Zona Rossa: per colpa di chi ?
Siamo di nuovo in zona rossa. Eppure noi imprese abbiamo severamente rispettato ogni limitazione, abbiamo investito per garantire la sicurezza dei nostri clienti e dei nostri lavoratori, ed abbiamo tollerato ogni decisione, anche quelle che andavano contro i negozi di vicinato e favorivano altri.
Ma non è bastato. Forse perché noi abbiamo rispettato ogni dettame, ma non altrettanta solerzia vi è stata in chi doveva – e per tempo – garantire che fossero poste in essere tutte le misure necessarie a non far svettare la Sicilia in cima alla classifica delle Regioni a più alta diffusione del virus e a non adeguata capacità di resistenza del sistema sanitario.
Da stasera i negozi sono chiusi. Stasera con amarezza abbiamo spento le luci e tirato giù le saracinesche. Con un grande punto di domanda su quando potremo di nuovo rialzarle e vedere entrare i clienti. Con un grande punto di domanda sul futuro.
L’ordinanza del Presidente della Regione Siciliana parla sino al 31 gennaio, ma per moltissime attività commerciali questa zona rossa potrebbe essere il colpo ferale. C’è – ed è alto – il rischio che chiudano per sempre, schiacciate dal peso di una crisi economica non più sostenibile che dura da un anno. Per colpa della inadeguata gestione di un’emergenza sanitaria a cui le istituzioni preposte non hanno saputo far fronte in modo equo e funzionale al risultato.
Abbiamo sempre compreso la drammaticità della situazione sanitaria e abbiamo collaborato al massimo delle nostre possibilità. Non abbiamo mollato, anzi ci siamo rimboccati le maniche per fare la nostra parte. Ma di fronte all’abbandono da parte dello Stato e della Regione e alla assunzione di provvedimenti irrazionali, se non addirittura iniqui, non possiamo stare fermi a guardare la morte delle nostre imprese che – soprattutto al Sud – rappresentano un importante volano dell’economia. Dovremo affrontare la nuova emergenza sociale determinata dalle chiusure.
I provvedimenti finora adottati per fronteggiare l’emergenza sanitaria non hanno sortito gli effetti sperati. Dopo un anno siamo ancora in emergenza a causa di una inadeguata programmazione e dell’irresponsabilità di alcuni comportamenti individuali, per l’assenza di adeguati controlli e per la scarsa coerenza dei provvedimenti adottati da chi ha responsabilità di governo.
Se la chiusura delle nostre attività risponde a un’esigenza di salute primaria e straordinaria, lo Stato deve altresì riconoscere gli aiuti e deve farlo con provvedimenti chiari.
Se la causa è pubblica, il pubblico deve riconoscere aiuti a coloro che più degli altri stanno sacrificando attività a beneficio della salvaguardia delle vite umane. Non si può pretendere di sottrarre il proprio diritto di libera impresa e al lavoro se al contempo non si creano le condizioni per risarcire il sacrificio.
La “zona rossa” come viene prevista tra mille “eccezioni”, è iniqua perché chiude alcuni settori commerciali ma ne lascia aperti altri, generando evidenti disparità e ingenerando una impari lotta tra settori. Dimenticando che nel corso di tutto il 2020 tutti noi siamo andati incontro a spese supplementari per garantire la sicurezza dei nostri clienti e il rispetto delle norme sanitarie. Le imprese costrette alla chiusura hanno avuto finora ristori molto parziali e assolutamente insufficienti. Il governo regionale non ha ancora rimborsato le imprese che, a parte i poco più di 2.000 euro del Bonus Sicilia, non hanno ancora visto nulla.
Dal governo nazionale riceviamo Dpcm di chiusura ma ancora nessun decreto che preveda ristori sufficienti a tutte le categorie produttive danneggiate. Senza contare gli aspetti occupazionali che deriveranno dalla chiusura di centinaia di aziende in Sicilia. Una falla che amplia la voragine occupazionale che già grava sulla nostra terra.
Abbiamo chiesto senza sosta interlocuzioni e offerto soluzioni e disponibilità; ma adesso le nostre imprese sono allo stremo delle loro forze, mentre la politica litiga, le nostre aziende muoiono. Se gli aiuti non arriveranno immediatamente con immissione di liquidità ed aiuti a fondo perduto per sostenere, anche solo in parte, ciò che ci è stato sottratto, sarà troppo tardi per tante aziende. Non possiamo più sopravvivere all’improvvisazione. Occorre una revisione delle misure delle zone rosse in modo da distribuire tra tutte le aziende e i codici ateco, nessuno escluso, gli effetti delle misure anti contagio.
Le attività considerate dai DPCM come “non essenziali”, sono essenziali per l’economia. Lo sono per ognuno di noi, per ognuno dei nostri lavoratori, per ognuno dei nostri fornitori. Lo sono per la comunità, perché ogni saracinesca che si chiude lascia un vuoto nelle nostre città . A maggior ragione per la Sicilia che vive prevalentemente di commercio e di terziario di mercato.
Non solo manca del tutto una strategia, ma anche le stesse disposizioni di chiusura incoerenti e inique rischiano di essere fallimentari non solo sul fronte del contenimento del contagio, ma rischiano anche di determinare l’acquisizione di spazi di mercato da parte di alcune attività, a scapito di quelle, già in forte difficoltà, obbligate alla chiusura. Mentre i settori penalizzati dalla zona rossa restano chiusi, cedono consumi agli operatori degli stessi settori merceologici le cui attività hanno codici ateco differenti, ma del tutto assimilabili per vendita di prodotti comuni. E cedono spazi di mercato alle grandi piattaforme di vendita straniere.
Occorrono quindi, senza altro indugio, correttivi alle incongruenze per evitare di aggravare la situazione già insostenibile.
E sono indispensabili e sacrosanti gli aiuti! Aiuti concreti ed adeguati alle perdite imposte! Per le attività che sono in ginocchio, stremate, indebitate. Se la causa è pubblica, il pubblico deve riconoscere aiuti a coloro che più degli altri stanno sacrificando attività a beneficio della salvaguardia delle vite umane.
<Se ognuno fa la sua parte, si può fare tanto> è l’insegnamento che ci ha lasciato Padre Puglisi. Noi imprese la nostra parte l’abbiamo fatta, ma si può dire altrettanto per chi ha responsabilità di governo ?

