
Prendersi cura della città: il commercio come motore di rigenerazione urbana e presidio di sicurezza
Una città non è fatta soltanto di strade, piazze ed edifici. È fatta soprattutto di persone, relazioni, lavoro e fiducia nel futuro.
È da questa convinzione che nasce la mia visione di un’economia del nuovo umanesimo: un’economia che metta la persona al centro e nella quale la crescita non si misuri soltanto attraverso la ricchezza prodotta, ma anche attraverso il benessere, la qualità della vita e la coesione delle comunità.
E’ in questa prospettiva che il commercio di prossimità rappresenta molto più di un’attività economica. Dietro ogni vetrina ci sono infatti imprenditori che investono, lavoratori, famiglie, competenze, sacrifici e speranze. Ci sono relazioni che si costruiscono nel tempo, persone che si incontrano, quartieri che mantengono viva la propria identità.
Come imprenditrice conosco profondamente questo valore. So per esperienza diretta cosa significhi investire, assumersi responsabilità, affrontare difficoltà e credere nel futuro di un territorio.
Un’impresa non crea valore soltanto per chi la gestisce: contribuisce a generare benessere per l’intera comunità. Il commercio genera sicurezza e coesione sociale
Il primo Rapporto Confcommercio-Censis sul valore del commercio per la sicurezza delle città conferma con i numeri questa convinzione. L’85,9% degli italiani dichiara che la presenza di negozi e locali aperti lo fa sentire più sicuro, mentre l’83,2% ritiene che la loro chiusura favorisca il degrado urbano. E l’87,3% dei cittadini si è rivolto almeno una volta a un’attività commerciale per chiedere informazioni, assistenza o aiuto.
Sono dati che dimostrano quanto il commercio sia anche un’infrastruttura sociale e umana delle nostre città, fatta di prossimità, relazioni e fiducia.
Ma emerge anche una contraddizione: le imprese contribuiscono alla sicurezza urbana e, nello stesso tempo, sono esse stesse esposte alla criminalità e all’insicurezza.
La sicurezza è un diritto fondamentale dei cittadini e una condizione indispensabile per la libertà di fare impresa. Non possiamo chiedere agli imprenditori di essere presìdi di legalità e poi lasciarli soli di fronte al degrado e all’illegalità.
Servono istituzioni presenti, contrasto alla criminalità e all’abusivismo e una collaborazione stabile tra amministrazioni, forze dell’ordine e associazioni di categoria.
Rigenerare le città significa restituire loro vita. Quando un negozio chiude, non scompare soltanto un’attività economica. Si perde un servizio, una relazione, un punto di riferimento.
La desertificazione commerciale è anche una forma di impoverimento sociale, che indebolisce la sicurezza percepita, la vitalità dei quartieri e il senso di appartenenza.
Per questo la rigenerazione urbana non può limitarsi alla riqualificazione di edifici, strade e piazze. Una piazza restaurata ma non vissuta, una strada riqualificata ma senza attività, rischiano di essere interventi di facciata, privi di un’autentica capacità di trasformazione.
La bellezza di una città non è soltanto quella che possiamo ammirare, ma soprattutto quella che possiamo vivere.
È la prospettiva del progetto Cities di Confcommercio, che mette in relazione rigenerazione urbana, economie di prossimità e collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità.
Le attività economiche devono essere riconosciute come alleate nella costruzione del futuro delle città, non soltanto come destinatarie di regole e decisioni amministrative.
Servono sicurezza, accessibilità, mobilità efficiente, decoro, regole chiare e condizioni che rendano possibile continuare a investire.
La mia idea di nuovo umanesimo economico non guarda al passato, ma al futuro. L’economia del nuovo umanesimo mette infatti al centro le persone e riconosce nelle imprese una forza di sviluppo, coesione sociale e qualità della vita. E questo significa innovare senza perdere la dimensione umana
Innovazione, digitalizzazione e nuove tecnologie sono strumenti fondamentali per la competitività delle imprese. Ma devono essere al servizio delle persone e contribuire a rafforzare, non a sostituire, il valore delle relazioni umane.
Il progresso economico è autentico quando diventa anche progresso umano e sociale. È una responsabilità che riguarda tutti: le istituzioni, chiamate a creare condizioni favorevoli allo sviluppo, e noi imprenditori, chiamati a innovare, creare lavoro, rispettare le regole e contribuire al benessere dei territori.
La città che immagino è una città nella quale un giovane possa aprire un’impresa e costruire il proprio futuro, un imprenditore possa investire senza sentirsi solo e ogni cittadino possa vivere in un ambiente sicuro, accogliente e ricco di opportunità.
Perché prendersi cura delle imprese significa prendersi cura delle persone e delle comunità. È questa l’economia del nuovo umanesimo nella quale credo: un’economia capace non soltanto di creare valore, ma soprattutto di dare valore alle persone.

