermar la legalità è cosa importante in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere degni, l’orgoglio di essere liberi>.

Perché si affermi e si radichi il valore di impresa che portiamo avanti da tempo, serve fare sempre più sistema e mettere in campo nuove strategie. Serve, come propone Solidaria, una diversa e più concreta attenzione nei confronti delle vittime.

La sicurezza non è infatti data soltanto dal ristoro dei danni subiti. Le vittime di racket e usura necessitano di avere al loro fianco chi può guidarli a denunciare e a mandare avanti la propria attività di impresa nella serenità di aver fatto il proprio dovere per un mondo più giusto. Ed essere così da esempio per gli altri operatori economici. Ma senza essere lasciati soli.

Il progetto “Insieme si può” di Solidaria non è un semplice “sportello” di cui si avvarrà anche Confcommercio Palermo. E’ invece un progetto che intende qualificare l’attività di assistenza e vicinanza alle vittime del racket e dell’usura mettendo a loro disposizione qualificati servizi di consulenza ed orientamento legale, amministrativo/commerciale e psicologico, nonché attività di tutoraggio e accompagnamento durante l’intero percorso: dalla denuncia sino all’accesso al fondo di solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura. Con l’obiettivo di incentivare la denuncia dei reati di racket e usura da parte degli operatori economici, ma anche di assicurare alle vittime sostegno adeguato perché possano esserci le condizioni concrete di una definitiva riabilitazione economica e sociale.

Il progetto è finanziato dal Ministero dell’Interno con i fondi del PON Legalità 2014/2020 e permetterà agli operatori economici, di poter essere assistite gratuitamente dalla denuncia fino all’accesso al fondo di solidarietà previsto dalla legge.

Il progetto si rivolge alle vittime dei reati di usura e racket, due piaghe che colpiscono duramente la nostra economia e che dopo due anni di pandemia ed una situazione di perdurante incertezza e nell’assenza di un adeguato sostegno alle imprese da parte tutti i soggetti competenti (Stato, Regione e Comune) assume proporzioni ancora più drammatiche e insidiose.

Con questo nuovo progetto che come buona prassi vorrei rilanciare anche in ambito nazionale, attraverso la delega alla legalità e sicurezza che esercito da vice presidente nazionale di Confcommercio, vogliamo essere al fianco delle nostre imprese, offrendo qualificati servizi di consulenza ed orientamento legale, amministrativo, commerciale ed anche psicologico, nonché attività di tutoraggio ed accompagnamento durante l’intero percorso di denuncia e richiesta di intervento da parte dello Stato.

Per ulteriori informazioni sul progetto, è possibile contattare a mezzo mail la segreteria di Confcommercio Palermo (segreteriapresidenza@confcommercio.pa.it) che, in maniera del tutto riservata, stabilirà un contatto con gli operatori Solidaria.

 

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Mon, 31 Jan 2022 12:10:11 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/739/insieme-si-puo-confcommercio-palermo-al-fianco-delle-vittime-di-racket-ed-usura sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La mia storia personale è la storia di tantissime donne che credono nel valore della democrazia paritaria https://www.patriziadidio.com/post/737/-la-mia-storia-personale-e-la-storia-di-tantissime-donne-che-credono-nel-valore-della-democrazia-paritaria

La maltese Roberta Metsola è la nuova presidente del Parlamento Europeo. La più giovane presidente dell'Assemblea di Strasburgo e la terza donna nella storia del Parlamento europeo. Ed è la prima volta che le tre più importanti autorità a guida dell’Europa sono donne (insieme alla Metsola, la Von der Leyen Presidente della Commissione Ue e la Lagarde Presidente della Bamca Europa ).

Nel rallegrarmi e nel ritenere questa elezione un altro successo verso la democrazia paritaria, penso però a tutte le volte che ancora ci ritroviamo a dire . 

Come dico sempre “Non siamo più, ma non siamo ancora”.

E penso alla mia storia personale che poi è la storia di tantissime donne che rappresentano importanti sistemi e che in questi si impegnano per affermare una democrazia che sia davvero paritaria. E cercano di creare le condizioni perché non ci siano più prime volte. 

Sono diventata Presidente di Concommercio Palermo nel 2015 subito dopo che l’associazione territoriale era stata scossa da uno dei fatti più gravi nella sua storia: l’arresto del suo Presidente, colto in flagrante mentre intascava una tangente.  Se non si fosse verificato un fatto così traumatico, probabilmente non avrei raggiunto un ruolo apicale nell’associazione. 

Noi donne veniamo infatti spesso chiamate come la necessaria scelta nei momenti più difficili. Una carta da giocarsi quando nessuno è interessato a gestire un posto divenuto ‘scottante’. Avrei potuto tirarmi indietro, farmi anche io demoralizzare da quanto stava succedendo. 

Ma invece è proprio in quei momenti che viene fuori il senso etico che mettiamo noi Donne quando messa da parte la bufera ci si deve rimboccare le maniche per ricostruire da dentro. Trasformando quello che era nel tempo diventato un centro di potere in un centro di servizio alle imprese, proprio come deve essere nello spirito dell’Associazione. E come oggi è. 

La carica di presidente di associazione non è retribuita, richiede molto tempo e dedizione, è pervasiva e può anche danneggiare nella propria attività imprenditoriale. Toglie tempo ed energie alla propria attività di impresa ed alla propria famiglia, ai propri personali interessi. E per una donna che si fa carico anche di tutto il lavoro di cura familiare (spesso) diventa spesso impossibile. 

Ma  sono in Associazione dal 1996 iniziando il mio impegno e la mia formazione nel gruppo giovani imprenditori ed ho creduto nei valori di questa Associazione sin dai primi passi, ispirandomi anche alla guida del Presidente Sangalli e guardando alle tante ‘rivoluzioni’ che l’Associazione ha fatto in questi anni.  

Nel 2003 divenni presidente del terziario donna di Palermo e dal 2011 Presidente nazionale di Terziario Donna. In questo ruolo ho lavorato ogni giorno per affermare il principio della democrazia paritaria, guidando un numero di valorose donne tutte impegnate sul territorio ad affermare la crescita non solo quantitativa ma anche qualitativa dell’imprenditoria femminile, capace di incidere anche a favore di un cambiamento culturale, con quella pervicacia che appartiene a noi donne. 

Svolgevo il mio ruolo di Presidente nazionale di Terziario Donna non mancando ad ogni occasione di ribadire quei principi etici che ho poi riassunti nel Manifesto di Terziario Donna.

Non potevo tirarmi indietro sulla presidenza dell’associazione di Palermo.

Ora che sono al secondo mandato di questa faticosa ma entusiasmante esperienza e guardo a tutte le tappe che abbiamo raggiunto; a come Confcommercio ha ribaltato la sua immagine sul territorio, affermando principi etici tanto rigorosi quanto inderogabili e visibili ; a come oggi Confcommercio  dialoga con il territorio e con le Istituzioni affermando sempre il metodo della condivisione; a quanto oggi l’associazione sia cresciuta e non solo quantitativamente ma in qualità, in adesione di giovani e donne (oggi il 30% delle imprese aderenti sono guidate da donne o hanno rilevanti presenze femminili), nella creazione di nuove categorie, sino all’apertura nel 2021 di Confintegra che riunisce dentro Confcommercio Palermo la comunità di imprese straniere presenti sul territorio, ma in generale come Confcommercio Palermo sia divenuta un punto di riferimento autorevole per rappresentare il mondo delle imprenditrici e degli imprenditori dei settori che rappresentiamo, il loro impegno, il loro valore, i loro valori.

Allora so che ho fatto bene quel giorno del 2015 a superare i tentennamenti e a presentarmi alla comunità di imprese come candidata ad assumere la guida come loro Presidente.

E adesso che da qualche mese ho assunto la delega alla legalità e sicurezza in Confcommercio nazionale trovo le risposte alle tante domande che mi feci quel giorno. Ma trovo anche la forza e la determinazione per portare avanti la rappresentanza delle imprese sapendo che lo faccio per i valori di vita e di impresa in cui ho sempre creduto ma anche in rappresentanza di tutte le donne imprenditrici che ‘non sono ancora’. Non ci sono ancora nei ruoli apicali a essere trainanti di cambiamento a favore della collettività.

Buon lavoro quindi alla neo Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, che certamente sarà un modello della stessa passione ed impegno che ognuna di noi mette quando sa di rappresentare non solo un sistema ma un impegno verso la democrazia paritaria compiuta

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Sun, 23 Jan 2022 08:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/737/-la-mia-storia-personale-e-la-storia-di-tantissime-donne-che-credono-nel-valore-della-democrazia-paritaria sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Nasce Imprendigreen: l’iniziativa Confcommercio a favore dell’ambiente https://www.patriziadidio.com/post/736/nasce-imprendigreen-l-iniziativa-confcommercio-a-favore-dell-ambiente

Nasce Imprendigreen, il nuovo progetto fortemente voluto da Confcommercio per promuovere la transizione in chiave di sviluppo sostenibile delle imprese.

Si parla tanto e da tanto tempo di emergenza ambiente. Ma la transizione in chiave green dell’economia resta ancora sulla carta malgrado sia diventata il cardine centrale anche nel Next Generation EU.

Come Confcommercio abbiamo deciso di passare dalle parole ai fatti, sperimentando noi per primi all’interno delle nostre associazioni e delle imprese associate metodologie virtuose e buone prassi.

Per coniugare una visione etica d’impresa che guardi al sociale con i vantaggi economici per l’impresa, a partire dall’evitare gli sprechi e risparmiare significativamente sui costi aziendali ed energetici.

Imprendigreen vuole allora costituire un importante tassello del più ampio progetto di Confcommercio, grazie al quale la Confederazione intende offrire il suo contributo concreto al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu, che grazie alla collaborazione di tutte le aziende, ma anche dagli studi professionali  e delle stesse associazioni, saranno d’ora in poi concretamente misurabili e costituiranno elemento di marketing positivo delle aziende.

Il progetto lanciato su scala nazionale da Confcommercio prevede infatti il rilascio di un riconoscimento, un bollino “green” appunto, a tutte le realtà imprenditoriali che dimostreranno di adottare comportamenti virtuosi a favore dell’ambiente e del risparmio energetico.

Comportamenti e prassi aziendali che vanno dall’utilizzo di materiali riciclati alla riduzione dei consumi, dalla scelta dei fornitori alla riduzione dei  consumi energetici. Ovvero che mettono in atto processi funzionali all’efficentamento energetico ed alla riduzione del danno ambientale.

Attraverso questo progetto intendiamo agire concretamente perseguendo gli obiettivi prefissati dall’Agenda 2030 fissati dalla Convenzione Onu. Ma altresì sostenere l’economia di prossimità, quella che caratterizza il negozio sotto casa. Perché promuovere il commercio sotto casa significsa incidere acnhe sul danno ambientale prodotto dal trasporto delle merci provenienti spesso da migliaia di chilometri di distanza, tipico degli acquisti online.

La nostra è la sfida del fare e del fare bene.

Le imprese di Confcommercio puntano su un’economia responsabile, a misura d’uomo, che guardi alla salvaguardia dell’ambiente e al contrasto della crisi climatica. Che renda le stesse aziende protagoniste e partecipi del processo di transizione ecologica tanto invocato quanto necessario.

In questo progetto, mi sono spesa personalmente, sin da quando ero responsabile nazionale del settore “Ambiente e sostenibilità” di Confcommercio nazionale. Perché ho sempre ritenuto il tema centrale per lo sviluppo di quella visione di impresa che coniuga economia, sociale e ambiente.

Un progetto di valorizzazione dell’impresa sostenibile che ha mosso i primi passi da Palermo, alcuni anni fa, e che oggi ha assunto la giusta dimensione nazionale grazie alla lungimiranza del presidente Sangalli.

Quell’idea nata a Palermo vede così oggi la nascita del progetto nazionale Imprendigreen che si arricchisce della collaborazione con diversi autorevoli partner, tra cui la Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa che si è confrontata con i più avanzati standard internazionali di riferimento.

Adesso tocca a noi, aziende ed associazioni territoriali in primis, dimostrare che investire nell’ambiente significa investire nel futuro.

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Mon, 17 Jan 2022 07:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/736/nasce-imprendigreen-l-iniziativa-confcommercio-a-favore-dell-ambiente sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Sviluppo sostenibile: linea guida per legalità e sicurezza https://www.patriziadidio.com/post/735/sviluppo-sostenibile-linea-guida-per-legalita-e-sicurezza

Lo Sviluppo sostenibile è l’elemento guida di un sistema di impresa che fa perno su legalità e sicurezza.  

Un comportamento responsabile e improntato alla sostenibilità si traduce infatti nel rispetto di un sistema di regole condiviso che orienta l'individuo verso comportamenti critici e razionali su molti aspetti del quotidiano delle imprese. Sino a rappresentare, se applicato in tutta la filiera dell’impresa, un valore identitario che diviene parte integrante della brand identity.

Lo sviluppo sostenibile, per essere sostanziale, necessita allora prima di tutto di una forte presa di coscienza che deve orientare tutto il vivere quotidiano verso comportamenti sostenibili nel tempo e fortemente orientati al rispetto delle regole. Cosa che per prima adotto nella mia pratica quotidiana e che è il modello a cui mi ispiro.

La mancanza di regole in un sistema o la difficoltà ad applicarle e farle rispettare è difatti alla base dei comportamenti illeciti, o semplicemente omissivi, che spesso tendono ad attivare meccanismi insani di sviluppo non orientati al bene collettivo ma a tornaconti economici e di potere personali.

E non a caso proprio i crimini ambientali sono una delle aree di maggiore profitto nell'ambito della criminalità organizzata. Il rapporto Ecomafia di  Legambiente ha messo in evidenza proprio come oltre il 20% circa del fatturato mafioso faccia riferimento a delitti commessi nell'ambito ambientale. 

La transizione ecologica - perno su cui fa leva il Piano di Ripresa e Resilienza italiano - deve allora rappresentare un’occasione concreta di sviluppo e un ambito strategico su cui orientare la crescita delle imprese. 

Il Green Deal europeo e il Pnrr italiano hanno all’uopo stanziato consistenti risorse economiche indirizzate proprio ad innovare, in chiave sostenibile, il tessuto imprenditoriale e la società nella sua interezza, così da dare concreta attuazione all’Agenda 2030 e raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile che sono da questa indicati.  

La transizione ecologica a cui punta il PNRR deve allora essere il pretesto per ripensare modelli di sviluppo, consumo e produzione in chiave veramente green, o come ho sempre amato dire re-orientare i comportamenti di imprese e consumatori secondo il modello proposto dall’economia della bellezza e dai principi del nuovo umanesimo. 

Per fare ciò, l’impresa deve ripensarsi ed adottare pratiche innovative che le permettano di comprendere e dare risposta alla complessità del contesto in cui opera. 

Deve inoltre saper tessere una relazione strutturata e costante con i fornitori, con i clienti e con tutto l’ecosistema di relazione, orientando il percorso di crescita lungo una direttrice che coniuga crescita economica, sviluppo sociale e salvaguardia del patrimonio naturale. 

Perché ciò avvenga e consenta la transizione attesa, è necessario adottare nel sistema impresa un codice etico, inclusivo e trasparente, che sviluppi un forte orientamento all’innovazione e migliori la sua capacità di misurare le decisioni di business analizzando tutti gli impatti (economici e non) che esse determinano, nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

L’economia sostenibile mette allora insieme tutte quelle che sono le visioni che come Confcommercio portiamo avanti da tempo, l’economia del bene-essere e un modello etico di sviluppo economico, ma soprattutto realizza quel modello di nuovo umanesimo che è alla base del modello di impresa che vogliamo.

Un’impresa non orientata soltanto al profitto, ma protesa al benessere e al miglioramento della qualità della vita. Un’impresa che sa di essere elemento centrale nella rigenerazione delle città e nel perseguimento delle direttrici di sviluppo contenute nell’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile 2030. 

Un’impresa green è un’impresa che sa di essere protagonista del cambiamento.

Come Confcommercio siamo da tempo impegnati al raggiungimento degli obiettivi declinati dalle Nazioni Unite, avvertendo l’urgenza del tema ma anche la necessità di essere parte attiva nella costruzione di una green economy che generi una società prospera ed inclusiva e un ambiente sano. 

Anche nell’attuazione del mio ruolo quale delegata alla legalità e sicurezza di Confcommercio nazionale intendo agire continuando un impegno avviato da tempo e in parte portato avanti già dal 2015 da delegata all’ambiente della giunta nazionale di Confcommercio ma ancora di più quando ho sperimentato – insieme ad un gruppo di valenti esperti – a costruire linee guida per la ‘trasformazione’ delle imprese in imprese green, creando un sistema di regole che incentivasse l’adozione delle scelte necessarie per compiere davvero quel processo di transizione verso il protocollo di sviluppo sostenibile di Agenda 2030.

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Sat, 8 Jan 2022 15:30:40 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/735/sviluppo-sostenibile-linea-guida-per-legalita-e-sicurezza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Al via il Fondo per l’Imprenditoria femminile: un passo avanti verso la democrazia paritaria https://www.patriziadidio.com/post/734/al-via-il-fondo-per-l-imprenditoria-femminile-un-passo-avanti-verso-la-democrazia-paritaria

Le categorie più colpite dalla pandemia sono state quelle che già erano lavorativamente più svantaggiate: le donne ed i giovani. Le donne che hanno perso il lavoro in questi due anni sono infatti oltre il doppio dei colleghi uomini. Da un lato perché occupano più spesso posizioni lavorative meno tutelate, e  dall’altro perché appartengono ai settori più colpiti della crisi.

Una situazione che ha solo acuito un gap occupazionale che già era segnato da dati che fotografano il grave divario occupazionale. Al  Sud lavorava anche prima della pandemia solo il 32,2% delle donne tra i 15 e i 64 anni, contro il 59,7% nel Nord.  Un valore persino inferiore alla media nazionale delle donne occupate nel 1977 (33,5%).

Nel 2019, prima della pandemia, era del 17% la percentuale delle donne che lavorava a tempo determinato, mentre quelle in part time erano  un terzo del totale delle occupate, contro l’8,7% fra gli uomini, percentuale che sale al 42% fra le donne senza un diploma.

Se guardiamo ai comparti in cui il part-time è più diffuso, ai primi posti ci sono turismo e ristorazione (47,3%) ed i servizi alle famiglie (58,4%); mentre le professioni in cui si segnalano le maggiori incidenze di part time sono quelle non qualificate e quelle svolte nelle attività commerciali e nei servizi. Tutti segmenti in cui è preponderante l’apporto di lavoro femminile.

Se prima il divario segnava la netta differenza tra l’economia del Nord e l’economia del Sud, con la pandemia questo divario si è allargato. Secondo i dati del Ministero del Lavoro e di Banca d’Italia, è di 120.000 posizioni il divario occupazionale tra uomini e donne, con 76mila donne per le quali la serrata del 2020 ha cancellato il lavoro.

E se il dato lo guardiamo nel raffronto tra donne ed uomini, la situazione diventa ancora più grave. La percentuale di donne che ha perso il lavoro nel 2020 è stata infatti doppia rispetto a quella dei maschi che lo hanno perso. La caduta del tasso di occupazione è stata dell’1,3% fra le donne contro lo  0,7% negativo fra gli uomini. Il gap sul tasso di occupazione tra donne e uomini passa da 17,8 punti del 2019 a i 18,3 punti percentuale in favore di questi ultimi. E la forbice che divide i due generi nella bilancia occupazionale si divarica.

A questo si aggiunga che il divario occupazionale di genere che si era creato durante il primo lockdown non è stato colmato, e nemmeno si è ristretto nei mesi successivi. A causa anche di un permanente  stato di allerta pandemica che ha di fatto paralizzato la ripresa per i settori più colpiti dalle restrizioni e quindi più a rischio.

Le donne risultano infine più penalizzate anche nelle nuove assunzioni. Si registra infatti un calo del 26,1% delle nuove assunzioni che hanno riguardato le donne a fronte della diminuzione del 20,7% dei contratti attivati per gli uomini. E sempre le donne sono la categoria ad aver registrato il minore numero di reingressi nel mercato del lavoro.

Creare nuove imprese è stata per moltissime donne la formula di auto-impiego vincente negli ultimi anni.  Non a caso sino a prima della pandemia era la forma di impresa che registrava il più alto tasso di crescita: 9.800 unità nel 2019, con un ritmo di crescita del 4,5 per cento.

Ma per forza di cose, essendo perlopiù imprese più piccole, meno strutturate e quindi più fragili, sono quelle che hanno  pagato il costo più alto della crisi.

Sono tanti gli ostacoli che devono affrontare le imprenditrici che da sempre rendono più difficile e oneroso fare impresa per le donne a cominciare dal loro ruolo nella famiglia e nella società. 

Occorre agire per supportare la ripresa delle imprese a guida femminile. La chiave di volta per la ripresa sta nel cambiare lo sguardo sulle cose. Se non cominciamo a lavorare e investire concretamente sulla cultura dell’equità, della democrazia paritaria, possiamo parlare senz’altro di welfare, di interventi normativi e di tutto il resto, ma non avremo la vera base sulla quale costruire e investire.

E non avremo allora la capacità come Paese di rimetterci in cammino, se non investendo nel capitale dormiente e penalizzato della nostra economia: le donne e in particolare le donne  imprenditrici. Bisogna intervenire prima di ogni cosa sul sostegno economico delle imprese femminili.

Lungo tutto il mio mandato decennale di Presidente del Terziario Donna di Confcommercio mi sono battuta, insieme al mio consiglio e a  tutta la struttura, perché la rappresentatività di questo capitale fosse adeguatamente valorizzata e fosse riattivata – opportunamente aggiornata – una nuova legge di finanziamento a sostegno dell’imprenditoria femminile, come fu  la legge 215.  Dopo lungo impegno e insistenza abbiamo anche ottenuto l’istituzione presso il Ministero per l’Economia di un tavolo dedicato all’imprenditoria femminile che affrontasse con adeguatezza il tema.

Per questo sono particolarmente lieta di leggere finalmente nella Gazzetta del 14 dicembre scorso il decreto che dà il via al Fondo per l’Imprenditoria femminile.  Una prima dotazione di 40 milioni dalla Legge di Bilancio (a cui è previsto se ne aggiungeranno ulteriori 400 milioni a valere sul PNRR) finalizzata a promuovere e sostenere l'avvio e il rafforzamento dell'imprenditoria femminile, attraverso finanziamenti a fondo perduto, agevolando così   la diffusione dei valori dell'imprenditorialità femminile e così massimizzare il contributo quantitativo e qualitativo delle donne allo sviluppo economico e sociale del Paese. 

Un primo importante passo che sancisce un impegno di 10 anni, ma nello stesso tempo un traguardo raggiunto che traccia la strada su cui continuare ad operare per realizzare quel mancato sviluppo in termini di PIL che si può ottenere con la valorizzazione dell’imprenditoria a guida femminile.

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Mon, 27 Dec 2021 07:30:55 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/734/al-via-il-fondo-per-l-imprenditoria-femminile-un-passo-avanti-verso-la-democrazia-paritaria sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Compro sotto casa: investire nella Bellezza https://www.patriziadidio.com/post/733/compro-sotto-casa-investire-nella-bellezza

Buono, Bello e Benfatto. Le 3 B che mi piace ripetere spesso. E le ripeto perché sono il mantra del mio modo di fare impresa.

Sono infatti i valori di impresa che porto avanti da sempre, nella mia azienda e nei miei compiti di rappresentanza delle imprese.

Un principio che chi mi conosce sa bene interpreto a 360 gradi, in ogni azione. Perché credo fortemente  che l'impresa ‘di valore’ sia quella che non guarda solo al conto economico  ma alla qualità del prodotto, alla sua sostenibilità in termini economici, ambientali e sociali.

L’impresa di valore è per me quella che mette al centro del suo modello di business le Persone e non solo il profitto. Che non si rivolge ai ‘consumatori’ ma che mette invece al centro del suo modello le donne e gli uomini, con i loro gusti, le loro emozioni, ed i loro sensi.

Un’impresa senza valori non ha valore. E’ difatti la responsabilità sociale di impresa quella che dà valore e sostenibilità al futuro di un’azienda.

E noi imprenditori siamo abituati a ragionare sempre non solo in termini di presente ma soprattutto proiettando nel futuro il nostro impegno. Succede nel mio lavoro di imprenditrice: mentre nei nostri negozi in negozio le clienti scelgono dalla nuova collezione, io sono già immersa con il mio team nelle nuove scelte, nelle nuove idee, nel nuovo design per lanciare la successiva collezione stagionale, avvolta dai colori che faranno tendenza nella stagione successiva e mood che caratterizzeranno un tempo futuro.

E questo bisogno di futuro lo stiamo sperimentando ancora di più in questi drammatici anni di pandemia economica. Mentre non lavoravamo e quindi non  chiudevamo i conti economici a causa dello stop imposto ai negozi, dovevamo, nonostante tutto,   farci coraggio, e con audacia e prudenza nello stesso tempo investire nelle produzioni future e rilanciare - investendo nel futuro - per non perdere in competitività.

Una forza e un coraggio  che hanno messo in luce il valore del “negozio sotto casa”, il negozio che rappresenta il valore della continuità e la fiducia nel futuro.

Anche quest’anno Confcommercio porta avanti la campagna social "#ComproSottoCasa perché mi sento a casa", che mira a valorizzare proprio l'importanza degli acquisti ‘di qualità’ nei negozi di vicinato.  Per sostenere - nel periodo decisivo del Natale - gli acquisti nei negozi di vicinato, aiutando così le attività che tengono vive le città e danno lavoro a molte persone.

I negozi di vicinato esprimono un modello di impresa fondato sulla qualità e sul legame con le Persone. Sulla forza della socialità elemento cardine delle nostre città e delle nostre vite.   Sul nostro essere parte di una comunità e fare comunità.

E questo vuole sottolineare la campagna social di Confcommercio puntando proprio sui concetti di ben-essere bellezza, sicurezza, accoglienza, fiducia.

I valori che sono alla base di una comunità di senso, e che rappresentano il modello di economia della bellezza che da sempre porto avanti. E’ che trae forza dal valore competitivo del negozio di vicinato che propone quello che chiamo slow shopping, un acquisto lento che ha bisogno di essere assaporato, descritto, scelto per il significato che rappresenta,  basato proprio sul sistema delle 3 B: bello, buono e ben fatto.

Acquistare nel negozio sotto casa significa investire nella Bellezza, nel senso più antico del termine, quel <Kalos kai Agatos>, come chiamavano i greci la Bellezza, . Ovvero, la bellezza che crea Comunità: attraverso gli acquisti nei  negozi sotto casa manteniamo infatti ‘accese’ la città e contribuiamo a costruire legami forti tra negozio e quartiere.

Sono proprio le luci dei negozi di vicinato che rendono i luoghi  ‘città’ e sono essi stessi elemento di costruzione e arricchimento della realtà cittadina. Sono ciò che rende le nostre città più belle e più sicure. Sono il nostro modo di riappropriarci del territorio e sono anche un sistema efficace e naturale di controllo della realtà urbana.

Quest’anno quindi, in un anno in cui ci giochiamo una partita difficile tra consumi e fiducia, tra resistenza alla crisi e proiezione nel futuro, la sfida del negozio di vicinato  assume un significato ancora più pregnante.

Perché è proprio il negozio sottocasa l’elemento del terziario di mercato che più di tutti punta sul valore della fiducia come principale elemento di scambio tra venditore e consumatore e sulla forza del legame con il cliente.

E soprattutto, rappresenta l’affermarsi di una economia del nuovo umanesimo che, in un’epoca in cui stiamo subendo tutti i limiti di una pericolosa globalizzazione e perdita di senso, riporta il faro puntato sui valori e rimette al centro - come ci esorta Papa Francesco - le Persone.

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Mon, 20 Dec 2021 07:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/733/compro-sotto-casa-investire-nella-bellezza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Dicembre: mese decisivo per le imprese del terziario di mercato https://www.patriziadidio.com/post/732/dicembre-mese-decisivo-per-le-imprese-del-terziario-di-mercato

Dicembre si conferma come sempre il mese più importante dell’anno per i consumi e quindi il mese decisivo per tutte le imprese del terziario di mercato.

I dati che provengono dal Report dell’Ufficio Studi Confcommercio prevedono una stima di 110 miliardi di euro di spesa complessiva, 10 in meno rispetto al 2019.

Ma registrano anche un clima di fiducia delle famiglie in calo e la forte ripresa dell’inflazione a cui contribuiscono anche i rincari delle bollette che rischiano di ridurre i consumi e rallentare la crescita nel 2022.

Il rincaro nelle bollette (stimato al netto del sostegno pubblico in 2,3 miliardi di euro) ha una diretta refluenza sui consumi del mese di dicembre dei lavoratori dipendenti perché di fatto ‘impoverisce’ la quota di tredicesima tradizionalmente destinata alle festività. Mentre diventa un fattore di forte rischio per i lavoratori autonomi che a dicembre vedono peraltro accumularsi molte scadenze fiscali e quindi comprimersi la loro capacità di spesa.

Complessivamente la spesa media per famiglia si attesta a dicembre a 1.645 euro, lo 0,5% in più rispetto all’anno scorso, ma ancora sotto il valore del 2019 che era del 7,5%.

Nel 2021 il Natale torna ad essere ‘quasi’ normale dopo il crollo del 2020. Le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio riportano infatti una crescita complessiva del volume dei consumi in questa parte finale dell’anno, pur non raggiungendo ancora i livelli pre-pandemia.

In vista delle festività gli italiani è stato stimato spenderanno 158 a euro a testa per i regali, poco meno dei 164 dello scorso anno, ma ben il 36% in meno rispetto al 2009.

Un 36% negativo per il quale le imprese aspettano in buona parte ancora i ristori compensativi. Ma nonostante ciò per il secondo anno consecutivo hanno tenuto duro e lanciato il cuore oltre l’ostacolo investendo per presentare sul mercato il miglior prodotto.

Resta però pendente sulle spalle degli imprenditori l’incertezza sul futuro. Il dato sul totale dei consumi per le festività è difatti strettamente legato al tema della stabilità e quindi della fiducia nella ripresa che condiziona fortemente la propensione al consumo degli italiani.

A novembre, infatti, il clima di fiducia delle famiglie, pur attestandosi a livelli storicamente elevati, ha mostrato segno negativo per il secondo mese consecutivo. Questa tendenza, se dovesse essere confermata anche a dicembre e nei prossimi mesi, rischia di avere serie ripercussioni anche sulla prima parte iniziale del 2022.

Tale decrescita è infatti correlata all’incertezza legata all’emergenza sanitaria (ed alle correlate misure di contenimento) ma anche al riemergere dell’inflazione, che potrebbe impattare negativamente sul potere d’acquisto delle famiglie.

Al Sud e in Sicilia in particolare l’emergenza Covid ha poi ulteriormente indebolito una realtà economica già fragile con un Pil pro capite di 18000 euro contro i 40000 della Lombardia e con un tasso disoccupazione  più del doppio rispetto alla media nazionale

Questa situazione qui come nel resto del Paese si riverbera principalmente in una contrazione degli acquisti di beni e servizi commercializzabili. Infatti, la ripresa dell’inflazione sta colpendo in prevalenza e almeno per adesso, quei beni e servizi a cui le famiglie non possono rinunciare, i cosiddetti consumi obbligati.

Nell’arco di un anno si è passati da un contesto di deflazione a una variazione dei prezzi al consumo superiore al 3% (3,8% a novembre 2021, secondo l’Ufficio Studi Confcommercio).

Il nuovo scenario non ha sinora intaccato orientamenti e propensioni delle famiglie fino a modificarne i comportamenti, ma il suo protrarsi non potrà non incidere sulle future scelte di consumo.

Serve quindi un deciso intervento del governo nazionale, anche utilizzando il fondo straordinario del Recovery Plan, che vada nella direzione del contenimento dei fattori scatenanti l’inflazione e quindi nella riduzione delle tasse e soprattutto dei costi a carico delle famiglie derivanti dalla - pur necessaria - transizione ecologica.

 

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Thu, 16 Dec 2021 09:00:30 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/732/dicembre-mese-decisivo-per-le-imprese-del-terziario-di-mercato sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Democrazia paritaria: il mio impegno come delegata alla Legalità e sicurezza di Confcommercio https://www.patriziadidio.com/post/731/democrazia-paritaria-il-mio-impegno-come-delegata-alla-legalita-e-sicurezza-di-confcommercio

La democrazia paritaria si pone oggi non più solo come una sfida di genere, ma come un impegno dell'intera società. Democrazia paritaria significa infatti condivisione del potere pubblico e delle responsabilità private. Ovvero donne e uomini, lavoratrici e lavoratori, imprenditrici ed imprenditori, madri e padri che condividono equamente lo spazio pubblico e quello privato, la carriera e la cura familiare, la partecipazione alle istituzioni e al mercato del lavoro.

La democrazia paritaria rappresenta quindi un cambiamento sostanziale di paradigma che presuppone in quanto tale una rivoluzione nella mentalità, nella cultura, nel modo in cui oggi il potere è distribuito. E nelle forme in cui il lavoro è organizzato.

Non è - e non deve essere - solo un tema di riequilibrio della rappresentanza.

ConfCommercio da anni è impegnata ad affermare il valore delle pari opportunità, portando avanti con determinazione una politica a tutto campo a sostegno di una maggiore presenza delle donne nei luoghi decisionali della politica e dell’economia.

Una democrazia che non realizzi pari opportunità è di fatto una democrazia incompiuta, perché impoverita della visione femminile.

Perché il sistema ha bisogno dello sguardo femminile ai temi cruciali della politica e dell’economia. Ed oggi, dopo una pandemia che ha colpito duramente l’imprenditoria, ed in particolar modo quella del terziario di mercato, serve ricostruire con uno sguardo nuovo, che abbia dentro di sé quella capacità di cura che è tipico di noi donne imprenditrici. Che vogliamo sedere non solo ai tavoli dove si parla di tematiche riguardanti le donne, ma vogliamo stare autorevolmente ai tavoli dove si decide che impronta vogliamo dare alla ripartenza del Paese.

Come Confcommercio ci battiamo da sempre per affermare il valore della Democrazia paritaria, basando il confronto sul merito e sulla virtuosa competizione resa a accessibile a tutti. Percorso che ha portato alla piena rappresentanza in tutti gli organi associativi della componente che rappresenta l’imprenditoria femminile, ma anche a una progressiva affermazione delle donne all’apice delle associazioni territoriali e di categoria.

Ma come ripeto sempre, <non siamo più ma non siamo ancora>. Perché i risultati raggiunti vanno sottolineati anche se la strada da percorrere è ancora tanta.

Nella mia storia di rappresentanza, ed in particolare nei miei dieci anni di Presidenza di Terziario Donna, ma anche nelle mie scelte di vita, ne ho sempre fatto un tema sì di diritti, ma anche di legalità.

Per questo il tema della democrazia paritaria avrà un ruolo centrale anche nel mio percorso come delegata Confcommercio alla legalità e sicurezza.

L'uguaglianza fra uomini e donne è del resto il principio fondante di tutte le democrazie moderne ed uno degli obiettivi principali che gli stati europei si sono impegnati a perseguire con specifiche azioni politiche e misure legislative. L'obiettivo della piena integrazione delle donne nei processi decisionali e nella rappresentanza politica e istituzionale è necessario per l’attuazione del modello democratico, che fonda la sua legittimazione sulla piena e libera partecipazione di tutti i cittadini alla vita pubblica.

La prospettiva della democrazia paritaria concretizza del resto il dettato degli artt. 3 e 51 della Costituzione italiana, che in maniera netta ci indicano come il tema delle pari opportunità è una questione di uguaglianza ma anche di giustizia. Ed è un tema di legittimità delle scelte.

Ma è soprattutto un presidio forte di garanzia di maggiore trasparenza e rispetto della legalità, in quanto le donne – lo dicono le statistiche ufficiali - hanno minore propensione alla corruzione ed al malaffare.

Le norme ci sono, vanno però correttamente applicate. Sono tante ormai le sentenze che, rifacendosi alla norma e alla Costituzione, sono entrate nel merito di una democrazia paritaria che va oltre il tema delle pari opportunità.

Per questo come delegata alla legalità, mi farò quindi carico – con rinnovato impegno - di portare avanti un processo di affermazione delle pari opportunità come strumento di legalità e sicurezza e di crescita del Paese.

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Sun, 12 Dec 2021 16:04:15 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/731/democrazia-paritaria-il-mio-impegno-come-delegata-alla-legalita-e-sicurezza-di-confcommercio sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Donna e Sicurezza: un binomio che ancora non riesce a viaggiare a braccetto https://www.patriziadidio.com/post/730/donna-e-sicurezza-un-binomio-che-ancora-non-riesce-a-viaggiare-a-braccetto

La violenza sulle donne ma anche le gravi forme di discriminazione contro le donne nella vita pubblica e in quella privata sono un fenomeno tristemente attuale, ormai da pochi anni considerato, come è giusto che sia. una odiosa violazione dei diritti umani.

Per tale motivo mi piace che finalmente il tema della violenza sulle donne e più in generale della democrazia paritaria siano affrontati qui non solo dalle donne.

Si tratta di un grande risultato, perché è nel metodo un grande cambiamento culturale. Bisogna infatti affrontare il problema alla sua origine. Ovvero: l'immagine che abbiamo dell'uomo e della donna.

E per farlo serve un percorso di educazione. O meglio, di rieducazione.

Per combattere la violenza sulle donne occorrono prevenzione, educazione e cultura: ma bisogna innanzitutto cambiare le teste! Bisogna insegnare agli uomini a rispettare il femminile non solo a parole ma nella sostanza. E questo lo si può ottenere educando gli uomini fin da bambini.

Serve un percorso di rieducazione di tutti, non solo degli uomini violenti, ma della società nel complesso.

Io credo che i femminicidi siano l’effetto non della vulnerabilità femminile, ma della fragilità maschile.

Dietro la violenza sulle donne c’è infatti la  fragilità, che si traduce nell’incapacità di stare nella relazione, di gestire conflitti, solitudini, paure d’abbandono.

In superficie, tocca essere tutti d'accordo sulla parità. Ma sotto, nel profondo, è annidata ancora la vecchia cultura. ‘Io sono un uomo e lei è mia. Non sarà mai di qualcun altro. Piuttosto la ammazzo. Piuttosto mi ammazzo.’ 

Vorrei affermare con forza che la violenza sulle donne e la sua estrema conseguenza il  femminicidio, non è un tema che riguarda solo le donne. È invece un problema degli uomini. Un problema della società tutta.

Occorre una presa di coscienza collettiva con l’impegno di tutti, anche delle associazioni che lo assumano come tema di  riflessione e di azione. Occorre  come detto una rivoluzione culturale ed educativa. Ed uno degli elementi di questa rivoluzione è proprio quella di spostare la questione dalle donne agli uomini.

Ormai da anni, esattamente dal 2014, quando ero presidente del terziario donna e ancora adesso  faccio un appello per  costruire una rete di uomini contro la violenza sulle donne.

Perché  la rivoluzione oggi  la possono fare  gli uomini per gli uomini, affrontando un percorso di liberazione simile a quello che ha portato le donne all’emancipazione. Dobbiamo promuovere una vera e propria emancipazione degli uomini. Noi donne il  nostro percorso lo abbiamo fatto; adesso tocca agli uomini.

La voce delle donne da sola non basta. Accanto alle donne  devono esserci gli uomini. Non devono parlare le donne della violenza sulle donne. Le donne la subiscono.

Chiediamo  agli uomini di esserci, di scendere in campo in prima persona per  una società più giusta,  più sicura, più civile. Abbiamo bisogno di una grande battaglia culturale di lungo periodo.

La violenza di genere non è un raptus, né la manifestazione di una patologia. Stiamo parlando di un fenomeno strutturale, trasversale, che tocca i ricchi e i poveri, i colti e gli analfabeti.

Noi donne sappiamo, pur nel dolore, elaborare l'abbandono ma l'uomo non è dotato di questa capacità. Occorre allora lavorare ad una cultura che modifichi l’assegnazione arcaica dei ruoli nelle coscienze.

Il primo baluardo contro la violenza di genere è dunque l’indipendenza, che non è solo psicologica, ma che  è innanzitutto quella economica. Il  lavoro rafforza le donne e serve due volte: libera dai bisogni (e solo chi è libero da un bisogno può essere libero o libera) e poi contribuisce a rafforzare la propria autostima, la realizzazione di sé e rende più forti.

 La condizione delle donne attesta il grado di civiltà raggiunto da un Paese. La reazione della società contro la violenza sulle donne e i femminicidi deve essere forte a tutti i livelli, dal governo, alla scuola, alle famiglie, alle associazioni. Dobbiamo sentirci tutti obbligati ad agire, gli uomini per primi, non solo le donne.

Da imprenditrice e da persona impegnata nel rappresentare le categorie di imprenditori ed imprenditrici chiedo da tempo di un piano nazionale per l’occupazione femminile e l’auto imprenditorialita‘.

Adesso ci auguriamo di vedere finalmente attivate le misure che sono state messe in campo a sostegno del lavoro delle donne. Grazie a queste misure si potrà  ridisegnare un nuovo modello di produzione e di consumo dove le donne possano essere  il motore del cambiamento e della ripresa. Quindi adesso più che mai indispensabile. Per svolgere non solo una funzione di equità, una funzione sociale ma anche di sviluppo economico.   

Tornando al tema della sicurezza per le donne, non dobbiamo pensare solamente a come rendere le donne più forti e a come  possano difendersi, ma è importante prevenire. La prevenzione richiama alla sicurezza, tema quindi più ampio.

Gli episodi di criminalità e microcriminalità  sono di ordinaria quotidianità  e ci toccano tutti in prima persona. La sicurezza è  un prerequisito per la democrazia e la convivenza civile.

Ho assunto l'incarico di responsabile nazionale legalitá e sicurezza di Confcommercio, consapevole della grande responsabilità, da sempre convinta che non ci può essere sviluppo e imprenditoria sana se non sono garantite legalità e sicurezza.

La garanzia di legalità in un Paese civile è strettamente legato al diritto di libera impresa e per esercitarlo è indispensabile pretendere sicurezza.

Ecco che per le imprenditrici si sovrappongono le richieste di garanzie per la propria attività e per l’essere donna. La sicurezza è una conquista di civiltà per tutti i cittadini e degli imprenditori in particolare. Per  le donne una strada doppiamente in salita.

Non si tratta di garantire “sicurezza” esercitando solo controllo e repressione, ma vanno pensate politiche di sicurezza avanzate, orientate a promuovere le libertà personali fondamentali soprattutto quando palesemente negate. (E proprio da un punto di vista concettuale e speculativo ELIMINARE) , la questione sicurezza delle donne ha poco a che fare con lo spazio pubblico, il problema esiste maggiormente nello spazio privato ed è lì che vanno ricercate e garantite condizioni di maggiore sicurezza.

Ad oggi la violenza sulle donne è un fenomeno di difficile quantificazione, che include una varietà di comportamenti, la cui espressione più grave è il femminicidio, seguito da stupri, molestie, stalking, violenza fisica, verbale e psicologica, la maggior parte dei quali non viene denunciato perché si verifica in ambienti familiari, proprio quelli in cui la donna dovrebbe sentirsi più sicura e dove invece si trova  spesso ad affrontare solitudine, paura  e dolore.

La violenza sulle donne riguardano reati contro la persona e la sua  dignità. In quest’ottica, dunque, compito dei pubblici poteri non è solo quello di intervenire ex post, in chiave essenzialmente repressiva, nei confronti di comportamenti che abbiano intaccato la sfera “naturale” di intangibilità dei diritti individuali; ma anche quello di promuovere l’effettiva garanzia dei diritti della persona nell’ambito del contesto sociale di riferimento, pur attraverso interventi che, ex ante, creino le condizioni per una piena espressione della persona e della sua dignità. L’evoluzione di tale impostazione, tipica dello Stato costituzionale liberal-democratico, è lo Stato di prevenzione, il cui compito non è tanto (o meglio, non è solo) garantire un preteso diritto alla sicurezza personale dei singoli individui, quanto la complessiva sicurezza dei diritti dei cittadini e dei beni giuridici loro sottesi.

Occorre una nuova educazione, un cambiamento sostanziale delle coscienze e dei modelli errati e arcaici. Occorre farlo e farlo insieme uomini e donne, tutta la società .

 

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Sun, 28 Nov 2021 14:36:48 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/730/donna-e-sicurezza-un-binomio-che-ancora-non-riesce-a-viaggiare-a-braccetto sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Planet, People, Profit: si impone un nuovo modello di impresa eco-sostenibile che guarda al futuro https://www.patriziadidio.com/post/729/planet-people-profit-si-impone-un-nuovo-modello-di-impresa-eco-sostenibile-che-guarda-al-futuro

Un’impresa eco-sostenibile è una realtà organizzata sul modello delle tre P, illustrato per la prima volta nel 1994 da John Elkington.

Che oggi grazie ad una nuova consapevolezza imprenditoriale in Confcommercio sta diventando una realtà, che sempre più coniuga il livello ambientale ed il livello sociale con quello economico.

Planet’, ‘People’ e ‘Profit’, ovvero Pianeta (livello ambientale), Persone (livello sociale) e Profitto (livello economico): queste sono le fondamenta di un’impresa modellata sul paradigma dello sviluppo sostenibile.

La sostenibilità è dunque l’insieme di tutte quelle politiche aziendali che permettono a un impresa di perseguire una combinazione virtuosa delle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile. Grazie alla sostenibilità divengono un unicum con la strategia aziendale, i processi ed i prodotti del business i valori etici che rappresentano il credo aziendale (e dell’imprenditore).

Condurre il proprio business in modo sostenibile significa allora, prima di tutto, gestire in modo efficiente e strategico le risorse a disposizione, che siano naturali, finanziarie, umane o relazionali.

In questo modo si genera valore per l’impresa e si ha la possibilità di contribuire alla crescita, al miglioramento e allo sviluppo socio-economico delle comunità in cui l’azienda opera e degli attori che compongono la sua catena del valore.

L’obiettivo è chiaro: generare valore che vada oltre il bene individuale, e che operi in una prospettiva di lungo periodo.

Perseguire uno sviluppo sostenibile significa infatti creare valore oggi ma pensando anche a creare valore per le generazioni future.

Per fare ciò, l’impresa deve ripensarsi ed adottare pratiche innovative che le permettano di comprendere e dare risposta alla complessità del contesto in cui opera. Deve inoltre saper tessere una relazione strutturata e costante con i propri stakeholder, orientando il percorso di crescita lungo una direttrice che coniuga crescita economica, sviluppo sociale e salvaguardia del patrimonio naturale.

Per riuscirci, è fondamentale che adotti un approccio sistemico, inclusivo e trasparente, che sviluppi un forte orientamento all’innovazione e migliori la sua capacità di misurare le decisioni di business analizzando tutti gli impatti (economici e non) che esse determinano, nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

L’economia sostenibile mette allora insieme quelle che sono le visioni che come Confcommercio portiamo avanti da tempo, l’economia del bene-essere e l’economia della felicità, ma soprattutto realizza quel modello di nuovo umanesimo che è alla base del nostro modello di impresa. Un’impresa non orientata soltanto al profitto, ma protesa al benessere e al miglioramento della qualità della vita. Un’impresa che sa di essere elemento centrale nella rigenerazione delle città e nel perseguimento delle direttrici di sviluppo contenute nell’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile 2030 delle Nazioni Unite.

Un’impresa eco-sostenibile è allora un’impresa che sa di essere protagonista del cambiamento.

Il Rapporto Brutland che per primo lanci l’idea dello sviluppo sostenibile lo indica d’altronde non quale idea ‘statica’ ma proprio quale intenzione di un cambiamento permanente che metta in relazione i bisogni di crescita con le esigenze di trasformazione puntando ad affermare un nuovo umanesimo che metta al centro la tutela dei bisogni di tutti gli individui: «Lo sviluppo sostenibile, lungi dall'essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto un processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l'orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali»

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Mon, 22 Nov 2021 16:05:22 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/729/planet-people-profit-si-impone-un-nuovo-modello-di-impresa-eco-sostenibile-che-guarda-al-futuro sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)