patriziadidio.com Rss https://www.patriziadidio.com/ VicePresidente nazionale Confcommercio - delegata a legalità e sicurezza it-it Sun, 23 Jan 2022 08:00:00 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 patriziadidio@lavieenrose.it (Patrizia Di Dio) patriziadidio@lavieenrose.it (Patrizia Di Dio) Archivio https://www.patriziadidio.com/vida/foto/sfondo.jpg patriziadidio.com Rss https://www.patriziadidio.com/ Buon lavoro alla neo presidente del Parlamento Europeo. Anche se “non siamo più…ma non siamo ancora”.  https://www.patriziadidio.com/post/737/1/buon-lavoro-alla-neo-presidente-del-parlamento-europeo-anche-se-non-siamo-piu&8230ma-non-siamo-ancora-&160

La maltese Roberta Metsola è la nuova presidente del Parlamento Europeo.  La più giovane presidente dell'Assemblea di Strasburgo e la terza donna nella storia del Parlamento europeo.

Ed è la prima volta che le tre più importanti autorità a guida dell’Europa sono donne (insieme alla Metsola, la Von der Leyen Presidente della Commissione Ue e la Lagarde Presidente della Bamca Europa ).

Nel rallegrarmi e nel ritenere questa elezione un altro successo verso la democrazia paritaria, penso però a tutte le volte che ancora ci ritroviamo a dire <la prima volta che...>. 

Come dico sempre “Non siamo più, ma non siamo ancora”.

E penso alla mia storia personale che poi è la storia di tantissime donne che rappresentano importanti sistemi e che in questi si impegnano per affermare una democrazia che sia davvero paritaria. E cercano di creare le condizioni perché non ci siano più prime volte. 

Sono diventata Presidente di Concommercio Palermo nel 2015 subito dopo che l’associazione territoriale era stata scossa da uno dei fatti più gravi nella sua storia: l’arresto del suo Presidente, colto in flagrante mentre intascava una tangente.  Se non si fosse verificato un fatto così traumatico, probabilmente non avrei raggiunto un ruolo apicale nell’associazione. 

Noi donne veniamo infatti spesso chiamate come la necessaria scelta nei momenti più difficili. Una carta da giocarsi quando nessuno è interessato a gestire un posto divenuto ‘scottante’. Avrei potuto tirarmi indietro, farmi anche io demoralizzare da quanto stava succedendo. 

Ma invece è proprio in quei momenti che viene fuori il senso etico che mettiamo noi Donne quando messa da parte la bufera ci si deve rimboccare le maniche per ricostruire da dentro. Trasformando quello che era nel tempo diventato un centro di potere in un centro di servizio alle imprese, proprio come deve essere nello spirito dell’Associazione. E come oggi è. 

La carica di presidente di associazione non è retribuita, richiede molto tempo e dedizione, è pervasiva e può anche danneggiare nella propria attività imprenditoriale. Toglie tempo ed energie alla propria attività di impresa ed alla propria famiglia, ai propri personali interessi. E per una donna che si fa carico anche di tutto il lavoro di cura familiare (spesso) diventa spesso impossibile. 

Ma  sono in Associazione dal 1996 iniziando il mio impegno e la mia formazione nel gruppo giovani imprenditori ed ho creduto nei valori di questa Associazione sin dai primi passi, ispirandomi anche alla guida del Presidente Sangalli e guardando alle tante ‘rivoluzioni’ che l’Associazione ha fatto in questi anni.  

Nel 2003 divenni presidente del terziario donna di Palermo e dal 2011 Presidente nazionale di Terziario Donna. In questo ruolo ho lavorato ogni giorno per affermare il principio della democrazia paritaria, guidando un numero di valorose donne tutte impegnate sul territorio ad affermare la crescita non solo quantitativa ma anche qualitativa dell’imprenditoria femminile, capace di incidere anche a favore di un cambiamento culturale, con quella pervicacia che appartiene a noi donne. 

Svolgevo il mio ruolo di Presidente nazionale di Terziario Donna non mancando ad ogni occasione di ribadire quei principi etici che ho poi riassunti nel Manifesto di Terziario Donna.

Non potevo tirarmi indietro sulla presidenza dell’associazione di Palermo.

Ora che sono al secondo mandato di questa faticosa ma entusiasmante esperienza e guardo a tutte le tappe che abbiamo raggiunto; a come Confcommercio ha ribaltato la sua immagine sul territorio, affermando principi etici tanto rigorosi quanto inderogabili e visibili ; a come oggi Confcommercio  dialoga con il territorio e con le Istituzioni affermando sempre il metodo della condivisione; a quanto oggi l’associazione sia cresciuta e non solo quantitativamente ma in qualità, in adesione di giovani e donne (oggi il 30% delle imprese aderenti sono guidate da donne o hanno rilevanti presenze femminili), nella creazione di nuove categorie, sino all’apertura nel 2021 di Confintegra che riunisce dentro Confcommercio Palermo la comunità di imprese straniere presenti sul territorio, ma in generale come Confcommercio Palermo sia divenuta un punto di riferimento autorevole per rappresentare il mondo delle imprenditrici e degli imprenditori dei settori che rappresentiamo, il loro impegno, il loro valore, i loro valori.

Allora so che ho fatto bene quel giorno del 2015 a superare i tentennamenti e a presentarmi alla comunità di imprese come candidata ad assumere la guida come loro Presidente.

E adesso che da qualche mese ho assunto la delega alla legalità e sicurezza in Confcommercio nazionale trovo le risposte alle tante domande che mi feci quel giorno. Ma trovo anche la forza e la determinazione per portare avanti la rappresentanza delle imprese sapendo che lo faccio per i valori di vita e di impresa in cui ho sempre creduto ma anche in rappresentanza di tutte le donne imprenditrici che ‘non sono ancora’. Non ci sono ancora nei ruoli apicali a essere trainanti di cambiamento a favore della collettività.

Buon lavoro quindi alla neo Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, che certamente sarà un modello della stessa passione ed impegno che ognuna di noi mette quando sa di rappresentare non solo un sistema ma un impegno verso la democrazia paritaria compiuta

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Sun, 23 Jan 2022 08:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/737/1/buon-lavoro-alla-neo-presidente-del-parlamento-europeo-anche-se-non-siamo-piu&8230ma-non-siamo-ancora-&160 sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Nasce Imprendigreen: l’iniziativa Confcommercio a favore dell’ambiente https://www.patriziadidio.com/post/736/1/nasce-imprendigreen-l-iniziativa-confcommercio-a-favore-dell-ambiente

Nasce Imprendigreen, il nuovo progetto fortemente voluto da Confcommercio per promuovere la transizione in chiave di sviluppo sostenibile delle imprese.

Si parla tanto e da tanto tempo di emergenza ambiente. Ma la transizione in chiave green dell’economia resta ancora sulla carta malgrado sia diventata il cardine centrale anche nel Next Generation EU.

Come Confcommercio abbiamo deciso di passare dalle parole ai fatti, sperimentando noi per primi all’interno delle nostre associazioni e delle imprese associate metodologie virtuose e buone prassi.

Per coniugare una visione etica d’impresa che guardi al sociale con i vantaggi economici per l’impresa, a partire dall’evitare gli sprechi e risparmiare significativamente sui costi aziendali ed energetici.

Imprendigreen vuole allora costituire un importante tassello del più ampio progetto di Confcommercio, grazie al quale la Confederazione intende offrire il suo contributo concreto al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu, che grazie alla collaborazione di tutte le aziende, ma anche dagli studi professionali  e delle stesse associazioni, saranno d’ora in poi concretamente misurabili e costituiranno elemento di marketing positivo delle aziende.

Il progetto lanciato su scala nazionale da Confcommercio prevede infatti il rilascio di un riconoscimento, un bollino “green” appunto, a tutte le realtà imprenditoriali che dimostreranno di adottare comportamenti virtuosi a favore dell’ambiente e del risparmio energetico.

Comportamenti e prassi aziendali che vanno dall’utilizzo di materiali riciclati alla riduzione dei consumi, dalla scelta dei fornitori alla riduzione dei  consumi energetici. Ovvero che mettono in atto processi funzionali all’efficentamento energetico ed alla riduzione del danno ambientale.

Attraverso questo progetto intendiamo agire concretamente perseguendo gli obiettivi prefissati dall’Agenda 2030 fissati dalla Convenzione Onu. Ma altresì sostenere l’economia di prossimità, quella che caratterizza il negozio sotto casa. Perché promuovere il commercio sotto casa significsa incidere acnhe sul danno ambientale prodotto dal trasporto delle merci provenienti spesso da migliaia di chilometri di distanza, tipico degli acquisti online.

La nostra è la sfida del fare e del fare bene.

Le imprese di Confcommercio puntano su un’economia responsabile, a misura d’uomo, che guardi alla salvaguardia dell’ambiente e al contrasto della crisi climatica. Che renda le stesse aziende protagoniste e partecipi del processo di transizione ecologica tanto invocato quanto necessario.

In questo progetto, mi sono spesa personalmente, sin da quando ero responsabile nazionale del settore “Ambiente e sostenibilità” di Confcommercio nazionale. Perché ho sempre ritenuto il tema centrale per lo sviluppo di quella visione di impresa che coniuga economia, sociale e ambiente.

Un progetto di valorizzazione dell’impresa sostenibile che ha mosso i primi passi da Palermo, alcuni anni fa, e che oggi ha assunto la giusta dimensione nazionale grazie alla lungimiranza del presidente Sangalli.

Quell’idea nata a Palermo vede così oggi la nascita del progetto nazionale Imprendigreen che si arricchisce della collaborazione con diversi autorevoli partner, tra cui la Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa che si è confrontata con i più avanzati standard internazionali di riferimento.

Adesso tocca a noi, aziende ed associazioni territoriali in primis, dimostrare che investire nell’ambiente significa investire nel futuro.

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Mon, 17 Jan 2022 07:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/736/1/nasce-imprendigreen-l-iniziativa-confcommercio-a-favore-dell-ambiente sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Sviluppo sostenibile: linea guida per legalità e sicurezza https://www.patriziadidio.com/post/735/1/sviluppo-sostenibile-linea-guida-per-legalita-e-sicurezza

Lo Sviluppo sostenibile è l’elemento guida di un sistema di impresa che fa perno su legalità e sicurezza.  

Un comportamento responsabile e improntato alla sostenibilità si traduce infatti nel rispetto di un sistema di regole condiviso che orienta l'individuo verso comportamenti critici e razionali su molti aspetti del quotidiano delle imprese. Sino a rappresentare, se applicato in tutta la filiera dell’impresa, un valore identitario che diviene parte integrante della brand identity.

Lo sviluppo sostenibile, per essere sostanziale, necessita allora prima di tutto di una forte presa di coscienza che deve orientare tutto il vivere quotidiano verso comportamenti sostenibili nel tempo e fortemente orientati al rispetto delle regole. Cosa che per prima adotto nella mia pratica quotidiana e che è il modello a cui mi ispiro.

La mancanza di regole in un sistema o la difficoltà ad applicarle e farle rispettare è difatti alla base dei comportamenti illeciti, o semplicemente omissivi, che spesso tendono ad attivare meccanismi insani di sviluppo non orientati al bene collettivo ma a tornaconti economici e di potere personali.

E non a caso proprio i crimini ambientali sono una delle aree di maggiore profitto nell'ambito della criminalità organizzata. Il rapporto Ecomafia di  Legambiente ha messo in evidenza proprio come oltre il 20% circa del fatturato mafioso faccia riferimento a delitti commessi nell'ambito ambientale. 

La transizione ecologica - perno su cui fa leva il Piano di Ripresa e Resilienza italiano - deve allora rappresentare un’occasione concreta di sviluppo e un ambito strategico su cui orientare la crescita delle imprese. 

Il Green Deal europeo e il Pnrr italiano hanno all’uopo stanziato consistenti risorse economiche indirizzate proprio ad innovare, in chiave sostenibile, il tessuto imprenditoriale e la società nella sua interezza, così da dare concreta attuazione all’Agenda 2030 e raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile che sono da questa indicati.  

La transizione ecologica a cui punta il PNRR deve allora essere il pretesto per ripensare modelli di sviluppo, consumo e produzione in chiave veramente green, o come ho sempre amato dire re-orientare i comportamenti di imprese e consumatori secondo il modello proposto dall’economia della bellezza e dai principi del nuovo umanesimo. 

Per fare ciò, l’impresa deve ripensarsi ed adottare pratiche innovative che le permettano di comprendere e dare risposta alla complessità del contesto in cui opera. 

Deve inoltre saper tessere una relazione strutturata e costante con i fornitori, con i clienti e con tutto l’ecosistema di relazione, orientando il percorso di crescita lungo una direttrice che coniuga crescita economica, sviluppo sociale e salvaguardia del patrimonio naturale. 

Perché ciò avvenga e consenta la transizione attesa, è necessario adottare nel sistema impresa un codice etico, inclusivo e trasparente, che sviluppi un forte orientamento all’innovazione e migliori la sua capacità di misurare le decisioni di business analizzando tutti gli impatti (economici e non) che esse determinano, nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

L’economia sostenibile mette allora insieme tutte quelle che sono le visioni che come Confcommercio portiamo avanti da tempo, l’economia del bene-essere e un modello etico di sviluppo economico, ma soprattutto realizza quel modello di nuovo umanesimo che è alla base del modello di impresa che vogliamo.

Un’impresa non orientata soltanto al profitto, ma protesa al benessere e al miglioramento della qualità della vita. Un’impresa che sa di essere elemento centrale nella rigenerazione delle città e nel perseguimento delle direttrici di sviluppo contenute nell’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile 2030. 

Un’impresa green è un’impresa che sa di essere protagonista del cambiamento.

Come Confcommercio siamo da tempo impegnati al raggiungimento degli obiettivi declinati dalle Nazioni Unite, avvertendo l’urgenza del tema ma anche la necessità di essere parte attiva nella costruzione di una green economy che generi una società prospera ed inclusiva e un ambiente sano. 

Anche nell’attuazione del mio ruolo quale delegata alla legalità e sicurezza di Confcommercio nazionale intendo agire continuando un impegno avviato da tempo e in parte portato avanti già dal 2015 da delegata all’ambiente della giunta nazionale di Confcommercio ma ancora di più quando ho sperimentato – insieme ad un gruppo di valenti esperti – a costruire linee guida per la ‘trasformazione’ delle imprese in imprese green, creando un sistema di regole che incentivasse l’adozione delle scelte necessarie per compiere davvero quel processo di transizione verso il protocollo di sviluppo sostenibile di Agenda 2030.

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Sat, 8 Jan 2022 15:30:40 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/735/1/sviluppo-sostenibile-linea-guida-per-legalita-e-sicurezza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Al via il Fondo per l’Imprenditoria femminile: un passo avanti verso la democrazia paritaria https://www.patriziadidio.com/post/734/1/al-via-il-fondo-per-l-imprenditoria-femminile-un-passo-avanti-verso-la-democrazia-paritaria

Le categorie più colpite dalla pandemia sono state quelle che già erano lavorativamente più svantaggiate: le donne ed i giovani. Le donne che hanno perso il lavoro in questi due anni sono infatti oltre il doppio dei colleghi uomini. Da un lato perché occupano più spesso posizioni lavorative meno tutelate, e  dall’altro perché appartengono ai settori più colpiti della crisi.

Una situazione che ha solo acuito un gap occupazionale che già era segnato da dati che fotografano il grave divario occupazionale. Al  Sud lavorava anche prima della pandemia solo il 32,2% delle donne tra i 15 e i 64 anni, contro il 59,7% nel Nord.  Un valore persino inferiore alla media nazionale delle donne occupate nel 1977 (33,5%).

Nel 2019, prima della pandemia, era del 17% la percentuale delle donne che lavorava a tempo determinato, mentre quelle in part time erano  un terzo del totale delle occupate, contro l’8,7% fra gli uomini, percentuale che sale al 42% fra le donne senza un diploma.

Se guardiamo ai comparti in cui il part-time è più diffuso, ai primi posti ci sono turismo e ristorazione (47,3%) ed i servizi alle famiglie (58,4%); mentre le professioni in cui si segnalano le maggiori incidenze di part time sono quelle non qualificate e quelle svolte nelle attività commerciali e nei servizi. Tutti segmenti in cui è preponderante l’apporto di lavoro femminile.

Se prima il divario segnava la netta differenza tra l’economia del Nord e l’economia del Sud, con la pandemia questo divario si è allargato. Secondo i dati del Ministero del Lavoro e di Banca d’Italia, è di 120.000 posizioni il divario occupazionale tra uomini e donne, con 76mila donne per le quali la serrata del 2020 ha cancellato il lavoro.

E se il dato lo guardiamo nel raffronto tra donne ed uomini, la situazione diventa ancora più grave. La percentuale di donne che ha perso il lavoro nel 2020 è stata infatti doppia rispetto a quella dei maschi che lo hanno perso. La caduta del tasso di occupazione è stata dell’1,3% fra le donne contro lo  0,7% negativo fra gli uomini. Il gap sul tasso di occupazione tra donne e uomini passa da 17,8 punti del 2019 a i 18,3 punti percentuale in favore di questi ultimi. E la forbice che divide i due generi nella bilancia occupazionale si divarica.

A questo si aggiunga che il divario occupazionale di genere che si era creato durante il primo lockdown non è stato colmato, e nemmeno si è ristretto nei mesi successivi. A causa anche di un permanente  stato di allerta pandemica che ha di fatto paralizzato la ripresa per i settori più colpiti dalle restrizioni e quindi più a rischio.

Le donne risultano infine più penalizzate anche nelle nuove assunzioni. Si registra infatti un calo del 26,1% delle nuove assunzioni che hanno riguardato le donne a fronte della diminuzione del 20,7% dei contratti attivati per gli uomini. E sempre le donne sono la categoria ad aver registrato il minore numero di reingressi nel mercato del lavoro.

Creare nuove imprese è stata per moltissime donne la formula di auto-impiego vincente negli ultimi anni.  Non a caso sino a prima della pandemia era la forma di impresa che registrava il più alto tasso di crescita: 9.800 unità nel 2019, con un ritmo di crescita del 4,5 per cento.

Ma per forza di cose, essendo perlopiù imprese più piccole, meno strutturate e quindi più fragili, sono quelle che hanno  pagato il costo più alto della crisi.

Sono tanti gli ostacoli che devono affrontare le imprenditrici che da sempre rendono più difficile e oneroso fare impresa per le donne a cominciare dal loro ruolo nella famiglia e nella società. 

Occorre agire per supportare la ripresa delle imprese a guida femminile. La chiave di volta per la ripresa sta nel cambiare lo sguardo sulle cose. Se non cominciamo a lavorare e investire concretamente sulla cultura dell’equità, della democrazia paritaria, possiamo parlare senz’altro di welfare, di interventi normativi e di tutto il resto, ma non avremo la vera base sulla quale costruire e investire.

E non avremo allora la capacità come Paese di rimetterci in cammino, se non investendo nel capitale dormiente e penalizzato della nostra economia: le donne e in particolare le donne  imprenditrici. Bisogna intervenire prima di ogni cosa sul sostegno economico delle imprese femminili.

Lungo tutto il mio mandato decennale di Presidente del Terziario Donna di Confcommercio mi sono battuta, insieme al mio consiglio e a  tutta la struttura, perché la rappresentatività di questo capitale fosse adeguatamente valorizzata e fosse riattivata – opportunamente aggiornata – una nuova legge di finanziamento a sostegno dell’imprenditoria femminile, come fu  la legge 215.  Dopo lungo impegno e insistenza abbiamo anche ottenuto l’istituzione presso il Ministero per l’Economia di un tavolo dedicato all’imprenditoria femminile che affrontasse con adeguatezza il tema.

Per questo sono particolarmente lieta di leggere finalmente nella Gazzetta del 14 dicembre scorso il decreto che dà il via al Fondo per l’Imprenditoria femminile.  Una prima dotazione di 40 milioni dalla Legge di Bilancio (a cui è previsto se ne aggiungeranno ulteriori 400 milioni a valere sul PNRR) finalizzata a promuovere e sostenere l'avvio e il rafforzamento dell'imprenditoria femminile, attraverso finanziamenti a fondo perduto, agevolando così   la diffusione dei valori dell'imprenditorialità femminile e così massimizzare il contributo quantitativo e qualitativo delle donne allo sviluppo economico e sociale del Paese. 

Un primo importante passo che sancisce un impegno di 10 anni, ma nello stesso tempo un traguardo raggiunto che traccia la strada su cui continuare ad operare per realizzare quel mancato sviluppo in termini di PIL che si può ottenere con la valorizzazione dell’imprenditoria a guida femminile.

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Mon, 27 Dec 2021 07:30:55 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/734/1/al-via-il-fondo-per-l-imprenditoria-femminile-un-passo-avanti-verso-la-democrazia-paritaria sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Compro sotto casa: investire nella Bellezza https://www.patriziadidio.com/post/733/1/compro-sotto-casa-investire-nella-bellezza

Buono, Bello e Benfatto. Le 3 B che mi piace ripetere spesso. E le ripeto perché sono il mantra del mio modo di fare impresa.

Sono infatti i valori di impresa che porto avanti da sempre, nella mia azienda e nei miei compiti di rappresentanza delle imprese.

Un principio che chi mi conosce sa bene interpreto a 360 gradi, in ogni azione. Perché credo fortemente  che l'impresa ‘di valore’ sia quella che non guarda solo al conto economico  ma alla qualità del prodotto, alla sua sostenibilità in termini economici, ambientali e sociali.

L’impresa di valore è per me quella che mette al centro del suo modello di business le Persone e non solo il profitto. Che non si rivolge ai ‘consumatori’ ma che mette invece al centro del suo modello le donne e gli uomini, con i loro gusti, le loro emozioni, ed i loro sensi.

Un’impresa senza valori non ha valore. E’ difatti la responsabilità sociale di impresa quella che dà valore e sostenibilità al futuro di un’azienda.

E noi imprenditori siamo abituati a ragionare sempre non solo in termini di presente ma soprattutto proiettando nel futuro il nostro impegno. Succede nel mio lavoro di imprenditrice: mentre nei nostri negozi in negozio le clienti scelgono dalla nuova collezione, io sono già immersa con il mio team nelle nuove scelte, nelle nuove idee, nel nuovo design per lanciare la successiva collezione stagionale, avvolta dai colori che faranno tendenza nella stagione successiva e mood che caratterizzeranno un tempo futuro.

E questo bisogno di futuro lo stiamo sperimentando ancora di più in questi drammatici anni di pandemia economica. Mentre non lavoravamo e quindi non  chiudevamo i conti economici a causa dello stop imposto ai negozi, dovevamo, nonostante tutto,   farci coraggio, e con audacia e prudenza nello stesso tempo investire nelle produzioni future e rilanciare - investendo nel futuro - per non perdere in competitività.

Una forza e un coraggio  che hanno messo in luce il valore del “negozio sotto casa”, il negozio che rappresenta il valore della continuità e la fiducia nel futuro.

Anche quest’anno Confcommercio porta avanti la campagna social "#ComproSottoCasa perché mi sento a casa", che mira a valorizzare proprio l'importanza degli acquisti ‘di qualità’ nei negozi di vicinato.  Per sostenere - nel periodo decisivo del Natale - gli acquisti nei negozi di vicinato, aiutando così le attività che tengono vive le città e danno lavoro a molte persone.

I negozi di vicinato esprimono un modello di impresa fondato sulla qualità e sul legame con le Persone. Sulla forza della socialità elemento cardine delle nostre città e delle nostre vite.   Sul nostro essere parte di una comunità e fare comunità.

E questo vuole sottolineare la campagna social di Confcommercio puntando proprio sui concetti di ben-essere bellezza, sicurezza, accoglienza, fiducia.

I valori che sono alla base di una comunità di senso, e che rappresentano il modello di economia della bellezza che da sempre porto avanti. E’ che trae forza dal valore competitivo del negozio di vicinato che propone quello che chiamo slow shopping, un acquisto lento che ha bisogno di essere assaporato, descritto, scelto per il significato che rappresenta,  basato proprio sul sistema delle 3 B: bello, buono e ben fatto.

Acquistare nel negozio sotto casa significa investire nella Bellezza, nel senso più antico del termine, quel <Kalos kai Agatos>, come chiamavano i greci la Bellezza, . Ovvero, la bellezza che crea Comunità: attraverso gli acquisti nei  negozi sotto casa manteniamo infatti ‘accese’ la città e contribuiamo a costruire legami forti tra negozio e quartiere.

Sono proprio le luci dei negozi di vicinato che rendono i luoghi  ‘città’ e sono essi stessi elemento di costruzione e arricchimento della realtà cittadina. Sono ciò che rende le nostre città più belle e più sicure. Sono il nostro modo di riappropriarci del territorio e sono anche un sistema efficace e naturale di controllo della realtà urbana.

Quest’anno quindi, in un anno in cui ci giochiamo una partita difficile tra consumi e fiducia, tra resistenza alla crisi e proiezione nel futuro, la sfida del negozio di vicinato  assume un significato ancora più pregnante.

Perché è proprio il negozio sottocasa l’elemento del terziario di mercato che più di tutti punta sul valore della fiducia come principale elemento di scambio tra venditore e consumatore e sulla forza del legame con il cliente.

E soprattutto, rappresenta l’affermarsi di una economia del nuovo umanesimo che, in un’epoca in cui stiamo subendo tutti i limiti di una pericolosa globalizzazione e perdita di senso, riporta il faro puntato sui valori e rimette al centro - come ci esorta Papa Francesco - le Persone.

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Mon, 20 Dec 2021 07:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/733/1/compro-sotto-casa-investire-nella-bellezza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Dicembre: mese decisivo per le imprese del terziario di mercato https://www.patriziadidio.com/post/732/1/dicembre-mese-decisivo-per-le-imprese-del-terziario-di-mercato

Dicembre si conferma come sempre il mese più importante dell’anno per i consumi e quindi il mese decisivo per tutte le imprese del terziario di mercato.

I dati che provengono dal Report dell’Ufficio Studi Confcommercio prevedono una stima di 110 miliardi di euro di spesa complessiva, 10 in meno rispetto al 2019.

Ma registrano anche un clima di fiducia delle famiglie in calo e la forte ripresa dell’inflazione a cui contribuiscono anche i rincari delle bollette che rischiano di ridurre i consumi e rallentare la crescita nel 2022.

Il rincaro nelle bollette (stimato al netto del sostegno pubblico in 2,3 miliardi di euro) ha una diretta refluenza sui consumi del mese di dicembre dei lavoratori dipendenti perché di fatto ‘impoverisce’ la quota di tredicesima tradizionalmente destinata alle festività. Mentre diventa un fattore di forte rischio per i lavoratori autonomi che a dicembre vedono peraltro accumularsi molte scadenze fiscali e quindi comprimersi la loro capacità di spesa.

Complessivamente la spesa media per famiglia si attesta a dicembre a 1.645 euro, lo 0,5% in più rispetto all’anno scorso, ma ancora sotto il valore del 2019 che era del 7,5%.

Nel 2021 il Natale torna ad essere ‘quasi’ normale dopo il crollo del 2020. Le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio riportano infatti una crescita complessiva del volume dei consumi in questa parte finale dell’anno, pur non raggiungendo ancora i livelli pre-pandemia.

In vista delle festività gli italiani è stato stimato spenderanno 158 a euro a testa per i regali, poco meno dei 164 dello scorso anno, ma ben il 36% in meno rispetto al 2009.

Un 36% negativo per il quale le imprese aspettano in buona parte ancora i ristori compensativi. Ma nonostante ciò per il secondo anno consecutivo hanno tenuto duro e lanciato il cuore oltre l’ostacolo investendo per presentare sul mercato il miglior prodotto.

Resta però pendente sulle spalle degli imprenditori l’incertezza sul futuro. Il dato sul totale dei consumi per le festività è difatti strettamente legato al tema della stabilità e quindi della fiducia nella ripresa che condiziona fortemente la propensione al consumo degli italiani.

A novembre, infatti, il clima di fiducia delle famiglie, pur attestandosi a livelli storicamente elevati, ha mostrato segno negativo per il secondo mese consecutivo. Questa tendenza, se dovesse essere confermata anche a dicembre e nei prossimi mesi, rischia di avere serie ripercussioni anche sulla prima parte iniziale del 2022.

Tale decrescita è infatti correlata all’incertezza legata all’emergenza sanitaria (ed alle correlate misure di contenimento) ma anche al riemergere dell’inflazione, che potrebbe impattare negativamente sul potere d’acquisto delle famiglie.

Al Sud e in Sicilia in particolare l’emergenza Covid ha poi ulteriormente indebolito una realtà economica già fragile con un Pil pro capite di 18000 euro contro i 40000 della Lombardia e con un tasso disoccupazione  più del doppio rispetto alla media nazionale

Questa situazione qui come nel resto del Paese si riverbera principalmente in una contrazione degli acquisti di beni e servizi commercializzabili. Infatti, la ripresa dell’inflazione sta colpendo in prevalenza e almeno per adesso, quei beni e servizi a cui le famiglie non possono rinunciare, i cosiddetti consumi obbligati.

Nell’arco di un anno si è passati da un contesto di deflazione a una variazione dei prezzi al consumo superiore al 3% (3,8% a novembre 2021, secondo l’Ufficio Studi Confcommercio).

Il nuovo scenario non ha sinora intaccato orientamenti e propensioni delle famiglie fino a modificarne i comportamenti, ma il suo protrarsi non potrà non incidere sulle future scelte di consumo.

Serve quindi un deciso intervento del governo nazionale, anche utilizzando il fondo straordinario del Recovery Plan, che vada nella direzione del contenimento dei fattori scatenanti l’inflazione e quindi nella riduzione delle tasse e soprattutto dei costi a carico delle famiglie derivanti dalla - pur necessaria - transizione ecologica.

 

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Thu, 16 Dec 2021 09:00:30 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/732/1/dicembre-mese-decisivo-per-le-imprese-del-terziario-di-mercato sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Democrazia paritaria: il mio impegno come delegata alla Legalità e sicurezza di Confcommercio https://www.patriziadidio.com/post/731/1/democrazia-paritaria-il-mio-impegno-come-delegata-alla-legalita-e-sicurezza-di-confcommercio

La democrazia paritaria si pone oggi non più solo come una sfida di genere, ma come un impegno dell'intera società. Democrazia paritaria significa infatti condivisione del potere pubblico e delle responsabilità private. Ovvero donne e uomini, lavoratrici e lavoratori, imprenditrici ed imprenditori, madri e padri che condividono equamente lo spazio pubblico e quello privato, la carriera e la cura familiare, la partecipazione alle istituzioni e al mercato del lavoro.

La democrazia paritaria rappresenta quindi un cambiamento sostanziale di paradigma che presuppone in quanto tale una rivoluzione nella mentalità, nella cultura, nel modo in cui oggi il potere è distribuito. E nelle forme in cui il lavoro è organizzato.

Non è - e non deve essere - solo un tema di riequilibrio della rappresentanza.

ConfCommercio da anni è impegnata ad affermare il valore delle pari opportunità, portando avanti con determinazione una politica a tutto campo a sostegno di una maggiore presenza delle donne nei luoghi decisionali della politica e dell’economia.

Una democrazia che non realizzi pari opportunità è di fatto una democrazia incompiuta, perché impoverita della visione femminile.

Perché il sistema ha bisogno dello sguardo femminile ai temi cruciali della politica e dell’economia. Ed oggi, dopo una pandemia che ha colpito duramente l’imprenditoria, ed in particolar modo quella del terziario di mercato, serve ricostruire con uno sguardo nuovo, che abbia dentro di sé quella capacità di cura che è tipico di noi donne imprenditrici. Che vogliamo sedere non solo ai tavoli dove si parla di tematiche riguardanti le donne, ma vogliamo stare autorevolmente ai tavoli dove si decide che impronta vogliamo dare alla ripartenza del Paese.

Come Confcommercio ci battiamo da sempre per affermare il valore della Democrazia paritaria, basando il confronto sul merito e sulla virtuosa competizione resa a accessibile a tutti. Percorso che ha portato alla piena rappresentanza in tutti gli organi associativi della componente che rappresenta l’imprenditoria femminile, ma anche a una progressiva affermazione delle donne all’apice delle associazioni territoriali e di categoria.

Ma come ripeto sempre, <non siamo più ma non siamo ancora>. Perché i risultati raggiunti vanno sottolineati anche se la strada da percorrere è ancora tanta.

Nella mia storia di rappresentanza, ed in particolare nei miei dieci anni di Presidenza di Terziario Donna, ma anche nelle mie scelte di vita, ne ho sempre fatto un tema sì di diritti, ma anche di legalità.

Per questo il tema della democrazia paritaria avrà un ruolo centrale anche nel mio percorso come delegata Confcommercio alla legalità e sicurezza.

L'uguaglianza fra uomini e donne è del resto il principio fondante di tutte le democrazie moderne ed uno degli obiettivi principali che gli stati europei si sono impegnati a perseguire con specifiche azioni politiche e misure legislative. L'obiettivo della piena integrazione delle donne nei processi decisionali e nella rappresentanza politica e istituzionale è necessario per l’attuazione del modello democratico, che fonda la sua legittimazione sulla piena e libera partecipazione di tutti i cittadini alla vita pubblica.

La prospettiva della democrazia paritaria concretizza del resto il dettato degli artt. 3 e 51 della Costituzione italiana, che in maniera netta ci indicano come il tema delle pari opportunità è una questione di uguaglianza ma anche di giustizia. Ed è un tema di legittimità delle scelte.

Ma è soprattutto un presidio forte di garanzia di maggiore trasparenza e rispetto della legalità, in quanto le donne – lo dicono le statistiche ufficiali - hanno minore propensione alla corruzione ed al malaffare.

Le norme ci sono, vanno però correttamente applicate. Sono tante ormai le sentenze che, rifacendosi alla norma e alla Costituzione, sono entrate nel merito di una democrazia paritaria che va oltre il tema delle pari opportunità.

Per questo come delegata alla legalità, mi farò quindi carico – con rinnovato impegno - di portare avanti un processo di affermazione delle pari opportunità come strumento di legalità e sicurezza e di crescita del Paese.

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Sun, 12 Dec 2021 16:04:15 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/731/1/democrazia-paritaria-il-mio-impegno-come-delegata-alla-legalita-e-sicurezza-di-confcommercio sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Donna e Sicurezza: un binomio che ancora non riesce a viaggiare a braccetto.  https://www.patriziadidio.com/post/730/1/donna-e-sicurezza-un-binomio-che-ancora-non-riesce-a-viaggiare-a-braccetto&160

La violenza sulle donne ma anche le gravi forme di discriminazione contro le donne nella vita pubblica e in quella privata sono un fenomeno tristemente attuale, ormai da pochi anni considerato, come è giusto che sia. una odiosa violazione dei diritti umani.

Per tale motivo mi piace che finalmente il tema della violenza sulle donne e più in generale della democrazia paritaria siano affrontati qui non solo dalle donne.

Si tratta di un grande risultato, perché è nel metodo un grande cambiamento culturale. Bisogna infatti affrontare il problema alla sua origine. Ovvero: l'immagine che abbiamo dell'uomo e della donna.

E per farlo serve un percorso di educazione. O meglio, di rieducazione.

Per combattere la violenza sulle donne occorrono prevenzione, educazione e cultura: ma bisogna innanzitutto cambiare le teste! Bisogna insegnare agli uomini a rispettare il femminile non solo a parole ma nella sostanza. E questo lo si può ottenere educando gli uomini fin da bambini.

Serve un percorso di rieducazione di tutti, non solo degli uomini violenti, ma della società nel complesso.

Io credo che i femminicidi siano l’effetto non della vulnerabilità femminile, ma della fragilità maschile.

Dietro la violenza sulle donne c’è infatti la  fragilità, che si traduce nell’incapacità di stare nella relazione, di gestire conflitti, solitudini, paure d’abbandono.

In superficie, tocca essere tutti d'accordo sulla parità. Ma sotto, nel profondo, è annidata ancora la vecchia cultura. ‘Io sono un uomo e lei è mia. Non sarà mai di qualcun altro. Piuttosto la ammazzo. Piuttosto mi ammazzo.’ 

Vorrei affermare con forza che la violenza sulle donne e la sua estrema conseguenza il  femminicidio, non è un tema che riguarda solo le donne. È invece un problema degli uomini. Un problema della società tutta.

Occorre una presa di coscienza collettiva con l’impegno di tutti, anche delle associazioni che lo assumano come tema di  riflessione e di azione. Occorre  come detto una rivoluzione culturale ed educativa. Ed uno degli elementi di questa rivoluzione è proprio quella di spostare la questione dalle donne agli uomini.

Ormai da anni, esattamente dal 2014, quando ero presidente del terziario donna e ancora adesso  faccio un appello per  costruire una rete di uomini contro la violenza sulle donne.

Perché  la rivoluzione oggi  la possono fare  gli uomini per gli uomini, affrontando un percorso di liberazione simile a quello che ha portato le donne all’emancipazione. Dobbiamo promuovere una vera e propria emancipazione degli uomini. Noi donne il  nostro percorso lo abbiamo fatto; adesso tocca agli uomini.

La voce delle donne da sola non basta. Accanto alle donne  devono esserci gli uomini. Non devono parlare le donne della violenza sulle donne. Le donne la subiscono.

Chiediamo  agli uomini di esserci, di scendere in campo in prima persona per  una società più giusta,  più sicura, più civile. Abbiamo bisogno di una grande battaglia culturale di lungo periodo.

La violenza di genere non è un raptus, né la manifestazione di una patologia. Stiamo parlando di un fenomeno strutturale, trasversale, che tocca i ricchi e i poveri, i colti e gli analfabeti.

Noi donne sappiamo, pur nel dolore, elaborare l'abbandono ma l'uomo non è dotato di questa capacità. Occorre allora lavorare ad una cultura che modifichi l’assegnazione arcaica dei ruoli nelle coscienze.

Il primo baluardo contro la violenza di genere è dunque l’indipendenza, che non è solo psicologica, ma che  è innanzitutto quella economica. Il  lavoro rafforza le donne e serve due volte: libera dai bisogni (e solo chi è libero da un bisogno può essere libero o libera) e poi contribuisce a rafforzare la propria autostima, la realizzazione di sé e rende più forti.

 La condizione delle donne attesta il grado di civiltà raggiunto da un Paese. La reazione della società contro la violenza sulle donne e i femminicidi deve essere forte a tutti i livelli, dal governo, alla scuola, alle famiglie, alle associazioni. Dobbiamo sentirci tutti obbligati ad agire, gli uomini per primi, non solo le donne.

Da imprenditrice e da persona impegnata nel rappresentare le categorie di imprenditori ed imprenditrici chiedo da tempo di un piano nazionale per l’occupazione femminile e l’auto imprenditorialita‘.

Adesso ci auguriamo di vedere finalmente attivate le misure che sono state messe in campo a sostegno del lavoro delle donne. Grazie a queste misure si potrà  ridisegnare un nuovo modello di produzione e di consumo dove le donne possano essere  il motore del cambiamento e della ripresa. Quindi adesso più che mai indispensabile. Per svolgere non solo una funzione di equità, una funzione sociale ma anche di sviluppo economico.   

Tornando al tema della sicurezza per le donne, non dobbiamo pensare solamente a come rendere le donne più forti e a come  possano difendersi, ma è importante prevenire. La prevenzione richiama alla sicurezza, tema quindi più ampio.

Gli episodi di criminalità e microcriminalità  sono di ordinaria quotidianità  e ci toccano tutti in prima persona. La sicurezza è  un prerequisito per la democrazia e la convivenza civile.

Ho assunto l'incarico di responsabile nazionale legalitá e sicurezza di Confcommercio, consapevole della grande responsabilità, da sempre convinta che non ci può essere sviluppo e imprenditoria sana se non sono garantite legalità e sicurezza.

La garanzia di legalità in un Paese civile è strettamente legato al diritto di libera impresa e per esercitarlo è indispensabile pretendere sicurezza.

Ecco che per le imprenditrici si sovrappongono le richieste di garanzie per la propria attività e per l’essere donna. La sicurezza è una conquista di civiltà per tutti i cittadini e degli imprenditori in particolare. Per  le donne una strada doppiamente in salita.

Non si tratta di garantire “sicurezza” esercitando solo controllo e repressione, ma vanno pensate politiche di sicurezza avanzate, orientate a promuovere le libertà personali fondamentali soprattutto quando palesemente negate. (E proprio da un punto di vista concettuale e speculativo ELIMINARE) , la questione sicurezza delle donne ha poco a che fare con lo spazio pubblico, il problema esiste maggiormente nello spazio privato ed è lì che vanno ricercate e garantite condizioni di maggiore sicurezza.

Ad oggi la violenza sulle donne è un fenomeno di difficile quantificazione, che include una varietà di comportamenti, la cui espressione più grave è il femminicidio, seguito da stupri, molestie, stalking, violenza fisica, verbale e psicologica, la maggior parte dei quali non viene denunciato perché si verifica in ambienti familiari, proprio quelli in cui la donna dovrebbe sentirsi più sicura e dove invece si trova  spesso ad affrontare solitudine, paura  e dolore.

La violenza sulle donne riguardano reati contro la persona e la sua  dignità. In quest’ottica, dunque, compito dei pubblici poteri non è solo quello di intervenire ex post, in chiave essenzialmente repressiva, nei confronti di comportamenti che abbiano intaccato la sfera “naturale” di intangibilità dei diritti individuali; ma anche quello di promuovere l’effettiva garanzia dei diritti della persona nell’ambito del contesto sociale di riferimento, pur attraverso interventi che, ex ante, creino le condizioni per una piena espressione della persona e della sua dignità. L’evoluzione di tale impostazione, tipica dello Stato costituzionale liberal-democratico, è lo Stato di prevenzione, il cui compito non è tanto (o meglio, non è solo) garantire un preteso diritto alla sicurezza personale dei singoli individui, quanto la complessiva sicurezza dei diritti dei cittadini e dei beni giuridici loro sottesi.

Occorre una nuova educazione, un cambiamento sostanziale delle coscienze e dei modelli errati e arcaici. Occorre farlo e farlo insieme uomini e donne, tutta la società .

 

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Sun, 28 Nov 2021 14:36:48 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/730/1/donna-e-sicurezza-un-binomio-che-ancora-non-riesce-a-viaggiare-a-braccetto&160 sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Planet, People, Profit: si impone un nuovo modello di impresa eco-sostenibile che guarda al futuro https://www.patriziadidio.com/post/729/1/planet-people-profit-si-impone-un-nuovo-modello-di-impresa-eco-sostenibile-che-guarda-al-futuro

Un’impresa eco-sostenibile è una realtà organizzata sul modello delle tre P, illustrato per la prima volta nel 1994 da John Elkington.

Che oggi grazie ad una nuova consapevolezza imprenditoriale in Confcommercio sta diventando una realtà, che sempre più coniuga il livello ambientale ed il livello sociale con quello economico.

Planet’, ‘People’ e ‘Profit’, ovvero Pianeta (livello ambientale), Persone (livello sociale) e Profitto (livello economico): queste sono le fondamenta di un’impresa modellata sul paradigma dello sviluppo sostenibile.

La sostenibilità è dunque l’insieme di tutte quelle politiche aziendali che permettono a un impresa di perseguire una combinazione virtuosa delle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile. Grazie alla sostenibilità divengono un unicum con la strategia aziendale, i processi ed i prodotti del business i valori etici che rappresentano il credo aziendale (e dell’imprenditore).

Condurre il proprio business in modo sostenibile significa allora, prima di tutto, gestire in modo efficiente e strategico le risorse a disposizione, che siano naturali, finanziarie, umane o relazionali.

In questo modo si genera valore per l’impresa e si ha la possibilità di contribuire alla crescita, al miglioramento e allo sviluppo socio-economico delle comunità in cui l’azienda opera e degli attori che compongono la sua catena del valore.

L’obiettivo è chiaro: generare valore che vada oltre il bene individuale, e che operi in una prospettiva di lungo periodo.

Perseguire uno sviluppo sostenibile significa infatti creare valore oggi ma pensando anche a creare valore per le generazioni future.

Per fare ciò, l’impresa deve ripensarsi ed adottare pratiche innovative che le permettano di comprendere e dare risposta alla complessità del contesto in cui opera. Deve inoltre saper tessere una relazione strutturata e costante con i propri stakeholder, orientando il percorso di crescita lungo una direttrice che coniuga crescita economica, sviluppo sociale e salvaguardia del patrimonio naturale.

Per riuscirci, è fondamentale che adotti un approccio sistemico, inclusivo e trasparente, che sviluppi un forte orientamento all’innovazione e migliori la sua capacità di misurare le decisioni di business analizzando tutti gli impatti (economici e non) che esse determinano, nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

L’economia sostenibile mette allora insieme quelle che sono le visioni che come Confcommercio portiamo avanti da tempo, l’economia del bene-essere e l’economia della felicità, ma soprattutto realizza quel modello di nuovo umanesimo che è alla base del nostro modello di impresa. Un’impresa non orientata soltanto al profitto, ma protesa al benessere e al miglioramento della qualità della vita. Un’impresa che sa di essere elemento centrale nella rigenerazione delle città e nel perseguimento delle direttrici di sviluppo contenute nell’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile 2030 delle Nazioni Unite.

Un’impresa eco-sostenibile è allora un’impresa che sa di essere protagonista del cambiamento.

Il Rapporto Brutland che per primo lanci l’idea dello sviluppo sostenibile lo indica d’altronde non quale idea ‘statica’ ma proprio quale intenzione di un cambiamento permanente che metta in relazione i bisogni di crescita con le esigenze di trasformazione puntando ad affermare un nuovo umanesimo che metta al centro la tutela dei bisogni di tutti gli individui: «Lo sviluppo sostenibile, lungi dall'essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto un processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l'orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali»

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Mon, 22 Nov 2021 16:05:22 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/729/1/planet-people-profit-si-impone-un-nuovo-modello-di-impresa-eco-sostenibile-che-guarda-al-futuro sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il Negozio Storico, patrimonio economico ed identitario della città https://www.patriziadidio.com/post/728/1/il-negozio-storico-patrimonio-economico-ed-identitario-della-citta

Sono 132 sinora i negozi riconosciuti storici da Confcommercio Palermo, di cui 45 nel 2021 in una cerimonia che si è svolta domenica 7 novembre proprio all’interno di un cinema storico, il più antico di Palermo. 

Con il titolo di “Negozio storico” abbiamo voluto riconoscere valore e merito a quelle attività economiche, imprenditoriali, commerciali e artigianali della città e della provincia, botteghe storiche, locali di tradizione e antichi mestieri di interesse culturale che sono in attività da almeno 50 anni e che rappresentano un importante patrimonio identitario, culturale e commerciale del capoluogo.

negozi storici’ sono veri e propri ‘monumenti vivi’ della vita produttiva della città. Sono l’emblema del patrimonio imprenditoriale e identitario della città, ma sono soprattutto il simbolo più evidente di cosa significhi ‘resilienza’ per le attività economiche. Perché sono attività che in 50 anni hanno superato crisi economiche (non ultima la crisi pandemica) senza mai mollare, ed hanno però saputo innovarsi per fronteggiare le nuove esigenze di mercato, passando il testimone di generazione in generazione. 

Sono un portato straordinario di tradizione ed innovazione, che raccontano la storia della città, ma sono anche portatori, oltre che di capacità di fare impresa, anche di un capitale sociale di relazioni umane e di tradizioni da valorizzare, difendere e tutelare. 

Per questo rappresentano una risorsa fondamentale per il territorio, non soltanto per il loro valore imprenditoriale, ma anche perché sono contenitori di saperi e valori di vita e di impresa, con storie piene di tradizione e di significati che costruiscono, insieme, un portato di straordinaria ricchezza. 

Sono memoria attiva della storia della città, ma anche visione del futuro per quella capacità di tramandare valori d’impresa e saperi professionali in un continuo divenire. Sono forzieri di lungimiranza imprenditoriale, lavoro, fatica e sacrifici, passati in famiglia di mano in mano, ma sono soprattutto il simbolo della passione per il lavoro del ‘bottegaio’, quel lavoro che rappresenta le ‘luci accese’ di una città.

Si tratta di aziende – ‘di un’altra epoca’ - nate almeno 50 anni fa, che hanno attraversato generazioni e  i tempi interpretando il senso di comunità come valore di riferimento. 

Il negozio ‘sotto casa’ è infatti proprio quello che fa di un luogo una città e di una città una comunità. Un’importanza che abbiamo scoperto ancora più evidente dopo avere provato lo sconforto di una città spenta dal lockdown.

Ed allora il riconoscimento arriva proprio per sottolineare che dietro un’insegna che resiste 50 anni, c’è sempre il lavoro appassionato delle Persone, c’è la fiducia conquistata nell’attenzione alle relazioni, c’è lo stare al passo con i tempi e le mutevolezze del mercato. E ci sono i valori di impresa, umani e aziendali, inscindibilmente fusi, spesso senza confini tra la casa ed il negozio. 

I negozi storici ci raccontano di cosa deve essere fatta l'Economia del nuovo Umanesimo,   un economia sostenibile anche dal punto di vista sociale ed etico, che resiste all’aridità della globalizzazione, mettendo  sempre al centro la persona.  

Un'economia ‘sana’ che si nutre di buone relazioni, di fiducia, di cultura, di saperi e di valori. Che dà senso a quella che da sempre ritengo il motore economico del nostro Paese e delle nostre città. Che è l’economia della bellezza,  l'espressione più suggestiva ma anche più autentica del nostro Paese, noto in tutto il mondo per essere il Bel Paese, ovvero sinonimo di bellezza per patrimonio culturale, artistico, monumentale, paesaggistico. Ma anche per qualità di vita, di alimentazione, di ‘buon  gusto’  e di  design di alto livello. Ed è economia della bellezza ciò che c’è dietro le 132 insegne dei negozi storici riconosciuti tali da Confcommercio Palermo.

Quell'Economia della Felicità che dà un senso compiuto alla vita della gente. Che realizza il bene-Essere di una comunità, un benessere  che unisce, senza lasciare nessuno indietro. Ed anzi creando legami che vanno ben oltre l’acquisto.

Questo è quella luce che ho letto nei premiati, che con orgoglio - ed evidente commozione - hanno ritirato il riconoscimento che attesta il tempo trascorso che è già un premio alla loro storia di coraggiosi condottieri di impresa, ma anche ai loro valori di vita.

Pensiamo a tutto questo ogni volta che scegliamo un negozio. Scegliamo la sua storia di valori e il suo modello sostenibile di impresa e di coesione sociale.

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Mon, 8 Nov 2021 11:18:11 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/728/1/il-negozio-storico-patrimonio-economico-ed-identitario-della-citta sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Delegata Confcommercio alla legalità e sicurezza: una nuova pagina nella continuità del mio impegno per la legalità https://www.patriziadidio.com/post/727/1/delegata-confcommercio-alla-legalita-e-sicurezza-una-nuova-pagina-nella-continuita-del-mio-impegno-per-la-legalita

Punto 12 del Manifesto Terziario Donna Confcommercio sul modello di impresa: <Per noi “fare” significa una cosa sola: fare bene. Dove “bene” significa, pur con i nostri limiti, fare ogni giorno il meglio che possiamo, fare bene e farlo da persone perbene.>

Assumo l'incarico di responsabile nazionale legalitá e sicurezza di Confcommercio Imprese per l’Italia, consapevole della grande responsabilità, da sempre convinta che non ci può essere sviluppo e imprenditoria sana se non sono garantite legalità e sicurezza.

La criminalità e l’illegalità di ogni genere sono diseconomia per le aziende sane, tanto più grave in un momento di grande fragilità come è il momento attuale, in cui il comparto del terziario di mercato è stata flagellato dalla pandemia e deve ora affrontare un’impegnativa stagione di ripresa.

Un compito quindi strategico per tutto il sistema che mette insieme ben 700.000 imprese, la dorsale pulsante dell’economia nazionale, nel momento in cui occorreranno garanzie che le risorse del PNRR non vengano distratte dal sostenere la ripresa dell'economia sana.

Il malaffare e la corruzione, ma anche l’indifferenza, l’inefficienza e l’inerzia, la contraffazione e l’abusivismo, sono mine contro l’economia legale e la libera concorrenza e diventano terreno fertile per la criminalità che tenta di infiltrarsi nella nostra economia diventando una delle principali cause del mancato sviluppo.

Fenomeni come racket, usura ma anche la corruzione hanno ancora una pesante incidenza che minaccia, in questo drammatico momento di emergenza, la vita delle imprese, in molti casi piegate dalla mancanza di liquidità e dalla difficoltà ad accedere al credito e purtroppo sempre più a rischio di pressioni della criminalità.

Confcommercio ha sempre portato avanti con forza la cultura della legalità, operando e realizzandola nei fatti, convinti che non può bastare, da sola, la preziosa attività svolta sul territorio dalla magistratura e dalle forze dell’Ordine. Un’attività incisiva e permanente, quella dello Stato, che ha alimentato quel clima di fiducia indispensabile per contribuire a realizzare quell’inversione di tendenza necessaria e non più rimandabile.

E per questo sin dall’inizio del mio mandato quale Presidente di Confcommercio Palermo mi sono sempre prodigata per un dialogo costante e fattivo con le Forze dell’Ordine e con la Prefettura. Alle Forze dell’Ordine, in particolare, ho sempre voluto manifestare - a nome di tutta la categoria - apprezzamento e gratitudine per l’incessante lavoro svolto sul territorio a tutela dei cittadini e delle imprese ed offerto continua collaborazione. 

Confcommercio, che è la più grande organizzazione di rappresentanza sul territorio nazionale, rappresenta uno spaccato fortemente significativo dell’economia. E proprio da qui deve partire il cambiamento culturale.

Nel nostro sistema, fatto di micro, piccole e medie imprese, la legalità siamo abituati a praticarla, anche nelle azioni di buon vivere quotidiano, con i fatti e non solo a parole, e per questo da sempre riteniamo che sia importante che ognuno faccia la propria parte.

Siamo infatti convinti di quanto sia importante il ruolo di Confcommercio per il rafforzamento di un tessuto economico sano e di un concreto cambiamento culturale che parta proprio dagli attori che dall’illegalità subiscono un danno diretto.

E’ scritto chiaramente nel Manifesto del Terziario Donna, che rappresenta la carta di valori personali, di vita e di impresa di noi imprenditori: <Perseguiamo la legalità e i valori della Costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri. Respingiamo l’estorsione e ogni violenza. Rispettare e affermare la legalità è cosa importante in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l’orgoglio di essere degni.>

Sono stati fatti tanti passi avanti, soprattutto dai tempi del barbaro assassinio di Libero Grassi, ma tantissimo c’è ancora da fare, come è evidenziato dall’ultimo report del Centro Studi di Confcommercio sul fenomeno dell’usura, secondo il quale 35.000 piccole aziende del commercio sono a rischio e secondo cui aumenta sensibilmente la percezione del pericolo e dell’insicurezza. E come emerge pure dal Report della DIA di settembre 2021 che lancia l’allarme sulla permeabilità dei fondi PNRR da parte della criminalità organizzata.

La garanzia di legalità in un Paese civile è strettamente legato al diritto di libera impresa e per esercitarlo è indispensabile pretendere non solo sicurezza ma anche standard elevati di efficienza, con tempi rapidi e certi, nei servizi alle imprese da parte della pubblica amministrazione, leggi chiare ed efficaci, una politica del credito più adeguata alle esigenze e una minore pervasività della burocrazia: anche questi sono fattori decisivi per combattere la corruzione e favorire lo sviluppo e le attività imprenditoriali.

Legalità e sviluppo sono un binomio inscindibile, fondamentale in un momento in cui l’economia del Paese si avvia a ripartire dopo anni di crisi ed una emergenza sanitaria, economica e sociale senza precedenti, con la prospettiva di importanti investimenti, a partire dal Pnrr, che dovranno garantire un salto qualitativo e quantitativo delle attività imprenditoriali.

Con queste premesse, che costituiscono già una premessa dei miei immediati impegni di lavoro assumo l’incarico che il Presidente Sangalli mi ha voluto assegnare, guardando forse proprio il mio impegno nel sistema, consapevole dell’importanza ma anche della responsabilità di compiere un percorso che contraddistingue Confcommercio traendo significato pregnante dal punto 12 del Manifesto Terziario Donna.

Per affermare sempre più il nostro modello di impresa “per bene” da imprenditori e imprenditrici, insomma persone che innanzitutto aderiscono ad un sistema di valori irrinunciabili nella vita come in azienda.

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Fri, 5 Nov 2021 18:40:51 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/727/1/delegata-confcommercio-alla-legalita-e-sicurezza-una-nuova-pagina-nella-continuita-del-mio-impegno-per-la-legalita sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Si insedia l’Advisory Board Territoriale di Unicredit per la Sicilia: importante tassello per rafforzare il dialogo banche-impresa. https://www.patriziadidio.com/post/726/1/si-insedia-l-advisory-board-territoriale-di-unicredit-per-la-sicilia-importante-tassello-per-rafforzare-il-dialogo-banche-impresa

Si è insediato il 22 ottobre il nuovo Advisory Board Territoriale di Unicredit per la Sicilia, nel quadro di riorganizzazione dell’istituto bancario internazionale e di modellazione del ruolo propulsivo sul territorio.

L’Advisory Board è un organismo consultivo promosso dal gruppo bancario Unicredit, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza dei singoli territori, dei settori rilevanti e delle tematiche sociali locali di maggiore presa, fornendo un contributo positivo allo sviluppo del business nelle aree di competenza.

Intende quindi rappresentare uno strumento concreto e fattivo di confronto sulle dinamiche nazionali e territoriali, un laboratorio per sperimentare progettualità condivise tra la banca e i rappresentanti dell’economia reale del territorio. 

I componenti dell'Advisory Board Nazionale e quelli degli Advisory Board Territoriali sono stati non a caso scelti fra eminenti esponenti del mondo imprenditoriale, istituzionale, accademico o rappresentanti di specifiche realtà locali italiane nonché che godono di indiscutibile reputazione in ambito economico, a livello nazionale e territoriale; imprenditori; rappresentanti qualificati delle associazioni imprenditoriali e di categoria; esponenti dell'associazionismo e del volontariato.

Con queste premesse, l’Advisory Board territoriale della Sicilia, ridefinito nella sua composizione, lavorerà intercettando le istanze emergenti dal territorio, per contribuire allo sviluppo sostenibile del business e dei territori, ma anche per offrire concreto supporto alla definizione dei piani di sviluppo territoriale della Banca. Ed ancora fungendo da canale di ascolto delle dinamiche di trasformazione locali per individuare punti critici e opportunità.

Per questo ritengo la mia conferma nel Board, nella qualità di Presidente di Confcommercio Palermo ma anche con il portato del mio ruolo come Vice Presidente nazionale di Confcommercio, un fatto che mi responsabilizza significativamente.

E che va nella direzione che auspico da sempre: ascoltare i protagonisti dell’economia reale; coinvolgere gli attori del territorio nella costruzione degli interventi di supporto allo sviluppo del territorio; costruire insieme le proposte per garantire la ripartenza dell’economia. In special modo in questo momento di difficile ripresa post-pandemica.

Gli innesti che raggruppano molteplici competenze, nell’ambito dell’Advisory Board, saranno infatti un valido volano per rendere ancora più saldo il legame tra impresa e banche, ma anche tra impresa e tutti gli altri stakeholder coinvolti nell’advisory, ognuno dei quali è portatore di una differente prospettiva.

Nella visione della Banca, che è pur sempre un’impresa privata, il Comitato consultivo è considerato un importantissimo strumento di confronto sulle dinamiche nazionali e territoriali, un laboratorio nel quale sperimentare progettualità condivise tra la Banca e i rappresentanti dell’economia reale, particolarmente utile in questa fase di costruzione della ripartenza e di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Uno strumento che vorremmo vedere replicato anche nei tavoli istituzionali degli organismi preposti al governo ed alla definizione degli interventi diretti a far ripartire l’economia.

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Sat, 23 Oct 2021 16:41:57 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/726/1/si-insedia-l-advisory-board-territoriale-di-unicredit-per-la-sicilia-importante-tassello-per-rafforzare-il-dialogo-banche-impresa sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il Forum Impresa Cultura Italia traccia la strada per la ripartenza https://www.patriziadidio.com/post/725/1/il-forum-impresa-cultura-italia-traccia-la-strada-per-la-ripartenza

Ripartire con lo sguardo al futuro.

Si è svolto a Parma il primo Forum di Imprese Cultura Italia.  Il Forum rappresenta un segnale chiaro di voglia di ripartenza per tutte le filiere connesse con la produzione e fruizione culturale. Un settore che coinvolge in modo sistemico ed attraversa il terziario di mercato. Perché, e faccio l’esempio della mia azienda, anche per noi la riapertura di cinema e teatri significa uno sguardo nuovo alle collezioni. Significa un cambiamento che dobbiamo saper cogliere.

Ripartiamo e torniamo a consumare cultura. Torniamo a frequentare Cinema e Teatri, che sono luoghi topici di comunità, o per usare i neologismi derivati dalla transizione digitale, luoghi di ‘networking’.

Il settore della cultura è certamente uno dei settori che ha sofferto maggiormente in questa crisi e che ha avuto ripercussioni significative anche sugli altri settori. Ma è anche il settore che oggi ha più bisogno di ripartire con spirito innovativo, di ‘ricostruire’. E ricostruzione non deve significare cancellare il passato e costruire un’altra via; significa invece innovare. Cultura ed innovazione devono necessariamente essere due strade che si intersecano.

Quella dei consumi culturali è una ripresa che ci dicono i dati dell’Ufficio Studi Confcommercio è in rapidissima crescita, pur mantenendosi ancora molto lontano dai livelli del 2019.

Serve quindi un’attenzione specifica che investa nella cultura, come leva strategica per il Paese. Attivando presto e bene le risorse previste dal PNRR che vanno destinate non solo alle infrastrutture culturali ma anche alla promozione culturale.

Bisogna poi promuovere un sistema di incentivi che sostenga il settore in special modo al Sud. L’art Bonus, ad esempio, è uno strumento che attiva risorse private e che dovrebbe essere maggiormente valorizzato.

<L’Italia offre una merce sempre più richiesta: lo stile di vita. Presentiamo allora al mondo un Bel Paese che mostra paesaggio e cultura, saperi, modi di vivere e storia! Ha eccellenze e primati che possono far diventare l’Italia un “brand” di successo, su cui costruire il nostro futuro di benessere>. Il punto 4 del Manifesto Terziario Donna diventa oggi quanto mai attuale e traccia proprio la direttrice su cui questo cambiamento deve tradursi in azione.

L’investimento in cultura non solo va nella direzione della responsabilità sociale di impresa, ma è anche sempre più leva strategica, un investimento centrale per l’azienda.  Perché  mette in moto e comunica la creatività, promuove il brand del Made in Italy, ma anche perché genera valore e qualità per il territorio nel quale le nostre imprese operano.

Confcommercio, attraverso il Presidente Sangalli, ha promosso di valorizzare questo legame con il territorio, con l’istituzione di un “bollino culturale” da erogare alle imprese (in particolar modo quelle a contatto con il pubblico, gli esercizi commerciali e pubblici esercizi) che abbiano certi requisiti di immagine, investano in cultura e che sottoscrivano una carta di valori. Una vera e propria certificazione di rispetto e tutela del patrimonio culturale italiano e della Bellezza Made in Italy.

Ripartiamo quindi in Cultura e Bellezza, innovando e integrando le nuove tecnologie per esaltare la bellezza e la ricchezza del nostro patrimonio culturale. Questo il monito che ci arriva dal primo Forum Impresa Cultura Italia e che vogliamo rilanciare sui nostri territori, continuando su quella direttrice che abbiamo tracciato lanciando l’Economia della Bellezza come modello di impresa che ci rappresenta.

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Wed, 20 Oct 2021 19:01:34 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/725/1/il-forum-impresa-cultura-italia-traccia-la-strada-per-la-ripartenza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
ZONA BIANCA: la ripartenza delle imprese ha bisogno del dialogo costante con chi governa https://www.patriziadidio.com/post/724/1/zona-bianca-la-ripartenza-delle-imprese-ha-bisogno-del-dialogo-costante-con-chi-governa

Zona Bianca. Il bianco è il colore archetipo della nuova vita. Ed è esattamente questa la stagione che stiamo vivendo noi imprenditrici ed imprenditori. Dopo la bufera pandemica, l’impresa prova a costruire la sua ripresa, riorganizzando i propri modelli di business in funzione dei mutamenti che questa crisi epocale richiede.

L’impresa è stata fermata, ma non si è fermata. Quando eravamo chiusi dalle ordinanze, noi imprenditori abbiamo continuato a lavorare.

Nella mia azienda di moda, abbiamo ideato e lanciato nuove collezioni, acquisito nuove importanti partnership, lanciato il nuovo sito online di commercializzazione, ampliato il ventaglio di strumenti per l’internazionalizzazione e la ricerca di nuovi mercati. Ed abbiamo soprattutto tenuto sempre attivo il filo con le nostre clienti, che sono il cuore pulsante della nostra attività.

Certo lo abbiamo dovuto fare con una buona dose di ottimismo e fiducia nelle vene per contrastare ciò che accadeva e che ci penalizzava non poco. Ma è proprio questa la cifra di chi fa impresa: intraprendere, con passione, coraggio e sguardo sul futuro.

Lo abbiamo fatto per le nostre famiglie, quella a casa, e per le nostre famiglie lavorative, i nostri lavoratori. Lo abbiamo fatto per le nostre clienti. Lo abbiamo fatto per noi. Perché per noi essere imprenditori è prima di tutto un valore, un credo che dà significato alle nostre vite.

La nostra ‘formula magica’ credo si possa condensare tutto in una semplice formula: 3R, Ripartire Ripensare e Re-immaginare.

Non è stato facile, e la strada è ancora in salita. Ma ogni ‘pacchetto’ che esce dai nostri negozi, ogni commento positivo alle nostre collezioni è per noi una ricarica di vita. E uno stimolo a non fermarci.

Ma c’è un’altra caratteristica del colore bianco, a cui tengo molto. Sommando in sè tutte le altre tonalità, il bianco esprime infatti la capacità di condivisione e partecipazione. Ed è questa capacità che richiediamo con forza alle Istituzioni. E’ un nostro diritto costituzionale, ma è soprattutto oggi una necessità se davvero vogliamo costruire le fondamenta per la ripresa del Paese. Ascoltare i protagonisti dell’economia reale. Costruire insieme le proposte per garantire la ripartenza dell’economia.

Noi imprenditori la nostra parte la stiamo facendo con grande impegno e responsabilità, altrettanto ci aspettiamo da chi ha responsabilità di governo.

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Fri, 15 Oct 2021 10:44:29 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/724/1/zona-bianca-la-ripartenza-delle-imprese-ha-bisogno-del-dialogo-costante-con-chi-governa sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Bellezza e Terziario di mercato, un binomio inscindibile https://www.patriziadidio.com/post/723/1/bellezza-e-terziario-di-mercato-un-binomio-inscindibile

La bellezza dell’Italia è la nostra cultura, sono le nostre capacità, sono i nostri talenti.

L’Italia è  Bellezza, per cultura e arte, monumenti e natura. Cui si legano alimentazione e gusto, turismo e  moda. Inoltre la bellezza è  amica dell’azione virtuosa, del progresso. Evoca modernità e contrasta la dissoluzione. E’ l’opposto del nichilismo che è ormai malattia diffusa del nostro tempo.

Nessun segmento di mercato è più custode e produttore di bellezza di quanto non lo sia il Terziario di mercato.

Per questo noi imprenditori ed imprenditrici del terziario di mercato abbiamo il ‘dovere’ di innovare le nostre imprese per prepararle ad essere produttrici di bellezza e a saperla vendere bene.

I principi etici delle imprese del sistema Confcommercio sono le fondamenta di quel nuovo Umanesimo che portiamo avanti con determinazione, e che mette la persona al centro di qualsiasi sistema di impresa.

Ed è esattamente questo che fanno i negozi sotto casa: mettono al centro dell’economia di un territorio la sua comunità. Attraverso le nostre imprese contribuiamo a mettere in moto le città.

Lo abbiamo scritto al punto 15 dl Manifesto di Terziario Donna Confcommercio: <I nostri “luoghi” diventano “città” con le attività che mettiamo in moto. E le città devono diventare “comunità di senso”>.

Nella nuova economia, quello che ci distinguerà sempre più non sarà la vendita di prodotti, ma la costruzione di significati.

Le variabili che entrano in campo sono molteplici e anche una loro piccola variazione può incidere significativamente, in positivo o in negativo, sull’esperienza complessiva di vendita. È il caso di un soggiorno in albergo o di una cena al ristorante dove l’accoglienza del cliente impatta moltissimo sulla complessiva soddisfazione. Esistono poi servizi in cui l’intangibilità di quanto offerto e l’asimmetria informativa con il cliente rende più complesso far comprendere la qualità della proposta e giustificarne per esempio il prezzo.

Diventa allora fondamentale la capacità di comunicare tutto ciò che si vende in uno con il prodotto, ovvero quel senso di ‘Bellezza’ che rappresenta e che è quello che poi genera valore e che crea una relazione. Bellezza diventa l’essere percepiti come degni di fiducia e saper dare concretezza a quanto offerto; diventa l’essere credibili.

Economia della Bellezza è allora anche il saper instaurare con i clienti un rapporto che si nutra di buone relazioni, di fiducia, di cultura, di saperi, di valori. Per determinare una identità e uno stile. Il nostro fine è concreto. Perché su questo, ne siamo convinti, si vende di più. E si vende meglio. E si costruisce Bellezza.

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Thu, 7 Oct 2021 11:18:32 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/723/1/bellezza-e-terziario-di-mercato-un-binomio-inscindibile sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Ricostruire: 35^ Assemblea generale di Confcommercio https://www.patriziadidio.com/post/722/1/ricostruire-35-assemblea-generale-di-confcommercio-

Partecipo oggi come ogni anno ma per la prima volta nella qualità di Vicepresidente all’Assemblea Generale di Confcommercio, il luogo più importante di confronto e di presentazione alle forze politiche ed al Governo delle proposte di Confcommercio.

L’appuntamento di quest’anno assume un significato pregno di valore perché segna il confine tra un anno che è stato il più pesante e drammatico per le imprese del terziario di mercato e questo momento che vede entrare nel vivo l'attuazione del PNRR e soprattutto la definizione delle riforme che sono necessarie per il rilancio delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti e delle professioni.

Il terziario di mercato, che rappresenta oltre il 40% del Pil e dell’occupazione, è certamente stato il segmento dell’economia che ha pagato il prezzo più salato dalle restrizioni e dai contingentamenti.

Un prezzo certamente ancora più evidente al sud e nei settori a più alta intensità di donne e giovani.

Non solo per effetto delle chiusure che hanno stravolto le attività, che sono basate essenzialmente sui ‘negozi’, costringendo gli imprenditori a rivedere i loro piani di business. Ma anche per effetto di una netta contrazione dei consumi.

Adesso il focus deve essere sulla ripresa dell’economia e dei consumi, e sul ritorno alla normalità, anche grazie all’introduzione del green pass.

Ed ovviamente sul PNRR, nel quale confidiamo grandi aspettative per sostenere la ripresa delle imprese. Ma perché l’intervento straordinario voluto dall’Europa sia efficace, serve superare alcune grandi criticità che riguardano le garanzie che le risorse vadano ad intercettare i gap del paese, ed in particolare quelli relativi al Sud, alle donne ed ai giovani.

Dalla corretta destinazione dei fondi del Recovery Fund dipendono giustizia e democrazia. Ma dipende anche una ripresa che sia sostenibile e che rafforzi davvero l’Italia nel suo assetto complessivo.

Il Sud chiede garanzie che i fondi vengano spesi bene e presto. Principalmente che si riesca a spenderli. Perché se destinare una quota parte consistente delle risorse del Recovery al Sud è una questione politica ed economica, garantire a monte un sistema di competenze e di efficienza che non siamo mai riusciti ad avere, e che ci ha condannato a non riuscire a spendere nemmeno le precedenti risorse in tempi adeguati o non spenderli affatto, è anche una questione morale.

I criteri adottati dal nostro Paese non sono stati gli stessi che l’UE ha adottato per assegnare il Recovery foud agli stati membri ( in base alla popolazione, reddito pro capite, PIL). Se fossero stati adottati gli stessi parametri che a mio parere sarebbero così stati in linea con i criteri UE e quindi più oggettivi, il Sud avrebbe avuto diritto a circa 150 miliardi quindi al Mezzogiorno sarebbero toccati 68 miliardi in più rispetto agli 82 miliardi assegnati. Per questo molti parlano di uno “scippo”. Secondo me sarebbe stato equo che si destinasse una quota maggiore di quanto oggi previsto, anche per scommettere nel Sud come motore di ripartenza del Paese, oltre che per far uscire il popolo meridionale dal suo stato di abbandono.

La sensazione è invece ancora di un Nord che  schiaccia il Sud.

Auspichiamo invece una politica equa che guarda a risolvere i divari che pesano nell’economia del Paese. Ma anche una politica che guardi oltre le pressioni e sappia cogliere anche l’opportunità dell’equità. Siccome se riparte il Sud riparte il Paese, risolvere una volta per tutte il ritardo del Sud significa fare la cosa più opportuna per tutto il Paese.

Auspichiamo, che siano messe immediatamente in campo tutte quelle misure che servono perché l’accesso ai fondi e il loro utilizzo non sia destinato solo ai soggetti ‘forti’ e meglio attrezzati, lasciando fuori dal circuito proprio i Comuni del Sud.

Perché vi sia ripresa serve che ci sia la più ampia condivisione e partecipazione: serve che ai tavoli delle decisioni siano invitate le rappresentanze delle imprese. Cosa che abbiamo chiesto e per la quale continueremo a batterci.

 

 


 

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Thu, 30 Sep 2021 09:14:29 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/722/1/ricostruire-35-assemblea-generale-di-confcommercio- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Ripartire da Green Economy e digitale https://www.patriziadidio.com/post/721/1/ripartire-da-green-economy-e-digitale-

Siamo indietro. L’Agenda 2030 sullo Sviluppo sostenibile chiede un impegno concreto verso le nuove economie (green economy e blu economy) al fine di avere “un miglioramento del benessere umano e dell’equità sociale, riducendo al contempo in modo significativo i rischi ambientali ed i deficit ecologici”.

E lo stesso monito, a dare priorità alla transizione digitale ed ecologica, ci arriva dall’Europa che mette questi temi al centro del Piano di Ripresa e Resilienza.

Ma nessuna transizione è possibile, se non si formano le competenze necessarie ad affrontarla. Tra le cose che più di tutte servono alla ripresa economica delle aziende, vi è quindi bisogno di formare competenze innovative a sostegno delle nuove economie. Dalla rigenerazione urbana, all’economia circolare, alla nuova agricoltura sostenibile, al green new deal per la mobilità: le aziende che vogliono essere competitive devono spostare il loro core business verso i nuovi paradigmi economici.

E’ per prima l’OCSE a sottolineare l’urgenza di investire in competenze green e digitali, al fine di rispondere alla domanda di nuove o emergenti attività economiche e riscontrare i cambiamenti strutturali dei sistemi economici, resi ancora più urgenti dagli effetti della pandemia.

E noi imprese del Terziario di mercato possiamo e vogliamo essere un traino. Vogliamo affermare un modello che rigeneri la creazione di valori non solo economici ma anche sociali e ambientali.

Siamo infatti convinti da sempre che siano proprio le piccole imprese che possano guidare le rivoluzioni green e digitale costruendo un nuovo modo di fare impresa, che esalta la bellezza dell’Italia e costruisce un futuro davvero sostenibile per le nuove generazioni.

La nostra cultura d’impresa ha da sempre al centro la persona. E guarda al futuro. È il nostro punto fermo. Non concepiamo uno sviluppo di fatturati e profitti che non sia anche equo ed etico.

La pandemia ha fortemente impattato sui sistemi economici. E per costruire una ripresa ‘solida’ necessita di cambiare i modelli di mercato.

Come abbiamo affermato al punto 10 del Manifesto Terziario Donne <L’Economia ha bisogno di nuovi modelli. Che abbiano al centro prosperità, qualità della vita, convivenza tra diversi, emozioni e felicità. Produzione e scambio devono avere il sapore dell’etica. Cerchiamo il benessere. Ma non c’è benessere senza “Bene Essere”>.

Questo sarà il nostro impegno: innovare per costruire un futuro in cui il Bene Essere e l’equità sociale siano i valori distintivi delle nostre imprese. Coniugare produttività e benessere per ridare slancio e opportunità di crescita qualitativa all’economia italiana.

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Wed, 22 Sep 2021 10:47:06 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/721/1/ripartire-da-green-economy-e-digitale- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
PNRR : ultima occasione per la Sicilia https://www.patriziadidio.com/post/720/1/pnrr-ultima-occasione-per-la-sicilia

Un’Italia a due velocità, con un sud che cresce sino a 4 volte meno della media nazionale. Nel 2020, anno segnato dalla depressione pandemica, la ricchezza pro capite al Sud è stata di 18mila euro, contro gli oltre 34mila del Centro-Nord.

E per chi fa impresa, ‘ricchezza’ si traduce in possibilità di consumi. E quindi, per le aziende, di ripresa.

I dati fotografati dall’ufficio Studi di Confcommercio mostrano una situazione allarmante, che la pandemia, che non accenna a dare segni di resa e che ancora tiene le imprese incerte sugli scenari, sta contribuendo a rendere ancora più gravosa.

Da anni sottolineiamo le enormi difficoltà che devono essere superate da chi fa impresa al Sud e in particolare in Sicilia che rappresenta il Sud del Sud per Pil, reddito pro capite e posti di lavoro.

Ma i dati che emergono dal report di Confcommercio su economia e occupazione confermano la condizione di estrema fragilità del tessuto economico siciliano che, lungi dall’essere superata, è addirittura peggiorata.

Abbiamo davanti a noi una sola possibilità per invertire la tendenza: le risorse del PNRR, a patto che le stesse vengano spese per correggere i divari e far ripartire le economie territoriali.

Le forze dell’ordine hanno lanciato inoltre l’allarme sul rischio criminalità organizzata. E certo questa ha sempre avuto il suo peso come zavorra ma non dobbiamo cadere nella retorica, deresponsabilizzandoci. In Sicilia scontiamo anche i danni provocati nel tempo da una cattiva, clientelare e scarsa politica e da una burocrazia non efficace che non hanno saputo guidare i processi di crescita nell’interesse del bene comune.

Negli ultimi 25 anni, la riduzione degli occupati, come conseguenza della perdita di popolazione (soprattutto giovanile emigrati all’estero, -1,6 milioni), e i deficit di lungo corso – in particolare eccesso di burocrazia, illegalità diffusa, carenze infrastrutturali e minore qualità del capitale umano – hanno, di fatto, determinato un continuo e progressivo calo del Pil prodotto dal Sud ampliando ulteriormente i divari con le altre aree del Paese.

L’allontanamento dal Sud di oltre un milione e mezzo di giovani, che nella maggior parte dei casi sono proprio quelli più preparati e performanti, rende ancora più complessa l’operazione rilancio.

Bisogna allora far presto e bene: di tratta infatti di un’opportunità che non ci possiamo permettere di perdere.

E non è certo una questione meridionalista, ma il monito viene da tutta Confcommercio: è profondamente errato pensare che la questione riguardi infatti solo le regioni meridionali. Riguarda invece tutto il Paese, perché solo se si rilancia concretamente il Sud potrà ripartire l’Italia.

Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza che destina ingenti risorse al Mezzogiorno d’Italia (sulla carta 82 miliardi, il 40% delle risorse), anche la Sicilia potrà avere un’occasione unica per ridurre i grandi deficit a cominciare da quello infrastrutturale con il resto del Paese.

Ma è necessario avviare una stagione di programmazione che veda direttamente coinvolta ai tavoli chi conosce cosa serve davvero alle imprese e soprattutto non bisogna più sprecare tempo e risorse. Bisogna investire in fretta tutte le risorse a disposizione e bisogna farlo bene.

Le imprese, che sono la dorsale economica del Paese, hanno bisogno di garanzie di efficienza, tempestività e legalità nella gestione delle risorse. Hanno bisogno di risposte.

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Mon, 13 Sep 2021 13:49:21 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/720/1/pnrr-ultima-occasione-per-la-sicilia sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Grazie Ambra, Martina, Monica ! La vera <impresa> è la vostra ! https://www.patriziadidio.com/post/719/1/grazie-ambra-martina-monica-la-vera-impresa-e-la-vostra-

Non si sono arrese, non si sono piante addosso.

Sono scese in pista ed hanno vinto la sfida più importante: amare se stesse ed amare la vita.

Il loro amore è stato più forte di qualsiasi sconfitta.

Ritrae questo l’ennesima vittoria italiana alle paralimpiadi, la forza di chi in un ostacolo vede un trampolino di partenza.

Ambra Sabatini, Martina Caironi, Monica Contraffatto: un podio femminile tutto italiano, impreziosito dal record mondiale segnato da Ambra Sabatini.

Una vittoria che racconta una storia di bellezza.

Le paraolimpiadi, che hanno segnato il trionfo di ogni tempo della squadra italiana, insegnano a tutti noi che in qualsiasi sfida si è costretti ad affrontare nella vita occorre partire da ciò che si ha e non da ciò che si è perso. Questo è il segreto di tutto.

La gioia di vivere è la vera sfida, la più grande e preziosa da vincere. E se l’hanno vinta loro la possiamo e dobbiamo vincere tutti!

Spesso ci si ‘amputa’ da soli con la demotivazione, si ‘dilania’ la propria vita con malessere e insoddisfazione, ci si distrugge per la perdita di qualcosa o qualcuno, di un lavoro o di certezze.

Spesso in maniera ingrata e autolesionista.

Invece queste ragazze ci insegnano altro.

I paraatleti feriti tragicamente e irreversibilmente nel corpo, o coloro che dalla nascita o per una malattia, hanno dei deficit importanti, sono coloro che non hanno però ‘mutilato’ e dilaniato la loro vita. Al contrario alla loro gioia di vita, bene supremo, si sono aggrappati per vincere e andare oltre. Con entusiasmo. Oltre le disgrazie, gli incidenti, un corpo martoriato, oltre ogni limite.

Per questo sono un esempio per tutti noi e anche per tanto altro sport che ormai edonista, scandalosamente avvitato su sé stesso perché schiavo di interessi economici e sterilmente vanitoso, non ha certo il valore didascalico di queste storie di sport e di persone/atleti straordinarie che ci insegnano che ogni giorno, da qualsiasi prospettiva di perdita, di difficoltà, di paura e angoscia, possiamo celebrare la grandezza della nostra vita!

Un grande monito per tutti noi imprenditori che ci siamo sentiti ‘mutilati’ dal lockdown e che con impegno e fiducia costruiamo ogni giorno la nostra ripartenza.

Grazie ragazze e ragazzi straordinari! Con il vostro entusiasmo, il vostro coraggio e la vostra tenacia ci avete offerto uno straordinario esempio che non potremo mai dimenticare. La vera è la vostra !

Viva la vita! Sempre!

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Tue, 7 Sep 2021 20:06:01 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/719/1/grazie-ambra-martina-monica-la-vera-impresa-e-la-vostra- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Per sostenere la ripresa puntiamo sulle soft skills delle donne https://www.patriziadidio.com/post/718/1/per-sostenere-la-ripresa-puntiamo-sulle-soft-skills-delle-donne-

La globalizzazione, la tecnologia, l’espansione delle reti di scambio e commercio, l’automazione e l’aumento dell’intelligenza artificiale e nello stesso tempo la richiesta di sostenibilità e di lavoro green stanno cambiando il mercato del lavoro a ritmi rapidi che individuano le direttrici di futuro dell’economia. 

Le nuove generazioni si trovano a lottare contro una drammatica discrepanza tra competenze possedute e posti di lavoro disponibili. Ma devono ancora affrontare discriminazioni e pregiudizi sociali che pesano sulle scelte lavorative ma anche sulla valorizzazione del merito. 

La competenza, la creatività, l’intelligenza, la passione delle donne, quello che mi piace chiamare il ‘capitale sommerso’ del nostro Paese, costituiscono un’occasione importante per promuovere sviluppo sostenibile e crescita sociale.

Per sostenere la ripresa, bisogna quanto mai puntare su quelle soft skills che sono una riconosciuta caratteristica delle donne, quelle competenze trasversali fatte di flessibilità, adattabilità, problem solving, capacità di cura, predisposizione all’organizzazione di persone e di processi. Generare valore puntando sull’abilità a creare gruppi di lavoro coesi che funzionano, la capacità di sostenere lo stress o quella di saper svolgere più attività contemporaneamente.

Oltre le soft skills, è altresì necessario che le imprenditrici e gli imprenditori del futuro si attrezzino sul piano delle competenze oggi necessarie. 9 lavori su 10 richiederanno nell’immediato futuro competenze digitali. E purtroppo le donne non sono ancora abbastanza attrezzate per affrontare la sfida.

Serviranno competenze digitali e competenze in materia di sostenibilità, ma anche sempre più expertises preparate a difendere diritti di parità.

E, d’altra parte, la sostenibilità non può prescindere dalla valorizzazione di quel capitale umano la cui esclusione dal mercato del lavoro pesa negativamente sulla crescita del mezzogiorno d’Italia e non solo.

Ma insieme ad istruzione e formazione di nuove competenze per nuovi lavori, sarà anche necessario ripensare ai modelli di business, rivedendo i modelli organizzativi.

Sarà necessario re-orientare l’organizzazione del lavoro in modo che sia funzionale alla produttività delle imprese (che soprattutto nel Sud permane molto bassa), ma anche alle famiglie e soprattutto mettere in in campo misure efficaci di contrasto alla esclusione delle madri dal lavoro.

E soprattutto sarà necessario spostare l’asse dalla ‘garanzia’ al ‘merito’: promuovere le attitudini vincenti, premiare il talento, valorizzare il merito.

La valorizzazione delle donne da parte delle aziende servirà per competere maggiormente grazie alle soft skills delle donne oggi più che mai essenziali. Serve però che si affermi anche il diritto all’astensione lavorativa paritaria per entrambi i genitori, soprattutto attraverso una nuova cultura della condivisione paritetica tra un uomo e una donna degli impegni familiari e genitoriali. E servono misure che tutelino l’imprenditrice e la lavoratrice autonoma da impari condizioni rispetto anche alle garanzie delle lavoratrici dipendenti.

Come espresso al punto 16 del Manifesto del Terziario Donna: <Accettiamo la sfida dei mercati globali. Siamo deboli per combattere con altre armi. Mettendo al centro la persona e le sue emozioni, i suoi gusti, ed i suoi sensi. Valorizzando attitudini, premiando i talenti. Contribuendo con le nostre imprese a migliorare società ed ambiente>.

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Tue, 31 Aug 2021 12:08:05 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/718/1/per-sostenere-la-ripresa-puntiamo-sulle-soft-skills-delle-donne- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Dalle parte delle nostre sorelle afghane https://www.patriziadidio.com/post/717/1/dalle-parte-delle-nostre-sorelle-afghane-

Mentre in Italia lottiamo quotidianamente per attestare il valore della democrazia paritaria, e recuperare il pesante gap che ancora distanzia sul lavoro uomini e donne, ‘a poca distanza da noi’, le donne afghane vivono nel terrore di un nuovo medioevo.

In Afhganistan, i diritti delle donne sono da stati a lungo ostacolati dagli integralisti religiosi e dal potere talebano. Ma dopo la caduta del regime islamico, erano stati - almeno sulla carta - ripristinati i diritti civili base delle donne.

Permaneva comunque sempre una cultura arcaica, che ha sempre osteggiato qualsiasi forma di emancipazione femminile, limitando l’attività lavorativa e sociale delle donne ed impedendo la loro libertà purtroppo evidentemente anche di iniziativa imprenditoriale.

L’Afghanistan è sempre stato un Paese dove la violenza contro le donne dappertutto è molto alta. La mentalità afgana considera infatti purtroppo ancora le donne quasi come oggetti, le quali devono rimanere in casa e svolgere le mansioni domestiche senza ambire ad avere una loro autonomia lavorativa e meno che mai imprenditoriale. A questo si aggiunge un tasso molto basso di alfabetizzazione, di ostacolo alla formazione di strumenti attraverso i quali costruire il loro riscatto.

L'Afghanistan è uno dei paesi peggiori per condizione della donna. In alcune zone rurali, dove i capi tribù decidono tutto della vita delle persone, l'adulterio può essere anche punibile con la lapidazione; mentre in altre le adultere possono essere punite con la reclusione presso le case aiutando e servendo i loro capo tribù. In molte zone, è ancora imposto l'utilizzo del burqa, che copre l'intero corpo femminile dalla testa ai piedi; mentre nelle zone ‘più sviluppate’, come nella capitale Kabul, le donne indossano l'hijab.

Ad oggi, nel 2021, i diritti delle donne devono essere ancora pienamente riconosciuti. E Con il ritorno dei talebani, l'emancipazione femminile delle donne afgane è divenuta ancora più irraggiungibile.

Il quadro era già allarmante, ma adesso le decisioni americane rischiano di far precipitare l’Afghanistan in un tetro medioevo.

Le donne sono infatti tornate nel mirino dei  talebani, i quali hanno iniziato ad imporre numerose restrizioni nei loro confronti. Partendo dal divieto di uscire da casa senza essere accompagnate da parenti maschi. E per molte la separazione dai figli.

Le donne sono considerate come ‘oggetti’ e come tali potenziale parte del bottino di guerra dell’orda talebana. Quelle nubili che vivono fuori dalla famiglia sono a rischio. Quelle poi che si sono distinte per attività sociali o politiche sono le più a rischio.

Per tutte le donne viene tratteggiato un solo destino: stare a casa, sotto la vigilanza di un ’mahrams’, un guardiano maschio - padre, marito, fratello - solo in compagnia del quale potranno uscire, ‘imprigionate’ nel burqa.

Alcuni comandanti talebani hanno ordinato ai mujaheddin di entrare nelle case, verificare la presenza di donne non sposate o vedove fra i 16 ed i 45 anni e quindi di farsele consegnare dalle rispettive famiglie, perché destinate ad essere assegnate e sposate a combattenti islamici.

I talebani si comportano da cacciatori che braccano le donne nubili o vedove trattandole come prede di guerra. Le conseguenze inevitabili per le donne sono lo stupro, la sottomissione, le nozze forzate e una totale assenza di diritti umani oltre a quello del diritto allo studio al lavoro, per di più con l'obbligo di fare figli da destinare alla Jihad.

Questa azione brutale di ricerca casa per casa, con ispezioni molto aggressive e dalle conseguenze orribili, rivela un quadro talmente inquietante da non potere lasciare noi -occidente indifferenti ed inermi. Quelle perquisizioni riguardano anche noi, perché minano alle fondamenta il senso più basilare dei diritti inalienabili umani oltre che di auspicabile democrazia.

Le immagini che ci arrivano via etere sono terribili. Per non parlare della fatwa appena emanata nell'Università di Herat, che mette al bando l'educazione mista "perché radice di ogni male nella società".

Abbiamo il dovere di avanzare qualsiasi iniziativa necessaria  ad interrompere questa disumana regressione. L’Italia in primis perché siamo un punto di riferimento universale per la sua storia di cultura cattolica, di democrazia, di garanzia di diritti umanitari e di valori inalienabile.

Da parte di noi donne imprenditrici, impegnate in prima linea, il dovere di tendere una mano alle nostre sorelle afghane e chiedere l’attivazione immediata non solo di corridoi umanitari, ma anche di  avviare concrete iniziative per  favorire il loro riscatto sociale e culturale, consentendone l’alfabetizzazione e l’avviamento ad attività autonome di impresa.

Noi che sappiamo bene che nessuna libertà è autentica e solida se non attraverso l’indipendenza economica delle donne. 

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Wed, 25 Aug 2021 08:00:10 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/717/1/dalle-parte-delle-nostre-sorelle-afghane- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il valore della rappresentanza https://www.patriziadidio.com/post/712/1/il-valore-della-rappresentanza

"Verba movent exempla trahunt", le parole incitano ma gli esempi trascinano.

In questo anno noi imprenditori ed imprenditrici, che ci siamo assunti con spirito di servizio l’onere della rappresentanza di una categoria drammaticamente colpita dalla crisi, abbiamo dovuto assumere anche la responsabilità di essere per primi noi a rappresentare l’esempio concreto di pensiero positivo.

Proprio per “trascinare” i nostri iscritti a non mollare le loro aziende e a costruire, giorno dopo giorno, le strategie per rimettere in posta le loro imprese.

Abbiamo imparato a mescolare insieme “quotidiano” e “futuro”, due parole che sembrano non avere niente in comune. Due mondi diversi solo in apparenza. C’è infatti una vita quotidiana, vissuta a casa, ad accudire i nostri cari, ad educare alla vita i nostri figli, ad aprire ogni giorno i nostri negozi, le nostre aziende, i nostri bar e ristoranti, i nostri studi professionali, i nostri alberghi, attività da portare  avanti con mille affanni, oggi da dovere più che mai salvaguardare.

Ed una vita che a chi non vive da dentro - con la necessaria passione ed abnegazione - il mondo della rappresentanza, può sembrare ‘eccezionale’ e che ci ha visto batterci su tutti i tavoli per dare voce ai nostri iscritti. Per difendere il nostro diritto a fare impresa. E farlo mettendo da parte i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni, per dare invece voce alla fiducia ed alla determinazione.

Abbiamo imparato a miscelare le parole paura e speranza, nella convinzione che noi per primi dovevamo investire nel potere della fiducia, ma anche nel protagonismo delle scelte.

Volere fortemente un nuovo Umanesimo significa anche dare una dimensione comune a questi due – solo apparentemente – distinti mondi. Perché la capacità di rimanere nel quotidiano è ciò che costruisce futuro, perché è la vita nella sua semplice unicità a richiedere compiti di ordinario (e per questo straordinario) ‘eroismo’. Quelli che compiamo ogni giorno facendo sempre il nostro dovere. E difendendo i nostri diritti. Per noi e per la nostra comunità di imprese. Sempre con amore ed impegno, oltre che con responsabilità ed abnegazione.

Tenendo sempre la porta aperta per accogliere ed ascoltare ognuno dei nostri iscritti, magari finendo per mettere in coda alle nostre priorità proprio la nostra azienda, la nostra famiglia, noi stessi.

In questi mesi abbiamo spesso toccato con mano il pessimismo intorno a noi, nelle case, nelle strade, negli occhi e nelle parole dei giovani. Ecco perché per noi e' stato un dovere mettere da parte le nostre preoccupazioni ed offrire una ‘medicina’ a chi bussava alla nostra porta.

Noi costruiamo economia e combattiamo non solo la povertà materiale, ma anche quella di spirito, quella dei valori. Non possiamo fare prevalere la sfiducia, la paura, se ci giriamo dall'altra parte, o se ci arrendiamo significa che non facciamo il nostro dovere fino in fondo.

Non è quello che fai ad essere semplicemente ordinario o eccezionale, ma come lo fai. Ed allora è proprio nella mescolanza di ordinario ed eccezionale che in questa crisi ci siamo scoperti più forti. Abbiamo dato ancora più valore ad una parola a cui crediamo molto: rappresentanza.

A sostenerci sempre, a darci la carica sono stati i nostri valori: il valore del lavoro, della famiglia (sia quella affettiva sia quella aziendale), il nostro senso della giustizia. Il nostro credere nel futuro. Il nostro impegno per costruire un mondo migliore.

La nostra forza è forse apparsa a qualcuno fuori dal comune. Ma chi crede nel cambiamento, deve saperne essere protagonista. Assumersi la responsabilità di guidare il gruppo fuori dalla crisi.

Ha il dovere di costruire fiducia, essendo credibile ed autenticamente connesso ai valori della confederazione.

Ha il dovere di credere in una società più prospera e più giusta.

Ha il dovere di lavorare senza tentennamenti per costruirla.

<A chi mette al centro i propri valori
A chi spera in una società più prospera e più giusta
Ai portatori sani di cambiamento
A chi desidera essere protagonista del proprio futuro
>

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Mon, 9 Aug 2021 08:30:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/712/1/il-valore-della-rappresentanza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il bene comune della nostra terra: mettiamoci la faccia. https://www.patriziadidio.com/post/716/1/il-bene-comune-della-nostra-terra-mettiamoci-la-faccia

Sin dall’inizio del mio mandato quale Presidente di Confcommercio Palermo mi sono sempre prodigata per un dialogo costante e fattivo con le Forze dell’Ordine e con la Prefettura, che rappresenta il più alto presidio dello Stato sul territorio. Alle Forze dell’Ordine, in particolare, ho sempre voluto manifestare - a nome di tutta la categoria - apprezzamento e gratitudine per l’incessante lavoro svolto sul territorio a tutela dei cittadini e delle imprese.

Non passano infatti mai inosservate alla nostra attenzione le tantissime operazioni delle Forze dell’Ordine che intervengono ad arginare il già duro lavoro degli imprenditori nel nostro territorio, contro reati quali l’estorsione, la ricettazione, i reati contro il patrimonio e tutti quelli che colpiscono l’economia reale.

Alle notizie di operazioni di contrasto ai fenomeni di criminalità sul territorio, in particolare quelli che colpiscono in particolare l’economia e gli imprenditori, manifesto costantemente l’apprezzamento di tutto il sistema Confcommercio.

Certa che il tangibile impegno nel contrasto alla criminalità organizzata portato quotidianamente avanti dalle Istituzioni, ovvero da magistratura e Forze dell’Ordine, contribuisce ad accrescere il senso di fiducia e di coraggio di imprenditori e commercianti e di quanti hanno il dovere di adoperarsi a favore della legalità.

Credo fermamente che chi è all’apice di un’associazione di categoria debba dare il giusto riconoscimento, sostenere, dare evidenza, alzare l’immagine delle categorie rappresentate di cui si è rappresentanti e portavoce.

E’ questa, a mio avviso, l’essenza del pensiero etico e dell’impegno civico che dobbiamo sostenere per realizzare quel cambiamento culturale necessario. Perché ogni forma di illegalità colpisce la libera sana impresa e ne altera il senso.

Credo che chi assolve il delicato ruolo di rappresentanza di economiche e commerciali, debba ‘metterci la faccia’. Subire, o anche solo tollerare, per paura, per convenienza o ancor peggio per assuefazione, non è solo illegale, ma rende ‘complice’ di chi non vuole un’economia sana.

Al contrario, ogni operazione portata ‘a segno’ costituisce per gli imprenditori perbene una straordinaria iniezione di fiducia e conferma il costante impegno dello Stato a difesa della legalità e dell’economia reale. E fornisce un’ulteriore spinta a ulteriori denunce di vessazioni e coercizioni subite.

Dobbiamo assumerci in prima persona la responsabilità del cambiamento.

E’ scritto chiaramente nel Manifesto del Terziario Donna, che rappresenta la carta di valori personali, di vita e di impresa di noi imprenditori: <Perseguiamo la legalità e i valori della Costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri. Respingiamo l’estorsione e ogni violenza. Rispettare e affermare la legalità è cosa importante in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l’orgoglio di essere degni.>

Come diceva Sant’Agostino: Le Parole insegnano, ma gli esempi trascinano!

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Tue, 3 Aug 2021 10:26:27 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/716/1/il-bene-comune-della-nostra-terra-mettiamoci-la-faccia sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Quale è il valore economico della bellezza? https://www.patriziadidio.com/post/713/1/quale-e-il-valore-economico-della-bellezza

Il sistema economico della bellezza, è stato stimato, contribuisce oggi al Pil italiano per il 17,2%, con 341mila imprese che fatturano oltre 682 miliardi di euro. 

Questo dato riflette le tre dimensioni che compongono l’ecosistema della bellezza italiano: il patrimonio storico, artistico e culturale, e quello naturalistico e paesaggistico; i servizi collegati (come trasporti e hospitality) e la produzione dei settori del Made in Italy guidati da logiche estetico-funzionali.

Le 341mila imprese rappresentano 8 settori produttivi – dall’agroalimentare alla moda, dal design all’automotive. A queste vanno aggiunti i luoghi di interesse da visitare: in Italia – rileva lo studio – c’è un museo, monumento o un’area archeologica ogni 50 chilometri quadrati e sono 128 milioni le persone che ogni anno fruiscono del patrimonio italiano. Questo è il patrimonio di bellezza che muove l’economia in Italia.

Porto avanti da tempo la visione di economia della bellezza in cui credo fermamente. E che va perseguita puntando proprio su bellezza e bene-essere che insieme si completano e si rafforzano. L’economia della Bellezza non riguarda infatti solo il lato estetico, ma la forma della comunicazione e gli obiettivi perseguiti nel fare impresa. Lo stesso Papa Francesco ha dato speciale importanza al tema attraverso la via Pulchritudinis (la via della bellezza): “Non basta che il messaggio sia buono e giusto. Deve essere anche bello, perché solo così arriva al cuore delle persone. Ed è esattamente quello che da anni facciamo”.

E non posso che compiacermi dunque che finalmente l’Economia della Bellezza sia diventata centrale nell’agenda del Paese, tanto da diventare uno degli obiettivi del Piano di Ripresa e Resilienza italiano.

Che finalmente si punti su un'economia basata sull'identità del nostro Paese, la storia, la creatività, la qualità, il rispetto dell’ambiente. E che si contrappone all’economia basata sull'idea di dovere aumentare varietà e quantità dei beni abbassando i prezzi "non-importa-come". Perché in quel "non-importa-come" si nascondono tutti gli effetti negativi sui beni per noi più preziosi, che sono la dignità del lavoro, la qualità dell’ambiente, la salute e le relazioni umane.

L’Italia è universalmente riconosciuta sinonimo di Bellezza nel senso di patrimonio culturale, artistico, monumentale, paesaggistico, ma anche di qualità di vita, nell’alimentazione, nel gusto e nella moda.

La ripresa della nostra economia non può non partire da questo immenso patrimonio materiale di Bellezza unito al patrimonio immateriale di Ben-Essere, per un nuovo modello economico.

Per questi motivi dobbiamo investire sulla bellezza delle città preservando le zone di particolare pregio, dal punto di vista dei beni architettonici e culturali, ma dobbiamo anche rispettare le tipologie delle strutture originarie anche per quanto riguarda le attività.

La bellezza italica non è solo uno stile, un insieme di artefatti, ma è anche (e forse soprattutto) una filosofia, molto diversa dalla visione francese di bellezza, centrata sul lusso, sull’esclusione. La nostra bellezza è di tutti, vive del piacere della condivisione, è intrisa di valori morali – kalòs kai agathòs – e soprattutto può rendere bella qualsiasi cosa sia rilevante, anche gli utensili quotidiani (come ha fatto il design made in Italy).

Il Talento dell’Italia è dunque la Bellezza e la Bellezza ha per gli Italiani un valore che va ben oltre il solo senso estetico, giacché è la nostra stessa identità. È storia, cultura e territorio, ma anche ricerca scientifica e avanguardia tecnologica, qualità dei prodotti e creatività progettuale. A ciò si aggiungono la ricchezza del patrimonio agroalimentare, la capacità di costruire relazioni empatiche ed eccellenza fatta di abilità e creatività. Una irripetibile pluralità che determina, nel suo insieme, quello “stile di vita” che il mondo intero ci invidia e tenta di imitare.

Questa Italia non può più attendere. Va riconosciuta, guardata con attenzione, raccontata con passione. Fatta crescere. Perché l’Italia è per il mondo Bellezza ed è su questo patrimonio su cui dobbiamo costruire ricchezza e futuro di impresa per le nuove generazioni.

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Sat, 31 Jul 2021 10:41:28 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/713/1/quale-e-il-valore-economico-della-bellezza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Assemblea Terziario Donna Confcommercio 2021: il mio intervento integrale https://www.patriziadidio.com/post/715/1/assemblea-terziario-donna-confcommercio-2021-il-mio-intervento-integrale-

Buongiorno a tutte e tutti Finalmente un incontro di presenza dopo quasi due anni dall’ultimo Terziario Donna LAB a Palermo a fine ottobre del 2019. Ci siamo riusciti. Per questa assemblea che conclude un mandato anzi nel mio caso due, da presidente.

Si chiudono 10 anni ricchi di riflessioni e confronti. Ma soprattutto di azioni concrete. Terziario Donna, nei dieci anni in cui ho avuto il privilegio di guidarlo, ha realizzato una presenza di genere incisiva. Non rivendicativa, ma determinata. Ha coltivato valori e progetti. Ha prodotto modi nuovi di rappresentanza e visioni di impresa, i cui principi ha fissato nel Manifesto. Ha attuato, con la dovuta fermezza una rivoluzione gentile. Insieme siamo cambiate noi, donne imprenditrici. Ma insieme a noi è cambiata Confcommercio. Perché si è arricchita. Come solo può fare l’investimento nella diversità. Affermando una visione che si è potenziata della “visione al femminile”.

Tra qualche settimana sarà pronto il Libro Bianco di questi 10 anni. La memoria del percorso compiuto tra il 2011/2021. Non mi dilungherò ad elencare le cose fatte. Oggi dico solo che una strada è tracciata, certo. Ma tanto lavoro resta da fare. Perché non siamo più…ma non siamo ancora… Il mondo è cambiato. Le persone sono cambiate “non siamo più ma non siamo ancora” adesso più che mai significa che: Non dobbiamo andare avanti, dobbiamo andare oltre. Con la passione di sempre. Non aspettatevi un saluto nostalgico. Commosso ed emozionato sì. Nostalgico no.

Celebriamo i nostri 10 anni insieme e siamo a bilanci positivi. Perché non si è alla fine ma a un nuovo inizio, un restart. Si brinda ai risultati e contemporaneamente al nuovo percorso. Del resto nessuno di noi, neanche chi non sarà più in Consiglio, va via. Noi ci saremo sempre, in altri ruoli, da “madri nobili”, consapevoli di avere seminato bene e di avere generato buoni frutti che sapremo cogliere anche a distanza lasciando a chi arriva, o resta, il compito di mettere a frutto quanto seminato. Per mettere addirittura le ali alle nostre buone radici. Sì, è un cammino che non si interrompe. Uso termini calcistici. In questa estate così straordinaria per l’Italia. Un’Italia che ce la fa e che ci piace. La maglia del Terziario Donna si indossa tutta la vita. Anche in altri ruoli. E ognuna potrà anche individualmente continuare il percorso. Che non è solo Terziario Donna ma significa acquisire i ruoli nei territori, nelle categorie. Non per egocentrismo ma perché questa è la cosa più importante e necessaria al nostro Sistema, che ciascuna donna, capace e disposta a impegnarsi, possa fare: mettersi al servizio dei propri territori, della propria associazione, della propria categoria come siamo abituate noi e come abbiamo imparato a fare. Passiamo a chi resta, o arriva, il testimone consegnando un capitale che tutte insieme abbiamo costruito: un gruppo. Forte e vitale che continuerà a crescere, ne sono sicura. Siamo un laboratorio di competenze e motivazione, un “vivaio” da cui attingere a piene mani.

E’ il momento dei bei ricordi. Ne evoco uno significativo. Nel 2012 il nostro primo evento pubblico dal titolo “Donne e Governance”. Molte di voi c’erano. Obiettivi di qualità di contenuti che passarono anche dalla sfida delle presenze da fare arrivare a Roma. Quando occorreva fare la scelta della sala, (noi che più della sala Solari da 40 posti non avevamo mai occupato), i funzionari si preoccuparono quando io proposi la sala Orlando, questa sala, la sala massima come capienza. Mi dicevano imbarazzati “sa presidente certamente Lei a Palermo sarà forte come visibilità e traino e non avrebbe problemi, ma qua siamo a Roma. Con eventi ogni giorno, e anche più di uno. Riempire una sala così grande è complicato, sarebbe preferibile impegnare una sala più piccola, una di quelle laterali.” Comprendevo che con delicatezza tentavano di proteggermi. E certo non potevano sapere che il giorno dell’evento sarebbe stato in concomitanza con la settimana di nevicata storica in tutta Italia. Eppure quello è stato il primo segnale della fiducia che mi avete dato e del dono della pervicacia, serietà e partecipazione convinta che avete tributato in questi anni di impegno. Vi ricordate? Quel martedì di febbraio fu in concomitanza di una storica nevicata che immobilizzò l’Italia con voli cancellati e un intero Paese bloccato. Non fu una sfida da poco. Eppure fummo capaci di riempire questa sala. Con colleghe che arrivarono da ogni parte d’Italia. Non solo questa sala fu gremita ma si occuparono tutte le sale laterali collegate perché qui non vi erano più posti a sedere e in piedi. Avete sfidato neve, voli cancellati, avete riempito pullman, coinvolto consigliere, convinte ad una ad una e quella sala gremita con tutte le altre sale piene non la dimenticherò mai! I contenuti poi di quel primo evento furono cruciali.

“Donne e Governance” portava all’attenzione l’approccio alla questione di genere dal punto di vista giuridico. L’abbiamo chiamato Deficit di Democrazia. Abbiamo posto il tema della democrazia paritaria come punto di partenza del nostro impegno, consapevoli che fosse prima culturale e giuridico ma strettamente legato allo sviluppo del Paese e alla sua economia. E all’impegno della Confederazione per accendere i motori di ripresa economica. Oggi più che mai. Noi l’abbiamo detto e ripetuto: una società oggi è tanto più forte quanto più realizza pari opportunità di rappresentanza di donne e uomini in tutti i luoghi di decisione. Se non si agevola il lavoro delle donne si deprime non solo la legittimità quanto l’efficacia dei risultati. Perché non si tiene pienamente conto degli interessi, delle esigenze e dei talenti di un popolo nel suo complesso. Contrariamente a quanto postulano chiaramente gli artt. 3 e 51 della nostra Costituzione. Da qui un pilastro della nostra azione. Il cambiamento per giungere a una democrazia paritaria.

L’altra evidenza di quel primo evento fu la presenza del nostro presidente Sangalli, osservatore attento e vicino già da quel nostro debutto pubblico in cui sostenemmo che la scarsa presenza delle donne ai vari livelli della vita economica, politica, e sociale e nella governance di un Paese è una questione culturale ma è soprattutto, per quello che ci riguarda più da vicino, una questione economica, una perdita inaccettabile, che non possiamo più permetterci. Per quanto riguarda la nostra Confederazione possiamo dire che qualcosa è successo. In questi anni la presenza delle donne negli Organi Confcommercio è cresciuta sensibilmente e questo ci fa ben sperare in 3 una presenza sempre più significativa e sostanziale. Attraverso i buoni esempi e un “protagonismo” differente. Cose che non sono passate inosservate.

Ma andiamo ai numeri che riguardano l’imprenditoria femminile del nostro Paese che sta pagando il conto più salato della crisi innescata dal Covid_19. I dati ci prefigurano un contesto drammatico ed obbligano – non più suggeriscono - a porre come centrale nell'agenda politica il tema dell'occupazione femminile. Tanto più quando i dati dicono che alla presenza femminile nell’impresa si associa a maggiore attenzione a profili di welfare, di etica, più rispetto dell’ambiente. Maggiori performance. Tutti aspetti che sono alla base dei modelli economici proposti dal Gruppo e che puntano sui concetti di equità e di sostenibilità. Gli stessi principi che oggi ritroviamo come cardine fondamentale su cui si poggia il NextGenerationUE e su cui saremo valutati dall’Europa credibili o no.
Per anni abbiamo sostenuto che le Donne sono il capitale inespresso del Paese. Se il tema dell'imprenditoria femminile è stato sinora relegato a “questione di disparità sociale”, oggi più che mai deve diventare “questione economica”. Non a caso il PNRR pone la direttiva della coesione sociale come strategia per la ripresa. Non è solo una questione di equità. Le donne sono un potenziale inespresso su cui puntare. Siamo state pioniere, possiamo dirlo, di principi considerati oggi come linee guida del PNRR. Questo parla di resilienza. Un sostantivo femminile, certamente una soft skll che le donne allenano tutta la vita. Se ne vede il riflesso nelle tante imprese a guida femminile che stanno “riorganizzando” le loro attività, con una determinazione, un coraggio ed una intraprendenza che va premiata perché rappresenta il loro amore per questo Paese. Sono tante le donne imprenditrici che nella crisi hanno reagito, riorganizzando il futuro delle loro imprese, dei loro dipendenti e delle loro famiglie. Non hanno mollato. Hanno sfidato le difficoltà. Hanno scoperto aspetti inesplorati. Hanno colto con anticipo i trend del periodo. Sono state e sono attente al dettaglio, al prodotto di nicchia. Sono naturalmente protese verso tutto quanto fa capo al settore dei servizi. Hanno trovato dentro di sé la forza che nasce proprio dal senso di “protezione” del loro progetto di vita che coincide con quello di azienda.
 
Vorrei ricordare 3 obiettivi emblematici. Formazione: ci siamo impegnate molto in questa attività. Portando i progetti sui territori, nel segno dell’innovazione e del cambiamento. Anche in questo anno e mezzo di crisi pandemica. Abbiamo voluto fornire la cassetta degli attrezzi. Perché attraversiamo una crisi che stravolge il modo di fare impresa. Al primo obiettivo lego il secondo: ossia Lungimiranza di visione con le attività del Terziario Donna LAB e la creazione del nostro Manifesto Ogni anno il Terziario Donna LAB per affinare conoscenze, elaborare progetti, cogliere nuove tendenze del mercato.
 
I nostri Terziario Donna LAB sono stati uno straordinario momento formativo. Abbiamo elaborato soluzioni innovative. Abbiamo, diciamolo, anticipato il futuro. Lo dicono i titoli con cui ci siamo misurate. Lo confermano le scelte consolidate nel PNRR. Che adesso dovrà opportunamente da teoria tradursi in realtà, ma siamo convinte che quei concetti possano essere il presupposto di ripresa e sviluppo e della nostra economia.
 
Ultimo nostro TDLab quello dedicato all’Economia generativa, il TDLAB 2021. E’ il contenitore dentro cui ci stanno i principali temi sviluppati nel corso dei nostri lavori. A cominciare dall’ Economia del Bene Essere parola simbolo con cui Terziario Donna dà valore a nuove forme di economia. Abilità imprenditoriale unita a sostenibilità e cura per l’ambiente. L’Economia del nuovo Umanesimo, per uno sviluppo sostenibile anche dal punto di vista sociale ed etico. In grado di mettere al centro la persona. È l’economia dello slow shopping, del negozio sotto casa, che fa di un luogo una città e di una città una comunità. Dove le persone si incontrano, si connettono, creano relazioni. L’economia che si nutre di fiducia, di cultura, di saperi, di valori. Che non verrà meno, nonostante nuove attitudini, perché le persone avranno sempre desiderio di provare emozioni, di entrare in relazione con gli altri, di vivere esperienze. Abbiamo detto e ripetiamo: gli strumenti digitali a disposizione serviranno ad aggiungere servizi ma non sostituiranno il commercio fisico, soprattutto di alcuni settori.
 
L’economia della Bellezza l’espressione più suggestiva ma anche più autentica dell’economia del nostro Paese per tutto il mondo il Bel Paese, ossia sinonimo di bellezza, ossia cultura, arte, monumenti, paesaggio, qualità di vita, cucina, “buon gusto” e design di alto livello. L’economia della Cultura e dei Saperi, che si basa sulla forza dirompente di una nazione come l’Italia il primo Paese al mondo per la sua influenza culturale. E’ la cultura che produce valore mediante significati. Vogliamo vendere significati e non prodotti. Il racconto, lo storytelling spiega la valenza simbolica ed evocativa che esprimono e raccontano i beni. Il "quanto vale" contrapposto al "quanto costa. Perché come diceva Kant ci sono cose che hanno un prezzo altre che hanno dignità ( e valore) e non hanno prezzo.
 
L’Economia della Felicità, l’economia che vuole migliorare la vita della gente. Cercare il benessere senza disumanizzare. Senza lasciare nessuno indietro. Senza disuguaglianze o fratture. Per realizzare equità sociale e sostenibilità ambientale, un'impresa migliore in una società migliore. La chiamiamo “generatività”, che aumenta la soddisfazione di vita personale e il bene comune. Perseguendo il Fil, il tasso di felicità interno lordo, prima del Pil perché il PIL non è un parametro sufficiente. Occorre una visione più ampia. Devono valutarsi i valori sociali oltre al valore economico.
 
Ma la sintesi dei nostri valori di vita, familiari e di impresa li abbiamo affermati nel nostro Manifesto che è stata l’operazione generatività per eccellenza. L’economista Becchetti l’ha preso ad esempio in suoi articoli e interventi riconoscendolo come “esempio di prospettiva fondamentale. Un dono che la società civile vuole dare al Paese e alle forze politiche responsabili. Un contributo forte per costruire quella nuova visione di società che permetta all’Italia di ripartire.” 
 
Ricordo due importanti risultati. Terziario Donna finora era, da statuto, in Consiglio confederale. Oggi siamo di diritto e da statuto anche in Giunta, che è l’organo esecutivo. Un cambiamento realizzato non solo a parole, ma scolpito nella “pietra” miliare del nostro statuto! Risultato ottenuto grazie a un impegno costruttivo e operoso. Risultato che sarà declinato con la serietà e l’impegno che ci contraddistinguono e di cui in questi anni crediamo di aver dato buona prova. Declinato con i valori che abbiamo messo al centro. E che ci rendono portatrici di cambiamento ma anche depositarie di fiducia. Ma non solo di diritto abbiamo rafforzato la nostra presenza. È bene ricordare che anche i numeri delle presenze in consiglio, in giunta e delle vice presidenti sono cresciuti. 
 
Infine un importante risultato: avere ottenuto, anche con il nostro forte contributo, che nella Legge di Bilancio 2021 ci sia la dotazione di 40 mln di euro per 2021 e 2022 per il Fondo per l‘Imprenditoria Femminile. Avrei voluto arrivare a questa Assemblea con il decreto attuativo per lo sblocco delle risorse che vi anticipo prevedono incentivi a fondo perduto sia per le imprese femminili esistenti che è più che mai urgente sostenere, che per la nascita di nuova impresa. Questo Fondo appena operativo potrà essere una leva importante per l’imprenditoria femminile e per il ruolo del Terziario Donna sul territorio insieme alle Associazioni come accadde per la legge 215/90.
 
Dedico questa mia ultima assemblea da Presidente nazionale Terziario Donna alle donne ma anche agli uomini che hanno il peso di rimettere in piedi il nostro Paese. A tutte le imprenditrici che quotidianamente fanno l’ordinario in modo straordinario. C'è una “straordinarietà” nell'essere ordinarie. Quelle che, come direbbe Santa Caterina da Siena, fanno l’ordinario in modo straordinario. “Ordinario” e “Straordinario”, due parole che sembrano non avere niente in comune. Due mondi diversi in fondo. Uno comune, uno fuori dal comune. Eppure noi siamo così. Perché in noi c’è uno Straordinario Ordinario e un Ordinario Straordinario. C’è una vita qualunque, ordinaria, vissuta a casa, dietro ai nostri figli, ad aprire ogni giorno i nostri negozi, le nostre aziende, i nostri bar e ristoranti, i nostri studi professionali, i nostri alberghi, attività da portare avanti con mille affanni, vita vissuta a rendere con le nostre attività anche la città più bella e il futuro migliore. L’ordinario che si può affrontare in maniera eroica, straordinaria, mettendo dentro tutto quello che si ha, tutto l’Amore che c’è, senza risparmi. La capacità di rimanere nell’Ordinario a volte ha proprio dello Straordinario, perché è la vita nella sua semplice unicità a richiedere compiti di eroismo quotidiano. Facendo anche “ordinariamente” il proprio dovere. Non è quello che fai ad essere semplicemente ordinario o straordinario, ma come lo fai a renderlo tale.
 
E a questo punto consentitemi un pensiero speciale a tutti coloro, ordinari e straordinari, che mi hanno supportato in questi anni con le loro attività. Un grazie di cuore ai collaboratori di Confcommercio ma anche ai professionisti esterni. Ringrazio tutti, chi c’è adesso e anche chi c’era prima. E poi chi mi ha supportata nella segreteria prima e adesso. Un pensiero speciale alla nostra preziosa Enrica Cimaglia, mi mancherà oltre che la sua bravura anche il suo saper fare tutto con il sorriso. La sua efficienza delicata e gentile. Credo che oltre la preparazione il segreto della sua efficienza sia di mettere amore in ciò che fa, e si vede!
 
Un grazie riconoscente al Presidente Sangalli, a colui che anche senza saperlo ha esercitato un’attività di mentoring costante. Più di tante parole e ringraziamenti formali parlano le immagini. Queste sono le nostre foto che ci ritraggono insieme in questi anni. Le foto durante il mandato con accanto il Presidente a esprimere vicinanza, sostegno, lealtà. L’affetto e l’amicizia sono doni preziosi, patrimonio umano inestimabile di questa esperienza straordinaria.
 
E prima di salutarci una riflessione che riprendo dalle parole di Paulo Coelho che forse spiega ancora meglio perché questo non è per me un saluto mesto ma gioioso. “Nel corso della propria esistenza ogni essere umano può adottare due atteggiamenti: Costruire o Piantare. I costruttori possono dilungarsi per anni nei loro compiti, ma arriva un giorno in cui terminano la propria opera. A quel punto si fermano, e il loro spazio risulta limitato dalle pareti che hanno eretto. Quando la costruzione è finita la vita perde di significato. Poi ci sono quelli che piantano: talvolta soffrono per le tempeste e le stagioni, e raramente riposano. Ma al contrario di un edificio, il giardino non smette mai di svilupparsi. Esso richiede l’attenzione continua del giardiniere ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere una grande avventura.
I giardinieri sapranno sempre riconoscersi l’un l’altro.” (Tratto da “Brida” di Paulo Coelho)
 
Un abbraccio fortissimo alle amiche del Consiglio nazionale. Con loro ho condiviso non solo un’importante fase nella storia dell’associazione. Ma un percorso di vita. Ci hanno unito visioni, valori, etica e impegno civile. Grazie di cuore per esserci state e per avermi accompagnato in questo meraviglioso itinerario. Grazie di cuore per la vostra gratitudine alle volte manifestata anche con un messaggio che scaldava il cuore e mi ripagava dell’impegno. Grazie di cuore a chi è stata protagonista di supporto anche silenziosa e dietro le quinte ma efficace. Ho ricordi sindacali salienti ma anche ricordi di complicità costruttiva. Grazie a voi ho sperimentato non solo la differenza tra un gruppo e una squadra, ma l’Isola felice anzi l’arcipelago felice, fatto di intelligenze e di sensibilità, di persone connesse dai propri valori, arcipelago fatto di amicizia solida, leale, come lo è quella tra le persone che condividono gli stessi valori familiari, aziendali, soprattutto umani.
 
Per questo noi andiamo oltre il saper fare squadra. La parola chiave della nostra forza è sorellanza, che significa unione forte di intenti comuni, di intesa, di solidarietà, la capacità di darsi sostegno per portare avanti il cambiamento.
 
Grazie di cuore a tutte e a ciascuna di voi, sono stata fortunata a ritrovarmi queste belle persone… forse il cognome che porto mi ha aiutata…lassù qualcuno mi ama… Avanti donne, il Paese ha bisogno della nostra testa, delle nostre braccia, delle nostre gambe, ma soprattutto del nostro cuore! Adesso il vostro applauso più sentito non fatelo a me, facciamolo a noi!
 
Ognuna di noi è un pezzo di storia di questo straordinario gruppo, del protagonismo diffuso perché vedete Goethe diceva “l’occhio vede ciò che la mente conosce”. Ad una ad una chiamerò qua accanto a me le mie Vice Presidenti e tutte le mie Consigliere perché questo applauso possiate tributarlo a ciascuna di loro e così a ciascuna di voi per quello che sapete fare nelle vostre aziende e nei vostri territori.
 
Alle mie straordinarie compagne di viaggio, ricercatrici di senso, va la dedica del Manifesto: < A voi che mettete al centro i vostri valori, a voi che sperate in una società più prospera e più giusta, a voi portatrici sane di cambiamento, a voi che desiderate essere protagoniste del vostro futuro>.
 
E ricordatevi che come diceva Steve Jobs “Le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo sono coloro che lo cambiano davvero!!!!” 

 

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Mon, 26 Jul 2021 11:28:17 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/715/1/assemblea-terziario-donna-confcommercio-2021-il-mio-intervento-integrale- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Essere Terziario Donna è un impegno che dura per sempre https://www.patriziadidio.com/post/711/1/essere-terziario-donna-e-un-impegno-che-dura-per-sempre

Essere Terziario Donna è un impegno che dura per sempre.
Ho dedicato - e non a caso - la mia nomina nel settembre 2020 a VicePresidente di ConfCommercio Imprese per l’Italia a tutte le imprenditrici del “Terziario donna”, con le quali ho condiviso un percorso di vita ancor prima che di associazionismo, con cui ho diviso visioni, valori, etica e impegno civile. Con cui ho diviso pagine di vita fondamentali.
Perché la donna che oggi sono è segnata profondamente dall’esperienza di avere guidato un gruppo di enorme valore che mi ha insegnato - passo dopo passo - il senso profondo di .
Dopo due mandati, ricchi di riflessioni, confronti e soprattutto di azioni concrete, considero straordinariamente positivo il bilancio di questa esperienza che definisco unica, dentro quella che ho sempre definito .
Terziario donna, in questo decennio in cui ho avuto il privilegio di guidarlo, ha costruito con determinazione una presenza di genere non rivendicativa ma di sostanza, progettuale, significativa, agita nei fatti e nella quotidianità. Ma ha soprattutto dato vita ad una nuova modalità di fare rappresentanza e nuove visioni di impresa che passo dopo passo, Terziario Donna ha sviluppato nei suoi Laboratori, nei TDLab e riassunto nel Manifesto. E di cui ha contaminato, con la forza della persuasione gentile, tutto il sistema Confcommercio. Lo ha fatto, costruendo cambiamento dentro ConfCommercio con quella “gentile determinazione” che contraddistingue la Leadership al Femminile e che è stata la cifra dominante di TerziarioDonna.
Terziario Donna ha affermato una nuova Leadership al Femminile dentro ConfCommercio, cambiando noi donne imprenditrici. Ma ha cambiato anche il sistema Confcommercio, arricchendola come solo può fare investire nella diversità ed affermando una visione che si è arricchita della ‘visione al femminile’.
Il Presidente Sangalli intervenendo al Terziario Donna Lab tenutosi lo scorso 23 giugno ha detto che Terziario donna per la Confcommercio non è una riserva indiana ma è un laboratorio di idee  e uno strumento di sviluppo associativo. ”Il genere non deve essere più un ostacolo ma una risorsa”.   E di questo suo pensiero ne ha fatto azione, con la modifica dello Statuto che legittima Terziario Donna come componente di diritto della Giunta nazionale.
Terziario Donna ha segnato uno stile di leadership ben riconoscibile e che si è piano piano affermato, contagiando delle proprie visioni tutto il sistema.
E cosa altro è, se non questo, il senso della piena rappresentanza della visione al femminile dentro un sistema?
Potremmo quasi dire “missione compiuta” …ma come spesso dico “non siamo più…ma non siamo ancora
La strada è tracciata ma il lavoro da fare è ancora tanto.
Passo il testimone, come è giusto che sia. Perché è proprio in questa ‘staffetta’ il valore unitario della visione del Terziario Donna. Ma resto e resterò sempre  “Terziario Donna” perché è il mio primo impegno civico, sociale ed economico.
La mia piccola “isola felice” come amo chiamarla io, il mio straordinario gruppo è cresciuto e va oltre ogni cosa e rappresenta il nostro tratto umano, il nostro credere nei valori condivisi, il modo di vedere il modo con occhi nuovi, e soprattutto sentirci sempre un ‘noi’.
Il mio percorso in Terziario Donna è tutt’altro che esaurito. Sono - e lo dico con orgoglio - un’imprenditrice del Terziario Donna Confcommercio. Perché riconosco il valore profondo di questa appartenenza.
E colgo l’occasione di questo mio articolo, per esprimere il mio sentito GRAZIE a tutte le amiche imprenditrici con cui abbiamo vissuto insieme tanto impegno e costruito insieme valori e visioni che tanto hanno generato, e tanto continueranno a fare per le nostre imprese, per la nostra economia, per il nostro Paese. A tutte voi Grazie dal profondo del mio cuore, perché quello che oggi sono è la somma di tutto quello che INSIEME SIAMO. E che saremo, ancora.

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Wed, 21 Jul 2021 12:27:54 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/711/1/essere-terziario-donna-e-un-impegno-che-dura-per-sempre sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Santa Rosalia, simbolo di ripresa e rinascita https://www.patriziadidio.com/post/714/1/santa-rosalia-simbolo-di-ripresa-e-rinascita

Il 15 luglio come ogni anno, si tributa la devozione di Palermo a Santa Rosalia. Si festeggiano insieme sia il giorno del ritrovamento delle spoglie mortali della Santuzza (il 15 di luglio del 1624) sia il giorno in cui queste furono portate per la prima volta in città (il 9 di giugno del 1625) per affermare il "blocco della peste".

Una festa che quest’anno ha un significato speciale. La peste come il covid. Una pandemia che ci ha colpito tutti da vicino. E di cui ancora sentiamo il rischio.

Ed è proprio di questi ultimi giorni, che si paventa una possibile nuova ondata di chiusure. Non è in alcun modo tollerabile quest’aria di ineluttabile rassegnazione di fronte a tale eventualità. Bisogna invece reagire con forza e intelligenza, e grande senso di responsabilità da parte di tutti, e difendere la libertà di impresa mettendo in campo tutte le misure necessarie - controlli compresi - ad evitare ulteriori nuove limitazioni alle imprese e alle attività commerciali.

Ed allora è proprio alla Santa Patrona della città, che nel 1600 liberò Palermo dalla peste, che chiediamo di ispirare il percorso di ripresa e liberazione da quella che in tutti i sensi è stata la ‘peste’ delle attività produttive.

"Rosalia accogliente e premurosa con le altre creature, Rosalia prossima alla sua città. È un tempo di domande, e le domande ci uniscono e ci riconducono al nostro essere fratelli e sorelle senza risposte precostituite. Siamo fratelli e sorelle anche nell'istinto: oggi più che mai capiamo cosa significa ritrovarsi dentro a un destino comune“.  Con queste parole il Cardinale Lorefice ha presentato il tributo della città a Santa Rosalia, sottolineando proprio il valore di un nuovo umanesimo che nasca dal valore di cura e di prossimità.

Alla Santa Patrona di Palermo, ed al suo simbolo di donna resiliente, Confcommercio Palermo ha dedicato nel 2019 un’importante iniziativa. Un cammino collettivo verso Monte Pellegrino – luogo dove sono conservate le reliquie della Santa - organizzata per riportare attenzione contro il degrado, l’abbandono e il mancato sviluppo economico. Non solo un gesto di devozione nel segno della tradizione, ma un segnale forte di promozione e di richiesta di valorizzazione del territorio.

Con questa iniziativa ci siamo proposti come soggetto attivo per favorire la valorizzazione di Monte Pellegrino e del Santuario di Santa Rosalia insieme a tutti i soggetti che ne hanno titolo e competenza. Perché crediamo che lo sviluppo di Palermo debba venire proprio dalla sue bellezze storiche, architettoniche e paesaggistiche e sia proprio la cultura un importante motore di sviluppo che può trainare vari aspetti produttivi.

L’iniziativa ha puntato l’attenzione sull’Itinerarium Rosaliae, un percorso che collega l’Eremo di Santo Stefano di Quisquina al Santuario di Monte Pellegrino, una “via sacra” di 180 km istituita tre anni fa che vogliamo contribuire a rendere più attraente, confortevole e soprattutto ancora più popolare alla enorme massa di turisti che si muove ogni anno su percorsi del genere e che rappresentano una risorsa importante per lo sviluppo economico di Palermo.

Nel titolo nel progetto “L’acchianata è femmina”, abbiamo fortemente voluto sottolineare tutto il senso della quotidiana fatica vissuta dalle donne imprenditrici per affermare i principi della democrazia paritaria. Ma anche il loro insopprimibile ruolo nel percorso di ripresa.

Per me la figura di Santa Rosalia ha un significato profondo, per la sua storia di impegno e di forza. Per questo nel 2019 ho dato vita ad una capsule collection dedicata proprio alla Santuzza: La Vie En Rosalia.

La capsule della collezione La Vie En Rose, oggi apprezzata ed affermata sul mercato non solo locale, ha una forte connotazione di sicilianità, per valorizzare proprio il mood Sicilia, l’artigianalità e la tradizione siciliana con le stampe esclusive, appositamente create, e l’immagine della nostra terra, la cui tradizione e cultura sono sempre più apprezzate nel mondo e dai turisti.

L’ispirazione di questo nuovo progetto stilistico e aziendale nasce dalle bellezze insite nel nostro territorio: la natura, l’arte, le radici e i simboli, popolari e culturali, la nostra religiosità. Una bellezza non fine a se stessa, ma motore di sviluppo.

Con la scelta del nome, La Vie en Rosalia, l’azienda CIDA di cui sono Amministratrice Delegata, ha così voluto celebrare uno dei massimi simboli di Palermo, la liberatrice dalla ‘peste’, la donna suscitatrice di speranza, di voglia di ripresa, di rinascita, di nuova vita che prevale sulla morte, di liberazione, celebrare così la grande santa, venerata dai palermitani e non solo.

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Wed, 14 Jul 2021 12:49:12 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/714/1/santa-rosalia-simbolo-di-ripresa-e-rinascita sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Lance sotto le stelle: Off limits No Limits. https://www.patriziadidio.com/post/710/1/lance-sotto-le-stelle-off-limits-no-limits-

Un ritorno alla vita, in una serata densa di significati e in luogo inedito e suggestivo come la piazza d’Armi di una caserma, la Generale Cascino di Palermo, illuminata per l’occasione con i colori verde, bianco e rosso della bandiera italiana. Così, come Presidente di Confcommercio Palermo, ho voluto celebrare la ripartenza delle attività ed il ritorno alla vita.

Venerdi 25 giugno, in una cornice di eccezionale bellezza, abbiamo infatti promosso insieme al 6^ Reggimento “Lancieri d’Aosta” il Gala “Lance sotto le stelle”, all’interno del quale si è svoltoil primo grande evento di moda “post pandemia” dal simbolico titolo “Off Limits No Limits”, alla presenza delle più alte cariche istituzionali civili e militari della Sicilia.

Un evento di grande valore, che ha visto protagoniste le aziende di Confcommercio Palermo, per festeggiare la ‘ripartenza’, l’auspicato ritorno al lavoro delle tante aziende che hanno sofferto per 18 lunghissimi faticosi mesi e che ora meritano di tornare alla vita e al lavoro.

Il titolo dell’evento non lo abbiamo proposto a caso. “Off Limits No Limits” celebra infatti il significato di una settimana che vede finalmente eliminare il coprifuoco e ridare libertà alle attività di impresa a sottolineare proprio la voglia ed il bisogno di ripartenza e di rinascita.

Nemmeno il giorno è stata una scelta casuale: lo abbiamo fortemente voluto realizzare proprio nella settimana del solstizio d’estate, che è il giorno più lungo dell'anno, in cui la luce vince sulle tenebre, ridando metaforicamente speranza e fiducia dopo il buio di questi mesi.

Speranza e fiducia: sentimenti indispensabili per l’economia e per la ripresa dei consumi. Sentimenti che anche nei mesi più difficili non abbiamo mai smarrito.

Anche la scelta della Caserma quale luogo dell’evento è stata intenzionalmente dettata dal desiderio di rendere un tributo all’Esercito Italiano per l’impegno, l’attenzione e la dedizione che i militari hanno dedicato al nostro territorio, assolvendo con grande responsabilità al compito di sostenere il Paese, anche sotto l'aspetto della logistica e del supporto alla campagna vaccinale, durante questo momento di emergenza sanitaria.

Protagonista della serata la Bellezza, intesa nel senso che promuoviamo da tempo come sistema Confcommercio: una bellezza che significa progresso, etica, sostenibilità, cura, ma soprattutto che significa motore di economia.

La sfilata “Off Limits No Limits” ha visto protagoniste le aziende aderenti a Confcommercio che hanno risposto all’invito e che hanno rappresentato le realtà economiche che operano nei settori più gravati dagli effetti della crisi pandemica, il settore della moda e del design, degli eventi e della ristorazione, che insieme sono fertili promotrrici del “Made in Sicily” espresso con creatività, bellezza, cultura e sostenibilità.

Confcommercio si è ritrovata come sempre unita. Con un senso di squadra che è la cifra del nostro modo di fare rappresentanza. Del nostro modo di essere al servizio delle imprese.

“Lance sotto le stelle” ha voluto lanciare un segnale forte anche alla città: riaprire alla città i luoghi solitamente “off limits”, facendoli diventare luoghi “vivi”, a disposizione della collettività, delle associazioni, a partire dal Centro ippico militare all'interno della caserma, nel quale dal prossimo autunno potrebbero partire i primi corsi di ippoterapia destinati ai bambini con problemi di autismo.

Una serata che ha quindi lanciato un messaggio forte a tutti noi imprenditori ed imprenditrici, orgogliosi di avere dato vita al primo grande evento del 2021 a Palermo, in una serata contaminata dalla nostra emozione per una serata che ha avuto il profumo della libertà, del senso di comunità, di vita ritrovata nel rispetto della doverosa attenzione ai protocolli sanitari. Un battesimo di vita per ritrovare la forza e l’orgoglio di essere impresa.

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Sat, 26 Jun 2021 15:34:22 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/710/1/lance-sotto-le-stelle-off-limits-no-limits- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Economia generativa: la visione di Terziario Donna Confcommercio https://www.patriziadidio.com/post/709/1/economia-generativa-la-visione-di-terziario-donna-confcommercio

Questo TD lab dedicato all’economia generativa rappresenta un utile bilancio di sintesi dei laboratori di idee ed esperienze vissuti in questi anni. Una sintesi, cui si arriva dopo un anno di pandemia, nel quale abbiamo fronteggiato situazioni e contesti che mai avremmo potuto immaginare. Vorremmo aiutare il sistema a ripartire in maniera giusta.

Lo storico greco Esopo ricordava come le tragedie insegnano <τᾰ̀ Παθήματα – μαθήματα>: le sofferenze sono insegnamenti.

Ci domandiamo “Quale economia post covid per il futuro?”. La risposta è attuare una rivoluzione ineludibile, quella della generatività, l’Economia Civile, l’economia che sia insieme valore economico, lavoro, sostenibilità ambientale, sostenibilità sanitaria, ricchezza di idee e senso del vivere. Sostenibilità ambientale e sociale. Sono convinta che per molti, tra gli imprenditori e le imprenditrici che noi rappresentiamo, sia più facile attuare questo cambiamento. Anche solo avere consapevolezza di ciò che già si è fatto e si fa.

Parlo delle imprenditrici e imprenditori che sono persone “ricercatrici di senso prima che massimizzatrici di utilità” come dice Leonardo Becchetti.

Credo che combinando creatività e capacità di migliorare la vita propria altrui, (è in questo incrocio appunto la generatività) le persone sentono più forte, più ricco il senso della vita. E che le aziende trovino in questo una condizione migliore di benessere.

Per anni abbiamo sostenuto che le donne sono il capitale inespresso del Paese. Motore di ripresa dopo anni di crisi. Oggi è unanime il riconoscimento che le donne sono la leva fondamentale per il rilancio .

Attivare il “potenziale inespresso” è stato il tema guida del lavoro del gruppo Terziario Donna. A maggior ragione, adesso, quando occorre ricostruire la nostra economia, il mancato contributo delle donne alla crescita dell'economia sarebbe una perdita che non possiamo più permetterci.

Se il tema dell'imprenditoria femminile è stato sinora relegato a ‘questione di disparità sociale’, oggi più che mai deve diventare ‘questione economica’.

Non a caso il PNRR pone la direttiva della coesione sociale come strategia per la ripresa. Non solo perché le donne sono un potenziale inespresso su cui puntare. Ma anche perché le donne sono portatrici di principi guida che hanno orientato in modo certamente lungimirante le visioni del nostro Gruppo.

Siamo state pioniere, possiamo dirlo, di principi considerati, oggi, come linee guida del PNRR. Il nostro gruppo li propone già da anni e li ha riassunti nel Manifesto. Principi che puntano sui concetti di equità e di sostenibilità.

L’economista Becchetti ha preso ad esempio in suoi articoli e interventi il manifesto del Terziario Donna “Come esempio di obiettivo e cambio di prospettiva fondamentale.” Becchetti dice: “Il manifesto economico e sociale per la società generativa è un dono che la società civile vuole dare al Paese e alle forze politiche responsabili. Un contributo forte per costruire quella nuova visione di società che permetta all’Italia di ripartire.”

Oggi ripercorriamo i principali temi sviluppati nel corso dei nostri lavori e appuntamenti annuali, temi di rilettura delle dinamiche di mercato e di nuove visioni di economia efficace che oggi confluiscono in questo contenitore di economia generativa.

A cominciare dall’ Economia del Bene Essere. Bene Essere è parola simbolo con cui Terziario Donna dà valore a nuove forme di economia, rimodulando modelli imprenditoriali antichi, non più attuali e principalmente non funzionanti. Propone nuove frontiere in cui si realizzi, oltre all'intuizione di mercato e all’abilità imprenditoriale: uno sviluppo inclusivo e rigenerativo, indirizzato sia alla realizzazione economica, sia al miglioramento sociale e ambientale del proprio territorio; la creazione di imprese più urgenti, più ricche di senso, più umanamente opportune; in grado di generare non solo redditi e profitti, ma anche coesione sociale e benefici per i territori, non solo competitività e innovazione ma anche valorizzazione del capitale umano, non solo valore economico ma anche valore sociale.

Insomma un’economia che mette al centro la responsabilità sociale di impresa, valori etici e immateriali che acquistano un significato identitario per il pubblico sempre più attento all’etica dei comportamenti. Così veicolare certi valori identitari di vita e di azienda è una straordinaria azione di immagine da promuovere.

Per esempio in merito all’Europa. La vera chiave di volta del nuovo sistema europeo resta quella di tassare i prodotti venduti fuori dai suoi confini e provenienti da una filiera inquinante, impedendo lo svantaggio competitivo di chi produce in Paesi dove si può inquinare senza pagare.

I soldi che arriveranno con il recovery fund avranno anche questa origine, come ha spiegato la Von der Leyen. La stessa cosa deve essere fatta in futuro per il lavoro, impedendo che arrivi merce che non rispetti lo standard del lavoro degno necessario per produrla. E i consumatori hanno un grande potere in mano: quello di votare con il portafoglio le scelte imprenditoriali. Anche le aziende, però, possono incidere dal basso con le scelte di prodotti che rispettino quanto rappresenta i propri valori.

Nella visione dell’economia generativa rientra anche l’Economia del nuovo Umanesimo, per uno sviluppo dell’economia che sia sostenibile anche dal punto di vista sociale ed etico e che metta al centro la persona.

È l’economia del negozio sotto casa, che fa di un luogo una città e di una città una comunità, l’economia che connette le persone. Vogliamo con i clienti un rapporto che si nutre di buone relazioni, di fiducia, di cultura, di saperi, di valori. Che non verrà meno, nonostante nuove abitudini e attitudini, perché le persone avranno sempre desiderio di provare emozioni, di entrare in relazione con gli altri, di vivere esperienze. Gli strumenti digitali a disposizione serviranno ad aggiungere servizi ma non sostituiranno il commercio fisico, soprattutto di alcuni settori. I quali dovranno però puntare, oggi più che mai, a qualità, a vendere significati e non prodotti, all’esperienza di un acquisto che merita di essere assaporato e descritto, puntando allo slow shopping, all’acquisto di beni e servizi più qualitativo che quantitativo.

A proposito di qualità ci colleghiamo al nostro Paese e all’espressione più autentica della nostra economia. All’Economia della Bellezza che esalta il nostro Bel Paese. Che è sinonimo di bellezza per patrimonio culturale, artistico, monumentale, paesaggistico. E per qualità di vita, di alimentazione, di “buon gusto” e di design di alto livello.

L’Italia è considerata sinonimo di Bellezza. Anzi nella Bellezza l’Italia ha il suo talento, la sua identità. Non solo un elemento estetico. Ha storia, cultura e territorio, ma anche ricerca scientifica e avanguardia tecnologica, qualità dei prodotti e creatività progettuale. Si aggiunge la ricchezza del patrimonio agroalimentare, la capacità di costruire relazioni empatiche, eccellenza fatta di abilità e creatività. Una irripetibile pluralità che determina, nel suo insieme, quello “stile di vita” che il mondo intero ci invidia e tenta di imitare. Questa Italia non può più attendere. Va riconosciuta, guardata con attenzione, raccontata con passione.

Vogliamo un modello di sviluppo che crei valore economico e valori sociali. Questi non possono essere espressi solo nel Pil. Devono essere integrati da altri parametri, a cominciare da quello che chiamiamo FIL (Felicità interna Lorda) che deve diventare il misuratore delle felicità collettiva.

L’Economia della bellezza riconduce direttamente al valore etico delle nostre imprese non solo alla loro funzione economica. Al significato più profondo della bellezza che i greci chiamavano Kalos kai agatos, il bello è buono, il buono è bello, estetica ed etica.

Dobbiamo essere interpreti, a proposito di Italia, di quella che abbiamo chiamato Economia della Cultura e dei Saperi, che è la visione di sviluppo dalla forza dirompente di una nazione come l’Italia che, secondo alcune indagini, è addirittura il primo Paese al mondo per la sua influenza culturale. Il rilievo che la cultura assume nell’economia contemporanea è la sua capacità di produrre valore mediante significati. Per questo motivo puntiamo a una crescita che abbia nella cultura e nella bellezza, nella valorizzazione dei saperi e dei mestieri una dimensione cruciale. Secondo alcune indagini, l'Italia è addirittura il primo Paese al mondo per la sua influenza culturale.

Il Made in Italy è oggi, un brand internazionale che esprime qualità. C’è chi dice che siamo una sorta di super potenza culturale. Ma essere il Paese di Leonardo e Michelangelo non basta. Possiamo, su grandi figure come queste, creare il racconto, lo storytelling. Grazie a questa nostra storia, siamo in grado di creare la moda più bella, vini e cibo più buoni, arredi più eleganti, lo stile di vita più raffinato.

In un’economia simbolica conta sempre meno il valore d’uso dei prodotti (il prodotto per quello che è). Conta sempre di più, invece, la valenza simbolica ed evocativa che esprimono e raccontano i beni e le esperienze.

Il "quanto vale" contrapposto al "quanto costa" riduttivo e fuorviante in una visione della vita che mette al centro i valori.

Noi non vendiamo semplicemente oggetti, definiti dalla loro utilità. Vogliamo vendere, “significati" che generano emozioni. Produciamo cultura ed è questo che rende straordinari prodotti altrimenti ordinari. Per esempio, la moda italiana vende cultura, prima che pezzi di stoffa o di cuoio.

Per questi motivi la comunicazione più efficace dei prodotti Made in Italy, come si fa ad esempio con la moda, si fa attraverso la forza emozionale e comunicativa dei paesaggi, descrivendo il valore simbolico e iconico dei prodotti ancorandoli in modo viscerale alla cultura di cui sono espressione. L’Italia per la sua forza evocativa è il primo Paese al mondo e su questo dobbiamo puntare.

Con questo approccio possiamo sfidare i mercati globali, puntando a qualità e allo slow shopping. L’Italia è debole per competere sui prezzi ma può usare altre armi. Valorizzando attitudini e cultura, migliorando società e ambiente. Costruendo una economia che offre emozioni e abbia come base valori forti. Intendo per slow ciò che riduce l’impatto sull’ambiente, che ripensa la fretta rituale del consumismo. Per spingere gli acquisti, certo, ma che possono e devono essere meno frenetici e di qualità. Lenti, per essere assaporati, raccontati, descritti, perché offrono design, originalità, significati culturali, qualità, esperienze ed emozioni di piacere.

Per troppo tempo abbiamo pensato che la felicità dipendesse dal livello dei consumi. Siamo ora tornati a cercare la felicità in ciò che non ha prezzo. Inoltre consideriamo che le imprese non sono solo un fatto economico, ma una delle espressioni della “rigeneratività” in grado di affermare il nostro punto di vista nel mondo, il nostro sistema di valori, promuovendo la dimensione autenticamente umana e modelli di sviluppo sostenibili basati su qualità, cultura, relazioni, rispetto dell’ambiente, senso di comunità.

Tutto ciò si collega anche ai valori etici e ci conduce a quella che abbiamo chiamato in maniera anche suggestiva: L’Economia della Felicità.

Al di là della suggestione che evoca, c’è pertinenza tra felicità e mercato, come ci ricorda Antonio Genovesi, illuminista napoletano, che rappresenta le relazioni economiche non impersonali né anonime. Diceva: ”È legge dell'universo che non si può far la nostra felicità senza far quella degli altri”. Anche John Stuart Mill diceva: “Sono felici solamente quelli che si pongono obiettivi diversi dalla loro felicità personale: cioè la felicità degli altri, il progresso dell’umanità.(…) Aspirando in tal modo a qualche altra cosa, trovano la felicità lungo la strada.

A maggior ragione dopo il ciclone pandemico dobbiamo volare alto ed avere una visione verso cui vogliamo portare la società. E saperla comunicare scaldando i cuori. A ben guardare dietro questa visione c’è generatività.

Dati ed esperienza ci dicono che le persone sono felici se sono generative, ovvero se posseggono quella capacità della propria vita di essere utile e di avere un impatto positivo sugli altri.

Economia della felicità vuol dire migliorare la vita della gente. Di chi cerca il progresso senza disumanizzare. Senza lasciare nessuno indietro. Senza disuguaglianze o fratture. Per realizzare equità sociale e sostenibilità ambientale, un'impresa migliore in una società migliore.

La chiamano generatività, la capacità di azioni e comportamenti che aumentano la soddisfazione di vita e il bene comune. E di generatività, noi donne siamo attrici primarie. Noi diamo la vita nella vita. E dobbiamo concepire l’economia della felicità come portatrice di “generatività sociale” che crea valore per tutti, valore condiviso, in un approccio non più estrattivo, asfittico e sterile, ma contributivo, che sappia creare utilità e valore per gli altri.

L’economia della felicità vuole essere una nuova visione imprenditoriale. E una nuova prospettiva di mercato con lo sguardo rivolto al cambiamento in atto non solo nel tessuto economico, ma anche nella società.

Vogliamo un modello di crescita che realizzi l’armonia tra lo sviluppo, l’ambiente, il territorio e le persone che ci vivono. . Un’economia rigenerativa che abbia come obiettivo la salvaguardia dell’ambiente, che serva anche a migliorare la vita della gente.

Papa Francesco ha parole nette sul tema: “l’economia deve essere civica, mettere al centro le persone, lungimirante nelle scelte, dotata di buon senso, sostenuta da valori”.

Mettere al centro del sistema le persone, le famiglie e il nostro senso di comunità. La distribuzione e la partecipazione alla ricchezza prodotta, la collocazione dell’azienda in un territorio, la sua responsabilità sociale, il welfare aziendale, la parità di trattamento salariale tra uomo e donna, la riconversione generazionale, la conciliazione tra i tempi di lavoro e i tempi di vita, il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento dell’importanza della persona rispetto alla tecnologia, il giusto salario, l’umanesimo.

Noi da tempo diciamo che dobbiamo coniugare tradizioni e territori, innovazione e ricerca, cultura e design, natura e ambiente, profitto e socialità. Vogliamo un rapporto stretto tra benessere e sviluppo, economia e democrazia, bellezza ed umanesimo, progresso e sostenibilità, responsabilità e socialità, qualità della vita e comunità, etica e felicità. Noi crediamo che questi sentimenti tra loro diversi possano unirsi in una visione globale dove il valore centrale va al di là del PIL. Occorre una visione più ampia: si deve valutare il valore sociale oltre al valore economico. Il valore generativo. Generativo anche di felicità.

Abbiamo scritto nel manifesto e ripetiamo: “Un’impresa senza valori non ha valore”.

E possiamo dire per rimanere in tema: valori generano valore!

Noi li abbiamo e su questo sapremo costruire valore economico per noi, le nostre aziende, la nostra economia e il nostro Paese.

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Fri, 25 Jun 2021 10:33:30 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/709/1/economia-generativa-la-visione-di-terziario-donna-confcommercio sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Prosegue da Genova un’altra tappa del cammino delle imprenditrici del Terziario Donna https://www.patriziadidio.com/post/708/1/prosegue-da-genova-un-altra-tappa-del-cammino-delle-imprenditrici-del-terziario-donna-

Davanti alla confusione ed alle incertezze aggravate dalla crisi pandemica, noi imprenditrici del Terziario Donna di Confcommercio abbiamo da sempre con determinazione riassunto in una parola di grande potenza il nostro modo di fare impresa: .

Crediamo significa essere autentici, fondare le nostre visioni di impresa coerentemente ai nostri valori e convinzioni e che costituiscono il codice etico della nostra Confederazione.

“Crediamo” e vogliamo stare dentro il cambiamento. Rappresentando il cambiamento.

Confcommercio è la più grande organizzazione di imprese diffusa nel territorio. Rappresenta il tessuto variegato e complesso dell’economia reale. Che sta attraversando la  più grave crisi dal dopoguerra. Per questo non possiamo limitarci alla rappresentanza degli interessi e all’azione di parte, che pure portiamo avanti incessantemente e senza fermarci mai un attimo, tenendo sempre ‘la porta aperta’ davanti alle richieste di ognuno dei nostri associati. Ma dobbiamo andare “oltre” e condurre in salvo le imprese stando “dentro il cambiamento”.

Questa crisi ci ha cambiati. Ha cambiato l’economia. Dobbiamo stare dentro questo cambiamento e porci alla guida di esso. 

Siamo partiti con il manifesto del Terziario Donna per rappresentare e diffondere questa idea di cambiamento, proponendo modelli nuovi per l’Economia e la Società.

Oggi sappiamo bene che siamo determinanti per la ripresa del Paese, perché è nella nostra capacità di non fermarci anche davanti alla devastazione subita nei nostri bilanci, che si costruisce la ripartenza dell’Italia.

Vogliamo rappresentare gli imprenditori, i professionisti, tutti gli operatori di mercato, i clienti, i fornitori. Vogliamo chiamare a raccolta tutti gli uomini e le donne che vogliono rivedersi in un nuovo sistema, in un’economia più sana, guidata dai valori e fondata sui principi di un nuovo umanesimo.

Come abbiamo scritto nell’incipit del Manifesto del Terziario Donna: “Se la realtà non piace ( e non ci piace), abbiamo il dovere di lavorare ed organizzarci per cambiarla”.

Il Manifesto del Terziario Donna non è solo una carta dei valori ma una strategia. Nasce da una doppia considerazione: da una parte vogliamo valorizzare il significato della rappresentanza di parte, baluardo della tutela dei diritti delle imprese; dall’altro vogliamo favorire il fare impresa in modo etico e responsabile. 

Non ci facciamo vincere dalla paura del declino. Combattiamo, invece, per la prosperità ma anche per una società giusta. 

E per questo è di grande significato simbolico il progetto della sala delle donne, che oggi muove un altro importante passo da Genova. Perché muove nella direzione di promuovere il patrimonio della diversità e dell’inclusione, incrementare la consapevolezza e il livello valoriale della società che le dà vita.

La differenza di genere rappresenta un valore aggiunto di una realtà ampia e diversificata come quella di Confcommercio Terziario Donna che è per la comunità tutta, quello “sguardo laterale”, quel guardare oltre, che arricchisce il sistema della confederazione così  come dei nostri territori e del  nostro Paese. 

Oggi da Genova celebriamo proprio quell’impegno esemplare delle Donne che fanno la storia con i  loro modelli di vita quotidiana. 

Un altro passo del Terziario Donna che continua arricchendosi ogni giorno di nuovi esempi di vita attiva e che dedico a tutte le donne imprenditrici che malgrado tutto continuano fermamente a crederci.

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Fri, 18 Jun 2021 16:30:07 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/708/1/prosegue-da-genova-un-altra-tappa-del-cammino-delle-imprenditrici-del-terziario-donna- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Prende il via in Confcommercio la formazione sulla Leadership generativa https://www.patriziadidio.com/post/707/1/prende-il-via-in-confcommercio-la-formazione-sulla-leadership-generativa-

Essere Costruttori di cambiamento per ripartire. Su questo abbiamo deciso di puntare. Scegliendo non di restare ‘testuggini’, chiuse dentro i nostri gusci, per paura di affrontare il cambiamento. Ma di affrontare invece a testa alta e con leonina forza e audacia la ripartenza.

Convinti che il progresso e il rilancio del terziario di mercato passi dall’affermazione di una classe imprenditoriale che sappia affrontare con rinnovata competenza, capacità ma anche con lo spirito giusto, il cambiamento. Che lo sappia guidare.

In Confcommercio abbiamo valori e convinzioni forti come quelle di voler essere non soltanto un riferimento nella rappresentanza degli interessi ma essere protagonisti della mutazione dei modelli economici.

<L’Economia si innova. Dobbiamo stare dentro il cambiamento>: con questo impegno abbiamo lanciato il Manifesto Terziario Donna, avviando un cammino che ha coinvolto con entusiasmo ed impegno tutto il sistema. E che ha generato un modo nuovo di essere impresa.

Lo abbiamo sempre affermato con determinazione: vogliamo essere consapevoli e protagonisti del cambiamento. Non spettatori del cambiamento, che potrebbe travolgerci perché comunque sta cambiando i consumi ed i modelli di produzione e quindi i sistemi economici.

Non vogliamo - e non possiamo - farci trovare impreparati dalla mutazione che caratterizzerà il post pandemia.

Vogliamo invece affrontare la ripartenza con lo spirito che ci appartiene: puntando con fiducia nel futuro e nella nostra forza. Ma consapevoli che dobbiamo investire in nuovi saperi e nuove abilità.

Lunedi 7 giugno parte un nuovo appuntamento formativo sulla Leadership Generativa – curato dalla Change Manager Cleo Li Calzi (nostra associata) - che ho fortemente voluto come presidente nazionale di Terziario Donna di Confcommercio, ma non pensando solo alle donne imprenditrici. Rivolto a imprenditori come ad imprenditrici ma anche a tutti coloro che formano la nostra classe dirigente associativa. Perché penso sia urgente e necessaria una formazione focalizzata sulla leadership generativa, il nuovo modello di leadership che si sta affermando oggi più che mai, in tempo di ‘ricostruzione’ dopo una crisi che ha duramente colpito i nostri settori in special modo.

Nell’ambito dell’innovativo percorso formativo, sperimenteremo le abilità che oggi distinguono per efficacia e capacità di protagonismo generativo le nuove leadership.

L’avvio del percorso è l’ennesimo passo di un cammino che vede impegnato il sistema Confcommercio in un cambiamento che non riguarda solo l’Associazione, ma che intende contaminare il sistema economico di un nuovo modo di essere protagonisti della trasformazione dei modelli economici.

Proprio come abbiamo affermato al punto 17 del Manifesto Terziario Donna: <Servono nuove leadership. Che si affermino per capacità e merito. Che promuovano l’economia nel Paese. Non mortificando, anzi esaltando il lavoro e la sua dignità, la centralità della persona e l’importanza delle forme di vita di una comunità con le sue relazioni e le sue famiglie>.

Per info: terziariodonna.confcommercio.it (iscrizioni aperte sino al 4 giugno 2021)

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Tue, 1 Jun 2021 12:16:44 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/707/1/prende-il-via-in-confcommercio-la-formazione-sulla-leadership-generativa- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Imparare a vendere di più ma soprattutto a vendere meglio: le iniziative lanciate da Confcommercio Terziario Donna https://www.patriziadidio.com/post/705/1/imparare-a-vendere-di-piu-ma-soprattutto-a-vendere-meglio-le-iniziative-lanciate-da-confcommercio-terziario-donna

Imparare a vendere di più ma soprattutto a vendere meglio, aumentando la soddisfazione della clientela e la sua relazione con il punto vendita.

In tempo di crisi, è questa la ricetta necessaria per restare sul mercato. Come ogni crisi, e quella in cui siamo immersi è una delle più invadenti mai vissute dalle imprese, il modo per superarle è cogliere l’opportunità e crescere.

Tra le iniziative lanciate da Confcommercio già da qualche anno, entra nel vivo proprio in questo anno la diffusione delle tecniche di neuromarketing nel settore del terziario di mercato.

Già nel 2018, mostrando una direttrice innovativa, Confcommercio Terziario Donna, Confcommercio nazionale e Ainem, Associazione italiana di neuromarketing, hanno pubblicato il primo manuale per gli associati dedicato al “Neuromarketing nel negozio. Cervello, emozioni e comportamenti di acquisto.”

L'obiettivo era avvicinare le imprenditrici e gli imprenditori del sistema Confcommercio alle più recenti scoperte delle neuroscienze, della neuroeconomia e della psicologia comportamentale, per permettere di esplorare i meccanismi che guidano le scelte di acquisto, e così imparare ad essere più reattivi ed efficaci nel costruire strategie di vendita.

Nel 2020, questa ricerca è stata estesa anche al neuromarketing applicato alla vendita dei servizi, ovvero dei beni immateriali, con la pubblicazione del volume “Neuromarketing nei Servizi. Vendere di più, vendere meglio”, che include strategie di neuromarketing applicabili nel settore dei servizi, in particolare Ho.Re.Ca, intermediazione turistica e immobiliare, professionisti.

Confcommercio in collaborazione con Terziario Donna ha quindi attivato un roadshow itinerante per tutti i territori per accompagnare le imprenditrici e gli imprenditori ad acquisire le competenze base e le abilità necessarie a rinforzare la ripartenza attraverso anche le tecniche del neuromarketing rivelatesi indispensabili in questo momento in cui la crisi ha sconvolto il mercato e reso necessaria l’evoluzione delle tecniche di marketing che sappia interpretare il cambio di paradigma dettato dalla situazione.

La resilienza delle aziende passa infatti dal migliorare ciò che meglio sanno fare: dare emozioni e creare un contatto empatico con i clienti.

Non quindi vendere applicando freddamente scelte di marketing, ma stimolare una connessione empatica tra venditore ed acquirente, in un unicum che permette di costruire e mantenere nel tempo la relazione esclusiva con il cliente. Quella che dà cuore e contenuto alla fidelizzazione che crea una sorta di “patto” tra azienda e cliente, una forza che sostiene il sistema a reggere anche alla crisi. Trasformandosi.

Unendo neuroscienze e marketing tradizionale, il neuromarketing  supera quella che è la visione del consumatore secondo la teoria economica tradizionale e cioè di un individuo totalmente razionale che massimizza l’utilità in tutte le sue scelte.

E rimette al centro della relazione di vendita le Persone.  Attraverso una fase preliminare di analisi della domanda e della concorrenza, arriva ad individuare i bisogni di clienti attuali e potenziali, e definire le azioni più opportune per soddisfarli, con reciproco vantaggio per consumatori ed impresa.

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Mon, 31 May 2021 00:58:30 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/705/1/imparare-a-vendere-di-piu-ma-soprattutto-a-vendere-meglio-le-iniziative-lanciate-da-confcommercio-terziario-donna sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Neuromarketing per competere sul mercato https://www.patriziadidio.com/post/706/1/neuromarketing-per-competere-sul-mercato-

E’ stato Ale Schimdts, professore di ricerche di mercato presso la Rotterdam School of Management, a parlare per la prima volta di neuromarketing per descrivere l’insieme di attività volte ad indagare il comportamento di una persona sottoposta ad uno stimolo di marketing.

Il neuromarketing è un incrocio di competenze, strumenti, metodologie e teorie che si basano su tre elementi: l’attenzione al cliente (la “cura” che è il principio base delle visioni da sempre promosse dal Terziario Donna), l’emozione e la ‘memorizzazione’ dell’esperienza di acquisto.

Approfondire la conoscenza della mente e dei suoi automatismi consente allora di individuare quelle azioni, spesso piccole e la cui realizzazione può non costare nulla, ma che si dimostrano potentissime per valorizzare la qualità dell’offerta e aumentare il successo nella vendita.

E si rivela uno strumento importantissimo per costruire una strategia che leghi il commercio all’interno di uno spazio fisico, a quello che oggi inevitabilmente deve affermarsi anche online. Nonostante la diversità dei due canali, sempre più correlati, il funzionamento del cervello del cliente rimane infatti lo stesso.

Fare propri i principi del neuromarketing, diventa allora fondamentale per migliorare la vendita di beni e servizi. Questa è la direzione che come Confcommercio vogliamo dare alla ripresa. Mettendo in campo nuove energie, nuovi saperi, nuovi modi di fare impresa.

In un tempo in cui i consumi cambiano rapidamente, noi imprenditrici ed imprenditori siamo chiamati ad innovare visioni e conoscenze. Partendo proprio da noi stessi e dal modo di fare impresa.

Noi di Terziario Donna Confcommercio lo diciamo da sempre e ne abbiamo anche fatto un punto fermo del nostro Manifesto: <Accettiamo la sfida dei mercati globali. Siamo deboli per competere su prezzi ma possiamo combattere con altre armi. Mettendo al centro la persona e le sue emozioni, i suoi gusti e i suoi sensi.>.

Spostiamo lo sguardo verso il futuro. Aspiriamo a un grande cambiamento. In grado di mutare l’economia e i suoi modelli conosciuti. Proponendo già dal 2018 la diffusione della conoscenza tra i nostri associati delle tecniche di neuromarketing abbiamo rilanciato il valore di fare impresa ‘al femminile’, ovvero mettendo in campo quei talenti, quelle abilità, quella ‘cura’ tipicamente femminile che sta – gutta cava lapidem- cambiando il sistema.

Abbiamo intuito quindi che l'innovazione necessaria per le nostre imprese passasse dall'investire in nuova conoscenza, e dall'affermare il valore delle soft skills e delle competenze tipicamente femminili. Dall'incoraggiare una nuova classe dirigente del terziario di mercato, che si affermi per essere protagonista del cambiamento, e che possegga le skills necessarie per competere sul mercato, mettendo in pratica, in modo strategico, strategie aziendali e attitudini femminili. 

 

 

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Wed, 26 May 2021 09:50:39 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/706/1/neuromarketing-per-competere-sul-mercato- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La ripartenza è femmina: il sud deve ripartire dal lavoro delle donne https://www.patriziadidio.com/post/704/1/la-ripartenza-e-femmina-il-sud-deve-ripartire-dal-lavoro-delle-donne

Ieri ho partecipato ad un importante confronto sul tema della ripartenza. Quali sono le priorità su cui occorre impostare la politica economica per la ripartenza? Una ripartenza che intercetti la vera fragilità del Paese: il divario di genere del Paese e che nel Sud è ancora più forte.

In un’Italia delle differenze, con marcate disparità di genere già prima della pandemia, l’emergenza che stiamo vivendo ha marcato ancora di più le disuguaglianze di genere e tra Nord e Sud del Paese. Nel Sud l’occupazione non è solo quantitativamente più scarsa che nel Nord, ma anche sempre meno intensa in termini di ore lavorate, sempre meno stabile e meno qualificata. Se vogliamo puntare ad un aumento dell'occupazione femminile dobbiamo allora partire dal Sud, supportando la ripartenza lavorativa delle donne.

Le grandi crisi devono essere opportunità per migliorare il nostro Paese, a patto che si ripensino i pilastri portanti di un modello economico che già prima era penalizzante per le donne lavoratrici e che andava ripensato come priorità nella ripartenza.

Le donne, se da una parte sono tra i soggetti più deboli del mercato del lavoro, perché alle donne sono ancora oggi prescritti tutti i principali compiti della cura, al contempo possono essere decisive per identificare le strategie che potrebbero consentire, in questa crisi sanitaria, sociale, economica, di produrre innovazione. Le imprese femminili hanno dimostrato in questi mesi tutta la loro fragilità tanto che è stato arrestato bruscamente il maggiore dinamismo registrato in tutti questi anni rispetto alle aziende non di genere femminile.

Eppure le donne imprenditrici stanno mostrando, pur con tutte le difficoltà maggiori, oltre che resilienza, capacità e competenze di grandissimo rilievo e soprattutto la giusta carica motivazionale per ripartire ma anche di e saper affrontare il necessario cambiamento..

Si parta allora da questo per provare ad individuare e rafforzare le energie femminili utili per una ripartenza del Paese che punti sulle donne.

Se si vuol davvero far ripartire il Mezzogiorno è dunque necessario investire nel lavoro delle donne. Partendo dalle cause della bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro e partendo dall’analisi delle principali criticità, che si ravvisano nei differenziali territoriali tra Sud ed il resto del Paese, nel conflitto tra carriera e famiglia, nella mancanza di adeguati servizi di conciliazione, nelle difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro con bassi livelli di istruzione, nelle discriminazioni nel lavoro, nei gap retributivi e nella carriera delle lavoratrici.

Liberare il potenziale femminile, valorizzare le energie e le competenze di cui le donne sono portatrici, necessita la messa in campo di un sistema integrato di servizi e di azioni atti a favorire la conciliazione vita-lavoro. Ma serve anche la promozione di una diversa organizzazione del lavoro.,

Così come servono strumenti adeguati di sostegno all’auto-imprenditorialità femminile e a sostenere il credito bancario delle imprenditrici donne. Per questo abbiamo chiesto, come Confcommercio, che riprendano i lavori del tavolo per l’imprenditorialità femminile istituito presso il MISE e che partano da subito le misure di finanziamento previste per l’empowerment lavorativo delle donne previste anche dal Piano di Ripresa e Resilienza.

Per la ripartenza auspichiamo di poter trattenere sul mercato tante aziende femminili e il lavoro dipendente ad esse legato che poi è prevalentemente femminile.

È necessaria, davvero, una grande svolta che metta al centro la Parità di Genere. L’occupazione femminile non è solo un obiettivo di sviluppo e uguaglianza, ma di crescita economica, poiché i talenti, il capitale umano e la produttività delle donne hanno il potenziale di trasformarsi in valore economico.

Restituire la dimensione di crescita attraverso il lavoro alle donne, è dunque la prima sfida che si deve affrontare per il Paese non solo per le donne o per il Sud. Le imprenditrici sono pronte alla sfida e possono essere motore trainante di cambiamento sociale e di sviluppo.


 

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Sat, 15 May 2021 23:03:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/704/1/la-ripartenza-e-femmina-il-sud-deve-ripartire-dal-lavoro-delle-donne sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Senza il Terziario di mercato non c’è futuro per il Paese https://www.patriziadidio.com/post/703/1/senza-il-terziario-di-mercato-non-c-e-futuro-per-il-paese

"Per la prima volta nella storia economica del nostro Paese il terziario di mercato subisce una flessione drammaticamente pesante. Occorre, quindi, che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dedichi maggiore attenzione e maggiori risorse a sostegno del terziario perché senza queste imprese non c’è ricostruzione, non c’è rilancio”. Le parole del Presidente Sangalli sottolineano in modo chiaro la fotografia che emerge dal rapporto dell’Ufficio Studi della Confederazione sulla crisi del terziario di mercato.

Questi dati drammatici devono essere la base da cui ricostruire il Paese. Perché senza le imprese del Terziario, senza le imprese che rappresentano l’ossatura portante del Paese, il Paese non ha futuro.

Nel 2020, per la prima volta nella storia economica dell’Italia il complesso dei servizi di mercato ha registrato una flessione del prodotto in termini reali del 9,6% che arriva al -13,2% per i settori che sono il core business delle categorie di Confcommercio. In termini di incidenza del valore aggiunto sul totale, il terziario di mercato registra infatti un crollo del 41% su base annua. Il più alto valore di flessione mai raggiunto.

Secondo lo studio della Confcommercio, prima della pandemia il terziario di mercato era il settore che maggiormente contribuiva alla formazione del Pil e all'occupazione del Paese.

L’emergenza covid, e la sua gestione, hanno fermato questo processo di crescita e per la prima volta dopo 25 anni di crescita ininterrotta, si è sensibilmente ridotta la quota di valore aggiunto di questo comparto (segnando un -9,6% rispetto al 2019, con punte per i settori del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti che arrivano a perdere complessivamente il 13,2%).

Ancora più grave il dato sull'occupazione: i servizi di mercato registrano infatti la perdita di 1,5 milioni di unità su una flessione complessiva di 2,5 milioni dopo aver creato, tra il 1995 e il 2019, quasi 3 milioni di nuovi posti di lavoro. E tra questi il dato più rilevante riguarda i lavoratori autonomi e le libere professioni non ordinistiche.

Cali drammatici si riscontrano nella filiera turistica (-40,1% per i servizi di alloggio e ristorazione), seguita dal settore eventi ed intrattenimento (-27%) e dai trasporti (-7,1%).

Il consuntivo che ne deriva, e che è destinato a peggiorare se non vi è un deciso intervento del governo, è di un crollo netto di quella che è l’ossatura dell’economia reale del Paese. Le perdite di Pil a valori correnti lo scorso anno sono state pari a poco più di 139 miliardi (-7,8% rispetto al 2019) quasi totalmente a causa del crollo dei consumi interni, inclusa la spesa degli stranieri, che ha raggiunto la cifra di circa 129 miliardi di euro (-11,7%).

Gli effetti della pandemia hanno impattato in maniera consistente anche sui consumi con quasi 130 miliardi di spesa persa, di cui l'83%, pari a circa 107 miliardi di euro. Il crollo degli acquisti di beni e servizi sono concentrate su 4 settori di importanza capitale nell'economia italiana: moda, trasporti, ricreazione, spettacoli e cultura e alberghi e pubblici esercizi.

Ma il rapporto di Confcommercio sottolinea una trasformazione del settore a cui dobbiamo prestare grande attenzione soprattutto al Sud: l'irrobustirsi del fenomeno di progressiva trasformazione del terziario di mercato in Italia da un grande comparto di piccole e piccolissime imprese a un grande comparto di imprese piccole e medie, sebbene le individuali siano ancora molto presenti (e ne costituiscono, comunque, un fattore di ricchezza). Non solo cresce la taglia media delle unità produttive ma migliora anche la tipologia di governance, rivelando un diffuso spostamento del tessuto produttivo, negli ultimi dieci anni e senza soluzione di continuità, dal modello della ditta individuale a quello della società di capitali.

Eppure questa positiva evoluzione, se non si interviene in modo puntuale, rischia di essere negativamente determinante per tutto ciò che, diciamolo, era in Italia molto fragile anche prima della pandemia: donne, giovani e Sud. È certo che si accentuerà un divario ancora più marcato nelle grandi disuguaglianze del Paese nella coesione, a cui farne le spese sarebbe proprio il terziario del Sud.

Non possiamo permetterlo, perché lungi dall’essere colmato il gap rischiamo non solo di aumentarlo ma di abbandonare al loro inevitabile destino di marginalità e fallimento le tre grandi categorie su cui, almeno a parole, si dice di volere puntare: le donne, i giovani e il Sud. E non è a rischio solamente la tenuta sociale di tutto il Paese, ma anche la stessa capacità di ripresa italiana. Il timore è che concretamente le risorse in campo non vengano utilizzate in maniera strategica ma verso i settori, i territori già meno fragili degli altri.

E quindi riprendendo le parole del Presidente, rilancio dicendo che il Paese senza il terziario del Sud, senza le donne, i giovani, non ha possibilità di ripresa.


 

 

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Thu, 6 May 2021 19:27:15 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/703/1/senza-il-terziario-di-mercato-non-c-e-futuro-per-il-paese sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Buon 1 Maggio all’Italia fondata sul lavoro https://www.patriziadidio.com/post/702/1/buon-1-maggio-all-italia-fondata-sul-lavoro-

«Buon primo maggio all'Italia del lavoro, buon Primo maggio all'Italia che riparte».

Vogliamo fare nostro l'augurio che il Presidente Mattarella ha oggi rivolto agli italiani ed alle italiane per la festa dei lavoratori, in questo primo maggio che si incrocia con le prime riaperture per molti settori che hanno gravemente sofferto le chiusure imposte a causa della pandemia. E che oggi abbiamo “festeggiato” tenendo finalmente aperti i nostri negozi. Ritenendo che il modo migliore per dare onore alle tante lotte per il lavoro che danno significato all’art. 1 della nostra Costituzione fosse aprire i nostri negozi, riprendendoci la dignità del lavoro per noi e per tutti nostri dipendenti.

«Sarà il lavoro a portare il Paese fuori da questa emergenza» È un messaggio di speranza, quello che lancia a tutti noi il Presidente, a cui vogliamo credere. Ma chiediamo impegno e certezze da parte di tutti coloro che hanno responsabilità decisionali. Perché il tempo sprecato è sin troppo e in questa ricorrenza sono in troppi coloro che non possono festeggiare perché il lavoro lo hanno perso. In troppe le imprese che non possono riaprire. Che non possono più garantire i loro lavoratori. A tutte queste dobbiamo risposte, lo Stato deve risposte congrue ed adeguate.

La battaglia per il lavoro è una battaglia che deve unire gli sforzi di tutti e non deve conoscere più rallentamenti ed omissioni.

«Bisogna riconoscere il bene comune e perseguirlo, non possiamo sprecare l'occasione di compiere tutti insieme un passo in avanti. Si apre una finestra per dare sbocco a una stagione di crescita, per porre riparo a secolari arretratezze e a divari ancora presenti nella Repubblica. L'equità, l'evoluzione sociale si reggono sulla garanzia per tutti dell'accesso al lavoro. Se il lavoro cresce, cresce la coesione della nostra società».

Nelle parole pronunciate oggi dal Presidente riponiamo ancora una volta il nostro auspicio, per uscire in fretta dall’emergenza sanitaria ed affrontare in modo credibile e congruo la ricostruzione economica delle imprese.

Noi ci siamo. Ci siamo sempre stati. I nostri negozi oggi hanno onorato il 1 Maggio e le lotte per il lavoro, dimostrando la voglia che abbiamo di fare l’unica cosa che sappiamo fare: resistere e lavorare, perché crediamo fortemente che < l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro> e Libertà e Lavoro sono indissolubilmente legati.

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Sat, 1 May 2021 19:42:25 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/702/1/buon-1-maggio-all-italia-fondata-sul-lavoro- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
25 Aprile: Liberi di Lavorare https://www.patriziadidio.com/post/701/1/25-aprile-liberi-di-lavorare-

Legalità ci piace”: presentato il report Confcommercio alla Ministra Lamorgese

40.000 imprese a rischio di usura. L’impatto del Covid sull’economia e sulle imprese ha dimensioni drammatiche. Che non possono essere sottovalutate. In assenza di adeguati sostegni e di un piano certo di riaperture, rischiano in Italia la definitiva chiusura 300mila imprese del settore commercio, di cui circa 240mila esclusivamente a causa della pandemia. Le difficoltà economiche per le imprese riguardano soprattutto la perdita di fatturato, la crisi di liquidità e le complicazioni burocratiche.

Dal Report dell’Ufficio Studi di Confcommercio presentato alla Ministra Lamorgese in occasione dell’8^ edizione di “Legalità, ci piace!”, la giornata nazionale di Confcommercio dedicata alla legalità tenuta dal Presidente Carlo Sangalli insieme al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, arriva la conferma dell’allarme che come ConfCommercio Palermo abbiamo lanciato da mesi.

In Italia nel solo 2020 le imprese del commercio, alloggio e ristorazione indicano per il 50,7% una riduzione del volume di affari, per il 35,3% mancanza di liquidità e difficoltà di accesso al credito, per il 14% problemi di tipo burocratico. Ma oltre a queste difficoltà c’è un dato che più di tutti parla del dramma che le imprese stanno vivendo: sono a grave rischio usura circa 40mila imprese del commercio, della ristorazione e dell’alloggio.

Il tema resta oggi anche nel 2021 aperto e quindi i dati che raffigurano il contesto sono destinati ad aumentare.

Alle Istituzioni ConfCommercio chiede la cosa più semplice in assoluto: la normalità, che significa innanzitutto poter lavorare, poter riaprire, poter tornare a fare quello che sappiamo fare: impresa.

Noi imprenditrici del Terziario Donna  Confcommercio lo abbiamo ribadito con forza al punto 6 del nostro Manifesto: <Perseguiamo la legalità e i valori della Costituzione con forza, senza se e senza ma. Non offriamo mai spazio a condizionamenti impropri, Respingiamo l’estorsione ed ogni forma di violenza. Rispettare ed affermare la legalità è importane in sé. Ma significa anche avere rispetto di noi stessi, il piacere di essere liberi, l’orgoglio di essere degni>.

Ed è per questo rispetto di noi stessi, delle nostre storie di impresa, del nostro essere cittadini che credono nello Stato, imprenditori ed imprenditrici che vivono del loro lavoro e in questo mettono tutta la passione e l’orgoglio del made in Italy, che chiediamo la normalità. Quella normalità che proprio oggi 25 Aprile assume un significato ancora più forte.

Nel 2020, le imprese del commercio, turismo e ristorazione hanno subito una drammatica riduzione del volume di affari e oltre un terzo di queste è stretta in una morsa, tra la mancanza di liquidità combinata ed una difficoltà sostanziale di accesso al credito. Questo detonatore sociale è sempre stato per noi evidente, tanto che abbiamo chiesto da sempre non solo indennizzi adeguati e tempestivi, ma anche moratorie fiscali e creditizie ampie ed inclusive, la sospensione e la rateizzazione degli impegni fiscali e possibilità più ampie di accesso al credito.

Per “proteggere” le nostre imprese dalla criminalità organizzata e dall’incubo usura.

E come sempre è il Sud a pagare il prezzo più alto a questo fenomeno, a causa di un tessuto imprenditoriale più fragile e quindi dotato di meno opportunità di resilienza. Un tessuto di micro imprese, spesso a conduzione familiare, e spessissimo a titolarità femminile, che non hanno gli ‘ammortizzatori’ e le strutture per difendersi dalla crisi.

Come sistema siamo attenti a non lasciare soli le nostre imprenditrici ed i nostri imprenditori, convinti dell’importanza della denuncia come dovere morale e giuridico e della necessità di fare sistema per fare argine alla disperazione delle imprese. Ma non basta. Dopo 15 mesi di allarmi e denunce della gravità del momento, serve oggi una risposta chiara ed efficace del Governo, che permetta alle aziende di ricostruire i loro bilanci disastrati da continue chiusure e inattività. Serve assicurare la riapertura in sicurezza delle attività, serve sostegno concreto alle imprese e serve programmare interventi di tutela delle imprese in difficoltà.

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Sun, 25 Apr 2021 20:27:56 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/701/1/25-aprile-liberi-di-lavorare- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Impresa significa FARE! https://www.patriziadidio.com/post/700/1/impresa-significa-fare

Dietro un’azienda non c’è un codice ad 11 cifre che identifica la Partita Iva assegnata per l’identificazione fiscale. Dentro un’azienda c’è una comunità, ci sono famiglie, vite. Ci sono storie fatte di capacità, creatività, impegno, sacrifici,  responsabilità, soprattutto ingegno che ha saputo creare e FARE! 

C’è sangue che pulsa, pensieri che fermentano creativi, emozioni che creano connessioni.

Tutto questo sta passando invisibile. Le aziende diventano solo numeri ateco per disciplinare aperture e chiusure. Diventano numeri. E dove sono invece gli imprenditori, i lavoratori, le famiglie, la comunità che sono l’azienda e che sono il cuore pulsante del Paese.

Siamo ridotti a resilienti/combattenti per difendere il nostro lavoro, il nostro pane, la nostra dignità. Per difendere il futuro non solo nostro, ma del Paese.

Sembra quasi che si sia un disegno diabolico e perfetto per eliminare la classe “media” sull’altare di un virus pandemico. Quella classe produttiva che è media solo perché rappresenta la gran parte del paese, che crea reddito e lavoro e che rappresenta l’economia reale del Paese.

Una comunità di gente operosa e concreta, imprenditori e professionisti - dalla più micro attività alle aziende più grandi - che nonostante le cose non funzionino,  nonostante l’incompetenza di chi dovrebbe decidere, nonostante le ruberie e la corruzione, nonostante il veleno della mala burocrazia e il morbo della cattiva politica, con ingegno e capacità è sinora riuscita a tenere in piedi l’economia di questo Paese e ad affermare nel mondo il valore del made in Italia!

Prima di questa pandemia, nonostante le cose non andassero, pur con mille difficoltà le nostre aziende e le professioni erano luoghi in cui la linea di confine è demarcata dalla capacità e dalle concretezza. Piccole isole di attività a formare un arcipelago di operosità.

Il “ciclone pandemico”, che non è il virus ma la reazione inadeguata nella gestione dell’emergenza e delle misure necessarie per la ripartenza ha invaso il nostro arcipelago con quella furia devastatrice tipica dei cicloni.

Come se ci fosse un disegno perfetto per fare trionfare la  mediocrità, l’incapacità e l’inconsistenza sull’iniziativa privata che sa andare avanti, inventarsi, creare reddito e ricchezza. Non lo permetteremo. Noi siamo le imprese. Siamo storie di impegno e di capacità e conosciamo solo il verbo FARE. Diamoci da fare per ricostruire.

Non molliamo! Forza!

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Sun, 18 Apr 2021 20:34:34 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/700/1/impresa-significa-fare cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
La resilienza è un sostantivo femminile https://www.patriziadidio.com/post/699/1/la-resilienza-e-un-sostantivo-femminile-

«Ciò che non ti uccide, ti fortifica». La crisi ce lo sta insegnando ogni giorno.

Noi imprenditrici ed imprenditori lo stiamo vivendo nella nostra vita quotidianamente. Frastornati e sgomenti ma mai domi. Lottiamo ogni giorno per resistere in una crisi dominata dall’incompetenza e dall’improvvisazione. Ma malgrado tutto, continuiamo a rimboccarci le maniche e lottare per il futuro delle nostre imprese.

Perchè una donna imprenditrice lo sa che non c’è crescita dove non c’è cura.

Ma non basta resistere, l’imperativo anche in tempi di crisi per chi fa impresa è crescere.

Senza crescita non c’è futuro. E siamo ben consapevoli che la crescita passa da un diverso paradigma dell’economia che non è oggi più rinviabile. Un paradigma che metta al centro il fare, unico faro che l’impresa conosce.

Ma il fare deve coniugarsi guardando ai numeri, a quei numeri che ci consegnano che senza donne, o almeno senza che alle donne - che costituiscono più della metà della popolazione, sia data una vera chance di successo, non c’è futuro. Non si tratta di una battaglia per le donne, ma di un’evoluzione verso una democrazia paritaria, che ha poco a che vedere anche con le quote rosa, che per adesso restano tuttavia necessarie. La democrazia paritaria è necessaria alla ripresa.

Le donne costituiscono infatti il prezioso capitale sommerso da valorizzare e sostenere per restituire all’Italia una nuova chance. Abituate a lottare, ad affrontare la sfida del fare impresa, tanto più in tempi di crisi, proprio perché per loro, e da sempre, tutto è più difficile.

Le donne imprenditrici sono le prime vittime di questa crisi; devono essere il motore della ripartenza. E del resto è un dato inequivocabile: senza donne al vertice non solo non si cresce, ma non c’è futuro. In un momento di così drammatica crisi economica, parlare di governance al femminile può apparire quasi provocatorio, un atteggiamento elitario e “di parte” che non guarda ai reali problemi del Paese. Ed invece la classe imprenditoriale ha la responsabilità di cercare la soluzione e indicare come uscire dalla crisi. Ed è l’affermazione di un vero principio di parità tra uomo e donna che costituisce il volano determinante per il nostro sistema.

Le donne sono il 52 per cento della popolazione; e questa stessa percentuale dovrebbe esprimere il potere economico del paese, il “potere” di rappresentanza degli interessi del Paese.

E’ un tema di equità, ma è oggi – in piena crisi – un tema di opportunità.

La resilienza è un sostantivo femminile ed è certamente una soft skll che le donne allenano tutta la vita. Se ne vede il riflesso nelle tante imprese a guida femminile che stanno “riorganizzando” le loro attività, con una determinazione, un coraggio ed una intraprendenza che va premiata perché rappresenta il loro amore per questo Paese.

Sono tante le donne imprenditrici che nella crisi hanno reagito, riorganizzando il futuro delle loro imprese – e quindi dei loro dipendenti, delle loro famiglie.

Nel momento più difficile per l’economia del Paese, le imprenditrici femminili non mollano, scoprono aspetti inesplorati, vanno verso il trend del periodo anche con anticipo, sono attente al dettaglio, al prodotto di nicchia, sono naturalmente protese verso tutto quanto fa capo al settore dei servizi. Riorganizzano. Trovando dentro di sé la forza che nasce proprio dal senso di “protezione” del loro progetto di vita e di azienda.

Mettendo in campo la capacità di cura che distingue la leadership resiliente, che sa infondere sempre fiducia, sa dare il buon esempio, creando una squadra motivata ma attraverso rapporti orizzontali, con autorevolezza ma senza mai diventare autoritaria. Sa soffrire e consolare allo stesso tempo. Lavorando sul capitale umano della propria azienda, proprio come è abituata a fare investendo con il capitale umano della famiglia. 

Perchè una donna imprenditrice lo sa che non c’è crescita dove non c’è cura.

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Mon, 12 Apr 2021 15:17:03 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/699/1/la-resilienza-e-un-sostantivo-femminile- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il valore del Made in Italy passa dalla sostenibilità e dal rispetto per l’ambiente https://www.patriziadidio.com/post/698/1/il-valore-del-made-in-italy-passa-dalla-sostenibilita-e-dal-rispetto-per-l-ambiente

Made in Italy bello, perché etico e sostenibile.

La sostenibilità è una variabile strategica che può diventare fattore non solo di competitività. Ma anche di affermazione sul mercato mondiale di una filosofia di fare business che re-orienti i consumi verso modelli consapevoli ed etici.

Come abbiamo fissato al Punto 16 del Manifesto di Terziario Donna: <Accettiamo la sfida dei mercati globali. Siamo deboli per competere sui prezzi ma possiamo combattere con altre armi. Mettendo al centro l’uomo e le sue emozioni, i suoi gusti ed i suoi sensi. Valorizzando attitudini, premiando i talenti. Contribuendo con le nostre imprese a migliorare società ed ambiente>.

La sostenibilità è la grande sfida del futuro anche per il mondo della moda ma essere “green” non basta. La responsabilità etica di conduzione di un’azienda si nutre di comportamenti coerenti in tanti aspetti: occorre rispettare l’ambiente, così come i diritti dei lavoratori, dei fornitori e le garanzie per i propri clienti.

Nel comparto moda, la sostenibilità sta sempre più diventando la linea di confine tra made in Italy e buy in Italy

Malgrado la crisi e l’evoluzione del mercato, le aziende tessili e di moda si misurano sempre più con questo asset strategico e sono sempre più sollecitate da continue domande di sostenibilità.

Si va sempre più affermando il consumo verso modelli orientati a mettere al centro la Persona e il rispetto dell’ambiente.

Questo significa interpretare la sostenibilità come leva strategica di comunicazione identitaria che distingue un’azienda e i suoi prodotti e che si si traduce in un vantaggio competitivo e in un valore che identifica e qualifica il prodotto realizzato interamente in Italia, alimentando una filiera di produzione e vendita che rispetta le norme italiane, che sono tra le più rigorose sia in tema di salvaguardia ecologica sia in materia di lavoro.

Anche per questo piaccia o no, il nostro Paese è un punto di riferimento autorevole per la messa in campo di norme che, se da un lato rendono più costoso produrre in Italia, danno garanzie di rispetto di valori assoluti quali la salvaguardia dell’ambiente, le garanzie sul lavoro così come la tutela della salute collettiva e dello stesso consumatore.

Etica e responsabilità sono i pilastri di regole imposte dal nostro Paese che rappresentano garanzie per tutti, ma sono asset strategici che andrebbero evidenziati nell’etichetta di produzione.

Rappresentano la differenza abissale che distingue un prodotto “made in Italy” da un prodotto “made in China”.

La sostenibilità ha un ‘apparente’ costo aggiuntivo; ma solo se non viene assunta come asset strategico. Come valore distintivo del brand. La sostenibilità può e deve rappresentare un elemento di ulteriore competitività. E il valore reputazionale delle aziende che aderiscono a principi di etica e responsabilità. Le dinamiche organizzative guidate da esigenze di sostenibilità devono entrare a far parte di un piano strategico a breve, medio e lungo termine delle aziende.

Ma soprattutto la sostenibilità, perché diventi , va comunicata e va comunicata bene. Va raccontata con processi di narrazione (storytelling) che trasferiscano al consumatore il senso di quel consumo consapevole di cui è anello primario. E che distingue l’acquisto in genere dall’acquisto consapevole, dall’acquisto cioè che ricerca nel prodotto un significato.

Per questo bisogna con fermezza prendere posizione contro il cosiddetto “greenwashing”, il fenomeno marketing ingannevole a cui ricorrono alcune aziende internazionali costruendo un’immagine di sé fintamente rispettosa dell’impatto ambientale, attraverso mirate campagne di marketing a cui non segue però la coerenza nei comportamenti e nei prodotti.

A fare la differenza, la creatività, l’estro e l’innovazione, l’autenticità del “realizzato in Italia”. Il talento italiano, quello di cui andiamo orgogliosamente fieri. Quello che ci impone in tutto il mondo. Che non è solo buon gusto e bel design; non è solo innovazione e avanguardia. Ma sono invece precise scelte di qualità, di rispetto dell’ambiente e delle persone, di valori etici e di responsabilità. Sono il senso e il significato di esperienze e contenuti che gli stessi consumatori contribuiscono a costruire, facendoli propri e mettendoli, sempre più, al primo posto delle loro scelte.  

 

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Wed, 31 Mar 2021 14:48:51 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/698/1/il-valore-del-made-in-italy-passa-dalla-sostenibilita-e-dal-rispetto-per-l-ambiente sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Storytelling: la persona al centro nella relazione di vendita https://www.patriziadidio.com/post/697/1/storytelling&160la-persona-al-centro&160nella-relazione-di-vendita

<La società dell’immagine che sempre si espande impone linguaggi nuovi. Non possiamo sottrarci alla sfida. Dobbiamo sapere ottenere l’ascolto di uomini e donne che cambiano. Parlando non solo alle loro menti ma anche ai loro cuori>.

Il punto 18 del Manifesto Terziario Donna punta l’attenzione su una sfida fondamentale e quanto mai attuale e che riguarda la necessità di puntare ai nuovi strumenti della comunicazione guidando le trasformazioni del mercato. Per creare quell’innovazione di linguaggio e strumenti che il mondo del Terziario necessita per affrontare il mercato indirizzando il sistema ad un consumo consapevole.

L’Economia del Bene Essere su cui puntiamo, come visione economica del Terziario Donna, che implica lo spostamento della vendita di prodotti alla , passa anche  da questa innovazione nei linguaggi di comunicazione del marketing.

Il primo passo per dei clienti è la narrazione della nostra attività che coinvolga tutto il sistema, dai consumatori ai fornitori della nostra azienda. Il racconto dei nostri valori di impresa.

Lo storytelling – tecnica di marketing che sta sempre più prendendo campo - è un’arte narrativa che incuriosisce sempre di più le aziende per la capacità di coinvolgere gli utenti – di <parlare ai loro cuori>, punto necessario per trasmettere significati - facendoli sentire parte attiva del brand e non solo consumatori.

In un mercato sempre più globalizzato, lo storytelling permette ad un'azienda di entrare in contatto con i suoi clienti attraverso la narrazione persuasiva della propria storia.  Di trasmettere i valori identitari su cui si fonda il proprio brand.

Lo storytelling ci fa entrare in contatto autentico con il consumatore in maniera diretta.

Negli ultimi anni il mondo della moda si è ‘democratizzato’ e ormai praticamente chiunque può decidere di fare una propria collezione e venderla sul web, scavalcando così i canali tradizionali della distribuzione. Perdendo quel valore di unicità. Sono nati migliaia di siti di negozi virtuali “asettici” dove i prodotti si assomigliano tutti e non hanno più nessuna caratteristica di riconoscibilità.

Quello che manca nei dropshop è soprattutto il racconto di tutto ciò che sta dietro:  l’ideazione di un marchio, la realizzazione di una collezione, la scelta dei materiali, l’allestimento di una vetrina. Tutte azioni che nel marketing generalizzato guardano al target; in quello che mi piace chiamare “slow shopping” guardano invece alla relazione con il cliente. Una relazione che deve rimanere valore prevalente anche quando la vendita dal fisico si sposta sull’online.

 Gli imperi dei marchi globali sono stati costruiti sulla veicolazione di un pensiero unico, che deve andare bene a milioni di persone. Quindi indistintamente. 

La moda deve invece rimanere un’esperienza unica, che si rivolge ad ognuno dei suoi clienti. Nessuna storia può essere interessante per tutti, proprio perché i meccanismi narrativi, pur basati sull’oggettività di una visione esterna, lavorano sulla soggettività dei singoli individui e quindi più sono specifici e unici più riescono ad andare in profondità e catturare non solo l’attenzione ma anche la curiosità e il senso di identificazione.  Questo è il segreto che deve esserci dentro lo storytelling: quel racconto dell’esperienza che il prodotto porta in sé, il suo significato.

Il legame tra moda e creatività è un fatto naturale ed inscindibile. La moda è il luogo della creatività, il settore produttivo che esprime la punta più avanzata del design, della ricerca e della sperimentazione rispetto alle possibili declinazioni del gusto. Tuttavia questo legame si è trasformato nel corso degli anni, soprattutto da quando il valore del brand ha assunto una centralità simbolica enorme, capace di dominare l'immaginario dei consumatori e del mercato. Da una concezione intensiva che vedeva la moda come creatività concentrata nel design di capi e accessori si è passati ad una concezione estensiva che investe globalmente le attività delle aziende e che sempre più si apre a tutto ciò che sta al di là del perimetro delle aziende: i luoghi del consumo, della cultura e della vita quotidiana.

Ed è su questo che la narrazione nella moda può fare la differenza: nella capacità di raccontare quel sistemi di valori che sono parte integrante del prodotto, il senso di comunità associato al senso del luogo, l’empatia, la naturalità, la cura per l’ambiente e le persone e tutto ciò che chiamiamo ”benessere”. E’ la narrazione allora, anche in un mondo che sta sempre più integrando la vendita fisica con la vendita online, a riportare centrale la relazione unica con il cliente. La persona al centro per vendere di più e vendere meglio.

 

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Fri, 19 Mar 2021 19:34:14 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/697/1/storytelling&160la-persona-al-centro&160nella-relazione-di-vendita sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
I negozi di vicinato all’alba di una nuova sfida https://www.patriziadidio.com/post/696/1/i-negozi-di-vicinato-all-alba-di-una-nuova-sfida

L'elettrochoc di un anno di pandemia ha ridisegnato la mappa del commercio in Italia. Le saracinesche abbassate dei negozi, le attività commerciali ferme nelle zone rosse e comunque deprivate della solita utenza nelle altre zone ed il crollo dei consumi hanno lasciato un segno indelebile sulla distribuzione. A cui toccherà reagire con determinazione.

Rileggendo attentamente i trend di consumo e rimodulando il sistema del commercio in funzione anche di questo.

La pandemia da Covid-19  ha difatti cambiato sensibilmente, e da più punti di vista, il comportamento dei consumatori. Un anno di distanziamento e di contingentamento della vita cittadina hanno cambiato il nostro modo di fare acquisti dentro i punti vendita. Imprimendo una necessaria metamorfosi di tutto il sistema.

Per non subire il cambiamento, ma anzi guidarlo verso una traiettoria strategica, bisogna rivedere i modelli di business puntando a ridare ai negozi di vicinato la necessaria centralità.

I negozi di vicinato hanno una forza identitaria. Si tratta di negozi che puntano sulla relazione umana con il cliente, mettendo al centro dei loro business proprio il rapporto umano. Oggi, dopo che il ciclone covid ha stravolto proprio le modalità dell’incontro, sono i negozi di vicinato che devono riprendere il loro spazio di mercato, innovando ed innovandosi.

Un punto di osservazione interessante da cui partire ce lo offrono i dati di Google Trends, che registrano le ricerche più frequenti fatte in rete.

Da questi dati si scopre che, contrariamente alla percezione diffusa, gli acquirenti fanno sempre più riferimento ai negozi di vicinato. Gli acquisti si sono infatti spostati dagli ipermercati e centri commerciali ai supermercati  e punti vendita più prossimi all’abitazione. La “vicinanza” è riscoperta come un valore. E anche un nuovo approccio al nostro stile di vita che abbiamo messo in discussione.

Nello specifico, secondo Google Trends, da febbraio 2020 a febbraio 2021 sono aumentate le ricerche effettuate dai consumatori sul motore di ricerca con le parole “vicino a me”, per le attività legate al food, ma anche per la vendita al dettaglio di beni e servizi. In Italia, le ricerche dei consumatori relative alle attività commerciali locali sono aumentate del +20.000% durante la pandemia. Sono nello specifico Lombardia, Lazio, Veneto, Piemonte e Toscana le prime 5 Regioni per ricerche “vicino a me”.

Il 30% di tutte le ricerche da mobile a livello globale riguarda attività a livello locale. Inoltre, il 76% delle persone che cerca sul proprio smartphone un esercizio nelle vicinanze lo visita entro un giorno e il 28% delle ricerche “nelle vicinanze” si traduce in un acquisto.

Complici lo smart working e le restrizioni di movimento, gli italiani hanno riscoperto le attività commerciali non lontane dalla propria abitazioneCon la catena di approvvigionamento interrotta, molte persone sono infatti andate alla ricerca di prodotti e servizi nelle loro comunità locali.

La pandemia ha così permesso a molti consumatori di conoscere nuove attività nella propria zona: non solo prodotti da acquistare, ma anche servizi di assistenza e supporto di vario genere.

Il nuovo contesto, pur nel contingentamento degli acquisti dovuto alla crisi e alla preoccupazione per il futuro, ha visto aumentare il numero di servizi accessori legati alla vendita, come la consegna a domicilio, il personal shopper online, la chatbot di servizio. Ha anche fatto registrare un’impennata di registrazione di piattaforme per il commercio elettronico.

Moltissimi negozi hanno rivisto i loro sistemi di comunicazione online con i clienti introducendo diversi servizi di advertising online e ampliando il numero di informazioni fornite in rete, come la possibilità di segnalare ai clienti la distanza dall’attività commerciale, la merce disponibile, gli orari di lavoro, o l’attesa prevista per accedere allo store.

Oggi il consumatore si aspetta più che mai approcci integrati, dove l’esperienza del negozio fisico si unisce a quella digitale. E’ fondamentale quindi avviare una strategia ad hoc per soddisfare le richieste dei clienti in un approccio multicanale.

Per contrastare i sistemi di vendita online dei grandi store, serve però un’azione decisa volta a preservare i negozi di vicinato e a dirigere i consumatori nelle attività di prossimità. Si stima infatti che i formati multicanale e marketplace saranno alla base dell’86% della crescita del retail nei prossimi cinque anni.

Nel breve termine,  sarà necessario anche fare i conti con la pesante recessione a causa della ridotta capacità di spesa. Conseguenza quasi inevitabile delle macerie economiche e sociali della pandemia. Di sicuro però i piccoli negozianti, le vetrine della moda, i negozi che illuminano le nostre città non potranno essere lasciati soli davanti la difficile sfida di ristabilire gli equilibri dei loro bilanci e “reinventare“ il loro business intercettando i nuovi trend di consumo. Per i negozi di vicinato, pur con un drammatico calo delle vendite e avendo praticamente saltato la campagna saldi, le spese sono infatti pressoché rimaste inalterate.

I negozi dovranno adesso affrontare il cambiamento di comportamenti e di consumi cercando di trasformare i problemi dell'emergenza in opportunità. Ripartendo proprio dalle lezioni che ci lascia questo periodo. La prima grande lezione della pandemia è l'importanza delle vendite online e dei pagamenti virtuali. Questo comporterà per mantenere la forza identitaria dei negozi, creare il giusto equilibrio tra online e negozio fisico anche ricercando alleanze strategiche tra negozi che puntano sullo stesso target di clientela.

Un'altra delle metamorfosi destinate a rimanere è la rivoluzione delle consegne a domicilio. Vale per tutti, dalle case di moda alle catene elettroniche, dai negozietti sotto casa ai big dell'alimentare. L’abitudine all’ordine online dovrà vedere i piccoli negozi reagire per stare al tempo con le modifiche in corso.

Il post covid sta cambiando anche l'architettura degli interni del commercio, minimizzando i punti di assembramento e le code. In ogni segmento di mercato emerge il bisogno di rassicurazione che orienterà i consumi verso i negozi che meglio saranno attrezzati

In questo nuovo quadro, al fine di salvaguardare i negozi di vicinato, presidio di comunità, e per evitare la desertificazione delle città perché ogni vetrina che si spegne è un pezzo di città che muore, diventa necessario ripensare il marketing del commercio e sviluppare una strategia volta alla promozione dei negozi di vicinato che rappresentano il presidio di comunità.

Far rivivere le attività commerciali di quartiere, rispondendo anche ad una maggiore attenzione nei confronti della sostenibilità ambientale: una tematica sempre più vitale, che deve trovare risposta anche negli assi del Piano di spesa del Recovery Fund.

 

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Wed, 10 Mar 2021 08:22:20 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/696/1/i-negozi-di-vicinato-all-alba-di-una-nuova-sfida sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Donne ordinarie e per questo straordinarie - Una nuova Sala delle Donne per fare memoria del loro impegno. https://www.patriziadidio.com/post/695/1/donne-ordinarie-e-per-questo-straordinarie-una-nuova-sala-delle-donne-per-fare-memoria-del-loro-impegno

Il miglior modo per celebrare la giornata internazionale delle Donne è inaugurare una nuova . Un luogo dove fare memoria dell’impegno delle Donne per ottenere conquiste di civiltà.

Un passaggio di testimone da queste eccelse Donne a noi Donne contemporanee che ogni giorno ci impegniamo perché la democrazia sia paritaria e non soltanto sulla carta costituzionale, ma affinché vi sia la giusta rappresentanza in ogni luogo decisionale e in ogni luogo della società.

L’iniziativa prosegue il Progetto partito nel 2016 quando su input dell’allora Presidente della Camera Laura Boldrini è stata inaugurata a Montecitorio la prima «Sala delle Donne» dedicata “alle donne che hanno fatto l’Italia e per quelle che verranno” .

Per sollecitare una riflessione concreta sull’impegno femminile, che ne faccia memoria viva correggendo gli errori di una storia che ci viene invece tramandata solo al maschile. Una storia che i libri di scuola e le toponomastiche delle città ci raccontano solo al maschile e che invece è stata segnata da uomini e donne.

Con il progetto , il Gruppo Terziario Donna di Confcommercio ha voluto correggere la palese discriminazione in atto e sollecitare una riflessione sul contributo di Donne che hanno lottato per affermare il proprio ruolo nella storia.

Le occupazioni delle donne nel mercato del lavoro, che prima erano in gran parte prolungamenti delle attività eseguite in famiglia, riguardavano il lavoro di cura ed altre attività tipicamente femminili: sarte, ricamatrici, balie, insegnanti, educatrici, contadine, lavandaie, stiratrici. Le lotte delle Donne, la loro determinatezza dello studio e l’inserimento nel mondo del lavoro hanno - anno dopo anno – cambiato la nomenclatura del lavoro. E così oggi le Donne sono Ministre, Sindache, Prefette, Poliziotte, Magistrate, Notaie, Ingegneri, Astronaute. Guidano imprese e guidano organizzazioni. Guidano la Commissione Europea. Sono Vice Presidente degli Stati Uniti. Sono Direttrice Generale del World Trade Organization.

Sono, ma non sono ancora.

Per questo è importante celebrarne la memoria ed insieme sottolineare il valore delle conquiste ottenute dalle Donne per le altre Donne.

Ogni «Sala delle Donne» è infatti testimonianza e memoria delle conquiste ottenute con impegno e determinazione per costruire “un’altra storia”.

La «Sala delle Donne» è una galleria di ritratti di figure femminili illustri, che hanno significativamente contribuito al progresso della comunità in cui hanno vissuto. La sua declinazione territoriale disegna quindi una nuova mappa ed una più veritiera pagina di storia. Oggi, a Noceto (Parma) inauguriamo la sesta Sala dopo Montecitorio, Pesaro, Cosenza, Catania, Genova. Ed altre ne seguiranno nei prossimi mesi.

Ogni Sala, raccontando la memoria di Donne di valore, offre l’opportunità per riflettere sull’impegno delle donne che hanno rappresentato quella comunità e contribuisce a correggere una memoria collettiva e identitaria dei luoghi fatta,  ingiustamente, di figure illustri esclusivamente maschili.

Oggi più che mai è necessario muoversi nella direzione di una cultura che promuova il patrimonio della diversità, dell’inclusione e delle pari opportunità incrementando la consapevolezza e il livello valoriale nella società . Promuovendo la cultura della democrazia paritaria.

Nell’anno che ha stravolto la vita nel mondo a causa del virus, le donne sono coloro che stanno pagando il costo più alto, nel privato, nella perdita del lavoro, per la chiusura delle imprese. La pandemia ha reso più fragile la situazione delle donne e rischia di renderle ancora più vulnerabili. Dando vita anche ad un drammatico aumento dei casi di violenza di genere.

Questa nuova Sala delle Donne ha quindi oggi più che mai un alto valore simbolico per dire grazie alle tante donne forse “poco evidenti” e che non avranno mai dedicata una pagina di giornale o una galleria della memoria, ma che stanno avendo il peso di rimettere in piedi il nostro Paese.

L’8 marzo è la giornata per dire Grazie alle donne dalle capacità e dalle gesta straordinarie. Ma anche a tutte quelle che quotidianamente fanno - direbbe Santa Caterina da Siena .

C'è infatti una “straordinarietà” nell'essere ordinarie. Ordinario e Straordinario, due parole che sembrano non avere niente in comune, due mondi in apparenza opposti. Eppure ogni Donna è al tempo stesso ordinaria e straordinaria.

Ogni Donna vive una vita ordinaria, vissuta con le nostre famiglie, ad avviare alla vita i nostri figli, ad aprire ogni giorno i nostri negozi, le nostre aziende, i nostri bar e ristoranti, i nostri studi professionali, i nostri alberghi, attività da portare avanti con mille affanni, per rendere con le nostre attività anche le città più bella ed il futuro migliore.

Ma è come si fa che rende l’ordinario, straordinario. E’ questo investire nella Bellezza e nella Comunità, che rende una vita ordinaria straordinaria.

Cosi come le lapidi al milite ignoto che è una alta celebrazione di tutti coloro grazie ai quali si combattono le guerre, attraverso le donne rappresentate nelle , celebriamo le tante donne che hanno contribuito a farci giungere fin qui. E le tante che daranno il loro contributo incondizionato e fondamentale per conquistare nuovi spazi di civiltà e di futuro. Le celebriamo con riconoscenza e rispettosa memoria, ringraziandole per quelle Donne che oggi possiamo essere.

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Mon, 8 Mar 2021 00:00:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/695/1/donne-ordinarie-e-per-questo-straordinarie-una-nuova-sala-delle-donne-per-fare-memoria-del-loro-impegno sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Al Governo Draghi chiediamo un deciso cambio di passo. Noi faremo la nostra parte. https://www.patriziadidio.com/post/693/1/al-governo-draghi-chiediamo-un-deciso-cambio-di-passo-noi-faremo-la-nostra-parte

Da qualche giorno abbiamo un Governo nuovo. Un Governo di unità e responsabilità, due parole importanti e pregne di significato, a cui voglio aggiungerne una terza: urgenza. 

Perché non c’è più un solo istante da perdere. Occorre - e con immediatezza - mettere in atto una strategia ben chiara che legga i dati dell’economia reale e supporti la ripresa del sistema produttivo. Senza se e senza ma. E senza più la carenza di programmazione che ha caratterizzato questi ultimi tempi, in cui noi imprese abbiamo pagato - e carissimo - il costo di decisioni estemporanee.

Questo governo - a forte trazione tecnica - ha principalmente il compito di definire la strategia del NextGenerationEU.  Partendo da uno dei nodi cruciali che emerge chiaramente dai dati sulla crisi: l’imprenditoria femminile.

Uno dei primi  temi deve riguardare proprio la necessità di riprendere la legislazione a sostegno dell’imprenditoria femminile –come a suo tempo fece  la n. 215 del 1992 – e adeguarla a questi tempi nuovi. Va continuato il lavoro appena avviato nel Tavolo MISE sul Fondo Impresa Femminile” che, con il metodo del confronto partecipato con le associazioni di categoria, deve favorire la creazione di nuove imprese a guida femminile, ma soprattutto fornire alle imprese esistenti la possibilità di resistere alle immani difficoltà del periodo e magari crescere e posizionarsi competitivamente sul mercato. 

Quello che serve non è solo lo strumento di finanziamento, ma anche e direi soprattutto, serve affrontare i nodi culturali che sono dietro al fatto che il 22% delle imprese italiane è rosa. E che nel momento di una crisi, sia proprio questa la componente del sistema a perdere la sua vitalità e dimostrare la maggiore fragilità. 

Nella collaborazione virtuosa tra Governo ed associazioni, deve essere affrontato con metodo questo tema, realizzando strumenti efficaci che forniscano anche localmente assistenza tecnica e formazione alle imprenditrici. 

Il Fondo per l’Imprenditoria Femminile varato nella Legge di Bilancio 2021, pur con una dotazione finanziaria limitata che andrà necessariamente potenziata con le risorse del Recovery Fund, è pensato con l’ambizione di farne un elemento centrale del NextGenerationEU

Con la consapevolezza che il tema sia non un tema di pari opportunità, ma debba essere tema di politica economica del Paese. Perché in un’economia in cui la crescita è sempre più nei settori tecnologicamente avanzati, se non affrontiamo il ritardo nel rapporto tra donne e impresa, se non aumentiamo la partecipazione femminile al mondo digitale, se non sosteniamo la scalabilità delle imprese rosa, non aiutiamo la crescita del Paese. neghiamo il diritto costituzionale delle Donne di fare impresa avendo pari opportunità degli uomini.

Questo tema lo ha ben sottolineato la Presidente Ursula von der Leyen, che ha collocato la parità di genere al centro delle priorità della sua Commissione (2019-2024) e tale impegno politico a promuovere un percorso di lungo termine, sia all’interno che all’esterno dell’Unione, si è tradotto nell’UE, nell’inclusione di una prospettiva di genere in tutte le politiche e in tutte le principali iniziative messe in campo. Ha portato a definire l’empowerment del lavoro femminile asset strategico del Recovery Fund.

Adesso chiediamo che l’Italia sia consequenziale, mettendo in atto le azioni necessarie a risolvere la fragilità del lavoro femminile, restituendo quella straordinaria vitalità che aveva portato – ante crisi – le imprese rosa a crescere a velocità maggiore delle imprese maschili. 

Oggi non è più tempo di rimandare. A maggior ragione adesso che dobbiamo rimettere in piedi il Paese e che donne, giovani e Sud sono considerati le direttive della ripresa e dello sviluppo anche per tutte le misure da intraprendere.

Sappiamo bene l’importanza del ruolo che abbiamo noi imprenditrici - e ancor più noi “piccole e medie“ imprenditrici.

Come Gruppo Terziario Donna Confcommercio continueremo con determinazione a dare il nostro contributo nel processo di definizione del Recovery Fund, e presenteremo al nuovo Governo alcune misure che riteniamo potrebbero costituire un forte incentivo al fine di porre le basi per un crescita che sia davvero innovativa, sostenibile e paritaria. Alla base di tali misure, l’assunzione della parità di genere come linea strategica con una visione strutturale e sistemica e l’agevolazione del fare impresa femminile, che costituisce oggi un’opportunità a tutti gli effetti di piena affermazione professionale, e non solo un semplice auto-impiego. 

Porremo con decisione il tema della centralità dell’imprenditoria femminile per lo sviluppo economico e la stretta correlazione con la crescita economica e l’esistenza di sistemi sostenibili. Nella convinzione che solo un diffuso tessuto imprenditoriale femminile può determinare una maggiore resistenza alle crisi finanziarie delle economie che lo ospitano. 

E lo faremo non solo al tavolo costituito al Mise, ma anche verso tutti gli altri sistemi che in maniera incisiva contribuiranno alla costruzione del Recovery Fund, come il neo nato Ministero della Transizione Ecologica ed al Ministero per la Coesione Territoriale.

E’ il Regolamento del NextGenerationUE a porre il tema “impresa femminile” sempre più al centro delle agende delle Istituzioni e credo mai come in questo anno ci sarà richiesto un supplemento di impegno per saper cogliere l’importante opportunità che auspichiamo da tempo e che oggi finalmente sembra avere favorevoli condizioni per realizzarsi, di cambio del modello di sviluppo. 

Buon lavoro al Governo Draghi chiamato a fronteggiare con competenza e responsabilità l’emergenza sanitaria, emergenza economica ed emergenza sociale, mettendo in campo le risorse che l’Europa ci mette a disposizione e realizzando le necessarie riforme. 

É arrivato il tempo di un deciso cambio di passo. Noi ci siamo.

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Tue, 16 Feb 2021 04:40:29 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/693/1/al-governo-draghi-chiediamo-un-deciso-cambio-di-passo-noi-faremo-la-nostra-parte sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Il lavoro femminile è una questione economica: le proposte di Terziario Donna ConfCommercio al Tavolo per il Fondo Impresa Femminile istituito presso il MISE https://www.patriziadidio.com/post/692/1/il-lavoro-femminile-e-una-questione-economica-le-proposte-di-terziario-donna-confcommercio-al-tavolo-per-il-fondo-impresa-femminile-istituito-presso-il-mise-

1,3 milioni di imprese femminili in Italia, pari al 22% del totale, che danno lavoro a quasi 3 milioni di persone. Un numero in crescita, anno su anno, che però nel corso del 2020 ha subito un pesantissimo stop che ha praticamente annullato i risultati conseguiti - e con fatica - in questi anni.

Questo è quanto ci consegna l’ultimo Rapporto nazionale Impresa di Unioncamere: le donne del Terziario di mercato stanno pagando il conto più salato della crisi innescata dal Covid_19. Questo dato, oramai assunto da tutti, deve però trovare risposta adeguata nell’agenda politica e nelle azioni di politica economica che saranno varati dal nascente governo nazionale che auspichiamo nasca improntato alla democrazia paritaria.

Come ConfCommercio Gruppo Terziario Donna vogliamo contribuire portando il nostro punto di vista e la nostra esperienza sul campo. Siamo infatti consapevoli del ruolo che abbiamo noi imprenditrici - e ancor più noi “piccole e medie“ imprese - nel sistema economico del Paese e quindi della responsabilità di noi Associazioni di rappresentanza, che siamo la cerniera fondamentale tra sistema produttivo e sistema di Governo.

Nei tavoli di lavoro in cui siamo state coinvolte in fase di definizione della Legge di Bilancio, Terziario Donna ha presentato alcune misure che riteniamo necessarie per porre le basi per un crescita che sia davvero innovativa, sostenibile e paritaria. Alla base di tali misure, l’assunzione della parità di genere come linea strategica con una visione strutturale e sistemica e l’agevolazione del , che costituisce oggi un’opportunità a tutti gli effetti di piena affermazione professionale, e non solo un semplice auto-impiego. Ma anche una leva strategica di politica economica per il Paese.

Il nostro Gruppo è stato chiamato ad intervenire come membro effettivo del Comitato Nazionale di Parità e Pari Opportunità nel Lavoro per definire misure specifiche per lo sviluppo dell’empowerment e dell’occupazione femminile, ma anche a far parte del tavolo per il Fondo a sostegno dell’Impresa Femminile presso il Ministero per lo Sviluppo Economico, finalmente costituito.

Tra le misure che abbiamo proposto per sostenere l’imprenditoria femminile, oltre il ripristino di misure a fondo perduto per le imprese esistenti e le start-up femminili, la previsione di misure di decontribuzione e investimenti mirati a potenziare i servizi di cura. La crescita della partecipazione delle donne al mondo del lavoro, deve infatti essere accompagnata da strumenti concreti di conciliazione che permettano di “liberare il lavoro delle donne” oggi sottratto dalle inefficienze del welfare pubblico.

Il supporto all’imprenditoria femminile deve passare dalla revisione dei meccanismi di attuazione del Fondo Impresa Donna istituito nella Legge di Bilancio 2021 - che prevede al momento - lo stanziamento di 40 milioni di euro per gli anni 2021 e 2022 a favore di imprese femminili di nuova costituzione e già costituite, oltreché di iniziative volte alla diffusione della cultura e dei valori d’impresa, a servizi di orientamento e accompagnamento alla professione imprenditoriale.

Nello specifico, il Fondo Impresa Donna prevede:

– Contributi a fondo perduto per avviare imprese femminili, con particolare attenzione alle imprese individuali e alle attività libero professionali in generale e con specifica attenzione a quelle avviate da donne disoccupate di qualsiasi età;

– Finanziamenti a tasso zero, finanziamenti agevolati, combinazioni di contributi a fondo perduto e finanziamenti per avviare e sostenere le attività di imprese femminili;

– Incentivi per rafforzare le imprese femminili, costituite da almeno 36 mesi, sotto la forma di contributo a fondo perduto del fabbisogno di circolante nella misura massima dell’ottanta percento della media del circolante degli ultimi 3 esercizi;

– Percorsi di assistenza tecnico-gestionale, per attività di marketing e di comunicazione durante tutto il periodo di realizzazione degli investimenti o di compimento del programma di spesa, anche attraverso un sistema di voucher per accedervi;

– Investimenti nel capitale, anche tramite la sottoscrizione di strumenti finanziari partecipativi, a beneficio esclusivo delle imprese a guida femminile tra le start up innovative di cui all’art. 25 del D.L. n. 179 del 2012 e delle PMI innovative di cui all’articolo 4 del D.L. n. 3/2015, nei settori individuati in coerenza con gli indirizzi strategici nazionali;

– Azioni di comunicazione per la promozione del sistema imprenditoriale femminile italiano e degli interventi finanziati attraverso le norme del presente articolo.

Il Fondo e il Comitato - che auspichiamo si rinforzino nel nuovo Esecutivo che sarà in queste ore varato – tracciano un metodo che è il miglior presupposto per procedere alla promozione del valore di genere, anche attraverso l’imprenditoria femminile.

Seppure parta con uno stanziamento che riteniamo limitato, e che valuteremo con attenzione non appena sarà pubblicato il decreto attuativo che individuerà la ripartizione della dotazione finanziaria tra i diversi interventi, le modalità di attuazione, i criteri e i termini delle agevolazioni previste, ivi incluse le azioni di controllo e monitoraggio, il Fondo dà una prima risposta concreta alle urgenze che provengono dall’imprenditoria femminile.

Ma perché sia più rispondente alla situazione che emerge dai dati rilevati da Unioncamere nel Rapporto per l’Imprenditoria Femminile, abbiamo richiesto di rivedere la definizione di imprenditoria femminile. Abbiamo anche già chiesto di far convogliare la maggior parte delle risorse sulle imprese femminili già esistenti, piuttosto che alle imprese di nuova iscrizione, in un’ottica di maggiore efficienza ed efficacia dell’impiego dei fondi a disposizione, e nella promozione dell’introduzione di meccanismi trasversali di premialità per le donne.

Questi temi saranno oggetto delle prossime sedute del tavolo per il Fondo a sostegno dell’Impresa Femminile, finalmente costituito, che per previsione normativa ha il compito di controllare il corretto utilizzo delle risorse del fondo d’investimento:

a) contribuendo ad indicare le linee di indirizzo per l’utilizzo delle risorse del Fondo;

b) conducendo analisi economiche, statistiche e giuridiche relative alla questione di genere nell’impresa;

c) formulando raccomandazioni relative allo stato della legislazione e dell’azione amministrativa, nazionale e regionale, in materia di imprenditorialità femminile e più in generale sui temi della presenza femminile nell’impresa e nell’economia;

d) contribuendo alla redazione della Relazione annuale sulle attività svolte da presentare al parlamento.

Il Tavolo dovrà anche condurre analisi economiche e giuridiche relative all’imprenditoria femminile; fornire indicazioni relative alla presenza femminile nelle imprese e nell’economia italiana a livello nazionale e regionale; e suggerire indicazioni relative allo stato della legislazione e dell’azione amministrativa, nazionale e regionale, in materia di imprenditorialità femminile.

Per tale motivo riteniamo valida la strada intrapresa e che dà finalmente corretta collocazione alla rappresentanza datoriale di genere ed apre una stagione nuova, collocando il tema all’interno del Ministero che ha la regia dello sviluppo economico e non trattato più solo nell’ambito delle pari opportunità, o nelle politiche sociali, quasi fosse un tema di rappresentanza accessorio.

La strada è ancora lunga, ma la via tracciata è finalmente quella giusta.

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Fri, 12 Feb 2021 02:47:09 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/692/1/il-lavoro-femminile-e-una-questione-economica-le-proposte-di-terziario-donna-confcommercio-al-tavolo-per-il-fondo-impresa-femminile-istituito-presso-il-mise- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Donne potenziale inespresso necessario alla ripresa https://www.patriziadidio.com/post/691/1/donne-potenziale-inespresso-necessario-alla-ripresa

Attivare il potenziale inespresso” è il tema su cui come gruppo Terziario Donna ConfCommercio da sempre ci battiamo. Un convincimento che deriva da una precisa valutazione: il mancato contributo delle donne alla crescita dell'economia è una perdita altamente significativa che non possiamo più permetterci.

Se il tema dell'imprenditoria femminile è stato sinora relegato a ‘questione di disparità sociale’, oggi più che mai deve diventare ‘questione economica’.

Oggi si contano circa 1,3 milioni di imprese femminili in Italia, pari al 22% del totale, che danno lavoro a quasi 3 milioni di persone, ma dopo anni in cui in ogni trimestre le imprese femminili segnavano crescite superiori alle imprese maschili, nel corso del 2020 questa maggiore velocità si è praticamente annullata e questo perché, secondo quanto emerge dall'ultimo Rapporto nazionale Impresa in genere di Unioncamere, le donne stanno pagando il conto più salato della crisi innescata dal Covid_19.

I dati Istat sull’incidenza della crisi sull'occupazione femminile diffusi in questi giorni confermano in modo ancora più incisivo come siano soprattutto le donne del Terziario di mercato  le principali vittime della crisi economica innescata dalla pandemia. 

Nel solo mese di dicembre l'Istat  ha certificato una flessione complessiva dei posti di lavoro dello 0,4% rispetto a novembre (in assoluto questo vuole dire 101 mila occupati in meno), ma a risaltare è il fatto che il calo sia in larga parte concentrato sul versante femminile. Con un'incidenza pressoché totale, anche a causa del blocco dei licenziamenti, sulle lavoratrici autonome e sulle imprenditrici. Ovvero sul mondo del terziario femminile.

Rispetto al mese di novembre le donne occupate sono diminuite a dicembre di 99 mila unità, a fronte della flessione dei lavoratori uomini che è di 2 mila posti di lavoro. Analogo fenomeno emerge anche su base tendenziale: il mese di dicembre l’occupazione femminile segna una battuta di arresto del 3,2% rispetto al mese di dicembre 2019, quella maschile cede l’1%.

Il saldo finale di un anno contrassegnato da dieci mesi di pandemia si traduce in una perdita di 444 mila posti di lavoro, di cui 312 mila donne in meno nel mondo del lavoro, cioè il 70% di quella perdita! Dati che aggravano il divario e dimostrano tutta la fragilità del sistema. E da cui non possiamo non trarre elementi per indirizzare le misure necessarie alla ripresa. 

I dati ci prefigurano infatti un contesto drammatico ed obbligano – non più suggeriscono - a porre come centrale nell'agenda politica il tema dell'occupazione femminile. Tanto più quando i dati dicono che alla presenza femminile nell’impresa sono associati maggiore attenzione a profili dwelfare, di etica, più rispetto dell’ambiente. Maggiori performance. 

Tutti aspetti che come Terziario Donna ConfCommercio da sempre portiamo avanti come principi guida, e che hanno orientato in modo certamente avanguardista le visioni del Gruppo, che ha proposto già da anni e riassunto nel Manifesto Terziario Donna. Principi che sono alla base delle visioni economiche lanciate dal Gruppo e che puntano proprio sui concetto di equità e di sostenibilità. Gli stessi principi che oggi ritroviamo come cardine fondamentale su cui si poggia il NextGenerationUE e su cui saremo valutati dall’Europa credibili o no. 

Vogliamo - e dobbiamo - quindi, quali imprenditrici che rappresentano l'economia reale di questo Paese, essere centrali nei sistemi di programmazione delle misure economiche. Perché il futuro e la necessaria ripresa dipenderà proprio da quanto saranno vicine all’economia reale le misure che saranno intraprese.

Riteniamo in tal senso un buon segnale quello lanciato a tutti noi, ma soprattutto alla politica, dal Presidente Mattarella che ha assegnato ad una persona certamente competente ed autorevole in Europa come Mario Draghi il compito di formare il nuovo governo che deve guidare questa difficilissima fase in cui la parola programmazione deve essere centrale ma soprattutto in cui il tempo e la sostenibilità delle misure saranno determinanti.

E auspichiamo che si prosegua nel metodo della programmazione partecipata che in questa ultimissima fase ci ha visto sedere ai tavoli di confronto rappresentando le istanze di ConfCommercio e di tutta la sua platea di imprese che costituiscono la dorsale economica del Paese.


 

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Thu, 4 Feb 2021 09:35:00 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/691/1/donne-potenziale-inespresso-necessario-alla-ripresa sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
La gestione inadeguata della crisi favorisce la criminalità organizzata https://www.patriziadidio.com/post/690/1/la-gestione-inadeguata-della-crisi-favorisce-la-criminalita-organizzata-

La gestione inadeguata di questa crisi sta mettendo in ginocchio il sistema della libera impresa. Aprendo le porte alla criminalità organizzata.

La notizia di oggi è la conferma che la Sicilia è ancora Zona Rossa. Significa che a pagare il costo delle scelte sbagliate, prese su dati ingannevoli, sarà ancora la libera impresa.

Dobbiamo tornare a lavorare. Continuando così, le istituzioni politiche faranno il gioco della criminalità, consegnando la Sicilia e i siciliani alla mafia che attraverso la diffusa pratica dell’usura avvicinerà la gente in difficoltà e grazie alla liquidità proveniente da attività illecite, proverà a “estorcere” le aziende commerciali ormai moribonde. L’emergenza sanitaria è stata gestita in modo grottesco sulla pelle delle aziende e delle famiglie, gli aiuti somigliano a una elemosina, si vuole impedire il sacrosanto e inalienabile diritto costituzionale alla libertà d’impresa e al lavoro.

Per questo chiediamo alle istituzioni che ci sbarrano le saracinesche: cosa farebbero al nostro posto, senza pane per sopravvivere? 

Raccolgo il grido disperato di migliaia di imprenditori e commercianti. Chiediamo la riapertura delle attività dall’1 febbraio, pur con il mantenimento di tutte le opportune misure di sicurezza.
Non possiamo più stare chiusi. Chi ci impone queste chiusure, si è domandato come viviamo? Questa chiusura da chi sarà rimborsata? Come possono sopravvivere le famiglie di coloro ai quali viene impedito di esercitare la propria attività? A breve, se non è già successo, molti imprenditori siciliani saranno tra le fauci della criminalità e degli strozzini. Il diritto al lavoro non può essere ucciso dal diritto alla salute. Devono coesistere entrambi.

È sotto gli occhi di tutti la scarsa efficacia dei provvedimenti finora adottati. I politici prendono decisioni improvvisate sulla base di dati che, alla luce di quanto sta emergendo in Lombardia e come ammettono tanti addetti ai lavori, sono falsati da errori madornali, ingannevoli e inficiati da duplicazioni. Fa male sentire minacciare, ancora ora, un ulteriore prolungamento delle restrizioni da parte di chi – evidentemente avulso dalla quotidiana realtà – non ha compreso la gravità della situazione e continua a non programmare per tempo gli adeguati sostegni economici per quelle attività imprenditoriali che hanno visto crollare i propri fatturati senza alcuna colpa. Adesso basta: onesti sì, fessi no.

Siamo solo noi, imprenditori e negozianti, circa il 30% di tutte le attività, a dover rimanere chiusi? Siamo stati noi, che ci siamo sempre adeguati alle rigorose regole sanitarie, a provocare la diffusione del contagio? O più semplicemente, come più volte denunciato per le vie ufficiali, non c’è stata la capacità organizzativa e di adozione di provvedimenti equi e razionali? Sarebbe più onesto ammettere i propri errori. Oltre a creare inique differenziazioni tra “codici Ateco”, adesso è sempre più netta la contrapposizione tra stipendiati pubblici e pensionati da una parte e imprenditori, professionisti e partite Iva dall’altro che sono enormemente più vulnerabili e stanno pagando più di altri.

Sono troppe le promesse non mantenute e nessuna reale visione d’insieme. Gli imprenditori si ritrovano, ormai da un anno, a non poter programmare le proprie attività, a non poter garantire più occupazione ai propri dipendenti, a non poter assolvere alle scadenze tributarie, a non avere più altre possibilità di indebitamento con le banche – ammesso che sia opportuno indebitarsi senza avere una corretta visione del futuro – e avendo già dato fondo ai propri risparmi nel tentativo di portare avanti con dignità e onestà le proprie imprese.

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Sat, 23 Jan 2021 07:14:24 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/690/1/la-gestione-inadeguata-della-crisi-favorisce-la-criminalita-organizzata- cliente@cliente.com (Patrizia Di Dio)
Zona Rossa: per colpa di chi ? https://www.patriziadidio.com/post/688/1/zona-rossa-per-colpa-di-chi-

Siamo di nuovo in zona rossa. Eppure noi imprese abbiamo severamente rispettato ogni limitazione, abbiamo investito per garantire la sicurezza dei nostri clienti e dei nostri lavoratori, ed abbiamo tollerato ogni decisione, anche quelle che andavano contro i negozi di vicinato e favorivano altri.

Ma non è bastato. Forse perché noi abbiamo rispettato ogni dettame, ma non altrettanta solerzia vi è stata in chi doveva - e per tempo – garantire che fossero poste in essere tutte le misure necessarie a non far svettare la Sicilia in cima alla classifica delle Regioni a più alta diffusione del virus e a non adeguata capacità di resistenza del sistema sanitario.

Da stasera i negozi sono chiusi. Stasera con amarezza abbiamo spento le luci e tirato giù le saracinesche. Con un grande punto di domanda su quando potremo di nuovo rialzarle e vedere entrare i clienti. Con un grande punto di domanda sul futuro.

L’ordinanza del Presidente della Regione Siciliana parla sino al 31 gennaio, ma per moltissime attività commerciali questa zona rossa potrebbe essere il colpo ferale. C’è - ed è alto - il rischio che chiudano per sempre, schiacciate dal peso di una crisi economica non più sostenibile che dura da un anno. Per colpa della inadeguata gestione di un’emergenza sanitaria a cui le istituzioni preposte non hanno saputo far fronte in modo equo e funzionale al risultato.

Abbiamo sempre compreso la drammaticità della situazione sanitaria e abbiamo collaborato al massimo delle nostre possibilità. Non abbiamo mollato, anzi ci siamo rimboccati le maniche per fare la nostra parte. Ma di fronte all’abbandono da parte dello Stato e della Regione e alla assunzione di provvedimenti irrazionali, se non addirittura iniqui, non possiamo stare fermi a guardare la morte delle nostre imprese che - soprattutto al Sud - rappresentano un importante volano dell’economia. Dovremo affrontare la nuova emergenza sociale determinata dalle chiusure.

I provvedimenti finora adottati per fronteggiare l’emergenza sanitaria non hanno sortito gli effetti sperati. Dopo un anno siamo ancora in emergenza a causa di una inadeguata programmazione e dell’irresponsabilità di alcuni comportamenti individuali, per l’assenza di adeguati controlli e per la scarsa coerenza dei provvedimenti adottati da chi ha responsabilità di governo.

Se la chiusura delle nostre attività risponde a un'esigenza di salute primaria e straordinaria, lo Stato deve altresì riconoscere gli aiuti e deve farlo con provvedimenti chiari.

Se la causa è pubblica, il pubblico deve riconoscere aiuti a coloro che più degli altri stanno sacrificando attività a beneficio della salvaguardia delle vite umane. Non si può pretendere di sottrarre il proprio diritto di libera impresa e al lavoro se al contempo non si creano le condizioni per risarcire il sacrificio.

La “zona rossa” come viene prevista tra mille “eccezioni”, è iniqua perché chiude alcuni settori commerciali ma ne lascia aperti altri, generando evidenti disparità e ingenerando una impari lotta tra settori. Dimenticando che nel corso di tutto il 2020 tutti noi siamo andati incontro a spese supplementari per garantire la sicurezza dei nostri clienti e il rispetto delle norme sanitarie. Le imprese costrette alla chiusura hanno avuto finora ristori molto parziali e assolutamente insufficienti. Il governo regionale non ha ancora rimborsato le imprese che, a parte i poco più di 2.000 euro del Bonus Sicilia, non hanno ancora visto nulla.

Dal governo nazionale riceviamo Dpcm di chiusura ma ancora nessun decreto che preveda ristori sufficienti a tutte le categorie produttive danneggiate. Senza contare gli aspetti occupazionali che deriveranno dalla chiusura di centinaia di aziende in Sicilia. Una falla che amplia la voragine occupazionale che già grava sulla nostra terra.

Abbiamo chiesto senza sosta interlocuzioni e offerto soluzioni e disponibilità; ma adesso le nostre imprese sono allo stremo delle loro forze, mentre la politica litiga, le nostre aziende muoiono. Se gli aiuti non arriveranno immediatamente con immissione di liquidità ed aiuti a fondo perduto per sostenere, anche solo in parte, ciò che ci è stato sottratto, sarà troppo tardi per tante aziende. Non possiamo più sopravvivere all’improvvisazione. Occorre una revisione delle misure delle zone rosse in modo da distribuire tra tutte le aziende e i codici ateco, nessuno escluso, gli effetti delle misure anti contagio.

Le attività considerate dai DPCM come “non essenziali”, sono essenziali per l’economia. Lo sono per ognuno di noi, per ognuno dei nostri lavoratori, per ognuno dei nostri fornitori. Lo sono per la comunità, perché ogni saracinesca che si chiude lascia un vuoto nelle nostre città . A maggior ragione per la Sicilia che vive prevalentemente di commercio e di terziario di mercato.

Non solo manca del tutto una strategia, ma anche le stesse disposizioni di chiusura incoerenti e inique rischiano di essere fallimentari non solo sul fronte del contenimento del contagio, ma rischiano anche di determinare l’acquisizione di spazi di mercato da parte di alcune attività, a scapito di quelle, già in forte difficoltà, obbligate alla chiusura. Mentre i settori penalizzati dalla zona rossa restano chiusi, cedono consumi agli operatori degli stessi settori merceologici le cui attività hanno codici ateco differenti, ma del tutto assimilabili per vendita di prodotti comuni. E cedono spazi di mercato alle grandi piattaforme di vendita straniere.

Occorrono quindi, senza altro indugio, correttivi alle incongruenze per evitare di aggravare la situazione già insostenibile.

E sono indispensabili e sacrosanti gli aiuti! Aiuti concreti ed adeguati alle perdite imposte! Per le attività che sono in ginocchio, stremate, indebitate. Se la causa è pubblica, il pubblico deve riconoscere aiuti a coloro che più degli altri stanno sacrificando attività a beneficio della salvaguardia delle vite umane.

<Se ognuno fa la sua parte, si può fare tanto> è l’insegnamento che ci ha lasciato Padre Puglisi. Noi imprese la nostra parte l’abbiamo fatta, ma si può dire altrettanto per chi ha responsabilità di governo ?

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Sat, 16 Jan 2021 13:50:23 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/688/1/zona-rossa-per-colpa-di-chi- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
2021: Puntiamo sulla Bellezza https://www.patriziadidio.com/post/687/1/2021-puntiamo-sulla-bellezza

Il 2020 è stato un anno che ha profondamente cambiato il sistema economico. Da questa crisi di carattere mondiale che ha fermato i sistemi economici di vicinato, quelli che sono la cerniera tra impresa e comunità, emerge il bisogno di modificare i modelli di business per modellarli su un consumo più attento e più etico. Un consumo che da questa crisi sappia trarre esperienza per trasformarsi in qualcosa che oltre a creare economia crea valore.

L’Italia è da sempre sinonimo di Bellezza in virtù del suo patrimonio culturale, artistico, monumentale, paesaggistico, ma anche della sua qualità di vita, nell’enogastronomia, nel gusto, nel design e nella moda. La ripresa deve partire da questo immenso patrimonio materiale ed immateriale che è la Bellezza, per un nuovo modello economico che nella crisi trovi l’opportunità per rinascere.

Attraverso quella che come Terziario Donna invochiamo da anni: l’Economia della Bellezza. Un'economia basata sull'identità del nostro Paese, la storia, la creatività, la qualità, il rispetto dell’ambiente. E che si contrappone all’economia basata sull'idea di dovere aumentare varietà e quantità dei beni abbassando i prezzi "non-importa-come". Perché in quel "non-importa-come" si nascondono tutti gli effetti negativi sui beni per noi più preziosi, che sono la dignità del lavoro, la qualità dell’ambiente, la salute e le relazioni umane.

Ai suoi allievi Kant soleva ricordare che "ci sono cose che hanno un prezzo, altre che hanno una dignità". E queste sono quelle che non hanno prezzo. E mai come nel 2020 abbiamo potuto sperimentare l’importanza di tornare a dare priorità alle cose che non hanno un prezzo. Da un sistema in cui la domanda prevalente è stata «quanto costa», la ripresa dovrà puntare "sul quanto vale", sui Beni relazionali, come la fiducia, la giustizia, la solidarietà, l’amore, l'empatia, le relazioni sociali. Beni che non si comprano ma permettono alle persone di riconoscersi. Di tornare ad essere Comunità, ancora prima che mercato.

L'Economia della Bellezza si esprime con una cultura d’impresa che sa guardare lontano e che promuove comportamenti virtuosi sempre più attenti all’individuo e alla comunità, permeata delle specificità femminili di cura, visione dell’altro, “ricerca di senso”, coraggio, istinto ecologico, cultura, relazioni, solidarietà.

Il 2021 dovrà essere l’anno dello slow shopping, ovvero il consumo , senza fretta senza ingordigia consumistica, ma guardando alla qualità. Il consumo che mette al centro la persona e le relazioni umane.

La sfida sarà, lo ripeto sempre ma mai come oggi deve diventare il faro per rilanciare il commercio made in Italy, investire nella Bellezza, nel senso più antico del termine, partendo dal Kalos kai Agatos, come chiamavano i greci la Bellezza, . E che crea Comunità.

L'economia della Bellezza è infatti economia del nuovo Umanesimo, è quella dei nostri negozi sotto casa che rendono i luoghi  "città" e sono elemento di costruzione e arricchimento della realtà cittadina. Sono ciò che rende le nostre città più belle e più sicure. Sono il modo di riappropriarsi del territorio e sono il sistema efficace e naturale di controllo della realtà urbana.

Vinceremo la sfida della ripartenza, non se sfideremo i mercati globali sulla competitività del prezzo, ma se adottiamo una visione dello scambio di beni e servizi che metta al centro la persona, le sue emozioni, i suoi valori.

Nel mondo della moda, Economia della Bellezza significa ad esempio non vestire ma vivere un’esperienza, un’emozione. Consumare non come reazione compulsiva ad un momento passeggero, ma scegliere la qualità dando valore a tutto il lavoro che c’è dietro la creazione di un capo. Per un’imprenditrice della moda come me, Economia della Bellezza significa pensare una collezione che possa durare negli armadi delle sue clienti ben oltre la stagione. Significa un’attenzione costante al degli acquisti. Perché - e questa è ad esempio la filosofia imprescindibile della mia azienda e che ho portato con convinzione anche dentro il Terziario Donna -  non vendiamo prodotti ma . 

Il 2021 sarà un anno di grande impegno per noi imprenditrici ed imprenditori, un anno in cui dovremo ricostruire le economie delle nostre imprese. Ma anche un anno in cui ci impegneremo per affermare i nostri imprescindibili valori di impresa improntati all’Economia della Bellezza.

Siamo e ci sentiamo protagonisti di un cambiamento, abbiamo pagato uno dei prezzi più alti della crisi e da questo dobbiamo ripartire. Ripartendo dalla Bellezza.

 

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Tue, 12 Jan 2021 11:49:24 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/687/1/2021-puntiamo-sulla-bellezza sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Buon 2021 ai portatori sani di Cambiamento https://www.patriziadidio.com/post/685/1/buon-2021-ai-portatori-sani-di-cambiamento-

Buon 2021 a tutte le imprese, gli imprenditori, le imprenditrici, alla squadra di Confcommercio Palermo

Si è chiuso un 2020 difficile che resterà per sempre nelle nostre storie di impresa, oltre che personali. Per me un anno segnato da due eventi straordinari legati al mio impegno in ConfCommercio: la vicepresidenza nazionale e la rielezione per acclamazione a Presidente di ConfCommercio Palermo per i prossimi 5 anni.

Ed è proprio a questo che voglio dedicare le mie riflessioni di inizio anno, facendo tesoro di quello che sono significati questi 5 anni perché siano il faro per questo nuovo mandato che ho accolto con ancora maggiore responsabilità ed impegno.

Cinque anni fa chiesi fiducia per rinnovare politiche, progetti, prospettive. Abbiamo sperimentato tutti insieme  che non si rinnova agendo in solitudine. Ma lavorando  insieme. Perché insieme si può realizzare il nuovo. Occorrono perseveranza, contenuti, responsabilità, credibilità. Coerenza soprattutto.

Abbiamo portato avanti una sfida impegnativa ma entusiasmante, con senso di responsabilità e tanta passione. Non è stato facile. Ma è stato possibile grazie ad una squadra che ha lavorato coesa, facendo sempre emergere il valore del confronto ma soprattutto la coesione intorno ai valori di impresa e di impegno responsabile. Abbiamo fatto tutto ciò che andava fatto. Senza se e senza ma.

Siamo stati una squadra. Una squadra vera. E non è un luogo comune. Non sempre siamo stati d’accordo su alcuni temi. Sempre, però, abbiamo lavorato con intelligenza, spirito associativo e responsabilità. Ed abbiamo raggiunto gli obiettivi fissati. Abbiamo rinnovato il sistema. Abbiamo riempito di contenuti il concetto di “rappresentanza” a cui siamo stati chiamati.

Dall’inizio del mandato, nel 2015,  la parola chiave è stata Rinnovamento. Partendo dalle macerie di un’immagine devastata dalla precedente presidenza, Confcommercio ha avuto da subito credibilità, ed ha aggiunto, giorno dopo giorno, autorevolezza. E’ diventata un  faro per le imprese che operano nei settori del commercio, del turismo e dei servizi. Ho voluto, con forza, rappresentare,  negli spazi istituzionali competenti, tutti coloro che ogni giorno, all’interno delle aziende, devono “fare” e “fanno impresa”. In un contesto socio economico per niente  favorevole.  Per questa ragione in questi anni, con il corpo dirigente della Federazione, abbiamo stabilito continui confronti con  le parti Istituzionali per portare avanti istanze, richieste, progetti, proposte, idee in grado di determinare lo sviluppo in un territorio dove l’economia è ancora asfittica, dove la crescita appare difficile e lontana.

Ci abbiamo messo la faccia, con coraggio ed impegno ed assumendoci le nostre responsabilità. Abbiamo sempre orientato il nostro operare al Fare ed abbiamo fatto tanto e abbiamo fatto bene. E fare bene significa per noi compiere, sempre e fino in fondo, il proprio  “dovere” di persone perbene. Dando sempre priorità al valore associativo ed al bene collettivo. Consapevoli del valore e dell’importanza del nostro ruolo.

Sono stati anni di piena trasformazione, segnati in quest’anno da una crisi che la pandemia ha aggravato. Nella caduta di fiducia, diciamolo, verso la politica e le amministrazioni pubbliche, ci siamo assunti noi, un supplemento di responsabilità: rappresentare le imprese, tutelare i loro interessi  quando le istituzioni erano distratte o incapaci, insensibili alle necessità dell’economia della città e dei comuni.

Per sostenere il nostro territorio e dare giusto risalto alle imprese, abbiamo cercato di rendere visibile quanto di positivo c’è nel nostro territorio.  Abbiamo messo in luce, con iniziative  specifiche,  storie positive, eccellenze, novità. Fatti e cose diversi tra loro, ma uniti dall’obiettivo di dar fiducia e speranza, malgrado tutto.

Dietro le aziende da noi rappresentate ci sono imprenditori dotati, che sanno guardare al mondo che può crescere e che sanno operare in questo mondo. Con idee e visioni nuove. Ci sono imprenditori e professionisti che gestiscono società e aziende senza rinunciare ai valori di vita e personali. Noi parliamo ancor più di etica che di legalità, perché la legalità è un obbligo, l’etica è l’adozione di azioni e stili di vita delle persone perbene. Perbene non per caso o qualche volta. Perbene sempre.  Perché questa, non altra, è l’unica carta di valori a cui aderiamo. Valori che si chiamano semplicemente onestà e coscienza.

In questi cinque anni siamo stati imprenditori e imprenditrici che si sono interrogati sulla dignità del lavoro e delle  imprese. Per noi un’impresa senza valori non ha valore. Dobbiamo sentirci una comunità di “senso”. Per dare “senso” a quanto facciamo. Per noi impresa non è solo economia. E’ rigenerazione sapiente del nostro sguardo nel mondo, dei nostri  ideali di vita. Per affermare uno sviluppo sostenibile, dove i valori di cultura e comunità devono coniugarsi con il rispetto dell’ambiente e la tutela dei diritti.

Perchè la città sia un luogo dove vivere bene in una economia che cresce. Nella società del mercato, in cui la domanda è “quanto costa”, abbiamo voluto evidenziare l’importanza del “quanto vale”. Aggiungendo al fine del profitto  mezzi irrinunciabili come fiducia, giustizia, solidarietà, passione, empatia. Tutti beni che non si comprano ma che permettono alle persone di riconoscersi.

La nostra Federazione ha  dimostrato  il valore intrinseco dell’essere Istituzione. E’ riconosciuta e riconoscibile a Palermo e in tutta l’area metropolitana. Ha saputo rinascere. Si è rinnovata. Ha cambiato prospettiva. Ha rinnovato visioni. E’ diversa rispetto al passato. Si è reinventata nella forma e nella sostanza delle azioni quotidiane.

Confcommercio Palermo rappresenta oggi sul territorio l’istituzione che, più di ogni altra, rappresenta l’economia reale. E’ fatta da migliaia di micro, piccole e medie imprese, con persone che insieme generano occupazione e sviluppo. La rappresentanza della Federazione in questi anni è stata certamente impegnativa e non priva di momenti difficili. Li abbiamo  superati con coraggio. Ci siamo assunti la responsabilità delle scelte.

Potevamo fare di più? Non lo so, ma ho la certezza che in ogni azione abbiamo messo il maggior impegno possibile e che le nostre azioni quotidiane sono state ampiamente ripagate dal consenso diffuso dei soci e di cui gode la nostra federazione.

Ultimo punto ma non per importanza. Se tutto questo è stato possibile è grazie a tutta la mia squadra che, con lealtà, impegno e spirito di squadra, mi supporta nel mio lavoro di Presidente. Grazie quindi al Direttore Enzo Costa, instancabile coordinatore della struttura e pilastro importante per fare ciò che è stato realizzato in questi anni insieme a tutti coloro che “dietro le quinte” sono elementi preziosi. Ed insieme a lui, il mio grazie va ad ognuno delle collaboratrici e dei collaboratori che lavorano in ConfCommercio Palermo. Tasselli preziosi di una squadra vincente.

Grazie alla Giunta, al Consiglio Direttivo e ai Presidenti di categoria che mi hanno affiancata nelle innumerevoli attività portate avanti in questi anni: il lavoro di tanti di loro ha dato frutti importanti che proseguiranno nei prossimi anni.

È per me motivo di orgoglio essere Presidente di Confcommercio Palermo ed avere una squadra di alto valore.


Buon 2021 …...

A chi mette al centro i propri valori
A chi spera in una società più prospera e più giusta
Ai portatori sani di cambiamento
A chi desidera essere protagonista del proprio futuro

Buon 2021 a tutti noi!

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Fri, 1 Jan 2021 07:14:50 +0000 https://www.patriziadidio.com/post/685/1/buon-2021-ai-portatori-sani-di-cambiamento- sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)