2021: Puntiamo sulla Bellezza
Il 2020 è stato un anno che ha profondamente cambiato il sistema economico. Da questa crisi di carattere mondiale che ha fermato i sistemi economici di vicinato, quelli che sono la cerniera tra impresa e comunità, emerge il bisogno di modificare i modelli di business per modellarli su un consumo più attento e più etico. Un consumo che da questa crisi sappia trarre esperienza per trasformarsi in qualcosa che oltre a creare economia crea valore.
L’Italia è da sempre sinonimo di Bellezza in virtù del suo patrimonio culturale, artistico, monumentale, paesaggistico, ma anche della sua qualità di vita, nell’enogastronomia, nel gusto, nel design e nella moda. La ripresa deve partire da questo immenso patrimonio materiale ed immateriale che è la Bellezza, per un nuovo modello economico che nella crisi trovi l’opportunità per rinascere.
Attraverso quella che come Terziario Donna invochiamo da anni: l’Economia della Bellezza. Un’economia basata sull’identità del nostro Paese, la storia, la creatività, la qualità, il rispetto dell’ambiente. E che si contrappone all’economia basata sull’idea di dovere aumentare varietà e quantità dei beni abbassando i prezzi “non-importa-come”. Perché in quel “non-importa-come” si nascondono tutti gli effetti negativi sui beni per noi più preziosi, che sono la dignità del lavoro, la qualità dell’ambiente, la salute e le relazioni umane.
Ai suoi allievi Kant soleva ricordare che “ci sono cose che hanno un prezzo, altre che hanno una dignità“. E queste sono quelle che non hanno prezzo. E mai come nel 2020 abbiamo potuto sperimentare l’importanza di tornare a dare priorità alle cose che non hanno un prezzo. Da un sistema in cui la domanda prevalente è stata «quanto costa», la ripresa dovrà puntare “sul quanto vale”, sui Beni relazionali, come la fiducia, la giustizia, la solidarietà, l’amore, l’empatia, le relazioni sociali. Beni che non si comprano ma permettono alle persone di riconoscersi. Di tornare ad essere Comunità, ancora prima che mercato.
L’Economia della Bellezza si esprime con una cultura d’impresa che sa guardare lontano e che promuove comportamenti virtuosi sempre più attenti all’individuo e alla comunità, permeata delle specificità femminili di cura, visione dell’altro, “ricerca di senso”, coraggio, istinto ecologico, cultura, relazioni, solidarietà.
Il 2021 dovrà essere l’anno dello slow shopping, ovvero il consumo , senza fretta senza ingordigia consumistica, ma guardando alla qualità. Il consumo che mette al centro la persona e le relazioni umane.
La sfida sarà, lo ripeto sempre ma mai come oggi deve diventare il faro per rilanciare il commercio made in Italy, investire nella Bellezza, nel senso più antico del termine, partendo dal Kalos kai Agatos, come chiamavano i greci la Bellezza, . E che crea Comunità.
L’economia della Bellezza è infatti economia del nuovo Umanesimo, è quella dei nostri negozi sotto casa che rendono i luoghi “città” e sono elemento di costruzione e arricchimento della realtà cittadina. Sono ciò che rende le nostre città più belle e più sicure. Sono il modo di riappropriarsi del territorio e sono il sistema efficace e naturale di controllo della realtà urbana.
Vinceremo la sfida della ripartenza, non se sfideremo i mercati globali sulla competitività del prezzo, ma se adottiamo una visione dello scambio di beni e servizi che metta al centro la persona, le sue emozioni, i suoi valori.
Nel mondo della moda, Economia della Bellezza significa ad esempio non vestire ma vivere un’esperienza, un’emozione. Consumare non come reazione compulsiva ad un momento passeggero, ma scegliere la qualità dando valore a tutto il lavoro che c’è dietro la creazione di un capo. Per un’imprenditrice della moda come me, Economia della Bellezza significa pensare una collezione che possa durare negli armadi delle sue clienti ben oltre la stagione. Significa un’attenzione costante al degli acquisti. Perché – e questa è ad esempio la filosofia imprescindibile della mia azienda e che ho portato con convinzione anche dentro il Terziario Donna – non vendiamo prodotti ma .
Il 2021 sarà un anno di grande impegno per noi imprenditrici ed imprenditori, un anno in cui dovremo ricostruire le economie delle nostre imprese. Ma anche un anno in cui ci impegneremo per affermare i nostri imprescindibili valori di impresa improntati all’Economia della Bellezza.
Siamo e ci sentiamo protagonisti di un cambiamento, abbiamo pagato uno dei prezzi più alti della crisi e da questo dobbiamo ripartire. Ripartendo dalla Bellezza.

