patriziadidio.com Rss https://www.patriziadidio.com/ VicePresidente nazionale Confcommercio - delegata a legalità e sicurezza it-it Wed, 29 Jun 2022 21:23:01 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 patriziadidio@lavieenrose.it (Patrizia Di Dio) patriziadidio@lavieenrose.it (Patrizia Di Dio) Archivio https://www.patriziadidio.com/vida/foto/sfondo.jpg patriziadidio.com Rss https://www.patriziadidio.com/ TRAME, Festival della letteratura: come Confcommercio scegliamo di stare dalla <parte giusta> https://www.patriziadidio.com/post/758/trame-festival-della-letteratura-come-confcommercio-scegliamo-di-stare-dalla-parte-giusta

Ho partecipato in questi giorni a TRAME, il festival letterario sui temi della legalità, giunto alla sua undicesima edizione. Un’occasione per fare il punto della situazione sulle azioni volte ad incidere sul necessario cambiamento culturale.

Il mio intervento, nella qualità di delegata alla legalità e sicurezza di Confcommercio ha voluto portare lo sguardo di uno dei principali stakeholder di cambiamento del paese.

Confcommercio, la più rilevante e diffusa organizzazione di rappresentanza sul territorio nazionale, esprime infatti uno spaccato significativo dell'economia e della società. Ne siamo consapevoli, e per questo sentiamo la responsabilità di essere protagonisti dei suoi cambiamenti.

E’ ciò che ho voluto esprimere nell’introduzione del Manifesto di Terziario Donna <Se la realtà non ci piace (e non ci piace), abbiamo il dovere di lavorare ed organizzarci per cambiarla>.

Per Confcommercio la cultura della legalità è valore fondante di ogni attività, da esprimere in ogni azione ed in ogni scelta. Senza se e senza ma. Con impegno quotidiano e concreto, stando sul territorio, vicino a chi lavora e produce valore.

Scegliendo sempre di stare dalla ‘parte giusta’. Senza mai voltare la testa davanti alle manifestazioni di non trasparenza, opacità e violazione delle regole.

Nel nostro sistema, fatto di micro, piccole e medie imprese, la legalità siamo abituati a praticarla, nelle azioni di buon vivere quotidiano, con i fatti e non solo a parole, e per questo da sempre riteniamo che sia importante che ognuno faccia la propria parte.

Siamo convinti di quanto sia significativo il ruolo di Confcommercio per il rafforzamento di un tessuto economico sano e di un concreto cambiamento culturale che parta proprio dagli attori che dall’illegalità subiscono un danno diretto.

Bisogna evitare quell’antimafia parolaia e incoerente nelle azioni (che ha danneggiato tanto anche il nostro sistema) e costruire diffusamente le condizioni perché si sviluppino gli anticorpi al malaffare.

Senza legalità e senza sicurezza, non c’è sviluppo e non c’è impresa. Ma serve fare sistema. Il malaffare e la corruzione, ma anche l'indifferenza, l'inefficienza e l'inerzia amministrativa sono ostacoli all'economia legale ed alla libera concorrenza. Diventano terreno fertile per la criminalità che tenta ogni giorno di infiltrarsi nella nostra economia frenando lo sviluppo. Perché non può bastare l’efficace azione che sul territorio svolgono la Magistratura e le Forze dell'ordine.

Perché vi sia veramente cambiamento, deve esserci un’azione collettiva che veda tutti coinvolti. Che costruisca quella necessaria fiducia collettiva, senza la quale non c’è possibilità di realizzare il cambiamento culturale.

Lo diceva Giovanni Falcone: per il contrasto e la lotta alla criminalità organizzata il cambiamento necessario è quello culturale.

Cambiamento di cui vogliamo fortemente far parte e per il quale ci battiamo in prima linea.

Per affermare sempre più il nostro modello di impresa “per bene” da imprenditori e imprenditrici, insomma persone che innanzitutto aderiscono ad un sistema di valori irrinunciabili nella vita come in azienda.

E’ scritto chiaramente nel Manifesto del Terziario Donna, che rappresenta la carta di valori personali, di vita e di impresa di noi imprenditori: <Perseguiamo la legalità e i valori della Costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri. Respingiamo l’estorsione e ogni violenza. Rispettare e affermare la legalità è cosa importante in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l’orgoglio di essere degni.>

Ma come diceva Sant’Agostino: sono tempi cattivi dicono gli uomini, vivano bene e i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi. E noi di “tempi buoni” vogliamo essere testimoni e soprattutto costruttori e protagonisti di cambiamento.

 

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Wed, 29 Jun 2022 21:23:01 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/758/trame-festival-della-letteratura-come-confcommercio-scegliamo-di-stare-dalla-parte-giusta sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Moderato ottimismo, ma l’inflazione è dietro la porta https://www.patriziadidio.com/post/757/moderato-ottimismo-ma-l-inflazione-e-dietro-la-porta

E’ un momento di grande fermento per le imprese. Veniamo da anni difficilissimi, in cui abbiamo dovuto attivare ogni nostra risorsa per reggere la crisi. Ed anche adesso, nell’incertezza e nelle conseguenze di una guerra che sta incidendo sul caro prezzi, la situazione è ben lontana dall’essere risolta.

Eppure, malgrado tutte le incertezze e le criticità che caratterizzano il quadro congiunturale, l’economia italiana continua a mostrare segnali di inaspettata vivacità e di prudente ottimismo. Lo rivela il bollettino dell’Ufficio Studi di Confcommercio fornendo diversi spunti interessanti.

Dopo un primo trimestre del 2022 positivo contro ogni previsione, anche il trimestre che sta per chiudersi supera le attese con una crescita stimata attorno al mezzo punto percentuale in termini congiunturali.

Quel traguardo di aumento di ben 3 punti percentuali del PIL nel 2022 sembra un obiettivo raggiungibile.

I consumi sono in crescita (+3,4%), rilanciati da una forte voglia di ritorno alla normalità da parte delle famiglie dopo la pandemia e nonostante la guerra alle porte dell’Europa.

Anche a maggio 2022 la domanda si è orientata principalmente verso il recupero della componente relativa ai servizi (+18,3% nel confronto annuo) soprattutto quelli legati al turismo, che comincia a beneficiare anche del ritorno degli stranieri, e al tempo libero.

Per i beni la situazione appare più complessa con settori in piena crisi, come l’automotive, ed altri, come l’abbigliamento e le calzature e per alcuni beni durevoli per la casa, per i quali la ripresa è alterna e stentata.

Nel complesso, quello che emerge dal rapporto dell’Ufficio Studi Confcommercio, è uno scenario di crescita.

E se i dati sono in positivo certamente un ruolo spetta al dinamismo ed al coraggio delle imprese.

Ed alla capacità della Confederazione di fornire tutti quegli strumenti necessari a lavorare sulla fiducia e sulla capacità di affrontare positivamente le crisi.

Grazie al lavoro incessante di Confcommercio, e del nostro Presidente Sangalli, ha malgrado tutto funzionato la cooperazione tra settore privato e controparte pubblica. Le istituzioni, proficuamente sollecitate, hanno giocato e fatto giocare una partita che oggi sta rivelando i suoi frutti. Motivo per proseguire nella collaborazione, magari sempre più mirata, selettiva, efficace.

Pur in questo scenario ottimista, non si devono però celare i problemi che incombono, e che già si possono cogliere in alcune delle dinamiche attuali. 

Stiamo infatti facendo i conti con una parola che la nostra generazione di imprenditori non conosceva e con cui adesso deve invece confrontarsi: l’inflazione.

Nonostante il buon risultato del trimestre, dal rapporto dell’Ufficio Studi Confcommercio emerge infatti grande incertezza sui dati del secondo semestre.

Si teme infatti l’impatto delle tensioni inflazionistiche su alcuni beni e indirettamente sui consumi. Sulla base delle stime Confcommercio, a giugno si dovrebbe registrare un incremento dei prezzi al consumo dello 0,5% con una variazione del 7,3% su base annua. E se comportamenti delle famiglie non hanno sinora mostrato di subire l’impatto dell’inflazione, lo scenario tendenziale mostra grande preoccupazione. Le spese obbligate sono destinate ad incrementare la loro quota dentro il budget delle famiglie; ne soffriranno, di conseguenza, i consumi liberi che in molti casi sono ben lontani dall’avere recuperato i livelli pre pandemia. Vi è il rischio che quanto si temeva per la prima parte del 2022 sia solo rimandato alla seconda parte, in particolare dal prossimo mese di settembre quando, finito l’effetto delle vacanze estive, si tornerà a fare i conti con i costi dell’inflazione.

Serve quindi un intervento del Governo nazionale che allenti la tensione inflazionistica, operando in modo da non contrarre i consumi.

Come sempre noi imprenditori faremo la nostra parte, chiediamo che altrettanto faccia chi sta alla plancia di guida dell’economia italiana.

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Thu, 23 Jun 2022 13:52:15 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/757/moderato-ottimismo-ma-l-inflazione-e-dietro-la-porta sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Davanti alle sfide della geopolitica non ci tiriamo indietro, anzi rispondiamo con senso di responsabilità https://www.patriziadidio.com/post/756/davanti-alle-sfide-della-geopolitica-non-ci-tiriamo-indietro-anzi-rispondiamo-con-senso-di-responsabilita-

Pensavamo fosse una parola che non appartenesse alla nostra generazione,  eppure da qualche mese anche noi imprenditori italiani dobbiamo fare i conti con il tema della ‘guerra’.

Con il richiamo alla guerra ha iniziato i lavori dell’Assemblea confederale del 2022 il Presidente Sangalli, sottolineando una tragica, dolorosa, consapevolezza: che dobbiamo – purtroppo – fare i conti con un nuovo drammatico virus, la guerra nel continente europeo. Un virus che va contrastato oggi con la stessa determinazione e caparbietà con la quale abbiamo vinto contro la pandemia.

Il vaccino contro la guerra esiste: sono i valori europeisti e democratici che da sempre ci contraddistinguono.  

<Abbiamo valori, cultura, legami e risorse per risolvere i problemi della situazione attuale. Abbiamo valori per superare le incognite delle crisi multiple planetarie. Abbiamo valori per guardare con speranza e con fiducia al futuro e per sanare le devastazioni – materiali e ideali – della guerra.>

Così il Presidente Sangalli ci ha invitato tutti ad affrontare con la solita responsabilità la crisi odierna e trasformare le preoccupazioni in azioni e l’incertezza in rafforzato senso di comunità.

L’Italia anche nel momento più buio ha reagito con impegno e responsabilità, cogliendo insperati successi. Le imprese hanno consentito una reazione vitale e robusta che ha superato ogni previsione: nel 2021, malgrado tutto, il PIL è cresciuto del 6,6%.

Dopo la pandemia, che ha già inferto colpi micidiali al sistema produttivo, è arrivata la guerra in Ucraina, ed alla crisi economica si sono aggiunte le conseguenze della crisi geo-politica, e tra queste le più insidiose la crisi energetica e la crisi dei consumi. 

Tra le tante conseguenze drammatiche per l’economia, si sono acuiti i problemi pregressi, tanto sul fronte delle quotazioni internazionali degli input energetici e delle altre materie prime, quanto sul versante dell’agibilità delle catene di fornitura globali. Nodi che rilanciano l’esigenza di un’azione coordinata sull’import strategico.

Per il 2022 la crescita reale del PIL è stimata intorno al 2,5%: una dinamica compressa da un’inflazione ipotizzata per quest’anno in media attorno al 6,5%.

La ripresa dei consumi sarà invece più lenta: solo a fine 2023 si ritornerà ai livelli pre-pandemia. E sempre se si risolveranno le tensioni che impattano sul quadro geopolitico ed influenzano il mercato delle materie prime ma anche i consumi a causa di una brusca frenata sulla fiducia.

Come Confederazione abbiamo una grande responsabilità: arginare la crisi economica e sociale e promuovere l’azione positiva. Siamo consapevoli del ruolo che esercitiamo ma anche della garanzia a cui siamo chiamati nell’essere da pungolo continuo alle Istituzioni.

Confcommercio c’è: lo abbiamo sempre provato e continuiamo a farlo con maggiore determinazione. Perché siamo consapevoli del momento eccezionale che richiede a noi organi della rappresentanza ancora maggiore impegno e senso di responsabilità.

L’Italia di oggi è, infatti, un Paese molto diverso da quello che abbiamo lasciato nel 2019. È un Paese per molti aspetti più povero, più fragile, più diviso dai divari tra territori, tra generazioni, tra generi, tra ceti sociali. 

Ma è anche un Paese che ha dimostrato di avere risorse materiali e morali eccezionali, persino insperate. E il nervo vitale di questa Italia sono proprio le imprese e i tantissimi imprenditori che nella crisi stanno riscoprendo nuova forza e nuova vitalità.

Abbiamo resistito, ci siamo trasformati, ed oggi ci stiamo re-inventando, affrontando sfide nuove decisive come quella della transizione digitale e della transizione ecologica. Senza mai perdere la capacità di interpretare lo spirito autentico dei valori in cui ci rivediamo e che danno senso e valore al nostro impegno.

Come ‘inciso’ al punto 16 del Manifesto di TerziarioDonna, attuale oggi più che mai: <Accettiamo la sfida dei mercati globali. Siamo deboli per competere sui prezzi ma possiamo combattere con altre armi. Mettendo al centro la Persona e le sue emozioni, i suoi gusti ed i suoi sensi, Valorizzando attitudini, premiando i talenti. Contribuendo con le nostre imprese migliorare società ed ambiente>. 

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Sun, 19 Jun 2022 06:08:44 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/756/davanti-alle-sfide-della-geopolitica-non-ci-tiriamo-indietro-anzi-rispondiamo-con-senso-di-responsabilita- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Sbloccare la crescita puntando sulle donne imprenditrici https://www.patriziadidio.com/post/755/sbloccare-la-crescita-puntando-sulle-donne-imprenditrici

Sono stati presentati i dati del Mastercard Index of Women Entrepreneurs (MIWE), che analizzando i progressi delle donne imprenditrici in 65 paesi nel mondo, che rappresentano l'82,4% della forza lavoro femminile globale, evidenziano il contributo sociale ed economico delle donne imprenditrici alla crescita.

Ma soprattutto forniscono informazioni chiave sui fattori che ancora oggi guidano e ostacolano il loro successo.

Nulla di nuovo: è un tema che come Confcommercio riportiamo continuamente all’attenzione dell’agenda politica, ed io personalmente ne ho fatto una battaglia che caratterizza da sempre il mio impegno e che ha caratterizzato i miei dieci anni alla guida di Confcommercio Terziario Donna.

Nel panorama economico ed imprenditoriale globale, le donne sono una delle risorse più preziose. Ma, nonostante costituiscano la metà della popolazione mondiale, rappresentano ancora appena un quinto delle aziende. Il contributo delle donne all'economia è ancora significativamente sottorappresentato nei report e negli indici sulle startup e sugli scenari economici.

L’occupazione femminile è negli ultimi anni cresciuta in 14 delle economie prese in esame. Eppure i dati dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro mostrano un calo dell'occupazione femminile del 5%, superiore al corrispondente dato maschile pari al 3,9% .

L’Italia nella classifica mondiale del Gender Index, l’indice che misura la parità di genere, ha perso tre posizioni in classifica collocandosi al 43° posto, con un punteggio di 52.3 (in calo rispetto allo scorso anno: 55).

Pur posizionandosi infatti come una ‘high-income economy’, i principali dati emersi dal report indicano che la sua performance è inferiore al benchmark di riferimento dell’indice MIWE.

Tuttavia alcuni segnali positivi arrivano dalle condizioni al supporto dell’imprenditoria dove l’Italia risale dei posizioni (dal 26° al 20° posto) e nel tasso di donne leader d’impresa (dove passa dalla 29a alla 24a posizione).

Colpisce positivamente come la percentuale delle donne attualmente impiegate in Italia in ambito tech (46%) non sia molto distante da quella degli uomini (54%), a ulteriore conferma della validità delle politiche nazionali e locali volte al miglioramento delle competenze professionali e all’aumento della partecipazione delle donne in questo settore.

Di certo il COVID ha avuto un impatto enorme sulle donne, facendo di fatto annullare decenni di progressi ed aggiungendo – secondo i dati del World Economic Forum – altri 36 anni al tempo stimato necessario per raggiungere la parità di genere a livello globale.

Significa che devono ancora nascere le donne che avranno pari opportunità di competere nel mondo dell’imprenditoria e dell’economia.

Cosa facciamo nel frattempo per ‘sbloccare questo potenziale’ e sbloccare la crescita’ ?

Servirebbe – ma lo diciamo inascoltate da troppo tempo – un sistema in grado di correggere le storture alla base di questa disparità. Servirebbe creare - davvero - le condizioni per facilitare l'accesso delle donne al supporto finanziario e ai servizi, e servirebbe promuovere e sostenere la loro capacità di avviare, operare e prosperare nelle attività imprenditoriali.

C’è ancora molta strada da fare da parte dell’Italia per consentire alle donne imprenditrici di affermarsi.

Nonostante le avversità, le donne hanno dimostrato di essere imprenditrici capaci di re-intepretarsi ed affrontare virtuosamente le crisi, crescendo in termini di nuove attività imprenditoriale e dimostrando una crescente capacità di creatività imprenditoriale.

Per la futura crescita economica, è allora quanto mai necessario creare le giuste condizioni sociali, politiche e finanziarie affinché l’iniziativa imprenditoriale al femminile abbia gli strumenti adeguati per trasformarsi in storie imprenditoriali di successo.

Servono politiche strutturali – e non episodiche - a sostegno dell'imprenditoria femminile che contribuiscano significativamente a una ripresa più rapida ed equilibrata.

L'empowerment dell'imprenditoria femminile fungerà non solo da catalizzatore per lo sviluppo e l'innovazione, ma farà crescere le comunità intorno alle donne di successo. La ripresa economica è difatti possibile solo garantendo le condizioni per una crescita sempre più equa, sostenibile e inclusiva, nel solco di quanto prevede l’Agenda Onu sullo sviluppo sostenibile, che possa fornire gli strumenti e la fiducia necessari all’imprenditoria femminile, mettendo le donne nelle condizioni di poter esprimere tutto il loro potenziale.

Serve questo oggi all’economia globale: serve mettere in campo tutta la carica dell’imprenditoria femminile.

 

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Tue, 14 Jun 2022 17:49:06 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/755/sbloccare-la-crescita-puntando-sulle-donne-imprenditrici sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Impresa e Famiglia: una scelta che deve comprenderli insieme https://www.patriziadidio.com/post/754/impresa-e-famiglia-una-scelta-che-deve-comprenderli-insieme

Elisabetta Franchi e Samantha Cristoforetti: due donne che hanno in questi giorni alimentato i dibattiti mediatici. La prima per una infelice dichiarazione sulle madri lavoratrici, l’altra per la foto con cui prima di partire per lo spazio affida i figli al marito.

Parlando delle donne nel mondo del lavoro, la stilista Franchi ha infatti detto che quando un imprenditore assume una donna e la pone in posizione di dirigente apicale, rischia di non vederla per due anni perché la donna rimane incinta e si dedica ai figli. Poi, provando a correggere il tiro, ha detto che le donne stanno tanto lontane dal lavoro dopo la gravidanza, perché i loro uomini non le aiutano abbastanza a casa. Per la stilista un imprenditore investe tempo e denaro nei propri dipendenti, e se un dirigente si assenta per due anni diventa un problema; per questo ha asserito preferisce puntare sugli uomini.

Messaggio opposto invece quello lanciato da Samantha Cristoforetti, che nella foto del momento in cui parte per la missione nello spazio a bordo della Stazione spaziale internazionale Crew4 affida i due figli alle cure del padre. Un’immagine che però anche in questo caso ha destato critiche per quel pregiudizio che ancora nel 2022 vede le donne dover scegliere tra la funzione di madre e la ‘carriera’ come se affidare per qualche giorno alle cure del padre i propri figli non fosse il gesto di una normalità conquistata.

A queste due storie vorrei aggiungere la mia personale storia. Ho avuto anche io una gravidanza e da imprenditrice ho lavorato fino a poche ore dal parto e sono tornata al lavoro che mia figlia aveva meno di tre mesi. Il senso di responsabilità mi ha fatto anticipare rispetto anche al minimo periodo di maternità ma comprendo il desiderio di una madre di stare quanto più possibile con i propri piccoli appena nati.

Ho la quasi totalità delle collaboratrici donne ed è stato naturale sostenere come azienda l’impegno economico e organizzativo delle scelte della maternità delle mie collaboratrici e condividere l’immensa gioia e completezza di avere bambini da parte loro. In un’azienda si cresce nel lavoro e si evolve come comunità, con le varie fasi di crescita dell’età adulta. In azienda non si condividono solo obiettivi economici ma anche ansie, preoccupazioni, soddisfazioni e gioie così come perdite e dolori. Si crea valore sui valori, e se si respira una dimensione umana dentro l’azienda tra imprenditori e i loro collaboratori e collaboratrici e questi tra di loro, anche il lavoro ne trarrà utilità. Perché dove si sta bene si è anche più produttivi. Dove si sta bene si condividono meglio obiettivi comuni.

Il tema che fa discutere al di là delle esperienze è quello del welfare carente a sostenere le famiglie nel nostro Paese nell’accudimento di figli piccoli e anziani. Ma è anche quello di un cultura sbagliata che ancora non fa affermare una condivisione paritetica dei lavori di cura e di accudimento tra uomini e donne. Per non parlare di quanto quella stessa educazione che vede le donne solo in senso procreativo, le faccia sentire colpevoli nella realizzazione di sé. Come se il desiderio, e il bisogno, di lavorare da parte delle donne, significasse una responsabilità non piena e un amore non totalizzante verso i propri figli, come se l’amore si misurasse solo con l’abnegazione di sé. Cosa che a un genitore uomo non è messa in discussione. Come è giusto che sia.

Anche questo è un tema di democrazia paritaria per il quale come imprenditrice, madre, e per dieci anni a guida di tutte le donne imprenditrici del Terziario Donna di Confcommercio mi sono battuta. La vera sfida è riuscire a mettere insieme tutto: aspirazioni personali, famiglia, lavoro, carriera, impresa. In un sistema in cui ancora gli strumenti ed i mezzi del welfare sociale non sono all’altezza e gli schemi culturali in molti casi restano relegati ad una disparità di ruoli inaccettabile nel 2022.

Ho cresciuto una figlia lavorando in azienda con l’aiuto di mia suocera a cui sono immensamente riconoscente, in un tandem solidaristico tra donne, muovendo i miei primi passi nel sistema della rappresentanza delle imprese, un servizio a favore della collettività delle imprese non di poco conto e a cui ho dedicato molto impegno e molto tempo.

Oggi da vicepresidente nazionale di Confcommercio, presidente di Confcommercio Palermo e amministratore delegato dell’azienda di moda che guido, mi occupo, quando posso, nel weekend dei miei nipoti, un segno di sostegno solidale verso mia figlia oltre che di amore verso di loro.

Essere madre e conciliare attività lavorativa e poi anche impegno associativo non è stato facile, ma è stata la mia più grande ricchezza, mi ha arricchito di una gioia ineguagliabile e mi ha insegnato il valore della cura. Figlia di una madre lavoratrice, ed oggi madre di una donna imprenditrice che a sua volta ha due figli, per noi lavoro e famiglia sono sempre stati un valore aggiunto. Un ponte tra lavoro e famiglia che ci ha resi più forti e unite. Valori che coltivo nel quotidiano, che ho ereditato dalla mia famiglia, che ho trasmesso a mia figlia, e che oggi lei trasmette ai suoi figli.

La parità di genere è una strada ancora in salita e che necessita di strumenti, garanzie e tutele che ancora oggi mancano. E che rendono ancora più complesso per le donne coniugare il lavoro con la scelta di famiglia.

Questa mancanza si riflette sulle stime ISTAT presentate agli Stati generali della natalità che si sono di recente tenuti a Roma. E da cui è emerso in modo netto il problema della decrescita demografica del Paese. Se non verrà invertita la rotta della natalità con misure strutturali, nel 2050 l'Italia avrà 5 milioni di abitanti in meno: solo poco più di una persona su due sarebbe in età da lavoro, con un 52% di persone tra i 20-66 anni che dovrebbero provvedere sia alla cura e alla formazione delle persone sotto i venti anni, sia alla produzione di adeguate risorse per il mantenimento e l'assistenza degli anziani.

La accentuata diminuzione della natalità segnala una difficoltà di cui l’agenda politica dovrebbe occuparsi con urgenza per costruire una adeguata risposta. E come ha detto il Presidente Mattarella intervenuto ai lavori della Fondazione per la Natalità e del Forum delle Associazioni Familiari: “occorre insistere nel perseguire condizioni che consentano alle giovani generazioni di costruire il proprio futuro e, in questo senso, va garantita piena dignità ai giovani, alle donne, alle famiglie". 

Il tema è di urgente attualità per tutte quelle donne che devono affrontare ancora oggi troppi impedimenti e difficoltà per raggiungere una piena parità e un apporto essenziale può venire dalla conciliazione dei tempi di cura della famiglia e dei tempi di lavoro. Ed è certamente il motivo del gap di genere oggi nel sistema lavoro. Gap che mette ‘fuori gioco’ moltissime donne che per dare spazio alla famiglia sono costrette a scegliere di non lavorare.

Non può e non deve invece esserci alcuna contrapposizione tra impegno professionale, attività lavorativa e scelta di maternità. Non possiamo privarci dei talenti delle Donne sul lavoro. Non è il lavoro ad allontanare dalla maternità e nemmeno la maternità ad allontanare dal lavoro, bensì le carenze a supporto di una scelta che non è solo privata ma che arricchisce l’intera società. Per questo le politiche per la famiglia sono un contributo essenziale allo sviluppo equilibrato e sostenibile del Paese.

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Tue, 31 May 2022 23:50:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/754/impresa-e-famiglia-una-scelta-che-deve-comprenderli-insieme sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La Sicilia che attrae ed emoziona: la Bellezza come valore aggiunto https://www.patriziadidio.com/post/753/la-sicilia-che-attrae-ed-emoziona-la-bellezza-come-valore-aggiunto

La qualità e la cura del dettaglio sono da sempre stati il valore distintivo del mio stile imprenditoriale: i prodotti della collezione distintiva dell’azienda di famiglia di cui mi occupo da più di 30 anni, “La Vie En Rose”, esprimono per design, gusto e qualità il Made in Italy espressione di eccellenza riconosciuta da tutto il mondo. La mission che ha sempre guidato lo sviluppo del gruppo “La Vie En Rose” è caratterizzata da valori positivi di fiducia all’interno dell’azienda: una lavoro di squadra di cui ogni componente è parte del successo, ma anche orgogliosamente responsabilizzato a diffondere l’identità dell’eccellenza  italiana.

Per un’imprenditrice la creatività e la cura sono il valore aggiunto. Ma nel mio caso ho sempre voluto sostenere che il modello imprenditoriale deve ispirarsi al concetto di Bellezza affermato dai greci: Bello e Buono. Ed il modello imprenditoriale seguire la linea di quell’Economia della Bellezza di cui in Italia ho lanciato il claim.

Ho da sempre sostenuto che la forza dell’impresa siciliana è proprio fare di questa Bellezza un valore di mercato identitario per competere in tutto il mondo. E’ quella di essere espressione del Buono Bello e Benfatto.

Da alcuni giorni le vetrine degli store di Rinascente in Italia dove siamo presenti portano i colori della Sicilia. Le vetrine della famosa catena espressione del lusso e della qualità, espongono le stampe dei tessuti con cui realizziamo la capsule collection dal mood Sicilia La Vie En Rosalia, create ad hoc in esclusiva, ispirate dai simboli della Sicilia, declinati in chiave moderna con tre linee: folk, barocco e natura. Una collezione dal design accattivante, con una forte caratterizzazione della tradizione e della cultura siciliana, che ha incontrato il gradimento di tanti passanti e turisti che si fermano davanti alle vetrine per scattare un selfie al contempo glamour e fortemente siciliano. Un binomio perfetto tra La Rinascente, conosciuta a livello internazionale, e il brand palermitano “La vie en Rose”

Vedere le mie ‘creature’ nelle vetrine dei negozi che sono centrali nell’offerta moda nazionale anche rivolta al mercato turistico, è per me la conferma di quel modello di impresa per il quale mi impegno quotidianamente anche nel mio ruolo di rappresentanza e in cui credo. Ma è anche il frutto del lavoro di una squadra di qualità che è l’azienda familiare che orgogliosamente ha costruito passo dopo passo un percorso che si fonda su identità, qualità e bellezza.

Obiettivo di questa prestigiosa collaborazione è quello di creare dei negozi diversi uno dall'altro legandoli alle tipicità locali e al made in Italy. Negozi che siano espressione e biglietto da visita di una identità forte e riconosciuta.

La sicilianità come concetto forte, iconico, che - se unita a qualità e creatività - è riconosciuta nel mondo come brand di qualità. E diventa passaporto del nostro Bel Paese.

C'è una sensibilità nuova che è stata acquisita dai consumatori, oggi attenti più che mai al Made in Italy. L'artigianalità, l'identità del territorio sono attrazioni importantissime.

La sicilianità diventa così valore aggiunto per il mercato, e diventa protagonista con il suo inesauribile patrimonio creativo e culturale, sposando il claim di Rinascente:< Per la città. Con la città. Nella città>.

E del resto la capsule collection La Vie En Rosalia è nata per valorizzare il ‘mood’Sicilia, l’artigianalità e la tradizione siciliana. L’ispirazione, con il voluto omaggio alla patrona della città, nasce proprio da Palermo, dalle riconosciute bellezze di un territorio intriso di arte e natura, con i suoi simboli popolari, culturali e religiosi.

Una bellezza non fine a se stessa ma che deve sempre più essere il motore dello sviluppo. <Vendiamo significati non prodotti> : e mai come oggi abbiamo la conferma di essere sulla strada giusta

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Sun, 29 May 2022 09:35:19 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/753/la-sicilia-che-attrae-ed-emoziona-la-bellezza-come-valore-aggiunto sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Politiche e strumenti per la libertà di impresa: testo integrale dell’intervento al convegno in occasione delle celebrazioni del 23 maggio https://www.patriziadidio.com/post/752/politiche-e-strumenti-per-la-liberta-di-impresa-testo-integrale-dell-intervento-al-convegno-in-occasione-delle-celebrazioni-del-23-maggio-

A trent'anni dalle stragi proprio qui a Palermo, Confcommercio non vuole solo commemorare. Vuole che la memoria diventi testimonianza non rituale, impegno concreto.

Dopo trent’anni, noi imprenditori, ci chiediamo: dove siamo ? Le stragi lo diciamo con forza, oggi, sono i nostri nuovi vespri siciliani. Quello strappo così crudele. Così cruento. Quelle vittime hanno ispirato il risveglio civile. E noi siamo almeno salvi dall’assuefazione. Che lenta, talora o spesso, ovatta il tempo, impigrisce lo spirito, svuota gli animi.

Il sacrificio di quegli uomini forti, servitori esemplari dello Stato, hanno reso lo Stato più credibile. E danno a noi orgoglio. Spinta verso un futuro nuovo. Sí, quegli uomini hanno sconfitto l’assalto ad una democrazia indebolita e cadente.

Hanno cambiato il corso della storia che precipitava verso il buio. Per questo dico, oggi, sono uno stimolo all’azione.

Non solo memoria. Il nostro è un piccolo contributo. Ma costante e convinto. Un piccolo tassello certo: Ma necessario a quel grande mosaico, per usare una metafora, come immagino la coscienza collettiva che si compone di segmenti diversi delle componenti della società civile.

Quando qualche mese fa da Vicepresidente, ho assunto l'incarico nazionale alla legalitá e sicurezza per Confcommercio, ho avuto chiara consapevolezza di una responsabilità grande.

Non c’è sviluppo, non c’è impresa senza legalità e sicurezza. Il malaffare e la corruzione, ma anche l'indifferenza, l'inefficienza e l 'inerzia, sono mine contro l'economia legale e la libera concorrenza. Diventano terreno fertile per la criminalità che tenta di infiltrarsi nella nostra economia frenando lo sviluppo.

Confcommercio è la più grande organizzazione di rappresentanza sul territorio nazionale. Rappresenta uno spaccato fortemente significativo dell'economia.


 

Porta avanti con forza la cultura della legalità. Non l’ha solo proclamata. L’ha realizzata nei fatti. Senza retorica.

Perchè non basta, non può bastare, l’ottima azione che sul territorio svolgono la magistratura e le forze dell'Ordine. Lo Stato ha funzionato nelle sue strategie di contrasto. Suscitando quella fiducia collettiva senza la quale non c’è contrasto possibile delle tendenze nefaste che hanno avvilito la nostra storia.

Da qui, proprio da qui, deve partire il cambiamento culturale, che come lo stesso Falcone sosteneva <essere il primo cambiamento necessario>.

Proprio da qui: dove non pochi sono colpiti dai grandi danni dell’ illegalità.

Parlo oggi qui in nome e per conto di tante imprenditrici e tanti imprenditori onesti. Che fanno il proprio dovere tutti i giorni, che rispettano le regole e che creano valore sui valori. Confcommercio con lo slogan "Legalità ci piace", organizza iniziative e progetti per la diffusione della cultura della legalità, per contrastare il crimine anche attraverso la nostra azione operosa e produttiva, così come per garantire sicurezza al nostro lavoro.

Legalità e sicurezza sono le garanzie per esercitare il nostro diritto alla libertà di impresa. Le invochiamo, vogliamo esserne parte attiva, ne chiediamo con forza l’attuazione come nostro diritto alla libertà di impresa.

Con uomini e donne sempre più liberi dalle mafie e dall’illegalità, l’impresa cresce di più, la società cresce di più, l’umanità cresce di più. Ecco il punto. Parliamone poco. Ma non dimentichiamolo mai “Legalità ci piace e conviene”.

Ringrazio la Fondazione Falcone e la prof. Maria Falcone, che ha concesso per questo evento il suo Patrocinio morale, nella ricorrenza del trentennale delle stragi di Capaci e Via D'Amelio. Una fiducia che custodiremo come stimolo prezioso all'azione, a praticare la libertà, la democrazia e la legalità come impegno quotidiano. Siamo tutti chiamati in causa.

A cominciare dalle vittime di estorsioni, di usura, di violenze. Che hanno bisogno del nostro sostegno. Della nostra prossimità.

(E di prossimità concreta danno prova oggi tante Confcommercio nel Paese. Dobbiamo favorire la denuncia con misure specifiche: E dopo la denuncia e oltre le denunce dobbiamo essere vicini materialmente a quanti vivono la crisi da anni, provati poi anche dalla pandemia, dalle chiusure, dai venti di guerra.)

La crisi ha provocato guasti, ha determinato le condizioni di un disastro sociale in corso, ha sottratto liquidità alle imprese, ha peggiorato rating creditizi, ha chiuso le porte del credito proprio nel momento più complesso ed ha aperto nuovi spazi al crimine e all’usura.

30 mila imprese sono oggi a grave rischio. Non a caso l'usura è fenomeno percepito in aumento da oltre il 27% degli imprenditori. Diciamolo chiaro: i fenomeni criminali, e in particolare l'usura, si nutrono delle crisi. Nessuno può uscirne da solo.

Il Presidente Sangalli pochi giorni fa ha ricordato di Giovanni Falcone una frase che diceva: <Possiamo sempre fare qualcosa>. Possiamo sempre fare qualcosa, è la massima che io vorrei adottare.

E noi che rappresentiamo il mondo operoso del “fare”, siamo e rimaniamo convinti che possiamo sempre fare qualcosa. E non intendiamo mollare.

Oggi proviamo a valorizzare le buone prassi in un'ottica solidaristica e concreta al tempo stesso. Da Palermo vogliamo dare testimonianza delle iniziative per il sostegno agli imprenditori vittime della criminalità nel difficile percorso alla denuncia di qualsiasi tipo di ricatto non solo quello mafioso.

Dicevo all’inizio non vogliamo oggi limitarci a commemorare. Facciamo testimonianza di azioni concrete da Palermo città complessa e dai tanti contrasti.

Ieri Palermo era capitale della mafia. Oggi da tutto il mondo riconosciuta per la sua bellezza. Un passaggio epocale che mostra ancora un futuro incerto, una prospettiva fragile. Ma certamente una città Laboratorio per avviare il cambiamento e costruire il nuovo.

Se una rivoluzione ha avuto luogo qui, a Palermo, questa è legata al passaggio dalla paura alla reazione. Dove il contrasto al nichilismo e alla rassegnazione ha posto condizioni per vincere, per risorgere dalle condizioni peggiori. Una città dalla cultura millenaria, la cui grandezza, per troppi anni, è stata sopraffatta da decenni di oscurantismo mafioso, di anime torve, di rassegnazione e chiusura.

La Bellezza c'era ma era negata dalla violenza e dal sangue. C'era ma era sommersa dai piagnistei e dalla sfiducia. Siamo adesso a nuovi copioni. Siamo alla voglia di riscatto, dall'orrore di ciò che abbiamo vissuto.

Palermo per tanti, troppi anni relegata ad un racconto di sè deteriore e oscuro, ma adesso non più simbolo della mafia, ma simbolo dei valori più belli grazie anche a chi ci accingiamo a commemorare.

Il volto bello del nostro Paese, la nostra credibilità nel mondo oggi è rappresentata anche dagli eroi civili, e dal contributo fondamentale dei palermitani delle tecniche più avanzate nel progresso alla lotta contro la mafia.

Concludo con uno spunto del Manifesto di Confcommercio.

Vedete, anni fa nel mio ruolo di Presidente Nazionale del Terziario Donna di Confcommercio, raccogliendo la sensibilità e il sentire di colleghe e colleghi ho elaborato un manifesto, una mappa, una carta dei nostri valori. Appena 18 punti che esprimono valori di vita prima che di economia ma che sono strettamente intrecciati alla nostra idea di sviluppo.

Il punto 6 recita <Perseguiamo la legalità e i valori della costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri>.

Respingiamo l'estorsione e ogni violenza. Rispettare e affermare la legalità è cosa importante in sé.

Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l'orgoglio di essere degni".

E rilancia il punto 7 : <Etica e legalità, onestà e dignità, solidarietà ed altruismo non possono essere proclamati. Devono essere praticati nell'interesse di tutti. Danno senso al nostro vivere quotidiano>.

Ed ancora, il punto 12 del mio manifesto: <Per noi "fare" significa una cosa sola: fare bene. Dove "bene" significa, pur con i nostri limiti, fare ogni giorno il meglio che possiamo, fare bene e farlo da persone perbene.>.

La memoria deve spingere tutti a lavorare con la consapevolezza di quanto è stato fatto e dalla memoria traiamo il coraggio di andare oltre e l'impegno all'azione e alla reazione. E cito una frase che abbiamo inserito come ispiratrice nel Manifesto, sono parole di Sant'Agostino: <Sono tempi cattivi dicono gli uomini. Vivano bene e i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi.>

E sempre di Sant’Agostino è l’incipit. Le parole incitano ma gli esempi trascinano. Come gli esempi dei nostri eroi. Ma lasciatemi dire anche della forza rivoluzionaria di chi fa il proprio dovere tutti i giorni in silenzio, senza proclami perché lo considera la normalità del proprio agire in sintonia con il proprio sentire. Pure nelle difficoltà immani, sono gli atti di eroismo quotidiano.

 

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Fri, 27 May 2022 09:11:22 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/752/politiche-e-strumenti-per-la-liberta-di-impresa-testo-integrale-dell-intervento-al-convegno-in-occasione-delle-celebrazioni-del-23-maggio- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il rilancio dell’impresa terziaria https://www.patriziadidio.com/post/751/il-rilancio-dell-impresa-terziaria

La ripresa economica si gioca tutta sul rilancio dell’impresa terziaria, dorsale fondamentale dell’economia italiana messa a dura prova dallo shock pandemico.

I dati redatti dall’Ufficio Studi di Confcommercio prevedono per il 2022 un aumento del 2,1% del Prodotto interno lordo del Paese, un aumento del 2% dei consumi privati, ed un tasso di inflazione al 6,5%. Le previsioni per il 2023 vedono invece un aumento del Pil pari al 2,4%, con inflazione al 2,9% e consumi a +2,7%. 

Sono questi i dati portati all’attenzione del Forum Confcommercio in collaborazione con Ambrosetti “I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000” che si è svolto a Roma.

L’insorgere del conflitto tra Russia ed Ucraina ha chiaramente stravolto il quadro di previsioni del Governo che attestavano al +5% gli obiettivi di crescita del PIL italiano, abbassandolo di 1/1,5 punti percentuali in meno. 

Il conflitto impatta infatti negativamente sia sulla produzione industriale sia sui consumi. 

Lo scenario di guerra ha consegnato alle imprese – già drammaticamente provate da due anni di shock conseguente alla pandemia – un ulteriore ostacolo alla ripresa.

Con il passare dei giorni è apparso sempre più evidente come la durata e la complessità dei problemi fossero più gravi delle attese. 

L’auspicata ripresa, vitale per le aziende, è oggi ancora tutta da costruire.

Ma non è un quadro fatto solo di ombre quello che è emerso al Forum di Confcommercio. Se infatti da una parte i risparmi forzati accumulati in tempo di pandemia si dovrebbero tradurre in maggiori consumi, anche se non nella misura che ci si attendeva, dall’altra le intenzioni di acquisto da parte dei consumatori non appaiono però in ribasso. 

A spingere la ripresa sembrano essere ancora la tecnologia e l’ambiente domestico, a cui si aggiungerà l’automobile grazie agli incentivi.

Ma sono solo alcuni dei segmenti che rappresentano l’economia terziaria. 

La previsione emersa dallo studio presentato da Confcommercio per il 2022 si ferma al 2,1%, dinamica compressa da un’inflazione che è stimata intorno al 6,5%. 

La maggiore inflazione rispetto alle previsioni governative è tra le ragioni della minore variazione del PIL rispetto alle valutazioni del governo (PIL a +3,1% nel 2022, secondo lo scenario programmatico, migliore solo di due decimi rispetto al tendenziale). 

Pesa in modo significativo una parola che più di tutte condiziona i mercati: fiducia. 

Secondo l’Istat la fiducia dei consumatori è oggi in costante riduzione. E non si intravedono misure governative tese a incidere su un rialzo di quello che per noi imprese di terziario è la principale variabile da seguire per costruire i Nostri piani di business.

Da un apposito studio del Censis, la fiducia personale sul futuro prossimo è lontana dai livelli migliori raggiunti in passato. Ciò va piuttosto d’accordo con il crollo del clima di fiducia delle famiglie registrato sempre a marzo dall’Istat ed è un elemento che converge nell’indicare che mancherà, probabilmente per tutto il 2022 quella spinta ai consumi derivante da un deciso incremento della propensione alla spesa. 

La mancanza di fiducia nel futuro impedisce che si trasformi in maggiori consumi quel serbatoio di risparmi forzati prodotti dalle famiglie ‘a reddito stabile’ (come i dipendenti pubblici) durante il periodo di lockdown.

E’ sulla capacità di recuperare la fiducia – variabile determinante ad influenzare i consumi delle famiglie - che si gioca il destino delle imprese. 

La relazione tra eventi bellici e fiducia è difatti causa di un abbassamento della propensione al consumo. E solo una risposta puntuale e concreta può incidere a ricostruire il legame.

Le speranze di un consolidamento dei consumi sono rimandate alla fine del 2023. Questo traguardo dipende dalla durata del conflitto in Ucraina e dalle implicazioni sui prezzi energetici e, quindi, sull’inflazione e sulla tenuta del potere d’acquisto. 

I consumi restano un elemento di fragilità sistemica con cui dovremo convivere ancora a lungo. 

E a fronte del quale come imprese chiediamo un intervento puntuale e tempestivo al Governo.

Serve l’impegno di tutti per garantire che l’orizzonte della ripresa non si sposti in ulteriormente in avanti. 

Serve la resilienza delle imprese, ma serve soprattutto un impegno preciso del Governo nel ridare ossigeno ad un settore vitale per l’economia nazionale ed indispensabile per tutte le comunità territoriali.

 

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Sun, 8 May 2022 22:09:26 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/751/il-rilancio-dell-impresa-terziaria sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Legalità ci piace: la nona edizione https://www.patriziadidio.com/post/750/legalita-ci-piace-la-nona-edizione

Si è tenuta il 20 aprile la Giornata nazionale di Confcommercio denominata “Legalità, ci piace!”, l’evento giunto alla nona edizione per fare il punto sulla diffusione dei fenomeni illegali e valutare il peso della criminalità sull’economia reale.  La mia prima edizione come incaricata alla legalità e sicurezza della giunta nazionale di Confcommercio.

L’edizione di quest’anno è stata incentrata sulla diffusione del fenomeno dell’usura che, anche a causa della pandemia, è diventata la piaga avvertita come minaccia principale da parte delle imprese intervistate. Infatti, fin dall’avvio dell’emergenza sanitaria il credito ha assunto un ruolo cruciale per assicurare la necessaria liquidità alle imprese investite da shock imponenti. La liquidità, in situazione di crollo di fatturato e in mancanza di redditività,  è ciò che può consentire di resistere e superare il periodo complicato e mantenere l’attività oppure chiuderla. In mancanza si espone potenzialmente le aziende a rischio usura.

Il quadro emerso dalla relazione dell’Ufficio Studi di Confcommercio delinea infatti un aumentato rischio, unitamente ad una maggiore percezione della pervasività del fenomeno.

Secondo i dati presentati infatti quasi il 12% delle imprese del terziario di mercato percepisce un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2021.

Il fenomeno è maggiormente accentuato nelle grandi città (16,2%) ed al Sud (16,6%).

Tra i settori di impresa, quelli che maggiormente denunciano un peggioramento dei livelli di sicurezza vi sono le imprese del commercio al dettaglio alimentare (15,1%) e gli alberghi (20%).

L’usura resta il fenomeno criminale percepito in maggior aumento dagli imprenditori del terziario di mercato (per il 27%), seguito da abusivismo (22%), racket (21%) e furti (21%). Anche in questo caso il trend è più marcato nelle grandi città ed al Sud dove l’usura è indicata in aumento dal 30% delle imprese. Percepito come il reato che aumenta di più, l’usura è una grave minaccia perché frena lo sviluppo delle imprese e penalizza la crescita.

Rispetto al tema della percezione e consapevolezza, dallo studio emerge che l’11% degli imprenditori ha avuto notizia diretta di episodi di usura o estorsione nella propria zona di attività. Il 17,7% degli imprenditori è molto preoccupato per il rischio di esposizione a usura e racket. Un rischio che permane più alto nelle grandi città (22%) ed al Sud (19,1%) e per le imprese del commercio al dettaglio non alimentare (per il 20%).

Di fronte ai tentativi di usura e di racket, il 58,4% degli imprenditori ritiene che si dovrebbe denunciare, il 33,6% dichiara che non saprebbe cosa fare,  mentre il 6,4%  pensa di non poter fare nulla.

E’ ancora una volta al Sud che si rileva una sorta di polarizzazione dei comportamenti, con accentuazioni maggiori sia di imprenditori che sporgerebbero denuncia (66,7%) che di quelli che al contrario non sanno come reagire (41%) o che vivono una sorta di ‘rassegnazione’ rispetto i fenomeni malavitosi.

Una minore propensione a denunciare si registra nelle città di medie e grandi dimensioni (intorno al 52% gli imprenditori che indicano la denuncia), mentre nei centri abitati con meno di 10mila abitanti è più accentuata l’incapacità di reagire rispetto a questi fenomeni (il 42,1% degli imprenditori dichiara che non saprebbe cosa fare).

Lo studio di Confcommercio presentato si sofferma anche sui problemi di decoro urbano che appaiono più avvertiti nelle periferie delle grandi città (52% delle non imprese), mentre i centri storici delle medie città risultano più curati (per l’88,2% delle imprese).

Esiste poi un 65% delle imprese che ha riscontrato fenomeni di degrado nella propria zona di attività (70% nelle grandi città) ed un 20% che ritiene peggiorato il livello di qualità della vita nell’area in cui opera (25% nelle grandi città).

I dati su cui ci siamo confrontati lanciano un allarme non di poco conto e individuano una priorità nell’agenda del Paese: le imprese.

E la soluzione è una sola: una serrata, leale cooperazione dello Stato con il sistema di rappresentanza delle Imprese per mettere in campo gli strumenti che davvero servono per sostenere la ripresa delle imprese e risolvere il tema credito che espone le imprese al rischio usura e racket e l’economia reale alla pervasività della criminalità organizzata. 

 

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Sat, 30 Apr 2022 12:28:55 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/750/legalita-ci-piace-la-nona-edizione sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
I negozi di vicinato pronti alla sfida della transizione digitale https://www.patriziadidio.com/post/749/i-negozi-di-vicinato-pronti-alla-sfida-della-transizione-digitale-

Persone e competenze a disposizione degli esercizi di vicinato per accelerare la transizione digitale, vincendo la sfida del terzo millennio senza perdere però il valore del negozio sotto casa.

Confcommercio attraverso la sua struttura dedicata propone percorsi utili a sensibilizzare e promuovere il cambiamento, che è anzitutto culturale.

Per realizzare la necessaria transizione digitale del terziario di mercato è infatti necessario accompagnare e far crescere negozianti, esercenti e liberi professionisti nei percorsi della digitalizzazione, attraverso tutti gli strumenti oggi disponibili, dalla riorganizzazione aziendale a nuovi strumenti di marketing e di vendita, dall’apertura di profili sui social network all’e-commerce, fino alle applicazioni più avanzate (cybersecurity, cloud, etc...).

Non si tratta di stravolgere il proprio modo di fare business o la propria identità imprenditoriale, ma di ampliare la propria rete ed allinearsi con le tendenze evolutive del mercato, al fine di aumentare la propria competitività e così raggiungere canali di vendita prima inesplorati, fidelizzare clienti anche geograficamente più lontani, accrescere i propri canali di business.

E’ difatti nel cambiamento tecnologico una delle reazioni propositiva alla crisi post pandemica: ma il percorso di transizione digitale deve essere condotto con una strategia a lungo termine, che sappia cogliere come opportunità le nuove esigenze e i cambiamenti nei comportamenti dei consumatori.

I mesi di lockdown che abbiamo vissuto hanno accelerato la consapevolezza di quanto il digitale possa essere un fattore trainante di crescita e di come si debba lavorare per accompagnare le realtà di vicinato e ‘fisiche’ in questa sfida.

Le attività di vicinato svolgono un ruolo determinante di presidio e di valorizzazione del contesto urbano: è allora sempre più necessario supportare queste imprese nella crescita, utilizzando tutti gli strumenti resi disponibili dalle nuove tecnologie.

Gli imprenditori del commercio di vicinato e della ristorazione, anche a seguito delle nuove abitudini di consumo post pandemia, hanno del resto ben compreso l’importanza della multicanalità del business, affiancando al commercio fisico tradizionale, che punta al servizio e alla qualità dell’accoglienza, modalità innovative di vendita che si muovono sul digitale, ma che richiedono prima di tutto una transizione culturale che innovi le competenze all’interno dell’azienda, la comunicazione e la narrazione dei prodotti.

Altrettanto importante è la condivisione delle storie di successo, che mettendo in circolo idee e contenuti, permettono di massimizzare l’impatto e prevenire molte criticità connesse al passaggio al digitale senza perdere il contatto diretto con la clientela che è - e resta - il punto di forza del commercio.

La sfida per le piccole imprese del commercio è oggi quella di integrare la parte fisica dell'attività con quella virtuale.

Il ruolo di Confcommercio quello di trasformare la crescente diffusione della tecnologia in opportunità per le aziende associate, consentendo loro di intercettare le mutate abitudini di acquisto e soddisfare le esigenze dei sempre più numerosi consumatori per i quali la dimensione 'social' è fondamentale. La transizione digitale del terziario di mercato deve difatti essere orientata in modo da costituire la giusta sintesi che permetta anche al commercio di vicinato di fare rete e fidelizzare il sistema di clientela della rete.
Questo mix è indispensabile perché anche i negozi di vicinato possano giocare da protagonista nel mondo del web, conservando però quell'attenzione alla clientela e quella professionalità che sono e dovranno sempre più essere la carta vincente dei ‘negozi sotto casa in rete’ rispetto alle grandi piattaforme.

Per farlo occorre attivare un circolo virtuoso fra tradizione e futuro: soltanto così le nostre attività potranno continuare a garantire la pluralità dei canali distributivi a beneficio dei consumatori e a rappresentare presidi di vivacità, accoglienza e sicurezza per vie e quartieri e continuare ad essere elemento fondamentale di sviluppo.

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Tue, 26 Apr 2022 07:40:41 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/749/i-negozi-di-vicinato-pronti-alla-sfida-della-transizione-digitale- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La Sicilia : per la ripresa economica serve che ognuno faccia la sua parte https://www.patriziadidio.com/post/747/la-sicilia-per-la-ripresa-economica-serve-che-ognuno-faccia-la-sua-parte

Le enormi difficoltà poste dalla pandemia non sono alle spalle. Anzi, tutt’altro.

Ma questo è anche il momento delle nuove opportunità e delle nuove sfide.  come Confcommercio vogliamo dare un contributo fattivo e responsabile per una ripartenza che sia forte e duratura, portando a sintesi nuovi contenuti e stimoli per la crescita del tessuto economico ed imprenditoriale.

Abbiamo piena consapevolezza della complessità delle sfide che ci attendono. Ma è nel nostro DNA affrontare i problemi con responsabilità.

L’indicatore dei consumi, elaborato dall’Ufficio Studi Confcommercio, rivela che nel complesso dei primi 10 mesi del 2021 i consumi sono ancora sotto dell’8,7% rispetto allo stesso periodo di due anni fa, ovvero rispetto al 2019.

In particolare, i consumi di servizi erogati da alberghi e ristoranti, che nel 2020 hanno perso oltre il 40% rispetto all’anno precedente, stanno ancora sotto del 31,6% nei primi dieci mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2019. Dati molto preoccupanti anche per i consumi nel settore abbigliamento e calzature, che nel 2020 ha perso il 23% e da gennaio a ottobre 2021 sta sotto ancora del 13,3%.

La debolezza economica della Sicilia si associa inoltre ad importanti fenomeni demografici i cui effetti sono di lungo periodo e rischiano di compromettere le possibilità di crescita e ripresa. Ma compromette anche la possibilità DELla tenuta demografica dell’Isola e quindi – per noi imprenditori – la possibilità di un rinnovo della classe imprenditoriale che dia linfa al sistema.

La fragilità dei sistema economico siciliano, unitamente ad una carente programmazione del futuro - spinge infatti i nostri giovani ad emigrare fuori, riduce il tasso di natalità, e comprime l’attrazione di flussi migratori di qualità.

Questa tendenza è per noi elemento di grande preoccupazione, perché il capitale umano è la principale fonte del benessere economico di una comunità e la variabile principale per costruire futuro.

Strettamente interconnessa alla questione del capitale umano, è la questione - posta al centro dello stesso  Piano Nazionale di ripresa e resilienza - dei divari infrastrutturali. Su cui la Sicilia è in gravissimo ritardo. E questo ritardo penalizza il sistema delle imprese e ne mette a rischio il potenziale di competitività sul mercato.

Vi sono difatti differenze molto significative tra le diverse aree geografiche del nostro Paese per quanto riguarda la dotazione delle principali infrastrutture da cui dipende la crescita economica. Ed è proprio questo divario che deve essere colmato prioritariamente, perché le imprese sono il motore ‘naturale’ di qualsivoglia ripresa.

Nel 2020 e nel 2021 i dati di nati-mortalità delle imprese hanno evidenziato un andamento eccezionale se confrontato con quanto accaduto nel 2019.

Il Covid ha ridotto il tasso di natalità delle imprese, frenando l’avvio di nuove iniziative imprenditoriali, e le chiusure le registreremo nei mesi che verranno perché anche la volontà di cessazione da parte di imprenditori che non possono più continuare, non si persegue dall’oggi al domani. Le cessazioni dell’area Confcommercio che già possiamo registrare sono da oltre 12.010 nel 2019 a 9.887 nel 2020, per ridursi a 7.858 nel 2021.

Le possibili cause di questi dati sono da riscontrarsi nel blocco dei licenziamenti, nei tempi troppo lunghi di attesa di ristori peraltro insufficienti rispetto alle perdite, a sostegno dell’attività, nell’utilizzo della cassa integrazione, ma soprattutto nella mancanza di fiducia in una ripresa dell’economia.

Il tema è sempre quello: il mancato o carente dialogo tra chi governa e chi rappresenta le imprese.

Noi la nostra parte la facciamo, e la facciamo con responsabilità. Alle parti politiche, soprattutto ora che si apre una lunga e complessa stagione elettorale diciamo: ci siamo, ma pretenderemo che ognuno svolga con compiutezza la propria parte. E che ci sia un concreto e costruttivo confronto istituzionale con il mondo delle imprese.

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Fri, 22 Apr 2022 07:14:06 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/747/la-sicilia-per-la-ripresa-economica-serve-che-ognuno-faccia-la-sua-parte sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Letizia Battaglia, una donna autentica https://www.patriziadidio.com/post/748/letizia-battaglia-una-donna-autentica

Letizia Battaglia ci ha lasciato. Ma ci ha lasciato ricchi della testimonianza di vita spesa alla ricerca della Bellezza.

Donna coraggiosa che riuscì ad affermarsi come fotoreporter in un mondo di uomini e che con il suo sguardo “differente” divenne famosa nel mondo.

Classe ‘35, palermitana, fotografa affermata e riconosciuta nel mondo, donna immensa come le immagini che ha ritratto. Prima donna europea a ricevere nel 1985 il premio Eugene Smith, la sua vita è stata trasformata, all’età di 34 anni, dall’incontro con la sua macchina fotografica.

Di sé disse in un’intervista: . La sua libertà Letizia la trovò invece grazie alla macchina fotografia, che diventò il suo strumento per esprimere il suo modo di vedere il mondo.

Alla sua macchina fotografica si legò indissolubilmente: è stata proprio questa a renderla davvero, e finalmente, libera. Per questo divenne un uno con il suo obiettivo. 

Letizia è stata una donna che ha fotografato la realtà. Nelle sue foto soprattutto le giovani donne ai margini della vita, come la ‘bambina con il pallone’. E proprio rivolgendosi alle donne, diceva: <combattete, combattete per qualche cosa; perché è solo così che sarete libere>. I suoi soggetti preferiti erano le donne perché ci ritrovava se stessa.

Letizia, una donna che aveva fatto della sua macchina fotografica il mezzo per raccontare il furto di bellezza della sua terra. Letizia Battaglia ha cercato proprio questo: risposte ai misteri di mafia, chiarezza nella condizione delle donne, reazioni davanti a chi imbrattava la bellezza della nostra terra.

Prediligendo sempre il bianco e nero ed il grandangolo, la fotografia di Letizia è sempre stata autentica, realista, drammatica e introspettiva al tempo stesso.

Il suo sguardo, costantemente volto alla ricerca della verità, ha raccontato storie di dolori e soprusi. Ma anche di grandi rivoluzioni culturali.

Il mio personale ricordo che mi lega a lei è a colori. Come era lei colorata, nella sua straordinaria autenticità.

Ho avuto infatti la gioia di averla alla consegna come Presidente di Confcommercio Palermo del riconoscimento di “Negozio storico” assegnato alla storica torrefazione Stagnitta appartenente alla sua famiglia. Una famiglia di operosi imprenditori, che da lei hanno ereditato il senso di responsabilità e di impegno.

Letizia per me ha rappresentato quello che porto avanti da sempre: la forza delle donne di condurre una quotidiana battaglia per affermare la propria libertà ed indipendenza, la Bellezza praticata.

Mi piace ricordarla così: immersa nella luce dell’amore per la sua famiglia, nell’abbraccio di un momento gioioso e fiero di chi da guida della sua famiglia, ha saputo imprimere una direzione ed apprezzare i riconoscimenti che arrivano con la fatica, l’impegno, le capacità, l’onestà, la dignità, i sacrifici di vite dietro un banco.
La ricordo con il sorriso fiero della sua famiglia di imprenditori.
Un momento rosa, come la tinta dei suoi capelli quel giorno, come gli immensi sorrisi dei suoi cari, come la luce dei suoi occhi, quella che cercava nella sua Palermo, quella che ha lasciato impressa nelle sue foto.

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Mon, 18 Apr 2022 07:38:38 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/748/letizia-battaglia-una-donna-autentica sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
PNRR: o cambiamo o lasceremo alle future generazioni un gigantesco debito https://www.patriziadidio.com/post/746/pnrr-o-cambiamo-o-lasceremo-alle-future-generazioni-un-gigantesco-debito

PNRR: non ci sono alternative. O sosterrà concretamente la ripresa e lo sviluppo economico e migliorerà la PA oppure non ci sarà ripresa e lasceremo alle future generazioni un gigantesco debito.

I dati prodotti dall’Ufficio Studi di Confcommercio sono chiari: mostrano uno scenario fosco, certamente meno ottimistico di quello contenuto nelle stime del Governo.

I dati estrapolati dal Report dell’Ufficio studi di Confcommercio rivelano infatti una preoccupante tendenza delle stime sul Pil con una tendenza a ribasso, che dal 4% stimato a dicembre 2021 si attesta a fine gennaio 2022 al 3,5-3,7%. In evidente contrasto con il dato ufficiale del Governo che al momento prevede per il 2022 una crescita generalizzata del 4,7%.

La ripresa economica del Paese dipende da quanto sarà concretamente investito per supportare la trasformazione del mondo produttivo. E, dati alla mano, dipende da quanto saremo capaci di investire per la ripresa del Mezzogiorno d’Italia attraverso il sostegno al suo più ampio segmento produttivo: il terziario di mercato.

Lo strumento del PNRR, è a tutti chiaro, rappresenta l’unica vera opportunità per recuperare il terreno perduto, le arretratezze infrastrutturali, i gap di servizi. Assicurando quella ripresa dell’economia che auspichiamo - oggi più che mai al terzo anno di emergenza economica - attraverso una tale quantità eccezionale di risorse da indirizzare nei tempi e nei modi giusti. Solo a queste condizioni: che si faccia bene e presto. Senza perdere più tempo in costruzione di strategie unilaterali ma sedendosi a costruire le azioni direttamente con le imprese, che della ripresa sono il motore, sarà possibile assicurare una crescita robusta non solo al Sud ma all'intero Paese.

E se il successo del Pnrr è un obiettivo sfidante a livello nazionale, lo è ancora di più per il Mezzogiorno, perché il Sud ha ritardi amministrativi, burocratici e produttivi, ed ha soprattutto gravissime carenze infrastrutturali che sono di ostacolo alla ripresa economica.

Il Piano di Ripresa e Resilienza deve allora agire proprio su questi ostacoli, e rimuoverli.

Altrimenti avremo un duplice effetto negativo. Si produrrà solo ancora spesa ‘inutile’ che servirà solo a mantenere un’economia a due velocità. E lascerà noi, e chi verrà dopo di noi, con un gigantesco indebitamento.

Perché, non dimentichiamolo, il PNRR solo se sarà utilizzato adeguatamente rappresenterà un investimento che darà una svolta decisiva all’Italia, altrimenti non solo sarà una enorme occasione persa, ma rappresenterà un appesantimento insostenibile per tutti noi e le future generazioni.

Il PNRR non è un regalo che ci fa l’Europa, ma un prestito. Occorre fare come fanno le imprese che se attingono a prestiti è per avviare investimenti e attività che poi creeranno reddito aggiuntivo, altrimenti di quell’impegno enorme, del PNRR rimarra’ solo indebitamento.

Ed allora dobbiamo agire. A partire dal Sud. L’antica questione della minore reattività del Sud nei periodi di ripresa si era del resto già posta nel 2021, anno in cui i dati hanno attestato una crescita dell’economia nel mezzogiorno meno vivace rispetto al resto del Paese. Ma nel 2021 non c’erano ancora i fondi del PNRR destinati proprio a riequilibrare le economie territoriali.

Le risorse che saranno adesso investite attraverso la realizzazione del PNRR devono puntare ad incidere su questi divari: a rendere cioè il Mezzogiorno strutturalmente più dinamico rispetto al passato, tanto in termini assoluti quanto in termini relativi.

L’economia siciliana è determinata, nel bene o nel male, dal sistema del terziario di mercato. La struttura produttiva della Sicilia è infatti caratterizzata dal ruolo preminente del terziario di mercato, area di elezione della rappresentanza di Confcommercio, ove si concentra quasi il 54% del tessuto produttivo siciliano.

Attraverso il PNRR dobbiamo puntare a ridurre lo scarto tra i tassi di crescita tra il Sud e il resto dell’Italia. Ma avendo cura non solo a sostenere le imprese, ma anche a non far crollare la domanda di consumi e a rendere una volta per tutte la PA adeguata e in linea con standard adeguati per tempi e qualità alla ripresa e allo sviluppo economico e infrastrutturale.

Occorre correre, ma occorre anche che tutti i settori sappiano adeguarsi. Il settore privato lo fa per indispensabile cambiamento di sopravvivenza, la macchina pubblica amministrativa occorre che garantisca risultati e tempi.

Non è più tempo di tollerare sacche di inefficienza e di impunità ai mancati risultati. Anche il pubblico occorre che si adegui a fornire garanzie di risultato, a premiare il merito se c’è, ma a eliminare ciò che non funziona o è incapace o inefficiente.

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Tue, 5 Apr 2022 14:44:34 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/746/pnrr-o-cambiamo-o-lasceremo-alle-future-generazioni-un-gigantesco-debito sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Le imprese hanno bisogno di una nuova pubblica amministrazione https://www.patriziadidio.com/post/745/le-imprese-hanno-bisogno-di-una-nuova-pubblica-amministrazione

L’Italia ha certamente fatto un buon lavoro nell’aggiudicarsi i fondi del Recovery Fund. Ma questi fondi, ricordiamolo, sono un mezzo, non sono il fine.

Perché sia raggiunto l’obiettivo della ripresa, occorre la capacità di spendere le risorse bene e in fretta.

La credibilità del Paese e il futuro della nostra economia dipendono proprio da questo: dalla capacità di spendere bene - e con onestà - le risorse del PNRR.

Per garantire il successo del PNRR si rendono quindi necessari alcune interventi normativi che, prima di tutto, permettano la semplificazione delle procedure e l’accelerazione degli iter di approvazione in modo da creare le migliori condizioni per garantire una celere esecuzione dei progetti.

Prevenire frodi e infiltrazioni criminali ed attuare un’effettiva semplificazione amministrativa e burocratica sono, come in questo caso, fenomeni tra loro connessi e possono a costituire quella ‘rivoluzione del sistema’ necessaria a garantire che le risorse rese disponibili dal PNRR producano effettivamente ripresa economica.

Dopo decenni di ‘bizantinismi’ occorre oggi risolvere semplificando. Rimettendo al centro la persona, con un nuovo umanesimo che guidi anche la realizzazione del Piano di ripresa e resilienza.

È quasi un miracolo che il sistema economico abbia fatto fronte alla gestione della pandemia, ma ora serve un deciso cambiamento di passo.

Senza una Pubblica Amministrazione efficiente altrimenti il PNRR non si attua: da qualunque punto si guardi il settore privato dipende da quello pubblico.

Il primo passo deve allora essere quello di adeguare il sistema della PA alle funzioni e alle competenze mancanti: serve una massiccia operazione di reclutamento, che rinnovi e implementi le competenze presenti nella pubblica amministrazione.

Servono persone capaci di <far funzionare le cose>. Serve un cambiamento nel modello organizzativo.

Occorre uno strappo esogeno (legislativo e sistemico) ed uno endogeno (che riguarda le risorse umane e la loro motivazione) al sistema.

Si deve passare dalla logica dell’adempimento alla ‘logica di risultato’.

Occorre abbandonare i modelli piramidali: gerarchizzazione e parcellizzazione devono essere sostituite da autonomia e responsabilità. Con relativa misurazione del rendimento anche in termini di assunzione di responsabilità e di sanzione anche economica nel caso non ci si comporti nel senso di assolvere ad una funzione pubblica che deve dare risposte e non può sottrarsi a prendersi responsabilità e sostenere costruttivamente nel rispetto delle norme, il fare impresa, lo sviluppo economico del Paese attraverso investimenti.

Abbiamo l’impellente necessità del coinvolgimento del personale pubblico. Noi imprese sentiamo il bisogno di sentirlo sintonizzato con le nostre necessità.

Senza motivazione, oltre che formazione e quindi investimenti sulle persone e sui modelli organizzativi, si è destinati al fallimento.

Sarebbe auspicabile uno scambio osmotico tra il sistema pubblico ed il sistema delle imprese. Attraverso tirocini formativi in aziende private dei dipendenti della Pubblica Amministrazione, quelli esistenti e i nuovi. Solo così lavorando insieme sul campo, il sistema pubblico potrà davvero capire le difficoltà di chi deve immettere ogni giorno visione, capacità, produttività, formazione; e in più deve competere, conoscere, vendere, sempre nel rispetto delle norme e con tutti gli ostacoli. Tutto questo condito da ottimismo e dalla necessaria visione propositiva che serve a chi si confronta con il mercato.

Lavorare insieme favorirebbe lo sviluppo nei dipendenti pubblici dell’ ‘etica della responsabilità’, per diventare il vero volto dello Stato che essi nello svolgimento del loro lavoro sono chiamati a rappresentare.

Insieme - e non dall’altra parte - , così devono camminare pubblico e privato se davvero vogliamo realizzare il Piano di ripresa dell’Italia.

La motivazione delle persone al proprio lavoro, la capacità e l’attitudine a mettersi in gioco, risolvendo problemi e non semplicemente svolgendo compiti, è il prerequisito per garantire la crescita della produttività.

Necessario quindi agire attraverso la semplificazione e la sburocratizzazione, riducendo i tempi di attesa. Un progetto non più rimandabile: insieme alla definizione chiara dei livelli di governo tra Stato, Regioni e Comuni, occorre: ridurre gli adempimenti burocratici; frenare il ricorso a una richiesta continua di documenti; favorire l’interoperabilità delle banche dati.

La crescita stabile della nostra economia passa anche per la crescita di produttività del settore pubblico.

È questa la sfida del Recovery Plan che non è solo della ripresa e dello sviluppo. Ma è invece la sfida di rimettere al centro dell’agenda del Paese, tutte quelle iniziative strutturali necessarie ad assolvere con maggiore efficacia ed equità ai compiti ad essa assegnati.

Il vero punto di svolta è che bisogna passare dall’inaccettabile logica dei fannulloni e dei furbetti del cartellino, che ha permeato le azioni della cattiva politica di questi decenni, al riconoscimento pieno del ruolo e del valore del lavoro pubblico.

Il decreto Semplificazioni costituisce quindi un piccolo passo importante nella direzione corretta. Ma la strada è lunga e le riforme da realizzare sono tante, e non si deve più perdere un solo istante.

Occorre uno sforzo congiunto per lo sviluppo pari a quelli titanico che stanno attuando gli imprenditori e le imprenditrici in Italia.

Ce la faremo solo se tutti andremo nella stessa direzione e il volto dello Repubblica sarà quello dei tanti dipendenti pubblici che saranno il meglio che esprime il nostro Paese per competenze, per qualità di servizio, per responsabilità, per motivazione.

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Wed, 30 Mar 2022 13:23:11 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/745/le-imprese-hanno-bisogno-di-una-nuova-pubblica-amministrazione sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il Manifesto del Terziario Donna patrimonio e guida di Confcommercio https://www.patriziadidio.com/post/744/il-manifesto-del-terziario-donna-patrimonio-e-guida-di-confcommercio

<L’economia ha bisogno di nuovi modelli. Che mettano al centro prosperità, qualità della vita, convivenza tra diversi, emozioni e felicità, Produzione e scambio devono avere il respiro dell’etica. Cerchiamo il benessere. Ma non c’è benessere senza “Bene Essere”>.

Il Manifesto del Terziario Donna Confcommercio è qualcosa di cui vado particolarmente fiera. Lo utilizzo come “biglietto da visita” quando vado a convegni e incontri istituzionali in rappresentanza di Confcommercio.

Perché per me non è solo uno strumento di comunicazione ma anche di rappresentanza. Racconta a chi incontro chi siamo e cosa rappresentiamo ma anche cosa desideriamo come sviluppo: un progresso economico ma anche sociale.

Per chi è abituato ad una gestione del potere ‘muscolare’ può sembrare una banalità. E invece è l’espressione della rappresentanza che interpreta il “sentire” della base.

Con questo documento, insieme alla straordinaria squadra di Donne con cui ho condiviso i miei 10 anni di guida del Terziario Donna Confcommercio, si è fatto molto di più di quanto non si comunichi in incontri, convegni e riunioni.

Il Manifesto rappresenta la Carta dei valori di vita e d’impresa, che noi imprese di Confcommercio riteniamo basilari, come il rispetto degli altri e delle regole, investire sulla bellezza, valorizzare il talento e il merito, lasciarsi guidare dall’etica.

Valori che vanno rimessi al centro in un momento in cui l’Italia sembra aver smarrito molti riferimenti credibili, autorevoli e imprescindibili.

Il Manifesto ci invita a lavorare per il bene collettivo, a ricercare il bene Essere, riconvertendo i nostri sistemi di impresa verso quel nuovo umanesimo a cui ci sprona Papa Francesco, ma che poi è insito nelle nostre imprese che mettono la persona al centro e si basano su senso di socialità e di comunità.

Lo abbiamo espresso con chiarezza al punto 14 del nostro Manifesto: <Cambiamo cultura e modi. Non solo guardando dentro noi stessi. Ma fuori. Ci può essere impresa migliore in una società migliore. Società ed economia devono progredire insieme, l’una integrandosi con l’altra>.

Il metodo che abbiamo proposto è quello della democrazia paritaria che riconduce la presenza delle donne non solo ad una questione etica, di civiltà, di merito e di legittimità ma anche di opportunità economica, visto la correlazione esistente tra prodotto interno lordo e lavoro femminile.

E purtroppo invece l’Italia è ancora tra i Paesi europei quello che usa al minimo il potenziale di sviluppo legato al lavoro femminile. Nessun Paese avrebbe da guadagnare più del nostro puntando su quella differenza di genere che dovrebbe rappresentare una risorsa per la società, se decidesse di valorizzare concretamente le donne.

La ripresa economica del Paese dipende anche da questo, da quanto sarà capace di garantire un adeguato sostegno a quel capitale dormiente del Paese che sono le donne. Per farlo serve investire su adeguate politiche familiari e di welfare. Ma non basta.

Serve una vera e propria rivoluzione culturale che proponga un solido modello di condivisione degli impegni tra uomo e donna in famiglia. E rilanci il lavoro femminile, soprattutto quello imprenditoriale e autonomo delle donne che decidono di avviare un’iniziativa economica.

Sulla donna gravano ancora totalmente o quasi, oltre ai lavori domestici, gli impegni cosiddetti di cura, ovvero della conduzione della crescita dei figli e di assistenza degli anziani.

Ed allora ripartiamo da Condivisione e Partecipazione.

E da una cultura di impresa progressista, attenta non solo ai problemi legati alle categorie o al mercato o all’economia, ma anche a temi più ampi, che attengono alla democrazia, perché anche da questo dipende il futuro dell’economia e del Paese.

Questo in Confcommercio è da tempo un principio assunto largamente, e con la guida illuminata del Presidente Sangalli abbiamo al nostro interno realizzato questo principio, aumentando la rappresentanza negli organi.

Oggi da vice presidente di Confcommercio ritengo l’incarico assunto da qualche mese alla legalità e alla sicurezza in piena continuità di significato con quei valori e quelle intenzioni che abbiamo segnato nel Manifesto nato nell’ambito della mia Presidenza del Terziario Donna ma patrimonio della Confederazione.

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Wed, 23 Mar 2022 12:10:25 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/744/il-manifesto-del-terziario-donna-patrimonio-e-guida-di-confcommercio sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Per un centro storico economicamente vitale https://www.patriziadidio.com/post/743/per-un-centro-storico-economicamente-vitale

Palermo vanta uno dei più estesi e ricchi centri storici. Un patrimonio di bellezza di cui stiamo perdendo il valore.

Se guardiamo all’ultimo decennio, è infatti diminuito di un terzo il numero di attività di commercio al dettaglio presenti nel centro storico della città. Sono aumentate le imprese che caratterizzano il settore turistico in risposta all’internazionalizzazione della città cresciuta anche grazie all’anno in cui Palermo è stata capitale della cultura. Nell’ultimo decennio vi è infatti stato un incremento netto delle imprese operanti nel settore turistico (alberghiero ma soprattutto extra-alberghiero) e del settore ristorazione (soprattutto quella ‘smart’ senza alcun collegamento diretto con l’identità del luogo). A fronte di questi aumenti, sono invece scesi sotto il livello del 1999 le imprese ubicate nel centro storico operanti nei settori tradizionali della moda (abbigliamento e calzature), dell’editoria, e dei giocattoli.

I dati sono emersi dallo studio redatto dal Centro Studi di Confcommercio con il contributo del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne, che ha osservato le dinamiche commerciali che hanno riguardato negli ultimi anni i centri storici di 120 comuni italiani medio-grandi.

L’Osservatorio sulla demografia d’impresa nelle città italiane e nei centri storici mostra in dettaglio le risultanze delle dinamiche intervenute nel tessuto commerciale, con un focus particolare su quello che è il cuore pulsante delle città, ovvero il centro storico, che in quasi tutte le città coincide anche con il luogo dove è più complesso il rapporto tra costo affitti e rendimento dei negozi.

Lo studio rappresenta in maniera plastica non soltanto la crisi del settore, dovuta alla stagnazione dei consumi prima ancora che alla pandemia, ma anche i processi di trasformazione del centro storico verso un preoccupante squilibrio commerciale e una disarmonia complessiva nelle funzioni e nella bellezza della città.

Si rischia un’alterazione in senso negativo dell’aspetto identitario della città, con un centro storico sempre meno attrattivo. E la scomparsa dei negozi di comunità, che sono quelli che più di tutti esprimono il senso identitario di città. Scompaiono infatti interi settori merceologici, che magari decidono di spostarsi nelle periferie o nei centri commerciali. Ed al contempo si assiste ad una disordinata evoluzione delle strutture di ristorazione e alloggio che sta impoverendo i nostri centri.

È un fenomeno che, negli anni, sta deprimendo la vitalità e l’attrattività dei centri storici che non è determinata soltanto dalla bellezza architettonica e monumentale ma da tutto ciò che li rende funzionali ed ospitali. Anche a viverci e a viverci bene. Grazie anche e direi soprattutto alle imprese del terziario di commercio e dei servizi che contribuiscono a determinare questa qualità.

Il fenomeno di spoliazione commerciale dei centri storici è stato drammaticamente accelerato dalla pandemia e vi è oggi estrema incertezza. Il periodo di post picco pandemico apre difatti a scenari di crisi che potrebbe assumere proporzioni più consistenti quando, negli elenchi delle imprese cessate, verranno inserite anche molte di quelle attualmente ‘congelate’ in attesa da parte degli imprenditori di capire se, e soprattutto come, sarà possibile ritornare ai flussi commerciali ante 2020.

I centri storici non possono rivolgersi solo a consumatori ‘mordi e fuggi’. Con il passare del tempo, una città senza negozi tradizionali e senza offerta diversificata di servizi diventerà sempre meno gradevole anche per i turisti e gli stessi residenti.

Dobbiamo guardare a soluzioni come il decreto salva centri storici che permetta ai sindaci di ‘guidare il cambiamento’, non lasciando solo al libero mercato la possibilità di definire il tessuto commerciale nelle aree cittadini più sensibili, come ad esempio - nel caso di Palermo - il percorso arabo normanno o le aree pedonali.

Occorre programmare il necessario riequilibrio del mix merceologico, e farlo per tempo, coinvolgendo le associazioni rappresentative delle imprese che conoscono bene esigenze, criticità e prospettive. Ciò che serve a ripopolare i centri storici è una strategia condivisa, per disegnare insieme un’idea di città ecosostenibile che sia anche bella, moderna, funzionale e armoniosa.

Il PNRR ci offre una irrinunciabile opportunità attraverso gli stanziamenti per la rigenerazione urbana, precondizione ad un nuovo più equilibrato sviluppo della città, che faccia procedere in parallelo riqualificazione urbana e rivitalizzazione economica.

Come Confcommercio siamo da tempo impegnati nella salvaguardia e nello sviluppo integrato del tessuto economico della città con modelli di politica urbana che, nel medio e lungo termine, possano dare risposte concrete all’economia reale. Ma abbiamo bisogno dell’impegno anche e soprattutto di chi ha il governo delle città.

E continuiamo a ripetere che non possono esistere negozi senza città e non ci può essere città senza negozi.

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Tue, 15 Mar 2022 13:37:15 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/743/per-un-centro-storico-economicamente-vitale sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il Codice Etico di Confcommercio https://www.patriziadidio.com/post/742/il-codice-etico-di-confcommercio

Penso che prima delle competenze, ciò che debba indirizzare le nostre vite sia la correttezza, l’onestà, la coscienza civica, insomma l’etica.  

Il filo rosso della mia vita è da sempre l’etica. Seguendo questo filo che ho colto come insegnamento dalla mia famiglia, ho indirizzato la mia vita personale, i miei rapporti con gli altri, il mio lavoro, la mia attività di rappresentanza delle imprese.  Anche per questo uno dei miei impegni nella guida di Confcommercio Palermo è stato lavorare al Codice Etico dell’associazione.

Così mentre lo statuto rappresenta l’organizzazione e gli obiettivi, Il Codice Etico di Confcommercio Palermo a rappresenta lo strumento predisposto per esprimere gli impegni ed i valori etici perseguiti dall’Associazione nella gestione delle proprie attività.

Approvato la prima volta nel 2016 ed aggiornato nel 2019, il Codice Etico ha la finalità di fornire indirizzi generali di carattere etico-comportamentale cui conformarsi nell’esecuzione delle attività. Un ‘codice morale di condotta’ che orienta l’operato della nostra Federazione  e di tutti i suoi associati, sia dentro l’associazione sia nello sviluppo delle reti esterne all’associazione.

Secondo il Codice Etico di Confcommercio Palermo, tutte le strutture sono infatti tenute ad adottare modelli di comportamento prima di ogni cosa ispirati alla qualità, efficienza ed integrità morale, deontologica e professionale. Uno spartiacque tra chi si riconosce ed opera secondo i valori confederali e chi no.

Il codice invita ad agire sempre con spirito di giudizio libero da condizionamenti esterni e fondato sul rispetto delle leggi dello Stato, delle norme di Confcommercio e tenuto conto degli obiettivi di crescita e di sviluppo nell’interesse del progresso civile, sociale ed economico del Paese e della collettività.

Ad operare costantemente al fine di contrastare i fenomeni della criminalità mafiosa ed organizzata, dell'estorsione e dell'usura, favorendo la crescita e la diffusione della cultura della legalità e di una coscienza associativa che contrasti ogni pratica illegale e di condizionamento criminale del libero mercato e della libertà d’iniziativa degli operatori economici.

Invita quindi ogni componente del sistema ad interpretare il proprio ruolo con eticità e spirito di servizio e nel rispetto delle prerogative e dei doveri ad esso connessi. A perseguire il Bene comune.

I principi che guidano il sistema confederale sono la lealtà, il rispetto reciproco, la trasparenza, la correttezza, l’imparzialità, l’indipendenza, la responsabilità, l’onestà ed il rigore nella gestione delle risorse economiche e umane. Parole ben chiare che delineano in modo chiaro ed inequivocabile il codice di condotta che la federazione si impegna ad attuare orientando verso la loro concreta realizzazione ogni scelta ed ogni azione promossa.

Il codice fornisce i valori di indirizzo necessari a garantire massima trasparenza, correttezza e completezza dell'informazione nel rapporto con fornitori, consulenti e qualsiasi altro soggetto terzo. Ma anche a sostenere un forte legame tra individui ed organizzazione, basato sui principi di lealtà e di fiducia, di solidarietà, ed indirizzato alla crescita della qualità delle relazioni umane.

Al centro dell’attenzione della federazione che fa del nuovo umanesimo il suo modello di sviluppo, non potevano che essere le Persone. Ed in merito il codice promuove la valorizzazione delle risorse umane, consapevole che esse rappresentano il vero patrimonio per lo sviluppo dell'Associazione e dell'intero sistema. E a tal fine si impegna a mettere in atto tutte quelle iniziative che permettono di accrescere le competenze, la creatività e la partecipazione attiva del personale, per aumentarne la motivazione e favorirne la crescita professionale e la realizzazione personale. Ed altresì proibisce qualsiasi forma di discriminazione, razzismo e xenofobia, e si impegna ad evitare e perseguire qualsiasi tipo di molestia, costrizione e coercizione sui luoghi di lavoro.

Il codice etico in linea con il punto 12 del mio manifesto: <Per noi “fare” significa una cosa sola: fare bene. Dove “bene” significa, pur con i nostri limiti, fare ogni giorno il meglio che possiamo, are bene e farlo da persone perbene.>

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Sun, 27 Feb 2022 15:03:12 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/742/il-codice-etico-di-confcommercio sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Emergenza occupazione femminile https://www.patriziadidio.com/post/741/emergenza-occupazione-femminile

I dati erano già allarmanti prima della pandemia. Ma questi due anni di crisi economica hanno aggravato ancora di più le diseguaglianze di reddito, di genere, di generazione, quelle territoriali tra Nord e Sud. Ed a pagare di più i costi di una crisi fatta anche di ritardi e di scelte non sempre adeguate come sempre sono le donne, in particolare quelle che fanno impresa, e che l’impresa la fanno al Sud.

L’impatto della pandemia ha pesato negativamente sull’occupazione femminile: il tasso di occupazione femminile a livello nazionale è sceso al 49% ed il divario con quello maschile è salito al 18,2%. Sono penalizzate soprattutto le giovani generazioni (33,5%) e in particolare le donne del Sud; ancor di più le donne con figli o impegnate nelle attività di cura familiare.

La partecipazione delle donne al mercato del lavoro nel Sud è precipitata al 33%, contro un tasso di occupazione medio del 59,2% al Centro-Nord e del 63% nell'Ue-27. Il Mezzogiorno sconta quindi - in tema di occupazione femminile - 30 punti di distanza rispetto al resto dell'Italia e dell'Europa.

La posizione del lavoro delle giovani donne fra i 15 e i 34 anni è drammatica. Solo 1 su 3 (33,5%) è occupata e il titolo di studio le protegge solo in parte: se laureate, trovano lavoro entro tre anni dal conseguimento del titolo di studio nel 61,2% dei casi, contro il 68,2% dei maschi e l’82,6% medio europea. Se diplomate, questa percentuale crolla al 41%, con una forbice che nella pandemia si è estesa sia rispetto ai giovani maschi (55,3%), sia rispetto alla media della Ue (67,4%).

Per quanto attiene all’occupazione femminile in fasce di età giovanili, il dato si attesta al 49%, al di sotto del dato maschile di ben 18,2 punti percentuali. Una distanza che continua ad aumentare. Va ancora peggio per le giovani madri: per coloro che hanno un figlio in età pre-scolare infatti il tasso di occupazione è solo il 57,5% di quello delle giovani della stessa età ma senza figli. Le donne risultano infine più penalizzate anche nelle nuove assunzioni. Si registra infatti un calo del 26,1% delle nuove assunzioni che hanno riguardato le donne a fronte della diminuzione del 20,7% dei contratti attivati nello stesso periodo per lavoratori uomini. E sempre le donne sono la categoria ad aver registrato il minore numero di reingressi nel mercato del lavoro.

Ma il peso maggiore della crisi lo pagano le donne che si sono scommesse a guida di piccole imprese, meno strutturate e quindi più fragili, che sono poi quelle che rappresentano il tessuto imprenditoriale del Sud e che proprio dal PNRR dovrebbero ricevere un sostegno importante.

La strada per chi, donna, vuole fare impresa al Sud è una strada sempre in salita. Occorre agire per supportare la ripresa delle imprese, ed intervenire prima di ogni cosa sul sostegno economico delle imprese femminili.

Ne abbiamo fatto una battaglia di Confcommercio. Una battaglia per la quale mi sono battuta per tutto il mio mandato decennale di Presidente del Terziario Donna di Confcommercio, insieme al mio consiglio e a  tutta la struttura, perché la rappresentatività di questo capitale fosse adeguatamente valorizzata.

Pensavamo di avere finalmente ottenuto risposte concrete ed immediate a settembre dal Ministro Giorgetti che si era impegnato all’immediato avvio. Ma sono passati altri tre mesi per vedere pubblicato nella Gazzetta del 14 dicembre scorso il decreto che dava il via al Fondo per l’Imprenditoria femminile.  Una prima dotazione di 200 (di cui 40 milioni dalla Legge di Bilancio e 160 milioni a valere sul PNRR con decreto pubblicato in gazzetta lo, scorso 1 febbraio, che si discosta dai 400 milioni dichiarati) finalizzata a promuovere e sostenere l'avvio e il rafforzamento dell'imprenditoria femminile, attraverso finanziamenti con una percentuale a fondo perduto.  E solo qualche giorno fa è stato pubblicato il decreto che rende operativo il Fondo. Ma si è ancora in attesa che apra lo sportello ove presentare istanze. Un tempo troppo lungo per chi aspetta risposte. Ed intano il divario aumenta.

Occorre che chi ha le redini del Paese decida di agire concretamente per rimettere in circolo l’energia delle donne imprenditrici e lo faccia guardando ai dati di mancato PIL che una mancata attuazione dei necessari strumenti comporta. E soppesando bene quanto incide nella vita quotidiana di chi sceglie di fare impresa ogni giorno di ritardo.

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Fri, 18 Feb 2022 20:03:11 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/741/emergenza-occupazione-femminile sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Contro la corruzione serve una nuova educazione all’etica https://www.patriziadidio.com/post/740/contro-la-corruzione-serve-una-nuova-educazione-all-etica

La presidenza italiana del G20 tra gli obiettivi prioritari si è posta la lotta alla corruzione. Obiettivo che nasce dall’analisi dei numeri sul fenomeno corruttivo nazionale e internazionale, aumentato in seguito al periodo della pandemia.

I dati pongono infatti in rilievo un quadro veramente allarmante, identificando la corruzione come una vera e propria calamità sociale che mette giorno dopo giorno a forte rischio la produttività e la competitività delle imprese, se non addirittura la crescita economica e la ripresa post pandemica.

Il tema della corruzione, che è un fattore gravemente distorsivo della libera concorrenza, è per Confcommercio un argomento centrale nel programma di legalità e sicurezza.

In Italia, il fenomeno corruttivo già ante PNRR aveva assunto dimensioni preoccupanti. La situazione fotografata in un report dell’Ufficio studi Confcommercio mostra la dimensione grave del fenomeno. Ma adesso con l’arrivo delle risorse PNRR rischia di diventare il nodo dello sviluppo.

La mappatura del crimine effettuata dall’ufficio studi confederale conferma una teoria che sosteniamo da tempo: la sicurezza e la legalità sono fattori che incidono direttamente sulla competitività non solo del nostro sistema economico, ma dei territori e delle singole imprese.

Occorre allora rafforzare tutti i presidi di prevenzione del rischio di infiltrazioni criminose nella realizzazione delle opere pubbliche, delle forniture e dei servizi, fenomeno che sicuramente tenderà ad accentuarsi in questa fase storica in vista dell’afflusso dei capitali europei che finanzieranno il PNRR.

La corruzione è una zavorra per lo sviluppo. Un fenomeno ormai dilagante davanti al quale non bastano sanzioni e azioni repressive.

Per arginarla serve una nuova educazione all’etica che parta anche dalle famiglie, primo nucleo di formazione delle future generazioni.

Si continuano a spendere fiumi di inchiostro sul tema della legalità, ma occorrerebbe parlarne meno e metterla più in pratica, perché emergano quei modelli silenziosi di semplice normalità a fare il proprio dovere, innanzi tutto per se stessi.

Si è smarrita la strada della dignità, come ci ha ben sottolineato il Presidente Mattarella nel discorso di insediamento nel suo secondo mandato.

Si sono spese troppe parole. Ma dalle parole bisogna passare ai fatti. Agire anche sul versante culturale, quello della consapevolezza. Se chi commette un illecito non viene più messo ai margini, isolato, il rischio è che prevalga una sorta di giustificazione’, se non peggio assuefazione.

Serve invece cultura civica, senso dello Stato, passione per quello che facciamo. 

Se riusciamo a costruire una cultura della coscienza e della dignità facendo il nostro dovere senza clamore possiamo da semplici cittadini essere degli eroi silenziosi coltivando quella legalità e quel rispetto per la democrazia che sono stati punti centrali del sacrificio di eroi come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e di tutti gli altri magistrati, uomini e donne delle forze dell’ordine che hanno perso la vita per mano mafiosa. Dobbiamo essere capaci di costruire le coscienze non solo sul paradigma dei morti ma anche sulla coscienza civile che deve essere viva e dei vivi.

Nel mio impegno come incaricata sul tema della legalità di Confcommercio porterò avanti con determinazione i principi già tracciati con chiarezza del Manifesto del Terziario Donna che rappresenta la carta di valori personali, di vita e di impresa di noi imprenditori: <Perseguiamo la legalità e i valori della Costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri. Respingiamo l’estorsione e ogni violenza. Rispettare e affermare la legalità è cosa importante in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l’orgoglio di essere degni.>

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Sun, 13 Feb 2022 18:46:25 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/740/contro-la-corruzione-serve-una-nuova-educazione-all-etica sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Si scrive Imprendigreen, si legge futuro https://www.patriziadidio.com/post/738/si-scrive-imprendigreen-si-legge-futuro

Con il progetto Imprendigreen, lanciato qualche giorno fa a livello nazionale e che adesso entra nel vivo sul territorio, con l’adesione di tantissime imprese, Confcommercio ha inteso affermare il proprio concreto impegno per lo sviluppo sostenibile, indirizzando e valorizzando i comportamenti virtuosi delle aziende a favore dell’ambiente. 

Imprendigreen di Confcommercio è infatti la prima grande iniziativa sistemica funzionale a rendere praticati e misurati i principi dettati dall’Agenda Onu 2030 sullo sviluppo sostenibile.

Una iniziativa nazionale che aggrega risorse e professionalità sul territorio, creando un vero e proprio network al servizio del sistema e delle imprese.

Un progetto ambizioso che guarda al futuro, assegnando alle imprese la responsabilità di contribuire attivamente al cambiamento. Da protagoniste.

Imprendigreen si articola in un programma di azioni volte a sensibilizzare, formare e accompagnare le imprese nella transizione da un’economia lineare a un’economia circolare. Ma anche a preparare le aziende a cogliere tutte quelle opportunità messe in campo dal Green deal europeo e dal PNRR, nonché dai vari fondi europei e nazionali finalizzati ad innovare i modelli di produzione e distribuzione e di offerta dei servizi e indirizzare le imprese dei diversi settori del commercio, del turismo, dei trasporti, dei servizi e le professioni verso un miglioramento continuo e duraturo delle proprie performance in termini di sostenibilità e a sostegno dell’ambiente

Imprendigreen - che prevede anche una puntuale attività formativa diretta alle imprese, consapevoli che sul tema serve investire anche in conoscenza oltre che in coscienza - punta a fornire alle aziende quella cassetta degli attrezzi necessaria per adottare gli obiettivi ONU di sviluppo sostenibile sanciti da Agenda 2030. 

Ma anche a dare evidenza dei benefici tangibili che i comportamenti sostenibili determinano non solo in termini di competitività e di performance ambientali ma anche di effetti positivi sia sociali che di vantaggi economici generati.

Intraprendere percorsi di sostenibilità sempre più ambiziosi servirà a garantire un futuro migliore per il nostro Paese, per le nostre famiglie e per le nuove generazioni.

Unitamente alle azioni di formazione e informazione, con il coinvolgimento di partner strategici ed enti di ricerca di assoluto spessore nazionale ed internazionale, aiuterà le imprese a migliorare la conoscenza delle normative e a favorire la diffusione e la replicabilità di comportamenti virtuosi sotto il profilo ambientale e sociale e, cosa molto importante per un’impresa, a ridurre i consumi .

Sarà operata anche a livello territoriale una fitta azione di messa in evidenza delle buone pratiche di sostenibilità ambientale di imprese, territori ed associazioni, affinché le stesse possano essere replicate e permettano all’intero tessuto imprenditoriale di avviarsi verso un percorso virtuoso di performance in chiave green.

Siamo infatti convinti che elemento fondamentale per rendere possibile – e conveniente - la transizione ecologica sia dare la giusta evidenza dell’impegno volontario sostenuto dalle aziende per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità declinati dalle Nazioni Unite nell’Agenda 2030. 

Il programma darà anche luogo al censimento e valorizzazione di quelle aziende che per prime avranno messo in atto azioni di sostenibilità ambientale in modo volontario.

L’elemento centrale del progetto è infatti rappresentato dal ‘bollino Green’, un vero e proprio ‘marchio di sostenibilità’ che verrà rilasciato a coloro che si saranno maggiormente distinti, anche semplicemente su buone prassi quotidiane, a favore della riduzione degli sprechi, del riciclo, del riuso, dell’utilizzo di minore energia, (sui temi dello sviluppo sostenibile, ) e che servirà proprio come (certificazione) riconoscimento delle imprese e delle associazioni territoriali ambientalmente virtuose.

L'obiettivo è quello di coniugare le tre R – Ricicla, Riusa,Riduci - con le tre B che contraddistinguono la qualità delle aziende italiane - Bello, Buono, Benfatto - radicando con i buoni esempi sul territorio una coscienza e una conoscenza ambientale che possa rappresentare un volano di crescita per le nostre imprese, ancora più importante oggi nella difficile fase congiunturale che stiamo vivendo.

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Mon, 7 Feb 2022 08:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/738/si-scrive-imprendigreen-si-legge-futuro sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Insieme si può: Confcommercio Palermo al fianco delle vittime di racket ed usura https://www.patriziadidio.com/post/739/insieme-si-puo-confcommercio-palermo-al-fianco-delle-vittime-di-racket-ed-usura

<“Insieme si può” non è solo uno slogan, piuttosto una consapevolezza: nessuno infatti si libera da solo. Soprattutto quando si vogliono contrastare fenomeni criminali così invasivi come racket e usura, che minano uno dei più importanti principi sanciti dalla nostra Carta Costituzionale: la libertà dell'iniziativa economica. Negli ultimi anni molte cose sono cambiate. Eppure le denunce sono sempre sporadiche e frutto della scelta di singoli. Il risultato è che il sistema paese continua a pagare un prezzo altissimo, a causa della permeabilità dei territori e dell’economia legale alla criminalità mafiosa e e alla criminalità comune.>

Nei giorni scorsi, come Presidente di Confcommercio Palermo ho siglato un protocollo d’intesa con la cooperativa sociale Solidaria allo scopo di incentivare la denuncia di eventuali reati ma allo stesso di assicurare alle vittime l’adeguato sostegno anche per la riabilitazione economica e sociale.

“Insieme si può” è un importante concreto progetto di costruzione di una consapevolezza ad essere come confederazione protagonisti nei processi di riconversione culturale del territorio in cui credo molto.

La ribellione non può infatti mai essere il gesto coraggioso di uno, serve invece ‘fare quadrato’ intorno alle vittime e costruire le condizioni perché vi siano sempre più denunce. Solo un’azione collettiva può infatti fare da argine alla criminalità.

Sono passati oltre 30 anni dalla barbara uccisione di Libero Grassi e tanti passi sono stati fatti. Ma il calvario dell’imprenditore che denuncia rimane in troppi casi ancora ora un percorso solitario.

Sarebbe finalmente il tempo che la ribellione diventasse una scelta di campo di tutti, non più di singoli operatori economici ma la scelta di una intera categoria sociale, di tutta la collettività.

Come abbiamo dichiarato nel Manifesto Terziario Donna di Confcommercio: <Perseguiamo la legalità ed i valori della Costituzione con forza senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri. Respingiamo l’estorsione e ogn i violenza. Rispettare e affermar la legalità è cosa importante in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere degni, l’orgoglio di essere liberi>.

Perché si affermi e si radichi il valore di impresa che portiamo avanti da tempo, serve fare sempre più sistema e mettere in campo nuove strategie. Serve, come propone Solidaria, una diversa e più concreta attenzione nei confronti delle vittime.

La sicurezza non è infatti data soltanto dal ristoro dei danni subiti. Le vittime di racket e usura necessitano di avere al loro fianco chi può guidarli a denunciare e a mandare avanti la propria attività di impresa nella serenità di aver fatto il proprio dovere per un mondo più giusto. Ed essere così da esempio per gli altri operatori economici. Ma senza essere lasciati soli.

Il progetto “Insieme si può” di Solidaria non è un semplice “sportello” di cui si avvarrà anche Confcommercio Palermo. E’ invece un progetto che intende qualificare l’attività di assistenza e vicinanza alle vittime del racket e dell’usura mettendo a loro disposizione qualificati servizi di consulenza ed orientamento legale, amministrativo/commerciale e psicologico, nonché attività di tutoraggio e accompagnamento durante l’intero percorso: dalla denuncia sino all’accesso al fondo di solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura. Con l’obiettivo di incentivare la denuncia dei reati di racket e usura da parte degli operatori economici, ma anche di assicurare alle vittime sostegno adeguato perché possano esserci le condizioni concrete di una definitiva riabilitazione economica e sociale.

Il progetto è finanziato dal Ministero dell’Interno con i fondi del PON Legalità 2014/2020 e permetterà agli operatori economici, di poter essere assistite gratuitamente dalla denuncia fino all’accesso al fondo di solidarietà previsto dalla legge.

Il progetto si rivolge alle vittime dei reati di usura e racket, due piaghe che colpiscono duramente la nostra economia e che dopo due anni di pandemia ed una situazione di perdurante incertezza e nell’assenza di un adeguato sostegno alle imprese da parte tutti i soggetti competenti (Stato, Regione e Comune) assume proporzioni ancora più drammatiche e insidiose.

Con questo nuovo progetto che come buona prassi vorrei rilanciare anche in ambito nazionale, attraverso la delega alla legalità e sicurezza che esercito da vice presidente nazionale di Confcommercio, vogliamo essere al fianco delle nostre imprese, offrendo qualificati servizi di consulenza ed orientamento legale, amministrativo, commerciale ed anche psicologico, nonché attività di tutoraggio ed accompagnamento durante l’intero percorso di denuncia e richiesta di intervento da parte dello Stato.

Per ulteriori informazioni sul progetto, è possibile contattare a mezzo mail la segreteria di Confcommercio Palermo (segreteriapresidenza@confcommercio.pa.it) che, in maniera del tutto riservata, stabilirà un contatto con gli operatori Solidaria.

 

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Mon, 31 Jan 2022 12:10:11 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/739/insieme-si-puo-confcommercio-palermo-al-fianco-delle-vittime-di-racket-ed-usura sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La mia storia personale è la storia di tantissime donne che credono nel valore della democrazia paritaria https://www.patriziadidio.com/post/737/-la-mia-storia-personale-e-la-storia-di-tantissime-donne-che-credono-nel-valore-della-democrazia-paritaria

La maltese Roberta Metsola è la nuova presidente del Parlamento Europeo. La più giovane presidente dell'Assemblea di Strasburgo e la terza donna nella storia del Parlamento europeo. Ed è la prima volta che le tre più importanti autorità a guida dell’Europa sono donne (insieme alla Metsola, la Von der Leyen Presidente della Commissione Ue e la Lagarde Presidente della Bamca Europa ).

Nel rallegrarmi e nel ritenere questa elezione un altro successo verso la democrazia paritaria, penso però a tutte le volte che ancora ci ritroviamo a dire . 

Come dico sempre “Non siamo più, ma non siamo ancora”.

E penso alla mia storia personale che poi è la storia di tantissime donne che rappresentano importanti sistemi e che in questi si impegnano per affermare una democrazia che sia davvero paritaria. E cercano di creare le condizioni perché non ci siano più prime volte. 

Sono diventata Presidente di Concommercio Palermo nel 2015 subito dopo che l’associazione territoriale era stata scossa da uno dei fatti più gravi nella sua storia: l’arresto del suo Presidente, colto in flagrante mentre intascava una tangente.  Se non si fosse verificato un fatto così traumatico, probabilmente non avrei raggiunto un ruolo apicale nell’associazione. 

Noi donne veniamo infatti spesso chiamate come la necessaria scelta nei momenti più difficili. Una carta da giocarsi quando nessuno è interessato a gestire un posto divenuto ‘scottante’. Avrei potuto tirarmi indietro, farmi anche io demoralizzare da quanto stava succedendo. 

Ma invece è proprio in quei momenti che viene fuori il senso etico che mettiamo noi Donne quando messa da parte la bufera ci si deve rimboccare le maniche per ricostruire da dentro. Trasformando quello che era nel tempo diventato un centro di potere in un centro di servizio alle imprese, proprio come deve essere nello spirito dell’Associazione. E come oggi è. 

La carica di presidente di associazione non è retribuita, richiede molto tempo e dedizione, è pervasiva e può anche danneggiare nella propria attività imprenditoriale. Toglie tempo ed energie alla propria attività di impresa ed alla propria famiglia, ai propri personali interessi. E per una donna che si fa carico anche di tutto il lavoro di cura familiare (spesso) diventa spesso impossibile. 

Ma  sono in Associazione dal 1996 iniziando il mio impegno e la mia formazione nel gruppo giovani imprenditori ed ho creduto nei valori di questa Associazione sin dai primi passi, ispirandomi anche alla guida del Presidente Sangalli e guardando alle tante ‘rivoluzioni’ che l’Associazione ha fatto in questi anni.  

Nel 2003 divenni presidente del terziario donna di Palermo e dal 2011 Presidente nazionale di Terziario Donna. In questo ruolo ho lavorato ogni giorno per affermare il principio della democrazia paritaria, guidando un numero di valorose donne tutte impegnate sul territorio ad affermare la crescita non solo quantitativa ma anche qualitativa dell’imprenditoria femminile, capace di incidere anche a favore di un cambiamento culturale, con quella pervicacia che appartiene a noi donne. 

Svolgevo il mio ruolo di Presidente nazionale di Terziario Donna non mancando ad ogni occasione di ribadire quei principi etici che ho poi riassunti nel Manifesto di Terziario Donna.

Non potevo tirarmi indietro sulla presidenza dell’associazione di Palermo.

Ora che sono al secondo mandato di questa faticosa ma entusiasmante esperienza e guardo a tutte le tappe che abbiamo raggiunto; a come Confcommercio ha ribaltato la sua immagine sul territorio, affermando principi etici tanto rigorosi quanto inderogabili e visibili ; a come oggi Confcommercio  dialoga con il territorio e con le Istituzioni affermando sempre il metodo della condivisione; a quanto oggi l’associazione sia cresciuta e non solo quantitativamente ma in qualità, in adesione di giovani e donne (oggi il 30% delle imprese aderenti sono guidate da donne o hanno rilevanti presenze femminili), nella creazione di nuove categorie, sino all’apertura nel 2021 di Confintegra che riunisce dentro Confcommercio Palermo la comunità di imprese straniere presenti sul territorio, ma in generale come Confcommercio Palermo sia divenuta un punto di riferimento autorevole per rappresentare il mondo delle imprenditrici e degli imprenditori dei settori che rappresentiamo, il loro impegno, il loro valore, i loro valori.

Allora so che ho fatto bene quel giorno del 2015 a superare i tentennamenti e a presentarmi alla comunità di imprese come candidata ad assumere la guida come loro Presidente.

E adesso che da qualche mese ho assunto la delega alla legalità e sicurezza in Confcommercio nazionale trovo le risposte alle tante domande che mi feci quel giorno. Ma trovo anche la forza e la determinazione per portare avanti la rappresentanza delle imprese sapendo che lo faccio per i valori di vita e di impresa in cui ho sempre creduto ma anche in rappresentanza di tutte le donne imprenditrici che ‘non sono ancora’. Non ci sono ancora nei ruoli apicali a essere trainanti di cambiamento a favore della collettività.

Buon lavoro quindi alla neo Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, che certamente sarà un modello della stessa passione ed impegno che ognuna di noi mette quando sa di rappresentare non solo un sistema ma un impegno verso la democrazia paritaria compiuta

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Sun, 23 Jan 2022 08:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/737/-la-mia-storia-personale-e-la-storia-di-tantissime-donne-che-credono-nel-valore-della-democrazia-paritaria sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Nasce Imprendigreen: l’iniziativa Confcommercio a favore dell’ambiente https://www.patriziadidio.com/post/736/nasce-imprendigreen-l-iniziativa-confcommercio-a-favore-dell-ambiente

Nasce Imprendigreen, il nuovo progetto fortemente voluto da Confcommercio per promuovere la transizione in chiave di sviluppo sostenibile delle imprese.

Si parla tanto e da tanto tempo di emergenza ambiente. Ma la transizione in chiave green dell’economia resta ancora sulla carta malgrado sia diventata il cardine centrale anche nel Next Generation EU.

Come Confcommercio abbiamo deciso di passare dalle parole ai fatti, sperimentando noi per primi all’interno delle nostre associazioni e delle imprese associate metodologie virtuose e buone prassi.

Per coniugare una visione etica d’impresa che guardi al sociale con i vantaggi economici per l’impresa, a partire dall’evitare gli sprechi e risparmiare significativamente sui costi aziendali ed energetici.

Imprendigreen vuole allora costituire un importante tassello del più ampio progetto di Confcommercio, grazie al quale la Confederazione intende offrire il suo contributo concreto al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu, che grazie alla collaborazione di tutte le aziende, ma anche dagli studi professionali  e delle stesse associazioni, saranno d’ora in poi concretamente misurabili e costituiranno elemento di marketing positivo delle aziende.

Il progetto lanciato su scala nazionale da Confcommercio prevede infatti il rilascio di un riconoscimento, un bollino “green” appunto, a tutte le realtà imprenditoriali che dimostreranno di adottare comportamenti virtuosi a favore dell’ambiente e del risparmio energetico.

Comportamenti e prassi aziendali che vanno dall’utilizzo di materiali riciclati alla riduzione dei consumi, dalla scelta dei fornitori alla riduzione dei  consumi energetici. Ovvero che mettono in atto processi funzionali all’efficentamento energetico ed alla riduzione del danno ambientale.

Attraverso questo progetto intendiamo agire concretamente perseguendo gli obiettivi prefissati dall’Agenda 2030 fissati dalla Convenzione Onu. Ma altresì sostenere l’economia di prossimità, quella che caratterizza il negozio sotto casa. Perché promuovere il commercio sotto casa significsa incidere acnhe sul danno ambientale prodotto dal trasporto delle merci provenienti spesso da migliaia di chilometri di distanza, tipico degli acquisti online.

La nostra è la sfida del fare e del fare bene.

Le imprese di Confcommercio puntano su un’economia responsabile, a misura d’uomo, che guardi alla salvaguardia dell’ambiente e al contrasto della crisi climatica. Che renda le stesse aziende protagoniste e partecipi del processo di transizione ecologica tanto invocato quanto necessario.

In questo progetto, mi sono spesa personalmente, sin da quando ero responsabile nazionale del settore “Ambiente e sostenibilità” di Confcommercio nazionale. Perché ho sempre ritenuto il tema centrale per lo sviluppo di quella visione di impresa che coniuga economia, sociale e ambiente.

Un progetto di valorizzazione dell’impresa sostenibile che ha mosso i primi passi da Palermo, alcuni anni fa, e che oggi ha assunto la giusta dimensione nazionale grazie alla lungimiranza del presidente Sangalli.

Quell’idea nata a Palermo vede così oggi la nascita del progetto nazionale Imprendigreen che si arricchisce della collaborazione con diversi autorevoli partner, tra cui la Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa che si è confrontata con i più avanzati standard internazionali di riferimento.

Adesso tocca a noi, aziende ed associazioni territoriali in primis, dimostrare che investire nell’ambiente significa investire nel futuro.

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Mon, 17 Jan 2022 07:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/736/nasce-imprendigreen-l-iniziativa-confcommercio-a-favore-dell-ambiente sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Sviluppo sostenibile: linea guida per legalità e sicurezza https://www.patriziadidio.com/post/735/sviluppo-sostenibile-linea-guida-per-legalita-e-sicurezza

Lo Sviluppo sostenibile è l’elemento guida di un sistema di impresa che fa perno su legalità e sicurezza.  

Un comportamento responsabile e improntato alla sostenibilità si traduce infatti nel rispetto di un sistema di regole condiviso che orienta l'individuo verso comportamenti critici e razionali su molti aspetti del quotidiano delle imprese. Sino a rappresentare, se applicato in tutta la filiera dell’impresa, un valore identitario che diviene parte integrante della brand identity.

Lo sviluppo sostenibile, per essere sostanziale, necessita allora prima di tutto di una forte presa di coscienza che deve orientare tutto il vivere quotidiano verso comportamenti sostenibili nel tempo e fortemente orientati al rispetto delle regole. Cosa che per prima adotto nella mia pratica quotidiana e che è il modello a cui mi ispiro.

La mancanza di regole in un sistema o la difficoltà ad applicarle e farle rispettare è difatti alla base dei comportamenti illeciti, o semplicemente omissivi, che spesso tendono ad attivare meccanismi insani di sviluppo non orientati al bene collettivo ma a tornaconti economici e di potere personali.

E non a caso proprio i crimini ambientali sono una delle aree di maggiore profitto nell'ambito della criminalità organizzata. Il rapporto Ecomafia di  Legambiente ha messo in evidenza proprio come oltre il 20% circa del fatturato mafioso faccia riferimento a delitti commessi nell'ambito ambientale. 

La transizione ecologica - perno su cui fa leva il Piano di Ripresa e Resilienza italiano - deve allora rappresentare un’occasione concreta di sviluppo e un ambito strategico su cui orientare la crescita delle imprese. 

Il Green Deal europeo e il Pnrr italiano hanno all’uopo stanziato consistenti risorse economiche indirizzate proprio ad innovare, in chiave sostenibile, il tessuto imprenditoriale e la società nella sua interezza, così da dare concreta attuazione all’Agenda 2030 e raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile che sono da questa indicati.  

La transizione ecologica a cui punta il PNRR deve allora essere il pretesto per ripensare modelli di sviluppo, consumo e produzione in chiave veramente green, o come ho sempre amato dire re-orientare i comportamenti di imprese e consumatori secondo il modello proposto dall’economia della bellezza e dai principi del nuovo umanesimo. 

Per fare ciò, l’impresa deve ripensarsi ed adottare pratiche innovative che le permettano di comprendere e dare risposta alla complessità del contesto in cui opera. 

Deve inoltre saper tessere una relazione strutturata e costante con i fornitori, con i clienti e con tutto l’ecosistema di relazione, orientando il percorso di crescita lungo una direttrice che coniuga crescita economica, sviluppo sociale e salvaguardia del patrimonio naturale. 

Perché ciò avvenga e consenta la transizione attesa, è necessario adottare nel sistema impresa un codice etico, inclusivo e trasparente, che sviluppi un forte orientamento all’innovazione e migliori la sua capacità di misurare le decisioni di business analizzando tutti gli impatti (economici e non) che esse determinano, nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

L’economia sostenibile mette allora insieme tutte quelle che sono le visioni che come Confcommercio portiamo avanti da tempo, l’economia del bene-essere e un modello etico di sviluppo economico, ma soprattutto realizza quel modello di nuovo umanesimo che è alla base del modello di impresa che vogliamo.

Un’impresa non orientata soltanto al profitto, ma protesa al benessere e al miglioramento della qualità della vita. Un’impresa che sa di essere elemento centrale nella rigenerazione delle città e nel perseguimento delle direttrici di sviluppo contenute nell’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile 2030. 

Un’impresa green è un’impresa che sa di essere protagonista del cambiamento.

Come Confcommercio siamo da tempo impegnati al raggiungimento degli obiettivi declinati dalle Nazioni Unite, avvertendo l’urgenza del tema ma anche la necessità di essere parte attiva nella costruzione di una green economy che generi una società prospera ed inclusiva e un ambiente sano. 

Anche nell’attuazione del mio ruolo quale delegata alla legalità e sicurezza di Confcommercio nazionale intendo agire continuando un impegno avviato da tempo e in parte portato avanti già dal 2015 da delegata all’ambiente della giunta nazionale di Confcommercio ma ancora di più quando ho sperimentato – insieme ad un gruppo di valenti esperti – a costruire linee guida per la ‘trasformazione’ delle imprese in imprese green, creando un sistema di regole che incentivasse l’adozione delle scelte necessarie per compiere davvero quel processo di transizione verso il protocollo di sviluppo sostenibile di Agenda 2030.

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Sat, 8 Jan 2022 15:30:40 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/735/sviluppo-sostenibile-linea-guida-per-legalita-e-sicurezza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Al via il Fondo per l’Imprenditoria femminile: un passo avanti verso la democrazia paritaria https://www.patriziadidio.com/post/734/al-via-il-fondo-per-l-imprenditoria-femminile-un-passo-avanti-verso-la-democrazia-paritaria

Le categorie più colpite dalla pandemia sono state quelle che già erano lavorativamente più svantaggiate: le donne ed i giovani. Le donne che hanno perso il lavoro in questi due anni sono infatti oltre il doppio dei colleghi uomini. Da un lato perché occupano più spesso posizioni lavorative meno tutelate, e  dall’altro perché appartengono ai settori più colpiti della crisi.

Una situazione che ha solo acuito un gap occupazionale che già era segnato da dati che fotografano il grave divario occupazionale. Al  Sud lavorava anche prima della pandemia solo il 32,2% delle donne tra i 15 e i 64 anni, contro il 59,7% nel Nord.  Un valore persino inferiore alla media nazionale delle donne occupate nel 1977 (33,5%).

Nel 2019, prima della pandemia, era del 17% la percentuale delle donne che lavorava a tempo determinato, mentre quelle in part time erano  un terzo del totale delle occupate, contro l’8,7% fra gli uomini, percentuale che sale al 42% fra le donne senza un diploma.

Se guardiamo ai comparti in cui il part-time è più diffuso, ai primi posti ci sono turismo e ristorazione (47,3%) ed i servizi alle famiglie (58,4%); mentre le professioni in cui si segnalano le maggiori incidenze di part time sono quelle non qualificate e quelle svolte nelle attività commerciali e nei servizi. Tutti segmenti in cui è preponderante l’apporto di lavoro femminile.

Se prima il divario segnava la netta differenza tra l’economia del Nord e l’economia del Sud, con la pandemia questo divario si è allargato. Secondo i dati del Ministero del Lavoro e di Banca d’Italia, è di 120.000 posizioni il divario occupazionale tra uomini e donne, con 76mila donne per le quali la serrata del 2020 ha cancellato il lavoro.

E se il dato lo guardiamo nel raffronto tra donne ed uomini, la situazione diventa ancora più grave. La percentuale di donne che ha perso il lavoro nel 2020 è stata infatti doppia rispetto a quella dei maschi che lo hanno perso. La caduta del tasso di occupazione è stata dell’1,3% fra le donne contro lo  0,7% negativo fra gli uomini. Il gap sul tasso di occupazione tra donne e uomini passa da 17,8 punti del 2019 a i 18,3 punti percentuale in favore di questi ultimi. E la forbice che divide i due generi nella bilancia occupazionale si divarica.

A questo si aggiunga che il divario occupazionale di genere che si era creato durante il primo lockdown non è stato colmato, e nemmeno si è ristretto nei mesi successivi. A causa anche di un permanente  stato di allerta pandemica che ha di fatto paralizzato la ripresa per i settori più colpiti dalle restrizioni e quindi più a rischio.

Le donne risultano infine più penalizzate anche nelle nuove assunzioni. Si registra infatti un calo del 26,1% delle nuove assunzioni che hanno riguardato le donne a fronte della diminuzione del 20,7% dei contratti attivati per gli uomini. E sempre le donne sono la categoria ad aver registrato il minore numero di reingressi nel mercato del lavoro.

Creare nuove imprese è stata per moltissime donne la formula di auto-impiego vincente negli ultimi anni.  Non a caso sino a prima della pandemia era la forma di impresa che registrava il più alto tasso di crescita: 9.800 unità nel 2019, con un ritmo di crescita del 4,5 per cento.

Ma per forza di cose, essendo perlopiù imprese più piccole, meno strutturate e quindi più fragili, sono quelle che hanno  pagato il costo più alto della crisi.

Sono tanti gli ostacoli che devono affrontare le imprenditrici che da sempre rendono più difficile e oneroso fare impresa per le donne a cominciare dal loro ruolo nella famiglia e nella società. 

Occorre agire per supportare la ripresa delle imprese a guida femminile. La chiave di volta per la ripresa sta nel cambiare lo sguardo sulle cose. Se non cominciamo a lavorare e investire concretamente sulla cultura dell’equità, della democrazia paritaria, possiamo parlare senz’altro di welfare, di interventi normativi e di tutto il resto, ma non avremo la vera base sulla quale costruire e investire.

E non avremo allora la capacità come Paese di rimetterci in cammino, se non investendo nel capitale dormiente e penalizzato della nostra economia: le donne e in particolare le donne  imprenditrici. Bisogna intervenire prima di ogni cosa sul sostegno economico delle imprese femminili.

Lungo tutto il mio mandato decennale di Presidente del Terziario Donna di Confcommercio mi sono battuta, insieme al mio consiglio e a  tutta la struttura, perché la rappresentatività di questo capitale fosse adeguatamente valorizzata e fosse riattivata – opportunamente aggiornata – una nuova legge di finanziamento a sostegno dell’imprenditoria femminile, come fu  la legge 215.  Dopo lungo impegno e insistenza abbiamo anche ottenuto l’istituzione presso il Ministero per l’Economia di un tavolo dedicato all’imprenditoria femminile che affrontasse con adeguatezza il tema.

Per questo sono particolarmente lieta di leggere finalmente nella Gazzetta del 14 dicembre scorso il decreto che dà il via al Fondo per l’Imprenditoria femminile.  Una prima dotazione di 40 milioni dalla Legge di Bilancio (a cui è previsto se ne aggiungeranno ulteriori 400 milioni a valere sul PNRR) finalizzata a promuovere e sostenere l'avvio e il rafforzamento dell'imprenditoria femminile, attraverso finanziamenti a fondo perduto, agevolando così   la diffusione dei valori dell'imprenditorialità femminile e così massimizzare il contributo quantitativo e qualitativo delle donne allo sviluppo economico e sociale del Paese. 

Un primo importante passo che sancisce un impegno di 10 anni, ma nello stesso tempo un traguardo raggiunto che traccia la strada su cui continuare ad operare per realizzare quel mancato sviluppo in termini di PIL che si può ottenere con la valorizzazione dell’imprenditoria a guida femminile.

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Mon, 27 Dec 2021 07:30:55 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/734/al-via-il-fondo-per-l-imprenditoria-femminile-un-passo-avanti-verso-la-democrazia-paritaria sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Compro sotto casa: investire nella Bellezza https://www.patriziadidio.com/post/733/compro-sotto-casa-investire-nella-bellezza

Buono, Bello e Benfatto. Le 3 B che mi piace ripetere spesso. E le ripeto perché sono il mantra del mio modo di fare impresa.

Sono infatti i valori di impresa che porto avanti da sempre, nella mia azienda e nei miei compiti di rappresentanza delle imprese.

Un principio che chi mi conosce sa bene interpreto a 360 gradi, in ogni azione. Perché credo fortemente  che l'impresa ‘di valore’ sia quella che non guarda solo al conto economico  ma alla qualità del prodotto, alla sua sostenibilità in termini economici, ambientali e sociali.

L’impresa di valore è per me quella che mette al centro del suo modello di business le Persone e non solo il profitto. Che non si rivolge ai ‘consumatori’ ma che mette invece al centro del suo modello le donne e gli uomini, con i loro gusti, le loro emozioni, ed i loro sensi.

Un’impresa senza valori non ha valore. E’ difatti la responsabilità sociale di impresa quella che dà valore e sostenibilità al futuro di un’azienda.

E noi imprenditori siamo abituati a ragionare sempre non solo in termini di presente ma soprattutto proiettando nel futuro il nostro impegno. Succede nel mio lavoro di imprenditrice: mentre nei nostri negozi in negozio le clienti scelgono dalla nuova collezione, io sono già immersa con il mio team nelle nuove scelte, nelle nuove idee, nel nuovo design per lanciare la successiva collezione stagionale, avvolta dai colori che faranno tendenza nella stagione successiva e mood che caratterizzeranno un tempo futuro.

E questo bisogno di futuro lo stiamo sperimentando ancora di più in questi drammatici anni di pandemia economica. Mentre non lavoravamo e quindi non  chiudevamo i conti economici a causa dello stop imposto ai negozi, dovevamo, nonostante tutto,   farci coraggio, e con audacia e prudenza nello stesso tempo investire nelle produzioni future e rilanciare - investendo nel futuro - per non perdere in competitività.

Una forza e un coraggio  che hanno messo in luce il valore del “negozio sotto casa”, il negozio che rappresenta il valore della continuità e la fiducia nel futuro.

Anche quest’anno Confcommercio porta avanti la campagna social "#ComproSottoCasa perché mi sento a casa", che mira a valorizzare proprio l'importanza degli acquisti ‘di qualità’ nei negozi di vicinato.  Per sostenere - nel periodo decisivo del Natale - gli acquisti nei negozi di vicinato, aiutando così le attività che tengono vive le città e danno lavoro a molte persone.

I negozi di vicinato esprimono un modello di impresa fondato sulla qualità e sul legame con le Persone. Sulla forza della socialità elemento cardine delle nostre città e delle nostre vite.   Sul nostro essere parte di una comunità e fare comunità.

E questo vuole sottolineare la campagna social di Confcommercio puntando proprio sui concetti di ben-essere bellezza, sicurezza, accoglienza, fiducia.

I valori che sono alla base di una comunità di senso, e che rappresentano il modello di economia della bellezza che da sempre porto avanti. E’ che trae forza dal valore competitivo del negozio di vicinato che propone quello che chiamo slow shopping, un acquisto lento che ha bisogno di essere assaporato, descritto, scelto per il significato che rappresenta,  basato proprio sul sistema delle 3 B: bello, buono e ben fatto.

Acquistare nel negozio sotto casa significa investire nella Bellezza, nel senso più antico del termine, quel <Kalos kai Agatos>, come chiamavano i greci la Bellezza, . Ovvero, la bellezza che crea Comunità: attraverso gli acquisti nei  negozi sotto casa manteniamo infatti ‘accese’ la città e contribuiamo a costruire legami forti tra negozio e quartiere.

Sono proprio le luci dei negozi di vicinato che rendono i luoghi  ‘città’ e sono essi stessi elemento di costruzione e arricchimento della realtà cittadina. Sono ciò che rende le nostre città più belle e più sicure. Sono il nostro modo di riappropriarci del territorio e sono anche un sistema efficace e naturale di controllo della realtà urbana.

Quest’anno quindi, in un anno in cui ci giochiamo una partita difficile tra consumi e fiducia, tra resistenza alla crisi e proiezione nel futuro, la sfida del negozio di vicinato  assume un significato ancora più pregnante.

Perché è proprio il negozio sottocasa l’elemento del terziario di mercato che più di tutti punta sul valore della fiducia come principale elemento di scambio tra venditore e consumatore e sulla forza del legame con il cliente.

E soprattutto, rappresenta l’affermarsi di una economia del nuovo umanesimo che, in un’epoca in cui stiamo subendo tutti i limiti di una pericolosa globalizzazione e perdita di senso, riporta il faro puntato sui valori e rimette al centro - come ci esorta Papa Francesco - le Persone.

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Mon, 20 Dec 2021 07:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/733/compro-sotto-casa-investire-nella-bellezza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Dicembre: mese decisivo per le imprese del terziario di mercato https://www.patriziadidio.com/post/732/dicembre-mese-decisivo-per-le-imprese-del-terziario-di-mercato

Dicembre si conferma come sempre il mese più importante dell’anno per i consumi e quindi il mese decisivo per tutte le imprese del terziario di mercato.

I dati che provengono dal Report dell’Ufficio Studi Confcommercio prevedono una stima di 110 miliardi di euro di spesa complessiva, 10 in meno rispetto al 2019.

Ma registrano anche un clima di fiducia delle famiglie in calo e la forte ripresa dell’inflazione a cui contribuiscono anche i rincari delle bollette che rischiano di ridurre i consumi e rallentare la crescita nel 2022.

Il rincaro nelle bollette (stimato al netto del sostegno pubblico in 2,3 miliardi di euro) ha una diretta refluenza sui consumi del mese di dicembre dei lavoratori dipendenti perché di fatto ‘impoverisce’ la quota di tredicesima tradizionalmente destinata alle festività. Mentre diventa un fattore di forte rischio per i lavoratori autonomi che a dicembre vedono peraltro accumularsi molte scadenze fiscali e quindi comprimersi la loro capacità di spesa.

Complessivamente la spesa media per famiglia si attesta a dicembre a 1.645 euro, lo 0,5% in più rispetto all’anno scorso, ma ancora sotto il valore del 2019 che era del 7,5%.

Nel 2021 il Natale torna ad essere ‘quasi’ normale dopo il crollo del 2020. Le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio riportano infatti una crescita complessiva del volume dei consumi in questa parte finale dell’anno, pur non raggiungendo ancora i livelli pre-pandemia.

In vista delle festività gli italiani è stato stimato spenderanno 158 a euro a testa per i regali, poco meno dei 164 dello scorso anno, ma ben il 36% in meno rispetto al 2009.

Un 36% negativo per il quale le imprese aspettano in buona parte ancora i ristori compensativi. Ma nonostante ciò per il secondo anno consecutivo hanno tenuto duro e lanciato il cuore oltre l’ostacolo investendo per presentare sul mercato il miglior prodotto.

Resta però pendente sulle spalle degli imprenditori l’incertezza sul futuro. Il dato sul totale dei consumi per le festività è difatti strettamente legato al tema della stabilità e quindi della fiducia nella ripresa che condiziona fortemente la propensione al consumo degli italiani.

A novembre, infatti, il clima di fiducia delle famiglie, pur attestandosi a livelli storicamente elevati, ha mostrato segno negativo per il secondo mese consecutivo. Questa tendenza, se dovesse essere confermata anche a dicembre e nei prossimi mesi, rischia di avere serie ripercussioni anche sulla prima parte iniziale del 2022.

Tale decrescita è infatti correlata all’incertezza legata all’emergenza sanitaria (ed alle correlate misure di contenimento) ma anche al riemergere dell’inflazione, che potrebbe impattare negativamente sul potere d’acquisto delle famiglie.

Al Sud e in Sicilia in particolare l’emergenza Covid ha poi ulteriormente indebolito una realtà economica già fragile con un Pil pro capite di 18000 euro contro i 40000 della Lombardia e con un tasso disoccupazione  più del doppio rispetto alla media nazionale

Questa situazione qui come nel resto del Paese si riverbera principalmente in una contrazione degli acquisti di beni e servizi commercializzabili. Infatti, la ripresa dell’inflazione sta colpendo in prevalenza e almeno per adesso, quei beni e servizi a cui le famiglie non possono rinunciare, i cosiddetti consumi obbligati.

Nell’arco di un anno si è passati da un contesto di deflazione a una variazione dei prezzi al consumo superiore al 3% (3,8% a novembre 2021, secondo l’Ufficio Studi Confcommercio).

Il nuovo scenario non ha sinora intaccato orientamenti e propensioni delle famiglie fino a modificarne i comportamenti, ma il suo protrarsi non potrà non incidere sulle future scelte di consumo.

Serve quindi un deciso intervento del governo nazionale, anche utilizzando il fondo straordinario del Recovery Plan, che vada nella direzione del contenimento dei fattori scatenanti l’inflazione e quindi nella riduzione delle tasse e soprattutto dei costi a carico delle famiglie derivanti dalla - pur necessaria - transizione ecologica.

 

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Thu, 16 Dec 2021 09:00:30 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/732/dicembre-mese-decisivo-per-le-imprese-del-terziario-di-mercato sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Democrazia paritaria: il mio impegno come delegata alla Legalità e sicurezza di Confcommercio https://www.patriziadidio.com/post/731/democrazia-paritaria-il-mio-impegno-come-delegata-alla-legalita-e-sicurezza-di-confcommercio

La democrazia paritaria si pone oggi non più solo come una sfida di genere, ma come un impegno dell'intera società. Democrazia paritaria significa infatti condivisione del potere pubblico e delle responsabilità private. Ovvero donne e uomini, lavoratrici e lavoratori, imprenditrici ed imprenditori, madri e padri che condividono equamente lo spazio pubblico e quello privato, la carriera e la cura familiare, la partecipazione alle istituzioni e al mercato del lavoro.

La democrazia paritaria rappresenta quindi un cambiamento sostanziale di paradigma che presuppone in quanto tale una rivoluzione nella mentalità, nella cultura, nel modo in cui oggi il potere è distribuito. E nelle forme in cui il lavoro è organizzato.

Non è - e non deve essere - solo un tema di riequilibrio della rappresentanza.

ConfCommercio da anni è impegnata ad affermare il valore delle pari opportunità, portando avanti con determinazione una politica a tutto campo a sostegno di una maggiore presenza delle donne nei luoghi decisionali della politica e dell’economia.

Una democrazia che non realizzi pari opportunità è di fatto una democrazia incompiuta, perché impoverita della visione femminile.

Perché il sistema ha bisogno dello sguardo femminile ai temi cruciali della politica e dell’economia. Ed oggi, dopo una pandemia che ha colpito duramente l’imprenditoria, ed in particolar modo quella del terziario di mercato, serve ricostruire con uno sguardo nuovo, che abbia dentro di sé quella capacità di cura che è tipico di noi donne imprenditrici. Che vogliamo sedere non solo ai tavoli dove si parla di tematiche riguardanti le donne, ma vogliamo stare autorevolmente ai tavoli dove si decide che impronta vogliamo dare alla ripartenza del Paese.

Come Confcommercio ci battiamo da sempre per affermare il valore della Democrazia paritaria, basando il confronto sul merito e sulla virtuosa competizione resa a accessibile a tutti. Percorso che ha portato alla piena rappresentanza in tutti gli organi associativi della componente che rappresenta l’imprenditoria femminile, ma anche a una progressiva affermazione delle donne all’apice delle associazioni territoriali e di categoria.

Ma come ripeto sempre, <non siamo più ma non siamo ancora>. Perché i risultati raggiunti vanno sottolineati anche se la strada da percorrere è ancora tanta.

Nella mia storia di rappresentanza, ed in particolare nei miei dieci anni di Presidenza di Terziario Donna, ma anche nelle mie scelte di vita, ne ho sempre fatto un tema sì di diritti, ma anche di legalità.

Per questo il tema della democrazia paritaria avrà un ruolo centrale anche nel mio percorso come delegata Confcommercio alla legalità e sicurezza.

L'uguaglianza fra uomini e donne è del resto il principio fondante di tutte le democrazie moderne ed uno degli obiettivi principali che gli stati europei si sono impegnati a perseguire con specifiche azioni politiche e misure legislative. L'obiettivo della piena integrazione delle donne nei processi decisionali e nella rappresentanza politica e istituzionale è necessario per l’attuazione del modello democratico, che fonda la sua legittimazione sulla piena e libera partecipazione di tutti i cittadini alla vita pubblica.

La prospettiva della democrazia paritaria concretizza del resto il dettato degli artt. 3 e 51 della Costituzione italiana, che in maniera netta ci indicano come il tema delle pari opportunità è una questione di uguaglianza ma anche di giustizia. Ed è un tema di legittimità delle scelte.

Ma è soprattutto un presidio forte di garanzia di maggiore trasparenza e rispetto della legalità, in quanto le donne – lo dicono le statistiche ufficiali - hanno minore propensione alla corruzione ed al malaffare.

Le norme ci sono, vanno però correttamente applicate. Sono tante ormai le sentenze che, rifacendosi alla norma e alla Costituzione, sono entrate nel merito di una democrazia paritaria che va oltre il tema delle pari opportunità.

Per questo come delegata alla legalità, mi farò quindi carico – con rinnovato impegno - di portare avanti un processo di affermazione delle pari opportunità come strumento di legalità e sicurezza e di crescita del Paese.

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Sun, 12 Dec 2021 16:04:15 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/731/democrazia-paritaria-il-mio-impegno-come-delegata-alla-legalita-e-sicurezza-di-confcommercio sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Donna e Sicurezza: un binomio che ancora non riesce a viaggiare a braccetto https://www.patriziadidio.com/post/730/donna-e-sicurezza-un-binomio-che-ancora-non-riesce-a-viaggiare-a-braccetto

La violenza sulle donne ma anche le gravi forme di discriminazione contro le donne nella vita pubblica e in quella privata sono un fenomeno tristemente attuale, ormai da pochi anni considerato, come è giusto che sia. una odiosa violazione dei diritti umani.

Per tale motivo mi piace che finalmente il tema della violenza sulle donne e più in generale della democrazia paritaria siano affrontati qui non solo dalle donne.

Si tratta di un grande risultato, perché è nel metodo un grande cambiamento culturale. Bisogna infatti affrontare il problema alla sua origine. Ovvero: l'immagine che abbiamo dell'uomo e della donna.

E per farlo serve un percorso di educazione. O meglio, di rieducazione.

Per combattere la violenza sulle donne occorrono prevenzione, educazione e cultura: ma bisogna innanzitutto cambiare le teste! Bisogna insegnare agli uomini a rispettare il femminile non solo a parole ma nella sostanza. E questo lo si può ottenere educando gli uomini fin da bambini.

Serve un percorso di rieducazione di tutti, non solo degli uomini violenti, ma della società nel complesso.

Io credo che i femminicidi siano l’effetto non della vulnerabilità femminile, ma della fragilità maschile.

Dietro la violenza sulle donne c’è infatti la  fragilità, che si traduce nell’incapacità di stare nella relazione, di gestire conflitti, solitudini, paure d’abbandono.

In superficie, tocca essere tutti d'accordo sulla parità. Ma sotto, nel profondo, è annidata ancora la vecchia cultura. ‘Io sono un uomo e lei è mia. Non sarà mai di qualcun altro. Piuttosto la ammazzo. Piuttosto mi ammazzo.’ 

Vorrei affermare con forza che la violenza sulle donne e la sua estrema conseguenza il  femminicidio, non è un tema che riguarda solo le donne. È invece un problema degli uomini. Un problema della società tutta.

Occorre una presa di coscienza collettiva con l’impegno di tutti, anche delle associazioni che lo assumano come tema di  riflessione e di azione. Occorre  come detto una rivoluzione culturale ed educativa. Ed uno degli elementi di questa rivoluzione è proprio quella di spostare la questione dalle donne agli uomini.

Ormai da anni, esattamente dal 2014, quando ero presidente del terziario donna e ancora adesso  faccio un appello per  costruire una rete di uomini contro la violenza sulle donne.

Perché  la rivoluzione oggi  la possono fare  gli uomini per gli uomini, affrontando un percorso di liberazione simile a quello che ha portato le donne all’emancipazione. Dobbiamo promuovere una vera e propria emancipazione degli uomini. Noi donne il  nostro percorso lo abbiamo fatto; adesso tocca agli uomini.

La voce delle donne da sola non basta. Accanto alle donne  devono esserci gli uomini. Non devono parlare le donne della violenza sulle donne. Le donne la subiscono.

Chiediamo  agli uomini di esserci, di scendere in campo in prima persona per  una società più giusta,  più sicura, più civile. Abbiamo bisogno di una grande battaglia culturale di lungo periodo.

La violenza di genere non è un raptus, né la manifestazione di una patologia. Stiamo parlando di un fenomeno strutturale, trasversale, che tocca i ricchi e i poveri, i colti e gli analfabeti.

Noi donne sappiamo, pur nel dolore, elaborare l'abbandono ma l'uomo non è dotato di questa capacità. Occorre allora lavorare ad una cultura che modifichi l’assegnazione arcaica dei ruoli nelle coscienze.

Il primo baluardo contro la violenza di genere è dunque l’indipendenza, che non è solo psicologica, ma che  è innanzitutto quella economica. Il  lavoro rafforza le donne e serve due volte: libera dai bisogni (e solo chi è libero da un bisogno può essere libero o libera) e poi contribuisce a rafforzare la propria autostima, la realizzazione di sé e rende più forti.

 La condizione delle donne attesta il grado di civiltà raggiunto da un Paese. La reazione della società contro la violenza sulle donne e i femminicidi deve essere forte a tutti i livelli, dal governo, alla scuola, alle famiglie, alle associazioni. Dobbiamo sentirci tutti obbligati ad agire, gli uomini per primi, non solo le donne.

Da imprenditrice e da persona impegnata nel rappresentare le categorie di imprenditori ed imprenditrici chiedo da tempo di un piano nazionale per l’occupazione femminile e l’auto imprenditorialita‘.

Adesso ci auguriamo di vedere finalmente attivate le misure che sono state messe in campo a sostegno del lavoro delle donne. Grazie a queste misure si potrà  ridisegnare un nuovo modello di produzione e di consumo dove le donne possano essere  il motore del cambiamento e della ripresa. Quindi adesso più che mai indispensabile. Per svolgere non solo una funzione di equità, una funzione sociale ma anche di sviluppo economico.   

Tornando al tema della sicurezza per le donne, non dobbiamo pensare solamente a come rendere le donne più forti e a come  possano difendersi, ma è importante prevenire. La prevenzione richiama alla sicurezza, tema quindi più ampio.

Gli episodi di criminalità e microcriminalità  sono di ordinaria quotidianità  e ci toccano tutti in prima persona. La sicurezza è  un prerequisito per la democrazia e la convivenza civile.

Ho assunto l'incarico di responsabile nazionale legalitá e sicurezza di Confcommercio, consapevole della grande responsabilità, da sempre convinta che non ci può essere sviluppo e imprenditoria sana se non sono garantite legalità e sicurezza.

La garanzia di legalità in un Paese civile è strettamente legato al diritto di libera impresa e per esercitarlo è indispensabile pretendere sicurezza.

Ecco che per le imprenditrici si sovrappongono le richieste di garanzie per la propria attività e per l’essere donna. La sicurezza è una conquista di civiltà per tutti i cittadini e degli imprenditori in particolare. Per  le donne una strada doppiamente in salita.

Non si tratta di garantire “sicurezza” esercitando solo controllo e repressione, ma vanno pensate politiche di sicurezza avanzate, orientate a promuovere le libertà personali fondamentali soprattutto quando palesemente negate. (E proprio da un punto di vista concettuale e speculativo ELIMINARE) , la questione sicurezza delle donne ha poco a che fare con lo spazio pubblico, il problema esiste maggiormente nello spazio privato ed è lì che vanno ricercate e garantite condizioni di maggiore sicurezza.

Ad oggi la violenza sulle donne è un fenomeno di difficile quantificazione, che include una varietà di comportamenti, la cui espressione più grave è il femminicidio, seguito da stupri, molestie, stalking, violenza fisica, verbale e psicologica, la maggior parte dei quali non viene denunciato perché si verifica in ambienti familiari, proprio quelli in cui la donna dovrebbe sentirsi più sicura e dove invece si trova  spesso ad affrontare solitudine, paura  e dolore.

La violenza sulle donne riguardano reati contro la persona e la sua  dignità. In quest’ottica, dunque, compito dei pubblici poteri non è solo quello di intervenire ex post, in chiave essenzialmente repressiva, nei confronti di comportamenti che abbiano intaccato la sfera “naturale” di intangibilità dei diritti individuali; ma anche quello di promuovere l’effettiva garanzia dei diritti della persona nell’ambito del contesto sociale di riferimento, pur attraverso interventi che, ex ante, creino le condizioni per una piena espressione della persona e della sua dignità. L’evoluzione di tale impostazione, tipica dello Stato costituzionale liberal-democratico, è lo Stato di prevenzione, il cui compito non è tanto (o meglio, non è solo) garantire un preteso diritto alla sicurezza personale dei singoli individui, quanto la complessiva sicurezza dei diritti dei cittadini e dei beni giuridici loro sottesi.

Occorre una nuova educazione, un cambiamento sostanziale delle coscienze e dei modelli errati e arcaici. Occorre farlo e farlo insieme uomini e donne, tutta la società .

 

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Sun, 28 Nov 2021 14:36:48 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/730/donna-e-sicurezza-un-binomio-che-ancora-non-riesce-a-viaggiare-a-braccetto sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Planet, People, Profit: si impone un nuovo modello di impresa eco-sostenibile che guarda al futuro https://www.patriziadidio.com/post/729/planet-people-profit-si-impone-un-nuovo-modello-di-impresa-eco-sostenibile-che-guarda-al-futuro

Un’impresa eco-sostenibile è una realtà organizzata sul modello delle tre P, illustrato per la prima volta nel 1994 da John Elkington.

Che oggi grazie ad una nuova consapevolezza imprenditoriale in Confcommercio sta diventando una realtà, che sempre più coniuga il livello ambientale ed il livello sociale con quello economico.

Planet’, ‘People’ e ‘Profit’, ovvero Pianeta (livello ambientale), Persone (livello sociale) e Profitto (livello economico): queste sono le fondamenta di un’impresa modellata sul paradigma dello sviluppo sostenibile.

La sostenibilità è dunque l’insieme di tutte quelle politiche aziendali che permettono a un impresa di perseguire una combinazione virtuosa delle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile. Grazie alla sostenibilità divengono un unicum con la strategia aziendale, i processi ed i prodotti del business i valori etici che rappresentano il credo aziendale (e dell’imprenditore).

Condurre il proprio business in modo sostenibile significa allora, prima di tutto, gestire in modo efficiente e strategico le risorse a disposizione, che siano naturali, finanziarie, umane o relazionali.

In questo modo si genera valore per l’impresa e si ha la possibilità di contribuire alla crescita, al miglioramento e allo sviluppo socio-economico delle comunità in cui l’azienda opera e degli attori che compongono la sua catena del valore.

L’obiettivo è chiaro: generare valore che vada oltre il bene individuale, e che operi in una prospettiva di lungo periodo.

Perseguire uno sviluppo sostenibile significa infatti creare valore oggi ma pensando anche a creare valore per le generazioni future.

Per fare ciò, l’impresa deve ripensarsi ed adottare pratiche innovative che le permettano di comprendere e dare risposta alla complessità del contesto in cui opera. Deve inoltre saper tessere una relazione strutturata e costante con i propri stakeholder, orientando il percorso di crescita lungo una direttrice che coniuga crescita economica, sviluppo sociale e salvaguardia del patrimonio naturale.

Per riuscirci, è fondamentale che adotti un approccio sistemico, inclusivo e trasparente, che sviluppi un forte orientamento all’innovazione e migliori la sua capacità di misurare le decisioni di business analizzando tutti gli impatti (economici e non) che esse determinano, nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

L’economia sostenibile mette allora insieme quelle che sono le visioni che come Confcommercio portiamo avanti da tempo, l’economia del bene-essere e l’economia della felicità, ma soprattutto realizza quel modello di nuovo umanesimo che è alla base del nostro modello di impresa. Un’impresa non orientata soltanto al profitto, ma protesa al benessere e al miglioramento della qualità della vita. Un’impresa che sa di essere elemento centrale nella rigenerazione delle città e nel perseguimento delle direttrici di sviluppo contenute nell’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile 2030 delle Nazioni Unite.

Un’impresa eco-sostenibile è allora un’impresa che sa di essere protagonista del cambiamento.

Il Rapporto Brutland che per primo lanci l’idea dello sviluppo sostenibile lo indica d’altronde non quale idea ‘statica’ ma proprio quale intenzione di un cambiamento permanente che metta in relazione i bisogni di crescita con le esigenze di trasformazione puntando ad affermare un nuovo umanesimo che metta al centro la tutela dei bisogni di tutti gli individui: «Lo sviluppo sostenibile, lungi dall'essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto un processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l'orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali»

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Mon, 22 Nov 2021 16:05:22 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/729/planet-people-profit-si-impone-un-nuovo-modello-di-impresa-eco-sostenibile-che-guarda-al-futuro sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il Negozio Storico, patrimonio economico ed identitario della città https://www.patriziadidio.com/post/728/il-negozio-storico-patrimonio-economico-ed-identitario-della-citta

Sono 132 sinora i negozi riconosciuti storici da Confcommercio Palermo, di cui 45 nel 2021 in una cerimonia che si è svolta domenica 7 novembre proprio all’interno di un cinema storico, il più antico di Palermo. 

Con il titolo di “Negozio storico” abbiamo voluto riconoscere valore e merito a quelle attività economiche, imprenditoriali, commerciali e artigianali della città e della provincia, botteghe storiche, locali di tradizione e antichi mestieri di interesse culturale che sono in attività da almeno 50 anni e che rappresentano un importante patrimonio identitario, culturale e commerciale del capoluogo.

negozi storici’ sono veri e propri ‘monumenti vivi’ della vita produttiva della città. Sono l’emblema del patrimonio imprenditoriale e identitario della città, ma sono soprattutto il simbolo più evidente di cosa significhi ‘resilienza’ per le attività economiche. Perché sono attività che in 50 anni hanno superato crisi economiche (non ultima la crisi pandemica) senza mai mollare, ed hanno però saputo innovarsi per fronteggiare le nuove esigenze di mercato, passando il testimone di generazione in generazione. 

Sono un portato straordinario di tradizione ed innovazione, che raccontano la storia della città, ma sono anche portatori, oltre che di capacità di fare impresa, anche di un capitale sociale di relazioni umane e di tradizioni da valorizzare, difendere e tutelare. 

Per questo rappresentano una risorsa fondamentale per il territorio, non soltanto per il loro valore imprenditoriale, ma anche perché sono contenitori di saperi e valori di vita e di impresa, con storie piene di tradizione e di significati che costruiscono, insieme, un portato di straordinaria ricchezza. 

Sono memoria attiva della storia della città, ma anche visione del futuro per quella capacità di tramandare valori d’impresa e saperi professionali in un continuo divenire. Sono forzieri di lungimiranza imprenditoriale, lavoro, fatica e sacrifici, passati in famiglia di mano in mano, ma sono soprattutto il simbolo della passione per il lavoro del ‘bottegaio’, quel lavoro che rappresenta le ‘luci accese’ di una città.

Si tratta di aziende – ‘di un’altra epoca’ - nate almeno 50 anni fa, che hanno attraversato generazioni e  i tempi interpretando il senso di comunità come valore di riferimento. 

Il negozio ‘sotto casa’ è infatti proprio quello che fa di un luogo una città e di una città una comunità. Un’importanza che abbiamo scoperto ancora più evidente dopo avere provato lo sconforto di una città spenta dal lockdown.

Ed allora il riconoscimento arriva proprio per sottolineare che dietro un’insegna che resiste 50 anni, c’è sempre il lavoro appassionato delle Persone, c’è la fiducia conquistata nell’attenzione alle relazioni, c’è lo stare al passo con i tempi e le mutevolezze del mercato. E ci sono i valori di impresa, umani e aziendali, inscindibilmente fusi, spesso senza confini tra la casa ed il negozio. 

I negozi storici ci raccontano di cosa deve essere fatta l'Economia del nuovo Umanesimo,   un economia sostenibile anche dal punto di vista sociale ed etico, che resiste all’aridità della globalizzazione, mettendo  sempre al centro la persona.  

Un'economia ‘sana’ che si nutre di buone relazioni, di fiducia, di cultura, di saperi e di valori. Che dà senso a quella che da sempre ritengo il motore economico del nostro Paese e delle nostre città. Che è l’economia della bellezza,  l'espressione più suggestiva ma anche più autentica del nostro Paese, noto in tutto il mondo per essere il Bel Paese, ovvero sinonimo di bellezza per patrimonio culturale, artistico, monumentale, paesaggistico. Ma anche per qualità di vita, di alimentazione, di ‘buon  gusto’  e di  design di alto livello. Ed è economia della bellezza ciò che c’è dietro le 132 insegne dei negozi storici riconosciuti tali da Confcommercio Palermo.

Quell'Economia della Felicità che dà un senso compiuto alla vita della gente. Che realizza il bene-Essere di una comunità, un benessere  che unisce, senza lasciare nessuno indietro. Ed anzi creando legami che vanno ben oltre l’acquisto.

Questo è quella luce che ho letto nei premiati, che con orgoglio - ed evidente commozione - hanno ritirato il riconoscimento che attesta il tempo trascorso che è già un premio alla loro storia di coraggiosi condottieri di impresa, ma anche ai loro valori di vita.

Pensiamo a tutto questo ogni volta che scegliamo un negozio. Scegliamo la sua storia di valori e il suo modello sostenibile di impresa e di coesione sociale.

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Mon, 8 Nov 2021 11:18:11 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/728/il-negozio-storico-patrimonio-economico-ed-identitario-della-citta sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Delegata Confcommercio alla legalità e sicurezza: una nuova pagina nella continuità del mio impegno per la legalità https://www.patriziadidio.com/post/727/delegata-confcommercio-alla-legalita-e-sicurezza-una-nuova-pagina-nella-continuita-del-mio-impegno-per-la-legalita

Punto 12 del Manifesto Terziario Donna Confcommercio sul modello di impresa: <Per noi “fare” significa una cosa sola: fare bene. Dove “bene” significa, pur con i nostri limiti, fare ogni giorno il meglio che possiamo, fare bene e farlo da persone perbene.>

Assumo l'incarico di responsabile nazionale legalitá e sicurezza di Confcommercio Imprese per l’Italia, consapevole della grande responsabilità, da sempre convinta che non ci può essere sviluppo e imprenditoria sana se non sono garantite legalità e sicurezza.

La criminalità e l’illegalità di ogni genere sono diseconomia per le aziende sane, tanto più grave in un momento di grande fragilità come è il momento attuale, in cui il comparto del terziario di mercato è stata flagellato dalla pandemia e deve ora affrontare un’impegnativa stagione di ripresa.

Un compito quindi strategico per tutto il sistema che mette insieme ben 700.000 imprese, la dorsale pulsante dell’economia nazionale, nel momento in cui occorreranno garanzie che le risorse del PNRR non vengano distratte dal sostenere la ripresa dell'economia sana.

Il malaffare e la corruzione, ma anche l’indifferenza, l’inefficienza e l’inerzia, la contraffazione e l’abusivismo, sono mine contro l’economia legale e la libera concorrenza e diventano terreno fertile per la criminalità che tenta di infiltrarsi nella nostra economia diventando una delle principali cause del mancato sviluppo.

Fenomeni come racket, usura ma anche la corruzione hanno ancora una pesante incidenza che minaccia, in questo drammatico momento di emergenza, la vita delle imprese, in molti casi piegate dalla mancanza di liquidità e dalla difficoltà ad accedere al credito e purtroppo sempre più a rischio di pressioni della criminalità.

Confcommercio ha sempre portato avanti con forza la cultura della legalità, operando e realizzandola nei fatti, convinti che non può bastare, da sola, la preziosa attività svolta sul territorio dalla magistratura e dalle forze dell’Ordine. Un’attività incisiva e permanente, quella dello Stato, che ha alimentato quel clima di fiducia indispensabile per contribuire a realizzare quell’inversione di tendenza necessaria e non più rimandabile.

E per questo sin dall’inizio del mio mandato quale Presidente di Confcommercio Palermo mi sono sempre prodigata per un dialogo costante e fattivo con le Forze dell’Ordine e con la Prefettura. Alle Forze dell’Ordine, in particolare, ho sempre voluto manifestare - a nome di tutta la categoria - apprezzamento e gratitudine per l’incessante lavoro svolto sul territorio a tutela dei cittadini e delle imprese ed offerto continua collaborazione. 

Confcommercio, che è la più grande organizzazione di rappresentanza sul territorio nazionale, rappresenta uno spaccato fortemente significativo dell’economia. E proprio da qui deve partire il cambiamento culturale.

Nel nostro sistema, fatto di micro, piccole e medie imprese, la legalità siamo abituati a praticarla, anche nelle azioni di buon vivere quotidiano, con i fatti e non solo a parole, e per questo da sempre riteniamo che sia importante che ognuno faccia la propria parte.

Siamo infatti convinti di quanto sia importante il ruolo di Confcommercio per il rafforzamento di un tessuto economico sano e di un concreto cambiamento culturale che parta proprio dagli attori che dall’illegalità subiscono un danno diretto.

E’ scritto chiaramente nel Manifesto del Terziario Donna, che rappresenta la carta di valori personali, di vita e di impresa di noi imprenditori: <Perseguiamo la legalità e i valori della Costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri. Respingiamo l’estorsione e ogni violenza. Rispettare e affermare la legalità è cosa importante in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l’orgoglio di essere degni.>

Sono stati fatti tanti passi avanti, soprattutto dai tempi del barbaro assassinio di Libero Grassi, ma tantissimo c’è ancora da fare, come è evidenziato dall’ultimo report del Centro Studi di Confcommercio sul fenomeno dell’usura, secondo il quale 35.000 piccole aziende del commercio sono a rischio e secondo cui aumenta sensibilmente la percezione del pericolo e dell’insicurezza. E come emerge pure dal Report della DIA di settembre 2021 che lancia l’allarme sulla permeabilità dei fondi PNRR da parte della criminalità organizzata.

La garanzia di legalità in un Paese civile è strettamente legato al diritto di libera impresa e per esercitarlo è indispensabile pretendere non solo sicurezza ma anche standard elevati di efficienza, con tempi rapidi e certi, nei servizi alle imprese da parte della pubblica amministrazione, leggi chiare ed efficaci, una politica del credito più adeguata alle esigenze e una minore pervasività della burocrazia: anche questi sono fattori decisivi per combattere la corruzione e favorire lo sviluppo e le attività imprenditoriali.

Legalità e sviluppo sono un binomio inscindibile, fondamentale in un momento in cui l’economia del Paese si avvia a ripartire dopo anni di crisi ed una emergenza sanitaria, economica e sociale senza precedenti, con la prospettiva di importanti investimenti, a partire dal Pnrr, che dovranno garantire un salto qualitativo e quantitativo delle attività imprenditoriali.

Con queste premesse, che costituiscono già una premessa dei miei immediati impegni di lavoro assumo l’incarico che il Presidente Sangalli mi ha voluto assegnare, guardando forse proprio il mio impegno nel sistema, consapevole dell’importanza ma anche della responsabilità di compiere un percorso che contraddistingue Confcommercio traendo significato pregnante dal punto 12 del Manifesto Terziario Donna.

Per affermare sempre più il nostro modello di impresa “per bene” da imprenditori e imprenditrici, insomma persone che innanzitutto aderiscono ad un sistema di valori irrinunciabili nella vita come in azienda.

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Fri, 5 Nov 2021 18:40:51 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/727/delegata-confcommercio-alla-legalita-e-sicurezza-una-nuova-pagina-nella-continuita-del-mio-impegno-per-la-legalita sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Si insedia l’Advisory Board Territoriale di Unicredit per la Sicilia: importante tassello per rafforzare il dialogo banche-impresa. https://www.patriziadidio.com/post/726/si-insedia-l-advisory-board-territoriale-di-unicredit-per-la-sicilia-importante-tassello-per-rafforzare-il-dialogo-banche-impresa

Si è insediato il 22 ottobre il nuovo Advisory Board Territoriale di Unicredit per la Sicilia, nel quadro di riorganizzazione dell’istituto bancario internazionale e di modellazione del ruolo propulsivo sul territorio.

L’Advisory Board è un organismo consultivo promosso dal gruppo bancario Unicredit, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza dei singoli territori, dei settori rilevanti e delle tematiche sociali locali di maggiore presa, fornendo un contributo positivo allo sviluppo del business nelle aree di competenza.

Intende quindi rappresentare uno strumento concreto e fattivo di confronto sulle dinamiche nazionali e territoriali, un laboratorio per sperimentare progettualità condivise tra la banca e i rappresentanti dell’economia reale del territorio. 

I componenti dell'Advisory Board Nazionale e quelli degli Advisory Board Territoriali sono stati non a caso scelti fra eminenti esponenti del mondo imprenditoriale, istituzionale, accademico o rappresentanti di specifiche realtà locali italiane nonché che godono di indiscutibile reputazione in ambito economico, a livello nazionale e territoriale; imprenditori; rappresentanti qualificati delle associazioni imprenditoriali e di categoria; esponenti dell'associazionismo e del volontariato.

Con queste premesse, l’Advisory Board territoriale della Sicilia, ridefinito nella sua composizione, lavorerà intercettando le istanze emergenti dal territorio, per contribuire allo sviluppo sostenibile del business e dei territori, ma anche per offrire concreto supporto alla definizione dei piani di sviluppo territoriale della Banca. Ed ancora fungendo da canale di ascolto delle dinamiche di trasformazione locali per individuare punti critici e opportunità.

Per questo ritengo la mia conferma nel Board, nella qualità di Presidente di Confcommercio Palermo ma anche con il portato del mio ruolo come Vice Presidente nazionale di Confcommercio, un fatto che mi responsabilizza significativamente.

E che va nella direzione che auspico da sempre: ascoltare i protagonisti dell’economia reale; coinvolgere gli attori del territorio nella costruzione degli interventi di supporto allo sviluppo del territorio; costruire insieme le proposte per garantire la ripartenza dell’economia. In special modo in questo momento di difficile ripresa post-pandemica.

Gli innesti che raggruppano molteplici competenze, nell’ambito dell’Advisory Board, saranno infatti un valido volano per rendere ancora più saldo il legame tra impresa e banche, ma anche tra impresa e tutti gli altri stakeholder coinvolti nell’advisory, ognuno dei quali è portatore di una differente prospettiva.

Nella visione della Banca, che è pur sempre un’impresa privata, il Comitato consultivo è considerato un importantissimo strumento di confronto sulle dinamiche nazionali e territoriali, un laboratorio nel quale sperimentare progettualità condivise tra la Banca e i rappresentanti dell’economia reale, particolarmente utile in questa fase di costruzione della ripartenza e di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Uno strumento che vorremmo vedere replicato anche nei tavoli istituzionali degli organismi preposti al governo ed alla definizione degli interventi diretti a far ripartire l’economia.

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Sat, 23 Oct 2021 16:41:57 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/726/si-insedia-l-advisory-board-territoriale-di-unicredit-per-la-sicilia-importante-tassello-per-rafforzare-il-dialogo-banche-impresa sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il Forum Impresa Cultura Italia traccia la strada per la ripartenza https://www.patriziadidio.com/post/725/il-forum-impresa-cultura-italia-traccia-la-strada-per-la-ripartenza

Ripartire con lo sguardo al futuro.

Si è svolto a Parma il primo Forum di Imprese Cultura Italia.  Il Forum rappresenta un segnale chiaro di voglia di ripartenza per tutte le filiere connesse con la produzione e fruizione culturale. Un settore che coinvolge in modo sistemico ed attraversa il terziario di mercato. Perché, e faccio l’esempio della mia azienda, anche per noi la riapertura di cinema e teatri significa uno sguardo nuovo alle collezioni. Significa un cambiamento che dobbiamo saper cogliere.

Ripartiamo e torniamo a consumare cultura. Torniamo a frequentare Cinema e Teatri, che sono luoghi topici di comunità, o per usare i neologismi derivati dalla transizione digitale, luoghi di ‘networking’.

Il settore della cultura è certamente uno dei settori che ha sofferto maggiormente in questa crisi e che ha avuto ripercussioni significative anche sugli altri settori. Ma è anche il settore che oggi ha più bisogno di ripartire con spirito innovativo, di ‘ricostruire’. E ricostruzione non deve significare cancellare il passato e costruire un’altra via; significa invece innovare. Cultura ed innovazione devono necessariamente essere due strade che si intersecano.

Quella dei consumi culturali è una ripresa che ci dicono i dati dell’Ufficio Studi Confcommercio è in rapidissima crescita, pur mantenendosi ancora molto lontano dai livelli del 2019.

Serve quindi un’attenzione specifica che investa nella cultura, come leva strategica per il Paese. Attivando presto e bene le risorse previste dal PNRR che vanno destinate non solo alle infrastrutture culturali ma anche alla promozione culturale.

Bisogna poi promuovere un sistema di incentivi che sostenga il settore in special modo al Sud. L’art Bonus, ad esempio, è uno strumento che attiva risorse private e che dovrebbe essere maggiormente valorizzato.

<L’Italia offre una merce sempre più richiesta: lo stile di vita. Presentiamo allora al mondo un Bel Paese che mostra paesaggio e cultura, saperi, modi di vivere e storia! Ha eccellenze e primati che possono far diventare l’Italia un “brand” di successo, su cui costruire il nostro futuro di benessere>. Il punto 4 del Manifesto Terziario Donna diventa oggi quanto mai attuale e traccia proprio la direttrice su cui questo cambiamento deve tradursi in azione.

L’investimento in cultura non solo va nella direzione della responsabilità sociale di impresa, ma è anche sempre più leva strategica, un investimento centrale per l’azienda.  Perché  mette in moto e comunica la creatività, promuove il brand del Made in Italy, ma anche perché genera valore e qualità per il territorio nel quale le nostre imprese operano.

Confcommercio, attraverso il Presidente Sangalli, ha promosso di valorizzare questo legame con il territorio, con l’istituzione di un “bollino culturale” da erogare alle imprese (in particolar modo quelle a contatto con il pubblico, gli esercizi commerciali e pubblici esercizi) che abbiano certi requisiti di immagine, investano in cultura e che sottoscrivano una carta di valori. Una vera e propria certificazione di rispetto e tutela del patrimonio culturale italiano e della Bellezza Made in Italy.

Ripartiamo quindi in Cultura e Bellezza, innovando e integrando le nuove tecnologie per esaltare la bellezza e la ricchezza del nostro patrimonio culturale. Questo il monito che ci arriva dal primo Forum Impresa Cultura Italia e che vogliamo rilanciare sui nostri territori, continuando su quella direttrice che abbiamo tracciato lanciando l’Economia della Bellezza come modello di impresa che ci rappresenta.

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Wed, 20 Oct 2021 19:01:34 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/725/il-forum-impresa-cultura-italia-traccia-la-strada-per-la-ripartenza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
ZONA BIANCA: la ripartenza delle imprese ha bisogno del dialogo costante con chi governa https://www.patriziadidio.com/post/724/zona-bianca-la-ripartenza-delle-imprese-ha-bisogno-del-dialogo-costante-con-chi-governa

Zona Bianca. Il bianco è il colore archetipo della nuova vita. Ed è esattamente questa la stagione che stiamo vivendo noi imprenditrici ed imprenditori. Dopo la bufera pandemica, l’impresa prova a costruire la sua ripresa, riorganizzando i propri modelli di business in funzione dei mutamenti che questa crisi epocale richiede.

L’impresa è stata fermata, ma non si è fermata. Quando eravamo chiusi dalle ordinanze, noi imprenditori abbiamo continuato a lavorare.

Nella mia azienda di moda, abbiamo ideato e lanciato nuove collezioni, acquisito nuove importanti partnership, lanciato il nuovo sito online di commercializzazione, ampliato il ventaglio di strumenti per l’internazionalizzazione e la ricerca di nuovi mercati. Ed abbiamo soprattutto tenuto sempre attivo il filo con le nostre clienti, che sono il cuore pulsante della nostra attività.

Certo lo abbiamo dovuto fare con una buona dose di ottimismo e fiducia nelle vene per contrastare ciò che accadeva e che ci penalizzava non poco. Ma è proprio questa la cifra di chi fa impresa: intraprendere, con passione, coraggio e sguardo sul futuro.

Lo abbiamo fatto per le nostre famiglie, quella a casa, e per le nostre famiglie lavorative, i nostri lavoratori. Lo abbiamo fatto per le nostre clienti. Lo abbiamo fatto per noi. Perché per noi essere imprenditori è prima di tutto un valore, un credo che dà significato alle nostre vite.

La nostra ‘formula magica’ credo si possa condensare tutto in una semplice formula: 3R, Ripartire Ripensare e Re-immaginare.

Non è stato facile, e la strada è ancora in salita. Ma ogni ‘pacchetto’ che esce dai nostri negozi, ogni commento positivo alle nostre collezioni è per noi una ricarica di vita. E uno stimolo a non fermarci.

Ma c’è un’altra caratteristica del colore bianco, a cui tengo molto. Sommando in sè tutte le altre tonalità, il bianco esprime infatti la capacità di condivisione e partecipazione. Ed è questa capacità che richiediamo con forza alle Istituzioni. E’ un nostro diritto costituzionale, ma è soprattutto oggi una necessità se davvero vogliamo costruire le fondamenta per la ripresa del Paese. Ascoltare i protagonisti dell’economia reale. Costruire insieme le proposte per garantire la ripartenza dell’economia.

Noi imprenditori la nostra parte la stiamo facendo con grande impegno e responsabilità, altrettanto ci aspettiamo da chi ha responsabilità di governo.

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Fri, 15 Oct 2021 10:44:29 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/724/zona-bianca-la-ripartenza-delle-imprese-ha-bisogno-del-dialogo-costante-con-chi-governa sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Bellezza e Terziario di mercato, un binomio inscindibile https://www.patriziadidio.com/post/723/bellezza-e-terziario-di-mercato-un-binomio-inscindibile

La bellezza dell’Italia è la nostra cultura, sono le nostre capacità, sono i nostri talenti.

L’Italia è  Bellezza, per cultura e arte, monumenti e natura. Cui si legano alimentazione e gusto, turismo e  moda. Inoltre la bellezza è  amica dell’azione virtuosa, del progresso. Evoca modernità e contrasta la dissoluzione. E’ l’opposto del nichilismo che è ormai malattia diffusa del nostro tempo.

Nessun segmento di mercato è più custode e produttore di bellezza di quanto non lo sia il Terziario di mercato.

Per questo noi imprenditori ed imprenditrici del terziario di mercato abbiamo il ‘dovere’ di innovare le nostre imprese per prepararle ad essere produttrici di bellezza e a saperla vendere bene.

I principi etici delle imprese del sistema Confcommercio sono le fondamenta di quel nuovo Umanesimo che portiamo avanti con determinazione, e che mette la persona al centro di qualsiasi sistema di impresa.

Ed è esattamente questo che fanno i negozi sotto casa: mettono al centro dell’economia di un territorio la sua comunità. Attraverso le nostre imprese contribuiamo a mettere in moto le città.

Lo abbiamo scritto al punto 15 dl Manifesto di Terziario Donna Confcommercio: <I nostri “luoghi” diventano “città” con le attività che mettiamo in moto. E le città devono diventare “comunità di senso”>.

Nella nuova economia, quello che ci distinguerà sempre più non sarà la vendita di prodotti, ma la costruzione di significati.

Le variabili che entrano in campo sono molteplici e anche una loro piccola variazione può incidere significativamente, in positivo o in negativo, sull’esperienza complessiva di vendita. È il caso di un soggiorno in albergo o di una cena al ristorante dove l’accoglienza del cliente impatta moltissimo sulla complessiva soddisfazione. Esistono poi servizi in cui l’intangibilità di quanto offerto e l’asimmetria informativa con il cliente rende più complesso far comprendere la qualità della proposta e giustificarne per esempio il prezzo.

Diventa allora fondamentale la capacità di comunicare tutto ciò che si vende in uno con il prodotto, ovvero quel senso di ‘Bellezza’ che rappresenta e che è quello che poi genera valore e che crea una relazione. Bellezza diventa l’essere percepiti come degni di fiducia e saper dare concretezza a quanto offerto; diventa l’essere credibili.

Economia della Bellezza è allora anche il saper instaurare con i clienti un rapporto che si nutra di buone relazioni, di fiducia, di cultura, di saperi, di valori. Per determinare una identità e uno stile. Il nostro fine è concreto. Perché su questo, ne siamo convinti, si vende di più. E si vende meglio. E si costruisce Bellezza.

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Thu, 7 Oct 2021 11:18:32 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/723/bellezza-e-terziario-di-mercato-un-binomio-inscindibile sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Ricostruire: 35^ Assemblea generale di Confcommercio https://www.patriziadidio.com/post/722/ricostruire-35-assemblea-generale-di-confcommercio-

Partecipo oggi come ogni anno ma per la prima volta nella qualità di Vicepresidente all’Assemblea Generale di Confcommercio, il luogo più importante di confronto e di presentazione alle forze politiche ed al Governo delle proposte di Confcommercio.

L’appuntamento di quest’anno assume un significato pregno di valore perché segna il confine tra un anno che è stato il più pesante e drammatico per le imprese del terziario di mercato e questo momento che vede entrare nel vivo l'attuazione del PNRR e soprattutto la definizione delle riforme che sono necessarie per il rilancio delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti e delle professioni.

Il terziario di mercato, che rappresenta oltre il 40% del Pil e dell’occupazione, è certamente stato il segmento dell’economia che ha pagato il prezzo più salato dalle restrizioni e dai contingentamenti.

Un prezzo certamente ancora più evidente al sud e nei settori a più alta intensità di donne e giovani.

Non solo per effetto delle chiusure che hanno stravolto le attività, che sono basate essenzialmente sui ‘negozi’, costringendo gli imprenditori a rivedere i loro piani di business. Ma anche per effetto di una netta contrazione dei consumi.

Adesso il focus deve essere sulla ripresa dell’economia e dei consumi, e sul ritorno alla normalità, anche grazie all’introduzione del green pass.

Ed ovviamente sul PNRR, nel quale confidiamo grandi aspettative per sostenere la ripresa delle imprese. Ma perché l’intervento straordinario voluto dall’Europa sia efficace, serve superare alcune grandi criticità che riguardano le garanzie che le risorse vadano ad intercettare i gap del paese, ed in particolare quelli relativi al Sud, alle donne ed ai giovani.

Dalla corretta destinazione dei fondi del Recovery Fund dipendono giustizia e democrazia. Ma dipende anche una ripresa che sia sostenibile e che rafforzi davvero l’Italia nel suo assetto complessivo.

Il Sud chiede garanzie che i fondi vengano spesi bene e presto. Principalmente che si riesca a spenderli. Perché se destinare una quota parte consistente delle risorse del Recovery al Sud è una questione politica ed economica, garantire a monte un sistema di competenze e di efficienza che non siamo mai riusciti ad avere, e che ci ha condannato a non riuscire a spendere nemmeno le precedenti risorse in tempi adeguati o non spenderli affatto, è anche una questione morale.

I criteri adottati dal nostro Paese non sono stati gli stessi che l’UE ha adottato per assegnare il Recovery foud agli stati membri ( in base alla popolazione, reddito pro capite, PIL). Se fossero stati adottati gli stessi parametri che a mio parere sarebbero così stati in linea con i criteri UE e quindi più oggettivi, il Sud avrebbe avuto diritto a circa 150 miliardi quindi al Mezzogiorno sarebbero toccati 68 miliardi in più rispetto agli 82 miliardi assegnati. Per questo molti parlano di uno “scippo”. Secondo me sarebbe stato equo che si destinasse una quota maggiore di quanto oggi previsto, anche per scommettere nel Sud come motore di ripartenza del Paese, oltre che per far uscire il popolo meridionale dal suo stato di abbandono.

La sensazione è invece ancora di un Nord che  schiaccia il Sud.

Auspichiamo invece una politica equa che guarda a risolvere i divari che pesano nell’economia del Paese. Ma anche una politica che guardi oltre le pressioni e sappia cogliere anche l’opportunità dell’equità. Siccome se riparte il Sud riparte il Paese, risolvere una volta per tutte il ritardo del Sud significa fare la cosa più opportuna per tutto il Paese.

Auspichiamo, che siano messe immediatamente in campo tutte quelle misure che servono perché l’accesso ai fondi e il loro utilizzo non sia destinato solo ai soggetti ‘forti’ e meglio attrezzati, lasciando fuori dal circuito proprio i Comuni del Sud.

Perché vi sia ripresa serve che ci sia la più ampia condivisione e partecipazione: serve che ai tavoli delle decisioni siano invitate le rappresentanze delle imprese. Cosa che abbiamo chiesto e per la quale continueremo a batterci.

 

 


 

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Thu, 30 Sep 2021 09:14:29 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/722/ricostruire-35-assemblea-generale-di-confcommercio- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Ripartire da Green Economy e digitale https://www.patriziadidio.com/post/721/ripartire-da-green-economy-e-digitale-

Siamo indietro. L’Agenda 2030 sullo Sviluppo sostenibile chiede un impegno concreto verso le nuove economie (green economy e blu economy) al fine di avere “un miglioramento del benessere umano e dell’equità sociale, riducendo al contempo in modo significativo i rischi ambientali ed i deficit ecologici”.

E lo stesso monito, a dare priorità alla transizione digitale ed ecologica, ci arriva dall’Europa che mette questi temi al centro del Piano di Ripresa e Resilienza.

Ma nessuna transizione è possibile, se non si formano le competenze necessarie ad affrontarla. Tra le cose che più di tutte servono alla ripresa economica delle aziende, vi è quindi bisogno di formare competenze innovative a sostegno delle nuove economie. Dalla rigenerazione urbana, all’economia circolare, alla nuova agricoltura sostenibile, al green new deal per la mobilità: le aziende che vogliono essere competitive devono spostare il loro core business verso i nuovi paradigmi economici.

E’ per prima l’OCSE a sottolineare l’urgenza di investire in competenze green e digitali, al fine di rispondere alla domanda di nuove o emergenti attività economiche e riscontrare i cambiamenti strutturali dei sistemi economici, resi ancora più urgenti dagli effetti della pandemia.

E noi imprese del Terziario di mercato possiamo e vogliamo essere un traino. Vogliamo affermare un modello che rigeneri la creazione di valori non solo economici ma anche sociali e ambientali.

Siamo infatti convinti da sempre che siano proprio le piccole imprese che possano guidare le rivoluzioni green e digitale costruendo un nuovo modo di fare impresa, che esalta la bellezza dell’Italia e costruisce un futuro davvero sostenibile per le nuove generazioni.

La nostra cultura d’impresa ha da sempre al centro la persona. E guarda al futuro. È il nostro punto fermo. Non concepiamo uno sviluppo di fatturati e profitti che non sia anche equo ed etico.

La pandemia ha fortemente impattato sui sistemi economici. E per costruire una ripresa ‘solida’ necessita di cambiare i modelli di mercato.

Come abbiamo affermato al punto 10 del Manifesto Terziario Donne <L’Economia ha bisogno di nuovi modelli. Che abbiano al centro prosperità, qualità della vita, convivenza tra diversi, emozioni e felicità. Produzione e scambio devono avere il sapore dell’etica. Cerchiamo il benessere. Ma non c’è benessere senza “Bene Essere”>.

Questo sarà il nostro impegno: innovare per costruire un futuro in cui il Bene Essere e l’equità sociale siano i valori distintivi delle nostre imprese. Coniugare produttività e benessere per ridare slancio e opportunità di crescita qualitativa all’economia italiana.

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Wed, 22 Sep 2021 10:47:06 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/721/ripartire-da-green-economy-e-digitale- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
PNRR : ultima occasione per la Sicilia https://www.patriziadidio.com/post/720/pnrr-ultima-occasione-per-la-sicilia

Un’Italia a due velocità, con un sud che cresce sino a 4 volte meno della media nazionale. Nel 2020, anno segnato dalla depressione pandemica, la ricchezza pro capite al Sud è stata di 18mila euro, contro gli oltre 34mila del Centro-Nord.

E per chi fa impresa, ‘ricchezza’ si traduce in possibilità di consumi. E quindi, per le aziende, di ripresa.

I dati fotografati dall’ufficio Studi di Confcommercio mostrano una situazione allarmante, che la pandemia, che non accenna a dare segni di resa e che ancora tiene le imprese incerte sugli scenari, sta contribuendo a rendere ancora più gravosa.

Da anni sottolineiamo le enormi difficoltà che devono essere superate da chi fa impresa al Sud e in particolare in Sicilia che rappresenta il Sud del Sud per Pil, reddito pro capite e posti di lavoro.

Ma i dati che emergono dal report di Confcommercio su economia e occupazione confermano la condizione di estrema fragilità del tessuto economico siciliano che, lungi dall’essere superata, è addirittura peggiorata.

Abbiamo davanti a noi una sola possibilità per invertire la tendenza: le risorse del PNRR, a patto che le stesse vengano spese per correggere i divari e far ripartire le economie territoriali.

Le forze dell’ordine hanno lanciato inoltre l’allarme sul rischio criminalità organizzata. E certo questa ha sempre avuto il suo peso come zavorra ma non dobbiamo cadere nella retorica, deresponsabilizzandoci. In Sicilia scontiamo anche i danni provocati nel tempo da una cattiva, clientelare e scarsa politica e da una burocrazia non efficace che non hanno saputo guidare i processi di crescita nell’interesse del bene comune.

Negli ultimi 25 anni, la riduzione degli occupati, come conseguenza della perdita di popolazione (soprattutto giovanile emigrati all’estero, -1,6 milioni), e i deficit di lungo corso – in particolare eccesso di burocrazia, illegalità diffusa, carenze infrastrutturali e minore qualità del capitale umano – hanno, di fatto, determinato un continuo e progressivo calo del Pil prodotto dal Sud ampliando ulteriormente i divari con le altre aree del Paese.

L’allontanamento dal Sud di oltre un milione e mezzo di giovani, che nella maggior parte dei casi sono proprio quelli più preparati e performanti, rende ancora più complessa l’operazione rilancio.

Bisogna allora far presto e bene: di tratta infatti di un’opportunità che non ci possiamo permettere di perdere.

E non è certo una questione meridionalista, ma il monito viene da tutta Confcommercio: è profondamente errato pensare che la questione riguardi infatti solo le regioni meridionali. Riguarda invece tutto il Paese, perché solo se si rilancia concretamente il Sud potrà ripartire l’Italia.

Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza che destina ingenti risorse al Mezzogiorno d’Italia (sulla carta 82 miliardi, il 40% delle risorse), anche la Sicilia potrà avere un’occasione unica per ridurre i grandi deficit a cominciare da quello infrastrutturale con il resto del Paese.

Ma è necessario avviare una stagione di programmazione che veda direttamente coinvolta ai tavoli chi conosce cosa serve davvero alle imprese e soprattutto non bisogna più sprecare tempo e risorse. Bisogna investire in fretta tutte le risorse a disposizione e bisogna farlo bene.

Le imprese, che sono la dorsale economica del Paese, hanno bisogno di garanzie di efficienza, tempestività e legalità nella gestione delle risorse. Hanno bisogno di risposte.

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Mon, 13 Sep 2021 13:49:21 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/720/pnrr-ultima-occasione-per-la-sicilia sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Grazie Ambra, Martina, Monica ! La vera <impresa> è la vostra ! https://www.patriziadidio.com/post/719/grazie-ambra-martina-monica-la-vera-impresa-e-la-vostra-

Non si sono arrese, non si sono piante addosso.

Sono scese in pista ed hanno vinto la sfida più importante: amare se stesse ed amare la vita.

Il loro amore è stato più forte di qualsiasi sconfitta.

Ritrae questo l’ennesima vittoria italiana alle paralimpiadi, la forza di chi in un ostacolo vede un trampolino di partenza.

Ambra Sabatini, Martina Caironi, Monica Contraffatto: un podio femminile tutto italiano, impreziosito dal record mondiale segnato da Ambra Sabatini.

Una vittoria che racconta una storia di bellezza.

Le paraolimpiadi, che hanno segnato il trionfo di ogni tempo della squadra italiana, insegnano a tutti noi che in qualsiasi sfida si è costretti ad affrontare nella vita occorre partire da ciò che si ha e non da ciò che si è perso. Questo è il segreto di tutto.

La gioia di vivere è la vera sfida, la più grande e preziosa da vincere. E se l’hanno vinta loro la possiamo e dobbiamo vincere tutti!

Spesso ci si ‘amputa’ da soli con la demotivazione, si ‘dilania’ la propria vita con malessere e insoddisfazione, ci si distrugge per la perdita di qualcosa o qualcuno, di un lavoro o di certezze.

Spesso in maniera ingrata e autolesionista.

Invece queste ragazze ci insegnano altro.

I paraatleti feriti tragicamente e irreversibilmente nel corpo, o coloro che dalla nascita o per una malattia, hanno dei deficit importanti, sono coloro che non hanno però ‘mutilato’ e dilaniato la loro vita. Al contrario alla loro gioia di vita, bene supremo, si sono aggrappati per vincere e andare oltre. Con entusiasmo. Oltre le disgrazie, gli incidenti, un corpo martoriato, oltre ogni limite.

Per questo sono un esempio per tutti noi e anche per tanto altro sport che ormai edonista, scandalosamente avvitato su sé stesso perché schiavo di interessi economici e sterilmente vanitoso, non ha certo il valore didascalico di queste storie di sport e di persone/atleti straordinarie che ci insegnano che ogni giorno, da qualsiasi prospettiva di perdita, di difficoltà, di paura e angoscia, possiamo celebrare la grandezza della nostra vita!

Un grande monito per tutti noi imprenditori che ci siamo sentiti ‘mutilati’ dal lockdown e che con impegno e fiducia costruiamo ogni giorno la nostra ripartenza.

Grazie ragazze e ragazzi straordinari! Con il vostro entusiasmo, il vostro coraggio e la vostra tenacia ci avete offerto uno straordinario esempio che non potremo mai dimenticare. La vera è la vostra !

Viva la vita! Sempre!

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Tue, 7 Sep 2021 20:06:01 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/719/grazie-ambra-martina-monica-la-vera-impresa-e-la-vostra- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Per sostenere la ripresa puntiamo sulle soft skills delle donne https://www.patriziadidio.com/post/718/per-sostenere-la-ripresa-puntiamo-sulle-soft-skills-delle-donne-

La globalizzazione, la tecnologia, l’espansione delle reti di scambio e commercio, l’automazione e l’aumento dell’intelligenza artificiale e nello stesso tempo la richiesta di sostenibilità e di lavoro green stanno cambiando il mercato del lavoro a ritmi rapidi che individuano le direttrici di futuro dell’economia. 

Le nuove generazioni si trovano a lottare contro una drammatica discrepanza tra competenze possedute e posti di lavoro disponibili. Ma devono ancora affrontare discriminazioni e pregiudizi sociali che pesano sulle scelte lavorative ma anche sulla valorizzazione del merito. 

La competenza, la creatività, l’intelligenza, la passione delle donne, quello che mi piace chiamare il ‘capitale sommerso’ del nostro Paese, costituiscono un’occasione importante per promuovere sviluppo sostenibile e crescita sociale.

Per sostenere la ripresa, bisogna quanto mai puntare su quelle soft skills che sono una riconosciuta caratteristica delle donne, quelle competenze trasversali fatte di flessibilità, adattabilità, problem solving, capacità di cura, predisposizione all’organizzazione di persone e di processi. Generare valore puntando sull’abilità a creare gruppi di lavoro coesi che funzionano, la capacità di sostenere lo stress o quella di saper svolgere più attività contemporaneamente.

Oltre le soft skills, è altresì necessario che le imprenditrici e gli imprenditori del futuro si attrezzino sul piano delle competenze oggi necessarie. 9 lavori su 10 richiederanno nell’immediato futuro competenze digitali. E purtroppo le donne non sono ancora abbastanza attrezzate per affrontare la sfida.

Serviranno competenze digitali e competenze in materia di sostenibilità, ma anche sempre più expertises preparate a difendere diritti di parità.

E, d’altra parte, la sostenibilità non può prescindere dalla valorizzazione di quel capitale umano la cui esclusione dal mercato del lavoro pesa negativamente sulla crescita del mezzogiorno d’Italia e non solo.

Ma insieme ad istruzione e formazione di nuove competenze per nuovi lavori, sarà anche necessario ripensare ai modelli di business, rivedendo i modelli organizzativi.

Sarà necessario re-orientare l’organizzazione del lavoro in modo che sia funzionale alla produttività delle imprese (che soprattutto nel Sud permane molto bassa), ma anche alle famiglie e soprattutto mettere in in campo misure efficaci di contrasto alla esclusione delle madri dal lavoro.

E soprattutto sarà necessario spostare l’asse dalla ‘garanzia’ al ‘merito’: promuovere le attitudini vincenti, premiare il talento, valorizzare il merito.

La valorizzazione delle donne da parte delle aziende servirà per competere maggiormente grazie alle soft skills delle donne oggi più che mai essenziali. Serve però che si affermi anche il diritto all’astensione lavorativa paritaria per entrambi i genitori, soprattutto attraverso una nuova cultura della condivisione paritetica tra un uomo e una donna degli impegni familiari e genitoriali. E servono misure che tutelino l’imprenditrice e la lavoratrice autonoma da impari condizioni rispetto anche alle garanzie delle lavoratrici dipendenti.

Come espresso al punto 16 del Manifesto del Terziario Donna: <Accettiamo la sfida dei mercati globali. Siamo deboli per combattere con altre armi. Mettendo al centro la persona e le sue emozioni, i suoi gusti, ed i suoi sensi. Valorizzando attitudini, premiando i talenti. Contribuendo con le nostre imprese a migliorare società ed ambiente>.

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Tue, 31 Aug 2021 12:08:05 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/718/per-sostenere-la-ripresa-puntiamo-sulle-soft-skills-delle-donne- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Dalle parte delle nostre sorelle afghane https://www.patriziadidio.com/post/717/dalle-parte-delle-nostre-sorelle-afghane-

Mentre in Italia lottiamo quotidianamente per attestare il valore della democrazia paritaria, e recuperare il pesante gap che ancora distanzia sul lavoro uomini e donne, ‘a poca distanza da noi’, le donne afghane vivono nel terrore di un nuovo medioevo.

In Afhganistan, i diritti delle donne sono da stati a lungo ostacolati dagli integralisti religiosi e dal potere talebano. Ma dopo la caduta del regime islamico, erano stati - almeno sulla carta - ripristinati i diritti civili base delle donne.

Permaneva comunque sempre una cultura arcaica, che ha sempre osteggiato qualsiasi forma di emancipazione femminile, limitando l’attività lavorativa e sociale delle donne ed impedendo la loro libertà purtroppo evidentemente anche di iniziativa imprenditoriale.

L’Afghanistan è sempre stato un Paese dove la violenza contro le donne dappertutto è molto alta. La mentalità afgana considera infatti purtroppo ancora le donne quasi come oggetti, le quali devono rimanere in casa e svolgere le mansioni domestiche senza ambire ad avere una loro autonomia lavorativa e meno che mai imprenditoriale. A questo si aggiunge un tasso molto basso di alfabetizzazione, di ostacolo alla formazione di strumenti attraverso i quali costruire il loro riscatto.

L'Afghanistan è uno dei paesi peggiori per condizione della donna. In alcune zone rurali, dove i capi tribù decidono tutto della vita delle persone, l'adulterio può essere anche punibile con la lapidazione; mentre in altre le adultere possono essere punite con la reclusione presso le case aiutando e servendo i loro capo tribù. In molte zone, è ancora imposto l'utilizzo del burqa, che copre l'intero corpo femminile dalla testa ai piedi; mentre nelle zone ‘più sviluppate’, come nella capitale Kabul, le donne indossano l'hijab.

Ad oggi, nel 2021, i diritti delle donne devono essere ancora pienamente riconosciuti. E Con il ritorno dei talebani, l'emancipazione femminile delle donne afgane è divenuta ancora più irraggiungibile.

Il quadro era già allarmante, ma adesso le decisioni americane rischiano di far precipitare l’Afghanistan in un tetro medioevo.

Le donne sono infatti tornate nel mirino dei  talebani, i quali hanno iniziato ad imporre numerose restrizioni nei loro confronti. Partendo dal divieto di uscire da casa senza essere accompagnate da parenti maschi. E per molte la separazione dai figli.

Le donne sono considerate come ‘oggetti’ e come tali potenziale parte del bottino di guerra dell’orda talebana. Quelle nubili che vivono fuori dalla famiglia sono a rischio. Quelle poi che si sono distinte per attività sociali o politiche sono le più a rischio.

Per tutte le donne viene tratteggiato un solo destino: stare a casa, sotto la vigilanza di un ’mahrams’, un guardiano maschio - padre, marito, fratello - solo in compagnia del quale potranno uscire, ‘imprigionate’ nel burqa.

Alcuni comandanti talebani hanno ordinato ai mujaheddin di entrare nelle case, verificare la presenza di donne non sposate o vedove fra i 16 ed i 45 anni e quindi di farsele consegnare dalle rispettive famiglie, perché destinate ad essere assegnate e sposate a combattenti islamici.

I talebani si comportano da cacciatori che braccano le donne nubili o vedove trattandole come prede di guerra. Le conseguenze inevitabili per le donne sono lo stupro, la sottomissione, le nozze forzate e una totale assenza di diritti umani oltre a quello del diritto allo studio al lavoro, per di più con l'obbligo di fare figli da destinare alla Jihad.

Questa azione brutale di ricerca casa per casa, con ispezioni molto aggressive e dalle conseguenze orribili, rivela un quadro talmente inquietante da non potere lasciare noi -occidente indifferenti ed inermi. Quelle perquisizioni riguardano anche noi, perché minano alle fondamenta il senso più basilare dei diritti inalienabili umani oltre che di auspicabile democrazia.

Le immagini che ci arrivano via etere sono terribili. Per non parlare della fatwa appena emanata nell'Università di Herat, che mette al bando l'educazione mista "perché radice di ogni male nella società".

Abbiamo il dovere di avanzare qualsiasi iniziativa necessaria  ad interrompere questa disumana regressione. L’Italia in primis perché siamo un punto di riferimento universale per la sua storia di cultura cattolica, di democrazia, di garanzia di diritti umanitari e di valori inalienabile.

Da parte di noi donne imprenditrici, impegnate in prima linea, il dovere di tendere una mano alle nostre sorelle afghane e chiedere l’attivazione immediata non solo di corridoi umanitari, ma anche di  avviare concrete iniziative per  favorire il loro riscatto sociale e culturale, consentendone l’alfabetizzazione e l’avviamento ad attività autonome di impresa.

Noi che sappiamo bene che nessuna libertà è autentica e solida se non attraverso l’indipendenza economica delle donne. 

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Wed, 25 Aug 2021 08:00:10 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/717/dalle-parte-delle-nostre-sorelle-afghane- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il valore della rappresentanza https://www.patriziadidio.com/post/712/il-valore-della-rappresentanza

"Verba movent exempla trahunt", le parole incitano ma gli esempi trascinano.

In questo anno noi imprenditori ed imprenditrici, che ci siamo assunti con spirito di servizio l’onere della rappresentanza di una categoria drammaticamente colpita dalla crisi, abbiamo dovuto assumere anche la responsabilità di essere per primi noi a rappresentare l’esempio concreto di pensiero positivo.

Proprio per “trascinare” i nostri iscritti a non mollare le loro aziende e a costruire, giorno dopo giorno, le strategie per rimettere in posta le loro imprese.

Abbiamo imparato a mescolare insieme “quotidiano” e “futuro”, due parole che sembrano non avere niente in comune. Due mondi diversi solo in apparenza. C’è infatti una vita quotidiana, vissuta a casa, ad accudire i nostri cari, ad educare alla vita i nostri figli, ad aprire ogni giorno i nostri negozi, le nostre aziende, i nostri bar e ristoranti, i nostri studi professionali, i nostri alberghi, attività da portare  avanti con mille affanni, oggi da dovere più che mai salvaguardare.

Ed una vita che a chi non vive da dentro - con la necessaria passione ed abnegazione - il mondo della rappresentanza, può sembrare ‘eccezionale’ e che ci ha visto batterci su tutti i tavoli per dare voce ai nostri iscritti. Per difendere il nostro diritto a fare impresa. E farlo mettendo da parte i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni, per dare invece voce alla fiducia ed alla determinazione.

Abbiamo imparato a miscelare le parole paura e speranza, nella convinzione che noi per primi dovevamo investire nel potere della fiducia, ma anche nel protagonismo delle scelte.

Volere fortemente un nuovo Umanesimo significa anche dare una dimensione comune a questi due – solo apparentemente – distinti mondi. Perché la capacità di rimanere nel quotidiano è ciò che costruisce futuro, perché è la vita nella sua semplice unicità a richiedere compiti di ordinario (e per questo straordinario) ‘eroismo’. Quelli che compiamo ogni giorno facendo sempre il nostro dovere. E difendendo i nostri diritti. Per noi e per la nostra comunità di imprese. Sempre con amore ed impegno, oltre che con responsabilità ed abnegazione.

Tenendo sempre la porta aperta per accogliere ed ascoltare ognuno dei nostri iscritti, magari finendo per mettere in coda alle nostre priorità proprio la nostra azienda, la nostra famiglia, noi stessi.

In questi mesi abbiamo spesso toccato con mano il pessimismo intorno a noi, nelle case, nelle strade, negli occhi e nelle parole dei giovani. Ecco perché per noi e' stato un dovere mettere da parte le nostre preoccupazioni ed offrire una ‘medicina’ a chi bussava alla nostra porta.

Noi costruiamo economia e combattiamo non solo la povertà materiale, ma anche quella di spirito, quella dei valori. Non possiamo fare prevalere la sfiducia, la paura, se ci giriamo dall'altra parte, o se ci arrendiamo significa che non facciamo il nostro dovere fino in fondo.

Non è quello che fai ad essere semplicemente ordinario o eccezionale, ma come lo fai. Ed allora è proprio nella mescolanza di ordinario ed eccezionale che in questa crisi ci siamo scoperti più forti. Abbiamo dato ancora più valore ad una parola a cui crediamo molto: rappresentanza.

A sostenerci sempre, a darci la carica sono stati i nostri valori: il valore del lavoro, della famiglia (sia quella affettiva sia quella aziendale), il nostro senso della giustizia. Il nostro credere nel futuro. Il nostro impegno per costruire un mondo migliore.

La nostra forza è forse apparsa a qualcuno fuori dal comune. Ma chi crede nel cambiamento, deve saperne essere protagonista. Assumersi la responsabilità di guidare il gruppo fuori dalla crisi.

Ha il dovere di costruire fiducia, essendo credibile ed autenticamente connesso ai valori della confederazione.

Ha il dovere di credere in una società più prospera e più giusta.

Ha il dovere di lavorare senza tentennamenti per costruirla.

<A chi mette al centro i propri valori
A chi spera in una società più prospera e più giusta
Ai portatori sani di cambiamento
A chi desidera essere protagonista del proprio futuro
>

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Mon, 9 Aug 2021 08:30:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/712/il-valore-della-rappresentanza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il bene comune della nostra terra: mettiamoci la faccia. https://www.patriziadidio.com/post/716/il-bene-comune-della-nostra-terra-mettiamoci-la-faccia

Sin dall’inizio del mio mandato quale Presidente di Confcommercio Palermo mi sono sempre prodigata per un dialogo costante e fattivo con le Forze dell’Ordine e con la Prefettura, che rappresenta il più alto presidio dello Stato sul territorio. Alle Forze dell’Ordine, in particolare, ho sempre voluto manifestare - a nome di tutta la categoria - apprezzamento e gratitudine per l’incessante lavoro svolto sul territorio a tutela dei cittadini e delle imprese.

Non passano infatti mai inosservate alla nostra attenzione le tantissime operazioni delle Forze dell’Ordine che intervengono ad arginare il già duro lavoro degli imprenditori nel nostro territorio, contro reati quali l’estorsione, la ricettazione, i reati contro il patrimonio e tutti quelli che colpiscono l’economia reale.

Alle notizie di operazioni di contrasto ai fenomeni di criminalità sul territorio, in particolare quelli che colpiscono in particolare l’economia e gli imprenditori, manifesto costantemente l’apprezzamento di tutto il sistema Confcommercio.

Certa che il tangibile impegno nel contrasto alla criminalità organizzata portato quotidianamente avanti dalle Istituzioni, ovvero da magistratura e Forze dell’Ordine, contribuisce ad accrescere il senso di fiducia e di coraggio di imprenditori e commercianti e di quanti hanno il dovere di adoperarsi a favore della legalità.

Credo fermamente che chi è all’apice di un’associazione di categoria debba dare il giusto riconoscimento, sostenere, dare evidenza, alzare l’immagine delle categorie rappresentate di cui si è rappresentanti e portavoce.

E’ questa, a mio avviso, l’essenza del pensiero etico e dell’impegno civico che dobbiamo sostenere per realizzare quel cambiamento culturale necessario. Perché ogni forma di illegalità colpisce la libera sana impresa e ne altera il senso.

Credo che chi assolve il delicato ruolo di rappresentanza di economiche e commerciali, debba ‘metterci la faccia’. Subire, o anche solo tollerare, per paura, per convenienza o ancor peggio per assuefazione, non è solo illegale, ma rende ‘complice’ di chi non vuole un’economia sana.

Al contrario, ogni operazione portata ‘a segno’ costituisce per gli imprenditori perbene una straordinaria iniezione di fiducia e conferma il costante impegno dello Stato a difesa della legalità e dell’economia reale. E fornisce un’ulteriore spinta a ulteriori denunce di vessazioni e coercizioni subite.

Dobbiamo assumerci in prima persona la responsabilità del cambiamento.

E’ scritto chiaramente nel Manifesto del Terziario Donna, che rappresenta la carta di valori personali, di vita e di impresa di noi imprenditori: <Perseguiamo la legalità e i valori della Costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri. Respingiamo l’estorsione e ogni violenza. Rispettare e affermare la legalità è cosa importante in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l’orgoglio di essere degni.>

Come diceva Sant’Agostino: Le Parole insegnano, ma gli esempi trascinano!

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Tue, 3 Aug 2021 10:26:27 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/716/il-bene-comune-della-nostra-terra-mettiamoci-la-faccia sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Quale è il valore economico della bellezza? https://www.patriziadidio.com/post/713/quale-e-il-valore-economico-della-bellezza

Il sistema economico della bellezza, è stato stimato, contribuisce oggi al Pil italiano per il 17,2%, con 341mila imprese che fatturano oltre 682 miliardi di euro. 

Questo dato riflette le tre dimensioni che compongono l’ecosistema della bellezza italiano: il patrimonio storico, artistico e culturale, e quello naturalistico e paesaggistico; i servizi collegati (come trasporti e hospitality) e la produzione dei settori del Made in Italy guidati da logiche estetico-funzionali.

Le 341mila imprese rappresentano 8 settori produttivi – dall’agroalimentare alla moda, dal design all’automotive. A queste vanno aggiunti i luoghi di interesse da visitare: in Italia – rileva lo studio – c’è un museo, monumento o un’area archeologica ogni 50 chilometri quadrati e sono 128 milioni le persone che ogni anno fruiscono del patrimonio italiano. Questo è il patrimonio di bellezza che muove l’economia in Italia.

Porto avanti da tempo la visione di economia della bellezza in cui credo fermamente. E che va perseguita puntando proprio su bellezza e bene-essere che insieme si completano e si rafforzano. L’economia della Bellezza non riguarda infatti solo il lato estetico, ma la forma della comunicazione e gli obiettivi perseguiti nel fare impresa. Lo stesso Papa Francesco ha dato speciale importanza al tema attraverso la via Pulchritudinis (la via della bellezza): “Non basta che il messaggio sia buono e giusto. Deve essere anche bello, perché solo così arriva al cuore delle persone. Ed è esattamente quello che da anni facciamo”.

E non posso che compiacermi dunque che finalmente l’Economia della Bellezza sia diventata centrale nell’agenda del Paese, tanto da diventare uno degli obiettivi del Piano di Ripresa e Resilienza italiano.

Che finalmente si punti su un'economia basata sull'identità del nostro Paese, la storia, la creatività, la qualità, il rispetto dell’ambiente. E che si contrappone all’economia basata sull'idea di dovere aumentare varietà e quantità dei beni abbassando i prezzi "non-importa-come". Perché in quel "non-importa-come" si nascondono tutti gli effetti negativi sui beni per noi più preziosi, che sono la dignità del lavoro, la qualità dell’ambiente, la salute e le relazioni umane.

L’Italia è universalmente riconosciuta sinonimo di Bellezza nel senso di patrimonio culturale, artistico, monumentale, paesaggistico, ma anche di qualità di vita, nell’alimentazione, nel gusto e nella moda.

La ripresa della nostra economia non può non partire da questo immenso patrimonio materiale di Bellezza unito al patrimonio immateriale di Ben-Essere, per un nuovo modello economico.

Per questi motivi dobbiamo investire sulla bellezza delle città preservando le zone di particolare pregio, dal punto di vista dei beni architettonici e culturali, ma dobbiamo anche rispettare le tipologie delle strutture originarie anche per quanto riguarda le attività.

La bellezza italica non è solo uno stile, un insieme di artefatti, ma è anche (e forse soprattutto) una filosofia, molto diversa dalla visione francese di bellezza, centrata sul lusso, sull’esclusione. La nostra bellezza è di tutti, vive del piacere della condivisione, è intrisa di valori morali – kalòs kai agathòs – e soprattutto può rendere bella qualsiasi cosa sia rilevante, anche gli utensili quotidiani (come ha fatto il design made in Italy).

Il Talento dell’Italia è dunque la Bellezza e la Bellezza ha per gli Italiani un valore che va ben oltre il solo senso estetico, giacché è la nostra stessa identità. È storia, cultura e territorio, ma anche ricerca scientifica e avanguardia tecnologica, qualità dei prodotti e creatività progettuale. A ciò si aggiungono la ricchezza del patrimonio agroalimentare, la capacità di costruire relazioni empatiche ed eccellenza fatta di abilità e creatività. Una irripetibile pluralità che determina, nel suo insieme, quello “stile di vita” che il mondo intero ci invidia e tenta di imitare.

Questa Italia non può più attendere. Va riconosciuta, guardata con attenzione, raccontata con passione. Fatta crescere. Perché l’Italia è per il mondo Bellezza ed è su questo patrimonio su cui dobbiamo costruire ricchezza e futuro di impresa per le nuove generazioni.

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Sat, 31 Jul 2021 10:41:28 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/713/quale-e-il-valore-economico-della-bellezza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Assemblea Terziario Donna Confcommercio 2021: il mio intervento integrale https://www.patriziadidio.com/post/715/assemblea-terziario-donna-confcommercio-2021-il-mio-intervento-integrale-

Buongiorno a tutte e tutti Finalmente un incontro di presenza dopo quasi due anni dall’ultimo Terziario Donna LAB a Palermo a fine ottobre del 2019. Ci siamo riusciti. Per questa assemblea che conclude un mandato anzi nel mio caso due, da presidente.

Si chiudono 10 anni ricchi di riflessioni e confronti. Ma soprattutto di azioni concrete. Terziario Donna, nei dieci anni in cui ho avuto il privilegio di guidarlo, ha realizzato una presenza di genere incisiva. Non rivendicativa, ma determinata. Ha coltivato valori e progetti. Ha prodotto modi nuovi di rappresentanza e visioni di impresa, i cui principi ha fissato nel Manifesto. Ha attuato, con la dovuta fermezza una rivoluzione gentile. Insieme siamo cambiate noi, donne imprenditrici. Ma insieme a noi è cambiata Confcommercio. Perché si è arricchita. Come solo può fare l’investimento nella diversità. Affermando una visione che si è potenziata della “visione al femminile”.

Tra qualche settimana sarà pronto il Libro Bianco di questi 10 anni. La memoria del percorso compiuto tra il 2011/2021. Non mi dilungherò ad elencare le cose fatte. Oggi dico solo che una strada è tracciata, certo. Ma tanto lavoro resta da fare. Perché non siamo più…ma non siamo ancora… Il mondo è cambiato. Le persone sono cambiate “non siamo più ma non siamo ancora” adesso più che mai significa che: Non dobbiamo andare avanti, dobbiamo andare oltre. Con la passione di sempre. Non aspettatevi un saluto nostalgico. Commosso ed emozionato sì. Nostalgico no.

Celebriamo i nostri 10 anni insieme e siamo a bilanci positivi. Perché non si è alla fine ma a un nuovo inizio, un restart. Si brinda ai risultati e contemporaneamente al nuovo percorso. Del resto nessuno di noi, neanche chi non sarà più in Consiglio, va via. Noi ci saremo sempre, in altri ruoli, da “madri nobili”, consapevoli di avere seminato bene e di avere generato buoni frutti che sapremo cogliere anche a distanza lasciando a chi arriva, o resta, il compito di mettere a frutto quanto seminato. Per mettere addirittura le ali alle nostre buone radici. Sì, è un cammino che non si interrompe. Uso termini calcistici. In questa estate così straordinaria per l’Italia. Un’Italia che ce la fa e che ci piace. La maglia del Terziario Donna si indossa tutta la vita. Anche in altri ruoli. E ognuna potrà anche individualmente continuare il percorso. Che non è solo Terziario Donna ma significa acquisire i ruoli nei territori, nelle categorie. Non per egocentrismo ma perché questa è la cosa più importante e necessaria al nostro Sistema, che ciascuna donna, capace e disposta a impegnarsi, possa fare: mettersi al servizio dei propri territori, della propria associazione, della propria categoria come siamo abituate noi e come abbiamo imparato a fare. Passiamo a chi resta, o arriva, il testimone consegnando un capitale che tutte insieme abbiamo costruito: un gruppo. Forte e vitale che continuerà a crescere, ne sono sicura. Siamo un laboratorio di competenze e motivazione, un “vivaio” da cui attingere a piene mani.

E’ il momento dei bei ricordi. Ne evoco uno significativo. Nel 2012 il nostro primo evento pubblico dal titolo “Donne e Governance”. Molte di voi c’erano. Obiettivi di qualità di contenuti che passarono anche dalla sfida delle presenze da fare arrivare a Roma. Quando occorreva fare la scelta della sala, (noi che più della sala Solari da 40 posti non avevamo mai occupato), i funzionari si preoccuparono quando io proposi la sala Orlando, questa sala, la sala massima come capienza. Mi dicevano imbarazzati “sa presidente certamente Lei a Palermo sarà forte come visibilità e traino e non avrebbe problemi, ma qua siamo a Roma. Con eventi ogni giorno, e anche più di uno. Riempire una sala così grande è complicato, sarebbe preferibile impegnare una sala più piccola, una di quelle laterali.” Comprendevo che con delicatezza tentavano di proteggermi. E certo non potevano sapere che il giorno dell’evento sarebbe stato in concomitanza con la settimana di nevicata storica in tutta Italia. Eppure quello è stato il primo segnale della fiducia che mi avete dato e del dono della pervicacia, serietà e partecipazione convinta che avete tributato in questi anni di impegno. Vi ricordate? Quel martedì di febbraio fu in concomitanza di una storica nevicata che immobilizzò l’Italia con voli cancellati e un intero Paese bloccato. Non fu una sfida da poco. Eppure fummo capaci di riempire questa sala. Con colleghe che arrivarono da ogni parte d’Italia. Non solo questa sala fu gremita ma si occuparono tutte le sale laterali collegate perché qui non vi erano più posti a sedere e in piedi. Avete sfidato neve, voli cancellati, avete riempito pullman, coinvolto consigliere, convinte ad una ad una e quella sala gremita con tutte le altre sale piene non la dimenticherò mai! I contenuti poi di quel primo evento furono cruciali.

“Donne e Governance” portava all’attenzione l’approccio alla questione di genere dal punto di vista giuridico. L’abbiamo chiamato Deficit di Democrazia. Abbiamo posto il tema della democrazia paritaria come punto di partenza del nostro impegno, consapevoli che fosse prima culturale e giuridico ma strettamente legato allo sviluppo del Paese e alla sua economia. E all’impegno della Confederazione per accendere i motori di ripresa economica. Oggi più che mai. Noi l’abbiamo detto e ripetuto: una società oggi è tanto più forte quanto più realizza pari opportunità di rappresentanza di donne e uomini in tutti i luoghi di decisione. Se non si agevola il lavoro delle donne si deprime non solo la legittimità quanto l’efficacia dei risultati. Perché non si tiene pienamente conto degli interessi, delle esigenze e dei talenti di un popolo nel suo complesso. Contrariamente a quanto postulano chiaramente gli artt. 3 e 51 della nostra Costituzione. Da qui un pilastro della nostra azione. Il cambiamento per giungere a una democrazia paritaria.

L’altra evidenza di quel primo evento fu la presenza del nostro presidente Sangalli, osservatore attento e vicino già da quel nostro debutto pubblico in cui sostenemmo che la scarsa presenza delle donne ai vari livelli della vita economica, politica, e sociale e nella governance di un Paese è una questione culturale ma è soprattutto, per quello che ci riguarda più da vicino, una questione economica, una perdita inaccettabile, che non possiamo più permetterci. Per quanto riguarda la nostra Confederazione possiamo dire che qualcosa è successo. In questi anni la presenza delle donne negli Organi Confcommercio è cresciuta sensibilmente e questo ci fa ben sperare in 3 una presenza sempre più significativa e sostanziale. Attraverso i buoni esempi e un “protagonismo” differente. Cose che non sono passate inosservate.

Ma andiamo ai numeri che riguardano l’imprenditoria femminile del nostro Paese che sta pagando il conto più salato della crisi innescata dal Covid_19. I dati ci prefigurano un contesto drammatico ed obbligano – non più suggeriscono - a porre come centrale nell'agenda politica il tema dell'occupazione femminile. Tanto più quando i dati dicono che alla presenza femminile nell’impresa si associa a maggiore attenzione a profili di welfare, di etica, più rispetto dell’ambiente. Maggiori performance. Tutti aspetti che sono alla base dei modelli economici proposti dal Gruppo e che puntano sui concetti di equità e di sostenibilità. Gli stessi principi che oggi ritroviamo come cardine fondamentale su cui si poggia il NextGenerationUE e su cui saremo valutati dall’Europa credibili o no.
Per anni abbiamo sostenuto che le Donne sono il capitale inespresso del Paese. Se il tema dell'imprenditoria femminile è stato sinora relegato a “questione di disparità sociale”, oggi più che mai deve diventare “questione economica”. Non a caso il PNRR pone la direttiva della coesione sociale come strategia per la ripresa. Non è solo una questione di equità. Le donne sono un potenziale inespresso su cui puntare. Siamo state pioniere, possiamo dirlo, di principi considerati oggi come linee guida del PNRR. Questo parla di resilienza. Un sostantivo femminile, certamente una soft skll che le donne allenano tutta la vita. Se ne vede il riflesso nelle tante imprese a guida femminile che stanno “riorganizzando” le loro attività, con una determinazione, un coraggio ed una intraprendenza che va premiata perché rappresenta il loro amore per questo Paese. Sono tante le donne imprenditrici che nella crisi hanno reagito, riorganizzando il futuro delle loro imprese, dei loro dipendenti e delle loro famiglie. Non hanno mollato. Hanno sfidato le difficoltà. Hanno scoperto aspetti inesplorati. Hanno colto con anticipo i trend del periodo. Sono state e sono attente al dettaglio, al prodotto di nicchia. Sono naturalmente protese verso tutto quanto fa capo al settore dei servizi. Hanno trovato dentro di sé la forza che nasce proprio dal senso di “protezione” del loro progetto di vita che coincide con quello di azienda.
 
Vorrei ricordare 3 obiettivi emblematici. Formazione: ci siamo impegnate molto in questa attività. Portando i progetti sui territori, nel segno dell’innovazione e del cambiamento. Anche in questo anno e mezzo di crisi pandemica. Abbiamo voluto fornire la cassetta degli attrezzi. Perché attraversiamo una crisi che stravolge il modo di fare impresa. Al primo obiettivo lego il secondo: ossia Lungimiranza di visione con le attività del Terziario Donna LAB e la creazione del nostro Manifesto Ogni anno il Terziario Donna LAB per affinare conoscenze, elaborare progetti, cogliere nuove tendenze del mercato.
 
I nostri Terziario Donna LAB sono stati uno straordinario momento formativo. Abbiamo elaborato soluzioni innovative. Abbiamo, diciamolo, anticipato il futuro. Lo dicono i titoli con cui ci siamo misurate. Lo confermano le scelte consolidate nel PNRR. Che adesso dovrà opportunamente da teoria tradursi in realtà, ma siamo convinte che quei concetti possano essere il presupposto di ripresa e sviluppo e della nostra economia.
 
Ultimo nostro TDLab quello dedicato all’Economia generativa, il TDLAB 2021. E’ il contenitore dentro cui ci stanno i principali temi sviluppati nel corso dei nostri lavori. A cominciare dall’ Economia del Bene Essere parola simbolo con cui Terziario Donna dà valore a nuove forme di economia. Abilità imprenditoriale unita a sostenibilità e cura per l’ambiente. L’Economia del nuovo Umanesimo, per uno sviluppo sostenibile anche dal punto di vista sociale ed etico. In grado di mettere al centro la persona. È l’economia dello slow shopping, del negozio sotto casa, che fa di un luogo una città e di una città una comunità. Dove le persone si incontrano, si connettono, creano relazioni. L’economia che si nutre di fiducia, di cultura, di saperi, di valori. Che non verrà meno, nonostante nuove attitudini, perché le persone avranno sempre desiderio di provare emozioni, di entrare in relazione con gli altri, di vivere esperienze. Abbiamo detto e ripetiamo: gli strumenti digitali a disposizione serviranno ad aggiungere servizi ma non sostituiranno il commercio fisico, soprattutto di alcuni settori.
 
L’economia della Bellezza l’espressione più suggestiva ma anche più autentica dell’economia del nostro Paese per tutto il mondo il Bel Paese, ossia sinonimo di bellezza, ossia cultura, arte, monumenti, paesaggio, qualità di vita, cucina, “buon gusto” e design di alto livello. L’economia della Cultura e dei Saperi, che si basa sulla forza dirompente di una nazione come l’Italia il primo Paese al mondo per la sua influenza culturale. E’ la cultura che produce valore mediante significati. Vogliamo vendere significati e non prodotti. Il racconto, lo storytelling spiega la valenza simbolica ed evocativa che esprimono e raccontano i beni. Il "quanto vale" contrapposto al "quanto costa. Perché come diceva Kant ci sono cose che hanno un prezzo altre che hanno dignità ( e valore) e non hanno prezzo.
 
L’Economia della Felicità, l’economia che vuole migliorare la vita della gente. Cercare il benessere senza disumanizzare. Senza lasciare nessuno indietro. Senza disuguaglianze o fratture. Per realizzare equità sociale e sostenibilità ambientale, un'impresa migliore in una società migliore. La chiamiamo “generatività”, che aumenta la soddisfazione di vita personale e il bene comune. Perseguendo il Fil, il tasso di felicità interno lordo, prima del Pil perché il PIL non è un parametro sufficiente. Occorre una visione più ampia. Devono valutarsi i valori sociali oltre al valore economico.
 
Ma la sintesi dei nostri valori di vita, familiari e di impresa li abbiamo affermati nel nostro Manifesto che è stata l’operazione generatività per eccellenza. L’economista Becchetti l’ha preso ad esempio in suoi articoli e interventi riconoscendolo come “esempio di prospettiva fondamentale. Un dono che la società civile vuole dare al Paese e alle forze politiche responsabili. Un contributo forte per costruire quella nuova visione di società che permetta all’Italia di ripartire.” 
 
Ricordo due importanti risultati. Terziario Donna finora era, da statuto, in Consiglio confederale. Oggi siamo di diritto e da statuto anche in Giunta, che è l’organo esecutivo. Un cambiamento realizzato non solo a parole, ma scolpito nella “pietra” miliare del nostro statuto! Risultato ottenuto grazie a un impegno costruttivo e operoso. Risultato che sarà declinato con la serietà e l’impegno che ci contraddistinguono e di cui in questi anni crediamo di aver dato buona prova. Declinato con i valori che abbiamo messo al centro. E che ci rendono portatrici di cambiamento ma anche depositarie di fiducia. Ma non solo di diritto abbiamo rafforzato la nostra presenza. È bene ricordare che anche i numeri delle presenze in consiglio, in giunta e delle vice presidenti sono cresciuti. 
 
Infine un importante risultato: avere ottenuto, anche con il nostro forte contributo, che nella Legge di Bilancio 2021 ci sia la dotazione di 40 mln di euro per 2021 e 2022 per il Fondo per l‘Imprenditoria Femminile. Avrei voluto arrivare a questa Assemblea con il decreto attuativo per lo sblocco delle risorse che vi anticipo prevedono incentivi a fondo perduto sia per le imprese femminili esistenti che è più che mai urgente sostenere, che per la nascita di nuova impresa. Questo Fondo appena operativo potrà essere una leva importante per l’imprenditoria femminile e per il ruolo del Terziario Donna sul territorio insieme alle Associazioni come accadde per la legge 215/90.
 
Dedico questa mia ultima assemblea da Presidente nazionale Terziario Donna alle donne ma anche agli uomini che hanno il peso di rimettere in piedi il nostro Paese. A tutte le imprenditrici che quotidianamente fanno l’ordinario in modo straordinario. C'è una “straordinarietà” nell'essere ordinarie. Quelle che, come direbbe Santa Caterina da Siena, fanno l’ordinario in modo straordinario. “Ordinario” e “Straordinario”, due parole che sembrano non avere niente in comune. Due mondi diversi in fondo. Uno comune, uno fuori dal comune. Eppure noi siamo così. Perché in noi c’è uno Straordinario Ordinario e un Ordinario Straordinario. C’è una vita qualunque, ordinaria, vissuta a casa, dietro ai nostri figli, ad aprire ogni giorno i nostri negozi, le nostre aziende, i nostri bar e ristoranti, i nostri studi professionali, i nostri alberghi, attività da portare avanti con mille affanni, vita vissuta a rendere con le nostre attività anche la città più bella e il futuro migliore. L’ordinario che si può affrontare in maniera eroica, straordinaria, mettendo dentro tutto quello che si ha, tutto l’Amore che c’è, senza risparmi. La capacità di rimanere nell’Ordinario a volte ha proprio dello Straordinario, perché è la vita nella sua semplice unicità a richiedere compiti di eroismo quotidiano. Facendo anche “ordinariamente” il proprio dovere. Non è quello che fai ad essere semplicemente ordinario o straordinario, ma come lo fai a renderlo tale.
 
E a questo punto consentitemi un pensiero speciale a tutti coloro, ordinari e straordinari, che mi hanno supportato in questi anni con le loro attività. Un grazie di cuore ai collaboratori di Confcommercio ma anche ai professionisti esterni. Ringrazio tutti, chi c’è adesso e anche chi c’era prima. E poi chi mi ha supportata nella segreteria prima e adesso. Un pensiero speciale alla nostra preziosa Enrica Cimaglia, mi mancherà oltre che la sua bravura anche il suo saper fare tutto con il sorriso. La sua efficienza delicata e gentile. Credo che oltre la preparazione il segreto della sua efficienza sia di mettere amore in ciò che fa, e si vede!
 
Un grazie riconoscente al Presidente Sangalli, a colui che anche senza saperlo ha esercitato un’attività di mentoring costante. Più di tante parole e ringraziamenti formali parlano le immagini. Queste sono le nostre foto che ci ritraggono insieme in questi anni. Le foto durante il mandato con accanto il Presidente a esprimere vicinanza, sostegno, lealtà. L’affetto e l’amicizia sono doni preziosi, patrimonio umano inestimabile di questa esperienza straordinaria.
 
E prima di salutarci una riflessione che riprendo dalle parole di Paulo Coelho che forse spiega ancora meglio perché questo non è per me un saluto mesto ma gioioso. “Nel corso della propria esistenza ogni essere umano può adottare due atteggiamenti: Costruire o Piantare. I costruttori possono dilungarsi per anni nei loro compiti, ma arriva un giorno in cui terminano la propria opera. A quel punto si fermano, e il loro spazio risulta limitato dalle pareti che hanno eretto. Quando la costruzione è finita la vita perde di significato. Poi ci sono quelli che piantano: talvolta soffrono per le tempeste e le stagioni, e raramente riposano. Ma al contrario di un edificio, il giardino non smette mai di svilupparsi. Esso richiede l’attenzione continua del giardiniere ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere una grande avventura.
I giardinieri sapranno sempre riconoscersi l’un l’altro.” (Tratto da “Brida” di Paulo Coelho)
 
Un abbraccio fortissimo alle amiche del Consiglio nazionale. Con loro ho condiviso non solo un’importante fase nella storia dell’associazione. Ma un percorso di vita. Ci hanno unito visioni, valori, etica e impegno civile. Grazie di cuore per esserci state e per avermi accompagnato in questo meraviglioso itinerario. Grazie di cuore per la vostra gratitudine alle volte manifestata anche con un messaggio che scaldava il cuore e mi ripagava dell’impegno. Grazie di cuore a chi è stata protagonista di supporto anche silenziosa e dietro le quinte ma efficace. Ho ricordi sindacali salienti ma anche ricordi di complicità costruttiva. Grazie a voi ho sperimentato non solo la differenza tra un gruppo e una squadra, ma l’Isola felice anzi l’arcipelago felice, fatto di intelligenze e di sensibilità, di persone connesse dai propri valori, arcipelago fatto di amicizia solida, leale, come lo è quella tra le persone che condividono gli stessi valori familiari, aziendali, soprattutto umani.
 
Per questo noi andiamo oltre il saper fare squadra. La parola chiave della nostra forza è sorellanza, che significa unione forte di intenti comuni, di intesa, di solidarietà, la capacità di darsi sostegno per portare avanti il cambiamento.
 
Grazie di cuore a tutte e a ciascuna di voi, sono stata fortunata a ritrovarmi queste belle persone… forse il cognome che porto mi ha aiutata…lassù qualcuno mi ama… Avanti donne, il Paese ha bisogno della nostra testa, delle nostre braccia, delle nostre gambe, ma soprattutto del nostro cuore! Adesso il vostro applauso più sentito non fatelo a me, facciamolo a noi!
 
Ognuna di noi è un pezzo di storia di questo straordinario gruppo, del protagonismo diffuso perché vedete Goethe diceva “l’occhio vede ciò che la mente conosce”. Ad una ad una chiamerò qua accanto a me le mie Vice Presidenti e tutte le mie Consigliere perché questo applauso possiate tributarlo a ciascuna di loro e così a ciascuna di voi per quello che sapete fare nelle vostre aziende e nei vostri territori.
 
Alle mie straordinarie compagne di viaggio, ricercatrici di senso, va la dedica del Manifesto: < A voi che mettete al centro i vostri valori, a voi che sperate in una società più prospera e più giusta, a voi portatrici sane di cambiamento, a voi che desiderate essere protagoniste del vostro futuro>.
 
E ricordatevi che come diceva Steve Jobs “Le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo sono coloro che lo cambiano davvero!!!!” 

 

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Mon, 26 Jul 2021 11:28:17 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/715/assemblea-terziario-donna-confcommercio-2021-il-mio-intervento-integrale- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Essere Terziario Donna è un impegno che dura per sempre https://www.patriziadidio.com/post/711/essere-terziario-donna-e-un-impegno-che-dura-per-sempre

Essere Terziario Donna è un impegno che dura per sempre.
Ho dedicato - e non a caso - la mia nomina nel settembre 2020 a VicePresidente di ConfCommercio Imprese per l’Italia a tutte le imprenditrici del “Terziario donna”, con le quali ho condiviso un percorso di vita ancor prima che di associazionismo, con cui ho diviso visioni, valori, etica e impegno civile. Con cui ho diviso pagine di vita fondamentali.
Perché la donna che oggi sono è segnata profondamente dall’esperienza di avere guidato un gruppo di enorme valore che mi ha insegnato - passo dopo passo - il senso profondo di .
Dopo due mandati, ricchi di riflessioni, confronti e soprattutto di azioni concrete, considero straordinariamente positivo il bilancio di questa esperienza che definisco unica, dentro quella che ho sempre definito .
Terziario donna, in questo decennio in cui ho avuto il privilegio di guidarlo, ha costruito con determinazione una presenza di genere non rivendicativa ma di sostanza, progettuale, significativa, agita nei fatti e nella quotidianità. Ma ha soprattutto dato vita ad una nuova modalità di fare rappresentanza e nuove visioni di impresa che passo dopo passo, Terziario Donna ha sviluppato nei suoi Laboratori, nei TDLab e riassunto nel Manifesto. E di cui ha contaminato, con la forza della persuasione gentile, tutto il sistema Confcommercio. Lo ha fatto, costruendo cambiamento dentro ConfCommercio con quella “gentile determinazione” che contraddistingue la Leadership al Femminile e che è stata la cifra dominante di TerziarioDonna.
Terziario Donna ha affermato una nuova Leadership al Femminile dentro ConfCommercio, cambiando noi donne imprenditrici. Ma ha cambiato anche il sistema Confcommercio, arricchendola come solo può fare investire nella diversità ed affermando una visione che si è arricchita della ‘visione al femminile’.
Il Presidente Sangalli intervenendo al Terziario Donna Lab tenutosi lo scorso 23 giugno ha detto che Terziario donna per la Confcommercio non è una riserva indiana ma è un laboratorio di idee  e uno strumento di sviluppo associativo. ”Il genere non deve essere più un ostacolo ma una risorsa”.   E di questo suo pensiero ne ha fatto azione, con la modifica dello Statuto che legittima Terziario Donna come componente di diritto della Giunta nazionale.
Terziario Donna ha segnato uno stile di leadership ben riconoscibile e che si è piano piano affermato, contagiando delle proprie visioni tutto il sistema.
E cosa altro è, se non questo, il senso della piena rappresentanza della visione al femminile dentro un sistema?
Potremmo quasi dire “missione compiuta” …ma come spesso dico “non siamo più…ma non siamo ancora
La strada è tracciata ma il lavoro da fare è ancora tanto.
Passo il testimone, come è giusto che sia. Perché è proprio in questa ‘staffetta’ il valore unitario della visione del Terziario Donna. Ma resto e resterò sempre  “Terziario Donna” perché è il mio primo impegno civico, sociale ed economico.
La mia piccola “isola felice” come amo chiamarla io, il mio straordinario gruppo è cresciuto e va oltre ogni cosa e rappresenta il nostro tratto umano, il nostro credere nei valori condivisi, il modo di vedere il modo con occhi nuovi, e soprattutto sentirci sempre un ‘noi’.
Il mio percorso in Terziario Donna è tutt’altro che esaurito. Sono - e lo dico con orgoglio - un’imprenditrice del Terziario Donna Confcommercio. Perché riconosco il valore profondo di questa appartenenza.
E colgo l’occasione di questo mio articolo, per esprimere il mio sentito GRAZIE a tutte le amiche imprenditrici con cui abbiamo vissuto insieme tanto impegno e costruito insieme valori e visioni che tanto hanno generato, e tanto continueranno a fare per le nostre imprese, per la nostra economia, per il nostro Paese. A tutte voi Grazie dal profondo del mio cuore, perché quello che oggi sono è la somma di tutto quello che INSIEME SIAMO. E che saremo, ancora.

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Wed, 21 Jul 2021 12:27:54 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/711/essere-terziario-donna-e-un-impegno-che-dura-per-sempre sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Santa Rosalia, simbolo di ripresa e rinascita https://www.patriziadidio.com/post/714/santa-rosalia-simbolo-di-ripresa-e-rinascita

Il 15 luglio come ogni anno, si tributa la devozione di Palermo a Santa Rosalia. Si festeggiano insieme sia il giorno del ritrovamento delle spoglie mortali della Santuzza (il 15 di luglio del 1624) sia il giorno in cui queste furono portate per la prima volta in città (il 9 di giugno del 1625) per affermare il "blocco della peste".

Una festa che quest’anno ha un significato speciale. La peste come il covid. Una pandemia che ci ha colpito tutti da vicino. E di cui ancora sentiamo il rischio.

Ed è proprio di questi ultimi giorni, che si paventa una possibile nuova ondata di chiusure. Non è in alcun modo tollerabile quest’aria di ineluttabile rassegnazione di fronte a tale eventualità. Bisogna invece reagire con forza e intelligenza, e grande senso di responsabilità da parte di tutti, e difendere la libertà di impresa mettendo in campo tutte le misure necessarie - controlli compresi - ad evitare ulteriori nuove limitazioni alle imprese e alle attività commerciali.

Ed allora è proprio alla Santa Patrona della città, che nel 1600 liberò Palermo dalla peste, che chiediamo di ispirare il percorso di ripresa e liberazione da quella che in tutti i sensi è stata la ‘peste’ delle attività produttive.

"Rosalia accogliente e premurosa con le altre creature, Rosalia prossima alla sua città. È un tempo di domande, e le domande ci uniscono e ci riconducono al nostro essere fratelli e sorelle senza risposte precostituite. Siamo fratelli e sorelle anche nell'istinto: oggi più che mai capiamo cosa significa ritrovarsi dentro a un destino comune“.  Con queste parole il Cardinale Lorefice ha presentato il tributo della città a Santa Rosalia, sottolineando proprio il valore di un nuovo umanesimo che nasca dal valore di cura e di prossimità.

Alla Santa Patrona di Palermo, ed al suo simbolo di donna resiliente, Confcommercio Palermo ha dedicato nel 2019 un’importante iniziativa. Un cammino collettivo verso Monte Pellegrino – luogo dove sono conservate le reliquie della Santa - organizzata per riportare attenzione contro il degrado, l’abbandono e il mancato sviluppo economico. Non solo un gesto di devozione nel segno della tradizione, ma un segnale forte di promozione e di richiesta di valorizzazione del territorio.

Con questa iniziativa ci siamo proposti come soggetto attivo per favorire la valorizzazione di Monte Pellegrino e del Santuario di Santa Rosalia insieme a tutti i soggetti che ne hanno titolo e competenza. Perché crediamo che lo sviluppo di Palermo debba venire proprio dalla sue bellezze storiche, architettoniche e paesaggistiche e sia proprio la cultura un importante motore di sviluppo che può trainare vari aspetti produttivi.

L’iniziativa ha puntato l’attenzione sull’Itinerarium Rosaliae, un percorso che collega l’Eremo di Santo Stefano di Quisquina al Santuario di Monte Pellegrino, una “via sacra” di 180 km istituita tre anni fa che vogliamo contribuire a rendere più attraente, confortevole e soprattutto ancora più popolare alla enorme massa di turisti che si muove ogni anno su percorsi del genere e che rappresentano una risorsa importante per lo sviluppo economico di Palermo.

Nel titolo nel progetto “L’acchianata è femmina”, abbiamo fortemente voluto sottolineare tutto il senso della quotidiana fatica vissuta dalle donne imprenditrici per affermare i principi della democrazia paritaria. Ma anche il loro insopprimibile ruolo nel percorso di ripresa.

Per me la figura di Santa Rosalia ha un significato profondo, per la sua storia di impegno e di forza. Per questo nel 2019 ho dato vita ad una capsule collection dedicata proprio alla Santuzza: La Vie En Rosalia.

La capsule della collezione La Vie En Rose, oggi apprezzata ed affermata sul mercato non solo locale, ha una forte connotazione di sicilianità, per valorizzare proprio il mood Sicilia, l’artigianalità e la tradizione siciliana con le stampe esclusive, appositamente create, e l’immagine della nostra terra, la cui tradizione e cultura sono sempre più apprezzate nel mondo e dai turisti.

L’ispirazione di questo nuovo progetto stilistico e aziendale nasce dalle bellezze insite nel nostro territorio: la natura, l’arte, le radici e i simboli, popolari e culturali, la nostra religiosità. Una bellezza non fine a se stessa, ma motore di sviluppo.

Con la scelta del nome, La Vie en Rosalia, l’azienda CIDA di cui sono Amministratrice Delegata, ha così voluto celebrare uno dei massimi simboli di Palermo, la liberatrice dalla ‘peste’, la donna suscitatrice di speranza, di voglia di ripresa, di rinascita, di nuova vita che prevale sulla morte, di liberazione, celebrare così la grande santa, venerata dai palermitani e non solo.

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Wed, 14 Jul 2021 12:49:12 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/714/santa-rosalia-simbolo-di-ripresa-e-rinascita sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Lance sotto le stelle: Off limits No Limits. https://www.patriziadidio.com/post/710/lance-sotto-le-stelle-off-limits-no-limits-

Un ritorno alla vita, in una serata densa di significati e in luogo inedito e suggestivo come la piazza d’Armi di una caserma, la Generale Cascino di Palermo, illuminata per l’occasione con i colori verde, bianco e rosso della bandiera italiana. Così, come Presidente di Confcommercio Palermo, ho voluto celebrare la ripartenza delle attività ed il ritorno alla vita.

Venerdi 25 giugno, in una cornice di eccezionale bellezza, abbiamo infatti promosso insieme al 6^ Reggimento “Lancieri d’Aosta” il Gala “Lance sotto le stelle”, all’interno del quale si è svoltoil primo grande evento di moda “post pandemia” dal simbolico titolo “Off Limits No Limits”, alla presenza delle più alte cariche istituzionali civili e militari della Sicilia.

Un evento di grande valore, che ha visto protagoniste le aziende di Confcommercio Palermo, per festeggiare la ‘ripartenza’, l’auspicato ritorno al lavoro delle tante aziende che hanno sofferto per 18 lunghissimi faticosi mesi e che ora meritano di tornare alla vita e al lavoro.

Il titolo dell’evento non lo abbiamo proposto a caso. “Off Limits No Limits” celebra infatti il significato di una settimana che vede finalmente eliminare il coprifuoco e ridare libertà alle attività di impresa a sottolineare proprio la voglia ed il bisogno di ripartenza e di rinascita.

Nemmeno il giorno è stata una scelta casuale: lo abbiamo fortemente voluto realizzare proprio nella settimana del solstizio d’estate, che è il giorno più lungo dell'anno, in cui la luce vince sulle tenebre, ridando metaforicamente speranza e fiducia dopo il buio di questi mesi.

Speranza e fiducia: sentimenti indispensabili per l’economia e per la ripresa dei consumi. Sentimenti che anche nei mesi più difficili non abbiamo mai smarrito.

Anche la scelta della Caserma quale luogo dell’evento è stata intenzionalmente dettata dal desiderio di rendere un tributo all’Esercito Italiano per l’impegno, l’attenzione e la dedizione che i militari hanno dedicato al nostro territorio, assolvendo con grande responsabilità al compito di sostenere il Paese, anche sotto l'aspetto della logistica e del supporto alla campagna vaccinale, durante questo momento di emergenza sanitaria.

Protagonista della serata la Bellezza, intesa nel senso che promuoviamo da tempo come sistema Confcommercio: una bellezza che significa progresso, etica, sostenibilità, cura, ma soprattutto che significa motore di economia.

La sfilata “Off Limits No Limits” ha visto protagoniste le aziende aderenti a Confcommercio che hanno risposto all’invito e che hanno rappresentato le realtà economiche che operano nei settori più gravati dagli effetti della crisi pandemica, il settore della moda e del design, degli eventi e della ristorazione, che insieme sono fertili promotrrici del “Made in Sicily” espresso con creatività, bellezza, cultura e sostenibilità.

Confcommercio si è ritrovata come sempre unita. Con un senso di squadra che è la cifra del nostro modo di fare rappresentanza. Del nostro modo di essere al servizio delle imprese.

“Lance sotto le stelle” ha voluto lanciare un segnale forte anche alla città: riaprire alla città i luoghi solitamente “off limits”, facendoli diventare luoghi “vivi”, a disposizione della collettività, delle associazioni, a partire dal Centro ippico militare all'interno della caserma, nel quale dal prossimo autunno potrebbero partire i primi corsi di ippoterapia destinati ai bambini con problemi di autismo.

Una serata che ha quindi lanciato un messaggio forte a tutti noi imprenditori ed imprenditrici, orgogliosi di avere dato vita al primo grande evento del 2021 a Palermo, in una serata contaminata dalla nostra emozione per una serata che ha avuto il profumo della libertà, del senso di comunità, di vita ritrovata nel rispetto della doverosa attenzione ai protocolli sanitari. Un battesimo di vita per ritrovare la forza e l’orgoglio di essere impresa.

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Sat, 26 Jun 2021 15:34:22 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/710/lance-sotto-le-stelle-off-limits-no-limits- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Economia generativa: la visione di Terziario Donna Confcommercio https://www.patriziadidio.com/post/709/economia-generativa-la-visione-di-terziario-donna-confcommercio

Questo TD lab dedicato all’economia generativa rappresenta un utile bilancio di sintesi dei laboratori di idee ed esperienze vissuti in questi anni. Una sintesi, cui si arriva dopo un anno di pandemia, nel quale abbiamo fronteggiato situazioni e contesti che mai avremmo potuto immaginare. Vorremmo aiutare il sistema a ripartire in maniera giusta.

Lo storico greco Esopo ricordava come le tragedie insegnano <τᾰ̀ Παθήματα – μαθήματα>: le sofferenze sono insegnamenti.

Ci domandiamo “Quale economia post covid per il futuro?”. La risposta è attuare una rivoluzione ineludibile, quella della generatività, l’Economia Civile, l’economia che sia insieme valore economico, lavoro, sostenibilità ambientale, sostenibilità sanitaria, ricchezza di idee e senso del vivere. Sostenibilità ambientale e sociale. Sono convinta che per molti, tra gli imprenditori e le imprenditrici che noi rappresentiamo, sia più facile attuare questo cambiamento. Anche solo avere consapevolezza di ciò che già si è fatto e si fa.

Parlo delle imprenditrici e imprenditori che sono persone “ricercatrici di senso prima che massimizzatrici di utilità” come dice Leonardo Becchetti.

Credo che combinando creatività e capacità di migliorare la vita propria altrui, (è in questo incrocio appunto la generatività) le persone sentono più forte, più ricco il senso della vita. E che le aziende trovino in questo una condizione migliore di benessere.

Per anni abbiamo sostenuto che le donne sono il capitale inespresso del Paese. Motore di ripresa dopo anni di crisi. Oggi è unanime il riconoscimento che le donne sono la leva fondamentale per il rilancio .

Attivare il “potenziale inespresso” è stato il tema guida del lavoro del gruppo Terziario Donna. A maggior ragione, adesso, quando occorre ricostruire la nostra economia, il mancato contributo delle donne alla crescita dell'economia sarebbe una perdita che non possiamo più permetterci.

Se il tema dell'imprenditoria femminile è stato sinora relegato a ‘questione di disparità sociale’, oggi più che mai deve diventare ‘questione economica’.

Non a caso il PNRR pone la direttiva della coesione sociale come strategia per la ripresa. Non solo perché le donne sono un potenziale inespresso su cui puntare. Ma anche perché le donne sono portatrici di principi guida che hanno orientato in modo certamente lungimirante le visioni del nostro Gruppo.

Siamo state pioniere, possiamo dirlo, di principi considerati, oggi, come linee guida del PNRR. Il nostro gruppo li propone già da anni e li ha riassunti nel Manifesto. Principi che puntano sui concetti di equità e di sostenibilità.

L’economista Becchetti ha preso ad esempio in suoi articoli e interventi il manifesto del Terziario Donna “Come esempio di obiettivo e cambio di prospettiva fondamentale.” Becchetti dice: “Il manifesto economico e sociale per la società generativa è un dono che la società civile vuole dare al Paese e alle forze politiche responsabili. Un contributo forte per costruire quella nuova visione di società che permetta all’Italia di ripartire.”

Oggi ripercorriamo i principali temi sviluppati nel corso dei nostri lavori e appuntamenti annuali, temi di rilettura delle dinamiche di mercato e di nuove visioni di economia efficace che oggi confluiscono in questo contenitore di economia generativa.

A cominciare dall’ Economia del Bene Essere. Bene Essere è parola simbolo con cui Terziario Donna dà valore a nuove forme di economia, rimodulando modelli imprenditoriali antichi, non più attuali e principalmente non funzionanti. Propone nuove frontiere in cui si realizzi, oltre all'intuizione di mercato e all’abilità imprenditoriale: uno sviluppo inclusivo e rigenerativo, indirizzato sia alla realizzazione economica, sia al miglioramento sociale e ambientale del proprio territorio; la creazione di imprese più urgenti, più ricche di senso, più umanamente opportune; in grado di generare non solo redditi e profitti, ma anche coesione sociale e benefici per i territori, non solo competitività e innovazione ma anche valorizzazione del capitale umano, non solo valore economico ma anche valore sociale.

Insomma un’economia che mette al centro la responsabilità sociale di impresa, valori etici e immateriali che acquistano un significato identitario per il pubblico sempre più attento all’etica dei comportamenti. Così veicolare certi valori identitari di vita e di azienda è una straordinaria azione di immagine da promuovere.

Per esempio in merito all’Europa. La vera chiave di volta del nuovo sistema europeo resta quella di tassare i prodotti venduti fuori dai suoi confini e provenienti da una filiera inquinante, impedendo lo svantaggio competitivo di chi produce in Paesi dove si può inquinare senza pagare.

I soldi che arriveranno con il recovery fund avranno anche questa origine, come ha spiegato la Von der Leyen. La stessa cosa deve essere fatta in futuro per il lavoro, impedendo che arrivi merce che non rispetti lo standard del lavoro degno necessario per produrla. E i consumatori hanno un grande potere in mano: quello di votare con il portafoglio le scelte imprenditoriali. Anche le aziende, però, possono incidere dal basso con le scelte di prodotti che rispettino quanto rappresenta i propri valori.

Nella visione dell’economia generativa rientra anche l’Economia del nuovo Umanesimo, per uno sviluppo dell’economia che sia sostenibile anche dal punto di vista sociale ed etico e che metta al centro la persona.

È l’economia del negozio sotto casa, che fa di un luogo una città e di una città una comunità, l’economia che connette le persone. Vogliamo con i clienti un rapporto che si nutre di buone relazioni, di fiducia, di cultura, di saperi, di valori. Che non verrà meno, nonostante nuove abitudini e attitudini, perché le persone avranno sempre desiderio di provare emozioni, di entrare in relazione con gli altri, di vivere esperienze. Gli strumenti digitali a disposizione serviranno ad aggiungere servizi ma non sostituiranno il commercio fisico, soprattutto di alcuni settori. I quali dovranno però puntare, oggi più che mai, a qualità, a vendere significati e non prodotti, all’esperienza di un acquisto che merita di essere assaporato e descritto, puntando allo slow shopping, all’acquisto di beni e servizi più qualitativo che quantitativo.

A proposito di qualità ci colleghiamo al nostro Paese e all’espressione più autentica della nostra economia. All’Economia della Bellezza che esalta il nostro Bel Paese. Che è sinonimo di bellezza per patrimonio culturale, artistico, monumentale, paesaggistico. E per qualità di vita, di alimentazione, di “buon gusto” e di design di alto livello.

L’Italia è considerata sinonimo di Bellezza. Anzi nella Bellezza l’Italia ha il suo talento, la sua identità. Non solo un elemento estetico. Ha storia, cultura e territorio, ma anche ricerca scientifica e avanguardia tecnologica, qualità dei prodotti e creatività progettuale. Si aggiunge la ricchezza del patrimonio agroalimentare, la capacità di costruire relazioni empatiche, eccellenza fatta di abilità e creatività. Una irripetibile pluralità che determina, nel suo insieme, quello “stile di vita” che il mondo intero ci invidia e tenta di imitare. Questa Italia non può più attendere. Va riconosciuta, guardata con attenzione, raccontata con passione.

Vogliamo un modello di sviluppo che crei valore economico e valori sociali. Questi non possono essere espressi solo nel Pil. Devono essere integrati da altri parametri, a cominciare da quello che chiamiamo FIL (Felicità interna Lorda) che deve diventare il misuratore delle felicità collettiva.

L’Economia della bellezza riconduce direttamente al valore etico delle nostre imprese non solo alla loro funzione economica. Al significato più profondo della bellezza che i greci chiamavano Kalos kai agatos, il bello è buono, il buono è bello, estetica ed etica.

Dobbiamo essere interpreti, a proposito di Italia, di quella che abbiamo chiamato Economia della Cultura e dei Saperi, che è la visione di sviluppo dalla forza dirompente di una nazione come l’Italia che, secondo alcune indagini, è addirittura il primo Paese al mondo per la sua influenza culturale. Il rilievo che la cultura assume nell’economia contemporanea è la sua capacità di produrre valore mediante significati. Per questo motivo puntiamo a una crescita che abbia nella cultura e nella bellezza, nella valorizzazione dei saperi e dei mestieri una dimensione cruciale. Secondo alcune indagini, l'Italia è addirittura il primo Paese al mondo per la sua influenza culturale.

Il Made in Italy è oggi, un brand internazionale che esprime qualità. C’è chi dice che siamo una sorta di super potenza culturale. Ma essere il Paese di Leonardo e Michelangelo non basta. Possiamo, su grandi figure come queste, creare il racconto, lo storytelling. Grazie a questa nostra storia, siamo in grado di creare la moda più bella, vini e cibo più buoni, arredi più eleganti, lo stile di vita più raffinato.

In un’economia simbolica conta sempre meno il valore d’uso dei prodotti (il prodotto per quello che è). Conta sempre di più, invece, la valenza simbolica ed evocativa che esprimono e raccontano i beni e le esperienze.

Il "quanto vale" contrapposto al "quanto costa" riduttivo e fuorviante in una visione della vita che mette al centro i valori.

Noi non vendiamo semplicemente oggetti, definiti dalla loro utilità. Vogliamo vendere, “significati" che generano emozioni. Produciamo cultura ed è questo che rende straordinari prodotti altrimenti ordinari. Per esempio, la moda italiana vende cultura, prima che pezzi di stoffa o di cuoio.

Per questi motivi la comunicazione più efficace dei prodotti Made in Italy, come si fa ad esempio con la moda, si fa attraverso la forza emozionale e comunicativa dei paesaggi, descrivendo il valore simbolico e iconico dei prodotti ancorandoli in modo viscerale alla cultura di cui sono espressione. L’Italia per la sua forza evocativa è il primo Paese al mondo e su questo dobbiamo puntare.

Con questo approccio possiamo sfidare i mercati globali, puntando a qualità e allo slow shopping. L’Italia è debole per competere sui prezzi ma può usare altre armi. Valorizzando attitudini e cultura, migliorando società e ambiente. Costruendo una economia che offre emozioni e abbia come base valori forti. Intendo per slow ciò che riduce l’impatto sull’ambiente, che ripensa la fretta rituale del consumismo. Per spingere gli acquisti, certo, ma che possono e devono essere meno frenetici e di qualità. Lenti, per essere assaporati, raccontati, descritti, perché offrono design, originalità, significati culturali, qualità, esperienze ed emozioni di piacere.

Per troppo tempo abbiamo pensato che la felicità dipendesse dal livello dei consumi. Siamo ora tornati a cercare la felicità in ciò che non ha prezzo. Inoltre consideriamo che le imprese non sono solo un fatto economico, ma una delle espressioni della “rigeneratività” in grado di affermare il nostro punto di vista nel mondo, il nostro sistema di valori, promuovendo la dimensione autenticamente umana e modelli di sviluppo sostenibili basati su qualità, cultura, relazioni, rispetto dell’ambiente, senso di comunità.

Tutto ciò si collega anche ai valori etici e ci conduce a quella che abbiamo chiamato in maniera anche suggestiva: L’Economia della Felicità.

Al di là della suggestione che evoca, c’è pertinenza tra felicità e mercato, come ci ricorda Antonio Genovesi, illuminista napoletano, che rappresenta le relazioni economiche non impersonali né anonime. Diceva: ”È legge dell'universo che non si può far la nostra felicità senza far quella degli altri”. Anche John Stuart Mill diceva: “Sono felici solamente quelli che si pongono obiettivi diversi dalla loro felicità personale: cioè la felicità degli altri, il progresso dell’umanità.(…) Aspirando in tal modo a qualche altra cosa, trovano la felicità lungo la strada.

A maggior ragione dopo il ciclone pandemico dobbiamo volare alto ed avere una visione verso cui vogliamo portare la società. E saperla comunicare scaldando i cuori. A ben guardare dietro questa visione c’è generatività.

Dati ed esperienza ci dicono che le persone sono felici se sono generative, ovvero se posseggono quella capacità della propria vita di essere utile e di avere un impatto positivo sugli altri.

Economia della felicità vuol dire migliorare la vita della gente. Di chi cerca il progresso senza disumanizzare. Senza lasciare nessuno indietro. Senza disuguaglianze o fratture. Per realizzare equità sociale e sostenibilità ambientale, un'impresa migliore in una società migliore.

La chiamano generatività, la capacità di azioni e comportamenti che aumentano la soddisfazione di vita e il bene comune. E di generatività, noi donne siamo attrici primarie. Noi diamo la vita nella vita. E dobbiamo concepire l’economia della felicità come portatrice di “generatività sociale” che crea valore per tutti, valore condiviso, in un approccio non più estrattivo, asfittico e sterile, ma contributivo, che sappia creare utilità e valore per gli altri.

L’economia della felicità vuole essere una nuova visione imprenditoriale. E una nuova prospettiva di mercato con lo sguardo rivolto al cambiamento in atto non solo nel tessuto economico, ma anche nella società.

Vogliamo un modello di crescita che realizzi l’armonia tra lo sviluppo, l’ambiente, il territorio e le persone che ci vivono. . Un’economia rigenerativa che abbia come obiettivo la salvaguardia dell’ambiente, che serva anche a migliorare la vita della gente.

Papa Francesco ha parole nette sul tema: “l’economia deve essere civica, mettere al centro le persone, lungimirante nelle scelte, dotata di buon senso, sostenuta da valori”.

Mettere al centro del sistema le persone, le famiglie e il nostro senso di comunità. La distribuzione e la partecipazione alla ricchezza prodotta, la collocazione dell’azienda in un territorio, la sua responsabilità sociale, il welfare aziendale, la parità di trattamento salariale tra uomo e donna, la riconversione generazionale, la conciliazione tra i tempi di lavoro e i tempi di vita, il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento dell’importanza della persona rispetto alla tecnologia, il giusto salario, l’umanesimo.

Noi da tempo diciamo che dobbiamo coniugare tradizioni e territori, innovazione e ricerca, cultura e design, natura e ambiente, profitto e socialità. Vogliamo un rapporto stretto tra benessere e sviluppo, economia e democrazia, bellezza ed umanesimo, progresso e sostenibilità, responsabilità e socialità, qualità della vita e comunità, etica e felicità. Noi crediamo che questi sentimenti tra loro diversi possano unirsi in una visione globale dove il valore centrale va al di là del PIL. Occorre una visione più ampia: si deve valutare il valore sociale oltre al valore economico. Il valore generativo. Generativo anche di felicità.

Abbiamo scritto nel manifesto e ripetiamo: “Un’impresa senza valori non ha valore”.

E possiamo dire per rimanere in tema: valori generano valore!

Noi li abbiamo e su questo sapremo costruire valore economico per noi, le nostre aziende, la nostra economia e il nostro Paese.

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Fri, 25 Jun 2021 10:33:30 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/709/economia-generativa-la-visione-di-terziario-donna-confcommercio sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)